Maraio avverte il Pd: «Si rompa il silenzio per il bene di tutti»

di Erika Noschese

«Il Pd prima rompe il silenzio assordante, prima scioglie la riserva è meglio è per tutta la coalizione». Una stoccata in piena regola quella lanciata dal segretario nazionale del Psi, Vincenzo Maraio al partito democratico che, ad oggi, sembra essere ancora incerto sul nome del candidato alla carica di governatore con lo stesso De Luca in forse. Ma se nel Pd c’è ancora incertezza, i socialisti non hanno alcun dubbio, riconfermare De Luca presidente. «Questa è un’occasione utile per rimettere insieme tutta l’area socialista che negli ultimi anni, per un sistema elettorale maggioritario che ha imposto alleanze spurie, ci ha visto sempre lontani – ha infatti dichiarato il segretario Maraio, tra le altre cose favorevole all’alleanza con i 5 Stelle – Per le regionali noi abbiamo confermato la nostra posizione, saldamente ancorata al centro sinistra, saldamente ancorata a questi anni di amministrazione in Regione Campania, con la guida di Vincenzo De Luca che noi vogliamo riconfermare presidente». Da qui poi la stoccata al Pd: «vogliamo cogliere l’occasione per chiedere al partito democratico che prima rompe il silenzio assordante, prima scioglie il nodo e prima è meglio per tutta la coalizione ma per i socialisti non c’è dubbio, bisogna continuare sul percorso avviato».

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Stefania Craxi a Salerno per ricordare Bettino: «Con lui l’Italia contava nel mondo, oggi no»

di Erika Noschese

Il mondo socialista si riunisce sotto il segno – e il nome – di Bettino Craxi. Ieri, al Mediterranea hotel, è stato ricordato lo storico leader del Psi, nel corso del convegno, organizzato dal giornalista Gaetano Amtruda, “Craxi ed il governo delle città, il socialismo dei comuni”, promosso dalla Fondazione Craxi nel ventennale della scomparsa dell’ex segretario del Psi e che ha visto la partecipazione di Stefano Caldoro, capo della opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania e già esponete del Psi; Carmelo Conte, ex Ministro delle Aree Urbane, ed Enzo Maraio, segretario nazionale del Partito Socialista. ««Su Craxi non è matura la riflessione solo a sinistra per il resto credo che vent’anni siano un tempo sufficiente per riflettere sull’opera e la figura di Craxi – ha dichiarato Stefania, figlia di Bettino e parlamentare di Forza Italia – È un’opera immensa , un lavoro che ha fatto, tutta la vita con passione e con onestà, per il bene del suo Paese e per affermare a sinistra la cultura riformista. Vent’anni sono anche un tempo sufficiente per fare un bilancio tra l’Italia di ieri e l’Italia di oggi, ricordo che l’Italia di ieri cresceva del 4%, diventava la quinta potenza economica mondiale, contava nel mondo, aveva voce nel Mediterraneo. Oggi l’Italia vive un declino che sembra inarrestabile, non contiamo nulla sullo scenario internazionale e ci è scappata di mano perfino la Libia».

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Formica contro Nencini e Renzi: «Una somma di meschini opportunismi»

L'ex esponente storico del Psi all'attacco del senatore che ha fatto da taxi al gruppo di Italia Viva a Palazzo Madama.

«Forse non meritava nemmeno un commento politico, ma solo uno sberleffo». Rino Formica, 92 anni, ex ministro delle Finanze e dirigente di primissimo piano del Psi di Bettino Craxi, ha appena stroncato con Claudio Martelli in un post su Facebook la scelta di Riccardo Nencini di aggregare quel che resta del vecchio Partito socialista al movimento Italia Viva di Matteo Renzi. E parlando al telefono con Lettera43.it dalla sua casa romana si concede giudizi ancora più taglienti. «Stiamo vedendo all’opera», aggiunge, «la somma di due meschini opportunismi, il frutto peggiore di un malcostume che è di pessimo esempio per le nuove generazioni e rischia di alimentare il rigetto della politica. Una cosa da fine regime».

Rino Formica in una foto degli Anni 80 (LaPresse).

DOMANDA. È il metodo di Nencini, che avrebbe preso la sua decisione senza consultare gli organismi di partito, a determinare una critica così impietosa o c’è da parte vostra un rigetto per la formazione renziana?
RISPOSTA. E quale è l’operazione politica? Renzi lascia il Pd solo e unicamente per un’insofferenza personale. Esce dal suo partito un minuto dopo aver contribuito, attraverso quel partito, alla nascita di un nuovo governo. Le ragioni politiche, se ci sono, le deve ancora spiegare.

Lei che pensa?
È un’operazione di una spregiudicatezza mai vista e fa veramente tristezza che Nencini, come una sorta di “ragazzo squillo”, vi faccia confluire il nome di una tradizione gloriosa, seppure oggi marginale, come quella socialista.

Stiamo vedendo all’opera la somma di due meschini opportunismi, il frutto peggiore di un malcostume che rischia di alimentare il rigetto della politica. Una cosa da fine regime

Con quale scopo, secondo lei?
Bè, mi pare evidente: anzitutto quello di consentire a Renzi di raggiungere il numero necessario a costituire un gruppo autonomo al Senato. Anche qui sta l’opportunismo. Volendo, Renzi avrebbe potuto fare una battaglia politica per chiedere il cambiamento dei regolamenti di palazzo Madama, visto che i suoi numeri sono comunque abbastanza consistenti. Invece ha preferito aprire le porte al Psi di Nencini.

Nel post lei e Martelli avete scritto che la scelta muta «drasticamente» la collocazione politica del Psi, ma in passato una parte del partito scelse di allearsi con Berlusconi. Non era una contraddizione ancora più drastica rispetto alla storia e alla tradizione socialiste?
Ma non è la stessa cosa. Allora si trattava di singoli che aderivano individualmente a un’altra forza politica. Può darsi che fosse sbagliato, ma non si portava il simbolo e la storia del Psi in quella formazione politica. Io comunque non ho mai partecipato a iniziative del genere. È dal ’92 che ho smesso di fare politica attiva e anche di essere iscritto al partito socialista.

Ma con Martelli siete rimasti in contatto, visto che avete deciso di fare un intervento comune.
Sì, ci siamo sentiti stamattina, eravamo entrambi indignati e abbiamo deciso di scrivere un testo condiviso sulla sua pagina Facebook. Personalmente non ho nemmeno un account. Ma mi resta il dubbio di aver contribuito a dare dignità di gesto politico a una scelta che in fin dei conti non ne ha alcuna, rientrando solo nella categoria dell’opportunismo.

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