Temiamo il 2019-nCoV, ma i veri killer sono altri

L'influenza stagionale ogni anno causa centinaia di morti. Così come rappresentano ancora serie minacce il morbillo e la meningite. Senza considerare la febbre emorragica di Malburg, la rabbia e l'Hiv. La psicosi da coronavirus smontata con i numeri.

In Europa, e in Italia in particolare, «non c’è un’epidemia da coronavirus ma da influenza. Bisogna preoccuparsi più di quella». Filippo Anelli, presidente dell’Ordine nazionale dei medici, è stato chiaro.

Il virus, partito da Wuhan, in Cina, e ora diffuso in tutto il mondo, spaventa nel suo complesso, ma sulla mortalità gli esperti tranquillizzano e ricordano quanto sia importante leggere i numeri messi a disposizione dai media e dalle istituzioni cinesi con attenzione: le morti sarebbero poco sopra al 2%, inferiori per ora al 9,6% globale della Sars che nel 2003 provocò 813 decessi, di cui 348 in Cina. A Hong Kong arrivò a un tasso di mortalità del 17% e 298 decessi. Seguirono Taiwan con 84, il Canada con 38 e Singapore con 32 morti. 

La Mers, la sindrome respiratoria mediorientale, per dirne un’altra, a partire dal 2012 ha colpito 2.500 persone causando 858 decessi, con un indice di letalità del 30%. Per questo gli esperti tendono a considerare la situazione gestibile, almeno fino adesso. 

I NUMERI DELL’INFLUENZA COMUNE

Dunque, di cosa dovremmo avere paura per davvero? Certo, il nuovo coronavirus spaventa perché non esistono al momento terapie ad hoc né vaccini. Ma fermandoci ai numeri, dovremmo temere molto di più la comune influenza stagionale.

Una nuova grafica del coronavirus (Ansa).

IN ATTESA DEL PICCO STAGIONALE

Secondo quanto riportato dal bollettino Influnet, nella settimana dal 23 al 29 dicembre, l’influenza ha provocato 3,7 casi per mille assistiti, che salgono a 10 casi tra i bambini. Nella quinta settimana del 2020, invece, ci si avvicina al picco epidemico stagionale. Il valore dell’incidenza totale è salito a 13,2 casi per mille assistiti. Il numero di casi stimati in questa settimana è pari a circa 795 mila, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 4.266.000 casi. Come riporta Epicentro, il portale dell’epidemiologia della salute pubblica, alla quinta settimana della sorveglianza sono stati segnalati 85 casi gravi di cui 15 deceduti. La scorsa stagione influenzale, da ottobre 2018 ad aprile 2019, sono stati segnalati ai vari sistemi di sorveglianza dell’influenza 809 casi gravi. Una su quattro di queste persone, 198 casi, purtroppo non ce l’ha fatta, anche per altre complicanze di tipo respiratorio o cardio circolatorio. Tre quarti di essi, 601 casi, hanno richiesto intubazione in terapia intensiva. E l’80% dei casi gravi non era vaccinato

Manifesti a Pechino nel novembre 2003 (Getty Images).

LE TRE GRANDI PANDEMIE DEL XX SECOLO

Per quanto riguarda invece le pandemie, non sono così frequenti. Nel XX secolo se ne sono verificate tre: l’influenza spagnola nel 1918, l’influenza asiatica nel 1958 e l’influenza Hong Kong nel 1968. Solo la Spagnola uccise in tutto il mondo tra 30 e 50 milioni di persone – anche se recenti stime parlano addirittura di 100 milioni di morti – dopo averne contagiate circa un miliardo. Si calcola che morì dal 3 al 6% della popolazione mondiale, con oltre 4,5 milioni solo in Italia. 

ALLARME MENINGITE: OGNI ANNO COLPISCE 2,8 MILIONI DI PERSONE

Oltre all’influenza, si muore anche di meningite che nel mondo, secondo l’Oms colpisce ogni anno 2,8 milioni di persone, di cui 500 mila di tipo meningococcico con almeno 50 mila decessi. Una paura che negli ultimi mesi si è fortemente allargata in Italia a seguito dei casi nel Bergamasco e nel Bresciano, almeno sette di cui l’ultimo confermato il primo febbraio, con due morti. Altri decessi in Sardegna e Calabria, poi i tre casi in meno di 40 giorni in Liguria. In Italia, secondo il Comitato nazionale contro la meningite, sono oltre 1.000 le persone che ogni anno contraggono la malattia: circa una ogni due è colpita da quella meningococcica.

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I dati epidemiologici dell’Istituto superiore di Sanità rivelano che il decesso vale per l’8-14% dei pazienti colpiti. E senza cure adeguate, la mortalità sale addirittura al 50% dei casi. Nel 2018, i bambini di due anni che, nel nostro Paese, risultavano vaccinati per il meningococco C erano l’84,93%. Più del 15% dunque non lo era. Il sierotipo B provoca circa l’80% dei casi in età pediatrica con una massima incidenza soprattutto nel primo anno di vita, tra il quarto e l’ottavo mese. Per questo tipo di ceppo, si stima che nel mondo si verifichino ogni anno tra i 20 e gli 80 mila casi, con un tasso di letalità medio del 10%.

L’influenza uccide centinaia di persone ogni anno (Ansa).

MORBILLO: NEL 2019 1.627 CASI

Dalla meningite al morbillo. «In Europa fino a oggi non c’è nessuno che è morto per il coronavirus, ma negli ultimi tre anni abbiamo avuto 95 morti di morbillo», ha detto Andrea Ammon, direttrice esecutiva del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), rispondendo il 3 febbraio alle domande degli eurodeputati alla Commissione ambiente del parlamento europeo. I quasi 40 casi tra metà dicembre e gennaio a Lecce e provincia, in prevalenza adulti tra i 23 e i 50 anni, ma anche quattro bambini, due dei quali non vaccinati, ricordano che anche in Italia questa malattia è tutto tranne che debellata.

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Lo dicono anche i dati pubblicati su Morbillo e rosolia News, il bollettino del sistema di sorveglianza integrata coordinato dall’Iss: dal primo gennaio al 31 dicembre 2019 sono stati segnalati 1.627 casi di morbillo. Il tasso di notifica per milione di abitanti in Italia è pari a 30.5, al di sopra della media Ue che è di 25.3 (altre nazioni come Lituania, Bulgaria e Slovacchia hanno tassi ben più alti). Casi in diminuzione rispetto al 2018 quando furono 2.526, ma con otto decessi, di cui un bambino di 10 mesi L’incidenza di casi di morbillo a livello nazionale era stata di 42 casi per milione di abitanti. Nel 2017 invece i casi erano stati 5.397 del 2017, anno del picco dei contagi. Una diminuzione resa possibile grazie all’introduzione della vaccinazione obbligatoria voluta dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Ma ancora non basta. 

vaccino morbillo italia 2019
L’incidenza del morbillo è calata grazie alla vaccinazione obbliogatoria.

ALLARME EPIDEMIA IN CONGO

Nei primi nove mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero di casi di morbillo nel mondo era triplicato. Gli Stati Uniti ad esempio hanno riportato il numero più alto di casi degli ultimi 25 anni. Nella regione europea dell’Oms, sono stati registrati quasi 90 mila casi, cifra che supera gli 84.462 del 2018, il più alto del decennio. In generale, nel 2018 sono stati oltre 10 milioni i casi di morbillo nel mondo con 140 morti, soprattutto bambini sotto i 5 anni. In questi giorni la Repubblica Democratica del Congo, già dilaniata dall’Ebola che ha causato 2.300 morti dall’agosto 2018 alla fine del 2019, sta affrontando anche la peggiore crisi di morbillo della sua storia; finora sono morti oltre 6.000 pazienti, per lo più bambini. Lo scorso anno sono stati vaccinati 18 milioni di piccoli fino ai 5 anni. 

IL VIRUS DI MALBURG, LA RABBIA E LA DENGUE

Dal bollettino annuale dell’Ecdc recuperiamo altri dati comparabili alla epidemia, presunta o reale, di coronavirus. Il Virus di Malburg, anche conosciuto come febbre emorragica di Malburg, è una malattia virale causata da un virus indigeno dell’Africa, molto simile a quello dell’Ebola. Il tasso di mortalità quando fu scoperto, a metà degli Anni 60, era del 25%, salito a oltre l’80% nella Repubblica Democratica del Congo tra il 1998 e il 2000, così come nel 2005 e anni successivi quando il virus tornò a colpire in Angola. La rabbia provoca ancora fino a 55 mila decessi nel mondo ogni anno ed è presente in oltre 150 Paesi. L’Hiv continua a devastare molti Paesi a basso e medio reddito, dove si registra il 95% delle nuove infezioni. Nell’Africa subsahariana, secondo l’Oms, quasi 1 adulto su 20 è sieropositivo. Il 40% della popolazione mondiale vive attualmente in zone in cui la Dengue è endemica e colpisce, sempre secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità dai 50 ai 100 milioni di persone all’anno e, sebbene il tasso di mortalità sia inferiore a quella di altri virus può causare febbre emorragica e portare alla morte se non trattata tempestivamente. 

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La Cisl Fp scrive all’Ispettorato del Lavoro: “Ruggi ente fuorilegge”

di Erika Noschese

«L’azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona è un ente fuorilegge». Duro attacco ai vertici del nosocomio locale da parte del segretario generale della Cisl Fp di Salerno Pietro Antonacchio che ha chiesto l’intervento dell’ispettorato del lavoro in quanto l’azienda ospedaliera non avrebbe ottemperato ad obblighi che le norme sanciscono per l’avviamento al lavoro delle categorie protette, sia per i disabili ma soprattutto per le vittime e gli orfani di servizio e del lavoro. Antonaccchio rende noto di aver inoltrato la denuncia anche al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e alla direzione generale per la tutela della Salute e per il Coordinamento del Ssr, «con la speranza che i dirigenti possano intervenire per mettere ordine e legittimità d’intenti nella struttura sanitaria salernitana», ha poi aggiunto il segretario generale della Cisl Fp Salerno secondo cui la mancata ottemperanza della legge 68/99 «è un fatto grave che lede non solo un diritto ma la dignità di quanti aspirano ad entrare legittimamente nella pubblica amministrazione a causa di eventi derivanti dall’assolvere a compiti a difesa dello stato ovvero nell’espletamento di attività lavorative e di servizio che appunto riferisce ad una percentualizzazione dell’1% riservato a vedove e orfani del lavoro e per servizio, di guerra e profughi italiani». Secondo il sindacalista, altra grave inadempienza si riferisce ai concorsi espletati e per i quali non si è ancora raggiunta la quota di riserva designata pari al 7%. Nei giorni scorsi, infatti, nonostante rinunce da parte di operatori socio sanitari già assunti in altre aziende, la graduatoria di Oss per categorie potette non viene immediatamente utilizzata a copertura della percentuale prevista, «come è altrettanto ingiustificabile che concorsi riservati banditi vengono sospesi, come è accaduto a quello relativo agli assistenti amministrativi nel mentre gli altri banditi non vengono espletati come quelli relativi ad assistenti sociali, fisioterapisti non vedenti e collaboratori amministrativi – ha poi aggiunto Antonacchio – Bisogna inoltre rimarcare che i gravi ritardi sulle procedure di reclutamento da parte dell’Aou di ” Salerno fanno dare i numeri allo stesso De Luca, il quale nel dichiarare che aveva dato indicazioni al Commissario Straordinario D’Amato di chiedere l’utilizzo in convenzione dalla graduatoria del Cardarelli per 40 posti di infermieri, non hanno verificato che dei 1170 idonei forse sono stati già tutti chiamati per cui, avendo lo stesso Cardarelli stimata la carenza di infermieri per l’anno 2021 di 81 unità dovrà a breve bandire un nuovo concorso. Bisogna prendere atto che la complessità del sistema sta generando una grave confusione, ma come è solito dirsi spesso chiamiamo confusione la paura di prendere una decisione». Di fatti, nella comunicazione all’Ispettorato del Lavoro si legge che “nonostante varie sollecitudini da parte questa organizzazione sindacale alcun riscontro è pervenuto da parte dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Salerno che allo stato è inadempiente per quanto attiene l’obbligo di assunzioni. Inoltre è il caso di evidenziare che la stessa azienda sanitaria non ottempera agli obblighi previsti per la quota del 7% riservata alle categorie protette di cui all’art. 1 della legge 68/99, atteso che non solo ha sospeso un concorso riservato per assistenti amministrativi a data da destinarsi, ma nel contempo non ha espletato quello relativo a personale dei livelli per Assistenti Sociali, Collaboratori Amministrativi e Fisioterapisti non vedenti”

Consiglia

Trasfusione sbagliata: “Ruggi” condannato a maxi risarcimento

Un milione e 200mila euro: a tanto ammonta il risarcimento che l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona è stato condannato a pagare ai familiari di un paziente. Gerardo Fasolino, 75 anni originario di Camerota, era deceduto a causa di una trasfusione di sangue .Si conclude la lunga battaglia giudiziaria iniziata nel 2011, che ha visto la famiglia Fasolino, rappresentata e difesa dall’avvocato Gaetano Maiorino, impegnata in un complesso procedimento contro l’azienda ospedaliera “San Giovanni Di Dio e Ruggi d’Aragona”. Proprio nel nosocomio salernitano nel 2009 decedeva Gerardo Fasolino dopo sei ore di agonia, a causa di un grave errore medico. La vittima, ricoverata per un intervento di routine all’anca, subiva un grave shock emofiliaco perdendo la vita, a seguito di una reazione acuta causata dalla trasfusione di sangue di gruppo non compatibile. Questo gli era stato somministrato per un grossolano errore del personale sanitario che, inopinatamente, invertì sacche di plasma destinate a due pazienti ricoverati in due reparti diversi. Il Tribunale di Salerno, a conclusione di un articolato iter processuale, ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda ospedaliera nella causazione dell’evento accogliendo la domanda di risarcimento per danno non patrimoniale e da perdita del rapporto parentale proposta dall’avvocato Gaetano Maiorino. La vicenda è risultata ancor più complicata in quanto il Ruggi, costituendosi in giudizio, ha confermato di non essere provvisto di copertura assicurativa a garanzia di tali rischi e, pertanto, dovrà risarcire i familiari della vittima in via diretta. L’ennesima pronuncia favorevole ottenuta in materia di risarcimento del danno tanatologico dallo Studio Legale Maiorino-Sessa di Nocera Superiore, assume primaria rilevanza, sia dal punto di vista umano e soggettivo, in quanto garantirà ai congiunti del signor Fasolino parziale ristoro per la perdita subita e le sofferenze patite, sia dal punto di vista giurisprudenziale in virtù delle tematiche affrontate nel corso del procedimento.

Consiglia

Sanità, governo pronto ad autorizzare lo scorrimento delle graduatorie

Il ministro Speranza ha annunciato un emendamento alla manovra per facilitare l'immissione di medici e infermieri nel Ssn. Decisivo lo sblocco di due miliardi.

«Abbiamo depositato l’emendamento alla manovra che autorizza lo scorrimento delle graduatorie per gli idonei del comparto sanità», l’annuncio è arrivato via Facebook dal ministro della Salute, Roberto Speranza. «Ora è più facile immettere medici, infermieri, professionisti nel Servizio Sanitario Nazionale perché: i sono finalmente più risorse (2 miliardi in più di fondo); Abbiamo cambiato le regole del tetto di spesa sul personale (non più 5% ma fino al 15% sulla quota aggiuntiva di fondo): più rapidamente si combatte la carenza di personale».

SPERANZA: «ALLARGARE MAGLIE DELLA LEGGE MADIA SUI PRECARI»

Speranza, in un’intervista al Messaggero, aveva spiegato che l’idea dell’esecutivo era di fare in modo che per le assunzioni si possa attingere alle graduatorie esistenti, «così i tempi saranno molto più rapidi. E allarghiamo le maglie della legge Madia per la stabilizzazione dei precari. Sui medici, dobbiamo aumentare le borse per le specializzazioni. Faremo un cospicuo investimento in questa direzione».

UN PACCHETTO PER SFRUTTARE STUDI MEDICI E FARMACIE

L’esponente di Leu ha poi spiegato che il governo sta lavorando a nuovi pacchetti per usare la rete di di 50mila studi medici di famiglia e 19mila farmacie: «In Italia abbiamo due punti di forza: 50mila studi di medici di famiglia e 19mila farmacie, presenti anche nel paese di collina dove non c’è l’ospedale. Nella legge di bilancio abbiamo previsto 235 milioni di euro per l’acquisto della strumentazione diagnostica negli studi medici» e «allo stesso modo proseguiamo con la sperimentazione delle farmacie di servizio, in modo che non siano solo distributori di farmaci ma offrano anche altre possibilità, come già in parte avviene, come alcuni test di prima istanza o la prenotazione di visite specialistiche».

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C’è anche l’Italia nella top 10 della Sanità mondiale

Il nostro Paese è al nono posto per le sue elevate performance nella classifica comandata da Islanda e Norvegia. Ma restano ancora molte criticità.

Il sistema sanitario italiano è nono al mondo – dopo Islanda, Norvegia, Olanda, Lussemburgo, Australia, Finlandia, Svizzera e Svezia – per le sue elevate performance come testimoniato anche dallo stato di salute della popolazione, che resta buono nonostante gli stili di vita non sempre salubri e come ‘certificato’ dall’aspettativa di vita alla nascita (all’ottavo posto nel mondo, 85,3 anni per le donne, 80,8 per gli uomini nel 2017). Le criticità tuttavia non mancano.

PARAMETRI DI QUALITÀ E ACCESSO ALLE CURE

È quanto emerge dal primo studio a livello nazionale del Global burden of disease (Gbd) study, pubblicato sulla rivista The Lancet public health e coordinato dall’Irccs materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste. In questo lavoro la qualità dei sistemi sanitari dei vari Paesi è stata misurata con l’indice ‘Haq’ (health access and quality index) che tiene conto di diversi parametri di qualità e accesso alle cure. Lo studio ha confrontato anche i cambiamenti nel tempo delle perfomance del Servizio sanitario nazionale (in particolare dal 1990 al 2017) – usando indicatori come la mortalità, le cause di morte, gli anni di vita persi e quelli vissuti con disabilità, l’aspettativa di vita alla nascita e molto altro.

LA POPOLAZIONE ITALIANA INVECCHIA RAPIDAMENTE

«Ne emerge un quadro globalmente positivo» – riferisce all’Ansa Lorenzo Monasta dell’Irccs, primo autore del lavoro – «pur con alcune criticità: per esempio la popolazione sta invecchiando rapidamente poiché in Italia abbiamo uno dei tassi di fertilità più bassi al mondo (1,3%) e una tra le più alte speranze di vita; questo sta cambiando il panorama epidemiologico delle malattie, aumenta il carico delle patologie croniche dell’invecchiamento, da problemi di vista e udito all’Alzheimer e altre demenze (gli anni di vita con disabilità legati alle demenze sono aumentati del 78% dal 1990 al 2017 e i decessi per Alzheimer sono più che raddoppiati, +118%)». «L’altro aspetto significativo» – continua – «è che dal 1990 a oggi è aumentata gradualmente la spesa privata del cittadino per la salute, di pari passo a una riduzione del finanziamento pubblico alla salute, riduzione che, quindi, non è frutto di una aumentata efficienza del servizio sanitario». In particolare, rileva l’esperto, dal 2010 al 2015 il finanziamento statale in rapporto al Pil è sceso dal 7% al 6,7%, mentre nello stesso arco di tempo la spesa privata per la salute è passata aumentato dall’1,8% al 2%. Inoltre la spesa complessiva per la salute in rapporto al Pil dal 1995 è aumentata dell’1,15%, aumento assorbito, però, non dalla spesa pubblica, ma da quella privata.

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Italia prima in Europa per morti da antibiotico-resistenza

Su 33 mila decessi oltre 10 mila si registrano nel nostro Paese. Le raccomandazioni dell'Istituto superiore di sanità per un uso più consapevole.

Su 33 mila decessi che avvengono ogni anno in Europa per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10 mila si registrano in Italia.

Il nostro Paese è primo in questa triste classifica, secondo i dati appena pubblicati dall’Istituto superiore di sanità in occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre. Nonostate il trend sia in leggero calo, i valori superiori alla media Ue necessitano di un approfondimento.

In Italia, nel 2018, le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species), spiega l’Iss sul proprio sito, “si mantengono dunque più alte rispetto alla media europea, pur nell’ambito di un trend in calo rispetto agli anni precedenti”.

Inoltre, gli oltre 2.000 casi diagnosticati nel 2018 – anche questo un dato costante – di infezioni nel sangue causate da batteri produttori di carbapenemasi (CPE), ovvero di enzimi che distruggono i carbapenemi (una classe di antibiotici ad ampio spettro) evidenziano la larga diffusione del fenomeno nel nostro Paese. I dati arrivano dai programmi di ‘Sorveglianza Nazionale dell’antibiotico-resistenza (AR-ISS)’ e ‘Sorveglianza delle CPE’, coordinate entrambe dall’Iss.

“Purtroppo, il nostro Paese detiene il triste primato, nel contesto europeo, della mortalità per antibiotico-resistenza – afferma Annalisa Pantosti, responsabile della Sorveglianza AR-ISS -. Gli ultimi dati disponibili mostrano infatti che i livelli di antibiotico-resistenza e di multi-resistenza delle specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti, nonostante gli sforzi notevoli messi in campo finora, come la promozione di un uso appropriato degli antibiotici e di interventi per il controllo delle infezioni nelle strutture di assistenza sanitaria. In questo contesto, il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020 rappresenta un’occasione per migliorare e rendere più incisive le attività di contrasto del fenomeno a livello nazionale, regionale e locale”.

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Inchiesta della procura di Udine per truffa sanitaria a danno di anziani e minori

Otto persone in manette tra cui l'imprenditore Massimo Blasoni, fondatore di "Sereni orizzonti". Beni sequestrati per 10 milioni di euro.

Le Fiamme Gialle di Udine, coordinate dalla locale procura della Repubblica, stanno eseguendo otto arresti – tra i quali quello di un noto imprenditore friulano, Massimo Blasoni – perquisizioni e sequestri per un totale di dieci milioni di euro nell’ambito di un procedimento in materia di spesa socio-sanitaria, ai danni dei bilanci delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Sicilia.

(notizia in aggiornamento)

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