Trovare parcheggio con il cellulare? Presto sarà realtà

Al Cybertech Europe presentata una soluzione immediatamente applicabile per le smart city: semafori, ztl, soste, lampioni. Netgroup interconnette i dati e li mette a disposizione della pubblica amministrazione.

Solo pochi mesi e il parcheggio lo troveremo con lo smartphone. Tra le tante promesse più o meno futuribili del digitale – tra big data, internet of things, cybersecurity, intelligenza artificiale e molto altro – c’è una novità davvero prossima, e concretissima, che potremmo definire la trasformazione in realtà dell’idea di smart city: regolazione dei semafori in base al traffico, lampioni che si attivano con il movimento, accessi regolatia distanza per le Ztl, controllo antisismico in tempo reale degli edifici, comunicazione sul cellulare delle strade libere nonché dei parcheggi disponibili. Insomma, una rivoluzione.

IL PROGETTO DI UNA CITTÀ DAVVERO SMART

Al Cybertech Europe di Roma il progetto l’ha presentato Netgroup, azienda italiana dell’ICT nata nel 1995 che ha oggi oltre 500 dipendenti di altissima specializzazione, presente in Spagna, Regno Unito e Sudamerica, con importanti e strategici clienti che vanno da grandi industrie a grandi organizzazioni pubbliche e militari. Clienti per i quali crea soluzioni informatiche “su misura”. L’ultima grande e originale innovazione presentata riguarda proprio le città. «Abbiamo cominciato a lavorare alla fabbrica intelligente 20 anni fa e attualmente applichiamo le soluzioni dell’information technology a settori quali logistica, aereospazio, trasporti, agroalimentare, comunicazioni, anche se oggi presentiamo una soluzione di smart city immediatamente applicabile per le pubbliche amministrazioni, anche grazie al prossimo avvento del 5G», spiega a Lettera43.it il direttore generale di Netgroup, l’ingegnere Mario Gaetano Di Dio.

RISPARMIO E MAGGIORE VIVIBILITÀ

In pratica, le piattaforme applicative raccolgono una quantità enorme di dati, dalle reti dei sensori uniformemente distribuiti nelle aree metropolitane, li ordina e li trasmette alle pubbliche amministrazioni, insieme ai software che permettono di interpretare quelle informazioni, così che le città possano essere ‘intelligenti’. Certo, serviranno dipendenti pubblici in grado di leggere e utilizzare quei dati, trasferendone la conoscenza ai cittadini. Se così fosse, le luci dei lampioni potrebbero variare in intensità al variare della luminosità esterna, ma anche e soprattutto in base al numero di persone che passano in quel momento in quel pezzo di strada. Con relativo risparmio. I semafori potrebbero diventare verdi a seconda del traffico, come per la presenza di mezzi pesanti, blocchi stradali e molto altro. Con beneficio della vivibilità delle nostre strade. E a quel punto Google Maps, che comunica attraverso i Gps dei cellulari, potrebbe sembrare preistoria.

I DUBBI SULLA DELLA PRIVACY

«I sensori sono sempre più diffusi e raccolgono sempre più dati», spiega Di Dio, «costano poco, ma il vero valore è l’infrastruttura di interconnessione e di comunicazione e la tecnologia di gestione di questi dati. La pubblica amministrazione potrebbe fornire una comunicazione costante e in tempo reale dei propri servizi agli utenti, tra l’altro aggiungendo molte altre opzioni, per esempio pre-prenotando un posto auto. E se vado allo stadio dove parcheggiare in anticipo». Da quando tutto questo? «Entro i primi mesi del 2020 queste tecnologie diventeranno utili per le nostre esigenze quotidiane», dice il dirigente Netgroup. E oggi? «Al momento già lavoriamo in fase sperimentale in diverse grandi città e aree metropolitane italiane». Insomma, dati ovunque, a ogni angolo di una città “intelligente” che ti guarda, ti vede, ti legge e ti protegge. E in qualche modo ti prevede. Ma non è che scatta l’allarme privacy? «Un tema caldo e di attualità. Noi come azienda di tecnologia siamo molto attenti alla questione. E abbiamo messo a punto sofisticati sistemi di protezione e criptografia dei dati, che non possono essere aggredibile dall’esterno. E poi, rivela Di Dio, «il dato resta di proprietà dell’utente che ne può chiedere alla pubblica amministrazione la cancellazione immediata, sempre e comunque».

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