Le interviste impossibili: Vincenzo Giordano

di Tommaso D’Angelo

Il 13 aprile del 2009 moriva l’ex sindaco Vincenzo Giordano. Riproponiamo per la serie le interviste impossibili, quella “realizzata” con lo stesso Giordano. Sempre di grande attualità pur essendo stata scritta nel 2013

 

In lontananza la sua voce è inconfondibile: “Tre tre e napoletana a coppe”. Vincenzo Giordano, secondo incontro del mio viaggio nell’aldilà, non ha perso la passione per il tressette. Alle sue spalle guardano la partita gli inseparabili Raffaele Galdi e Franco Amatucci. Saluto l’ingegnere Amatucci con lo stesso affetto con cui la domenica mattina prendevamo l’aperitivo a Torrione. Erano gli anni del post arresto, quando gli amici dei tempi d’oro – (e di d’oro non era rimasto nemmeno il compasso) erano scomparsi, e Franco era rimasto praticamente solo. Alla fine sei stato bravo, il famoso elicottero non l’hanno mai trovato. La mia battuta lo fa sorridere. “Come il mio memoriale –di rimando Amatucci- di cui si sono perse le tracce. E poi dicono che la giustizia non fa acqua…”. (Per chi non ricorda quello che doveva essere una grande inchiesta sull’ex acquedotto di Salerno finì in una bolla di sapone, unitamente allo scritto consegnato ai magistrati dallo stesso Amatucci n.d.r.). “Silenzio” –arriva la voce di Giordano a bloccare la nostra breve conversazione. “Sapete che odio essere interrotto mentre gioco a tressette”. Brutti ricordi essere interrotti, caro sindaco (così chiamavo Giordano)… “Ignobili ricordi che mi portano a quella sera del 31 maggio 1993 quando gli uomini della polizia giudiziaria si presentarono a casa mia mentre facevo una partitella a tressette per arrestarmi”. Si dice che De Luca, da poco eletto sindaco al suo posto grazie al voto dell’ex socialista Marco Siniscalco, portato di forza in Aula consiliare, lo avesse avvertito dell’imminente provvedimento giudiziario. “Andate a rivedervi qualche mia intervista o chiedete al vostro collega Bianchini. Io sono ormai dall’altra parte del mondo. Ma poi caro direttore, cosa volete da me. La mia storia è arci nota e quello che avevo da dire l’ho detto e anche scritto grazie a voi e a Cronache che ogni sabato ospitava la mia rubrica Controcanto”. Ricorda ancora la rubrica, mi fa piacere. Come nacque l’idea? “Caro direttore ricordo che quando ero sindaco finivo spesso, per non dire tutti i giorni, nel suo mirino. Continui attacchi televisivi. Poi l’ho incontrata anni dopo quando ero praticamente in pensione e nessuno più mi chiamava. Ricordo che facemmo una pessima cena a Torrione (naturalmente pagando Bianchini non potevo aspettarmi di meglio) e fu proprio il professor Amatucci a pungolarmi. E così venne fuori l’idea di questa rubrica settimanale che faceva il controcanto alle dichiarazioni del sindaco De Luca in tv”. Bei ricordi ma c’è voglia di conoscere un po’ il Giordano pensiero. Per esempio sul Crescent. “Dico solo che se avessi fatto una cosa del genere all’epoca non solo mi avrebbero arrestato ma buttato le chiavi. E’ una colata di cemento che non so quali benefici potrà dare alla nostra città. Le linee guida del mio sindacato puntarono a valorizzare le caratteristiche di Salerno, avviammo una serie di progetti incredibili dopo anni di immobilismo democristiano. Aggiungo che trovai grande sintonia con l’assessore Bonavitacola: quando realizzammo il Corso da Re regalammo una scossa ai salernitani che passarono dal grande caos di corso Vittorio Emanuele ad un’isola di pace e di passeggio che ancora oggi è un fiore all’occhiello nonostante una manutenzione non proprio eccezionale”. Beh l’elenco è lungo e tutti riconoscono che lo stesso De Luca ha raccolto quanto da Lei ha seminato. “Basta dare un’occhiata agli atti: lo stadio, il Verdi, il trincerone, ristrutturazione dell’ex seminario e altro ancora. Era una giunta compatta perché avevamo un solo voto di maggioranza e i consiglieri Milo ed Erberto Manzo che ogni volta ci facevano penare. Però resistemmo e alla tornata elettorale successiva Salerno divenne la città più socialista d’Italia. Ho visto questo progetto sul porticciolo di Pastena. Roba vecchia, date un’occhiata al progetto che preparò Franco Amatucci e confrontatelo con questo. Ne vedrete delle belle anche leggendo le motivazioni per cui fu bocciato”. Lei ha citato Bonavitacola, compagno di sventura in una vicenda giudiziaria che vi ha visto poi innocenti. “Una persona perbene e preparata. E con lui Aniello Salzano, avversari politici ma una grande persona. Il tempo cura le ferite ma non ci ha ridato quello che ingiustamente ci tolsero i magistrati. Ho sentito dire che Bonavitacola potrebbe essere il successore di De Luca così come Enzo Napoli: due ottime persone”. E su De Luca: sindaco e vice ministro. “Io rinunciai ad una comoda candidatura al Senato (avrebbe evitato anche l’arresto n.d.r.) per restare e combattere a Salerno. Si deve scegliere. La mia più grande soddisfazione era essere chiamato il sindaco della gente, ricordo che il buon Ientile (capo della segreteria del sindaco n.d.r.) lavorava giorno e notte perché la solidarietà e l’aiuto sociale erano un punto fermo del nostro programma, oltre alle grandi opere. Vedo che oggi chiudono negozi e fabbriche, la disoccupazione è a mille ma non ci sono interventi di sostegno per le famiglie. Si cerca di indossare il vestito delle grandi occasioni ma sotto abbiamo la maglia con i buchi. Noi ereditammo i guasti del terremoto ma non lasciammo mai sole le persone”. E su Carmelo Conte “Anche Lui ha pagato la ferocia della magistratura a caccia di socialisti. Mi pare che i fatti e soprattutto le sentenze lo dimostrino. Ha pagato però personalmente, chiudendo quasi subito una carriera politica che sembrava destinata al successo. Poi la divisione dei socialisti ha fatto il resto. Col senno del poi possiamo dire che politicamente fece un errore (22 maggio 1993) a far votare De Luca e fare un accordo con l’ex Pci, gettando alle ortiche il grande feeling che c’era con Scarsi e i repubblicani. Quella sera non doveva farsi prendere dalla paura di un ribaltone Del Mese-De Luca. Un errore di strategia pagato a caro prezzo”. I compagni di tavolo lo reclamano e il tressette prende il sopravvento sulla politica. Almeno una battuta sindaco su questa richiesta bipartisan di intitolarle una strada o una piazza. “Ho letto che in un convegno di socialisti o ex qualcuno ha sottolineato la dimenticanza di ricordare il mio nome da parte dei compagni di una volta. Questo è un dolore che porto nel mio cuore, e non basta una piazza a ripagarmi di questo anche se ringrazio tutti. Ripeto: mi basta essere rimasto nel cuore delle persone, mi basta essere per sempre il sindaco della gente”. (continua)

Consiglia

Formica contro Nencini e Renzi: «Una somma di meschini opportunismi»

L'ex esponente storico del Psi all'attacco del senatore che ha fatto da taxi al gruppo di Italia Viva a Palazzo Madama.

«Forse non meritava nemmeno un commento politico, ma solo uno sberleffo». Rino Formica, 92 anni, ex ministro delle Finanze e dirigente di primissimo piano del Psi di Bettino Craxi, ha appena stroncato con Claudio Martelli in un post su Facebook la scelta di Riccardo Nencini di aggregare quel che resta del vecchio Partito socialista al movimento Italia Viva di Matteo Renzi. E parlando al telefono con Lettera43.it dalla sua casa romana si concede giudizi ancora più taglienti. «Stiamo vedendo all’opera», aggiunge, «la somma di due meschini opportunismi, il frutto peggiore di un malcostume che è di pessimo esempio per le nuove generazioni e rischia di alimentare il rigetto della politica. Una cosa da fine regime».

Rino Formica in una foto degli Anni 80 (LaPresse).

DOMANDA. È il metodo di Nencini, che avrebbe preso la sua decisione senza consultare gli organismi di partito, a determinare una critica così impietosa o c’è da parte vostra un rigetto per la formazione renziana?
RISPOSTA. E quale è l’operazione politica? Renzi lascia il Pd solo e unicamente per un’insofferenza personale. Esce dal suo partito un minuto dopo aver contribuito, attraverso quel partito, alla nascita di un nuovo governo. Le ragioni politiche, se ci sono, le deve ancora spiegare.

Lei che pensa?
È un’operazione di una spregiudicatezza mai vista e fa veramente tristezza che Nencini, come una sorta di “ragazzo squillo”, vi faccia confluire il nome di una tradizione gloriosa, seppure oggi marginale, come quella socialista.

Stiamo vedendo all’opera la somma di due meschini opportunismi, il frutto peggiore di un malcostume che rischia di alimentare il rigetto della politica. Una cosa da fine regime

Con quale scopo, secondo lei?
Bè, mi pare evidente: anzitutto quello di consentire a Renzi di raggiungere il numero necessario a costituire un gruppo autonomo al Senato. Anche qui sta l’opportunismo. Volendo, Renzi avrebbe potuto fare una battaglia politica per chiedere il cambiamento dei regolamenti di palazzo Madama, visto che i suoi numeri sono comunque abbastanza consistenti. Invece ha preferito aprire le porte al Psi di Nencini.

Nel post lei e Martelli avete scritto che la scelta muta «drasticamente» la collocazione politica del Psi, ma in passato una parte del partito scelse di allearsi con Berlusconi. Non era una contraddizione ancora più drastica rispetto alla storia e alla tradizione socialiste?
Ma non è la stessa cosa. Allora si trattava di singoli che aderivano individualmente a un’altra forza politica. Può darsi che fosse sbagliato, ma non si portava il simbolo e la storia del Psi in quella formazione politica. Io comunque non ho mai partecipato a iniziative del genere. È dal ’92 che ho smesso di fare politica attiva e anche di essere iscritto al partito socialista.

Ma con Martelli siete rimasti in contatto, visto che avete deciso di fare un intervento comune.
Sì, ci siamo sentiti stamattina, eravamo entrambi indignati e abbiamo deciso di scrivere un testo condiviso sulla sua pagina Facebook. Personalmente non ho nemmeno un account. Ma mi resta il dubbio di aver contribuito a dare dignità di gesto politico a una scelta che in fin dei conti non ne ha alcuna, rientrando solo nella categoria dell’opportunismo.

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