Vivremo tutti pornificati e mediamente contenti

C'è ancora chi sostiene che l'abuso di materiale hot faccia male, ma tutti alla fine ne sono consumatori. Merito anche del web, grande eversore di una morale secolare e propagatore di nuovi costumi. E poi, come diceva Warhol: «Il sesso è più eccitante sullo schermo e tra le pagine che tra le lenzuola».

Pornificati e contenti. Ma c’è poco da ridere, anzi c’è da piangere. Soprattutto quando l’ennesima pseudo-provocazione pubblicitaria ha il volto di Rocco Siffredi che sottolinea che «il pacchetto (di patatine) sta dritto». Un doppio senso che però nella sua volgarità indica quanto il parlare, alludere al sesso in pubblico sia ormai da tempo normalizzato, quasi legalizzato. Non c’è infatti più ombra di peccato, dunque di vergogna, in chi consuma, ovvero legge o vede materiale erotico, sessuale, pornografico. Da solo o in compagnia, davanti al pc o alla tivù, online e offline, parlandone con i colleghi d’ufficio o raccontando in qualche talk show le personali avventure o disavventure sessuali.

LEGGI ANCHE: Attenzione i nuovi mostri siamo (anche) noi

DAL PUDORE REPRESSO AL SESSO ESTREMO ESIBITO

Tra Ugo Tognazzi che in Venga a prendere un caffè da noi entrava in una farmacia chiedendo sottovoce al commesso, chiamato da parte, i profilattici e quello ad alta voce rispondeva «una scatola di preservativi per il signore» e le 50 sfumature di grigio, rosso e nero c’è un abisso: di desiderio. Là il sesso era pudore represso, qui, nella trilogia erotica che ha venduto milioni di libri in tutto il mondo, il sesso estremo è diventato roba da boy scout. Allo stesso modo se Ultimo Tango a Parigi per una scena (quella famosa del burro) è stato messo all’indice e la copia del film distrutta, ora le luci rosse sono un ingrediente indispensabile dei reality show, in onda in prima serata. Con sdoganamento e pubblica confessione di tradimenti e corna in diretta. Pornificati, appunto, ma anche cornificati – come nel caso del pianto in diretta dall’Isola dei famosi del cantante Riccardo Fogli davanti al presunto tradimento della moglie spiattellato da Fabrizio Corona – ma anche contenti, visto il grande successo del libro di Giulia De Lellis Le corna stanno bene su tutto. Il che dimostra come il tema sia oggi di rilevante interesse pubblico.

LEGGI ANCHE: Il desiderio sessuale precipita e a noi resta il cibo

LA CADUTA DI TUTTI I TABÙ

Certo tragedie epocali, come l’Hiv, hanno contribuito alla democratizzazione del parlare di sesso in pubblico e alla perdita di aura peccaminosa del preservativo, elevato a presidio sanitario. Ma è stato Internet il grande eversore di una morale secolare e l’instancabile propagatore di nuovi costumi sessuali. Anche quelli più spinti e sospetti. La caduta di tutti tabù ha significato infatti il riconoscimento tollerato di gusti e orientamenti estremi (dal triangolo al poliamore, dal sadomaso al bondage). Ma anche un’effettiva liberazione da costrizioni bigotte e negatrici di una sessualità vissuta secondo inclinazioni e piacere personali.
Già la tivù commerciale aveva determinato la scomparsa della sfera privata e intima, come luogo e patrimonio esclusivo delle persone e delle coppie. Nel momento in cui ha reso normale spogliarsi in pubblico e offrire in pasto della pubblica morbosità le proprie storie sessuali. Il web però ha trasformato la pornografia in una industria e in un potente motore economico.

IL PORNO COME CONSUMO DI MASSA

Il ruolo propulsivo del porno sul consumo di massa è noto. Tivù private, videoregistratori, foto e telecamere amatoriali si sono diffusi grazie al sesso spettacolare, sia soft sia hard. Che è stato ed è ancora il vettore principale di sviluppo della Rete. «Un quarto delle ricerche sul web sono richieste a carattere pornografico. Ogni secondo», dice una ricerca pubblicata su Theconversation.com, «372 persone cercano contenuti per adulti sui motori di ricerca, 28.258 internauti li guardano, spendendo 3.075 dollari. E questi sono dati di sei anni fa. L’anno scorso il fatturato complessivo della porno economy 2.0 ha superato i 100 miliardi di dollari.

LA RETE E LA UBERIZZAZIONE DEL SESSO

Questa imponente crescita, alimentata da video on demand e web tivù, ha modificato profondamente sia l’offerta sia la domanda. Dopo la prima ondata delle porno star televisive, come Cicciolina e Moana Pozzi, le storie a luci rosse sono uscite dai cinema di periferia, non più confinate nello spettacolo per soli uomini. Gli eroici superdotati, come il mitico John Holmes «l’uomo che ebbe 14 mila donne» e Linda Lovelace, detta «gola profonda», hanno lasciato il posto a un esercito di porno attori 2.0.
Con YouPorn, PornHub, RedTube, Brazzers la pornografia è diventata gratuita: come negli altri ambiti la merce (pubblicitaria) è diventato il pubblico. Si è parlato di uberizzazione del sesso, con milioni di video riversati in Rete e prodotti da migliaia di anonimi attori/attrici che si esibiscono davanti a una webcam. Una delle più note piattaforme specializzate, Livejasmin, propone più di 2.000 esibizioni online, per 32 milioni di visitatori unici al mese. Mentre si stima che in Italia siano 18 mila le camgirl, ossia studentesse universitarie perlopiù, pornoattrici 6 ore al giorno davanti ad una webcam, per un guadagno di 2.000 euro mensili.

MAX FELICITAS E IL PORNO FAI-DA-TE

È così che grazie alle possibilità distributive della Rete e all’ampio ricorso ai social, Max Felicitas è diventato una star del porno fai-da-te. Eletto da Rocco Siffredi suo erede, il 23enne molto ricercato da media e giornalisti, è un bruttino, però superdotato, che ambienta i suoi porno, dalle esilissime trame, in case normali. Sesso sfrenato, in ogni modo e posizione ma su un tavolo, letto o divano Ikea.

LEGGI ANCHE: NoFap, il movimento contro la masturbazione conquista le donne

Sul versante del consumo i dati salienti sono l’aumento del pubblico femminile, anche con la nascita di un porno di genere, più gentile, e l’affiliazione precoce di giovani e giovanissimi. Nel primo caso si procede verso la parità pornografica di genere (dal 23% al 29% negli ultimi cinque anni in Italia secondo Insight Pornhub 2018), sottolineata anche dal grande successo dei sex toy, soprattutto fra il pubblico più maturo. Nel secondo caso ci limiteremo a segnalare che più o meno in tutta Europa vale quel che ha rilevato una vasta ricerca condotta in Francia l’anno scorso: «La pornografia è il primo educatore alla sessualità dei giovani». Per quanto l’accesso facile a immagini pornografiche non abbia modificato l’età media del primo rapporto sessuale che si è mantenuto sui 17 anni, un po’ meno per i maschi e un po’ di più per le femmine.

LEGGI ANCHE: Tutte le contraddizioni del sovranismo alimentare

LA PORNIFICAZIONE DELLA SOCIETÀ

Ma più sorprendente in assoluto è il permanere di un forte e diffuso panico morale. Che non vede ciò che è sotto gli occhi di tutti: la pornificazione della società. Cioè un dato di fatto, di realtà, che rovescia la prospettiva: la pornografia non è la causa ma il sintomo di un diffuso disagio sociale e sessuale. Certo il porno addicted non è una bella figura. Però la buona notizia è che non ci sono prove scientifiche che la “dipendenza da porno” incrementi abusi e violenze sessuali o che accentui l’infedeltà coniugale. Dunque allo stesso modo dell’alcol e del tabacco le “modiche quantità”, cioè una gestione virtuosa del vizio, sarebbero risposta più adeguata delle politiche repressive e allarmistiche che in tutt’Europa orientano l’azione di governi e amministrazioni. Anche perché se non è vero che la pornografia «ti fa diventare cieco» è certo che sin dall’antichità è uno dei piaceri e divertimenti più ricercati. Più popolari. Pubblicamente riprovati, ma privatamente goduti: il 70% degli americani ritiene che la pornografia faccia male, ma solo l’1% non ha mai visto un porno. Per la semplice ragione che, puritani o libertini che ci si senta, si deve convenire che «Il sesso è più eccitante sullo schermo e tra le pagine che tra le lenzuola» (Andy Warhol).

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Hanno trovato un fine riproduttivo all’orgasmo femminile

Secondo uno studio americano l'apice del piacere nella donna è un espediente naturale per facilitare la fecondazione. Grazie alle contrazioni che aiutano sperma e ovulo a incontrarsi.

La natura dell’orgasmo femminile è, dalla notte dei tempi, oggetto di leggende metropolitane, ma anche di indagini e ricerche scientifiche. Hanno deciso di dedicarsi al tema anche gli studiosi delle università di Yale e Cincinnati. I risultati a cui sono giunti, pubblicati sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas) mostrano che l’apice del piacere, in una donna, potrebbe essere un espediente evolutivo funzionale all’ovulazione.

UN AIUTO PER FAR INCONTRARE SPERMATOZOI E OVULO

L’orgasmo femminile è molto complesso. È da escludere che si sia sviluppato per caso. Eppure, non rispondendo a un puro bisogno riproduttivo, da tempo si dibatte sul suo senso. Secondo Chiara Simonelli, docente di Psicosessuosologia dell’università Sapienza di Roma, benché non abbia un ruolo specifico ai fini della fecondazione, può comunque agevolare la riproduzione: «L’orgasmo femminile, come hanno dimostrato alcuni esperimenti passati, potrebbe avere una funzione facilitante, perché con le sue contrazioni aiuterebbe gli spermatozoi a incontrarsi con l’ovulo».

LEGGI ANCHE Le cinque posizioni che garantiscono l’orgasmo femminile

I ricercatori, guidati da Gunter P. Wagner e Mihaela Pavlicev, hanno lavorato sulla teoria secondo cui i meccanismi psicologici alla base dell’apice del piacere nella donna si sarebbero sviluppati originariamente per semplificare l’ovulazione durante il rapporto sessuale, come avviene in diversi mammiferi tra cui conigli, gatti, cammelli e furetti. Ma da cui (in teoria) restano fuori l’uomo e i grandi primati.

GLI STUDI SUI CONIGLI CONFERMANO

Secondo lo studio, i farmaci che inibiscono l’orgasmo umano, come la fluoxetina, dovrebbero fare altrettanto sull’ovulazione negli animali in cui l’ovulazione è indotta dal rapporto. I ricercatori hanno somministrato la fluoxetina a femminine di coniglio prima del rapporto sessuale e, quando questo è avvenuto, hanno riscontrato un calo di ovulazioni del 30%. In un altro esperimento l’ovulazione è stata indotta con l’iniezione di un farmaco, che non ha avuto particolari effetti. Secondo i ricercatori, i dati supporterebbe l’ipotesi che l’ovulazione indotta durante il rapporto sessuale nei conigli sia «l’omologo» dell’orgasmo femminile umano e che questi processi abbiano una comune origine evolutiva.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Proteste in Indonesia contro la criminalizzazione del sesso extraconiugale

Attesa per il voto sul nuovo codice penale. Tra i provvedimenti più controversi, carcere o multa per chi consuma fuori dal matrimonio e per chi insulta il presidente. Secondo gli attivisti la legge colpirà soprattutto donne, minoranze religiose e comunità Lgbt.

Sono almeno 40 le persone rimaste ferite durante le proteste in Indonesia, il Paese a maggioranza musulmana più popoloso del mondo (è di religione islamica l’87% dei cittadini). Migliaia di studenti sono scesi in piazza contro una proposta di legge che, se approvata, introdurrà multe o carcere per chiunque si lasci andare a una notte d’amore fuori dal matrimonio. Ma il divieto del sesso extraconiugale è solo una delle tante modifiche che il parlamento intende varare stravolgendo il vecchio codice penale. Alla base della protesta anche una legge già approvata che ha ampiamente ridotto la libertà di investigazione dell’autorità anticorruzione.

LEGGI ANCHE: Taiwan ha legalizzato le nozze gay ed è la prima volta in Asia

DIVIETO DI SESSO ANCHE PER VIAGGIATORI

La scure sulla libertà sessuale non si abbatterebbe solamente sugli indonesiani, ma anche sui turisti. Per il momento, però, non è chiaro come il divieto potrebbe essere applicato in mete come Bali. L’Australia, nell’attesa, ha già aggiornato la sezione dei consigli di viaggio per avvertire i suoi cittadini delle scomode modifiche. Tra le proposte più contestate, anche quella di introdurre quattro anni di detenzione per le donne che abortiscono illegalmente (in Indonesia l’aborto è concesso solo in caso di rischio di vita per la madre, stupro e anomalie del feto).

DONNE E GAY PAGANO IL CONTO DELLA SVOLTA LIBERTICIDA

Secondo gli attivisti, il codice avrà effetti disastrosi, soprattutto sulle donne, sulle minoranze religiose e sulla comunità Lgbt (i gay in Indonesia non hanno il diritto di sposarsi). Sull’approvazione o meno della proposta di legge si gioca l’immagine del 58enne presidente Joko Widodo. «Questo è un momento per cui sarà ricordato. Quale eredità vuole lasciare Jokowi? Come presidente che ha approvato un’agenda dittatoriale e che ha cancellato i diritti umani dal codice penale?», ha chiesto provocatoriamente Tunggal Pawestri, attivista per i diritti delle donne e autrice di una petizione per fermare l’approvazione delle modifiche al codice. «Se davvero gli importa conservare la sua immagine di presidente del popolo, allora deve seguire la voce dei cittadini».

LEGGI ANCHE: L’ultimo schiaffo di Trump ai transgender, è giusto licenziarli

MULTA DA 700 EURO SE SI FA L’AMORE FUORI DAL MATRIMONIO

Tra le disposizioni più controverse, quelle che mettono fuori legge le relazioni de facto e il sesso extraconiugale. Per i trasgressori che «vivono insieme come marito e moglie» la pena potrebbe essere il carcere fino a sei mesi o una multa di 700 euro (10 milioni di rupie). Ma a rischio è anche la libertà di stampa e di parola: sono infatti previsti oltre tre anni di carcere per chi offenda il pPresidente. “Questo ha effetto su tutti” è l’hashtag della protesta (#semuabisakena).

Secondo Freedom in the World, il report annuale che monitora la situazione dei diritti civili e delle libertà in tutto il mondo, l’Indonesia rientra tra i paesi parzialmente liberi, con un punteggio di 62/100.

I DIRITTI CIVILI E L’INDONESIA

Secondo quanto riportato da Freedom in the World, il report annuale che monitora la situazione dei diritti civili e delle libertà in tutto il mondo, l’Indonesia rientra tra i Paesi parzialmente liberi, con un punteggio di 62/100. La repubblica islamica tocca un punteggio di 2 su 7 per quanto riguarda i diritti politici e di 4 su 7 nell’ambito delle libertà civili. «La democrazia in Indonesia ha avuto notevoli vantaggi dalla caduta del regime autoritario di Suharto nel 1998, guadagnando nell’ambito del pluralismo politico», si legge nel report. «Tuttavia, il Paese continua a lottare con sfide quali corruzione, discriminazione e violenza nei confronti di alcuni gruppi minoritari, e con l’uso politicizzato della diffamazione e delle leggi sulla blasfemia».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it