Huawei ha lanciato il Mate 30, primo smartphone dopo il bando di Trump

Il colosso cinese ha presentato il suo nuovo top di gamma. Assenti le app di Google. E l'azienda continua a investire nel suo store personale.

Huawei ha convocato la stampa a Monaco di Baviera per mostrare il primo telefono che paga le conseguenze della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Davanti a una platea composta da un migliaio di giornalisti, la compagnia ha svelato il Mate 30, uno smartphone top di gamma, che incorpora tecnologie tra le più avanzate sul mercato, ma che sul mercato rischia di arrivare monco: molto probabilmente, non avrà a bordo le app e i servizi di Google, dalla posta di Gmail alle Mappe, da Google Drive e Foto a YouTube.

ANCORA INCERTA LA DATA DI LANCIO NEGLI STORE EUROPEI

La causa è l’inserimento di Huawei, lo scorso maggio, nella “lista nera” del commercio Usa, con cui Donald Trump ha impedito (o comunque reso molto difficile) alle aziende americane vendere beni e servizi al colosso asiatico. L’evento di presentazione è sembrato una prova di forza di Huawei, non disposta a piegarsi ai tempi delle trattative sino-americane. Lo scotto però è l’incertezza: al momento non si sa neanche quando lo smartphone arriverà sugli scaffali, ma solo che il lancio in Italia e in Europa sarà entro la fine dell’anno. La situazione è «fluida», ha spiegato l’azienda. A livello pratico, lo smartphone Mate 30 e il fratello maggiore Mate 30 Pro gireranno come sempre su Android, il sistema operativo di Google, ma nella sua versione open source, cioè la versione basica e gratuita che Huawei e gli altri costruttori sono liberi di usare senza dover stringere accordi commerciali con Big G.

POSSIBILE SCARICARE LE APP DI FACEBOOK E TWITTER

Non ci sarà il negozio di applicazioni di Google (il Play Store), né ci saranno tutte le app che siamo abituati a trovare precaricate sul telefono. Gli utenti potranno usare il negozio di Huawei (l’App Gallery) per scaricare le app “non-Google” più gettonate, come Facebook, Instagram, WhatsApp, Twitter e altre (sono 45mila sullo store a livello globale, e crescono «di giorno in giorno», ha affermato la compagnia, che sta spingendo sul suo ecosistema software con 1 miliardo di dollari di investimenti). Installare le app di Google non sarà comunque impossibile collegandosi ad altri negozi online, ma la loro assenza iniziale sul dispositivo – a meno che non spunti un accordo in extremis con tra Google e Huawei – avrà un impatto molto negativo sulle vendite di un telefono di fascia alta che, per il resto, ha un design, una potenza e un comparto fotografico tali da renderlo competitivo con l’iPhone 11 Pro e gli altri top sul mercato.

MA HUAWEI CONTINUA A CRESCERE

Sul palco tedesco, il Ceo Richard Yu non ha commentato. A parlare, a margine, è stato il presidente della divisione consumer di Huawei per l’Europa occidentale, Walter Ji, dando un’immagine di compattezza: «Negli ultimi mesi stiamo affrontando sfide difficili, e tutta l’azienda, dal manager al fattorino, è impegnata a farlo». E i risultati», ha sottolineato, «continuano a esserci, anche se la crescita non è più robusta come nel periodo pre-bando. La società nel primo semestre ha visto aumentare del 23% il business e del 24% le consegne di smartphone in Europa. Quanto all’Italia, a luglio Huawei, insieme al suo brand Honor, ha registrato una market share del 29% a volume e del 23,6% a valore».

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Le novità Apple: servizi in streaming e Iphone scontati

L'azienda di Cupertino presenta la Apple Tv Plus per sfidare Netflix. Dal 20 settembre arrivano invece i tre modelli di Iphone11. Ma il titolo cala in Borsa.

In un periodo di calo mondiale delle vendite di smartphone e di asprimento dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina, Apple prova a rilanciare con nuovi iPhone, tagliando ulteriormente i prezzi a quello più economico, e proponendo servizi in streaming a prezzi dimezzati rispetto alla concorrenza. Non stiamo stati più orgogliosi di questi nuovi prodotti», spiega il Ceo di Cupertino Tim Cook dallo Steve Jobs Thetre di Cupertino, il cui palco è stato affollato da unamassiccia rappresentanza femminile. Ma la presentazione non scalda Wall Street con il titolo che perde lo 0,15 per cento a fine del keynote.

LA SFIDA A NETFLIX CON APPLE TV PLUS

Le due vere novità in una presentazione poco ricca di sussulti, sono i servizi in streaming di Apple e un modello di iPhone a prezzi ribassati. Arrivano Apple Arcade, servizio in streaming per i giochi offre 100 titoli e sarà disponibile dal 19 settembre in 150 Paesi del mondo a 4,99 dollari. Apple Tv
Plus, invece, con contenuti originali, in sfida a Netflix, Amazon e tra poco anche Disney, sarà invece disponibile dal 1 novembre a 4,99 dollari al mese, in 100 paesi nel mondo. E chi acquista l‘iPhone avrà Apple Tv gratis per un anno.

DAL 20 SETTEMBRE IN ITALIA L’IPHONE 11

Sul fronte iPhone non ci sono grandissime novità rispetto allo scorso anno. Apple ripropone la formula dei tre modelli: ci sono l‘iPhone 11, con display Lcd da 6,1 pollici due fotocamere sul retro, ad un prezzo di partenza di 699 dollari (839 euro), più basso di 50 dollari rispetto al 2018. Questo modello
sostituisce l’iPhone Xr, al momento il più venduto di Apple. Ci sono poi l‘iPhone 11 Pro e l’iPhone 11 Pro Max, rispettivamente da display Oled di 5,8 e 6,5 pollici che saranno venduti ad un prezzo di partenza di 999 e 1099 dollari (in Italia 1189 e 1289 euro). Entrambi hanno un comparto fotocamera potenziato con tre fotocamere sul retro racchiuse in un quadrato. Tutti hanno processore A13 Bionic. Arriveranno dal 20 settembre in diversi paesi, Italia inclusa.

LA STRATEGIA VIRA SUI SERVIZI

Dal punto di vista hardware, arrivano poche altre novità da Cupertino, in attesa dei prossimi telefoni con il 5G. Cupertino lancia una nuova serie di Apple Watch con funzioni sempre più orientate alla salute e una nuova gamma di iPad. Sembra evidente che l’azienda guidata da Tim Cook punti sempre più sui servizi e meno sui melafonini. Secondo i dati dell’ultima trimestrale, infatti, l’iPhone rappresenta per Apple oramai solo il 48% dei ricavi totali, la percentuale più bassa dal 2012. Al contrario i servizi e i contenuti sono invece saliti del 14% nella prima metà dell’anno.

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