L’America Latina ha aiutato il papa a battere la Curia

Il sinodo sullìAmazzonia è stato guidato dai vescovi brasiliani insieme a numerosi missionari e rappresentanti delle comunità locali e dei popoli indigeni. Categorie organizzate e capaci di orientare il dibattito. Così Francesco è riuscito a imporre la sua linea di riforme radicali al partito curiale.

Alla fine la periferia del mondo è entrata in Vaticano e ha vinto. È questo forse il dato politico più rilevante emerso dalla conclusione del sinodo sull’Amazzonia convocato da papa Francesco e svoltosi dal 6 al 27 ottobre.

Decisioni importanti sono state prese dai padri sinodali riunitisi a Romain primis la proposta di ordinare sacerdoti uomini riconosciuti dalle comunità, sposati e con una famiglia stabile – e molto probabilmente saranno poi tradotte in un’apposita esortazione post-sinodale dal pontefice che completerà il documento finale dell’assise con la propria visione e la propria autorità di vescovo di Roma.

CON FRANCESCO IL SINODO È DIVENTATO PIÚ IMPORTANTE

Del resto era proprio questo uno degli elementi di riforma strutturale della Chiesa voluti fortemente da Bergoglio: vale a dire portare a termine l’innovazione già prefigurata dal Concilio Vaticano II con l’istituzione del sinodo quale momento di partecipazione, discussione e decisione collegiale. Con Francesco l’assemblea dei vescovi, da organo puramente consultivo come era stato per lunghi decenni, si sta trasformando sempre di più in elemento chiave della vita della Chiesa: un sinodo che ‘decide’ insieme al pontefice.

La sinodalità è forse il metodo che meglio interpreta la globalità della Chiesa cattolica

E chissà che nei prossimi anni non si allarghi anche la platea dei padri sinodali, a cominciare dalle ‘madri’ e poi anche dai laici. Di certo la sinodalità è un ponte ecumenico lanciato verso le altre confessioni cristiane che hanno sempre visto nell’assolutismo del papato un limite di fatto insormontabile al cammino comune delle chiese cristiane, per quanta buona volontà ci fosse. La sinodalità, inoltre, è forse il metodo che meglio interpreta la globalità della Chiesa cattolica, una globalità composta da una varietà culture e sensibilità differenti.

Il papa durante i lavori del sinodo sull’Amazzonia.

D’altro canto, se questo è vero al medesimo tempo è un fatto che i primi due sinodi sulla famiglia convocati dal papa argentino nel 2014 e nel 2015, erano stati segnati da una fortissima e a tratti violenta opposizione alla spinta innovativa promossa da Bergoglio (le novità si erano fatte strada a fatica fra votazioni combattute e documenti cesellati fino al dettaglio). Francesco ha ottenuto stavolta quella vittoria netta e in campo aperto che ancora gli mancava per completare il suo percorso di riforma della Chiesa. Una vittoria costruita nel tempo con saggezza e astuzia. Nel momento culminante del pontificato si è rivolto infatti alla sua America Latina, ai vescovi brasiliani innanzitutto, usciti certo decimati dal trentennio conservatore Wojtyla-Ratzinger ma non piegati del tutto, anzi.

IL PARTITO CURIALE QUESTA VOLTA HA PERSO

Il sinodo amazzonico, che vedeva la partecipazione delle chiese di nove Paesi della regione, è stato guidato dall’episcopato brasiliano insieme ai numerosi missionari, alle religiose, e ai rappresentanti delle comunità locali e dei popoli indigeni partecipanti all’assise. Categorie che – tranne i vescovi  – non avevano diritto di voto, ma organizzate e capaci di orientare il dibattito, di esercitare quella moral suasion che avuto il suo peso. Per questo è particolarmente significativo che tutti e 120 i paragrafi del documento finale abbiano raggiunto il quorum dei due terzi di voti necessari per l’approvazione.

La questione ambientale era già stata posta al centro dell’enciclica Laudato sì

Alcuni alti prelati della Curia hanno provato, prima e durante il sinodo, a fermare il cambiamento, fra di loro un cardinale di peso come il prefetto della congregazione dei vescovi, il canadese Marc Ouellet, ma stavolta il partito curiale ha perso. Su un piano più generale, va poi rilevato che la questione ambientale come tema cruciale per il futuro dell’umanità, la salvaguardia del Creato e della vita, la messa in discussione del modello globale di sviluppo e di consumo, l’aggressione predatoria agli ecosistemi e alle comunità locali da parte di grandi multinazionali o degli stati più ricchi del pianeta, erano stati posti al centro dell’enciclica Laudato si’, pubblicata nel maggio del 2015; tutta questa materia ha avuto un suo chiaro punto di caduta nel sinodo amazzonico.

SUI PRETI SPOSATI È ARRIVATA LA SVOLTA DEFINITIVA

Il sinodo ha preso poi alcune decisioni come quella relativa alla richiesta di ordinare uomini sposati (bisognerà vedere come la tradurrà concretamente il papa), che riguardano in primo luogo una realtà locale per quanto immensa come quella amazzonica. L’ormai cronica carenza di sacerdoti nella regione, la situazione di molte comunità abbandonate a sé stesse, la concorrenza delle chiese evangeliche ben radicate sul territorio, hanno spinto il sinodo a scegliere il cambiamento spinto per altro da una forte richiesta dei vescovi e delle comunità locali.

Papa Francesco durante la celebrazione della messa.

Tuttavia, una volta innescato il processo sarà ben difficile fermarlo altrove: cosa accadrà infatti quando prossimamente si riunirà il sinodo della Chiesa tedesca che spinge per riforme radicali? E come si regolerà la Chiesa australiana che nel 2020 si riunirà in un concilio plenario (l’ultimo si era svolto nel 1937) per decidere come rimettersi in cammino dopo essere stata travolta dallo scandalo degli abusi sui minori? Francesco ha scommesso su un cristianesimo capace di uscire dalla crisi in cui versa mettendo in discussone sé stesso in un dialogo aperto col mondo, la strada ora è aperta.

RIFORME PER LE DONNE: MINISTERO AD HOC E DIACONATO FEMMINILE

Rimane aperta, poi, drammaticamente, la questione femminile; da una parte infatti le donne  – fra religiose e laiche – costituiscono buona parte dell’ossatura del cattolicesimo organizzato nel mondo, dall’altra il perpetrarsi delle discriminazioni nei loro confronti sta riducendo anno dopo anno la presenza femminile nella Chiesa in molti Paesi. Su questo fronte dal sinodo arrivano due novità entrambe importanti.

La leadership femminile viene infine riconosciuta formalmente uscendo dall’anonimato e soprattutto dalla provvisorietà

La prima è la richiesta di un «ministero istituito» per le donne leader di comunità «considerato che la maggioranza delle comunità cattoliche in Amazzonia sono guidate da donne». Significa che l’incarico diventa istituzionale, la leadership femminile viene infine riconosciuta formalmente uscendo dall’anonimato e soprattutto dalla provvisorietà. Un obiettivo minimo per alcuni, ma meno scontato se si tiene conto appunto del ruolo che ricoprono le donne nella regione e dell’impatto culturale che la decisione della Chiesa potrà avere nei Paesi amazzonici come nel resto del mondo, a cominciare da quelle realtà in cui le donne – anche nella Chiesa – sono esposte a discriminazioni gravi.  

Al medesimo tempo il papa, nel suo intervento conclusivo al sinodo, ha fatto sapere che intende riconvocare la commissione sul diaconato femminile (i cui lavori si erano conclusi poco tempo fa con un nulla di fatto), tema discusso anche durante l’assise tenutasi in Vaticano. Segno che anche Francesco ha saputo ascoltare e probabilmente, pure alla luce dei lavori del sinodo, ha pensato che i tempi sono maturi per un’accelerazione. Fra le novità in arrivo c’è infine la possibilità, adombrata anche dal papa, che nasca una conferenza episcopale panamazzonica, un organismo che non si sostituisce agli episcopati nazionali ma sia in qualche modo capace di raccogliere i frutti di questo sinodo dando vita a una forma di confronto e di alleanza per affrontare problemi comuni.  

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