In Austria Kurz pronto a un’altra metamorfosi (verde?)

Il baby cancelliere ha mille vite. E lavora a una nuova grande coalizione. Salgono le quotazioni degli ambientalisti. Ma anche l'estrema destra e i socialdemocratici sono in gioco. Gli scenari del post voto.

L’Austria è il Paese delle Grandi coalizioni: presto o tardi ne farà un’altra. Il problema è capire quale. Der Spiegel si chiede di che colore si tingerà stavolta il cancelliere in pectore Sebastian Kurz? Verde, rosso o blu? Indubbiamente il 33enne leader dei popolari (Övp) è un fenomeno della politica: già primo ministro più giovane d’Europa dal 2017, anche se per poco, domenica 29 settembre non solo ha rivinto le Legislative anticipate, come da pronostici, ma ha trionfato. Gli scandali a catena che in primavera avevano affossato il suo primo esecutivo – e che continuano ad affliggere l’estrema destra austriaca (Fpö) – hanno spinto i suoi cristiano-democratici al 38%: il 7% in più dal 2017, quando già sempre grazie a Kurz la Övp era riuscita a risalire dalle secche (un altro +7% dal 2013) dei partiti di massa. Il balzo avvenne grazie alla virata sovranista del giovane e rampante leader. Che da ex sottosegretario aperto al dialogo e all’integrazione (tra il 2011 e il 2013) dell’allora Grande coalizione con i socialdemocratici (Spö), passò al dito puntato contro le Ong «colluse con i trafficanti».

Austria Elezioni Kurz coalizione Verdi destra
Il dilemma del leader dei verdi austriaci, Werner Kogler, dopo il voto del 2019. (Getty)

UN PRODIGIO TRASFORMISTA

Sempre a Kurz si deve la definizione «ticket per Europa» dei salvataggi dei migranti nel Mediterraneo delle navi delle Marine europee e delle organizzazione umanitarie. Già da baby ministro degli Esteri, nel 2016, chiese «centri profughi fuori dall’Ue». Il cancelliere prodigio è un genio, sin dai primi passi in politica, a fiutare il vento che monta e portarlo poi a sé: chi taccia di trasformismo Giuseppe Conte non conosce la politica austriaca. L’alleanza nel 2017 con la Fpö (a Strasburgo con la Lega di Matteo Salvini e i tedeschi di AfD) era scontata: i programmi coincidevano anche se le frequentazioni neonaziste dell’estrema destra l’avevano resa alla lunga impresentabile per i popolari che dovevano salvarsi la faccia alle Europee. Così dall’Ibizagate che ha rovinato l’ex leader della Fpö (ed ex vice-premier) Heinz-Christian Strache, Kurz ha tratto il massimo vantaggio. I quasi 9 punti percentuali persi dall’estrema destra in pochi mesi (al 17% dal 26%) sono andati soprattutto alla Övp. E solo in parte minore ai Liberali austriaci di Neos, cresciuti dal 5% di due anni fa al 7%. 

Un governo verde-turchese, tra cristiano-democratici e verdi, sarebbe tra vincitori, l’unico fedele alla volontà popolare

IL DIBATTITO SI SPOSTA DAI MIGRANTI ALL’AMBIENTE

A naso adesso il cancelliere di Vienna che brucia le tappe starebbe a suo agio con i Verdi: in un altro governo di rottura con le paludate larghe intese. Ma stavolta a favore delle politiche green chieste dai milioni di teeanger nelle piazze. Anche in Austria il dibattito si sta spostando dai migranti all’ambiente, sull’onda delle denunce all’Onu dell’attivista Greta Thunberg. Anzi è strano che null’ultima corsa Kurz non si sia posizionato nella scia dei verdi balzati al oltre il 12% dal disastroso 3,8% del 2017: il +8% «di un giorno storico» hanno enfatizzato gli ecologisti tornati ai livelli del 2013. Un governo verde-turchese (il colore della Övp) sarebbe tra due vincitori, l’unico fedele alla volontà popolare. Il precedente dell’Amministrazione regionale del Tirolo, tra verdi e cristiano-democratici, dimostra che il binomio può funzionare. Ma il salto dal locale al nazionale sarebbe la tomba degli ambientalisti col vento in poppa: in Germania i Verdi devono il loro exploit proprio al flop nel 2017 dell’esecutivo di compromesso tentato con la CduCsu di Angela Merkel e i liberali (Fpd).

Austria Elezioni Kurz coalizione Verdi destra
La leader dei socialdemocratici austriaci, Pamela Rendi-Wagner, sconfitta alle Legislative del 2019. (Getty)

SOCIALDEMOCRATICI AL COLLASSO

I Verdi austriaci hanno riguadagnato posizioni anche perché è fallita la scissione a destra di Peter Pilz, sceso dal 4% del 2017 all’1%. La sua nuova lista è fuori dal parlamento, come accadde due anni prima (grazie a lui) ai Verdi che contribuì a fondare, senza condividerne però gli ideali di accoglienza e di multiculturalità. Il percorso di Pilz, travolto nel frattempo da una storiaccia di molestie, dimostra che il cuore di una parte degli ambientalisti austriaci non batte a sinistra. Ma il terzo dei voti che si è aggiunto alla corrente rientrata dell’ex leader provengono soprattutto dai socialdemocratici: i secondi grandi perdenti delle ultime Legislative, al minimo storico al 21% (-5%). I vertici ammettono «un risultato peggiore delle aspettative». A causa anche della prima loro leader donna, Pamela Rendi-Wagner: medico prestato alla politica che non si è rivelata una trascinatrice, non ultimo per via del programma brutta copia di quello dei verdi. Così la sinistra austriaca ha perso le roccaforti del Burgerland e della Carinzia, ed eroso gravemente il suo consenso nella rossa Vienna.

Ma solo il 20% dell’elettorato intervistato dei popolari si è detto per una coalizione con i Verdi

L’ABBRACCIO DELLA MORTE ALLA FPÖ

La capitale resta nel 2019 l’unico dei nove Land a maggioranza socialdemocratica, sebbene in calo di 6 punti, al 28%. Come la tedesca Andreas Nahles, leader dimissionaria della Spd, Rendi-Wagner cederà probabilmente presto lo scettro a un successore. Una coalizione rosso-turchese è la seconda – e più tradizionale – opzione di Kurz: tutt’altro che entusiasmante, ma così potrebbe davvero finire. L’Ue guarda di buon occhio a una Övp rientrata nei ranghi dalla sbornia sovranista, che con i Verdi potrebbe fare cose buone, tuttavia sul tema dei migranti e della sicurezza i programmi sono opposti – e Kurz deve il suo boom all’emorragia a destra. Anche sulle politiche industriali la Dc austriaca è più vicina ai liberali: in un sondaggio della tivù pubblica Orf solo il 20% del suo elettorato intervistato si è detto per una coalizione con i Verdi, mentre il 43% vuole Neos. Il 34% resta per un esecutivo turchese-blu con la Fpö. Herbert Kickl, il Salvini austriaco, e il co-leader Norbert Hofer escludono il bis con Kurz, vista la botta. Ma il cancelliere ingombrante, pronto al colpo finale, tende loro la mano dall’alto.

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Austria, il rebus alleanze dietro il successo annunciato di Kurz

Ogni scenario post elettorale trascina con sé molti punti deboli. Il partito dell'ex cancelliere avviato alla vittoria, ma attorno non ha alleati affidabili per una coalizione che duri.

Domenica 29 settembre l’Austria torna alle urne. E appare sempre più evidente che sarà l’ex cancelliere Sebastian Kurz, leader dei popolari (Övp), a portare a casa la vittoria di questa corsa elettorale settembrina. Dopo i quattro mesi trascorsi dalla caduta del governo a causa dell’Ibiza-Gate, lo scandalo in cui l’ex alleato di destra del Fpö Heinz-Christian Strache è stato beccato a cercare fondi russi in cambio di contratti pubblici, il 33enne di Vienna si rimette in gioco. Ma se la sua vittoria è scontata (i sondaggi danno il suo partito al 34%), un’ombra d’incertezza regna sulla forza politica che lo accompagnerà alla guida del Paese. Il testa a testa dovrebbe essere tra Fpö, (attestato al 20% secondo i sondaggi) e i socialdemocratici (22%), che però non hanno mai intessuto buone relazioni con Kurz. Dopo domenica, dunque, potrebbe aprirsi per il giovane leader dei popolari un periodo nero, una battuta d’arresto dopo anni di brillanti e precoci successi politici.

LEGGI ANCHE: Lo scandalo Strache spacca la destra austriaca

L’ALLEATO NATURALE DI SEBASTIAN È COPERTO DAGLI SCANDALI

Quella tra Övp e Fpö è la coalizione più probabile, visti i punti in comune che le due forze politiche mantengono. Sebastian Kurz e Norbert Hofer, subentrato a Strache nella guida del partito di estrema destra dopo l’inciampo dell’Ibiza-Gate, viaggiano all’unisono su molti temi: sono entrambi nazionalisti e affrontano la crisi migratoria con il pugno duro delle frontiere chiuse. Ma il partito di Hofer non ha ancora finito di leccarsi le ferite dallo scandalo di maggio, che già deve affrontarne uno nuovo, dettato nuovamente da uno Strache coinvolto in non meglio precisate spese pazze (che sembrano riguardare la sua abitazione). Tutti elementi di debolezza, che lasciano il sentore di una possibile scissione nel partito. Timore che lo rende un pessimo alleato con cui iniziare una nuova stagione politica.

La pagina Twitter di Norbert Hofer

L’ALLEANZA CON I SOCIALDEMOCRATICI È IMPROBABILE

Una Grosse Koalition tra popolari e democratici è una possibilità, almeno sul piano dei conteggi. Ma resta remota sul piano ideologico. Dopo il voto di domenica, a cui sono chiamati 6,4 milioni di austriaci, potrebbe formarsi un matrimonio di convenienza tra Kurz e la leader dei socialdemocratici, Pamela Rendi Wagner (Spö), anche se sembra altamente difficile, visto che i due faticano a rivolgersi la parola. E anche se nessuno dei due si è mai spinto a escludere tout court una liaison politica, Wagner ha basato sulle pesanti critiche all’ex cancelliere gran parte della campagna elettorale.

DIFFICILE ANCHE LA COALIZIONE COI VERDI

L’ultima l’ipotesi è quella di un governo arcobaleno, che sia composto da popolari, liberali Neos e Verdi. Le posizioni dei tre partiti su questioni cruciali come ambiente e migranti, tuttavia, appaiono sempre troppo distanti. Dopo aver conquistato con estrema facilità prima la guida del partito e poi quella del Paese, il ritorno di ‘Kaiser Sebastian’ risulta faticoso. Negli ultimi giorni lui stesso non ha escluso un governo di minoranza. Strada percorsa all’inizio degli Anni 70 dallo storico leader dei socialdemocratici Bruno Kreisky, e che lo portò, dopo il ritorno alle urne a un lungo periodo di maggioranza assoluta. Non per niente, per la volata finale verso il voto di domenica, i popolari hanno scelto come slogan dei manifesti «Chi vuole Kurz deve votare Kurz».

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La solitudine di Kurz nell’Austria che va a elezioni anticipate

Il leader dei popolari è in campagna per il voto del 29 settembre. Attacca l’Italia per guadagnare consensi. Ma non può tornare alleato dell’estrema destra.

L’entrata a gamba tesa di Sebastian Kurz, ex cancelliere prodigio di Vienna, nientemeno che contro Sergio Mattarella ha l’attenuante della campagna elettorale. Il leader 33enne dei popolari austriaci (Övp) ha stroncato l’auspicio del presidente della Repubblica italiano, lanciato dal forum economico Ambrosetti di Cernobbio, per una revisione del patto di stabilità dell’Ue all’insegna di una «fiscalità più equa». Kurz doveva marcare il territorio, sono settimane nelle quali non può perdere terreno mentre la nuova presidente della Commissione di Bruxelles, Ursula von der Leyen, nomina la sua squadra europea di governo aprendo alla flessibilità. Il 29 settembre si torna in anticipo a votare in Austria, dopo la brutta crisi della primavera con gli alleati dell’estrema destra (Fpö) che per il capo del governo non si è risolta bene come in Italia. 

Austria Kurz elezioni destra
Il nuovo leader della Fpö di Norbert Hofer (a sinistra) con l’ex ministro dell’Interno Herbert Kickl. GETTY.

KURZ CONTRO MATTARELLA

Quanto accade a Sud delle Alpi (porti che si riaprono, cordoni della borsa che si allentano), non fa bene neanche alla corsa di Kurz al secondo mandato. Uscito di scena Matteo Salvini (Lega), in Austria si è subito ripreso a dibattere di come fermare i migranti al Brennero. E guai a far finire, con Von der Leyen, i soldi dei contribuenti austriaci nelle tasche degli Stati più indebitati dell’Ue: «L’Italia», ha tuonato il capo della Övp, «non può diventare una seconda Grecia». Kurz «rifiuta un allentamento dei parametri dei Maastricht, come chiesto dall’Italia» perché gli austriaci sono abitudinari. Il governo nero-blu tra Övp e Fpö, cercato dall’ex cancelliere, è durato a malapena un anno: convivere con i populisti e xenofobi per i popolari si stava dimostrando molto più dura del previsto. Ma è come se gli elettori non se ne fossero accorti.

Scaricato Strache, l’estrema destra manda avanti Norbert Hofer e Herbert Kickl, il Salvini austriaco

SOCIALDEMOCRATICI ED ESTREMA DESTRA AL 20%

A riprova della solidità dell’estrema destra in certe regioni austriache, dopo l’Ibizagate nei sondaggi la Fpö ha perso dei punti (dal 26% del 2017 a circa il 20%, lo stesso calo dei socialdemocratici della Spö) ma non è crollata. La gente non si è insomma scandalizzata più di tanto vedendo l’ex vice di Kurz, Heinz-Christian Strache, e capo della Fpö, abboccare all’esca di fondi neri russi al partito, in cambio di commesse in appalti pubblici e anche quote nei tabloid austriaci. Diffuso il video, la Fpö ha scaricato Strache – accusato anche di corruzione in un’inchiesta sul gioco d’azzardo, con la sua casa perquisita ad agosto – e si è “ripulita”. In campagna elettorale sono andati avanti il nuovo leader Norbert Hofer, alle ultime Presidenziali testa a testa con il poi capo di Stato Alexander van der Bellen, e l’ex ministro dell’Interno Hebert Kickl, il Salvini austriaco.

Austria Kurz elezioni Verdi
Anche i Verdi austriaci sono in crescita nella corsa alle elezioni di fine settembre. GETTY.

LA ÖVP PRENDE I VOTI ALLA FPÖ

Ma il dato più importante è che, dal divorzio con Strache, i conservatori di Kurz guadagnano punti. Fino a 5 (dal 31,5% del 2017 al 36%), secondo gli ultimi rilevamenti, grazie soprattutto alla chiusura sull’immigrazione e sulla solidarietà nell’Ue che la Övp – d’accordo con il gruppo ultraconservatore di Visegrad dei Paesi dell’Est, anche se tra i popolari europei (Pe) – continua a sostenere. Queste percentuali fanno sognare a Kurz il 40% dei tempi andati. Ma il paradosso è che, se da una parte l’ex cancelliere più giovane dell’Austria continua a rincorrere la Fpö a destra, con la Fpö poi non potrà fare un nuovo governo, per quanto tanti elettori ancora lo vorrebbero. La spaccatura è troppo profonda, le divergenze erano covate per mesi, la voglia nella Övp di tornare con l’estrema destra è pari a zero, anche per una questione di credibilità e di immagine con i partner euroatlantici.

La leader dei socialdemocratici Rendi-Wagner non guarda al centro ma alle politiche sul clima dei Verdi

LONTANO DAI SOCIALDEMOCRATICI

Ma gli slogan dei manifesti elettorali della Övp e della Fpö sono letteralmente identici. La principale ragione per cui un’altra grande coalizione tra popolari e socialdemocratici sarà molto difficile in Austria. Se ne sono avute così tante in Austria, anche con rimpasti molto italiani, da stancare quasi tutti: nel 2017 Kurz riuscì nella rimonta dei consensi, proprio spostando la Övp a destra, nel segno della discontinuità. Lo stesso spera di fare la nuova leader della Spö Pamela Rendi-Wagner: la prima donna alla guida dei socialdemocratici austriaci combatte l’ostinarsi a destra di Kurz e contro la Fpö. Guardando, anziché al centro, alle politiche sul clima dei Verdi. Ma un governo di sinistra con loro non avrebbe la maggioranza, nonostante gli ambientalisti austriaci spicchino nei sondaggi in crescita fino a 8 punti (12%), dal 4% di due anni fa.

La leader dei socialdemocratici Pamela Rendi-Wagner (GETTY).

ANCORA PIÙ DISTANTI I VERDI

Quanto a un’alleanza dei Verdi con la Övp, sarebbe ancora più difficile da imbastire, nonostante l’esempio di buon governo tra le due forze nel Land del Tirolo, oltreché priva di una maggioranza in parlamento. Aggiungere alla cordata nero-verde i liberali di Neos (al 9% dal 5%) complicherebbe ulteriormente – e di molto, per i contrasti sull’ambiente – il programma da scrivere. Il rebus del nuovo governo si può risolvere solo contraddicendosi sulle promesse elettorali: dall’autunno si prospettano settimane, forse mesi, di consultazioni tra nemici, per sciogliere anche in Austria il nodo dell’ingovernabilità.

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