Zibaldone della quarantena: dal 25 aprile privato all’odissea Pomeriggio 5

Dalla festa di Liberazione chiusi in casa al virus conservatore, fino al caravanserraglio dell D'Urso: la raccolta di pensieri di Paolo lanaro all'epoca della pandemia.

Ogni tanto pensi di mobilitare gli scrittori, i poeti, gli enciclopedisti, gli storiografi, i pensatori, i grandi scienziati. Ma a che scopo? Non ci sono opinioni o visioni rassicuranti.

La particolarità della situazione è data dal trovarsi, ciascuno di noi, faccia a faccia con la possibilità concreta della malattia. La differenza con quelle che già conosciamo sta nel fatto che in questo caso l’insidia può essere a un passo. Il virus è vivo e vegeto e invisibile e può celarsi nei luoghi più imprevedibili. Qui non si tratta della degenerazione lenta o veloce di qualche organo, ma di un agente esterno che circola libero come una farfalla.

Ciò non vuol dire che il contagio sia ineluttabile, ma soltanto che si devono fare le mosse giuste. Poi c’è sempre quello che è stufo e vuol rovesciare la scacchiera. È il peggior tipo di giocatore, quello che ti butta addosso i pezzi meschini della sua ignoranza.

IL 25 APRILE 2020, UNA QUESTIONE PRIVATA

Quest’anno il 25 aprile non lo abbiamo festeggiato in piazza, ma in privato. Non è la stessa cosa. La dimensione pubblica coagula i comportamenti collettivi facendoli scorrere verso un sentimento democratico che è la diga che ci protegge dai fascismi di tutte le specie. Ma il virus purtroppo rende impossibili le manifestazioni. È stata l’occasione per ripensare in silenzio quanta storia, quanti sacrifici, quanti pregi ci sono nelle nostre vite, di cui non ci dovremmo mai dimenticare. Lasciando ad altri il gesto desolato di cancellare ciò che non riescono a vedere, di respingere ciò che non capiscono.

Sergio Mattarella davanti all’altare della patria il 25 aprile 2020.

CI MANCAVA L’AEROSOL FECALE

Un’amica medico sostiene (tiepidamente per la verità) che ci possa essere anche un aerosol fecale. Detto in altri termini si potrebbe essere investiti da una ventosità virale. Interpellati, i gastroenterologi non confermano né smentiscono. Imbarazzo al Pronto Soccorso: ma lei come pensa di essere stato contagiato? Da una scoreggia…

LA CARICA DEGLI ESPERTI

In un precedente Zibaldone avevo azzardato la cifra di 50 persone coinvolte in decisioni concernenti il coronavirus. Ho sbagliato. Da una verifica recente risultano essere 774, tra comitati, commissioni, task force, gruppi di lavoro. Per riunirle tutte contemporaneamente non basta nemmeno l’aula di Montecitorio.

IL PIO ALBERBO TRIVULZIO COME FOTOGRAFIA ITALICA

Il Pio Albergo Trivulzio di Milano si conferma come un luogo fatidico della politica italiana. Una trentina d’anni fa accadde quel che accadde, dopo che il socialista Mario Chiesa aveva buttato nel water una mazzetta ottenuta per favorire un appalto. Oggi siamo di fronte a un numero spropositato di decessi dovuti a inadempienze, ritardi, omissioni, incapacità. E ancora una volta torna in campo la magistratura. È singolare come il destino si accanisca per la seconda volta contro uno stesso soggetto. Ma è proprio il destino? O non è invece la miseria umana che scarica la sua orribile malaise, il suo tocco malvagio sui più deboli, su quelli che non si possono difendere?

GUARDARSI ALLO SPECCHIO E VEDERE LA TIVÙ

Anni fa il compianto Edmondo Berselli parlava della necessità di detivuizzare la realtà dato che si correva sempre più in fretta verso una coincidenza quasi assoluta tra realtà e televisione («È vero, l’ha detto la tv»). Oggi siamo alla personalizzazione del palinsesto. Ma siamo ancora alle prese con quel problema. Non solo i notiziari e le trasmissioni informative, ma anche buona parte dei format è dedicata all’epidemia. Ergo la realtà, girata e rigirata come si vuole, è nei fatti la realtà del coronavirus. Questo comporta la distribuzione in dosi massicce di ansia, inquietudine, insicurezza, paura, ecc. Quasi nessuno fa riferimento a sé stesso, al proprio medico, agli amici, ai conoscenti, cioè a una realtà più spicciola ma molto più tranquillizzante, bensì ai dati della Protezione Civile, alle tabelle sui decessi, ai numeri delle terapie intensive, alla progressione del contagio. Spegnere la televisione? Certamente. Oppure scegliere un buon telefilm o una bella commedia o il calcio di Sky. Soprattutto il calcio. Lì non c’è ansia nel modo più assoluto: sono partite di 10 anni fa.

LE FILOSOFIE MORALI COME VACCINO ALL’ANSIA DA VIRUS

Leggo Seneca, Epitteto. Si tratta di filosofie morali, di istruzioni per vivere bene. Intanto bisogna distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi. È già un passo in avanti. Poi non bisogna confondere le cose con ciò che pensiamo di esse. Terzo: l’unico male autentico è l’azione scellerata. Il resto accade per ragioni che non conosciamo.

LEGGERE I CLASSICI NON SIGNIFICA CAPIRLI

Dato che è tempo di «classici» ripropongo una vecchia questione. Noi leggiamo Dante, ne afferriamo grosso modo la lingua, solo che molte delle parole che usava avevano per lui un significato diverso da quello che presumiamo noi oggi. L’esempio più noto è l’incipit del famoso: «Tanto gentile e tanto onesta pare», dove gentile significa “nobile”, onesta “piena di decoro”, pare “appare”. E dunque, che cosa stiamo leggendo veramente quando prendiamo in mano un classico? Dice Pirandello nei Sei personaggi in cerca d’autore: crediamo di intenderci e non ci intendiamo mai.

LA RETORICA SUGLI ANZIANI E LA LORO ESCLUSIONE DALLA SOCIETÀ

Ormai ha preso piede, dopo un articolo dello scrittore Scurati, l’idea che il coronavirus abbia sterminato una generazione, quella grosso modo tra i 75 e i 90. Non è vero. Secondo l’Istat la popolazione italiana over 65, al febbraio 2019, era di 13 milioni e ottocentomila su una sessantina di milioni. Togliamone pure metà e si vedrà che gli over 75 sono ancora in numero ragguardevole, grazie al cielo. Il problema è un altro. Ed è che i vecchi, o seniores come si usa chiamarli con un eufemismo falsamente elegante, sono considerati una semplice entità statistica, individui improduttivi, divoratori di pensioni.

La concezione del tempo libero, di cui i vecchi dispongono in abbondanza, è puramente compensatoria e non prevede, come invece dovrebbe, l’esercizio costante delle facoltà intellettuali

Non esiste nel nostro Paese, ma neanche negli altri a dire il vero, un programma sociale che valorizzi le competenze e le energie dei vecchi, sviluppando quella longevità creativa che oggi è un’eccezione, ma che, mutate le politiche, potrebbe diventare una condizione diffusa. La concezione del tempo libero, di cui i vecchi dispongono in abbondanza, è puramente compensatoria e non prevede, come invece dovrebbe, l’esercizio costante delle facoltà intellettuali (e talvolta fisiche) di cui i vecchi sono provvisti. La loro decimazione nelle case di riposo è crudele e dolorosa, ma rinvia a una questione più generale. I vecchi sono spesso depositati lì perché nessuno ha mai pensato a un’alternativa a cui oggi possono accedere solo i più fortunati. Pensiamoci una buona volta. Esiste una luce della vecchiaia che nessuno ha il diritto di spegnere: calda, serena, confortevole.

UN VIRUS CONSERVATORE

Il coronavirus è conservatore. Ideologicamente, voglio dire. Impedisce gli spostamentie gli scambi, favorisce l’autarchia, valorizza il modello famigliare e scoraggia le convivenze sperimentali, ripropone la preghiera come canale di contatto con il Trascendente (anziché il pensiero), esalta i valori della Tradizione. È vero, spinge anche la ricerca scientifica e lo smart working. Ma in fondo nessuna forma di conservatorismo può vantare una purezza assoluta. E poi i conservatori ci vogliono, che siano virus o intellettuali o politici. La loro presenza, come sosteneva un filosofo inglese, rende più chiari i problemi.

ODISSEA POMERIGGIO 5

Mi sono detto: devi provarci. Così, alle cinque e dieci mi sono piazzato davanti alla tv. Ed ecco Pomeriggio 5. Si comincia con don Lino, multato per aver celebrato la messa davanti a 13 persone. Lui ha protestato, ma la multa non è stata revocata. Salta il collegamento: be’, dice Barbara D’Urso, non importa, tanto è tutto chiaro (ma poteva o non poteva? Boh..). Un grido perfora lo schermo: ciaaoooo, sindaco! Lui è il sindaco di Asti che si è camuffato per controllare come vengono adoperati i buoni-spesa erogati dal Comune. Barbara: li hai fregati! Ti sei detto: sono il sindaco e vi frego! Si cambia e si va a Campagnano, alle porte di Roma, dichiarata «zona rossa». Ci sono un’ottantina di contagiati, ma il vero scoop è il breve video di Kasia Smutniak, che abita proprio lì. Appena il tempo di salutare Kasia e siamo a Napoli, dove un pescivendolo ha inventato «il pesce sospeso».

È apparso anche Gianni Morandi che è stato beccato a indossare la mascherina in modo scorretto

Qualcuno passa e lascia una certa somma che servirà a regalare un po’ di pesce a chi non se lo può permettere. Il servizio è clamorosamente «costruito»: quella che cala il cestino dal piano di sopra, il tassista che passa a ritirarlo per andarlo a recapitare gratuitamente e via così. Intanto il pathos cresce. Ci si collega con un paio di sventurati italiani bloccati al largo della Florida su una nave da crociera. Non riescono a rientrare in Italia e non si capisce chi se ne stia occupando. Per fortuna c’è stato un tweet di Fiorello e uno anche di Antonello Venditti. Ah, ce n’è anche uno di Giorgia Meloni! Saluti a Fiorello, Venditti e a Giorgia Meloni. Pubblicità. È il momento della storia d’amore tra Paolo Ciavarro e Clizia Incorvaia. Loro due non ci sono, ma c’è Eleonora Giorgi che è la madre di Ciavarro. Qualcuno, dice Barbara, ha insinuato che non sia vero amore, ma il giornalista Fredella conferma in diretta (smentendo così Costantino Della Gherardesca): è amore vero (non mi raccapezzo più).

Barbara D’Urso.

Si va via veloci: tocca alla regina Elisabetta che compie 94 anni, purtroppo sola soletta nel castello di Windsor (da notare che la regina, in questo teatrino compulsivo, è una figurina qualsiasi come Ciavarro o don Lino). Nel frattempo è apparso anche Gianni Morandi che è stato beccato a indossare la mascherina in modo scorretto. Incombe il collegamento con un hair stilist. La questione è: come si fa a tagliare i capelli restando a un metro di distanza? Vero, non ci riuscirebbe neanche Mandrake. Ma è tardi! È il momento, attesissimo, dei video dei bambini. Barbara: bambini, vi amo tutti! Fine. Sono esausto. È ora di Bonolis.

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Piccola antologia della Resistenza

Da Fenoglio a Calvino, passando per Pavese, Morante, Viganò. La letteratura che ha raccontato la Resistenza italiana. Anche da chi l'ha vissuta guardandola da Salò.

«L’inverno del ’44 è stato a Milano il più mite che si sia avuto da un quarto di secolo». Inizia con questa frase la più precoce opera letteraria che raccontava la Resistenza. È Uomini e no di Elio Vittorini, pubblicato nel giugno del 1945. Al centro della vicenda c’è Enne 2, partigiano che combatte il fascismo nella capitale lombarda, è legato a un amore impossibile che gli darà una delusione tale da spingerlo a un’azione suicida.

La Resistenza da allora rappresenta un grande scenario per la letteratura italiana, l’ideale luogo narrativo caratterizzato dall’insanabile contrasto tra umanità e violenza, che Vittorini voleva esplorare, e calato in una società divisa da steccati ideologici e rivalità fratricide, in cui l’orrore della guerra si apre anche a sogni di rinascita.

L’opera di Vittorini non fu accolta molto bene dalla critica del tempo, rimane però un capostipite e un punto di partenza per una antologia di libri dedicati alla lotta di liberazione.

VIGANÒ, PAVESE, CALVINO: LE PRIMI VOCI LETTERARIE DEI PARTIGIANI

Una delle prime voci letterarie della guerra partigiana fu la bolognese Renata Viganò che con il suo L’Agnese va a morire, pubblicato nel 1949, scrisse, nelle parole di Sebastiano Vassalli, «una delle opere letterarie piú limpide e convincenti che siano uscite dall’esperienza storica e umana della resistenza». Il romanzo ispirato dall’esperienza diretta della scrittrice tra i partigiani delle valli di Comacchio, mette in scena una anti-eroina, Agnese, donna anziana apparentemente estranea alla logica della guerra, ma che si trova coinvolta nella lotta partigiana. Un insensato atto di crudeltà, un soldato tedesco che le uccide il gatto, la convince ad agire e  schierarsi.

Cesare Pavese (foto LaPresse).

Nel 1949 Cesare Pavese pubblicava per Einaudi La casa in collina, la storia di Corrado, alter ego dell’autore, un intellettuale che si mette al riparo dai bombardamenti, ma è profondamente inquieto riguardo a un conflitto feroce e incomprensibile da cui vuole ripararsi ma che non può ignorare: «Ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e glie ne chiede ragione».

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi

Il sentiero dei nidi di Ragno, Italo Calvino

Italo Calvino aveva partecipato alla guerra di Liberazione, un’esperienza che confluirà nel suo primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, steso di getto nel 1946 e pubblicato l’anno dopo sempre per Einaudi. «Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi», dice il protagonista, un bambino rimasto senza genitori e che deve crescere in fretta in un mondo di violenza. La lotta partigiana ricompare anche nella raccolta Ultimo viene il corvo del ’49. Nel racconto del 1974 Ricordo di una battaglia Calvino rievocherà invece la violentissima battaglia di Bajardo, in provincia di Imperia, che l’aveva visto tra i combattenti.

LE CRITICHE DI TOGLIATTI A LA RAGAZZA DI BUBE DI CASSOLA

Palmiro Togliatti definì diffamatorio nei confronti della resistenza La ragazza di Bube di Carlo Cassola, romanzo del 1960. L’avventura dei due protagonisti Mara e Bube inizia proprio dopo la Liberazione, ma le ferite e le divisioni lasciate dalla guerra sono alla base della narrazione. Il romanzo vinse il Premio Strega, ma ai tempi venne etichettato come revisionista perché la figura del protagonista Bube sembrava apparentemente sminuire gli ideali dei partigiani. Tra i suoi detrattori più celebri non solo il segretario del Pci, ma anche Calvino e Pier Paolo Pasolini. Cassola, che aveva partecipato alla Eesistenza, fu anche dileggiato con l’epiteto “Liala 60” per aver ecceduto in sentimentalismi. Franco Fortini lo stroncò da un punto di vista più letterario: «È un libro nuovo», scrisse in una lettera, «ma secondo me va riscritto». Col tempo il giudizio è cambiato. «Cassola», ha detto Eraldo Affinati, «non era un revisionista, capiva che la Resistenza era anche una guerra civile, capiva che l’azione partigiana era nella storia con torti e ragioni che si intrecciano tra loro».

FENOGLIO, IL NARRATORE PER ANTONOMASIA DELLA RESISTENZA

Lo scrittore che ha forse legato di più il suo nome alla guerra di Liberazione è il piemontese Beppe Fenoglio. Membro della brigata partigiana Garibaldi e poi del 1º Gruppo Divisioni Alpine, fu uno dei protagonisti dell’esperienza della Repubblica Partigiana di Alba. Il suo impegno nella lotta di Liberazione confluirà nelle opere Primavera di bellezza e I ventitré giorni della città di Alba. Ma i suoi capolavori usciranno postumi. Una questione privata verrà pubblicato nell’aprile del 1963 a soli due mesi dalla scomparsa dell’autore, Calvino lo definì «il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava».

©Lapresse Archivio Storico Nella foto: Beppe Fenoglio

Nel 1968 vedrà le stampe Il partigiano Johnny, ideale prosecuzione di Primavera di bellezza, che racconta le vicissitudini della guerra di liberazione di Johnny, personaggio in cui l’autore rivedeva se stesso. Il romanzo, ritenuto da molti come il libro definitivo sulla Resistenza, è nato da un lavoro editoriale, oggetto di una lunga disputa letteraria, che ha assemblato due versioni rimaste incompiute. Dante Isella, curatore dell’edizione Einaudi del 1992, ha scritto: «Il romanzo di Fenoglio è come il Moby Dick nella letteratura marinara. La sua dimensione etica dilata lo spazio e il tempo dell’azione oltre le loro misure reali».

Diversi monumenti dedicati alla resistenza citano una frase de Il partigiano Johnny

Nel 1969 uscirà un altro romanzo postumo di Fenoglio La paga del sabato, scritto alla fine degli Anni 40. È la storia dell’ex-partigiano Ettore, incapace di  adattarsi alla condizione di lavoratore dipendente dopo il lungo periodo passato a combattere. Diversi monumenti dedicati alla resistenza citano una frase de Il partigiano Johnny: «E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno».

LA RESISTENZA VISTA DA SALÒ: TIRO AL PICCIONE DI RIMANELLI

La Resistenza fa anche da sfondo alle vicende narrate ne La storia di Elsa Morante, romanzo del 1974 Tre amici edito da Mondatori nel 1988 di Mario Tobino è stato definito una «autobiografia collettiva» che mette in primo piano gli alter ego dell’autore e degli amici fraterni Mario Pasi e Aldo Cucchi. Un legame così profondo da non necessitare definizioni («Non ci dicemmo mai che eravamo amici», recita l’incipit)  e che avrà come sfondo il fascismo e la guerra di Liberazione.

Nel 1950 Cesare Pavese, a cui l’autore presentò il manoscritto come «la storia di un giovane della mia età che vede la Resistenza dalla parte sbagliata», avrebbe voluto pubblicarlo per Einaudi

I piccoli maestri, di Luigi Meneghello, pubblicato nel 1964, racconta – prendendo spunto dalla storia dell’autore – la scelta di un gruppo di giovani studenti di spendersi per la Liberazione. Nella letteratura della Resistenza però le voci narranti non sono solo dalla parte dei liberatori. È il caso di Tiro al piccione di edito nel 1953. L’autore, Giose Rimanelli, un giovane molisano che aveva combattuto per la Repubblica Sociale, lo scrisse in prima stesura appena conclusa la guerra, narrando le vicende, in gran parte autobiografiche, del fascista Marco Laudato. Nel 1950 Cesare Pavese, a cui l’autore presentò il manoscritto come «la storia di un giovane della mia età che vede la Resistenza dalla parte sbagliata», avrebbe voluto pubblicarlo per Einaudi. Ma la sua morte mise tutto in discussione e il romanzo uscì tre anni dopo per Mondadori, diventando poi nel 1961 un film diretto dall’allora esordiente Giuliano Montaldo.

LA RESISTENZA IN GIALLO DI CARLO LUCARELLI

Ma c’è anche una Resistenza in giallo, è quella creata da Carlo Lucarelli per la serie dei romanzi che vedono come protagonista il commissario De Luca. Le avventure del funzionario di polizia si svolgono nella Bologna che sta assistendo alla fine del regime fascista e all’inizio della fase più crudele della Seconda guerra mondiale, tra l’avvento dell’occupazione nazista e il crescere della resistenza. I sei romanzi del ciclo, usciti dal 1990 al 2020 (i primi tre per Sellerio e gli altri per Einaudi) sono diventati anche una serie televisiva. De Luca cerca di rimanere neutrale in un mondo ormai diviso in due: è ispirato alla figura storica del vicecommisario Parisi, poliziotto della Questura di Bologna che però scelse di aderire alla lotta di liberazione. Accanto al racconto romanzesco e autobiografico si è affiancata una giustamente estesissima attività saggistica che periodicamente apre anche nuovi fronti di discussione e confronto. In questo ambito un buon punto di partenza può essere il recentissimo Storia della Resistenza di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli edito da Laterza nel novembre del 2019.

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I ragazzi del Novecento sono i partigiani, non gli altri

Celebrare il 25 aprile è un dovere anche per i nostalgici del Fascismo. Del Ventennio mussoliniano non si può salvare nulla, neppure i tremebondi sentimenti di chi lo attraversò con entusiasmo salvo poi distaccarseme.

Il 25 aprile partì l’ordine dell’insurrezione che mise in campo le forze partigiane che liberarono l’Italia dai tedeschi e dai fascisti. La Liberazione ebbe un gran dono dalla presenza delle truppe americane e alleate che nel frattempo erano risalite lungo la Penisola e avevano poco per volta, con un durezza inevitabile, spezzato la resistenza dei tedeschi e dei fascisti della Repubblica Sociale.

Fu definita anni dopo una “guerra civile” e lo fu perché nel campo avverso a quello partigiano si radunarono migliaia di giovani fascisti che in nome dell’onore cercarono di difendere Mussolini, che poi fu giustiziato e, con grande mancanza di umanità, impiccato da morto a gambe in aria a piazzale Loreto assieme alla sua compagna e ad alcuni suo sodali.

Quella parte che combattè sapendo che avrebbe perso si sentì per anni “straniera in patria”, lo si sentirono anche quelli che non combatterono per Salò ma rimasero legati all’idea. La storia disse però con nettezza che il popolo italiano si liberò del fascismo e del suo ultimo tentativo di farsi staterello al Nord.

DEL VENTENNIO MUSSOLINIANO NON SI PUÒ SALVARE NUllA

Non pochi decenni fa si avviò una discussione con un forte contenuto umanitario, con Ciampi e Violante, tesa a riconoscere dignità anche ai vinti, alle loro ragioni pur senza modificare il giudizio storico. Resta il fatto che il 25 aprile è stata una fortuna per l’Italia moderna. Oggi ci sono settori della destra che continuano a contestare questa festa nazionale (che possono tranquillamente non festeggiare) ma soprattutto c’è, a sinistra, un clima rivalutativo sugli anni mussoliniani attraverso la storia, la letteratura e il chiacchiericcio in Rete.

Dall’altra parte ci sono persone che vanno rispettate nei loro pensieri, nelle loro nostalgie, ma dalle quali non abbiamo nulla da imparare e che nulla hanno trasmesso all’Italia

Un giudizio interamente demolitorio del fascismo è scientificamente inappropriato. Chiunque sa che in diversi campi, l’architettura, le bonifiche, ecc. anche al fascismo riuscì di fare cose utili. Quel che non può venir mai meno nel giudizio sul fascismo è la pretesa coloniale con stragi dall’altra parte del Mediterraneo, un nazionalismo straccione, la mancanza totale di democrazia, l’antisemitismo militante, l’aver guidato l’Italia verso una guerra che portò distruzione e morte.

Mussolini circondato dai gerarchi durante la Marcia su Roma.

Di quella stagione non si può salvare nulla, neppure i tremebondi sentimenti di chi la attraversò con entusiasmo salvo poi distaccarseme. In questi anni si è persino stabilito una parità fra le crudeltà fasciste in guerra e quelle degli antifascisti. Ormai sappiamo che ci sono state crudeltà della Resistenza. Ma non ci sono eroi o eroine dall’altra parte. Dall’altra parte ci sono persone che vanno rispettate nei loro pensieri, nelle loro nostalgie, ma dalle quali non abbiamo nulla da imparare e che nulla hanno trasmesso all’Italia. Dal Risorgimento abbiamo ereditato figure come Anita Garibaldi, dal fascismo nessuna.

NESSUNA IDEA FASCISTA È SOPRAVVISSUTA DURANTE LA RICOSTRUZIONE

L’Italia che si sollevò fece uno strappo con l’Italia fascista. Le sue donne partigiane furono il simbolo di una nuova Italia incomparabile con quella delle ragazze in camicia nera, indipendentemente dalla singola buona diposizione d’animo di qualcuna di esse. La storia procede in modo lineare e feroce. Non è vero che dà ragione ai vincitori, ma colloca nel loro ambito gli sconfitti. Non è per caso che nessuna idea degli anni del regime sia sopravvissuta nella ricostruzione italiana. Che gli uomini e le donne della ricostruzione avevano altri nomi e che assomigliavano agli eroi risorgimentali e non alla piccola borghesia connivente. Celebrare il 25 aprile è un dovere anche per quelli che stanno dall’altra parte. Io rispetto ciò in cui hanno creduto, mi addoloro del loro dolore, ma se desiderano trasmettere insegnamenti voglio pensare a ciò che hanno fatto quando il 25 aprile liberò anche loro. Le cose fatte prima sono immerse in una pagina oscura del Novecento, la più brutta.

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Disegnata una svastica sulla targa alla partigiana Tina Costa

Un altro oltraggio alla memoria del simbolo della Resistanza, morta nel marzo del 2019.

Una svastica ha danneggiato la targa che ricorda la partigiana e sindacalista Tina Costa a Roma, nel quartiere di Cinecittà, che inaugurata 20 giorni fa ha già subito un altro atto vandalico. Il gesto «vergognoso e oltraggioso contro una protagonista della nostra Repubblica», è stato fermamente condannato dalle istituzioni locali e dal mondo della politica.

I MESSAGGI DI ZINGARETTI E RAGGI

«Tina, nessuno può dimenticare la sua incredibile tenacia e non saranno quattro idioti ad infangarne la memoria». Così su Facebook Nicola Zingaretti, segretario del Pd e presidente della regione Lazio, mentre la sindaca Virginia Raggi ha definito una «vergogna» l’atto vandalico che sarà prontamente ripulita: «È la seconda volta che la targa per la partigiana Costa viene imbrattata con svastiche. L’avevo già fatta ripulire dopo l’episodio di qualche giorno fa. Domani faremo altrettanto e abbiamo già denunciato il fatto al comandante della polizia locale chiedendo di tenere più sotto controllo la zona» , ha detto la presidente del municipio VII di Roma Monica Lozzi.

UNA VITA DA ANTIFASCISTA

«Questa mattina», hanno raccontato Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Prc-Sinistra Europea, Vito Meloni, segretario della Federazione di Roma, e Giuseppe Carroccia, segretario del circolo Luigi Longo, «i compagni del circolo Luigi Longo di Rifondazione Comunista sono immediatamente intervenuti apponendo sopra al macabro simbolo nazista un cartello con la frase di Tina che è stata vigliaccamente imbrattata: ‘Sarò in piazza fino a quando avrò l’ultimo respiro perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti’. Tina – morta il 20 marzo 2019 a 93 anni – fino all’ultimo giorno è stata una militante dell’Anpi e di Rifondazione Comunista come Gennaro Di Paola che è venuto a mancare ieri a Massa Vesuviana. Erano giovanissimi quando entrarono nelle fila della Resistenza e non hanno mai smesso di testimoniare con la loro militanza la fedeltà ai principi di libertà e giustizia sociale dell’antifascismo».

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Dal Mibact 15 mln per creare il Museo nazionale Resistenza a Milano

Il ministro Franceschini, insieme al sindaco Sala hanno annunciato l'intenzione di creare la nuova istallazione in piazzale Baiamonti nella seconda piramide di Herzog.

Nascerà a Milano il Museo nazionale della Resistenza. Lo hanno annunciato il ministro dei Beni e Attività Culturali, Dario Franceschini, insieme al sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

Il museo avrà sede in piazzale Baiamonti nella seconda piramide di Herzog, che verrà realizzata di fronte a quella già esistente dove ha sede la Fondazione Feltrinelli.

Il ministero dei Beni culturali stanzierà altri 15 milioni di euro per il progetto che si aggiungono ai 2,5 milioni già stanziati in passato.

CHIUSA LA POLEMICA SULLA SEDE

L’annuncio ha così chiuso le polemiche sulla sede del museo, che in un primo momento doveva essere realizzato nella Casa della Memoria di Milano, luogo considerato troppo piccolo per un progetto di tale importanza, visto anche che Milano è città medaglia d’oro della Resistenza. Per questo Anpi, insieme ad altre associazioni, aveva inviato nei mesi scorsi una lettera al ministero dei Beni culturali, con la senatrice a vita Liliana Segre come prima firmataria, per chiedere che venisse trovata una sede adeguata per il museo.

SALA: «I FONDI BASTERANNO»

«Eravamo consapevoli che il progetto come era stato pensato non andava bene», ha detto Sala. «Questo museo sarà un progetto di prestigio per Milano e importante per il Paese». Lo spazio che lo sarà di 2.500 metri quadrati, il sindaco non ha dettato ancora i tempi della realizzazione. «Ho avvertito l’architetto Jacques Herzog di questa decisione stamattina e ovviamente era entusiasta, così come Liliana Segre», ha aggiunto il primo cittadino. «Ringraziamo il governo per questo intervento. Di fronte al prestigio di questo museo però nessuno si tirerà indietro, i fondi basteranno crediamo per costruire» la struttura «e i contenuti del museo. Si tratta però di trovare le formule per velocizzare e procedere in modo spedito».

VIA LIBERA ANCHE DELLA REGIONE

Il ministro Franceschini ha poi spiegato che ci sarà il «pieno coinvolgimento» nel progetto dell’Istituto Parri, dell’Anpi e «abbiamo parlato con il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha dato il suo interesse e tutto sarà sotto forma di fondazione, una forma partecipativa e aperta».

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