“Dobbiamo dare il massimo per far capire ai cittadini l’importanza di votare no, solo così possiamo evitare questa sciagura”, Nicola Parisi presenta il comitato socialista per il no al referendum

di Erika Noschese
“Sono eretici che devono giustificare le tante cose dette e le poche cose fatte”. E’ un fiume in piena Nicola Parisi, sindaco di Buccino e presidente del comitato salernitano socialista per il no che, ieri mattina, con il presidente nazionale del comitato Bobo Craxi ha ribadito le ragioni del no al taglio dei parlamentari. “E un referendum che andrebbe a penalizzare ulteriormente le aree interne del territorio locale”, ha infatti dichiarato il primo cittadino.
Sindaco, lei è il presidente del comitato socialista per il no. Perchè ha aderito al comitato?
“Io penso che tutti i sindaci, a mio modesto avviso e al di là delle appartenenze, dovrebbero partecipare al comitato per il no perchè il sindaco impersonifica il rapporto quotidiano con la gente, la comunità ed è un rapporto importante. Noi sappiamo tutti che il più grande furto alla democrazia rappresentativa è stata l’attuale legge elettorale che ha allontanato la politica dai territori e, in particolare, alla gente. Innanzitutto, è un taglio lineare che non ha nè testa nè cosa e il sì al taglio dei parlamentari non è strutturato, l’unica differenza è dovuta al fatto che la legge non è votata con un numero x ma numero y e questa è l’unica differenza. Questa famigerata riduzione della spesa politica ci può stare ma noi abbiamo già avuto esempi negativi per i territori, prima con la riduzione dei consiglieri comunali, poi con la soppressione delle province. Se qualcuno ci teneva a far risparmiare lo Stato poteva proporre l’abbattimento del 50% dell’indennità da parlamentare, senza neanche il referendum. Sono eretici che devono dare una giustificazione a quello che è stato detto fino ad ora e quel poco che è stato fatto e vanno avanti verso il sì. Il no sta recuperando alla grande, noi dobbiamo fare ammenda a noi stessi perchè fino a qualche settimana fa campeggiava solo il sì, c’era quasi timore di parlare ma spiegando le motivazioni e le ragioni i cittadini stanno capendo. Altra considerazione che mi ha spinto ad assumere questa funzione è che la riduzione dei parlamentari e questo referendum è contro le aree interne e la mancanza di rappresentanza porterebbe le aree interne a morire, più di quanto non stia già accadendo, con il no conserviamo almeno il diritto di critica”.
Cosa potrebbe accadere se dovesse vincere il sì?
“In maniera molto semplice e banale, i rappresentanti del Comune di Milano, inteso come entità territoriale, ci sono stati e ci saranno, i rappresentanti del territorio di Buccino invece non ci saranno più e noi dobbiamo correre ai riparti votando per il no”.
Stamattina (ieri per chi legge ndr) era presente anche Bobo Craxi. Un comitato, il vostro, che ha il compito di spiegare perchè votare no…
“Se c’è una critica da fare, questa è stata una caratteristica di tutti i referendum: fino a qualche settimana fa non si parlava del referendum, anzi e ancora oggi, soprattutto nei comuni dell’entroterra dove non c’è la scadenza amministrativa legata al Comune, molta gente non lo sa nemmeno. Dobbiamo fare un’azione incisiva in questi giorni per informare tutti e far sì che questa sciagura non si abbatta sull’Italia ma soprattutto sulle aree interne. Noi non ci troviamo di fronte ad una riforma, come dicono, strutturata nel senso che ci può essere una riduzione del numero dei parlamentari ma deve esserci una modifica dei regolamenti perchè è lì che si dovrebbero incidere in quanto l’iter legislativo resta lo stesso e non si incide sull’efficenza del parlamento e quando dicono questo mentono sapendo di mentire”.
Mancano pochi giorni al voto e si cerca di far capire ai cittadini quanto sia importante votare. Se potesse lanciare un appello agli elettori per impedire questa astensione di massa cosa direbbe?
“Con la dovuta accortezza, sicurezza, circostanziata ai fatti e ai momenti ognuno di noi, al di là di quello che è un dovere civile come impartisce la costituzione, dobbiamo fare ogni sforzo per andare a votare, per il referendum votando per il no e per le regionali, ovviamente – per quanto ci riguarda – per Vincenzo De Luca. E’ un dovere, stiamo vivendo un momento difficile sotto l’aspetto socio sanitario ma tutti insieme possiamo superarlo, con la dovuta accortezza”.
Silvano Del Duca: “La nostra democrazia non può valere meno di una tazza di caffè”

“Questo referendum è uno scempio democratico”. Così Bobo Craxi a proposito del referendum per il taglio dei parlamentari. Il presidente nazionale del comitato per il no del Psi ieri mattina è intervenuto a Salerno, con il segretario provinciale del Psi Silvano Del Duca e il presidente provinciale del comitato, il sindaco di Buccino Nicola Parisi per spiegare le ragioni del no al taglio dei parlamentari. “No perchè è un referendum sbagliato che non riforma ma taglia la rappresentanza parlamentare e da un cattivo segnale democratico al resto dell’Europa e del mondo. Il mondo va verso versioni neoautoritarie, neoreazionarie contro la democrazia e la politica e gli italiani non possono orientarsi verso quell’orizzonte. E’ sbagliato nel merito, non cambia alcunché e la politica deve cambiare e non si ragiona così; l’argomento principe che era quello del taglio operato per ragioni economiche non sta in piedi perchè si vogliono fare dei tagli ci si comporta in altro modo – ha dichiarato Bobo Craxi – E’ una concessione ad un anti politica che sta mostrando la corda e sta arrivando al capolinea, la coscienza democratica di molti cittadini rovescerà l’orientamento maggioritario del parlamento. Questo referendum sta facendo fare una brutta figura al parlamento perchè comunque vada i no saranno una valanga. E’ stato fatto un errore, l’unico rimedio è non parlarne ma di più: è stato messo questo referendum accompagnandolo alle elezioni per il voto regionale e amministrative locali, suscitando un certo imbarazzo perchè non si può scegliere, in contemporanea, una cosa che dura per sempre come la costituzione e una cosa che dura 5 anni, cioè l’amministrazione locale. E’ una vera e propria offesa nei confronti dei cittadini e quindi si preferisce non parlarne, tenerlo sotto traccia ma in questi giorni, lo ripeto, sta montando una coscienza democratica che, intendiamoci, non è quella che vuole difendere la poltrona o la mala politica ma vuole difendere ciò che si è conquistato: la rappresentanza del popolo e non si può tagliare in nome del popolo, è uno scempio democratico”. Del comitato per il no fanno parte, oltre al sindaco di Buccino che – tra le altre cose – sta facendo un percorso di riavvicinamento alla casa socialista, anche Massimiliano Natella, capogruppo Psi al Comune di Salerno e vice segretario provinciale del partito e Marco La Monica, vice segretario regionale per la Campania. “Vogliamo dare un forte slancio al no, per un referendum che punta ad una riforma che noi riteniamo scellerata e lo abbiamo fatto mettendo a capo del comitato un sindaco che rappresenta la vicinanza agli elettori, visto che questa riforma punta ad abbattere ed abolire la rappresentanza territoriale”, ha dichiarato il segretario provinciale del Psi Silvano Del Duca. “Siamo fortemente ancorati ad un no per tre ragioni: è una bufala il ragionamento legato all’abbattimento dei costi in quanto si risparmia non più di un euro a cittadino l’anno e la nostra democrazia non può valere meno di un costo di caffe; noi vogliamo abolire e abbattere i costi di gestione, ridurre gli stipendi dei parlamentari ma non uccidere la democrazia perché stiamo presentando una proposta miope, non c’è una riforma che prevede le regole del gioco e lascia il bicameralismo perfetto intatto e questo è un ossimoro – ha aggiunto Del Duca – Noi abbiamo bisogno di rivedere il sistema del bicameralismo perfetto e dobbiamo chiedere ai parlamentari meglio e bene e non alla democrazia di pagare lo scotto di un gruppo di parlamentari che non fa bene il proprio loro”. Per il segretario provinciale del Psi, infatti, si andrebbe a penalizzare ancor di più le aree interne, le piccole province che rischiano di non essere rappresentate in parlamento mentre i poteri forti, i ricchi e le lobby “continueranno a tenere sotto scacco e governare il parlamento”.
Consiglia

Formica contro Nencini e Renzi: «Una somma di meschini opportunismi»

L'ex esponente storico del Psi all'attacco del senatore che ha fatto da taxi al gruppo di Italia Viva a Palazzo Madama.

«Forse non meritava nemmeno un commento politico, ma solo uno sberleffo». Rino Formica, 92 anni, ex ministro delle Finanze e dirigente di primissimo piano del Psi di Bettino Craxi, ha appena stroncato con Claudio Martelli in un post su Facebook la scelta di Riccardo Nencini di aggregare quel che resta del vecchio Partito socialista al movimento Italia Viva di Matteo Renzi. E parlando al telefono con Lettera43.it dalla sua casa romana si concede giudizi ancora più taglienti. «Stiamo vedendo all’opera», aggiunge, «la somma di due meschini opportunismi, il frutto peggiore di un malcostume che è di pessimo esempio per le nuove generazioni e rischia di alimentare il rigetto della politica. Una cosa da fine regime».

Rino Formica in una foto degli Anni 80 (LaPresse).

DOMANDA. È il metodo di Nencini, che avrebbe preso la sua decisione senza consultare gli organismi di partito, a determinare una critica così impietosa o c’è da parte vostra un rigetto per la formazione renziana?
RISPOSTA. E quale è l’operazione politica? Renzi lascia il Pd solo e unicamente per un’insofferenza personale. Esce dal suo partito un minuto dopo aver contribuito, attraverso quel partito, alla nascita di un nuovo governo. Le ragioni politiche, se ci sono, le deve ancora spiegare.

Lei che pensa?
È un’operazione di una spregiudicatezza mai vista e fa veramente tristezza che Nencini, come una sorta di “ragazzo squillo”, vi faccia confluire il nome di una tradizione gloriosa, seppure oggi marginale, come quella socialista.

Stiamo vedendo all’opera la somma di due meschini opportunismi, il frutto peggiore di un malcostume che rischia di alimentare il rigetto della politica. Una cosa da fine regime

Con quale scopo, secondo lei?
Bè, mi pare evidente: anzitutto quello di consentire a Renzi di raggiungere il numero necessario a costituire un gruppo autonomo al Senato. Anche qui sta l’opportunismo. Volendo, Renzi avrebbe potuto fare una battaglia politica per chiedere il cambiamento dei regolamenti di palazzo Madama, visto che i suoi numeri sono comunque abbastanza consistenti. Invece ha preferito aprire le porte al Psi di Nencini.

Nel post lei e Martelli avete scritto che la scelta muta «drasticamente» la collocazione politica del Psi, ma in passato una parte del partito scelse di allearsi con Berlusconi. Non era una contraddizione ancora più drastica rispetto alla storia e alla tradizione socialiste?
Ma non è la stessa cosa. Allora si trattava di singoli che aderivano individualmente a un’altra forza politica. Può darsi che fosse sbagliato, ma non si portava il simbolo e la storia del Psi in quella formazione politica. Io comunque non ho mai partecipato a iniziative del genere. È dal ’92 che ho smesso di fare politica attiva e anche di essere iscritto al partito socialista.

Ma con Martelli siete rimasti in contatto, visto che avete deciso di fare un intervento comune.
Sì, ci siamo sentiti stamattina, eravamo entrambi indignati e abbiamo deciso di scrivere un testo condiviso sulla sua pagina Facebook. Personalmente non ho nemmeno un account. Ma mi resta il dubbio di aver contribuito a dare dignità di gesto politico a una scelta che in fin dei conti non ne ha alcuna, rientrando solo nella categoria dell’opportunismo.

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