Salvatore Minopoli: lezioni facili e lezioni difficili

Il tenore napoletano una delle più belle voci del nostro conservatorio, ha toccato con mano la pandemia da coronavirus, con il padre che deve la vita allo staff del dr. Elio Manzillo e al Tocilizumab del dr. Paolo Ascierto

 Di Olga Chieffi

Ci eravamo lasciati con il tenore Salvatore Minopoli, il padre Violante, detto “Dino”, la madre Rosa di Fiore, sulla terrazza del Conservatorio “G.Martucci”, in una delle splendide ottobrate salernitane, l’alloro della laurea, la menzione, il rosso dei confetti, la bottiglia di champagne del conte Danilo, poi  tra gli stucchi del Verdi, Bohème, il debutto nel ruolo di Parpignol, il concerto di Capodanno, con gli amici tenori, prime tappe di una brillantissima carriera, quindi, la morsa, il “morso” del Covid 19. E’ la vita, ricordo un tema alle elementari “Lezioni facili e lezioni difficili, brutte, belle e così così”. Un “tempo sospeso” per noi, attenzione, disagio, il rammarico di aver cambiato le nostre abitudini, fino a ieri, quando nel leggere un post del nostro amico Salvatore, siamo stati toccati anche noi da questa letale pandemia, negli affetti: il post di Salvatore titolava “Oh, che bello essere negativo!”, riferito al padre Violante che si è ritrovato infettato, sfiorando la terapia intensiva, “Si, perché essere negativi non è mai stato così bello. Finalmente a casa, finalmente fuori dall’ospedale. Finalmente negativo, più che mai!”. “Tutto è iniziato il 28 marzo – ci ha raccontato Salvatore – quando mio padre ha accusato i primi lievi sintomi, tosse, qualche decimo di febbre, poi sempre peggio, “Sarà un po’ di influenza” – diceva  mio padre – “Sarà la solita bronchite, come ogni anno” – “Ma io sto bene”. Poi, tutto è cominciato a peggiorare. “Che cosa strana, non sento più nessun odore e nessun sapore”. Il respiro più debole. Il tampone. La febbre ancora più alta. La crisi respiratoria. Il mancamento. La bombola di ossigeno. La dispnea. Il ricovero. La certezza medica dopo il dubbio. La certezza pesante come un macigno a schiacciare la nostra anima. Eppure mio padre non è un irresponsabile, ha rispettato la quarantena come imposto dalla legge, con il suo enorme e alle volte estremo senso civico. La sua unica colpa che lo ha portato a contrarre questo virus sarebbe stata aiutare la nonna, la sua mamma, non più autonoma – scrive Salvatore- Che male spregevole! Ritrovarsi ammalati per l’immenso altruismo che ha sempre contraddistinto mio padre, ritrovarsi ammalati per l’enorme amore per la propria famiglia, ritrovarsi ammalati per assistere una madre sofferente La notte del suo ricovero ho avvertito una sensazione terribile, che non auguro a nessuno: la totale assenza emotiva. Fino a quando non mi sono addormentato, la mia anima non provava più nessuna emozione. Atrofizzata.”Suo padre ha un’ ottima salute, però ha una polmonite da Covid-19 – il referto medico – in stato iniziale”. La speranza. “Signor Minopoli la polmonite di suo padre in effetti non è così debole come sembrava.” L’angoscia. Il Tocilizumab. L’esigenza di un supporto respiratorio. La paura “Se non basta deve essere trasferito in terapia subintensiva”. Il terrore. La seconda somministrazione di Tocilizumab. La scomparsa della febbre. “Suo padre è stabile, ma non ci possiamo sbilanciare.” “L’ emogas ancora non presenta parametri buoni”. Solo ieri le dimissioni del signor Violante che dovrà ancora, naturalmente sottoporsi a diversi controlli, riprendersi da un calo di ben 15 chili, continuare a pensare alla madre, la Signora Ersilia, che purtroppo ha infettato l’intera famiglia. “ Io non posso non ringraziare i medici del ospedale Cotugno, tutti, un’ umanità infinita – racconta Violante – Sapete come vestono i medici che agiscono nei reparti Covid, mascherine, tute, quattro paia di guanti. Sono stato sottoposto all’emogas tutti i giorni, e per non farmi male, poichè  non è semplice “indovinare” la via dell’arteria, quando le braccia sono livide, toglievano magari una mascherina o qualche strato di protezione a loro rischio e pericolo. Immaginate la mia preoccupazione, poichè  avevo mia madre al piano di sopra, nelle mie stesse condizioni e per di più senza aver la possibilità di ricevere farmaci a forte impatto, poichè latrice di un quadro clinico complicato e mio figlio Salvatore con sintomi leggeri, poichè ho infettato anche lui e mia moglie Rosa, la quale ha continuato a dividersi per un intero mese tra me e mio figlio, il quale non è facile da gestire, poichè vorrebbe solo cantare. Oggi sono tornato dopo i due tamponi negativi e vengo fuori da un tunnel veramente oscuro iniziato con la grave perdita di mio padre, i tristi funerali secondo ordinanza, poi la quarantena, il Covid, ed ecco la rinascita, quell’arcobaleno che è divenuto simbolo di questo periodo, che devo per intero al Dr. Paolo Ascierto e allo staff  del dr. Elio Manzillo, i quali hanno deciso subito per una doppia dose di Tocilizumab, che ha funzionato perfettamente”. “ Tante le tante notti insonni passate sull’uscio della camera da letto – racconta ancora Salvatore – con la paura di non sentire più il respiro, sempre più debole, attendendo che mio padre russasse, perché mio padre è un trombone! e ora, finalmente, siamo tutti di nuovo riuniti sotto lo stesso tetto. Non possiamo abbracciarci, almeno fino a quando anche io non sarò uscito da questo incubo, fino a quando non mi diranno che anche io non sono più malato, fino a quando mi diranno che anche io sono negativo. Nel frattempo, io sono di sopra, in isolamento, un po’ come nella soffitta di Bohème, e ho ripreso a cantare, dopo due mesi di riposo, con tutt’ i sentimient’!”.

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