Coronavirus: ospedale Polla, flash mob pompieri e commozione

Le sirene dei mezzi di soccorso dei vigili del fuoco del distaccamento di Sala Consilina (SALERNO) accese assieme ai lampeggianti e poi un commovente applauso. Cosi’ questa mattina davanti all’ospedale di Polla si e’ svolto una sorta di flash-mob sia per ringraziare tutti gli operatori sanitari sia per salutare tutti i degenti ricoverati nell’area Covid ospedaliera. Alle finestre del nosocomio tanti i pazienti ed i sanitari che hanno ringraziato i caschi rossi. Un lutto ha colpito anche il distaccamento dei vigili del fuoco di Sala Consilina: il 24 marzo scorso e’ scomparso il comandante Luigi Morello, originario di Teggiano, ucciso dal coronavirus dopo un’agonia di due settimane presso l’ospedale civile di Scafati.

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Coronavirus: ritardi per accertamenti, sindaco scrive a procura

Una nota alla procura di Lagonegro perche’ faccia luce su un presunto ritardo nelle comunicazioni di un caso positivo di coronavirus a Vibonati, nel Salernitano, e sulla disposizione di quarantena obbligatoria per i familiari dell’uomo, un medico in servizio a Salerno. Ad inviarla agli inquirenti, il sindaco di Sapri, Antonio Gentile, spiegando che la famiglia in questione risiede in una zona piu’ vicina al comune da lui amministrato che a Vibonati. L’amministrazione comunale di Vibonati, il 3 aprile scorso, confermando il contagio del medico, precisava, pero’, “che il sindaco, il responsabile della Protezione civile comunale ed il comandante della stazione dei carabinieri di Vibonati non erano stati messi al corrente della quarantena adottata nei confronti del contagiato da parte della responsabile dell’Uopc, ne’ tantomeno informati dal medico di base del contagiato”. Una quarantena obbligatoria che sarebbe stata avviata gia’ nella seconda meta’ di marzo e della quale non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione il primo cittadino saprese che, all’AGI, sottolinea un “corto circuito informativo perche’ noi non abbiamo saputo niente e Vibonati sostiene di non aver saputo niente”. Ci sono “troppe cose che non mi quadrano”. “Non so chi e se qualcuno ha sbagliato a non fare comunicazioni. Non sono io a deciderlo. So solo che si tratta di una abnorme quanto potenziale pericolosa distrazione”. Da qui, l’invio della nota “alla procura di Lagonegro dove spiego velocemente i fatti e chiedo a loro di ricostruirli. Mi sono comunque attivato per cercare di ricostruire in anticipo i contatti verosimili tra i familiari di questa persona”.

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Coronavirus: ritardi per accertamenti, sindaco scrive a procura

Una nota alla procura di Lagonegro perche’ faccia luce su un presunto ritardo nelle comunicazioni di un caso positivo di coronavirus a Vibonati, nel Salernitano, e sulla disposizione di quarantena obbligatoria per i familiari dell’uomo, un medico in servizio a Salerno. Ad inviarla agli inquirenti, il sindaco di Sapri, Antonio Gentile, spiegando che la famiglia in questione risiede in una zona piu’ vicina al comune da lui amministrato che a Vibonati. L’amministrazione comunale di Vibonati, il 3 aprile scorso, confermando il contagio del medico, precisava, pero’, “che il sindaco, il responsabile della Protezione civile comunale ed il comandante della stazione dei carabinieri di Vibonati non erano stati messi al corrente della quarantena adottata nei confronti del contagiato da parte della responsabile dell’Uopc, ne’ tantomeno informati dal medico di base del contagiato”. Una quarantena obbligatoria che sarebbe stata avviata gia’ nella seconda meta’ di marzo e della quale non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione il primo cittadino saprese che, all’AGI, sottolinea un “corto circuito informativo perche’ noi non abbiamo saputo niente e Vibonati sostiene di non aver saputo niente”. Ci sono “troppe cose che non mi quadrano”. “Non so chi e se qualcuno ha sbagliato a non fare comunicazioni. Non sono io a deciderlo. So solo che si tratta di una abnorme quanto potenziale pericolosa distrazione”. Da qui, l’invio della nota “alla procura di Lagonegro dove spiego velocemente i fatti e chiedo a loro di ricostruirli. Mi sono comunque attivato per cercare di ricostruire in anticipo i contatti verosimili tra i familiari di questa persona”.

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L’infermiera di Sala Consilina in prima linea nonostante la paura

Nel giro di un giorno e mezzo abbiamo ricoverato 35 pazienti. Il giorno dopo aver ricoverato il primo paziente Covid nella subintensiva, dove abbiamo 7 posti, eravamo già saturi”. Lo racconta alla Dire Serena Ricciardi, infermiera di Sala Consilina che lavora nel reparto di pneumologia riabilitativa a Pavia che da circa 10 giorni è stato riconvertito per l’assistenza dei pazienti con Sars-CoV-2. “Tutta la situazione – spiega – ci ha preso alla sprovvista perche’ non essendo un reparto di medicina e non avendo un pronto soccorso non eravamo abituati ai ricoveri di pomeriggio, di sera, senza medici di guardia. Poi e’ subentrata la questione dei dpi che non avevamo. Dopo sono arrivati, ma non sapevamo come vestirci e, soprattutto, come svestirci che e’ la parte piu’ pericolosa: ci siamo attrezzati tra noi colleghi guardando video dello Spallanzani o di altri ospedali. Io, ad esempio, sono claustrofobica e anche solo per tenere la maschera 8 ore ho dovuto fare un lavoro su me stessa. Abbiamo fatto anche un meeting virtuale per scambiarci idee e confrontarci sulle criticità che nascevano durante l’assistenza. È stato un crescendo di organizzazione”. Impegnati in prima linea, determinati, ma impauriti. “Il poter portare potenzialmente il virus in famiglia, a casa, spaventava tutti. Ma poi – sottolinea l’infermiera – vedi la sofferenza. La mancanza di respiro penso sia una delle cose più brutte. Le persone che vengono ricoverate non hanno la possibilità di vedere i propri cari e la cosa più straziante, di cui ti rendi conto durante i turni, è che quando ti chiamano i parenti al telefono sono disperati perchè non li vedono, non li sentono, non hanno notizie perchè ovviamente i medici o fanno assistenza o rispondono alle chiamate. Per noi infermieri è bruttissimo dovergli dire che non siamo autorizzati a dare per telefono informazioni e rimandarli a quando potranno sentire il medico”. “La prima cosa che ho domandato quando ho preso servizio nel reparto convertito – ammette – è stata di avere informazioni sull’età dei pazienti, l’ho fatto per capire se quello che si diceva in televisione corrispondesse alla realtà. Nel nostro reparto ci sono soprattutto anziani pluripatologici, ma ci sono anche pazienti tra i 40 e i 50 anni che posso ancora definire giovani e che, senza patologie di base, possono finire tracheoventilati”. I giovani sani, senza patologie pregresse, seppur presenti anche tra i pazienti piu’ critici, puntualizza, “non sviluppano la stessa difficolta’ dell’anziano a reagire al virus, la durata del ricovero tende ad essere minore e hanno una ripresa più rapida. Anche il cosiddetto paziente 1, che era ricoverato qui a Pavia in rianimazione, che ha avuto un decorso drammatico perchè è stato intubato e poi tracheoventilato, poi è uscito e, per fortuna, è a casa”. Anche dalla testimonianza di Serena Ricciardi viene fuori il dato per cui per la maggior parte i ricoverati sono uomini, sovrappeso che è una comorbidita’ che ‘aiuta’ il virus. “Ci sono anche tante coppie di mariti e mogli – aggiunge – nella stessa stanza e vediamo, oggettivamente, come il supporto di ossigeno per le donne sia minore”. Sul fronte della percentuale di medici, infermieri e operatori contagiati chiarisce: “Il fatto che ci sia una casistica cosi’ elevata di sanitari positivi e’ legato si’ all’assistenza, ma anche ad un ridotto controllo perchè si aspetta che il sanitario manifesti sintomi perchè se si ammala si riduce il personale che puo’ fronteggiare l’emergenza. Io ho dovuto fare il tampone perche’ prima che il mio reparto diventasse Covid abbiamo avuto dei casi che poi sono risultati essere positivi e quindi siamo entrati in contatto diretto con questi pazienti senza i dispositivi di protezione. Inizialmente c’e’ stata un po’ di confusione sul tamponamento del personale, se avessero previsto controlli ogni 15 giorni ai sanitari probabilmente avremmo potuto contenere anche il contagio perche’ credo che molti di noi, essendo piu’ esposti, siano vettori inconsapevoli di questo virus seppur osservando tutte le indicazioni al di fuori del lavoro e indossando le mascherine chirurgiche anche nel tragitto casa-ospedale”. Nella struttura in cui lavora “tramite il coordinatore infermieristico, ci e’ stata data la possibilita’ di avere un supporto psicologico che per il momento, per mancanza di tempo, non siamo riusciti a sfruttare. Questa è una cosa che ci porteremo dentro nel tempo, e’ come quando un militare torna dalla guerra: gli incubi la notte sono già iniziati, la paura di andare a lavoro c’e’ ed è tantissima. Lo affronti perchè sai di fare del bene, sai che puoi aiutare, per quanto possibile, qualcuno che da un momento all’altro si è ritrovato con un tubicino nel naso, con l’ossigeno, con una maschera. La maggioranza delle persone, spaventatissima, accetta tutto quello che gli fai, gli basta stare bene”

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Clan degli zingari, inflitti 22 anni e 8 mesi

di Pina Ferro

Per i furti nelle gioiellerie messi a segno su tutto il territorio nazionale inflitti 22 anni e sei mesi ad alcuni dei componenti il “Clan degli zingari”. La sentenza è stata emessa nella tarda mattinata di ieri dai giudici del tribunale di Vallo della Lucania che hanno inflitto: 4 anni e due mesi ciascuno ad Antonio Dolce alias “Capone” (il pm Palumbo aveva chiesto 8 anni), ad Anna Petrillo (la richiesta era di 5 anni) e a Gerardo Marotta (il pm aveva chiesto 8 anni); 5 anni sono stati inflitti a Donato Marotta alias “Papesce” (la richiesta era di 5 anni) ed a Carmine Dolce alias “Maruzziello” (il pm aveva chiesto 4 anni e sei mesi). Gli arresti scattarono nel novembre del 2018 da parte dei carabinieri del comando provinciale di Salerno e della compagnia di Agropoli. I 25 appartenenti al sodalizio erano tutti accusati di di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro il patrimonio e contro la persona, violenza privata ed estorsione . Il clan degli zingari metteva a segno furti con destrezza presso gioiellerie presenti su tutto il territorio nazionale, l’esecuzione di furti all’interno di auto ed il riciclaggio dei proventi ottenuti, l’illecita introduzione nei circuiti bancari finalizzata all’accredito fraudolento di somme di denaro. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno anche accertato che gli indagati, forti della notoria appartenenza al gruppo particolarmente numeroso e coeso, si erano resi responsabili anche di gravi atti minatori ed intimidatori, anche con minacce di morte, ai danni del coordinatore unico del cantiere di Agropoli della società operante nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani della città, al fine di essere assunti nelle vesti di dipendenti stagionali, di essere adibiti a mansioni gradite e di non essere sanzionati per le continue assenze ed i costanti inadempimenti commessi nell’esercizio dell’attività lavorativa. Nel collegio difensivo gli avvocati Giuseppe Della Monica, Leopoldo Catena eMario Pastorino.

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Aumenta il numero dei contagi: due salernitani positivi al covid19

di Erika Noschese

Continua a crescere il numero dei contagiati in Campania e in provincia di Salerno dove il numero dei contagiati è pari a 5. La task force della protezione civile della Regione Campania nella giornata di ieri ha esaminato, in laboratorio, presso il centro di riferimento dell’ospedale Cotugno, 66 tamponi. Tre di questi sono risultati positivi tra cui due sono salernitani.

AGROPOLI. Un secondo caso di covid19 si è verificato ad Agropoli: si tratta di una persona che è entrata in contatto con la professoressa del Liceo scientifico Gatto e che per precauzione era stato messo in quarantena. A comunicarlo il sindaco Adamo Coppola, al lavoro per organizzare un nuovo programma. «Il nuovo caso di coronavirus impone la ricostruzione della famosa catena di contatti», ha spiegato il primo cittadino. Queste persone, come da prassi, saranno messe in quarantena in attesa dei successivi tamponi. «Dobbiamo fare un salto di qualità, fino a quando il controllo era semplice e ridotto ad un solo caso si poteva agire in un modo ma ora che il numero dei contagi è aumentato dobbiamo alzare l’asticella del livello di guardia», ha aggiunto Coppola che chiede dunque la collaborazione dei cittadini affinchè si limitino i luoghi di incontro. Il sindaco ha comunicato dunque la sospensione della serata teatrale di ieri sera e il mercato settimanale. L’amministrazione provvederà con altri interventi per cercare di limitare al massimo gli incontri in luoghi chiusi. Coppola ha chiarito che nessuna attività commerciale è stata chiusa o è a rischio contagio ma bisogna limitare gli ingressi per permettere a tutti di stare almeno ad un metro di distanza. «Niente deve essere fermato ma bisogna fare azioni per evitare grossi assemblamenti», ha dichiarato ancora il primo cittadino di Agropoli.

PRIMO CASO POSITIVO DI COVID19 A SAN VALENTINO TORIO Primo caso positivo di coronavirus anche a San Valentino Torio. Lo ha comunicato il sindaco – nonchè presidente della Provincia di Salerno – Michele Strianese. Si tratta di un insegnante di 47 anni di San Valentino Torio che era stato in contatto con una delle docenti già risultate positive. L’uomo, di fatti, era già stato messo in quarantena da alcuni giorni. «Abbiamo avuto notizia ufficiale di un caso di coronavirus per un residente sul nostro territorio comunale, cui auguriamo ovviamente una pronta guarigione – ha dichiarato il sindaco Strianese – Voglio comunicarvi che si sta già attuando il protocollo a carico dell’Asl previsto dalla legge», per ricostruire la rete di contatti. «La persona in oggetto era già in isolamento da alcuni giorni e vi rimarrà fino a guarigione – ha aggiunto il primo cittadino – Visto che le scuole sono già state chiuse per disposizione nazionale, valuteremo nelle prossime ore la necessita’ di ordinare altre restrizioni in via precauzionale. Ma ripeto, che il protocollo previsto dalla legge è già in corso di attuazione da parte dell’Asl Salerno1». Intanto, Strianese ha comunicato che , a seguito dell’ evolversi dell’ emergenza coronavirus è rinviata a data da destinarsi l’ inaugurazione del comitato elettorale della lista Insieme per San Valentino e del candidato sindaco Michele Strianese, che era prevista per domenica 8 Marzo.

CASO SOSPETTO AD OLIVETO CITRA E CONTURSI TERME Ore di attesa a Olivetro Citra e Contursi Terme dove ci sono, in totale, due persone in attesa di conoscere i risultati del tampone. Nel caso di Oliveto si tratta di un ragazzo che era stato nel milanese e ha fatto ritorno nel suo paese d’origine lo scorso 23 febbraio. L’uomo, dopo aver accusato sintomi febbrili tipici del covid19 si è recato presso l’ospedale locale dove è stato controllato nella tenda pre triage, in attesa di conoscere i risultati del tampone. Medesima sorte anche per una donna di Contursi Terme che si è recata in ospedale e ora è in attesa di conoscere l’esito, dopo un viaggio a Milano.

A LIVELLO REGIONALE Nella giornata di martedì è stato ricoverato, in osservazione presso l’ospedale Cotugno, anche il cosiddetto paziente 1 di Napoli. Il professionista era rientrato a Napoli da Milano poco prima di Carnevale e, ai primi sintomi, si era sottoposto al tampone, risultato positivo. Per lui, come da prassi era scattata la quarantena domiciliare. Ricoverato presso il nosocomio partenopeo anche il turista 77enne di Brescia in vacanza ad Ischia. L’uomo, dopo aver accusato i sintomi tipici del covid19 è stato trasportato presso l’ospedale Cotugno di Napoli, a bordo di un’ambulanza dell’humanitas, unica in provincia di Salerno a poter effettuare questo tipo di trasporti. In attesa della conferma definitiva dell’ospedale Spallanzani l’uomo, il 77enne di Brescia è arrivato in vacanza ad Ischia il 23 febbraio con una comitiva proveniente dalle province bresciana e varesina.

CASO NEGATIVO A POLLICA E PONTECAGNANO Dopo ore di apprensione il sindaco Stefano Pisani ha comunicato che la farmacista è risultata negativa al covid19.

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