Bocconi e BAT: la complessità fiscale rallenta il Pil

Presentati a Milano i risultati della ricerca: si frena su investimenti esteri e operazioni di fusione e acquisizione tra imprese

La complessità e l’incertezza nel campo fiscale italiano scoraggiano gli investimenti esteri e le operazioni di fusione e acquisizione tra imprese. Questa l’amara istantanea scattata dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Fiscale e Contabile SDA- Bocconi con il contributo di British American Tobacco Italia.

All’evento di presentazione svoltosi oggi, 15 ottobre 2019, a Milano presso l’Università SDA-Bocconi, sono intervenuti Carlo Gambarino, direttore dell’Osservatorio, Roberto Arditti, Presidente di Kratesis, Roberta Palazzetti, Ad e Presidente di British American Tobacco Italia, Luigi Casero, già Viceministro dell’Economia, Roberto Moro, Direttore Associazione Fiscalisti d’Impresa ed Ernesto Maria Ruffini, già Direttore dell’Agenzia dell’Entrate e Ad di Equitalia.

I RISULTATI DELLA RICERCA

Lo studio, che ha come obiettivo la misurazione delle forme di incertezza e complessità fiscale relative al trattamento fiscale delle operazioni, è stato condotto grazie alle testimonianze di tax directors di imprese con sedi in tutto il mondo oltre che alle interviste di una rilevante presenza internazionale afferente a diversi settori economici con fatturati che si posizionano intorno al miliardo di euro. Realtà non indifferenti dunque che hanno raccontato la loro esperienza in merito.

I risultati dello studio hanno evidenziato, come l’incertezza nel comparto dell’Iva e della determinazione della base imponibile sia accettata di buon grado rispetto alle difficoltà delle operazioni internazionali di inbound e outbound, così come transfer pricing, fusioni e acquisizioni. Sono questi i campi in cui le imprese rilevano maggiore criticità. Il vero cruccio sta, secondo le aziende, nella carenza di riferimenti normativi certi riguardanti le verifiche delle autorità alla quale si unisce una scarsità di competenze dei giudici tributari. «Il tema giudiziario riveste grande importanza – spiega la ricerca di Bocconi e British American Tobacco Italia – soprattutto sotto due aspetti: la lunghezza del contenzioso con le Autorità fiscali e il divario tra trattamento ragionevolmente atteso e quello giudizialmente determinato. A fronte di queste criticità, però, la ricerca evidenzia come la carenza di base normativa o la sua ambiguità non rappresenti un elemento particolarmente critico».

Un futuro migliore e diverso è quello che si augura Roberta Palazzetti, Ad e Presidente di British American Tobacco Italia che nel corso della presentazione ha dichiarato di essere «fiduciosa nel fatto che il nuovo corso della politica potrà contribuire a creare le condizioni ideali per uno sviluppo condiviso, compiendo scelte che vadano nella direzione di assicurare la sostenibilità del business delle grandi aziende internazionali, garantendo stabilità, equilibrio, equità, prevedibilità e affidabilità del sistema normativo e fiscale».

LE IMPRESE E IL FISCO

Durante la presentazione, Carlo Gambarino, ha parlato della situazione in Italia, «al momento caratterizzata da un elevato grado di complessità ed incertezza per quanto attiene la gestione della variabile fiscale per le grandi imprese, soprattutto nella gestione dei rapporti col Fisco». Il direttore dell’Osservatorio ha inoltre sottolineato come «la ricerca svolta da OFC indica che ulteriori sviluppi nel programma dell’adempimento collaborativo e delle predeterminazioni normative del trattamento fiscale, in un quadro di totale trasparenza (quali interpelli e rulings), potrebbero contribuire al raggiungimento di un livello in linea con gli altri Paesi OCSE».

LA COMPLESSITÀ FISCALE FA MALE ALLE IMPRESE

Sulla complessità del sistema fiscale si è espresso anche Luigi Casero: «Questo studio ci permette di fare un passo in avanti e di capire quanto il sistema in atto in Italia faccia male alle imprese. Non c’è solo il costo della tassazione, sulle spalle delle aziende c’è anche il macigno di tutte le altre spese di adempimento, ossia tutti quei costi necessari per fronteggiare l’eccessiva burocratizzazione del nostro Paese». Infine, interessante sarebbe per l’ex Viceministro all’Economia, capire «quanto l’incertezza fiscale frena la crescita dell’Italia. Si tratta di un disincentivo profondo agli investimenti esteri – ha concluso – ma anche di una morsa che rallenta le aziende italiane. Tutto questo ha un impatto negativo sul Pil che viene troppo spesso sottovalutato».

LE IMPOSTE OSCURE

Un ulteriore elemento che emerge dalla ricerca è la sofferenza espressa nei confronti delle cosiddette ‘imposte occulte’, costi che devono essere sostenuti per il raggiungimento della tax compliance con l’obiettivo di non incorrere in sanzioni e che rappresentano una voce di costo molto rilevante. Su questo si è espresso Ernesto Maria Ruffini che ha parlato delle aree di incertezza del sistema fiscale italiano: «Di assoluta rilevanza, per disegnare politiche efficaci, è che queste aree siano sì quella della legislazione tributaria, ma, ancor più, quelle dell’amministrazione e della giustizia: lo studio ci ricorda così quanto sia importante che alle leggi “segua l’intendenza”, che, oltre alle regole, anche le persone che applicano e interpretano quelle regole creino un ambiente fiscale favorevole alla crescita. Non sarei sorpreso se una tax compliance più semplice e più ordinata desse un contributo nell’ordine di qualche decimo di punto di PIL».

LE AZIONI DA METTERE IN CAMPO

Nelle loro testimonianze le aziende hanno parlato anche di cosa si potrebbe fare per cercare di arginare queste falle. Così la ricerca individua anche delle indicazioni di policy che comporterebbero un miglioramento sensibile della politica fiscale e i relativi controlli: una impostazione di maggiore fair play e collaborazione per le carenze giudiziali, programmi di adempimento collaborativo tra le aziende e l’Autorità fiscale. Si chiedono inoltre strumenti che riducano le sanzioni e i costi reputazionali derivanti da esse. Tra i suggerimenti: l’interpello, l’adempimento collaborativo e strumenti di prevenzione del contezioso.

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Resto al Sud, si amplia la platea per le agevolazioni

L’incentivo è rivolto a tutti gli under 46 ed ai professionisti residenti nelle regioni del Mezzogiorno

Si amplia la platea di Resto al Sud, l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. Le agevolazioni della misura istituita dal Governo e gestita da Invitalia si allargano e chiamano a raccolta anche gli under 46 ed i professionisti.

I nuovi destinatari dei contributi statali, grazie alla Legge di Bilancio 2019, si associano a coloro che fino ad ora avevano potuto partecipare e presentare domanda, agli under 36. Manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della circolare attuativa per consentire la piena operatività della legge.

Tra gli ammessi alla richiesta di finanziamento che prevede fino ad un massimo di 50 mila euro se si partecipa da soli e 200 mila euro se in gruppo, anche le società, le cooperative, le ditte individuali costituite dopo il 21 giugno 2017 e i team di persone che si costituiscono entro 60 giorni (o 120 se residenti all’estero) dopo l’esito positivo della valutazione.

I REQUISITI PER PARTECIPARE

Le agevolazioni di Resto al Sud sono dunque ora rivolte agli under 46 e ai liberi professionisti residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La soglia dell’età ovviamente non basta ma è necessario rispondere a specifici requisiti che Invitalia ha ben indicato. Le agevolazioni sono, infatti, rivolte, a tutti gli under 46 che non hanno un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche per tutta la durata del finanziamento e non sono già titolari di altra attività di impresa in esercizio. Per i liberi professionisti, invece, è necessario che non risultino titolari di partita IVA nei dodici mesi antecedenti alla presentazione della domanda, per lo svolgimento di un’attività analoga a quella per cui chiedono le agevolazioni.

Industria, artigianato, agricoltura, pesca e acquacoltura sono alcuni dei settori ammessi a finanziamento nei quali è necessario produrre beni. A questi si affianca la fornitura di servizi alle imprese e alle persone oltre che i servizi al turismo. Un range di azione ampio e che concede la possibilità di presentare progetti diversi e valevoli.

COME PRESENTARE DOMANDA

Partecipare a Resto al Sud non significa rispettare scadenze o attendere graduatorie. La misura, infatti, è un incentivo “a sportello” per cui le domande possono essere presentate fino a quando ci sono fondi disponibili.

La domanda per la richiesta di finanziamento va presentata esclusivamente on-line attraverso la piattaforma web di Invitalia. È necessario registrarsi ai servizi online dell’Agenzia e consultare la modulistica prima di iniziare la procedura. È indispensabile, inoltre, disporre di firma digitale e indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).  

Le domande di finanziamento, in media, vengono valutate nell’arco di due mesi in base all’ordine cronologico di ricezione. A seguito della prima valutazione su ogni singola iniziativa, si potrà accedere ad un colloquio da fare nella sede di Roma di Invitalia oppure via Skype al quale è necessario che partecipino tutti i soci.

I RISULTATI DELLA MISURA

Fino all’11 ottobre 2019 oltre 9 mila sono state le domande presentate e oltre 12 mila sono in fase di compilazione per un totale di quasi 4 mila domande già approvate. Gli investimenti che sono stati messi in campo tramite Invitalia sfiorano i 250 milioni con 118 milioni di euro di agevolazioni erogate. Per i progetti già in fase di decollo l’Agenzia ha stimato che oltre 14 mila persone saranno occupate nelle regioni del Sud con un contributo medio per occupato di circa 8.000 euro. Calabria, Sicilia e Campania sono senza dubbio le regioni che hanno risposto in maniera più decisa alla misura con oltre 2.850 domande presentate nelle prime due regioni e ben 4.400 nella terza. Chi ha pensato di sfruttare Resto al Sud per avviare una propria attività? Invitalia ha studiato anche questo. I maschi sono in maggioranza (con il 57%) rispetto alle donne (43%) con un maggiore interesse per i giovani che afferiscono alla fascia 30-35 anni in possesso di licenza superiore (65%).

RESTA INFORMATO, SCARICA L’APP

Per tenere sotto controllo tutto il percorso del progetto presentato ed essere informati su tutte le novità, Invitalia ha studiato e lanciato l’app Resto al Sud, scaricabile gratuitamente su tutti i dispositivi mobili. «In modo facile e intuitivo l’app ti dà la possibilità di cercare le banche convenzionate più vicine a te e gli enti pubblici, le università e gli organismi di terzo settore che ti daranno un aiuto concreto e gratuito per “costruire” il tuo progetto – spiega l’Agenzia che dà alcuni consigli utili sull’uso dell’applicazione – Dopo aver presentato la domanda seguendo le istruzioni presenti sul sito, entra nell’area privata con le stesse credenziali che utilizzi per il sito dell’Agenzia e segui in tempo reale la valutazione del tuo progetto. Con le notifiche push sai sempre quando la tua domanda passa allo step successivo e se abbiamo bisogno di più informazioni. Grazie al calendario integrato, hai anche la possibilità di salvare le scadenze e gli appuntamenti con noi».

Guarda i video di “In viaggio con Resto al Sud

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Terna-Fca, alleanza per la mobilità elettrica di domani

Nascerà il primo progetto pilota italiano dedicato a una intera flotta di auto elettriche. Tra 600 e 700 vetture dialogheranno con la rete elettrica attraverso la tecnologia V2G.

Un patto tecnologico per creare l’auto del futuro. Questo è il senso dell’accordo siglato a Torino da un big dell’energia elettrica, Terna, e da uno dell’automotive come Fca. Il primo passo concreto è la realizzazione nel capoluogo piemontese dell’E-Mobility Lab, un laboratorio tecnologico che consentirà di sperimentare le prestazioni delle vetture elettriche e la loro capacità di dialogare con la rete elettrica attraverso un’infrastruttura chiamata Vehicle-to-grid, o V2G. Questo dialogo in futuro sarà necessario, poiché la connessione dei veicoli alle infrastrutture di ricarica creerà una richiesta di extra potenza alla rete in alcune ore della giornata. Le colonnine di ricarica V2G, invece, faranno in modo che l’infrastruttura sia intelligente: ovvero le auto prenderanno l’energia necessaria dalla rete, ma restituiranno la potenza in eccesso per soddisfare le esigenze di flessibilità del sistema. Se, infatti, si pensa che entro il 2030 è prevista una diffusione di quasi 6 milioni di veicoli ad alimentazione elettrica, diverrà fondamentale gestire le ore del tardo pomeriggio, quando la fonte di produzione solare crolla rapidamente e molti cittadini, tornando a casa, metteranno l’auto in carica.

L’OBIETTIVO: CREARE UNA FLOTTA DA 700 AUTO.

Il Memorandum of Understanding che dà il via libera alla sperimentazione congiunta è stato firmato lo scorso 19 settembre dall’amministratore delegato e direttore generale di Terna, Luigi Ferraris, e dal chief operating officer di Fca, Pietro Gorlier. Proprio il numero uno della società che gestisce la rete elettrica nazionale, Ferraris, ha sottolineato come «la volontà di Terna è di proseguire con la sperimentazione di nuove risorse di flessibilità per l’importanza che la stessa riveste nell’ambito della transizione energetica. In questo scenario di cambiamento, rientra il progetto con Fca, un accordo a servizio della rete elettrica (in termini di maggior sicurezza, stabilità e flessibilità) nel più ampio contesto della transizione energetica». Lo studio di fattibilità della flotta dimostrativa avverrà nello stabilimento Fca di Mirafiori. Agli inizi, ci saranno 64 veicoli connessi, ma l’obiettivo è arrivare ad avere tra le 600 e le 700 automobili connesse, per un totale di 25 Mw di potenza disponibili per il sistema di bilanciamento che prevede immissione ed emissione di energia nel processo di ricarica.

IL PRIMO PROGETTO PILOTA ITALIANO PER L’AUTO ELETTRICA.

Lo stabilimento di Mirafiori ha compiuto 80 anni lo scorso 11 luglio. Qui avverrà la produzione della nuova 500 elettrica, che inizierà a partire dal secondo trimestre del 2020. E per questo Terna ed Fca hanno pensato di fare un salto di qualità, cioè pensare a una macchina elettrica inserita in un contesto più ampio: «La nostra strategia complessiva non si ferma alla produzione delle vettura», ha detto Gorlier alla presentazione dell’accordo con Terna, «ma si completa con la creazione di un “ecosistema” al suo interno: un ecosistema composto da partnership, prodotti e servizi in grado di accompagnare i nostri clienti nella transizione verso la mobilità elettrica». Da questi intendimenti nasce la volontà di investire su questa partnership, che punterà non solo a testare e dimostrare la fattibilità del processo V2G, ma anche a costruire il primo progetto pilota in Italia dedicato a una intera flotta di vetture elettriche.

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UBI Banca inaugura la filiale rinnovata in via Nazionale a Roma

Digitalizzazione e consulenza innovativa i focus principali dei nuovi sportelli bancari. Previste altre quattro inaugurazioni nel mese di ottobre.

UBI Banca ha inaugurato l’11 ottobre 2019 a Roma la nuova filiale di Via Nazionale 183, alla presenza di autorità e interlocutori di primo piano riuniti insieme a Cristian Fumagalli, responsabile Macro Area Territoriale Lazio, Toscana e Umbria e a Luigi Fuzio, responsabile Coordinamento Commerciale di UBI Banca. Nell’ambito del progetto di innovazione e digitalizzazione, l’istituto di credito ad ottobre presenta al pubblico su Roma e provincia cinque filiali completamente rinnovate secondo il nuovo concept di filiale che punta sulla trasformazione dei bisogni dei clienti. Una progettualità che guida il rinnovamento di 700 sportelli di UBI Banca su tutto il territorio nazionale in un contesto di complessiva modernizzazione dei servizi bancari. Il crescente utilizzo di canali multimediali per le tradizionali operazioni di sportello hanno spinto l’istituto di credito a migliorare l’esperienza della clientela, ripensando il modello di filiale e trasformando l’operatività da analogica a digitale. Ai tradizionali canali di accesso ai servizi si affiancano canali che permettono una maggiore autonomia dei correntisti e una più efficiente attività in filiale.

FUMAGALLI: «PRESIDIO STRATEGICO SUL TERRITORIO»

«Nella Capitale la nostra Banca è andata negli ultimi anni sempre più a rafforzare il proprio impegno in termini di vicinanza, servizio alla clientela e professionalità, oltre che in termini di finanziamenti a imprese e famiglie che ammontano al 30 giugno ad oltre 408 milioni di euro in questa area. Un impegno che testimonia la volontà di dare slancio al cuore produttivo, artistico e istituzionale d’Italia», ha dichiarato Cristian Fumagalli, responsabile Macro Area Territoriale Lazio, Toscana e Umbria di UBI Banca, «in tal senso è motivo di orgoglio poter essere presente oggi in questa importante filiale nel centro di Roma, insieme anche al Direttore Territoriale Andrea Prandini. Una filiale fondamentale per il Gruppo UBI in quanto presidio strategico sul territorio dove inauguriamo un nuovo layout all’insegna dell’innovazione tecnologica e della modernità, sempre nell’ottica di migliorare i servizi bancari che offriamo agli oltre 430.000 clienti della nostra Macro Area e ai circa 200.000 nella zona di Roma e provincia».

LE NOVITÀ: OPERAZIONI SENZA CODA E CASSE SELF-SERVICE

La filiale di Via Nazionale si configura come una delle filiali di UBI caratterizzata dal più elevato livello di servizio strutturale e tecnologico. Tra le nuove soluzioni adottate nell’ambito del nuovo modello di filiale, è disponibile ad esempio un ATM di ultima generazione in grado di svolgere le operazioni in sicurezza e senza fare code, versare denaro contante, assegni anche dopo l’orario di chiusura. Inoltre, sono state introdotte casse self service che permettono di pagare imposte come F24 e fare bonifici. Dotazione di connessione Wi-Fi gratuita riservata ai clienti per navigare tra i contenuti di UBI Banca e di due tablet in grado di effettuare operazioni bancarie in autonomia o predisposti per la firma elettronica.

LA FILIALE DEL FUTURO: CHECK-IN AUTOMATICO E INTERATTIVITÀ

UBI Banca, intanto, sta pensando alla filiale del futuro, sperimentando soluzioni innovative da utilizzare nei prossimi anni come un sistema di riconoscimento e accoglienza che effettuerà, attraverso la tecnologia Bluetooth, un check-in automatico del cliente in modo da consentirgli di utilizzare, una volta entrato in filiale, i servizi attraverso la app dello smartphone o del tablet. Inoltre, saranno introdotti monitor con contenuti interattivi facilmente utilizzabili: attraverso un QR Code il cliente avrà la possibilità, con il proprio dispositivo mobile, di gestire i contenuti sugli schermi per informarsi, con video e brevi presentazioni, sui prodotti della banca. Per supportare e facilitare l’utilizzo dei nuovi sistemi, UBI Banca ha inserito all’interno delle filiali un assistente digitale che ha il compito di accogliere, ascoltare le esigenze e indirizzare il cliente verso la soluzione più veloce, oltre ad assisterlo nel primo utilizzo dei servizi digitali e nelle operazioni effettuate tramite nuovi strumenti come le casse self.

LE PAROLE CHIAVE: FIDUCIA, RAPPORTO E APPARTENENZA

Ai servizi che permettono di snellire le operazioni di routine, viene affiancato un modello di consulenza innovativo, integrando in questo modo il canale fisico con quello digitale. Grazie anche ad una disposizione degli spazi dedicata alle singole esigenze, il cliente potrà contare su personale dedicato, andando incontro ai bisogni delle famiglie e a quelli delle imprese. La clientela ha a disposizione specialisti del Gruppo per gestire operazioni come mutui, prestiti e finanziamenti per le attività imprenditoriali. La nuova impostazione voluta da UBI Banca nasce anche grazie a studi approfonditi che hanno permesso di individuare tre capisaldi dell’esperienza in banca: la fiducia, il rapporto personale e il senso di appartenenza.

L’OBIETTIVO: RINNOVARE 700 SEDI ENTRO IL 2020

Grande attenzione nello sviluppo del nuovo concept di filiale è stata dedicata anche alla sostenibilità ambientale. UBI Banca è stato il primo istituto di credito in Italia a realizzare uno fra i più grandi impianti in cloud mai realizzati per la domotizzazione delle sue filiali. Un’innovazione che permette di controllare il consumo energetico, ridurre le emissioni e i costi aumentando allo stesso tempo gli standard di sicurezza sul lavoro. La revisione del modello distributivo sta proseguendo nell’attuazione del Piano Industriale 2019-2020 con l’obiettivo di rinnovare circa 700 filiali entro il 2020, al servizio di oltre il 70% della clientela di Gruppo, con un investimento complessivo di circa 240 milioni in arco piano.

LE ALTRE QUATTRO FILIALI INAUGURATE

Nel mese di ottobre nella città e provincia di Roma vengono inaugurate altre 4 filiali di UBI Banca ristrutturate in base al nuovo modello di digitalizzazione e consulenza innovativa:

-filiale di Largo dei Colli Albani, 28 – giovedì 10 ottobre ore 17,30

-filiale di Via di Porta Castello, 32 –  lunedì 14 ottobre ore 17,30

-filiale di Roma Nomentana in Viale Gorizia, 24 – martedì 15 ottobre ore 17,30

-filiale di Civitavecchia in Corso Centocelle, 5 – lunedì 21 ottobre ore 18,00

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Varata Luna Rossa, tutto pronto per l’America’s Cup

In acqua per la prima volta, a Cagliari, il monoscafo Prada Pirelli che parteciperà nel 2021 al trofeo di vela in Nuova Zelanda

Varata a Cagliari, la base del team Luna Rossa Prada Pirelli, Luna Rossa. Il nuovissimo monoscafo italiano ha toccato l’acqua per la prima volta ed è pronto per competere nella 36esima edizione dell’America’s Cup, il trofeo sportivo più antico del mondo nonché il più prestigioso della vela che si terrà da gennaio a marzo del 2021 ad Auckland, in Nuova Zelanda.

L’AC75 italiano ha solo passato il primo traguardo di una lunga corsa, quella che passa attraverso le qualificazioni e il lungo tratto di mare che separa l’Italia alla Nuova Zelanda. Ma dietro questa grande ambizione c’è l’energia e la forza di due grandi marchi del Made in Italy conosciuti in tutto il mondo: Prada e Pirelli che come main sponsor, per l’occasione, fanno squadra insieme ad un team di velisti tutto italiano.  

UN MONOSCAFO DI ULTIMA GENERAZIONE AL CARBONIO

Luna Rossa è un monoscafo di ultima generazione, definito da molti rivoluzionario, ormeggiato ora a qualche decina di metri dalla base di Cagliari che l’ha vista nascere: disegnata, progettata e costruita dalle menti e dalle mani dei più abili professionisti e artigiani del settore della vela italiana.

Un lavoro lungo e impegnativo che per Luna Rossa ha messo in campo i materiali più innovativi che si possano utilizzare sull’acqua, primo fra tutti la fibra di carbonio. Circa sette mila i metri quadrati di fibra di carbonio che sono stati impiegati per la costruzione del monoscafo insieme agli oltre 400 metri quadrati di nido d’ape in alluminio. In carbonio sono le due derive mobili, gli innovativi “foil arm” del peso di circa 500 chilogrammi ognuno, pensati per sostenere un carico massimo di 27 tonnellate. Un lavoro impegnativo messo in atto in circa due anni grazie ad un team di 90 persone.

“SOFT WING”, L’INNOVATIVA VELA AL CARBONIO

La fibra di carbonio “invade” anche le vele della Luna Rossa. L’AC75 propone, infatti, un’ulteriore innovazione presentando la “soft wing”, la vela tecnologica che riesce a controllare la potenza. «Il sistema è costituito da due rande issate parallelamente, all’interno delle quali sono inseriti i controlli della forma della vela – ha spiegato il team Pirelli – Questo consente di avere un’efficienza pari a un’ala rigida, ma con una facilità di utilizzo e gestibilità simili a quelli di una vela tradizionale». Numeri da capogiro per la sua realizzazione: ben 20 mila chilometri di fili in carbonio, 5 mila per tessere ogni fiocco e 12 mila per ogni “code zero”, la vela da andature portanti con vento leggero.

LUNA ROSSA PRENDE IL VOLO, SI NAVIGHERÀ IN MODALITÀ FOILING

A Cagliari, dal 23 al 26 aprile, si svolgeranno le regate preliminari della competizione, le America’s Cup World Series. Non manca molto ma il team di Luna Rossa si dice carico e pronto: «Siamo impazienti – ha spiegato lo skipper e team director di Luna Rossa, Max Sirena – di conoscere l’AC75, una barca che navigherà quasi sempre in modalità foiling: lo scafo non toccherà quasi più l’acqua, raggiungendo velocità molto elevate. É stato fatto un grande lavoro per ridurre al massimo il tempo di transizione tra la fase con lo scafo completamente in acqua e quella di volo. Un equilibrio difficile da trovare sul quale continueremo a lavorare in fase di sviluppo. Ringrazio tutto il team, e in particolare lo shore team e il design team, che hanno lavorato senza sosta per mesi».

Per maggiori informazioni visitare il sito www.pirelli.com

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Sostenibilità, Terna è leader del suo settore per il Dow Jones Sustainability Index

La società guidata da Luigi Ferraris è prima su 77 aziende mondiali. Intanto, in ambito di iniziative legate alla sostenibilità e al sostegno ai giovani, parte la quarta edizione di Next Energy, il programma che premia i progetti innovativi per la transizione energetica.

Prima al mondo per sostenibilità nel suo settore per il secondo anno consecutivo. È il risultato ottenuto da Terna nell’indice Dow Jones Sustainability (DJSI), strumento ideato dall’agenzia svizzera RobecoSAM che tutti gli anni classifica le performance di sostenibilità delle realtà internazionali a maggior capitalizzazione. La società che gestisce la rete elettrica italiana è stata la prima su 77 aziende valutate nel settore electric utilities: «Per Terna la sostenibilità è prima di tutto rappresentata dall’obiettivo di favorire la transizione energetica facilitando lo sviluppo delle fonti rinnovabili», ha commentato l’amministratore delegato Luigi Ferraris, “per questo la conferma del primato settoriale nell’indice Dow Jones Sustainability è per noi motivo di orgoglio ma anche fonte di nuovi stimoli a migliorare». In tal senso, Terna ha peraltro lanciato a metà settembre la quarta edizione di Next Energy, l’iniziativa promossa insieme a Fondazione Cariplo e Cariplo Factory per valorizzare singoli talenti e sostenere la crescita di team con progetti innovativi focalizzati, quest’anno, proprio sul tema della transizione energetica. Neolaureati, innovatori e startupper hanno tempo fino al 25 novembre per presentare le loro candidature al concorso (https://nextenergy.cariplofactory.it).

IL DOW JONES SUSTAINABILITY: VALUTATE 318 SOCIETÀ DI 27 PAESI

Tornando però a parlare del DJSI, si deve fare un passo indietro per capire perché è un indice considerato di grande rilievo a livello internazionale. L’agenzia RobecoSam valuta ogni anno le performance di sostenibilità delle imprese a maggiore capitalizzazione. Nel 2019 ne ha incluse 318 partendo da un totale di 2526 grandi società operanti in 27 Paesi. Il Corporate Sustainability Assessment (CSA) annuale di RobecoSAM rappresenta per le imprese un approfondito audit, ovvero una valutazione indipendente degli obiettivi raggiunti, che ne evidenzia la preparazione a misurarsi con i grandi trend della sostenibilità e costituisce per gli investitori un segnale della capacità di creazione di valore anche nel medio-lungo termine.

TERNA: UN PUNTEGGIO DOPPIO RISPETTO ALLA MEDIA DEL SETTORE

Terna ha conseguito un punteggio complessivo di 90/100 (media di settore: 45/100) posizionandosi davanti a tutte le 77 aziende valutate nel settore electric utilities. Il primato trova conferma in 9 dei 24 criteri di valutazione applicabili all’azienda: Terna è prima nei criteri economici Materiality, Code of business conduct, Innovation management e Privacy protection (nuovo criterio inserito quest’anno), nei criteri ambientali Environmental reporting, Biodiversity, Transmission and distribution e nei criteri sociali Social reporting, Corporate citizenship and philantropy. Negli ultimi cinque anni non era mai successo che un’azienda del settore risultasse prima per due anni consecutivi.

UNDICESIMA INCLUSIONE CONSECUTIVA NEL DJSI

La società, presieduta da Catia Bastioli e guidata dall’Ad Ferraris, mette quindi insieme l’undicesima inclusione consecutiva nel prestigioso indice borsistico internazionale che seleziona l’eccellenza nel campo della sostenibilità. Ma, oltre alla presenza del DJSI, Terna è inclusa negli indici internazionali di sostenibilità Bloomberg Gei, Euronext (World, Europe e Eurozone), FTSE4Good (Global e Europe), Stoxx Esg (Global, Environmental, Social e Governance), Stoxx Low Carbon, Ecpi, Esi (Ethibel Sustainability Index), Msci, United Nations Global Compact (“GC100”).

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EY Capri Digital Summit, cambia il modo di guardare al futuro

La XII edizione dell’evento per le aziende traccia la road map per i prossimi anni. Parole chiave: digitalizzazione e sostenibilità

Le aziende, l’Italia e il loro futuro. Questa la triade che ha tenuto banco nei workshop che hanno animato la XII edizione di EY Capri Digital Summit tenutasi sull’isola della città metropolitana di Napoli dal 4 al 6 di ottobre.

Una presa di coscienza chiara e lucida quella tracciata al summit durate il quale si è mostrato come per le imprese stia cambiando il modo di guardare al futuro, un futuro fatto di digitalizzazione, sostenibilità ambientale e di servizi che appaiono già oggi, per i lavoratori, indispensabili. Formazione, welfare e flessibilità sono le vie attraverso le quali passare per aumentare la produttività. Ed infine, la responsabilità che le aziende hanno verso la società, un valore molto più alto e vasto rispetto al passato che travalica i confini della semplice offerta di prodotti e servizi in linea con le esigenze di mercato, ma che è pregna di responsabilità nei confronti del territorio e del futuro stesso del Paese.  

LA SOSTENIBILITÀ PILASTRO DELLA CULTURA D’IMPRESA

Cambiano dunque i fondamenti di quello che oggi è considerato, ormai, un modo obsoleto di fare impresa. Una certezza che è stata messa nero su bianco durante il summit, delineata anche dall’indagine SWG presentata in occasione della prima giornata dell’EY Capri Digital Summit 2019, che ha mostrato come il 94% di imprenditori e manager e il 76% dei lavoratori ritenga che la capacità di coniugare la sostenibilità economica con quella ambientale e sociale sia il pilastro della nuova cultura d’impresa. In questa ottica sono proprio le grandi imprese che devono guidare questa transizione e manager ed imprenditori ne sono consapevoli, tanto che il 93% di loro ritiene che debbano essere le aziende a guidare la rivoluzione culturale verso modelli di vita più sostenibili. Opinione condivisa anche dal 77% dei lavoratori intervistati durante la ricerca.

«I leader di oggi devono pensare a crescere i leader di domani – ha commentato Donato Iacovone, AD di EY in Italia e Managing Partner dell’Area Mediterranea – Non dovranno solo essere eccellenti tecnicamente e nella gestione di persone e dinamiche di potere, ma si chiederà di saper comunicare, immaginare l’evoluzione della tecnologia e sviluppare empatia e soluzioni nei confronti delle persone e della comunità».

INNOVAZIONE E TECNOLOGIA, CONNUBIO INDISPENSABILE

La road map da seguire per il futuro conduce anche attraverso l’innovazione e la tecnologia, il connubio indispensabile attraverso il quale le aziende devono passare per guardare a buoni profitti e risultati. Ne sono convinti imprenditori e lavoratori. «Innovazione e tecnologia non possono prescindere dalle persone che li veicolano – hanno spiegato gli organizzatori dell’EY Capri Digital Summit 2019 nella seconda giornata – Ne consegue una visione del mondo e dell’umanità futura in grado di beneficiare delle opportunità offerte dall’intelligenza aumentata». Dall’indagine emerge, infatti, che il 94% di imprenditori e top manager ritiene che nel futuro, anche in Italia, nessuna impresa potrà prescindere dal fatto di avere un’elevata competenza e struttura tecnologica. La percezione è che la tecnologia nei prossimi 10 anni sarà impattante su tutti i settori per un processo tecnologico ineludibile che riguarda tutti, anche coloro che non vorrebbero esserne coinvolti, ma che in Italia ha bisogno di maggiore fluidità.

«Noi crediamo che si possa cambiare ciò che non funziona, crediamo nella capacità di noi italiani di trasformare, di essere creativi, di ispirare, di motivare, di guidare ma soprattutto di lavorare con voglia di fare e ispirazione – ha detto Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione – Siamo noi che creiamo il cambiamento, collaborando e supportandoci. Il mio Ministero è aperto, con l’intenzione di percepire tutti gli input per lo sviluppo a livello di innovazione e digitalizzazione».

È partendo da queste consapevolezze che il mondo del lavoro e il concetto stesso di occupazione cambiano. I lavoratori sanno che sono necessarie nuove competenze e che presto alcuni lavori cambieranno o non ci saranno più. Proprio per questo un’altra delle azioni imminenti da mettere in campo è quella di investire sull’aggiornamento costante delle competenze attraverso nuovi modelli di apprendimento. In questo processo, la capacità di apprendere costantemente è oggi un requisito fondamentale, come avere un elevato grado di competenza. Molte però sono, purtroppo, le persone con skills inadeguate alla domanda odierna. Gli intervistati lo hanno ammesso, sottolineando però che i percorsi scolastici e universitari attuali sono inadatti a superare il disallineamento tra competenze richieste e competenze disponibili. I lavoratori, secondo la ricerca, pensano, dunque, che occorra investire in formazione (30%) e migliorare i sistemi di welfare aziendale (31%), requisiti da affiancare alla cura delle condizioni di lavoro dei dipendenti. I manager, dal canto loro invece, ritengono più importante investire sui talenti (48% contro il 20% dei lavoratori).

E dal tavolo dei relatori la risposta è chiara: «La formazione è il fattore chiave. Adottare un sistema di vera alternanza scuola-lavoro consentirebbe di rispondere alle esigenze formative della persona e aiuterebbe le università a stabilire un collegamento più stretto con il mondo del lavoro – ha concluso Donato Iacovone – Rafforzare il dialogo tra questi due mondi è cruciale per il nostro Paese. Solo così riusciremo a garantire l’avvicinamento dei talenti all’azienda, a sostenere la loro crescita lungo tutto il percorso professionale e a creare i leader di domani».

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BAT, la formula per trasformare il mondo del tabacco

Al SIdCO di Catania studi sui prodotti a potenziale rischio ridotto: «Riducono l’esposizione a sostanze tossiche dannose»

«Secondo i nostri studi clinici, l’utilizzo dei prodotti a potenziale rischio ridotto, a tabacco riscaldato e da vaping, riduce l’esposizione dei fumatori a sostanze tossiche dannose». È così che lo studioso George Hardie di BAT Science, il dipartimento scientifico di Ricerca e Sviluppo di British American Tobacco (BAT), ha esordito oggi, 4 ottobre 2019, durante il suo intervento al Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia e Odontostomatologia (SIdCO).

Una tre giorni di lavori scientifici dedicata alle “Frontiere della Chirurgia Orale” durante la quale professionisti, imprese e accademici si sono confrontati su temi legati alla salute orale e alle nuove tecnologie che interessano questo importante settore della medicina. Nella giornata di oggi uno spazio è stato dedicato all’aggiornamento sulle principali ricerche sui prodotti a base di tabacco e di nicotina a potenziale rischio ridotto, dal punto di vista tossicologico e della salute orale. Il tutto curato e spiegato dal dipartimento scientifico di BAT che ha approfondito lo studio che l’azienda sta conducendo sui prodotti da vaping, quelli a tabacco riscaldato e alcuni innovativi senza fumo per uso orale che da tempo ormai BAT sta commercializzando con successo con l’ambizione di trasformare il mondo del tabacco. Come? Fornendo ai fumatori adulti un’ampia gamma di soluzioni alternative alle sigarette, ma con un potenziale di rischio ridotto per la salute.

IL MODELLO DEL RISK CONTINUUM

Nel suo intervento George Hardie, Head of Clinical Research R&D di BAT, ha illustrato lo stato dell’arte della ricerca e degli studi clinici e in vitro più recenti realizzati dall’azienda. George Hardie ha sottolineato come oggi si stia assistendo ad un crescente riconoscimento del modello del “risk continuum” (spettro del rischio) in tutta l’industria del tabacco e nella comunità scientifica.

In questo scenario l’approccio di BAT verso i suoi prodotti mira proprio a supportare questo modello. «Se per le sigarette il livello di sostanze tossiche è pari al 100% – ha spiegato l’Head of Clinical Research R&D di BAT – dalla comparazione con alcuni prodotti da vaping sviluppati da BAT, come Vype, in base ai nostri studi, risulta una riduzione del 99% delle principali sostanze tossiche individuate dall’OMS e dalla FDA nel fumo di sigaretta. Mentre per i prodotti a tabacco riscaldato come glo la riduzione si aggira intorno al 96-97%». Ma l’azione di BAT non si ferma qui. Altri studi, infatti, sono ancora in corso per supportare ulteriormente questi dati, permettendo a BAT di continuare a lavorare sulla strada intrapresa, sempre impegnata nella riduzione del danno da fumo.

George Hardie di BAT Science

BAT STUDIA ANCHE LA SALUTE ORALE

L’igiene e la salute orale riguardano poi altri test scientifici svolti da BAT. L’uso dei prodotti a potenziale rischio ridotto provocherebbe un minore impatto sullo smalto dei denti e sul colore della pelle rispetto alle sigarette secondo gli studi che l’azienda sta conducendo. «Le nostre ricerche mostrano che l’uso di questi prodotti implica una minore attività biologica rispetto alla sigaretta tradizionale, nonché minori effetti sulla decolorazione e sull’ingiallimento dei denti e della pelle. Ulteriori studi sono comunque necessari – ha concluso Hardie – per comprendere appieno i cambiamenti nel cavo orale per i fumatori che passano a questi strumenti innovativi. Proprio per questo oggi ci avvaliamo di esperti dentisti per esplorare sempre nuovi e più efficaci percorsi di ricerca nell’ambito della salute orale».

Ampio spazio, infine, a qualità e sicurezza dei prodotti a potenziale rischio ridotto immessi sul mercato. BAT ha sottolineato, infatti, che è importante «testare con la massima accuratezza sia i liquidi che i dispositivi, eseguendo studi meticolosi per contribuire concretamente alla creazione e all’adozione di standard di qualità e sicurezza sempre più elevati». Questo il motivo per cui l’azienda segue rigorosi standard di qualità e sicurezza nella selezione degli ingredienti per i suoi liquidi, nell’analisi delle relative emissioni e nella scelta dei materiali usati nei suoi dispositivi, svolgendo accurati test tossicologici e ricerche scientifiche sui suoi prodotti a potenziale rischio ridotto.

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Crescita startup innovative al Sud, Mise e Invitalia lanciano SPIN

Il progetto sarà gestito dall’Agenzia per lo sviluppo in partnership con ELITE. Due le fasi e 50 le aziende selezionale. Al via la road show da Catania

Un programma tutto dedicato alle piccole imprese del Sud per favorire l’incontro fra le startup innovative del Mezzogiorno con le piccole medie e grandi imprese nazionali e internazionali facilitando i processi di open innovation e accedendo a nuove forme di finanza alternativa per la crescita. È questo l’obiettivo di SPIN (Scaleup Program Invitalia Network), il programma promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico, nell’ambito del Pon Imprese e competitività 2014-2020, e gestito da Invitalia in partnership con ELITE, London Stock Exchange Group dedicato alle nuove e innovative realtà imprenditoriali del Sud Italia. Si parte oggi, 1° ottobre 2019, da Catania con una vera e propria road show promozionale che si articolerà in altre sei tappe per passare tra Palermo, Napoli, Brindisi, Bari, Potenza e Cosenza.

UN PROGRAMMA IN DUE FASI

SPIN offre una grande opportunità a Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia e a tutte le loro aziende che credono nello sviluppo del territorio, quello che passa attraverso la novità, il digitale, l’impegno e le nuove forme di collaborazione e gestione del credito. Per la prima volta, spinoff universitari, PMI e startup innovative che operano in queste regioni potranno accedere ai servizi offerti da ELITE attraverso una piattaforma online personalizzata entrando così all’open innovation, alla crescita e all’accesso alla finanza.

Il percorso studiato e proposto dal Ministero prevede due fasi. La prima è dedicata a 250 realtà produttive. Per loro un innovativo programma di sviluppo imprenditoriale digitale con l’assegnazione di un tutor, l’accesso ad una piattaforma di servizi, l’utilizzo di un tool di self-assessment, un report sul posizionamento competitivo, l’accesso a iniziative di networking e di Open Innovation. Alla seconda fase, invece, accederanno solo le migliori 50 imprese, selezionate direttamente da Invitalia. Queste saranno protagoniste di un percorso ELITE, con una serie di servizi per strutturarsi sui temi di strategia e business planning, organizzazione, governance e funding.

LE INFO UTILI

Per accedere al programma, tutte le startup del Meridione dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente online sul sito di Invitalia. Per avere le idee più chiare è bene partecipare agli appuntamenti della roadshow che si svilupperà in sette tappe e che toccherà tutte le regioni coinvolte.

Si parte oggi da Catania, per poi passare domani, 2 ottobre 2019, a Palermo. Si continua il 3 ottobre a Napoli, l’8 ottobre a Brindisi, il 9 a Bari, l’11 a Potenza e il 14, per la chiusura, a Cosenza Per partecipare agli eventi è necessario iscriversi. In ogni tappa, accanto alla presentazione del progetto in tutti i suoi dettagli, ci saranno incontri one to one fra le aziende e gli esperti di Invitalia e di ELITE per approfondire le opportunità offerte dal progetto e, soprattutto, favorire l’accesso al programma SPIN.

COOPERAZIONE PER LA CRESCITA IMPRENDITORIALE AL SUD

«Un tassello importante della strategia del Ministero dello Sviluppo Economico volta a favorire, nel Sud del nostro Paese, la nascita e il rafforzamento di ecosistemi di impresa innovativi, sostenibili e competitivi anche a livello internazionale». Così il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, definisce il programma SPIN: «Sosteniamo pertanto – ha continuato – con grande interesse la collaborazione tra Invitalia ed ELITE focalizzata sulle Startup, gli Spin-off universitari e le PMI del Mezzogiorno in un percorso di consolidamento delle competenze imprenditoriali, che ha l’obiettivo di aprire nuove opportunità di mercato alle tante promettenti realtà che vorranno partecipare alla selezione».

È così che con questo progetto Invitalia «non solo contribuisce alla nascita delle startup innovative del Sud con i finanziamenti gestiti per conto del Governo – ha precisato Domenico Arcuri, Amministratore Delegato dell’Agenzia, ma amplia il suo raggio d’azione preoccupandosi anche di consolidare e far crescere il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno».

Sulla stella linea anche ELITE che tramite Luca Peyrano, Amministratore Delegato, ha spiegato come «l’innovazione è da sempre un fattore distintivo di ELITE che supporta la crescita sostenibile delle piccole e medie imprese, in questo includendo anche la ricerca, la capacità innovativa e lo sviluppo tecnologico come vettore di crescita. Con questo progetto – ha concluso – supporteremo in modo mirato un gruppo selezionato di scaleup e PMI innovative che rappresentano nuove forme di impresa e sono un volano per accelerare processi di innovazione anche in sinergia con aziende più consolidate già parte di ELITE».

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Aeroporti di Roma punta sulla sostenibilità ambientale per contrastare il cambiamento climatico

Fiumicino ha a disposizione una rete idrica duale, grazie alla presenza di un depuratore biologico in grado di trattare le acque reflue, inoltre controlla l'intera filiera di produzione, smaltimento e riutilizzo dei rifiuti. L'obiettivo: ridurre di oltre mille tonnellate l’anno la quantità dei rifiuti prodotti.

Dal riciclo dell’acqua, passando per la sostenibilità delle infrastrutture fino all’attenzione per la raccolta differenziata: sono tanti i temi che riguardano la politica sostenibile di Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali di Ciampino e di Fiumicino.

La scelta che viene portata avanti da ADR è, infatti, quella di ridurre per quanto possibile l’impatto ambientale, dando contestualmente come priorità strategica un peso rilevante alla sostenibilità complessiva delle attività. Gli aeroporti sono centri nevralgici per gli scambi commerciali e per il turismo di massa e, in termini di sostenibilità, queste infrastrutture possono essere paragonate, con le dovute proporzioni, a delle vere e proprie città. Dimensioni importanti, quindi, che rendono ancora più rilevante un intervento che guarda all’ambiente.

A Ciampino e Fiumicino la regola è “Risparmiare l’acqua potabile e riciclare le acque di scarico”

Nei due aeroporti della Capitale ha assunto fondamentale importanza il contenimento dei consumi di acqua e in particolare di quelli di acqua potabile. ADR per questo motivo ha investito in modo significativo per ottimizzare i consumi, rammodernando la rete di distribuzione e riqualificando parti significative della stessa. Fiumicino si caratterizza per dei consumi di acqua che sono analoghi a quelli di una città di 250 mila abitanti.

La realtà di questo aeroporto è caratterizzata dalla presenza di una rete idrica duale che consente di gestire separatamente i consumi per cui è necessario utilizzare acqua potabile da quelli per i quali è possibile servirsi di acqua industriale. Per fare questo ADR ha dotato l’Aeroporto di Fiumicino di un depuratore biologico per il trattamento delle acque reflue aeroportuali. Le acque vengono dunque depurate e reimpiegate in applicazioni industriali. Il recupero è consistente: ogni giorno vengono riutilizzati più di 3 mila metri cubi di acque reflue, tanto da riempire in un solo anno 500 piscine olimpioniche. A Fiumicino sono presenti due impianti per il trattamento delle acque reflue uno dei quali è caratterizzato da trattamenti di affinamento della qualità delle acque ed è destinato da ADR al riutilizzo delle stesse. Lo scopo è quello di minimizzare l’impatto delle attività aeroportuali sulle aree circostanti determinando un conseguente risparmio idrico. Grazie all’impegno della società di gestione, dal 2010 ad oggi i consumi di acqua potabile per passeggero/metro quadro si sono infatti dimezzati. A Ciampino, invece, viene utilizzata acqua potabile prelevata direttamente dall’acquedotto pubblico che viene impiegata prevalentemente per i servizi igienici, di ristorazione e per l’innaffiamento delle aree verdi.  

La sostenibilità alla guida della progettazione delle infrastrutture

ADR ha scelto di dare una grande attenzione alla sostenibilità dei suoi aeroporti e per farlo ha definito un approccio sostenibile nei riguardi dell’urbanizzazione del territorio, aderendo, per alcune nuove strutture, alla certificazione Leed, ovvero Leadership in Energy and Environmental Design. Si tratta di una certificazione volontaria, riconosciuta a livello internazionale, che promuove la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione (ma anche la ristrutturazione) di edifici ecocompatibili, sostenibili ed efficienti, sia dal punto di vista energetico che del consumo di tutte le risorse ambientali. La scelta di adottare suddetto protocollo è nata nel 2016, quando è stata avviata la progettazione del terminal dell’Aviazione Generale di Ciampino. ADR ha poi riconfermato l’adesione al protocollo Leed anche per la progettazione e la realizzazione della nuova Area di Imbarco A di Fiumicino che verrà ultimata entro il 2020.

Aderire a questo tipo di certificazione vuol dire adottare gli standard più restrittivi di sostenibilità ambientale, dalla fase di progettazione dell’opera a quella di realizzazione, fino alla gestione finale della stessa. La decisione aziendale di sottomettere alcuni nuovi progetti alla valutazione per il conseguimento della certificazione comporta una serie di prescrizioni virtuose che, rispetto ad una struttura convenzionale, si traducono essenzialmente in risparmi idrici, energetici e nella minimizzazione dell’impatto ambientale dell’opera (dalle risorse e i materiali impiegati, al contenuto di riciclato, ai costi di trasporto correlati, ai costi di gestione e manutenzione della struttura…).

I primi risultati delle politiche green di ADR

Negli ultimi dieci anni ADR, grazie alle scelte fatte nell’ottica del rispetto ambientale, ha risparmiato 214 milioni di chilowattora di energia elettrica, equivalenti a più di 77 mila tonnellate di anidride carbonica e corrispondenti a circa 580 milioni di km percorsi ovvero 506 mila viaggi di andata e ritorno Roma – Milano con un’autovettura. Sono poi stati installate 100 mila luci a led che equivalgono alla pubblica illuminazione di tutta la città di Torino. Inoltre, sia Ciampino sia Fiumicino hanno ottenuto la certificazione ACA, acronimo di Airport Carbon Accreditation con il livello di Carbon Neutrality, ovvero “neutralità climatica” in termini di riduzione di emissioni di anidride carbonica: diventare carbon neutral significa farsi carico dei propri impatti ambientali e scegliere di rendere le proprie attività non impattanti verso il clima. Infine, ADR è diventata il primo aeroporto e la prima azienda italiana ad aderire all’EP100, l’iniziativa globale del Gruppo The Climate sull’uso più intelligente dell’energia, con l’ambizioso impegno di aumentare la propria produttività energetica del 150% entro il 2026. Ciò sarà realizzato attraverso investimenti in programmi di innovazione e di efficienza energetica, strumenti che l’azienda ritiene chiave per affrontare il cambiamento climatico.

Verso un aeroporto a rifiuti 0

All’interno delle politiche ambientali non può mancare un’attenzione particolare alla differenziazione dei rifiuti e anche in questo caso ADR ha realizzato un sistema di raccolta che si è rivelato efficace: nel 2018 sono stati avviati ad impianti di recupero circa l’86% dei rifiuti totali prodotti a Fiumicino ed oltre il 60% dei rifiuti prodotti a Ciampino. Il risultato è stato conseguito attraverso un progetto durato anni che ha coinvolto tutti i principali operatori aeroportuali. Rispetto al 2010 la percentuale di raccolta differenziata è triplicata, questo vuol dire che circa mille camion ogni anno non vanno verso discariche di smaltimento ma verso impianti di recupero e riuso dei rifiuti prodotti in ambito aeroportuale. Il risultato è stato raggiunto, in particolare, grazie ad un processo di raccolta porta a porta dei rifiuti. ADR segue l’intera filiera di produzione, smaltimento e recupero dei rifiuti: il 98% dei rifiuti plastici prodotti viene recuperato e il restante 2% difficilmente recuperabili, viene inviato ad impianto per la trasformazione in combustibile. ADR ha inoltre istallato presso i varchi sicurezza dei terminal delle macchine compattatrici per la raccolta e la compattazione delle bottigliette di plastica che i viaggiatori sono obbligati a lasciare prima dei controlli.

Infine, è in fase di finalizzazione l’installazione di un impianto di compostaggio destinato a trattare, direttamente in loco, la frazione organica prodotta dagli scarti alimentari derivanti dalle attività commerciali dei ristoranti e dei bar dei terminal. Questo progetto permetterà di ridurre di oltre mille tonnellate l’anno la quantità dei rifiuti prodotti soltanto a Fiumicino.

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