Finito il lockdown avremo ancora voglia di sesso online?

Se in epoca pre-Covid il desiderio si consumava in chat o in Rete, ora condannati a smartworking e webinar avvertiamo maggiormente l'esigenza di fisicità. La passione ha infatti bisogno di emozioni e di sorprese.

Bacco, tabacco e venere. È la summa dei piaceri voluttuari che governa la nostra società da tre secoli, anche a dispetto d’ogni controindicazione sanitaria o repressione legale. In grado anche fumo, alcol e sesso di fare coesistere la dimensione legale e illegale. Felicemente e senza che il ridursi dell’una comporti l’aumento dell’altra.

Perché il consumo voluttuario tira sia quando la situazione sociale è buona, rilassata, sia quando al contrario il sentimento collettivo è ansioso e preoccupato. Anzi nel secondo caso la ricerca di compensazioni e di sostanze che tirino su è ancor più forte. Come indicano le prime stime e riflessioni sulla vita che stiamo facendo da più di tre mesi. Su come e quanto la pandemia ci ha cambiati e ci cambierà anche sotto l’aspetto istintuale e voluttuario.

L’IMPATTO DELL’EPIDEMIA SULLA SFERA ISTINTUALE

Ma premesso che il tema è vastissimo mi limiterò a segnalare anzitutto come da sempre un’epidemia impatti pesantemente sulla sfera istintuale e sui consumi voluttuari. Sino al 600/700, ad esempio, la triade goduriosa era costituita da Bacchus, Venus et Balnea. Ossia i bagni pubblici, luoghi ibridi dove le necessità dell’igiene in tempi in cui le case private non avevano acqua corrente, sposavano i piaceri del corpo. Erano posti dove ci si poteva lavare, ma soprattutto bere, giocare d’azzardo, fare sesso a pagamento. Esistono ampi repertori iconografici di questi “casini” che costituivano anche la gloria e l’attrattività di molte città europee, ma che con la peste nera prima, nel tardo Medioevo, e poi nel 600, con la peste manzoniana, furono i primi luoghi a essere interdetti. Perché si riteneva che l’acqua fosse la principale causa di contagio.

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Naturalmente sulla ciclica chiusura dei circuiti del piacere in tutt’Europa pesavano la morale sessuofobica dei tempi e lo spirito della controriforma. Ma la sostituzione dei bagni con il tabacco significava l’ascesa della borghesia come classe egemone, in quanto sostanza che promuoveva laboriosità e insonne ricerca di buoni affari. Al punto che con il tabacco si diffuse anche la nuova bevanda del caffè. Nicotina e caffeina: alleate nel promuovere un’eccitazione che faceva leva sul dovere piuttosto che il piacere. Un rilievo storico, questo, che ci proietta in un presente in cui la ricerca voluttuaria risponde a esigenze istintuali che sentiamo sulla pelle: urgenti e immediate. Ancor più quando il confinamento domestico rende il loro soddisfacimento difficile, problematico. E la ricerca di compensazioni o piaceri sostitutivi è obbligata a fare i conti con una realtà costretta.

ALCOL, TABACCO, CIBO (E POCO SESSO)

Non esistono ancora dati, però è evidente e ragionevole pensare che il lockdown abbia prodotto un aumento sensibile dell’assunzione di alcol e tabacco. E anche del cibo, come piacere sostitutivo del sesso. Che invece risulta il più penalizzato dalla pandemia, soprattutto dalle regole di distanziamento fisico. La vicinanza dei corpi e l’intimità sono infatti essenziali per il rapporto sessuale. Che però rispetto al passato e a tutta l’era pre-internet ora può contare su un sistema virtuale, di finzione molto realistico. Ovvero esprimersi nei tanti modi, anche quelli più degradati, che sono entrati nei costumi delle persone come attività di sexting. Resta tuttavia indubbio e lo stiamo capendo in modo immediato e materiale, proprio con il Covid-19 che ci costringe a vivere solo on e quasi mai off, che la realtà ha un sapore e un colore unici. E che da essa non potremo, se non eccezionalmente, distaccarci e comunque mai prescindere. Così come la video call generalizzata ci ha ormai quasi esauriti, fisicamente e mentalmente, l’intimità digitale si sta rivelando un formidabile depressore di libido.

L’AMBIENTE DOMESTICO È LA TOMBA DELL’EROS

Costretti in casa, coniugi e conviventi stanno sperimentando che l’ambiente domestico si presta molto di più a cucinare che a fare l’amore. Perché il sesso nell’abitudine si acquieta e un po’ si spegne. Naturalmente. La passione ha infatti bisogno di emozioni, di sorprese. Di incanti che possono durare poco, quasi niente, ma per scatenare il desiderio basta un momento. Di fantasie che il web può alimentare alla grande, ma che prima o poi chiedono di risolversi materialmente. Tanto che, come noto, gli Amori 4.0 (titolo di bel libro collettivo curato da Amalia Prunotto, editore Alpes) ambiscono sempre ad arrivare, prima o poi, al dunque. All’incontro live, che non necessariamente è sessuale, anzi spesso non lo è, ma che tuttavia vive e si alimenta nell’attesa. Di vedere come la persona con cui si è chattato a lungo muove le mani o ti guarda, oppure porta il foulard o accavalla le gambe.

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La casa e l’ambiente domestico, ancor più se senza alternative, hanno tutta l’aria di essere la tomba dell’eros, nel contempo che più rovinosamente riescono a dare corpo e a scatenare i conflitti, esasperando le difficoltà e le incomprensioni di coppia magari già in corso o latenti. Come tali bisognose solo dell’occasione per esplodere, come dimostra l’aumento, ovunque, in Cina come in Italia, delle violenze domestiche e delle richieste di separazioni, da quando è iniziata la pandemia.

MEGLIO IL PIACERE SOLITARIO

Il peace and love ha poco appeal per le coppie, ma anche per i single in quarantena. Se è vero ad esempio che nella mappa emotiva del DataLab di Eni fra gli hashtag più popolari associati a #iorestoacasa non c’è alcun riferimento a sessualità e intimità. Un’assenza confermata da un sondaggio di Ifop per Paris Match, secondo cui quasi la metà dei francesi (44%) ha dichiarato nell’ultimo mese di non avere fatto sesso e in percentuale di poco inferiore (il 42%) di essersi dedicato, con maggiore propensione fra i maschi, al piacere solitario. Pratiche onanistiche molto probabilmente incentivate dall’aumentato accesso ai siti porno, grazie anche alla gratuità offerta da molti di essi, come contributo a rendere piacevole il confinamento domestico. Stay horny, stay home (Stai eccitato, stai in casa) è il claim lanciato da YouPorn, forse il più noto aggregatore di video porno del mondo.

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È tutto da vedere però se finita l’emergenza tutta questa introversione domestica del sesso, vissuto con videochat e app per match solo online, si manterrà. Secondo un articolo de La Stampa del 6 maggio (L’amore al tempo di Covid si cerca in rete) tutti i siti di Dating, da Tinder a Ok Cupid, dichiarano grande successo di pubblico e di utenti attivi. Ma personalmente credo che siano dichiarazioni un po’ false e un po’ obbligate. E che più durerà la quarantena più crescerà il desiderio di contatto fisico. Perché se è vero che non c’è sesso senza amore e ancor più vero il contrario. Per dirla con una delle migliori citazioni pop e pulp di sempre, peraltro in linea con l’utente medio di siti d’incontro: «Il sesso con l’amore è forse la cosa più bella, ma anche senza amore non è malaccio!».

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Come cambia il sesso a pagamento con l’emergenza coronavirus

Con la pandemia in corso, i contatti sono vietati. Cresce così l'offerta online. Video chat ma anche semplici telefonate. «Moltissimi mi contattano perché vogliono solo parlare e avere compagnia», racconta una escort di Monza. «E alla fine ne fanno anche loro a me».

A quanto pare anche il mondo del sesso a pagamento, dinanzi alla pandemia da coronavirus, prende provvedimenti e resta a casa.

Non sono poche, infatti, le escort d’Italia che al servizio a domicilio hanno sostituito quello al telefono approfittando della possibilità di videochiamate e chat. Perché la crisi, anche per il mondo del sesso, si fa sentire e non poco.

Parliamo, d’altronde, di un settore fiorente, più di quanto si pensi. Secondo i dati di Escort Advisor, il sito di annunci di escort più diffuso in Italia, nel solo 2019 gli utenti unici sono stati oltre 18 milioni, le ricerche sul sito oltre 327 milioni e i profili delle ragazze sono stati visualizzati oltre 206 milioni di volte. Numeri impressionanti che, non a caso, collocano – secondo i dati Alexa – Escort Advisor, al 51esimo posto tra i siti in assoluto più visualizzati in Italia.

CON IL CORONAVIRUS CALA IL DESIDERIO

Cos’è accaduto con l’inizio della pandemia? Innanzitutto, il desiderio stesso dei potenziali clienti è venuto meno: analizzando le ricerche su Google emerge, infatti, che a partire dal 17 febbraio il volume di ricerche con la parola-chiave “escort” ha registrato un -9,2% rispetto ai periodi precedenti, «con un trend in forte diminuzione mano a mano che le misure di contenimento dell’emergenza si sono inasprite», spiegano da Escort Advisor.

ANNUNCI IN CALO DEL 32%

Stesso andamento per le cosiddette sex worker. Se durante il mese di febbraio sui vari siti dedicati sono stati pubblicati circa 12.500 annunci ogni giorno, in perfetta media con il volume stagionale, a partire dall’8 marzo, quando è stato emanato cioè il primo decreto restrittivo del governo Conte, si è registrato un calo del 32%: una media di 8.500 annunci al giorno, fino ad arrivare ai 6.500 del 13 marzo, «il più basso toccato dal settore negli ultimi anni».

LA SOLUZIONE STA ANCHE QUI NEL LAVORO AGILE

Inevitabile il crollo, vista la paura di contagio e l’esigenza di restare a casa isolati per contrastare e sconfiggere il Covid-19. Ma è per questo motivo che sempre più escort, giovani e meno giovani, hanno cominciato a darsi anche loro al “lavoro agile”. E l’idea, spesso, è partita proprio dai clienti. Com’è accaduto a Francesca, escort di Milano. «Appena ho capito la gravità della situazione, non ho esitato ad avvisare i miei clienti attraverso il mio profilo che non avrei ricevuto più nessuno fino al passare del blocco totale che stiamo vivendo», racconta. Ma è qui che alcuni clienti hanno cominciato a contattare Francesca, «anche solo per cercare compagnia al telefono. Alcuni mi chiedono di vedermi mentre mi “prendo cura di me”, mentre mi spoglio, altri vogliono davvero solo parlare perché da soli, altri ancora chiedono foto». Con tutti i rischi del caso: «Mi ha fatto molto ridere», aggiunge Francesca, «quello che mi ha chiamato con la doccia aperta bisbigliando… era chiuso in bagno e fingeva di lavarsi per non farsi beccare dalla moglie».

Ricevo ancora tra le 40 e le 30 telefonate al giorno. A parte qualche furbetto che vorrebbe infrangere la legge, moltissimi mi contattano perché vogliono solo parlare e avere compagnia. E alla fine ne fanno anche loro a me

Tiffany, escort di Monza

Tiffany, invece, vive a Monza, altra zona che sta registrando un alto numero di contagi. «Per disposizioni decreto emergenza coronavirus», si legge nella sua stessa recensione, «sono disponibile solo a fare videochiamate con sessioni molto hard volendo anche in coppia a costi più sostenuti, ovvio per le circostanze, non potendo fare incontri». La contattiamo e le chiediamo quale sia la risposta del pubblico. «Ricevo ogni giorno moltissimi messaggi da parte dei miei clienti che mi dicono che non vedono l’ora di rivedermi. Mi dicono che gli manco. Questo mi fa pensare ad un futuro migliore», racconta a Lettera43.it. «La cosa sorprendente è che le richieste arrivano anche da lontano: Sicilia, Campania, Sardegna e altre regioni. Ricevo ancora tra le 40 e le 30 telefonate al giorno, a parte qualche furbetto che vorrebbe infrangere la legge sullo stare a casa, moltissimi mi contattano perché vogliono solo parlare e avere compagnia. E alla fine ne fanno anche loro a me».

La home page di Pornhub.

SU PORNHUB SI CERCANO “CONTE” E “COVID”

Restano, poi, i siti hard, come Pornhub che, in segno di solidarietà, ha aperto ormai da settimane l’area premium a tutti gli italiani, gratuitamente. Il risultato è che tra le trending search del sito al primo posto da qualche giorno c’è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma c’è di più. Anche il sito con video hard più diffuso al mondo ha subito in un certo senso il contagio: secondo i dati pubblicati dal portale, si evince che sono sempre di più le persone che anche qui cercano “Covid” o “coronavirus”. Le prime ricerche sono comparse il 25 gennaio. E da lì è stato un crescendo. Negli ultimi 30 giorni sono state registrate 6,8 milioni di ricerche globali contenenti “covid” o “coronavirus”, fino al picco del 5 marzo con 1,5 milioni di ricerche. Il primato? In Slovacchia, dove c’è stata una crescita del 119%.

In Italia il traffico su Pornhub è aumentato rispetto al passato, segnando un +9% il 9 marzo, +11% il 10 marzo e +13,8% l’11 marzo

E per quanto riguarda più specificatamente il nostro Paese? Inevitabilmente il traffico è aumentato rispetto al passato, segnando un +9% il 9 marzo, +11% il 10 marzo e +13,8% l’11 marzo. A cambiare, manco a dirlo, anche le fasce orarie di intrattenimento: il traffico alle 2 del mattino è in media del 47% più alto del normale e rimane del 25% sopra la media anche alle 5 del mattino. Alle 6,00 il traffico scende mediamente del -16% rispetto all’ordinario, ma alle 10,00 torna a crescere del 10% rispetto ai livelli normali, per restare al di sopra della media fino a metà pomeriggio. Stesso discorso anche la sera: il traffico alle 21,00 è del 12% superiore a quello solito.

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Gli asessuali e la lotta per il riconoscimento dei diritti

Non provano attrazione fisica. E stanno bene. Sono l'1% della popolazione mondiale. Il quarto orientamento dopo etero, omo e bi-. S'innamorano anche loro: platonicamente. Tanto che Tinder ha aggiunto un'opzione apposita. Viaggio nella categoria che ancora cerca di essere socialmente accettata.

misticiasceti. In uno dei tanti gruppi della Rete la preoccupazione più forte è il possibile contagio dal coronavirus partito dalla Cina. È l’ultimo topic d’attualità. Nello schema da Anni 90 che regola lo scambio di messaggi si parla di viaggi saltati e di precauzioni come in qualsiasi sala d’attesa. Peccato che qui la room sia quella dedicata agli asessuali, donne e uomini che non provano attrazione sessuale. E stanno bene. Tanto da voler condurre una vita normale. Con dei diritti attorno a un’identità non ancora socialmente riconosciuta.

IL SIMBOLO: TRIANGOLO BIANCO SU SFONDO VIOLA

La piattaforma è quella di Aven (la comunità degli asessuali italiani), costola dell’associazione internazionale che detta l’acronimo Asexual Visibility and Education Network. Sfondo viola con triangolo bianco che sfuma verso il grigio, qui si legge la definizione: «Un assessuale è una persona che non ha esperienza di attrazione sessuale». L’obiettivo è lottare per avere un’aperta discussione sul tema, sia tra i diretti interessati, sia tra i sessuali. Il tutto grazie a un movimento nato ormai più di 20 anni fa.

QUESTIONE SOLLEVATA PER LA PRIMA VOLTA NEL 1997

Era il 1997 quando la scrittrice irlandese Zoe O’Reilly sollevò per prima la questione con un articolo. Il titolo resta emblematico: My life is an amoeba. Con semplicità e ironia rivendica spazi di esistenza e riconoscimento per un gruppo di minoranza: «Vogliamo un nastro colorato, una festa nazionale, coupon per i fast food».

SI NASCE O SI DIVENTA? È LA CONSAPEVOLEZZA CHE ARRIVA DOPO

Francesco, Mario, Marta: hanno nomi e storie comuni. Molti hanno scoperto solo da giovani adulti di essere asessuali. O meglio ne hanno avuto la consapevolezza. I racconti – anche social – hanno spesso punti in comune. L’adolescenza, la scoperta del corpo e l’esperienza del sesso etero o gay – pur in assenza di desiderio e senza attrazione. Come le altre attività, ma di quelle noiose.

LE RELAZIONI: SI VIVONO COMUNQUE AMORE E INNAMORAMENTO

D’un tratto, dopo i 30 anni (ma anche 40 e 50) hanno capito il perché di quel disagio nella relazione – e da lì la liberazione. O i problemi. Perché le persone asessuali vivono comunque con trasporto l’amore e l’innamoramento, seppur in modo platonico.

STORIE FINITE PER INCOMPRENSIONI FISICHE

«Per me ci sono cose molto più importanti e molto più intense che possono legare due esseri umani», esordisce un’utente. «Non voglio definirmi, non mi interessa catalogarmi. Sono solo una donna libera di essere se stessa in tutto e per tutto!! Che sollievo!». La gran parte ha delle relazioni alle spalle, spesso terminate a volte proprio per un’incomprensione fisica con il partner.

DA TEMPO CERCAVANO UNA DEFINIZIONE

«Da tempo cercavo una definizione che un minimo rappresentasse quel che mi sento», scrive un’altra donna con un nickname, «e forse finalmente mi sto chiarendo le idee, venendo a conoscenza del fatto che esistono altre persone non interessate al sesso, o quantomeno che non ne fanno una primaria questione di vita». In realtà sotto l’etichetta di asessuali si nascondono poi altre sotto categorie, ma soprattutto una costante e comune fluidità.

QUANTI SONO: L’1% DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

La stima mondiale più accreditata da esponenti accademici è che gli asessuali costituiscano l’1% della popolazione globale. Il riconoscimento da parte della comunità scientifica è del 1994. Da allora lAmerican Psychiatric Association prevede la rimozione dal manuale diagnostico dei disturbi mentali. L’assessualità – scientificamente – è infatti ben diversa dall’assenza di desiderio patologico che si riscontra in persone depresse o con traumi pregressi. Una posizione che, anche se recente, ha segnato la svolta verso lo status di quarto orientamento sessuale (dopo etero, omo e bi-), su cui concorda ormai la comunità scientifica internazionale.

LE DATING APP SI AGGIORNANO: TINDER PARLA ANCHE A LORO

Se asessuale è bello, il coming out è è una boccata d’aria (anche se di difficile comprensione per i conoscenti) ed è il primo passo verso una nuova vita. Non da soli, però. Per chi non ha già trovato la propria anima gemella (o magari non si trova l’accordo sulla vita intima) c’è più attenzione e nuovi strumenti. Basta pensare che anche la generalista Tinder, nota app per incontri abbia aggiunto l’opzione asessuale. Una scelta arrivata solo nel 2019 per via delle numerose richieste. E un sondaggio tra gli utenti. Dove il mercato chiama… l’app si evolve.

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