Ubi Banca: nel piano industriale 2030 esuberi e chiusura di 175 filiali

L'istituto garantisce un parziale ricambio generazionale. Previsto nel 2022 un utile netto di 665 milioni di euro.

Più di 2 mila esuberi e chiusura di 175 filiali. Lo prevede il nuovo piano industriale di Ubi Banca.

Come si legge nella nota diffusa dall’istituto, è prevista infatti la riduzione di personale per circa 2.030 risorse, incluse le circa 300 oggetto dell’accordo sindacale del dicembre 2019, il cui costo è già stato spesato nei risultati dello scorso esercizio, garantendo tuttavia un parziale ricambio generazionale. Il piano prevede inoltre la chiusura di 175 filiali mentre gli sportelli full cash saranno ridotti del 35%.

PREVISTA LA REALIZZAZIONE DI 665 MILIONI DI UTILE NETTO NEL 2022

Ubi Banca prevede anche di realizzare 665 milioni di euro di utile netto nel 2022 e di mantenere nell’arco del piano industriale un pay-out medio (percentuale di utile destinata a dividendo) del 40%, coerente con il mantenimento di un indice di solidità patrimoniale Cet1 ratio del 12,5% a fine anno. La banca si riserva di poter aumentare il dividendo nel 2022 in caso di Cet1 ratio superiore al 12,5%. Ubi Banca prevede anche di ridurre ulteriormente gli Npl in bilancio. Nel 2022 il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale dei crediti deteriorati (Npl ratio lordo) è atteso in calo al 5,2%, rispetto all’attuale 7,8%.

LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI

«Il piano industriale illustrato dall’amministratore delegato Victor Massiah indica gli obiettivi generali senza entrare nel merito dei singoli aspetti», hanno scritto in una nota congiunta i segretari coordinatori Paolo Citterio (Fabi), Pierangelo Casanova (Fisac-Cgil), Giuseppe Cassella (First-Cisl), Claudia Dabbene (Uilca-Uil) e Natale Zappella (Unisin). «La forte riduzione di forza lavoro con il taglio di oltre 2.000 dipendenti (più del 10%), la riqualificazione di altri circa 2.400 e la chiusura di almeno 175 filiali generano forte preoccupazione per le organizzazioni sindacali». I rappresentanti dei lavoratori aggiungono: «Capiremo i reali impatti solamente una volta che verrà fornita la comunicazione di Informativa sindacale che verrà inviata solo nei prossimi giorni alle organizzazioni sindacali. Obiettivo già dichiarato da tutte le organizzazioni sindacali sarà un robusto piano di assunzioni (di almeno una persona ogni due uscite) per mantenere adeguati livelli occupazionali e di servizio su tutti i territori dove Ubi è presente».

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Ubi brinda ai conti 2019: utile ante imposte a +10,7%

Il risultato lordo della gestione operativa sale del 18,5%. Ridotta la ratio dei crediti deteriorati lordi al 7,8% dal 10,42%. Aumento dell’8% del dividendo da 0,12 a 0,13 euro.

Nel 2019 Ubi Banca ha registrato un positivo andamento dei proventi che, insieme alla conferma della capacità di controllo dei costi operativi, ha permesso di incrementare del 18,5% il risultato lordo della gestione operativa nonostante il contesto sfavorevole. Lo fa sapere l’istituto pubblicando i conti del quarto trimestre 2019. L’utile prima delle imposte è salito del 10,7% a oltre 506 milioni, pur incorporando un costo del credito coerente con la riduzione al 7,8% dal 10,4% del 2018 del ratio di crediti deteriorati lordi (senza peraltro aver ceduto la piattaforma crediti che mantiene livelli di recupero ai massimi del Sistema Italia). All’esame della banca un deconsolidamento di un altro portafoglio di circa 800 milioni di euro di sofferenze verso piccole e medie imprese.

AUMENTATI I DIVIDENDI

Al contempo l’istituto ha saputo consolidare la propria posizione patrimoniale, incrementando il Cet1 ratio al 12,3%, confermando la forte posizione di liquidità e conseguendo con ampio anticipo i livelli attesi di Mrel. La solidità patrimoniale e la crescita dei risultati economici hanno consentito al Consiglio di proporre un dividendo di 0,13 euro per azione (+8,3% rispetto al 2018), con un rendimento del 4,4% sul prezzo di chiusura del titolo al 7 febbraio 2020.

UTILE SUPERIORE ALLE STIME

Nel quarto trimestre Ubi ha conseguito un utile di 60,1 milioni di euro, superiore al consensus di 24 milioni stilato dalla banca sulla base delle stime di nove analisti. L’utile al netto delle poste non ricorrenti si è attestato a 109,4 milioni, in miglioramento dai 60,1 milioni del terzo trimestre 2019 ma in calo rispetto ai 215 milioni dello stesso periodo del 2018.

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