In Rai il virus è sovranista e non fa bene al Pd

A viale Mazzini regge ancora l'asse M5s-Lega che non fa toccare palla ai dem. Lo dimostra il ritorno in azienda di Gerardo Greco. Intanto resta aperto il capitolo Reti e palinsesti e preoccupa la programmazione di RaiTre: la neo direttrice Silvia Calandrelli già nel mirino.

Acque molto agitate in Rai dove continua a reggere l’asse M5s-Lega, figlio del fu Conte Uno a maggioranza gialloverde, a discapito del Pd messo ormai all’angolo su ogni tipo di decisione cruciale per l’azienda. In questo contesto, il presidente Marcello Foa e i suoi uomini sono tornati a guidare l’azienda come all’indomani delle loro nomine, forti di un mandato pieno del governo in cui Matteo Salvini e compagnia la facevano da padrone. Cosa che per altro continuano a fare. Incontrano direttori, ascoltano richieste, valutano programmi, segnalano conduttori, registi, programmisti e molto altro.

Pare proprio, ad esempio, che dietro il ritorno a viale Mazzini di Gerardo Greco dopo una sfortunata parentesi in Mediaset ci sia l’avvallo politico della Lega. La vicenda Greco introduce lo scottante tema dell’informazione. Che fine ha fatto il famoso portale più volte evocato dalla massima dirigenza? Si tratta di un capitolo chiuso per un’azienda che voleva innovare e ripensarsi in chiave digitale? Un membro della Commissione di vigilanza Rai ha definito il nuovo piano sull’informazione, fiore all’occhiello dell’ad Fabrizio Salini e del direttore generale Alberto Matassino, pura archeologia industriale.

Intanto resta aperto il capitolo Reti e palinsesti. Quindi programmi. Geo, il programma di viaggi e scoperte di RaiTre condotto da Sveva Sagramola, che nei mesi prima del coronavirus batteva in ascolti la più scolorita Vita in diretta degli ultimi anni e insidiava Pomeriggio 5 di Barbara D’Urso, è stato ridimensionato e condannato a share molto più bassi della sua media consolidata negli anni dalla. Nel palinsesto, infatti, la neo direttrice della Rete Silvia Calandrelli ha dato spazio prima alle repliche sui grandi della letteratura e poi da lunedì 27 aprile alle nuove puntate de I Maestri di Edoardo Camurri che oscilla tra il 3 e il 5% (il 28 aprile al 4.6% con dentro il messaggio di Sergio Mattarella che naturalmente è andato meglio del programma).

In azienda cominciano a essere preoccupati dalla programmazione di RaiTre

Camurri è bravissimo, è adorato dalla critica in particolare da Aldo Grasso che ne ha sempre elogiato i programmi, ma ovviamente per i contenuti alti che tratta piace di meno ai telespettatori: 681 mila sono davvero pochi in tempi in cui la platea televisiva è aumentata di 5 milioni per colpa del Covid-19. Traino per Geo quindi praticamente nullo, e in azienda cominciano a essere preoccupati dalla programmazione della Rete. Tra i più inquieti e scalpitanti Franco DiMare, che ogni giorno ricorda al ministro Vincenzo Spadafora (Di Mare è in quota cinque stelle) il doppio incarico della direttora Calandrelli (RaiTre e Rai Cultura), mentre a lui dopo il rinvio del piano industriale è di fatto saltata la direzione del Day time.

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Rai, il virus non indebolisce Foa

È finito con un nulla di fatto il tentativo di attaccare il presidente Rai da parte dei commissari governativi della Commissione di vigilanza. Mentre Salini ha affidato a Tg1 e RaiNews24 le modalità di replica per Salvini e Meloni dopo la conferenza stampa di Conte del 10 aprile.

Un po’ surreale la riunione della Commissione di vigilanza Rai di martedì 21 aprile. Complice il virus, o meglio la sana e doverosa paura del contagio, i commissari erano tutti schermati da mascherina tanto che uno dei presenti ha commentato sardonico: «Sembriamo tanti Zorro che devono liberare la Rai dai cattivi». Ma nessuna liberazione, ovviamente, tranne quella del 25 aprile che anche la televisione pubblica si appresta a celebrare. Però un paio di novità di rilievo sono emerse. L’ ad Fabrizio Salini ha annunciato che la Rai metterà a punti un piano di investimenti per sostenere e far sentire la sua vicinanza a quei settori della cultura, dello spettacolo e del cinema così profondamente segnati dalla crisi.

Salini ha poi fornito chiarimenti su chi in Rai gestirà le conseguenze della lettera-reprimenda del presidente della Commissione di vigilanza Alberto Barachini, ex dipendente Mediaset ora esponente di Forza Italia. In quella lettera, come è noto, si chiedeva di concedere diritto di replica alle opposizioni dopo uno dei tanti interventi televisivi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che le accusava di diffondere false notizie sul Mes. Salini, dopo aver ricevuto la lettera ed essersi consultato con il presidente Marcello Foa, avrebbe girato la missiva ai direttori del Tg1 e di RaiNews24 che, a suo dire, avrebbero autonomamente deciso il minutaggio (12 minuti circa) e le modalità di replica ai due leader tirati in ballo dal premier, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nella conferenza stampa televisiva del 10 aprile.

È finito invece con un nulla di fatto il tentativo di attaccare Foa da parte dei commissari governativi della Commissione. Al contrario, il presidente della Rai è uscito in gloria, gigante e garante del pluralismo del servizio pubblico radiotelevisivo. Da segnare, a fine riunione, l’imbarazzo dei commissari del Pd quando il capo delegazione della Lega in Vigilanza, Paolo Tiramani, a fine riunione ha elogiato il direttore di RaiNews24 Antonio Di Bella per il lavoro svolto a copertura dell’emergenza coronavirus.

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Televisione: Greco torna in Rai, Banfi la lascia. E Bonolis…

Porte girevoli a Viale Mazzini. L'ex conduttore di Agorà sarà il volto di un programma in seconda serata. Mentre l'autore de La vita in diretta passa a Tv 8. Tensioni tra Presta e i vertici Mediaset,

Gente che va, gente che viene, gente che torna in un mercato televisivo che si muove. È il caso di Gerardo Greco, il giornalista che conduceva Agorà e che nel giugno del 2018 aveva lasciato viale Mazzini per andare a dirigere la nuova Rete 4 di casa Mediaset. Approdo rivelatosi fin da subito difficile, tanto che dopo poco più di un anno Greco se ne andava da Cologno portandosi a casa una pingue buona uscita, si vociferava di 1,3 milioni.

RITORNO ALLA CASA D’ORIGINE

Dopo qualche ammiccamento con La7, e la promessa assai vaga di condurre una striscia quotidiana trasformatasi in qualche diuturna presenza a L’Aria che tira, il programma di Myrta Merlino, ora Greco fa ritorno alla casa d’origine. Da giugno condurrà un programma in seconda serata sulla falsariga di Patriae, ex Povera Patria, il talk di Annalisa Bruchi voluto a suo tempo da Carlo Freccero allora direttore di Rai due. Tra gli autori Carlo Puca e Alessandro Giuli, che con Aldo Cazzullo affiancava la Bruchi in studio sin dagli esordi di Povera Patria.

LE TENSIONI TRA PRESTA E LA DIRIGENZA DI MEDIASET

Per uno che torna, uno che se ne va. Alessandro Banfi, ex Mediaset, arrivato in Rai non senza polemiche come autore de La vita in diretta (un dei flop di ascolti della rete ammiraglia), passa a Tv 8 di Sky con un nuovo programma di informazione. Last but not least, nell’effimero mondo catodico occorre registrare il forte deterioramento dei rapporti tra Lucio Presta, nella cui scuderia militano tra i più famosi teledivi, e la dirigenza di Mediaset, tanto che l’agente potrebbe destinare altrove Paolo Bonolis, una delle punte di diamante sue e dell’intrattenimento del Biscione.

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Se Rai News di Di Bella frega la task force anti fake news di Di Bella

La bufala sul premier britannico Johnson in terapia intensiva è stata rilanciata dal sito del canale televisivo diretto dallo stesso giornalista scelto dall'ad Salini come capo della struttura impegnata a sminare le notizie non vere sul coronavirus.

Alla faccia dell’impegno contro le fake news. Dopo nemmeno una settimana dall’istituzione di una struttura giornalistica anti-bufale in Rai, il sito di Rai News è caduto in una notizia non vera sulla salute del premier britannico Boris Johnson, colpito da coronavirus. Piccolo particolare: il direttore di Rai News è Antonio Di Bella, che è anche a capo proprio della task force impegnata a sminare le falsità che girano intorno all’epidemia Covid-19.

RESPIRAZIONE ASSISTITA PER JOHNSON? FALSO

Eppure il 6 aprile è stato pubblicato sul sito e sui social un articolo che riportava le voci provenienti dai media russi secondo le quali Johnson sarebbe stato sottoposto a un ventilatore per la respirazione assistita dopo il ricovero in ospedale causato dal perdurare dei sintomi. Ma un portavoce di Downing street ha parlato subito – non riferendosi direttamente alla Rai – di «disinformazione», ricordando come gli specialisti del governo britannico abbiano già denunciato la diffusione di una «narrativa false e ingannevole» fin dall’inizio della pandemia.

PRESSIONE DI LONDRA SUI GIGANTI DEI SOCIAL MEDIA

«È vitale stroncare rapidamente ogni disinformazione», ha proseguito il portavoce precisando che il governo di Londra sta «facendo pressione» sui giganti dei social media affinché «fermino l’ulteriore diffusione di voci non verificate». Era anche un obiettivo dell’amministratore della Rai Fabrizio Salini, ma il servizio pubblico è riuscito comunque a incappare in un autogol.

LINK DELLA NOTIZIA RIMOSSO CON RITARDO

Lo stesso Johnson ha twittato spiegando di stare bene: «Sono andato in ospedale su consiglio del mio medico per alcuni esami di routine perché sto ancora sperimentando sintomi da coronavirus. Sono di buon umore e in contatto con il mio team, lavoriamo insieme per combattere questo virus e tenere tutti al sicuro». Sempre su Twitter però Rai News aveva rilanciato la bufala con un titolo eloquente: “Premier Johnson in terapia intensiva”. Cancellando il link che rimandava alla notizia solo dopo diverso tempo. Non il massimo degli esordi per la struttura anti fake news di Di Bella, bruciata dal sito di… Di Bella.

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L’informazione ai tempi del virus: e il Tg5 batté il Tg1

Il sorpasso al fotofinish: il telegiornale diretto da Mimun ha registrato uno share del 21.6 contro il 21.5 di quello della rete ammiraglia della Rai. Un segnale che andrà a infiammare ulteriormente gli umori di Viale Mazzini. E dei partiti di maggioranza, in primis il Pd, che mal tollerano una immagine dell'azienda ancora a tinte gialloverdi.

Non capita spesso. Anzi, quasi mai. Ma ieri sera il Tg5 ha superato per ascolti il Tg1.

Di un nulla, al fotofinish: 21.6 lo share del telegiornale diretto da Clemente Mimun contro il 21.5 di quello della rete ammiraglia della Rai nell’edizione delle 20 del 25 marzo..

Ma è un segnale destinato a gettare ulteriore benzina sul fuoco degli umori già nervosi di viale Mazzini, e di quello di molti politici della maggioranza, in primis il Pd, che mal tollerano una fotografia dell’azienda che sostanzialmente riflette ancora gli assetti del governo Conte uno a maggioranza gialloverde.

IL CAOS DOPO IL RINVIO DEL PIANO INDUSTRIALE

Del resto, grande è la confusione sotto i cieli della tivù pubblica. Non più tardi di qualche giorno fa, nell’ultimo cda della Rai, l’ad Fabrizio Salini e il presidente Marcello Foa hanno annunciato l’impossibilità di realizzare il piano industriale approvato all’inizio del loro mandato. E ciò ha creato, di fatto, una situazione di ulteriore caos tra direttori di rete e di genere e complicando la strutturazione dei nuovi palinsesti.

SE LA VOGLIA DI INFORMARE PREVALE SULLE PRECAUZIONI

In questa situazione di assoluta emergenza interna ed esterna, la Lega ha ripreso campo e operatività. Foa incita i dipendenti, va ospite di RadioRai, Tg2 Post e Porta a Porta, oltre ad altre apparizioni, per lodarne lo spirito di sacrificio e ricordare il ruolo del servizio pubblico enfatizzato nelle situazioni di emergenza. Anche se questo comporta qualche rischio, e la voglia di informare prevale sulle precauzioni che tutti di questi tempi sarebbero chiamati a rispettare. I casi non mancano.

LEGGI ANCHE: In Rai c’è chi dice basta al Festival del coronavirus

Come quello di Uno Mattina. Il consigliere di Foa per la comunicazione Marco Ventura, che è anche capo autore del programma, ha deciso infatti di non usufruire di conference call attraverso Skype ma di mantenere le riunioni che si svolgono ogni giorno a Saxa Rubra verso le 10 -10:45 negli uffici della redazione.

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Il veto dei 5 stelle fa saltare i 40 milioni alla Rai

Gli uomini vicini a Conte e l'asse Crimi-Patuanelli sono in guerra con l'ad Salini (voluto da Di Maio) per la copertura dell'emergenza coronavirus. E così i fondi per il servizio pubblico dal Mise non sono considerati una priorità.

Per la Rai è stato un colpo duro. Previsti fini all’ultimo, nella versione
finale del decreto del governo per fronteggiare l’emergenza
coronavirus
sono invece saltati i 40 milioni di euro che viale Mazzini
chiedeva per i mancati introiti pubblicitari futuri (ma senza Europei
di calcio e probabilmente Olimpiadi ne risparmierà molti di più).

A dare lo stop è stato il Movimento 5 stelle dove sia gli uomini vicini
al premier Giuseppe Conte sia l’asse Crimi-Patuanelli sono sempre
più in guerra con l’ad Fabrizio Salini (voluto da Luigi Di Maio) e sono
molto critici su come il servizio pubblico sta coprendo con
l’informazione la
pandemia. E proprio il ministro dello Sviluppo è stato netto sui fondi alla Rai: «Non è una priorità», ha detto Stefano Patuanelli intervistato dal Corriere della Sera.

SALVINI E FONTANA INSIEME AL TG2

Ma il malumore dei pentastellati è cresciuto ieri sera quando hanno
visto Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Attilio Fontana
collegati insieme nello speciale dedicato dal Tg2 all’emergenza
virus. I due esponenti leghisti in bella mostra e in apertura quando ancora
su RaiUno non era cominciato l’ammazza-ascolti (degli altri)
Montalbano.

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E un autorevole uomo di governo pentastellato ha commentato: non possiamo nemmeno protestare, questo è il prezzo che paghiamo all’immobilismo di Salini e al presenzialismo del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che ultimamente, anche complici le tribolate e pasticciate vicende del campionato di calcio, tra Domenica in, Novantesimo minuto, La vita in diretta, è oramai una presenza stabile sugli schermi della tivù di Stato.

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In Rai c’è chi dice basta al Festival del coronavirus

Riunione in viale Mazzini per ripensare la programmazione dei palinsesti e gestire in modo adeguato le notizie sull'emergenza. La richiesta è che il Tg1 e le altre testate giornalistiche diventino perno dell’informazione, rinunciando a talk mal condotti o che trattano il Covid-19 come Sanremo. E scoppiano i primi malumori.

Il virus terremota tutti, e anche la Rai, che vuole e deve essere come garante del servizio pubblico in prima linea nel dare informazioni, non ne esce indenne. La sera di mercoledì 11 marzo si è tenuta una complicata riunione nella sala Arazzi di viale Mazzini. Argomento: ripensare parte della programmazione e dunque intervenire sui palinsesti.

Sorpresa: le cose più pertinenti le ha dette il presidente Marcello Foa che ha partecipato a una parte di riunione (come mai?) ma che è anche l’unico giornalista ai vertici aziendali. Domanda: non era il caso di ripristinare un coordinamento alla Verdelli?

Come noto, l’azienda guidata da Fabrizio Salini ha deciso di sospendere l’Eredità, i Soliti ignoti, il programma di Caterina Balivo e La prova del cuoco condotto da Elisa Isoardi, che doveva essere sostituito da I Fatti vostri che avrebbe traslocato da RaiDue alla rete ammiraglia. E invece ora pare che si allunghi Storie italiane di Eleonora Daniele, la Barbara D’Urso di Saxa Rubra.

CRITICHE A STORIE ITALIANE, TRASMISSIONE TROPPO ANSIOGENA

È scoppiato così, proprio al riguardo di RaiUno, il tema di come gestire con adeguatezza e preparazione l’informazione sul coronavirus. La trasmissione condotta dalla Daniele è giudicata in modo unanime eccessivamente ansiogena e con ospiti non a livello. Anche in considerazione del fatto che viene dopo Unomattina dove già uno dei conduttori, Roberto Poletti da Milano, spesso deraglia dai toni richiesti da un buon servizio pubblico. E prima della Vita in diretta della litigiosa coppia Cuccarini-Matano che pure sarà allungata di due ore.

La richiesta è che il Tg1 e le altre testate giornalistiche diventino il perno dell’informazione delle reti, rinunciando a talk mal condotti o che trattano il coronavirus come il festival di Sanremo

Alcuni consiglieri d’amministrazione leggendo le anticipazioni di stampa hanno storto il naso. Non si comprende, è il motivo del loro mal di pancia, perché non vengano utilizzati i giornalisti di viale Mazzini, alcuni dei quali di grande esperienza e che già hanno dato ottima prova di sé nel racconto di momenti difficili (come il terremoto o gli attentati dell’Isis) che hanno segnato la vita del nostro Paese e del mondo. La richiesta è che il Tg1 e le altre testate giornalistiche diventino il perno dell’informazione delle reti, rinunciando a talk mal condotti o che trattano il coronavirus come il festival di Sanremo all’interno di contenitori come Italia sì o Domenica In, come accaduto malamente nelle scorse settimane.

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Lo strano caso dell’Ufficio studi Rai e la trasferta del cda a Milano

L'organismo, già entrato in collisione col marketing, ha una direzione composta da cinque persone. Solo per rispondere a logiche di partito. Alla faccia di risparmi e sobrietà. Intanto su proposta del leghista De Biasio il consiglio di amministrazione del 5 marzo si farà al Nord per solidarietà in piena crisi coronavirus. Un azzardo.

Troppe direzioni, a volte, fanno confusione e generano malcontento. Nel maggio del 2019 Fabrizio Salini, amministratore delegato della televisione di Stato, istituì quella dell’Ufficio studi affidandola ad Andrea Montanari, ex direttore del Tg1.

CI SONO PIÙ GRADUATI CHE SEMPLICE TRUPPA

Staff ridotto, il suo, ma dove i graduati superano di gran lunga la semplice truppa visto che la direzione è composta da cinque persone. Ci sono infatti due vicedirettori, Alessandra Paradisi e Paolo Morawski. Una consulente, Flavia Barca, e un’assistente/segretaria. In tempi di vacche magre e di risparmi di quel pubblico denaro su cui la Rai vive, dove tutti dovrebbero dare esempio di sobrietà, non una cosa commendevole.

SOVRAPPOSIZIONE DI FUNZIONI

Ma si sa che in un’azienda totalmente nelle mani dei partiti i posti non si creano in funzione di strategie e piani industriali, ma per accontentare i vari notabili. Anche a costo di creare due strutture ridondanti. Infatti, fin da subito, l’Ufficio studi è entrato in rotta di collisione con la direzione marketing, guidata da Roberto Nepote, che da sempre effettua ricerche, sondaggi, monitoraggi e studio di scenari in tutti i campi dove la Rai è presente e opera. Insomma, un pasticcio e una duplicazione di funzioni che era facilmente prevedibile.

TRASFERTA AL NORD: MA NON ERA VIETATA?

Intanto, ai piani alti, su proposta del consigliere leghista Igor De Biasio, si è deciso che il consiglio di amministrazione del 5 marzo si svolgerà nella sede di Milano. Un segno di vicinanza al Nord colpito dal coronavirus, e alla regione che più ne sta pagando le conseguenze. Ma anche un azzardo che non piacerà molto ai consiglieri che devono andare in trasferta, cosa vietata dall’ad con esplicita circolare a tutti i dipendenti tranne per esigenze informative a quelli dei telegiornali, che devono spostarsi a Milano.

CENTRO DI PRODUZIONE ALLO SBANDO

Nella sede di corso Sempione i consiglieri troveranno una situazione agitata perché il sindacato è sul piede di guerra. Il centro di produzione di Milano è allo sbando e il direttore, il leghista Enrico Motta, ha chiesto di essere trasferito a causa della situazione di ingovernabilità. Richiesta cui finora Salini non ha dato seguito.

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L’Agcom contro la Rai sovranista: multa da 1,5 milioni

L'Authority ha accertato il mancato rispetto dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo. Il Pd chiede le dimissioni di Salini.

Il Consiglio dell’Agcom ha accertato, con due diverse delibere, alcune violazioni degli obblighi di contratto di servizio da parte della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. In particolare, in merito a numerosi episodi riguardanti la programmazione diffusa dalle tre reti generaliste, l’Autorità ha accertato il mancato rispetto da parte di Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo e ha irrogato una sanzione pecuniaria di 1,5 milioni di euro.

L’Agcom – si legge in una nota – ha inoltre accertato il mancato rispetto dei principi di non discriminazione e trasparenza, in relazione al pricing effettivamente praticato, dalla concessionaria Rai, nella vendita degli spazi pubblicitari.

LO SPOT DI SALVINI DURANTE JUVE-ROMA

L’11 febbraio l’Agcom aveva risposto a un esposto del segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, sullo spot di lancio di Porta a Porta con il leader della Lega Matteo Salvini durante Juve-Roma a tre giorni dalle elezioni in Emilia Romagna.

IL PD ALL’ATTACCO DEI VERTICI RAI

«La pronuncia (e multa)di Agcom sulla Rai dice cose chiare e gravi. Se si aggiunge la trasferta sanremese il quadro è completo. Cambiare e cambiare velocemente è l’unica via», ha scritto su Twitter il vicesegretario Pd Andrea Orlando.

«Dopo la sanzione da 1,5 milioni di euro alla Rai da parte dell’Agcom che ha accertato la violazione del contratto di servizio relativamente agli obblighi di imparzialità, pluralismo, trasparenza, indipendenza del servizio pubblico all’Ad Salini non resta che valutare la propria permanenza al vertice dell’azienda così come la permanenza degli attuali vertici dell’informazione», ha scritto in una nota il vicecapogruppo Pd alla Camera Michele Bordo.

UN VOTO CONTRARIO E UN’ASTENSIONE

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di irrogare la sanzione, con il voto contrario del commissario Mario Morcellini e l’astensione del commissario Francesco Posteraro, in ragione dell’ampiezza e della durata delle infrazioni, ma tenendo conto di alcune iniziative ripristinatorie. L’Autorità ha poi diffidato la concessionaria pubblica affinché elimini, nella vigenza del contratto di servizio 2018-2022, le violazioni e gli effetti delle infrazioni accertate, adottando specifiche misure volte a garantire il rispetto degli obblighi e a evitare il ripetersi delle violazioni in futuro, richiamando l’importanza della responsabilità editoriale pubblica della concessionaria.

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Raicarpet Sanremo: tutto quello che non ha luccicato

Dal record di presenze aziendali, circa 600 tra dirigenti e parenti, all'ambiguità del sponsor unico del Festival. Che ha avuto un unico vero padrone in questa 70esima edizione: Lucio Presta.

Il Pd ci ha persino fatto un’interrogazione. Quest’anno per Sanremo la Rai ha esagerato, occupando le prime file dell’Ariston con una pletora di dirigenti ma soprattutto, come ebbe a dire Giulio Andreotti commentando la rappresentanza numerosa che accompagnò Bettino Craxi in un viaggio in Cina, i loro cari. La prima fila Rai all’Ariston ha una storia di splendori e miserie: abolita da Luigi Gubitosi quando era direttore generale, decisione che fu confermata dai suoi successori Antonio Campo dall’Orto e Mario Orfeo, dallo scorso Festival è stata ripristinata dall’attuale amministratore delegato Fabrizio Salini.

L’edizione di quest’anno però si è distinta per la folta pattuglia di dirigenti, con tanto di parenti e staff al seguito. Una carica dei 600 sui cui il collegio sindacale dell’azienda vuole vederci chiaro. C’erano Salini con moglie e segretaria, il presidente Marcello Foa e consorte con addetta stampa, capo staff, consigliere per la comunicazione e segretaria, il direttore generale Alberto Matassino anche lui accompagnato, la consigliera M5s Beatrice Coletti (sempre presente con il marito), quello leghista Igor De Biasio alla prima serata.

Alcuni, tanto per ammortizzare le fatiche della trasferta, hanno affollato la platea per tutte e cinque le serate. A inchiodarli le immagini delle telecamere che li ritraevano gioiosamente soddisfatti mentre ballavano e sudavano, si alzavano in piedi e applaudivano. Più che un teatro, sembrava il karaoke del villaggio Valtur. Del resto il praticamente co-conduttore Fiorello è proprio da lì che ha mosso i primi passi di quella che poi è stata una folgorante carriera. Alle spalle dei top manager una pletora di conduttori e conduttrici (mancavano due o tre. Per scelta o perché non invitati/e dalla rete? Bisognerà forse chiederlo a Enza Gentile, responsabile comunicazione di RaiUno) e dirigenti di ogni ordine e grado.

RECORD DI PRESENZE AZIENDALI: CIRCA 600 TRA DIRIGENTI E CONGIUNTI

Si calcola fossero appunto in 600, ovvero un centinaio di persone in più rispetto alle altre edizioni del Festival. Insomma, record di ascolti, ma anche di presenze aziendali mai così folte. Alcuni lì per il gusto di esserci, visto che difficilmente la partecipazione di Antonio Preziosi (direttore di Rai Parlamento) o di Pier Francesco Forleo (direttore dei diritti sportivi) aveva una qualche attinenza al loro incarico. Per carità, i ricavi non sono certo mancati, anche per coprire la pletorica trasferta.

Da sinistra, Claudio Fasulo, vicedirettore di RaiUno, Amadeus e Stefano Coletta, direttore di Ra Uno.

Ci si augura che almeno i congiunti non siano finiti sulla nota spese di viale Mazzini. Ricavi copiosi, con qualche grana all’orizzonte, riassumibile nella battuta «Tim sponsor unico con Nutella» che risuonava all’Ariston tutti i giorni per descrivere lo strano e connubio tra il main sponsor, ovvero il colosso dei telefoni, e la più famosa spalmabile del mondo sui cui cartelloni le telecamere insistevano con reiterata frequenza. Pare che l’ad di Tim nonché ex dg Rai, ovvero Luigi Gubitosi, non l’abbia presa benissimo, soprattutto dopo i continui servizi “illuminanti” di Striscia la notizia.

IL VERO PADRONE DEL FESTIVAL: LUCIO PRESTA

Tra i vincitori della 70esima edizione della kermesse, anche l’agente dei teledivi Lucio Presta. Come lui stesso ha del resto sottolineato in un suo tweet giustamente denso di soddisfazione. È lui alla fine il vero padrone del Festival. Ha imposto Amadeus alla fino a un mese fa direttrice di RaiUno Teresa De Santis (che ha fatto causa alla Rai rivendicando i meriti del successo della manifestazione) quando Salini voleva a tutti i costi Alessandro Cattelan, pupillo della concorrenza Sky.

Amadeus e Lucio Presta.

E ha portato sul palco nelle varie serate un’infornata dei suoi assistiti. Da Rula Jebreal, si dice simpaticamente suggeritagli da Matteo Renzi, alla conduttrice albanese amica della moglie Paola Perego, da Antonella Clerici a Sabrina Salerno… fino naturalmente a Roberto Benigni. Sui cachet di tutti si è già detto e scritto in lungo e in largo. Un’ultima annotazione per dire che in questo Sanremo la Rai ha duplicato le conferenze stampa giornaliere. La prima, tradizionale, gestita dall’ufficio stampa dell’azienda. Una seconda, sperimentale, condotta in stile question time dalla conduttrice Giorgia Cardinaletti e andata in onda su RaiPlay, non esattamente un successo. Così come il dopo festival di Nicola Savino andato in onda sulla medesima piattaforma, che ha avuto meno di 20 mila visualizzazioni.

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Le polemiche in Rai tra lo spot pro Salvini e i cachet di Sanremo

L'ad Salini prova a rimediare al pasticcio della propaganda leghista piazzata durante l'intervallo di Juve-Roma. Che ha fatto 5 milioni di spettatori. Ma come garantire a Zingaretti lo stesso pubblico durante un break di Don Matteo? Intanto le richieste degli ospiti del Festival fanno discutere: Georgina vuole 140 mila euro, Benigni 300 mila, Rula 25 mila.

Clima da “ultimi giorni di Pompei” alla Rai, mentre si avvicina l’appuntamento televisivo più importante dell’anno, il Festival di Sanremo, in un vorticoso aumento delle polemiche.

FOA INTANTO RESPIRA ARIA BUONA A DAVOS

Intanto, forse per prendersi un pausa e respirare un po’ di buona aria di montagna, il presidente Marcello Foa è andato a Davos, al Forum mondiale dell’economia che vede ogni anno riuniti i grandi della terra. In questa edizione in particolare per parlare di clima. Quello di viale Mazzini, si sa, in queste settimane è particolarmente mefitico.

GUALTIERI VUOLE DIMISSIONARE L’AD SALINI

E l’amministratore delegato Fabrizio Salini, di cui molti giornali scrivono che l’azionista, ossia il ministero dell’Economia, ossia il suo titolare Roberto Gualtieri, si prepara a dimissionare? Sta chiuso nel bunker a cercare di risolvere le infinite grane scaturite dal famoso o famigerato spot con Matteo Salvini per lanciare l’edizione di Porta a Porta fatto nell’intervallo della partita di Coppa Italia tra Juventus e Roma. Che ha totalizzato nelle rilevazioni più di 5 milioni di spettatori.

L’ARDO RIEQUILIBRIO DA TROVARE CON DON MATTEO

L’idea, come noto, è quella di offrire al segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti un analogo spazio all’interno di Don Matteo, una delle fiction più di successo della tivù pubblica. Un riequilibrio arduo da ottenere perché Don Matteo ha più di un break pubblicitario e quindi non è facile centrarne uno che abbia parità di ascolti.

CHI SI OCCUPA DELLA GRANA JUNIOR CALLY?

Come se non bastasse, e tornando a Sanremo, c’è poi il caso del cantante rapper Junior Cally, meglio dire dei testi violenti e sessisti delle sue canzoni, su cui a oggi Salini e il suo staff non hanno ancora detto una parola. La loro idea è che dovesse essere il neo direttore di RaiUno Stefano Coletta a sciropparsi la questione. Ma il manager, che ha sostituito in corsa Teresa De Santis alla guida della rete ammiraglia, ha avuto buon gioco nel dire che il problema non l’ha provocato lui.

GEORGINA, COMPARSATA DA 140 MILA EURO

E a proposito di problemi, impazzano quelli relativi ai cachet degli ospiti al Festival. Georgina Rodriguez, la compagna di Cristiano Ronaldo, per la sua comparsata sul palco dell’Ariston – immaginiamo al braccio del suo celeberrimo fidanzato calciatore della Juventus – vuole 140 mila euro più le spese, una cifra che potrebbe essere pagata in condominio con Rai pubblicità.

BENIGNI SPARA ALTO: 300 MILA EURO

Roberto Benigni, come ampiamente riportato dai giornali, di euro ne vuole invece 300 mila più le spese, una vera follia se la Rai accettasse di pagarglieli. Rula Jebreal invece per il suo monologo sulla violenza contro le donne si accontenta di 25 mila più spese.

SENZA DI MAIO CAPO M5S VIA LIBERA A ORFEO AL TG3?

Un’ultima annotazione. Con Luigi Di Maio non più capo politico del Movimento 5 stelle la posizione di Salini, che all’interno del governo è pesantemente sotto attacco del Pd, si è molto indebolita. E un primo risultato potrebbe essere il venir meno del veto pentastellato sulla candidatura di Mario Orfeo alla direzione del Tg3.

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La Rai corre ai ripari: Zingaretti nell’intervallo di Don Matteo

L'azienda ha deciso un «immediato atto riparatorio» dopo l'intervento di Salvini nello spot di Porta a Porta.

Dopo l’intervento di Matteo Salvini nello spot di Porta a Porta, andato in onda durante l’intervallo della partita Juventus-Roma di Coppa Italia, la Rai corre ai ripari in nome della par condicio.

Il direttore di Rai1 Stefano Coletta, «preso atto dell’ammissione di responsabilità da parte di Bruno Vespa», ha accolto «la proposta del giornalista di un immediato atto riparatorio al fine di garantire un rigoroso riequilibrio».

E ha deciso che durante il primo break della fiction Don Matteo «il segretario del Pd Nicola Zingaretti risponderà la sera del 23 gennaio al medesimo quesito posto al segretario della Lega», avendo a disposizione lo stesso tempo per esprimere la sua opinione.

«Mi sembra che la Rai abbia riconosciuto che è stato fatto un errore, quindi è stata giusta la denuncia», ha commentato Zingaretti, a margine di un evento elettorale a Casalecchio di Reno.

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Il cantante mascherato? Una noia, ma di successo

Nel rutilante mondo dello spettacolo televisivo, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si ricicla. Quello della Carlucci è un programma un po' manga, un po' talent, un po' Anni 70, un po' Mai dire banzai, un po' Tale e quale. Ma al pubblico piace il mistero, la maschera, il carnevalone.

Tu pensa solo a Junior Cally. Oppure a Cro, l’alter-Panda. Chi c’è sotto, chi c’è dietro? Impazza la mania della maschera, dei cantanti in maschera, e Il cantante mascherato sbanca, anzi spacca, come direbbe Sfera Ebbasta: alla prima puntata ha asfaltato il Grande Fratello Vip, che in fondo è costituito da maschere & mascheroni, gli ha lasciato briciole di share, ha razzolato più del 20% e, aspettando Sanremo, nella Rai lottizzata semper si fregano le mani: e chi se l’aspettava?

O forse sì, questo del cantante dietro il travestimento è format che spopola in mezzo mondo, dall’America alla Germania, partendo però dall’Asia, dalla Corea e si spiega, la mania della maschera è così estremorientale, fin dai cartoni animati Anni 70 (li ricordate?). In Italia inzuppiamo tutto in salsa italiana. Carlucciana. E così Il cantante mascherato è un po’ Ballando con la stelle, a cominciare dall’immancabile Raimondo Todaro, quando c’è Milly, e un po’ talent da servizio pubblico.

Anche quelli della giuria sono un po’ dei fatali, degli immancabili, c’è il Guillermo Mariotto che mariotteggia, c’è la Patty Pravo che quanto a maschere… Poi altra roba Rai, Flavio Insinna, per dire. E l’attrice dialettale in ascesa Ilenia Pastorelli, e poi il dj Francesco, ma chi l’avrebbe detto quando faceva la brutta copia di Jovanotti, il figlio dei Pooh, che sarebbe arrivato alla potenza manageriale, che avrebbe creato influencer di cartone come Giulia de Lellis e altre storie.

UN PROGRAMMA UN PO’ MANGA, UN PO’ TALENT, UN PO’ ANNI 70

Con questi ingredienti il Cantante mascherato “spuacca” anche in Italia: significa che il pubblico cerca qualcosa di nuovo, sia pur liofilizzato. Dio, nuovo: la maschera (da pavone), con la voce cavernizzata, erano trovate che usava già un Renato Zero, precise ma identiche, nel 1976 e dintorni, per dire (e difatti partiva subito Mi vendo). Anche nel rutilante mondo dello spettacolo televisivo, nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si ricicla. Un po’ manga, un po’ Carlucci, un po’ talent, un po’ Anni 70, un po’ Mai dire banzai, un po’ Tale e quale: insomma chi è il cantante mascherato?

Chi se ne frega se “complessivamente” questi otto pupazzi hanno fatto 46 Sanremi, cinque volte l’han vinto, messo insieme 70 programmi tivù, fatto 25 film, 107 dischi emessi, 250 venduti eccetera?

Gli indizi sono fittizi, i numeri dicono per non dire, chi se ne frega se “complessivamente” questi otto pupazzi hanno fatto 46 Sanremi, cinque volte l’han vinto, messo insieme 70 programmi tivù, fatto 25 film (musicarelli?), 107 dischi emessi, 250 venduti eccetera? Probabilissime, comunque, certe vecchie glorie (nulla si crea, eccetera) con dentro qualche improbabile; non la Oriettona Berti, subito sgamata dietro l’Unicorno. E allora chi? Parecchie cosette, indizi gestuali, fisici, allusivi, confluiscono su Al Bano, il Leone di Cellino San Marco.

Ma potrebbe esser della partita pure il coetaneo artistico Massimo Ranieri: «Che ne sai cosa c’è nell’intimo di una persona», chiede spericolatamente la Milly al Mariotto. Che pare maschera anche lui, per non dir della Patty, mamma mia, ma non ce la fa più a parlare, dalla sua bocca escono tracciati di elettrocardiogramma. Poi fanno i depistaggi, forse Alexia, “voighenedidebubbligo?” chiede la Ilenia Pastorelli che ha l’accento bolzanino; di più romanesco, «ammazza, ce sta solo Inzinna».

UN BOOM INASPETTATO PER UN FORMAT STUCCHEVOLE

Possiamo dirlo? Il giochino è un po’ stucchevole (perché troppo caricato), un po’ stiracchiato, un po’ lungagnoso, ma al pubblico “ci piace quella roba lì”, il mistero, gli piace la maschera, il carnevalone. Aspettando il Festival, che quanto a mascheroni, anche lì… Per ora, limitamoci a registrare il boom, forse inatteso o forse no, bastava copiar bene, in fondo, di questo format coreano in salsa carlucciana. Il Coniglio? Ha un po’ la voce di Loredana Bertè, senti? Poi è veramente mannaro questo coniglio, ma sì, potrebbe essere lei.

Grandinano nomi: Noemi, Lodovica Comello, Dua Lipa

Il Pavone, sarà mica Serena Autieri? Lorella Cuccarini in odor di sovranismo? Non sta in Rai già tutti i giorni lei? Il Mastino? Mah, pare un cuoco obeso, Antonino Cannavacciolo o Gianfranco Vissani, quello che squarta gli agnellini a mani nude e se ne vanta, ma sarebbe troppo facile. L’Angelo? L’Angelo senti che voce sensuale che ha, pare forse Raffaella Carrà. Naturalmente con strati di computer sopra. Il Barboncino? È veramente perverso il Barboncino, lascivo, un po’ godivo, vuoi vedere ch’è Cristiano Malgioglio?

Ma chi lo sa, potevi immaginare che dietro l’Unicorno scatenato si scatenasse Fin che la barca va, la Orietta, l’Usignolo della Valpadana (quell’episodio memorabile de I nuovi mostri con Ugo Tognazzi marito manager follower, «Fiorella, sei una f…, sei una forza della natura!»). Poi grandinano nomi: Noemi, Lodovica Comello, Dua Lipa – ma chi è ‘sta due lipa, ma sì ti dico, Dua Lipa, la cantante che sembra una influencer, poi già va a Sanremo, vuoi vedere che sto Cantante mascherato è in fondo solo un ponte per Sanremo? Canta Iggy Pop: «Tu porti una maschera, tutti portano una maschera per leccare il culo a tutti, ma dov’è l’anima, dov’è l’amore, tu porti una maschera, che maschera sei, che maschera sei?».

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In Rai ha vinto un solo partito. Quello del caos

Tra neo-nominati che non ottengono la maggioranza, richieste di chiarimenti sul caso Gaffuri e contrarietà del collegio sindacale ai doppi incarichi dei direttori, il cda di martedì si è chiuso con un pasticcio annunciato. Una nuova bocciatura per Salini.

Tutto come anticipato. Scriveva Lettera43.it il 14 gennaio che le nomine varate (e benedette solo in parte dal consiglio d’amministrazione della Rai) erano il frutto di un asse tra i 5 stelle e Fratelli d’Italia che di fatto governa la Rai dalla primavera dello scorso anno.

Come noto il voto non era vincolante ma colpisce il dato che ben quattro dei neo-nominati non hanno avuto la maggioranza dei voti. Tra loro dirigenti di peso come Tinny Andreatta (Fiction), Silvia Calandrelli (Rai Tre), Duilio Giammaria (Documentari) e Ludovico Di Meo (RaiDue, Cinema e Series)

Una bocciatura pesante, nata in un clima molto teso per l’ad Fabrizio Salini e il suo staff, che alla fine però hanno fatto buon viso a cattivo gioco. In fondo si tratta di un voto non vincolante, e il pacchetto di nomine diventa esecutivo con buona pace dei mal di pancia del cda di viale Mazzini.

SUL TAVOLO ANCHE IL CASO GAFFURI

Ma non è stato quello delle nomine il solo capitolo divisivo. I consiglieri hanno infatti chiesto con toni accesi un chiarimento richiesto sulla vicenda che riguarda Pietro Gaffuri che Salini aveva nominato Transformation Officer, ovvero gli aveva affidato, assieme al direttore Corporate Alberto Matassino, il delicato compito di seguire la messa in opera del nuovo piano industriale. Salvo poi scoprire, e proprio da Lettera43.it, che lo stesso Gaffuri aveva chiesto di poter uscire anticipatamente dalla Rai nella primavera del 2020.

LO SCONTRO SUI DOPPI INCARICHI DEI DIRETTORI

In cda c’è stato poi uno scontro con il collegio sindacale che ha manifestato ferma contrarietà all’ipotesi di nomina di tre direttori con doppio incarico come nei casi di Stefano Coletta (RaiUno più l’intrattenimento Day time), Di Meo (RaiDue con l’aggiunta di cinema e serialità) e Silvia Calandrelli (RaiTre più la Cultura). Per tutti loro è stato quindi deciso che assumeranno la direzione delle divisioni di genere mentre per le reti avranno unicamente un interim a tempo. Sulle prime, non è ancora stato deciso quando partiranno, cosa che potrebbe ingenerare qualche ritardo sulla elaborazione dei futuri palinsesti. «Se c’è un  vincitore», era il commento che si raccoglieva nei corridoi di viale Mazzini dopo il pasticciato cda, «questo è sicuramente il partito del caos».

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La Rai e Salini puntano sul signor Rossi (e sulla Meloni)

L'ad, assediato dallo scontento, si affida al consigliere in quota Fratelli d'Italia. Partito che in questi mesi ha conquistato poltrone pesanti nella tivù pubblica. Intanto scoppia il caso De Santis proprio alla vigilia di Sanremo.

Assediato dallo scontento quasi generale (quello del Pd è poi alle stelle), Fabrizio Salini per salvare la poltrona di ad della Rai si affida al signor Rossi.

Ma non un Rossi qualsiasi che porta un cognome forse più diffuso tra gli italiani, ma Rossi Giampaolo, romano, classe 1966, consigliere d’amministrazione in quota Fratelli d’Italia e profondo conoscitore della tivù pubblica.

Per spiegare meglio lo scenario di riferimento, bisogna fare un passo indietro. Esattamente al 2004, quando Rossi venne nominato presidente di RaiNet, e Pietro Gaffuri (ovvero l’attuale nonché dimissionario  Transformation Officer del piano industriale fortemente voluto da Salini e dal direttore generale Alberto Matassino) amministratore delegato.

IL GRUPPO MELONIANO

Dello stesso gruppo di lavoro facevano parte anche Elena Capparelli (oggi direttore Area Digital), Silvia Calandrelli (che il cda dell’azienda convocato il 14 gennaio potrebbe nominare alla direzione di RaiTre), Giuseppe Mondelli, recentemente nominato a capo dell’organizzazione Rai sotto la Direzione Risorse Umane guidata da Felice Ventura, anche lui in quota Fratelli d’Italia. Insomma, un gruppo che di strada ne ha fatta tanta, e che ora viene catapultato da Salini nelle poltrone che contano.

Nell’attribuzione dei riferimenti politici, appare dunque evidente come il partito di Giorgia Meloni abbia conquistato significative direzioni in questo anno di consigliatura rosso-giallo-verde. Va ricordato che sia la nomina di Ludovico Di Meo a RaiDue che quella già avvenuta di Alessandro Zucca (infrastrutture immobiliari e sedi locali) sono in quota Fratelli d’Italia.

SANREMO E IL CASO DE SANTIS

Intanto, come ampiamente prevedibile, è scoppiato il caso di Teresa De Santis. La sostituzione della direttrice di RaiUno, la rete ammiraglia, in contemporanea con la conferenza stampa di presentazione della 70esima edizione del Festival di Sanremo non è, per tempismo, la decisione migliore per l’immagine della Rai che dovrà alzare i veli della competizione canora in pieno bailamme di polemiche legate alla nuova infornata di nomine.

LE CONTRADDIZIONI DELLA COMUNICAZIONE

Con tanto di evidente contraddizione in termini di comunicazione, visto che se da un lato rivendica pubblicamente ottimi risultati di ascolto per le reti Rai, dall’altro imputa la sostituzione di De Santis (ad appena un anno dalla sua nomina a direttore di RaiUno) al forte calo degli ascolti della rete ammiraglia. Insomma, grande è la confusione sotto il cielo di viale Mazzini, così come il numero degli scontenti i cui malumori dovrebbero trovare sfogo nel tempestoso cda del 14 gennaio.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Nomine Rai, l’ad Salini formalizza le proposte in vista del cda

Stefano Coletta alla guida di Ra1 e Intrattenimento prime time, Ludovico Di Meo alla direzione di Rai2, Cinema e serialità, mentre a Silvia Calandrelli tocca Rai3 e Cultura. Ecco tutti i nomi.

L’amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini ha formalizzato le proposte di nomina dell’azienda, in vista del cda in programma per il 14 gennaio 2020. Stefano Coletta alla direzione di Rai1 e dell’Intrattenimento di prime time, Ludovico Di Meo alla guida di Rai2 e della direzione Cinema e serialità, Silvia Calandrelli a Rai3 e alla direzione Cultura, Franco Di Mare all’Intrattenimento del day time, Angelo Teodoli al Coordinamento generi, Duilio Giammaria ai Documentari, Eleonora Andreatta alla direzione Fiction, Luca Milano alla direzione Ragazzi.

LEGGI ANCHE: Stallo sulle nomine Rai: Salini prende l’interim di RaiDue

NEW FORMAT, APPROFONDIMENTO E DISTRIBUZIONE

Per i New Format si farà il job posting, mentre sarà assegnata in seguito la direzione Approfondimento. Alla guida della Distribuzione, altra figura chiave prevista dal piano industriale, sarà indicato Marcello Ciannamea.

LEGGI ANCHE: Rai, saltano le nomine e la Lega gode

PER I NUOVI DIRETTORI DEI TG C’È ANCORA DA ASPETTARE

Dopo mesi di attese, di indiscrezioni, scontri politici e veti incrociati nella maggioranza, l’ad Salini ha formalizzato i nomi per reti e aree tematiche. Ma manca ancora qualcosa: le nomine dei nuovi direttori di Tg1, Tg2 e Tg3.

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La Rai fa dietrofront: Rula Jebreal sarà a Sanremo

Retromarcia di Viale Mazzini: la giornalista salirà sul palco dell'Ariston con un monologo dedicato alla violenza contro le donne. Ma ora la polemica si è spostata sulla partecipazione di Rita Pavone.

Ennesimo dietrofront a Viale Mazzini. Rula Jebreal sarà al Festival di Sanremo. La notizia, confermata da una nota pubblicata dalla Rai, si è diffusa al termine di un vertice che ha visto partecipare l’amministratore delegato Fabrizio Salini, la direttrice di RaiUno Teresa De Santis e il conduttore e direttore artististico del Festival Amadeus. La giornalista salirà sul palco dell’Ariston con un suo monologo dedicato alla violenza contro le donne.

CONFERMATO L’INTERO CAST DI OSPITI

Si chiude così il caso dell’esclusione che la stessa Jebreal aveva attribuito a un veto di Matteo Salvini o ai vertici Rai di area sovranista. In difesa della giornalista si era schierata in particolare Italia viva, con interrogazioni parlamentari e denunce. Nel corso della riunione di aggiornamento sulla 70esima edizione del Festival è stato confermato l’intero cast di ospiti proposto dal direttore artistico Amadeus che sarà presentato nel corso della conferenza stampa del prossimo 14 gennaio.

LE POLEMICHE SI SPOSTANO SU RITA PAVONE

Ma le polemiche non sono certo finite. Già perché a scaldare Twitter ora è la partecipazione di Rita Pavone al concorso canoro. Settantaquattro anni, l’ex Giamburrasca della tivù ha fatto parlare di sé per certe sue uscite social filo salviniane e sovraniste, dall’attacco a Pearl Jam allo sfottò di Greta Thunberg.

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Salini cede ad Agnes e la Rai rifà Check-up

Collocata nel palinsesto 2020 sul secondo canale la trasmissione ideata negli Anni 70 dallo storico direttore generale. Ora la figlia Simona ha convinto l'attuale ad dopo i no di Gubitosi, Campo Dall'Orto e Orfeo. Arriva dunque l'ennesimo programma sulla salute.

La Rai del cambiamento che a detta di presidente e amministratore delegato dovrebbe cambiare linguaggi, contenuti editoriali e modalità di fruizione, sta decidendo in queste ore per un ritorno al passato. L’idea è quella di riprogrammare Check-up, una famosa trasmissione ideata negli Anni 70 da Biagio Agnes che è stato per lungo tempo direttore generale a Viale Mazzini.

Perciò si sta lavorando per trovargli una collocazione in palinsesto e, salvo sorprese, l’ipotesi è che la nuova edizione di Check-up possa essere inserita nella programmazione di RaiDue nel periodo febbraio-marzo 2020.

Simona Agnes, figlia di Biagio, e presidente della fondazione che porta il nome del padre, aveva già tentato più volte in passato di riproporre il format ricevendo sempre un cortese quanto fermo no da parte degli ultimi tre direttori generali della tivù pubblica, ossia Luigi Gubitosi, Antonio Campo Dall’Orto e Mario Orfeo.

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Simona Agnes. (Ansa)

Invece con Fabrizio Salini è riuscita nell’impresa, avendo anche trovato una buona sponda in un consigliere del consiglio di amministrazione. L’attuale ad, dopo una serie di riunioni operative che hanno visto coinvolte alcune direzioni, avrebbe dato semaforo verde. L’appalto è esterno, visto che il nuovo Check-up sarà un prodotto fornito chiavi in mano da una società della Agnes. E andrà ad aggiungersi alla miriade di programmi sulla salute che già esistono nei palinsesti delle tre reti.

Unica novità rispetto all’originale che andava in onda sul primo canale, per il nuovo Check-up è stata scelta RaiDue, la rete di cui dopo l’uscita di Carlo Freccero l’ad Salini è direttore ad interim.

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Ultimatum di Damasco alla Rai per la messa in onda di un’intervista ad Assad

Viale Mazzini ne avrebbe rinviato più volte la trasmissione senza spiegazione. L'ufficio stampa della presidenza siriana dà fino al 9 dicembre. Poi la diffonderà sui media locali.

Meno di 48 ore. Se la Rai non manderà in onda entro lunedì 9 dicembre l’intervista realizzata da Monica Maggioni al presidente siriano Bashar al Assad, che doveva essere trasmessa il 2 dicembre scorso, Damasco programmerà sui media del Paese il colloquio senza la contemporaneità prevista dagli accordi. Lo rende noto l’Agi.

L’ACCORDO CON DAMASCO

«Il 26 novembre 2019, il presidente al-Assad ha rilasciato un’intervista alla Ceo di RaiCom, Monica Maggioni», ha scritto l’ufficio stampa della presidenza siriana in una nota pubblicata su Facebook in cui spiega i termini dell’accordo. «Si è convenuto che l’intervista sarebbe andata in onda il 2 dicembre su Rai News 24 e sui media nazionali siriani». Così però non è andata. Il 2 dicembre RaiNews24 ha chiesto di posticipare la messa in onda senza, stando alla versione di Damasco, ulteriori spiegazioni. A questo sono seguiti, sempre secondo l’ufficio stampa della presidenza siriana, altri due rinvii. «Questo», conclude la nota, «è un ulteriore esempio dei tentativi occidentali di nascondere la verità sulla situazione in Siria e sulle sue conseguenze sull’Europa e nell’arena internazionale». Così è scattato l’ultimatum: o l’intervista va in onda oppure la presidenza siriana la trasmetterà alle 21 di lunedì.

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La Rai curerà da sola la comunicazione di Sanremo

Dopo le polemiche legate all'ipotesi del conflitto di interessi di Giannotti con MN Italia, la tv di Stato decide di curarsi da sola la promozione del Festival.

Dopo le polemiche sui rapporti “incestuosi” con Mn Italia, alla fine Fabrizio Salini avrebbe deciso: niente appalto esterno per la comunicazione del Festival di Sanremo che sarà affidata in toto alla Direzione Comunicazione della Rai.

CONFLITTO DI INTERESSI

La decisione dell’amministratore delegato della tivù pubblica arriva dopo che Striscia la Notizia, Lettera43, e poi la Commissione parlamentare di vigilanza avevano sollevato l’ipotesi di un conflitto di interessi tra MN Italia – la societa’ che si sarebbe dovuta aggiudicare l’appalto (era già partita la richiesta, poi annullata) – e il Direttore della Comunicazione di viale Mazzini Marcello Giannotti – portato in azienda da Salini – e che fino a un anno fa lavorava proprio in MN.

SUL TAVOLO C’ERANO 40 MILA EURO

Un’inversione totale quella di Salini e di Giannotti, che quindi implicitamente conferma l’esistenza del conflitto di interessi tra Giannotti e MN e che contemporaneamente metterebbe in luce anche una gestione non trasparente delle risorse Rai: perché se l’ufficio stampa del festival “ora” può essere “fatto” internamente dalla Comunicazione Rai, una settimana fa l’azienda era pronta a sborsare fino a 40 mila euro per appaltarlo a un esterno?

LA PREOCCUPAZIONE DI GIANNOTTI

Fonti di corridoio vicine alla direzione comunicazione raccontano di un Giannotti chiuso nel suo ufficio a controllare e ricontrollare le mail inviate e ricevute sull’affaire MN, al centro di un altro appalto: quello per il nuovo programma di Fiorello su Raiplay. Un contratto arrivato in corsa per chiamata diretta, anche questo annullato dopo le polemiche.

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Stallo sulle nomine Rai: Salini prende l’interim di RaiDue

Tutt'altro che sopiti i contrasti nella maggioranza. Il Pd accusa il M5s di aver fatto saltare l'accordo per il veto posto sul nome di Orfeo. E con Italia viva mette nel mirino anche l'ad.

Nomine rimandate, come annunciato, ma il clima attorno alla Rai resta di tensione. I contrasti nella maggioranza, all’indomani dello stop alla rosa di nomi per reti e testate che sembrava pronta a essere presentata nel Consiglio d’amministrazione del 28 novembre, sono tutt’altro che sopiti.

IL PD ACCUSA IL M5S DI AVER FATTO SALTARE L’ACCORDO

Il Pd accusa i cinque stelle, in particolare Luigi Di Maio, di aver fatto saltare l’accordo per il veto posto sul nome del candidato alla direzione del Tg3, Mario Orfeo. E ora mette nel mirino anche l’ad Fabrizio Salini, scelto proprio dagli alleati di governo. «È ormai evidente a tutti che l’azienda è bloccata, ostaggio delle incertezze del suo amministratore delegato», dice Lorenza Bonaccorsi, sottosegretaria al Mibact, da sempre attenta alle questioni Rai. «Stanno emergendo» – continua – «tutte le conseguenze dell’incapacità di prendere delle decisioni nei momenti importanti. Al momento la realtà racconta un calo di ascolti, soprattutto sulla rete ammiraglia, che è difficile nascondere. Per non dire poi dei dati impietosi resi noti dall’Agcom sul pluralismo mancato. Far trapelare, poi, da parte dell’ad, un problema di parità di genere è del tutto strumentale. Chiediamo un immediato cambio di passo, forte».

MALUMORI ANCHE DA PARTE DI ITALIA VIVA

Malumori anche in Italia viva, che chiede a Di Maio di smentire le indiscrezioni su un suo veto a Orfeo. «Se non smentisce, allora a dimettersi dovrebbe essere tutto il Consiglio d’amministrazione, compreso l’amministratore delegato Salini», afferma Michele Anzaldi. Oggi l’ad in Consiglio di amministrazione ha ribadito tutta la sua preoccupazione per il possibile taglio delle risorse alla tv pubblica, previsto in alcuni emendamenti alla Finanziaria, spiegando, come aveva fatto in Commissione di Vigilanza, che senza certezze economiche anche l’attuazione del piano industriale, comprese le nomine a direzioni e canali, verrebbe messa in discussione. Quindi niente avvicendamenti a reti e testate o nomine alle direzioni di genere. L’unica novità è l’interim a RaiDue, assunto dallo stesso ad, dopo la fine del mandato di Carlo Freccero, che è stato invitato in Consiglio d’amministrazione per i saluti e i ringraziamenti per il lavoro svolto. Di nomine si riparlerà forse il 10 dicembre, quando è in programma la prossima riunione del cda.

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Rai, salta la collaborazione con Mn per Sanremo

Dopo le polemiche su un possibile conflitto di interessi, Viale Mazzini ha deciso che la società non gestirà l'ufficio stampa del Festival. Oggi la questione potrebbe essere trattata in cda. Dossier nomine verso l'ennesimo rinvio.

La notizia è che nella tarda serata di mercoledì 27 novembre Rai Uno ha annullato la richiesta per avere la società Mn Italia come ufficio stampa del Festival di Sanremo.

La spinosa questione, che ha per un momento sviato l’attenzione dell’annoso capitolo nomine (che non si riescono a fare) è la vicenda del conflitto di interessi sollevata da Striscia la notizia per i rapporti tra viale Mazzini e la Mn Italia per curare la promozione di alcuni programmi.

IL GIALLO DEL CONTRATTO RAI CON MN

Il caso nasceva dal fatto che l’attuale capo delle relazioni esterne, Marcello Giannotti, prima di arrivare in Rai chiamato dall’ad Fabrizio Salini lavorava proprio in Mn. Nella stessa giornata di mercoledì, nella sua audizione davanti alla commissione di Vigilanza Rai, lo stesso Salini nel merito aveva risposto un po’ piccato. «O decidiamo di penalizzare la società di provenienza di un manager e le inibiamo dal lavorare con la Rai», ha detto l’ad, «oppure questo è un tema». Coda serale con piccolo giallo: Salini aveva sempre negato che ci fosse un contratto con Mn per Sanremo quando invece la società diceva che stava già cominciando a lavorare al Festival. Il comunicato Rai pilatescamente non dice di aver annullato un contratto, ma probabilmente una richiesta di servirsi di quella società che faceva da preludio al contratto vero e proprio.

CAPITOLO NOMINE VERSO UN NUOVO RINVIO

Insomma, un pasticcio destinato a creare ulteriore imbarazzo. E c’è da scommettere che la questione sarà oggetto di discussione del cda di viale Mazzini convocato alle 10.30 di giovedì 28. Anche perché il tanto atteso capitolo nomine, eccezion fatta forse per il sostituto di Carlo Freccero alla direzione di RaiDue, visti i tanti e tali veti incrociati all’interno della maggioranza di governo, è meglio rinviarlo ancora.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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I veti incrociati tra M5s e Pd bloccano le nomine Rai

Dietro il nuovo rinvio lo stallo sulle testate. No dei pentastellati a Orfeo al Tg3. I dem replicano mettendo in dubbio la permanenza di Carboni al Tg1.

Nuovo stop sulle nomine Rai. Dopo il rinvio dell’11 novembre, un altro nulla di fatto all’indomani di riunioni e trattative che non hanno portato a una fumata bianca. I curricula, che dovevano essere presentati la mattina del 27 novembre dall’amministratore delegato Fabrizio Salini, non sono arrivati ai consiglieri, nonostante l’intesa sembrasse vicina. La seconda rete dal 29 novembre è priva della guida di Carlo Freccero, pronto a lasciare il suo incarico per aver raggiunto il limite del mandato. L’ipotesi più probabile è un interim, che potrebbe essere assunto dallo stesso Salini o da Marcello Ciannamea, in pole poi per la direzione della rete.

IL VETO DEI CINQUE STESSE SU ORFEO

Stando a fonti parlamentari riportate dall’Ansa, lo strappo è stato provocato dalle possibili nomine alle testate. I cinque stelle, in particolare Luigi Di Maio, avrebbero posto il veto su Mario Orfeo alla direzione del Tg3, provocando una reazione dei dem che avrebbero a quel punto messo in discussione la permanenza di Giuseppe Carboni al Tg1. Mentre per quel ruolo si fa avanti, con supporto di Italia Viva, Andrea Montanari, il Pd pare pronto a far saltare anche la candidatura di Franco Di Mare a Rai3, poltrona che sarebbe lasciata libera da Stefano Coletta che passerebbe alla guida della rete ammiraglia. Anche l’uscita di Giuseppina Paterniti dal Tg3 in direzione RaiNews non metterebbe tutti d’accordo, anche perché non resterebbe più alcuna donna al timone delle tre principali reti e testate Rai. I cinque stelle vogliono che mantenga un incarico di peso e spingono nel contempo la candidatura di Francesco Giorgino per una direzione.

IL NODO DEI TAGLI IN MANOVRA

Nel Consiglio di amministrazione del 28 novembre si parlerà del percorso di attuazione del piano industriale, di ordini e contratti, della situazione immobiliare. Il discorso nomine è rinviato al Cda di dicembre o a una riunione straordinaria. I tempi non saranno brevi. Anche perché a influire sullo stop sarebbero stati i possibili nuovi tagli ai trasferimenti alla tivù pubblica previsti in una serie di emendamenti alla manovra. L’ad in Commissione di Vigilanza ha lanciato l’allarme sull’impatto che la riduzione delle risorse avrebbe sulla realizzazione del piano industriale. In caso di un taglio del budget, rispetto a quello preventivato al momento della stesura del progetto, sarebbe necessario rivederne il perimetro. In particolare in relazione agli oneri specifici derivanti dal contratto di servizio, come la realizzazione del canale inglese e del canale istituzionale. Le nomine sono fanno parte di un percorso delineato che, a questo punto, rischia di essere modificato.

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Rai: le spine di Salini sono le nomine tigì, Fiorello e Mn

L'ad di Viale Mazzini sotto pressione per il cambio dei direttori dei telegiornali. Ma a preoccupare sono anche il presunto conflitto di interessi del capo comunicazione Giannotti e il costo dell'operazione Viva RaiPlay.

Il 26 novembre Fabrizio Salini è pronto a essere ascoltato in Commissione di vigilanza Rai. Per l’amministratore delegato della tivù di Stato si annunciano giorni di passione, cosa che lui, che soffre la troppa pressione, sicuramente vorrebbe evitarsi. Ma oramai la partita Rai non è più rinviabile. Ovvero non è più procrastinabile intervenire su una situazione che è ancora figlia del Conte Uno e dell’alleanza giallo-verde.

Ora, se Giuseppe Conte (bis) e i grillini sono rimasti, sono il Pd e Matteo Renzi che, entrati nella nuova compagine di governo, reclamano a gran voce che il tormentato universo della tivù pubblica ne prenda atto. Come fatto trapelare senza troppi paludamenti, il partito di Nicola Zingaretti punta al Tg1, guidato ora da Giuseppe Carboni in quota M5s. Il suo candidato è il sempreverde (il colore non allude ovviamente a simpatie leghiste) Antonio Di Bella, attualmente alla guida di Rai News.

Di Bella è il candidato più forte, ma non l’unico: c’è il vecchio direttore della testata ammiraglia nonché ex direttore generale dell’ente Mario Orfeo che chiede di essere valorizzato. Momentaneamente parcheggiato a Rai Way, Orfeo vuole tornare a pieno titolo nell’agone delle news. Sconta però un certo ostracismo dei pentastellati, che gli preferiscono di gran lunga Franco Di Mare, da luglio vicedirettore di RaiUno con delega agli approfondimenti e alle inchieste.

ANCORA NESSUNA CERTEZZA PER LE NOMINE DEI TELEGIORNALI

Ma che i telegiornali vengano toccati dall’ondata delle future nomine è ancora tutto da vedere. Salini sa che la materia è incandescente, e nel tentativo di limitare i danni vorrebbe offrire in pasto alla politica solo il rinnovo dei direttori di rete. I corridoi di viale Mazzini segnalano, ma con la dovuta aleatorietà di una situazione che cambia da un giorno all’altro, il seguente organigramma: Stefano Coletta a RaiUno, Marcello Ciannamea alla Seconda Rete, e l’onniprensente Di Mare, sempre non vada al Tg1, al vertice di RaiTre.

A viale Mazzini quasi sempre chi entra papa rimane cardinale

Ma si sa, a viale Mazzini quasi sempre chi entra papa rimane cardinale, e dunque la prudenza è d’obbligo. Un puzzle che è ulteriormente complicato dal fatto che Salini, forte dell’approvazione del suo piano industriale da parte del Mise, deve procedere alla nomina dei responsabili delle divisioni trasversali. Lo farà o tergiverserà ancora? Qualcosa forse si saprà nel cda Rai che si terrà due giorni dopo l’audizione dell’ad in Commissione di vigilanza.

Foto di Stefano Colarieti / LaPresse.

E poi c’è una ulteriore grana che non promette nulla di buono. Complice Striscia la notizia, è deflagrato il caso della società di comunicazione Mn, dove Fabrizio Giannotti ha lavorato dal 2015 al 2018 prima di essere chiamato da Salini a guidare la comunicazione Rai. Quasi sicuro che il cda chiederà a Salini spiegazioni su quello che alcuni giudicano un conflitto di interessi, altri come minimo una evidente caduta di stile. Mn, in trattativa per Sanremo (anche se la società smentisce), segue la comunicazione di Fiorello e della nuova serie I Medici, pagata da Lux Vide ma nell’ambito di una coproduzione Rai.

I DETTAGLI ECONOMICI SUL PROGRAMMA DI FIORELLO RIMANGONO UN MISTERO

Sempre nei corridoi di viale Mazzini si sussurra anche di un altro capitolo che chiamerebbe in causa Giannotti, ovvero una serie di contatti che la Comunicazione avrebbe sottoscritto con alcune testate online per ospitare una serie di redazionali sull’attività della Rai e del suo ad. E poi c’è il caso Fiorello, l’operazione su cui Salini ha puntato, ma i cui contorni sono ancora avvolti nel mistero. Per quello che è stato venduto come l’appuntamento televisivo dell’anno, il ritorno dello showman sulla piattaforma di Rai Play, non sono mai stati comunicati i dettagli economici.

Indiscrezioni in possesso di Lettera43 parlano di un costo complessivo dell’operazione Fiorello di circa 10 milioni di euro

Sarà il prossimo cda l’occasione per fare chiarezza? Indiscrezioni in possesso di Lettera43 parlano di un costo complessivo dell’operazione di circa 10 milioni di euro. Una cifra che comprende l’ingaggio di Fiorello, quello dei suoi autori, la campagna di marketing che ha accompagnato il ritorno dello showman sul piccolo schermo, e la realizzazione di tre set volanti destinati a essere smontati il prossimo dicembre alla fine del programma.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Antonello Falqui, quando il bianco e nero colorava l’Italia

Con i suoi programmi, da Canzonissima a Milleluci e Studio Uno, il grande regista scomparso ha fatto sognare generazioni di connazionali. Creando una televisione piena di talento, professionalità e pazzia che non ha lasciato eredi. Ma solo tanta nostalgia.

Ci son di quei nomi che profumano d’epoca. Racchiudono passaggi storici, società che cambiano, si divertono, passano dal Dopoguerra post rurale alla post modernità da bere e da trangugiare. Antonello Falqui è un nome così, scomparso a 94 anni.

Mina e Antonello Falqui durante la trasmissione Rai ”Milleluci”.

Un secolo lungo il suo, lunghissimo, e fecondo altrettanto. Professionalmente inaugurato con la televisione, prima ancora che la televisione fosse: ancora in fase sperimentale, ma il giovane Falqui, figlio d’un critico e scrittore, era già lì, a sperimentare, proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

FALQUI HA ACCOMPAGNATO I NOSTRI MIGLIORI ANNI

Il nuovo, futuribile mezzo l’ha rapito dalla facoltà di Giurisprudenza, e le due vite andranno sempre insieme: è lui a inaugurarla, la tivù, col primo Arrivi e Partenze con cui dirige un giovane occhialuto italoamericano, tale Mike Bongiorno, scoperto da Vittorio Veltroni. Da quel momento, Antonello Falqui accompagna i migliori anni della nostra vita: c’è lui dietro i programmi che diventano modi di dire che cambiano gli italiani, Musichiere, Canzonissima, Studio Uno, i cicli degli Stasera: Stasera Rita (Pavone), Stasera Patty Pravo, Gianni Morandi, eccetera.

Lo staff della prima edizione del Musichiere: da sinistra Patrizia Della Rovere, Garinei, Antonello Falqui, Giovannini, Patrizia De Blanck e Mario Riva (LaPresse).

Sono gli anni della grande televisione in bianco e nero, tra i Sessanta e i Settanta, «quando», per scippare le parole a Giorgio Gaber, «si faceva un tipo di televisione sontuosa, meravigliosa, attenta a ogni dettaglio e oggi quella televisione lì non si fa più». 

UNA VITA GRANDE, DIVERTENTE E DIVERTITA

Falqui prosegue, Sai che ti dico?, con gli irresistibili Sandra e Raimondo, Milleluci (ah, quella Carrà e quella Mina insieme!), Dove sta Zazà e Mazzabubù entrambe con l’immensa Gabriella Ferri, il ciclo di Bambole, non c’è una lira, in sei puntate, tratto dalla commedia teatrale, e avanti ancora dentro gli Anni 80 e 90.

Antonello Falqui con Mina nel 1961 (foto LaPresse).

Quando Falqui, ormai assurto al ruolo di storico, memoria vivente del mezzo televisivo, giustamente si riposa. Mai del tutto, quelli così hanno sempre una scintilla da scoccare, fino alla fine. Il suo congedo testimonia di una vita grande, divertente e divertita: «Sono partito per un lungo lungo lungo viaggio, potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle 11 alla chiesa di Sant’Eugenio a viale Belle Arti a Roma». Parole che qualcuno ha messo sui social.

Sono partito per un Lungo Lungo Lungo Viaggio……potete venire a salutarmi LUNEDI 18 NOVEMBRE alle ore 11 alla…

Posted by Antonello Falqui on Friday, November 15, 2019

UN’ITALIA INGENUA, BUGIARDA E SENTIMENTALE

Dalla televisione che non c’era alla post televisione di internet, del tablet. Parole di un uomo sereno, consapevole di essere stato una compagnia di vita per i suoi connazionali: arrivava il sabato sera e la schedina era un rito e il giro delle botteghe liturgia, e dopo le serrande si calavano, una per una, cadeva un dolce silenzio sulla città sconcertata e ci si tappava in casa e arrivava la trasmissione che ci divertiva, ci intontiva, il lunedì a scuola ne avremmo replicato tutte le battute. Un’Italia più ingenua, che si vedeva apparecchiare scenette e balletti da gente come Antonello Falqui, Gino Landi, Mario Landi, Romolo Siena, fiato alle trombe Turchetti! Un video immaginario: le facce stravolte, indimenticabili di Walter Chiari, Paolo Panelli e Bice Valori, Alberto Sordi, Franca Valeri, le gemelle Kessler, «la notte è piccola per noi, troppo piccolina», e cento altri in un‘Italia sfocata, scintillante, eccitata, crudele, bugiarda e sentimentale che si perdeva in vapori d’etere e di misteri, segreti che avremmo saputo tardi o forse mai. 

SPETTACOLI RIMASTI NELLA NOSTRA MEMORIA GENETICA

Antonello Falqui era uno dei demiurghi. Ci ha reso più sopportabile la difficile transizione democratica, ha aiutato tre o quattro generazioni a crescere senza prendersi troppo sul serio, magari inseguito dai rimbrotti di una classe intellettuale che ci vedeva ottundimento, manipolazione delle masse: ma che si doveva fare con quel popolo ancora acerbo, che si riuniva in 50 in un bar davanti a una scatola magica? Le cose hanno bisogno di tempo. I mutamenti hanno bisogno di tempo. Quegli spettacoli, tra il geniale e lo sciocchino, però sono rimasti e non solo nella nostra memoria genetica: non è venuto niente di meglio a sbiadirli.

UNA TIVÙ DI PAZZI PIENI DI TALENTO

«Quella televisione lì oggi non si fa più». Perché era un’epoca di pazzi, ma veri. Tognazzi e Vianello anche loro praticamente inaugurano la televisione italiana, Un due tre e siamo nel 1954, bavagli vaticani e democristiani a piovere. Eppure, già parodie carogna, magliaie, ciclisti, mondine, tronci della Val Camonica, chissà come fanno a farle passare.

Antonello Falqui riceve il premio Via Condotti nel 2004 (LaPresse).

Nel 1959, il Presidente Giovanni Gronchi nel palco reale della Scala casca dalla sedia e, inesorabile, pochi giorni dopo, Ugo rifà la scena con il finto candido Raimondo che lo apostrofa: «Ma chi ti credi di essere?». Il programma finisce lì, in quel momento.

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Quando i due tornano in camerino, ci trovano già le lettere di siluramento. Li tengono in ghiacciaia un anno e mezzo, poi li richiamano: «Abbiamo deciso di perdonarvi, avete qualcosa di nuovo per la televisione?». Pronti, Tognazzi e Vianello rispondono: «Sì, ci sarebbe una cosettina sul papa» che è il bergamasco Angelo Roncalli, e a Bergamo, lo sanno tutti, si smoccola che è un piacere e Ugo, spietato: «Mi sun de Bèrghem, porco…». Fuori! Pazzi completi, incontrollabili, meravigliosi. Mica solo loro. Guardali nel video immaginario, quelle facce parlano. E quelli come Antonello Falqui a dover contenere, dirigere, organizzare una banda di scatenati senza ritegno e con troppo talento. O ci crepi, o ti diverti una vita. Per questo un 94enne artista degli artisti può congedarsi dal mondo con tanta garbata serenità. Come chi sa che aveva una missione da compiere nella vita, e l’ha compiuta.


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Addio ad Antonello Falqui, il padre del grande varietà all’italiana

Il grande regista è scomparso a 94 anni. In Rai dal 1952, firmò programmi culto come Studio Uno, Il Musichiere e Canzonissima.

Studio Uno, il Musichiere, Canzonissima, Milleluci. In una parola la storia della televisione italiana. La Rai di Mina, Walter Chiari, di Paolo Panelli e Bice Valori, di Franca Valeri e delle gemelle Kessler. Artisti e programmi che hanno segnato un’epoca e che portavano tutti la sua firma. Antonello Falqui se ne è andato a 94 anni nella notte tra il 15 e il 16 novembre, con la stessa leggerezza e ironia con cui aveva vissuto e aveva fatto vivere generazioni di italiani. La notizia della scomparsa del regista padre del varietà all’italiana ha fatto il giro del web nel modo più singolare: «Sono partito per un lungo lungo lungo viaggio», recita il post apparso sul profilo Facebook, «potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle 11 alla chiesa di Sant’Eugenio a viale Belle Arti a Roma».

Sono partito per un Lungo Lungo Lungo Viaggio……potete venire a salutarmi LUNEDI 18 NOVEMBRE alle ore 11 alla…

Posted by Antonello Falqui on Friday, November 15, 2019

IN RAI DAL 1952

In Rai Falqui aveva cominciato a lavorare dal 1952, pioniere di un mondo allora ancora tutto da inventare. Nato a Roma il 6 novembre 1925, figlio del critico e scrittore Enrico Falqui, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, che lasciò prima della laurea affascinato dal mondo del cinema. Dal 1947 al 1949 frequentò il corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Cominciò la carriera nel mondo dello spettacolo nel 1950 come aiuto regista di Curzio Malaparte nel film Cristo proibito. Due anni dopo l’arrivo in Viale Mazzini, lavorando inizialmente nella sede di Milano.

LA TIVÙ CHE FACEVA SOGNARE L’ITALIA

Era l’alba della televisione: le prime trasmissioni, infatti, vennero inaugurate il 3 gennaio 1954. Si occupò prim dei documentari, ma la celebrità arrivò con i varietà amatissimi dal grande pubblico, che all’epoca si riuniva nelle poche abitazioni o locali pubblici dotati di un televisore per guardare i programmi. Prima il Musichiere condotto da Mario Riva, in onda dal 1957 al 1960. Poi quattro edizioni di Canzonissima (1958, 1959, 1968, 1969), altrettante di Studio Uno (1961, 1962-63, 1965 e 1966), forse il più famoso e celebrato, e Milleluci (1974). Antonello Falqui aveva compiuto lo scorso 6 novembre 94 anni, e il giorno dopo si rammaricava sui social per non aver potuto festeggiare il compleanno in compagnia dei molti suoi amici, dando loro appuntamento per il 2020. Il post successivo è quello che annuncia la sua scomparsa, il suo «lungo viaggio».

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Chi è Enrico Cremonesi, il “maestro” di Viva Raiplay

Ha esordito nel mondo musicale collaborando con Enrico Ruggeri. Dal 1994 in poi è stato uno dei più intimi collaboratori di Rosario Fiorello nei suoi programmi televisivi e radiofonici. Ultimamente ha rivelato di essere vegano.

Il 4 novembre 2019 è cominciato Viva Raiplay!, il nuovo e attesissimo varietà di Fiorello che ha esordito in versione ridotta su Rai1 ma che dal 13 novembre sarà disponibile in esclusiva sulla rinnovata piattaforma Rai. A fare compagnia al comico siciliano sul palco dello Show c’è quest’anno un cast composto da vecchie e nuove conoscenze, tra cui il rapper e cantautore Danti, i ballerini del gruppo Urban Theory, il trio di cantanti e intrattenitori Gemelli di Guidonia e il giornalista e scrittore Vincenzo Mollica, che per l’occasione presta la voce al pupazzo di se stesso. Infine, l’immancabile maestro Enrico Cremonesi, che collabora con Fiorello dal ’94.

IL MAESTRO ENRICO CREMONESI

Enrico Cremonesi, anche noto come “Maestro Cremonesi”, è uno dei più vecchi collaboratori dello showman catanese. Nato a Milano il 28 maggio del 1969, il compositore ha scoperto la passione per la musica a quattro anni, subito dopo essere stato iscritto dai genitori a un corso di pianoforte. A 11 anni ha cominciato a suonare come organista nella sua parrocchia, mentre a 12 ha cominciato a esibirsi con dei piccoli gruppi. A livello professionale ha debuttato a 20 anni, cominciando a suonare in tournée con il cantautore Enrico Ruggeri.

LA COLLABORAZIONE CON FIORELLO

Il sodalizio di Cremonesi con Fiorello è iniziato nel 1994, continuando poi a livello televisivo e radiofonico in programmi di successo come Non dimenticate lo spazzolino da denti, La febbre del venerdì sera, Buona domenica, Superboll, Stasera pago io, Viva Radio 2 e il Fiorello Show. Tuttavia, la sua carriera non si limita alle collaborazioni con il comico: egli ha infatti curato le musiche per il film di Carlo Vanzina In questo mondo di ladri, nel 2004, e firmato, due anni più tardi, la colonna sonora dei Giochi paralimpici invernali di Torino 2006.

ENRICO CREMONESI È VEGANO

Come specificato da Fiorello durante la seconda puntata di Viva Raiplay! Enrico Cremonesi è vegano. Ad ammetterlo, però, era stato lui stesso nel 2018, in un’intervista a Vegolosi.it, nella quale raccontava di aver cambiato alimentazione da un giorno all’altro, optando per una dieta a base di soli alimenti vegetali. «Non ostento mai il mio stile di vita e soprattutto non lo uso come metro di giudizio per le scelte altrui», aveva detto in quell’occasione il compositore, aggiungendo poi: «sono sempre contento di condividere la mia esperienza con chi è interessato a saperne di più ma non voglio convincere nessuno ad adottare uno stile di vita simile al mio».

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Rai, saltano le nomine e la Lega gode

Il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, posticipando il dossier. Intanto a RaiDue è battaglia tra Di Meo appoggiato da FdI e Marano, decano della tivù pubblica in quota Carroccio. E nel caos Foa rafforza il suo staff.

Ancora giorni di attesa in Rai, dopo che il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, rinviando la palla in avanti. Così, alla vigilia dell’incontro, è stato cambiato in tutta fretta l’ordine del giorno inserendo l’audizione dell’ad di RaiCom Monica Maggioni sulla riorganizzazione della società e il progetto di un canale in inglese e altri temi meno spinosi.

LEGGI ANCHE: La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

IL GELO TRA DE SANTIS E SALINI

Nel frattempo, dopo che i 5 stelle sono riusciti a far slittare il tormentato capitolo nomine, dopo alcuni giorni di assenza è ricomparsa la direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis (quota Lega) che d’imperio ha bloccato la partecipazione di alcuni ospiti importanti nel programma di Caterina Balivo. I rapporti tra De Santis e l’ad di viale Mazzini Fabrizio Salini restano tesissimi (i due non si parlano) cosa che provoca non pochi intoppi. Come la soluzione della vicenda di Nunzia De Girolamo, l’ex deputata di Forza Italia in predicato per la conduzione di un programma sulla prima rete. La pratica è così passata sulla scrivania del capo delle risorse artistiche Andrea Sassano nel tentativo di sbloccarle il contratto.

LA BATTAGLIA DI RAIDUE TRA DI MEO E MARANO

Guerra aperta anche a RaiDue, contesa tra Ludovico Di Meo, sostenuto dal consigliere di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi, e il decano della tivù pubblica Antonio Marano, leghista della prima ora e in Rai sin dai tempi di Umberto Bossi. Che in alternativa a RaiDue si sta muovendo per ottenere una delle direzioni di genere previste dal piano Salini, ovvero quella del Day Time. Il barometro politico del resto sembra impazzito al punto tale da restringere gli spazi di manovra. Se a questo si aggiunge la crescente irritazione del Pd per la scarsa rappresentanza di cui gode in Rai ora che è diventato partito di governo, il quadro dell’impasse è completo.

FOA RAFFORZA IL SUO STAFF

Intanto, approfittando della caotica situazione, il presidente Marcello Foa sta rafforzando il suo staff. Dal Tg1 è arrivata come addetta stampa la giornalista Fenesia Calluso che si va ad affiancare al portavoce Marco Ventura. Calluso è una seconda scelta, visto che inizialmente Foa aveva puntato sulla giornalista Micaela Palmieri che però ha declinato l’offerta.

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La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

Il Carroccio ha conquistato un'altra direzione: quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Una riorganizzazione che però mostra parecchie anomalie. E che ha causato qualche mugugno a Viale Mazzini.

Nonostante il cambio di maggioranza nel governo del Paese, c’è un’azienda dove chi è ora all’opposizione la fa da padrone. La Lega infatti ha conquistato in Rai un’altra direzione, quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Si va ad aggiungere alle altre numerose posizioni di vertice occupate (la rete ammiraglia con Teresa De Santis, il Tg2, la Tgr regionale dove assomma in un colpo solo direttore e vice, tanto per citare le più importanti). E naturalmente la presidenza, con Marcello Foa, che per l’occasione fa propria anche l’organizzazione della neo direzione costituita e voluta fortemente da lui medesimo. Una direzione che, dunque, risponde gerarchicamente all’ad Fabrizio Salini ma funzionalmente al presidente Foa. Inoltre, è una casella occupata in vista del fatidico cda dell’11 novembre che dovrebbe deliberare su una serie di nomine editoriali.

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LE ANOMALIE DELLA NEO-DIREZIONE

Leggendo l’ordine di servizio a firma da Salini e controfirmato dal direttore del personale Felice Ventura, si registrano però alcune stranezze. La prima riguarda la nomina a vice direttore di Eleonora Villanti che ottiene il grado “bruciando” altri colleghi che attendevano da anni un simile riconoscimento professionale creando non pochi mugugni e polemiche all’interno dell’azienda. La seconda è relativa ai tre interim di peso (Cooperazione internazionale – Mediterraneo e Medio Oriente – Europa) che ha mantenuto Martorelli: possibile che in questo periodo l’azienda non abbia trovato risorse idonee a ricoprire quegli incarichi? Perché allora si è fatta uscire una riorganizzazione con tre caselle da riempire, che fretta c’era? La terza evidenzia una sovrapposizione di ruoli con altre direzioni nella misura in cui vengono affidati alle relazioni internazionali eventi e premi che tradizionalmente sono gestiti dalla direzione comunicazione e dalle relazioni esterne. Infine l’anomalia delle anomalie, nella riorganizzazione compare il nome di Nicola Caligiore alla voce Progetti internazionali il quale, a quanto risulta a Lettera43.it, si è dimesso dall’azienda perché in partenza per un’altra avventura professionale che lo porterà probabilmente a lavorare all’estero. Il paradosso è dunque quello di aver inserito una risorsa dimissionaria in una nuova riorganizzazione.

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Fiorello con VivaRaiPlay! ha fatto 6,5 milioni di telespettatori

Il primo appuntamento su RaiUno ha totalizzato il 25,1% di share. Tra musica e satira sul Pd. Altre quattro puntate fino all'8 novembre, poi lo show passa sulla piattaforma online.

Fiorello è partito col 25,1% di share. Sono stati 6 milioni 532 mila i telespettatori che hanno seguito il suo primo appuntamento di Viva RaiPlay!, collegandosi con il Tg1.

CON RAFFAELLA CARRÀ E ACHILLE LAURO

È stata una puntata con tanta musica e qualche sprazzo di satira per lo showman: Fiorello è arrivato agli studi di via Asiago, storica sede di Radio Rai, accompagnato in auto da Raffaella Carrà, che dopo averlo fatto scendere si è allontanata sgommando, e Achille Lauro.

ANTEPRIMA DELLO SHOW DI 50 MINUTI

La striscia quotidiana di 15 minuti va in onda su RaiUno e RaiPlay per cinque giorni, fino all’8 novembre, in un’anteprima dello show di 50 minuti che dal 13 novembre si può vedere in esclusiva sulla rinnovata piattaforma RaiPlay ogni mercoledì, giovedì e venerdì, sempre alle 20.30.

Lo so avevo detto che mi sarei ritirato, ma sono ancora qua, sono il Matteo Renzi della Rai


Fiorello

Prima del via è stato Pippo Baudo, «monarca della Rai», a dare il lasciapassare a Fiorello. Poi microfono a Giorgia che ha introdotto lo showman. Fiorello ha detto: «Lo so avevo detto che mi sarei ritirato, ma sono ancora qua, sono il Matteo Renzi della Rai». Dopo ha letto un finto titolo di giornale che recitava “Fiorello: tutto qua?” e un articolo fortemente critico con il programma. In seguito un duetto con la voce fuori campo che lo invitava a un intermezzo di satira. «Satira io? Non voglio rovinarmi la mia immagine di comico qualunquista», ha replicato Fiorello.

«FARE BATTUTE SUL PD È COME SPARARE SULLA CROCE ROSSA»

Una frecciatina per la politica: «Fare battute sul Partito democratico è come sparare sulla Croce rossa. Lo sai che quelli della Croce rossa dicono: è come sparare sul Pd?». Fiorello ha anche intonato Rose rosse di Massimo Ranieri, ma un direttore di RaiPlay ragazzo lo ha invitato a suonare con l’auto-tune prima che la trap vada fuori moda. Ed ecco che è partita una versione trap di Rose rosse.

OSPITI MOLLICA, CALCUTTA, MENGONI E AMADEUS

Nel finale è arrivato Vincenzo Mollica in versione Muppet, ancora musica con Anna e Marco di Lucio Dalla cantata con Calcutta e Marco Mengoni. Conclusione in compagnia di Amadeus: Fiorello si è vestito esattamente come il conduttore di Tale e quale show e del Festival di Sanremo 2020, che lo vede tra gli ospiti.

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