Bannon torna alla corte di Trump dopo il flop europeo

Il guru sovranista, reduce dall'insuccesso alle elezioni Ue come aggregatore dei nazionalisti, è stato riammesso nella cerchia del tycoon. Dalla quale era stato cacciato. La nuova missione: infangare Biden.

Steve Bannon, guru della campagna elettorale 2016 di Donald Trump, è tornato a lavorare per il presidente in vista delle Presidenziali 2020. L’ideologo sovranista/nazionalista era stato allontanato dalla corte della Casa Bianca nel 2018 dopo che erano trapelati alcuni suoi commenti critici nei confronti del figlio del tycoon, Donald jr.

Perso il suo referente politico negli Usa, Bannon si era reinventato come aggregatore di tutti i movimenti nazionalisti in Europa. Con la sua organizzazione, The Movement, si era riproposto di unire in un fronte solo tutti i partiti euroscettici in vista delle elezioni europee 2019. Quando quella che sperava sarebbe stata l’ondata sovranista si è infranta al voto del 26 maggio, l’ex fondatore della rivista di estrema destra Breitbart è tornato a lanciare ami in direzione di Trump.

BANNON IN PRIMA FILA NELLA CAMPAGNA CONTRO BIDEN

Il 23 settembre, il Daily Beast ha diffuso la notizia del ritorno di Bannon a un ruolo operativo (anche se ufficioso) in vista della campagna elettorale del 2020: il team del presidente, con in testa il suo avvocato Rudolph Giuliani, sta cercando di aprire una nuova offensiva contro Joe Biden e la sua famiglia mentre la vicenda ucraina è ancora calda. L’ex vice di Barack Obama sarà con tutta probabilità l’avversario del tycoon nel 2020, e gli uomini del magnate stanno battendo tutte le strade possibili per gettare fango sulla sua immagine.

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«Fin da prima che scoppiasse il caso Ucraina», scrive il Beast, «gli alleati di Trump stavano cercando un modo per mettere in difficoltà Biden. Un gruppo di attivisti allineati con il presidente, inclusi Steve Bannon, lo scrittore conservatore Peter Schweizer e l’attivista antimusulmano Frank Gaffney, sta spingendo per aprire un nuovo fronte contro il lavoro di Hunter Biden (il figlio di Joe) in Cina». Secondo fonti del quotidiano, Giuliani e lo stesso Trump avrebbero recentemente discusso della Cina come un fattore di debolezza per Biden. L’azienda di Hunter ha lavorato per anni a stretto contatto con compagnie cinesi, e i recenti contrasti tra Washington e Pechino potrebbero mettere la famiglia Biden in difficoltà. Una storia dalle molte zone grigie che Bannon ha scelto come cavallo per tornare nelle grazie del tycoon.

IL RIAVVICINAMENTO CON TRUMP SULLA CINA

«Joe Biden deve essere trasparente al 100% sulle sue relazioni e quelle della sua famiglia con Pechino», ha detto ad aprile in una conferenza a New York, alla presenza di molti uomini nella cerchia del presidente, «abbiamo il diritto di conoscere qualsiasi legame tra Biden e il partito comunista cinese, la Bank of China e tutte le istituzioni finanziarie cinesi». Il guru del sovranismo sa quali tasti premere per solleticare gli appetiti di Trump, e non ci ha messo molto per ottenere il perdono presidenziale. Già a giugno i media sono tornati a parlare di un riavvicinamento, e le apparizioni sempre più frequenti di Bannon su Fox News non sono passate inosservate. Secondo il Washington Examiner, a metà estate il segretario di Stato Mike Pompeo lo avrebbe contattato per una consulenza su una possibile candidatura al senato nel 2020. Il 2 agosto, dopo un intervento in tivù, ha impressionato il tycoon al punto da ricevere un tweet di congratulazioni.

Tutto si può dire del controverso personaggio, ma non che sia sprovvisto di intuito nel leggere i grandi sommovimenti politici del suo tempo e soprattutto su come sfruttarli. Per il 2020 sta scommettendo sulla contrapposizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, riuscendo a riconquistare il favore della sua creatura politica. «La Cina sarà la cornice di questa campagna», ha detto il 19 settembre alla Cnbc, «e Trump è stato come la Rocca di Gibilterra nella battaglia con Pechino».

L’INCONTRO CON IL FIGLIO DI BOLSONARO

Il corteggiamento a distanza ha già dato i suoi frutti: pochi giorni dopo l’intervista, in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, Bannon ha incontrato a New York il deputato brasiliano Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente Jair che con Trump ha un rapporto molto stretto. Se l’eminenza grigia tornerà a muovere i fili della prossima campagna elettorale, prepariamoci a un 2020 infuocato.

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