Pacco bomba al Viminale da un nostalgico di Salvini

L'episodio risale a fine ottobre. L'ordigno è stato disinnescato, ma poteva esplodere. Era avvolto da ritagli di giornali che inneggiavano al ritorno del leghista all'Interno. Solidarietà di Pd e Raggi alla ministra Lamorgese.

Tensione politica permanente che è sfociata in atto intimidatorio. E poteva finire peggio. Un pacco bomba destinato al Viminale è stato infatti intercettato nell’ufficio smistamento delle Poste in via Ostiense, a Roma, e disinnescato dagli artificieri della polizia.

INNESCO CON BATTERIE: POTEVA ESPLODERE

Il ritrovamento, di cui scrive il sito di Leggo, risale a fine ottobre. Stando a quanto confermano gli investigatori, il pacco poteva esplodere: all’interno c’era innesco con batterie collegato a un contenitore con della polvere pirica.

ESCLUSA LA MATRICE ANARCO-INSURREZIONALISTA

Sono partite le indagini, ma dai primi accertamenti svolti dalla Digos e dall’Antiterrorismo, coordinati dalla procura di Roma, si escluderebbe una matrice anarcoinsurrezionalista. Secondo Leggo dentro la busta che avvolgeva la bomba c’erano alcuni ritagli di quotidiani che auspicavano il ritorno di Matteo Salvini al Viminale.

DECISIVO L’ESAME AI RAGGI X

Il plico era indirizzato genericamente al «ministero dell’Interno», senza che vi fosse indicato un destinatario. A intercettarlo è stato uno degli impiegati delle Poste, insospettito da ciò che aveva visto quando il pacco è stato esaminato ai raggi x. Dall’ufficio postale hanno immediatamente chiamato gli artificieri, che hanno analizzato il pacco e disinnescato l’ordigno.

IL PD: «CRESCONO GLI EPISODI PREOCCUPANTI»

Dopo la notizia sono arrivati i primi commenti di solidarietà. Il Partito democrartico con una nota di Roberta Pinotti ha scritto: «Siamo vicini al ministro Lamorgese e alle donne e agli uomini che lavorano al Viminale, per il grave gesto intimidatorio. Rivolgiamo il nostro ringraziamento alle forze dell’ordine per la costante azione in difesa della sicurezza dei cittadini e delle istituzioni, che, anche in questo caso, ha consentito di evitare danni alle persone. Negli ultimi mesi stiamo assistendo a un crescente numero di episodi preoccupanti, tesi a creare tensione e allarme. Quanti perseguono tali obiettivi, sappiano che le istituzioni repubblicane sono salde e non si faranno intimorire».

RAGGI: «SI FACCIA SUBITO CHIAREZZA»

Su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi ha espresso «solidarietà al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e a tutti i dipendenti del ministero. Il pacco bomba destinato al Viminale è un episodio inquietante. Si faccia subito chiarezza. Le istituzioni sono unite e non si lasciano intimidire».

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I problemi dei vigili del fuoco: dalla carenza d’organico ai mezzi inadeguati

La morte in servizio di tre pompieri nell'Alessandrino riaccende i riflettori su un corpo bistrattato. Tra buste paga leggerissime, coperture assicurative deboli e caserme fatiscenti. Il punto in attesa delle novità annunciate in Manovra.

L’esplosione, molto probabilmente di origine dolosa, nella quale in una cascina dell’Alessandrino sono morti tre pompieri e altri due sono rimasti feriti ha riacceso i riflettori su un corpo che, nonostante gli elogi e le solite promesse della politica, continua a operare in condizioni assai difficili, non dissimili da quelle in cui versano le forze dell’ordine.

Tra caserme che cadono a pezzi, stipendi bassi, carenza di personale e mezzi inadeguati, fare il vigile del fuoco in Italia nel 2019 è davvero un atto eroico, più che altrove.

UNA ECCELLENZA ITALIANA

Nemmeno l’80esimo anniversario della fondazione del corpo, caduto proprio quest’anno e celebrato a più riprese, è servito a spazzare via il disinteresse generale sui problemi che da anni affliggono i vigili del fuoco. Il corpo nacque nel 1935 ma solo nel 1939, con il Regio Decreto n. 333 del 27 febbraio, assunse la denominazione attuale. È in quegli anni che il prefetto Alberto Giombini, oggi considerato fondatore dei moderni pompieri, creò un’organizzazione al passo coi tempi e di grande efficienza che l’Europa ci invidiava. Dopo 80 anni, gli altri Paesi continuano ad ammirare i pompieri italiani per il lavoro svolto quotidianamente (sono stati insigniti qualche anno fa del titolo World of FirefightersConrad Dietrich Magirus Award, premio conferito soltanto alle eccellenze) ma, in compenso, le istituzioni sembrano essersi dimenticate di loro.

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TANTE PROMESSE MAI MANTENUTE

Ancora sul finire del 2018 oltre 1.200 candidati risultati idonei all’ultimo concorso del 2010 attendevano di conoscere il proprio destino. Il motivo? Il blocco delle assunzioni previsto, in via emergenziale, dal governo Monti su cui la politica poi non è però più intervenuta allocando risorse. E infatti del problema si tornò a parlare soltanto in occasione del crollo del ponte Morandi a Genova, quando i pompieri si distinsero nuovamente per il lavoro svolto. In quell’occasione, l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini assicurò: «Ho ereditato un piano assunzioni di 1.600 unità, stiamo lavorando per assumerne 1.500 nell’arco di un anno», come poi ribadito nel novembre dello stesso anno sempre dal titolare del Viminale durante un question time in Senato. Promesse simili negli anni sono arrivate da tutti gli esecutivi che si sono succeduti ma la carenza d’organico continua a essere tra i principali problemi dei vigili del fuoco.

LA POLEMICA CON SIBILIA E IL M5S

E se nella ventura legge di Bilancio dovrebbe finalmente trovare posto – salvo intese – la copertura per il fondo per l’equiparazione stipendiale e pensionistica dei vigili del fuoco alle forze dell’ordine, i sindacati non hanno gradito il recente sondaggio che il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia ha pubblicato sui social. «Invece di dare altri soldi a Radio Radicale», ha proposto il grillino su Facebook, «se usassimo i 24 milioni per i vigili del fuoco? Cosa ne pensate?».

A chi daresti 24 milioni di euro?Invece di dare altri soldi a #RadioRadicale se usassimo i #24milioniper l'equiparazione stipendiale e previdenziale dei #VigiliDelFuoco alle forze dell'ordine? Cosa ne pensate?

Posted by Carlo Sibilia on Wednesday, October 30, 2019

POMPIERI CONTRO LE STRUMENTALIZZAZIONI

Dura però la replica della sigla Usb: «Come vigili del fuoco ci sentiamo offesi», ha dichiarato il coordinatore nazionale Costantino Saporito, «per il comportamento che il Movimento 5 stelle ci ha riservato. Promettere solo pochi mesi fa 200 milioni di euro da destinare a chi rischia la vita e poi scoprire che è tutto falso e poi ancora ritrovarsi usati in un sondaggio social in contrapposizione con i terremotati lo riteniamo una mancanza di serietà. Una politica che viaggia solo a “spot” lo fa per nascondere l’incapacità di gestire la cosa pubblica. Ci piacerebbe sapere», ha concluso il sindacalista, «se Luigi Di Maio ha il coraggio di fare un sondaggio sul gradimento di spesa tra Radio radicale e gli F35». Sempre l’Usb ha poi fatto notare a Sibilia che proprio Radio Radicale da anni, grazie alla trasmissione Cittadini in divisa, dà voce ai problemi che affliggono il loro corpo.

In queste ore il Governo ha messo sotto attacco Radio Radicale, storico punto di riferimento della informazione. Come…

Posted by Usb Vigili del Fuoco on Wednesday, October 30, 2019

«STIAMO MORENDO DI LAVORO»

Problemi che sono stati efficacemente riassunti nell’ultimo incontro tra i sindacati e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, del 25 ottobre scorso: «Stiamo morendo di lavoro, le malattie professionali non riconosciute, non abbiamo carriere e i nostri stipendi non sono il frutto di un lavoro di confronto: sono bassi e inadeguati». I circa 30 mila vigili del fuoco italiani lamentano non solo il blocco del turn over che ha ridotto il rapporto tra pompieri e cittadini a uno ogni 15 mila abitanti (contro medie europee di 1 ogni 1000), ma ha anche alzato l’età media, che ormai supera abbondantemente i 50 anni: per un lavoro così usurante, che richiede prestanza fisica e prontezza di riflessi, sono troppi.

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LE FALLE DELLA COPERTURA ASSICURATIVA

Ma l’aspetto più increscioso è l’assenza di una copertura assicurativa certa: i pompieri sono costretti ad affidarsi all’Opera nazionale di assistenza, che autofinanziano, ma in caso di invalidità permanenti o decessi, occorre ricorrere a collette per dare un sostegno alla vittima o ai suoi famigliari. E i sinistri di tipo sanitario, per chi respira ceneri, miasmi, risultati della combustione di agenti chimici e persino l’amianto, sono all’ordine del giorno.

STIPENDI CHE NON SUPERANO I 1400 EURO AL MESE

Insomma, ammalarsi sul campo è davvero troppo facile e lo si fa per uno stipendio che per i capi squadra si aggira appena sui 1.400 euro al mese, tra i più bassi in Europa. Inoltre, si lamenta la necessità di fare straordinari non pagati per assenza di fondi e il dramma di operare con mezzi inadeguati, che spesso espone ulteriormente le loro vite a rischi mortali. Eppure, i pompieri sono sempre in prima linea, soprattutto in un Paese fragile come il nostro, funestato da incendi in estate, alluvioni in autunno e disastrosi terremoti tutto l’anno. 

AUMENTANO GLI INTERVENTI

Il loro lavoro continua infatti ad aumentare. Secondo l’ultimo annuario disponibile, nel 2017 hanno compiuto circa 80 mila interventi di soccorso a vittime di infortuni, contro le 40 mila del 2008, quasi 43 mila recuperi rispetto ai 9,5 mila circa di 9 anni prima e hanno prestato soccorso in oltre 42 mila incidenti stradali (nel 2008 erano stati 36.440). E potremmo continuare, perché sono sempre i vigili del fuoco a occuparsi della rimozione di alberi pericolanti, dell’apertura di porte a chi dimentica le chiavi, del salvataggio di persone intrappolate negli ascensori (oltre 20 mila interventi nel solo 2017) o degli animali d’affezione e da cortile in situazioni di pericolo e, persino, della bonifica di luoghi domestici da insetti pericolosi.

CASERME A PEZZI

Ma il più delle volte l’opera sarebbe richiesta all’interno delle loro stesse sedi. Non si contano infatti le caserme fatiscenti, con i soffitti che crollano e le stanze che si allagano a ogni temporale. Non esiste un annuario parallelo che riporti dati simili, ma le testimonianze in Rete, i filmati postati sui social e le denunce alle Asl e ai giornali sono numerosissime. Risulta fatiscente, per esempio, lo stabile dell’Hangar elicotteri di Genova, nella vicina Varazze sono stati sistemati per anni in un container, a Catania la sede centrale è stata recentemente invasa da blatte e da ratti e la mensa è stata chiusa per le disastrose condizioni igieniche, mentre a Gela la sede portuale è stata direttamente chiusa. Secondo le tabelle elaborate dal ministero dell’Interno, il tempo ottimale per il soccorso è di massimo 20 minuti: ma tra carenza d’organico e distaccamenti che chiudono, difficile rispettare i tempi e ogni secondo che passa espone le vittime degli incidenti a rischi sempre più elevati.

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