Coronavirus, morto poliziotto della scorta di Conte

Giorgio Guastamacchia, Sostituto Commissario della Polizia di Stato, è deceduto a Roma questa mattina in seguito alle complicazioni di una polmonite da Covid-19. Aveva 52 anni.

Questa mattina, a Roma, è morto il Sostituto Commissario della Polizia di Stato Giorgio Guastamacchia, in seguito alle complicazioni di una polmonite da coronavirus. Aveva 52 anni ed in servizio presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Il poliziotto faceva parte della scorta del premier Giuseppe Conte.

Guastamacchia aveva contratto il virus alcune settimane fa ed era stato subito ricoverato e intubato. Lascia due figli e la moglie.

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Coronavirus: lite a presidio Ats di Milano, interviene la Polizia

Piazza Bande Nere è stata teatro di una violenta lite, tanto che è stato necessario l'intervento di una volante per calmare gli animi. Intanto, i medici meneghini protestano.

Gestire l’emergenza coronavirus nelle strutture sanitarie non è facile. Di motivi ce ne sono molti: dalla carenza di norme igieniche alla mancanza di dispositivi di protezione, passando per lo scarso numero di professionisti socio-sanitari (spesso allo stremo). Ma se a questo, si aggiunge anche il sovraffollamento, la situazione può sfuggire di mano. Come è successo la sera del 25 febbraio, quando il presidio Ats in piazza Bande Nere, a Milano, è stato preso d’assalto, rendendo indispensabile l’intervento della Polizia. Proprio per questo motivo, i medici meneghini stanno protestando.

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COSA È SUCCESSO AL PRESIDIO ATS DI PIAZZA BANDE NERE A MILANO

In pratica, il presidio Ats di piazza Bande Nere è stato teatro di una violenta lite, tanto che la guardia giurata ha chiesto l’intervento di una volante che ha calmato gli animi dei cittadini in fila. Ma non è l’unico caso. Nei giorni scorsi, infatti, si sono verificati altri episodi in cui le proteste degli utenti si sono accese, al limite dell’intimidazione verso il personale presente, quando, in ottemperanza a una direttiva nazionale, gli ambulatori hanno provato a non ricevere gli utenti senza un precedente triage effettuato dalle centrali telefoniche, con cui però era quasi impossibile prendere la linea.

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COSA STANNO FACENDO I SINDACATI DEI MEDICI

Per ovviare alla cosa i sindacati dei medici stanno trattando con l’azienda sanitaria locale la possibilità di supportare la centrale operativa della guardia medica con del personale supplementare. Personale medico, per di più, dato che al centralino della guardia medica risponde personale Areu non medico (che poi indirizza alle guardie mediche, creando in genere proteste e incomprensioni). Intanto lo Snami ha sollecitato la distribuzione dei kit di autoprotezione, distribuiti finora non ovunque e in quantità insufficiente.

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La morte di Arafet non va archiviata

Il gip Gianluca Mancuso ha ordinato nuove indagini sui poliziotti e i sanitari intervenuti per il caso del tunisino andato in escandescenze e morto dopo il controllo di polizia.

La morte di Arafet Arfaoui, tunisino di 31 anni, non va archiviata. Anzi cinque poliziotti, il medico e l’infermiera intervenuti al money transfer di Empoli (Firenze) dove il 16 gennaio 2019, durante un controllo della polizia per un uomo che dava in escandescenze, Arafoui è morto vanno indagati per omicidio colposo. Così ha deciso il gip Gianluca Mancuso nell’ordinanza con cui ordina al pm titolare dell’inchiesta di eseguire indagini suppletive sull’episodio. Il giudice ha accolto l’istanza di opposizione all’archiviazione presentata dalla moglie della vittima.

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Il punto sulla sicurezza a bordo dei treni e nelle stazioni ferroviarie

Ogni giorno su rotaia si spostano più di 5 milioni di passeggeri. Sotto lo sguardo di 4.400 agenti PolFer. Per i sindacati ancora troppo pochi.

Una donna in fin di vita, colpita con 15 coltellate, un viaggiatore ferito in modo più lieve e i passeggeri che alla fine riescono a bloccare l’aggressore arrestato a Bologna. Quanto avvenuto il 7 novembre a bordo del Frecciarossa Torino-Roma riporta all’attenzione il tema della sicurezza sui treni, un contesto operativo e di viaggio certamente particolare per gli spazi ridotti e il grande numero di persone a bordo. 

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Che i treni possano essere obiettivi sensibili, lo dice anche la cronaca. Senza andare lontano, e solo per citarne alcuni, il 21 agosto 2015 veniva divulgata la notizia del tentativo di attentato a bordo del convoglio Thalys, in viaggio da Amsterdam a Parigi: un foreign fighter marocchino, di ritorno dalla Siria e armato di pistole e fucile da assalto, tentò di compiere una strage ma venne fermato da un gruppo di soldati americani liberi dal servizio e da alcuni passeggeri. Mentre – restando nel nostro Paese – nel 2001 un anarchico torinese lanciò una molotov a bordo dell’Eurostar Roma-Milano, poco fuori la stazione di Modena: per miracolo non ci furono morti. Ci sono poi le manomissioni agli impianti di navigazione dei treni (l’ultimo è avvenuto questa estate, sullo snodo di Rovezzano, nel Ffiorentino) o eventi di “ordinaria” delinquenza come le aggressioni nei confronti del personale delle Ferrovie e dei passeggeri. 

donna accoltellata frecciarossa
La stazione di Bologna dopo l’accoltellamento sul Frecciarossa del 7 novembre.

A VIGILARE SU TRENI E STAZIONI 4.400 AGENTI POLFER

Nel nostro Paese ogni giorno viaggiano 9 mila treni passeggeri e 800 convogli merci, su oltre 16.700 chilometri di linea, per più di 5 milioni di passeggeri. A vigilare su treni, passeggeri e stazioni, a oggi ci sono 4.400 agenti della Polizia Ferroviaria (PolFer). Non abbastanza. All’appello, secondo i sindacati, mancano infatti circa 800 agenti

SAP: «AGIAMO IN UN CONTESTO DI ISOLAMENTO»

«Il treno è un ambiente operativo certamente complesso», spiega a Lettera43.it Stefano Paolone, segretario generale del sindacato autonomo di Polizia (Sap), «perché qualsiasi cosa accada, la pattuglia a bordo non può ricevere rinforzi nella tratta di viaggio tra due stazioni ed è costretta a operare con le sole risorse a bordo, in un contesto di isolamento fino alla stazione successiva». Sul treno, aggiunge Paolone, «non è possibile utilizzare neanche lo spray al peperoncino, come PolFer chiediamo che ci venga fornito quello in gel, utilizzabile in ambienti chiusi». A breve, dice il sindacalista, in dotazione dovrebbero arrivare anche 1800 teaser, «una soluzione ottimale in un contesto come quello del treno considerando che, secondo le statistiche, su 15 interventi in cui viene estratto il teaser, 14 volte vi è desistenza da parte di chi delinque alla sola vista dello strumento». Ma all’appello secondo il Sap mancano anche i giubbetti sottocamicia di protezione, più facilmente indossabili in un contesto operativo come quello ferroviario, rispetto al più pesante giubbotto antiproiettile, e dotazioni come i guanti antitaglio.

Controlli in stazione.

I PRIMI RINFORZI IN ARRIVO A DICEMBRE

A dicembre, intanto, dovrebbero arrivare ulteriori rinforzi, ma si tratta di un incremento parziale. «A dicembre di quest’anno» conferma Paolone, «saranno assegnati a livello nazionale 35 uomini alla PolFer. La città che riceverà più agenti sarà Milano perché ha avuto l’inaugurazione della stazione di Milano Rogoredo. Un ulteriore incremento avverrà poi nell’aprile 2020, con 80 uomini: di questi, 10 andranno a Roma». All’appello a quel punto ne mancheranno però ancora quasi 700 per coprire in modo adeguato treni e posti di vigilanza.

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SILP: «ANCHE LA POLFER SOFFRE LA CARENZA DI ORGANICO»

Vero è che l’episodio del Frecciarossa, spiega Daniele Tassone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil, poteva accadere in qualsiasi contesto: in una discoteca o un supermercato. «Non ha senso dal nostro punto di vista dire che quel treno avesse una particolare criticità», dice a Lettera43.it. «Alcuni treni più di altri sono presidiati dalle scorte della polizia ferroviaria: la scelta è legata a variabili come il numero di viaggiatori presenti, gli orari, le denunce di reati segnalati in quella tratta. I numeri, aggiunge Tassone, «dicono che a oggi non ci può essere una pattuglia a bordo di ogni treno o un presidio PolFer in ognuna delle 2.700 stazioni ferroviarie italiane». Questo perché la polizia ferroviaria «soffre delle carenze di organico di tutta la polizia e delle forze dell’ordine». Come ha denunciato recentemente e più volte anche il prefetto Franco Gabrielli, la polizia ha oggi poco meno di 99 mila uomini rispetto ai 117 mila previsti e ai 106 mila che poi la legge Madia ha certificato. «Nello specifico», conclude il rappresentante Silp, «occorre implementare gli uffici della PolFer nelle stazioni e nelle tratte ove il numero di viaggiatori è maggiore, tenendo conto che si tratta di una situazione in mutamento perché una tratta ferroviaria oggi frequentata domani può diventare secondaria e viceversa».

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