Nove cose da sapere su Giovedì nero e grande Depressione del 1929

Il 24 ottobre 1929 Wall Street crollò. Fu l'inizio di una delle più gravi crisi finanziare ed economiche dell'Occidente.

Il 24 ottobre del 1929 passò alla storia come giovedì nero, il giorno in cui comparvero i primi sintomi della cosiddetta Grande Depressione Usa, una crisi finanziaria che sconvolse per circa un decennio l’economia internazionale. Tutto cominciò a Wall Street: dopo alcune avvisaglie, il 24 ottobre si registrò un crollo vertiginoso dei titoli. Crollo che nei giorni successivi divenne incontenibile. Ecco 10 cose da sapere. 

1. L’ESPLOSIONE DELLA BOLLA SPECULATIVA E IL CROLLO DI WALL STREET

Dopo la Prima guerra mondiale l’economia Usa crebbe a ritmi enormi, trainata soprattutto dall’automotive. Grazie a una politica monetaria espansiva della Fed, banche e privati ebbero a disposizione una grande liquidità che fu investita in azioni. La speculazione innescò un rialzo dei prezzi in un clima di entusiasmo e fiducia. Non a caso gli Anni 20 vengono definiti ruggenti (roaming twenties). Un dato è particolarmente indicativo: dal 1922 al 1929 l’indice azionario era cresciuto del 500%. Il valore delle azioni però corrispondeva sempre meno all’aumento della produzione reale e ai fatturati. Così, come in ogni bolla, dopo essere cresciuto enormemente, subì una vistosa frenata. Questo portò a una vendita incontrollata delle azioni che causò il crollo della Borsa.

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2. HERBERT HOOVER, IL PRESIDENTE DELLA CRISI

Il presidente Herbert Hoover, repubblicano, si trovò ad affrontare la fase più dura della crisi. Eletto nel 1929, una manciata di mesi prima del crollo di Wall Street, il suo nome fu così associato in modo indelebile alla povertà in cui sprofondarono milioni di americani, anche perché invece di aumentare i sussidi rivolti alle classi disagiate la sua risposta fu quella di sostenere e supportare l’alta finanza. Così la zuppa acquosa entrata forzatamente nella dieta dei disoccupati venne soprannominata “Hoover Stew“, mentre le baraccopoli costruite con cartone e fogli di metallo “Hoovervilles“.

3. I NUMERI DEL CROLLO

La Grande Depressione raggiunse il suo l’apice tra il 1932 e il 1933. Proprio all’inizio del 1933 migliaia di banche e 70 mila fabbriche chiusero i battenti, facendo arrivare il numero dei disoccupati alla cifra vertiginosa di 12 milioni, il 25% della popolazione.

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4. LE CONSEGUENZE DEL PROTEZIONISMO

Gli economisti oggi sono concordi nel ritenere le politiche protezionistiche uno dei motivi per i quali la Grande depressione si protrasse per almeno un decennio. Con la tariffa Smoot-Hawley, per esempio, firmata il 17 giugno del 1930, vennero aumentati i dazi su oltre 20 mila prodotti importati. In seguito alla sua entrata in vigore, i Paesi europei finirono per non acquistare più beni americani, contribuendo ulteriormente alla crisi economica.

5. IL FLAGELLO DEL DUST BOWL

Come se non bastasse, negli Anni 30 a mettere in ginocchio gli agricoltori delle praterie americane e canadesi ci pensò il Dust Bowl: un periodo caratterizzato da forti tempeste di polvere accompagnate da disastri ecologici che decimarono i raccolti già provati dalla siccità. Questa “piaga”, tra l’altro, venne raccontata da John Steinbeck in Furore.

6. L’AUMENTO DELLA CRIMINALITÀ

La crisi economica causò milioni di disoccupati. L’assenza di opportunità di lavoro e un welfare inesistente portarono a un aumento della criminalità comune: dai furti alle attività illegali di ogni tipo.

7. ROOSEVELT E IL NEW DEAL

Appena eletto alla presidenza nel 1932, il presidente democratico Franklin D. Roosevelt mise in pratica il suo piano per stabilizzare la produzione industriale e agricola statunitense, creare posti di lavoro e stimolare l’economia attraverso grandi opere: il cosiddetto “New Deal”. Introdusse anche misure per regolamentare il mercato azionario.

8. GLI IMPATTI GLOBALI DELLA GRANDE DEPRESSIONE

Fuori dai confini nazionali, la Depressione colpì soprattutto i Paesi che dopo la Prima Guerra mondiale avevano contatto sull’aiuto economico degli States. Su tutti Regno Unito, Austria e Germania (favorendo la scalata di Adolf Hitler e del nazionalsocialismo) e, a cascata, Francia e Italia.

9. LA CRISI FINÌ CON LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La grande Depressione finì definitivamente con la Seconda Guerra mondiale, quando le politiche di riarmo e la mobilitazione della forza lavoro ridussero notevolmente la disoccupazione: dopo che gli Stati Uniti entrarono in guerra nel 1941, infatti, il tasso di disoccupazione scese rapidamente al di sotto del 10%.

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