Emergenza covid-19, migliaia di frontalieri licenziati dalle aziende svizzere: “Aiuti anche a loro”


Circa 6mila frontalieri rimasti senza lavoro per gli effetti del coronavirus: lo hanno denunciato i sindacati chiedendo di attivare aiuti anche per i lavoratori italiani che sono stato licenziati dalle aziende Svizzere. La crisi minaccia circa 80mila famiglie, in gran parte residenti in Lombardia nelle province di Varese, Como e Sondrio. Dolzadelli (Cisl): "Estendere anche a loro le misure previste nel decreto legge Cura Italia".
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Alzano e Nembro, l’ammissione dell’assessore Gallera: “Avremmo potuto creare noi la zona rossa”


Regione Lombardia avrebbe potuto istituire la zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, i comuni da cui è partito il focolaio di covid-19 nella bergamasca. "Ho approfondito e effettivamente c’è una legge che lo consente", ha ammesso l'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, dopo settimane di polemiche in cui il governatore Attilio Fontana ha più volte affermato che la sua giunta regionale non avrebbe avuto gli strumenti giuridici per imporre le limitazioni.
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Come stanno le cose sulla zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro


Chi avrebbe dovuto creare la zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, nel cuore del focolaio bergamasco del coronavirus? Chi non ha dato il via libera, per errore di valutazione o mancanza di coraggio, contribuendo all'ecatombe che in seguito ha sconvolto il territorio della Val Seriana. Un mese dopo quella cruciale decisione non presa, non si ferma lo sconto tra istituzioni. Un rimpallo di responsabilità con il premier Giuseppe Conte e l'esecutivo da una parte, il presidente Attilio Fontale e la giunta lombarda dall'altra. Quest'ultimo ha sostenuto di aver richiesto da subito al governo il provvedimento, ma di non essere stato ascoltato. Il premier ha replicato che "se avesse voluto" il governatore leghista avrebbe potuto istituire lui le limitazioni. In questo ping pong, ognuno riconosce che qualcosa non ha funzionato, ma nessuno ammette di aver sbagliato. Eppure la legge prevede che ordinanze urgenti in materia di igiene e sanità pubblica possano essere emesse dal ministro della Salute, ma anche da governatori e sindaci. Questo significa che tutti, a tutti i livelli, avrebbero potuto prendere quella decisione. Colpa di tutti, quindi colpa di nessuno.
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Gli ordini dei medici accusano Fontana: “Disastro provocato da 7 errori di Regione Lombardia”


Mancanza di dati sulla reale diffusione dell'epidemia, incertezza nella chiusura delle aree a rischio, gestione confusa delle case di riposo per anziani, mancata fornitura di protezioni individuali ai medici e al personale sanitario, totale assenza delle attività di igiene pubblica, mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari, saturazione dei posti letto ospedalieri. Sono i sette errori nella gestione dell'emergenza coronavirus in Lombardia indicati dalla Federazione degli ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia in una lettera ai vertici della Regione. "È evidente l’assenza di strategie relative alla gestione del territorio", denunciano i medici, "la sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate.
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Fontana: “A Bergamo i militari erano pronti per la zona rossa, poi il governo ci ha ripensato”


Il governatore della Lombardia Attilio Fontana in un'intervista è tornato sul tema della mancata istituzione della zona rossa nella Bergamasca, una decisione che potrebbe aver favorito l'ampia diffusione del contagio in quel territorio, martoriato da un grande numero di vittime. "C’erano molti militari lì attorno, ero praticamente convinto che ci sarebbe stato il provvedimento - ha detto Fontana -, ma poi qualcuno dal governo ha dato disposizioni diverse".
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Strage nelle case di riposo, Degani (Uneba): “Grave limitazione del diritto di cura degli anziani”


Quella in atto oggi nelle case di riposo della Lombardia "è una grave limitazione del diritto di cura delle persone anziane". Lo denuncia Luca Degani, il presidente lombardo di Uneba, l'Unione nazionale delle istituzioni e iniziative di assistenza sociale, che rappresenta a livello regionale 440 strutture. Intervistato da Fanpage.it, lancia un allarme sulla situazione tragica delle Rsa dove sono morti centinaia di ospiti e anche alcuni operatori. "Tutt'ora le strutture non hanno abbastanza dispositivi. È necessario fare il tampone a tutti e soprattutto garantire cure adeguate - spiega Degani - I lavoratori delle Rsa non sono stati formati per curare un'infezione letale, serve il supporto di specialisti".
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Fontana: “Trend dei contagi in linea positiva, nei prossimi giorni dovrebbe iniziare discesa”


Il trend dei contagi da Coronavirus in Lombardia anche oggi "è rimasto nella stessa positiva linea. Continua ad essere in pianura, non ha impennate. Speriamo adesso inizi a discendere". Lo ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana nel consueto punto stampa organizzato oggi, venerdì 3 aprile, a Palazzo Lombardia. "Sono passati 4-5 giorni di costante pianura, nei prossimi giorni dovrebbero iniziare le discese". Sui test sierologici: "All'Università di Pavia in fase conclusiva sperimentazione su test che si avvicina a precisione assoluta". Annunciata una stretta sui controlli nei giorni di Pasqua: "Bisognerà essere più severi".
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Tamponi, mascherine, Rsa e test sierologici: la Regione Lombardia risponde ai sindaci


In una lettera di sei pagine Regione Lombardia risponde alle domande sollevate dai sindaci di sette capoluoghi lombardi tra cui Milano e Bergamo sulla gestione dell'emergenza Coronavirus. Sulle mascherine: "Insufficienti gli approvvigionamenti garantiti dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile". Sulla situazione nelle Rsa, che sembra essere sfuggita di mano: "Sin dalle prime avvisaglie fornite indicazioni puntuali per impedire di portare all’interno agenti virali esterni". Risposte anche sulla strategia relativa ai tamponi e sui test per l'identificazione degli anticorpi al virus: "Sono in corso ricerche".
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La strage del coronavirus in Lombardia, Istat: a Bergamo morti più 618%, triplicati a Cremona e Lodi


Nei primi 21 giorni del mese di marzo i decessi nelle province della Lombardia sono cresciuti in modo tragico, con incrementi da due a sei volte rispetto al dato dell'anno precedente. È la fotografia fornita dai dati Istat sulla mortalità nel periodo di massima espansione dell'epidemia di coronavirus. Nella Bergamasca l'aumento dei decessi è del 618,41%. Nella provincia di Brescia è del 288,63%. Nella Città metropolitana di Milano del 141,57%. Altissimo anche l'incremento nel Lodigiano, 346,67% in più, e nel Cremonese, più 384,62%.
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Assessore Rabaiotti: “Milano si sentiva immortale, coronavirus ricorda che ha bisogno degli altri”


"L'orgoglio milanese rischia di dilatarsi fino a sfociare in un senso di autosufficienza e nell'idea che 'ce la possiamo sempre fare da soli'. Questa emergenza forse l'ha ridimensionato e ci ha riportati nel nostro limite. Il coronavirus ci ha ricordato che, tutto sommato, da soli non ce la facciamo". È la riflessione di Gabriele Rabaiotti, assessore milanese alle Politiche Sociali, che intervistato da Fanpage.it si interroga sugli effetti della tragedia dell'epidemia che ha contagiato migliaia di persone a Milano, la città con più casi in Italia. C'è una lezione che la città può imparare dall'esperienza della pandemia. "Ci ha ricordato che serve a qualcosa l'esistenza di un Paese, di una pluralità di soggetti e di voci. Vale soprattutto per chi pensava che in questa fierezza ambrosiana ci fosse una componente di immortalità".
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Fontana: “In Lombardia non c’è più un incremento dei casi di Coronavirus, siamo in piano”


"Siamo nel rispetto di quella linea di continuità: non esiste più un incremento, siamo in piano". Lo ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana a proposito dei casi di coronavirus nella regione. "Stiamo proseguendo nello sviluppare quell'ipotesi avanzata da statistici ed epidemiologi secondo cui abbiamo raggiunto il culmine - ha proseguito il governatore -: si proseguirà così per un certo periodo e poi dovrebbe iniziare la discesa".
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Coronavirus, Gallera: “Valutiamo ordinanza per bloccare la circolare del Viminale sulle passeggiate”


"Spero che i cittadini ignorino questa folle, insensata e irresponsabile circolare". Lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, a proposito della circolare del Viminale che autorizza le passeggiate genitori-figli vicino casa. "Vedremo se c'è la possibilità di emanare ordinanze che la vanifichino", ha aggiunto Gallera.
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Coronavirus, Gallera: “Gravissima circolare del Viminale, si rischia effetto psicologico devastante”


La circolare diffusa dal ministero dell'Interno riguardo l'emergenza coronavirus sarebbe secondo Gallera 'gravissima'. "L'indicazione utile per tutti deve essere quella di rimanere a casa, ancora per qualche settimana", sostiene Gallera. Le nuove disposizioni prevedono un lieve allentamento rispetto alle regole precedenti, anche se rimane fermo il divieto di uscire di casa se non per motivi di salute, lavoro, necessità.
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Coronavirus, in Lombardia 43.208 casi e 7.199 morti: contagio rallenta, calo nelle terapie intensive


È stato comunicato il bollettino sull'emergenza in Lombardia nella giornata di oggi, martedì 31 marzo. Sono 43.208 i casi di contagio, in aumento di 1047 unità rispetto ai 42.161 di ieri. Le persone ricoverate in ospedale sono 11883 (più 68), di cui 1324 in terapia intensiva (meno 6). Aumentano purtroppo anche i decessi, arrivati a quota 7199 dai 6.818 di ieri, con un aumento di 381 unità in 24 ore.
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Coronavirus, buoni spesa per famiglie in difficoltà: quanti soldi vanno ai comuni lombardi colpiti


La Protezione Civile ha comunicato la ripartizione nei comuni dei fondi stanziati dal governo per finanziar i buoni spesa da 300 euro una tantum alle famiglie bisognose. I voucher potranno essere utilizzati per l’acquisto di generi alimentari. Ecco come vengono distribuiti i soldi ai comuni capoluogo della Lombardia e alle città più colpite dall'epidemia di covid-19.
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Coronavirus, in Lombardia tamponi anche a monosintomatici, ma i laboratori sono al limite


Il governatore lombardo Attilio Fontana ha annunciato un cambio di linea nella lotta al coronavirus, spiegando che i tamponi d'ora in poi saranno fatti anche alle persone che accusano un solo sintomo che possa far pensare al covid-19 (prima era necessario averne almeno due). Il cambio di rotta viene però complicato dall'alto numero di test che i laboratori devono processare.
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Coronavirus in Lombardia, Fontana: “Penso che stia per iniziare la discesa dei contagi”


"Penso che stia per iniziare la discesa dei contagi". Il presidente lombardo Fontana legge con ottimismo i dati sui casi confermati di coronavirus, che oggi sono in calo dopo l'aumento di ieri provocato dal più alto numero di tamponi effettuati. Per poter parlare di trend si dovrà attendere qualche giorno ma il governatore ha osservato che "ci stiamo consolidando, la linea dei contagi non sta crescendo" mentre "dalle celle telefoniche gli spostamenti appaiono in calo". Il nuovo ospedale alla Fiera di Milano verrà dato in gestione al Policlinico.
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Coronavirus in Lombardia, Fontana: “Picco di contagi per aumento dei tamponi, siamo ancora in linea”


Il maggior numero di casi di coronavirus rilevati in Lombardia nella giornata di giovedì 26 marzo è dovuto a un aumento dei tamponi effettuati. Lo ha spiegato questa mattina il governatore Attilio Fontana. "Nei giorni precedenti erano stati elaborati alcuni dati in meno che si erano quindi sommati a quelli di ieri. Quindi direi che siamo ancora in linea"", ha assicurato. Nella giornata di ieri i totale dei test è aumentato di 6.047 unità contro le 4.971, 3.453, 2.644 e 3.868 dei giorni precedenti. Una dinamica che spiega almeno in parte il nuovo picco di contagi.
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Coronavirus, in Lombardia 34.889 contagi e 4.861 morti: “Milano in forte crescita”


Il bollettino dell'emergenza coronavirus in Lombardia di oggi, giovedì 26 marzo. Salgono a 34.889 i casi positivi (più 2443 da ieri), mentre sono 10.681 i ricoverati in ospedale. I pazienti in terapia intensiva sono 1263 (più 27 rispetto a ieri). Il totale dei dimessi sale a 7.839 (più 1501 in un giorno). Il numero dei decessi sale a 4861, ieri erano 4.474. È la provincia di Milano quella che registra il numero più alto di nuovi casi. Sono 848 i nuovi contagiati che portano il totale a 6.922.
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Coronavirus in Lombardia, Gallera: “Calo accessi nei pronto soccorso, voce dalla trincea è positiva”


Dagli ospedali lombardi arriva un primo, lieve, segnale positivo dopo oltre un mese di emergenza coronavirus. Nel weekend e nella giornata di lunedì si è registrata una riduzione della pressione, cioè del numero di accesi nei pronto soccorso. "La voce della trincea è positiva", ha spiegato l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.
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Coronavirus, Fontana: “Crescita contagi è limitata, Bertolaso positivo ma non torno in quarantena”


Il numero di contagi da coronavirus in Lombardia è in crescita "nello stesso trend dei giorni scorsi" con aumenti "molto limitati rispetto a quanto avvenuto nella scorsa settimana". Lo ha comunicato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, facendo il punto sull'emergenza. Il governatore non andrà in quarantena dopo la notizia della positività di Guido Bertolaso.
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Coronavirus, in Lombardia 28.761 contagi e 3.776 morti: “Trend in calo, prima giornata positiva”


L'aggiornamento di oggi, lunedì 23 marzo, sui numeri dell’emergenza coronavirus in Lombardia. Il bollettino regionale parla di 28.761 casi confermati (più 1555 da ieri), di cui 9266 ricoverati in ospedale (eri erano 9432, è quindi il primo dato in calo) mentre sono 1183 i pazienti in terapia intensiva (più 41). Il numero dei decessi sale a 3.776 (più 320). "Il trend in calo si conferma anche oggi da tanti punti di visti. È la prima giornata positiva di questo mese durissimo", ha commentato l'assessore al Welfare, Giulio Gallera.
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Coronavirus, in Lombardia 25.515 contagiati e 3.095 morti: “Sono i giorni più difficili”


Il bollettino di oggi, sabato 21 marzo, con l'aggiornamento sui numeri dell'emergenza coronavirus in Lombardia. Sono 25515 i casi confermati (più 3251 da ieri), di cui 8258 ricoverati in ospedale (523 più di ieri) mentre sono 1093 i pazienti in terapia intensiva. Aumenta anche il numero dei decessi arrivato a 3095 rispetto ai 2549 di ieri. Sono 546 le vittime in un solo giorno.
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Coronavirus, in Lombardia 22.264 contagiati e 2.549 morti: “In un solo giorno 381 vittime”


Il bollettino di oggi, venerdì 20 marzo, sull'emergenza coronavirus della Lombardia. Il contagio continua a estendersi a ritmi preoccupanti. Sono 22.264 casi confermati (più 2380 da ieri), di cui 7735 ricoverati in ospedale (348 più di ieri) mentre sono 1050 i pazienti in terapia intensiva. Aumenta anche il numero dei decessi arrivato a 2549 rispetto ai 2.168 di ieri.
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Coronavirus, le zone rosse si potevano fare subito: è mancato il coraggio e adesso è tardi


Le province di Bergamo e Brescia stanno vivendo l'incubo del coronavirus, con migliaia di contagiati e centinaia di morti. Anche Milano è sempre più minacciata dall'epidemia. Ma come si è arrivati a questo punto? Si potevano fare scelte diverse? All'inizio di marzo era già chiara la gravità della situazione nell'area di Alzano Lombardo e Nembro, in Val Seriana. Si ipotizzava di creare una zona rossa con misure molto rigide sul modello di quella sperimentata con successo nel Lodigiano. Il governo però ha preso tempo, non ha deciso. Regione Lombardia, che poteva intervenire con un'ordinanza, ha aspettato la risposta di Roma senza agire. I sindaci hanno invitato a non mettere in ginocchio l'economia. Confindustria ha avvisato che lo stop avrebbe toccato 3.700 dipendenti in 376 aziende, per complessivi 680 milioni l’anno di fatturato. Nessuno ha avuto coraggio di fare il passo. Un'esitazione che è costata carissima: una tragedia nella Bergamasca che non ha precedenti nel dopoguerra e la paura che lo stesso possa accadere anche altrove. Solo ora, a un mese dall'inizio dell'emergenza, si parla di fermare le attività produttive. Ma per salvare Milano potrebbe essere troppo tardi.
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Coronavirus, “chiudere attività non essenziali in Lombardia”: appello di Confcooperative e Legacoop


I presidenti della Confcooperative e della Legacoop della Lombardia, Massimo Minelli e Attilio Dadda, hanno scritto al governatore lombardo Attilio Fontana per chiedere "la chiusura delle attività non essenziali e l’attivazione delle zone rosse nei terrori a rischio" per via dell'epidemia di Coronavirus. Il governatore ha però chiarito: tutte le decisioni in merito "possono essere prese solo a livello governativo".
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Coronavirus, agire ora per non vedere i camion dell’esercito anche nelle strade di Milano


I numeri non migliorano, il contagio non rallenta quanto dovrebbe. Non solo a Bergamo e Brescia, dove i morti sono centinaia, ma anche a Milano, dove i nuovi casi aumentano. È quindi necessario agire e farlo ora, se non vogliamo vedere replicata anche nel capoluogo lombardo la tragica immagine della colonna di camion dell'esercito che porta via decine di salme. Lo hanno ribadito anche gli esperti inviati dalla Croce rossa cinese: "Servono misure più rigorose. Dovete chiudere tutto per salvare le vite"
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Coronavirus, Fontana: “Trovati i medici, ripartono i lavori per l’ospedale da campo a Bergamo”


Riprendono i lavori per l'ospedale da campo a Bergamo. "Siamo riusciti a recuperare un gruppo di medici per rendere efficiente ed efficace l'ospedale. C’è un'assoluta volontà di realizzarlo", ha annunciato il governatore Attilio Fontana. La situazione nella bergamasca è drammatica. Sono centinaia i deceduti e nella serata di ieri una lunga colonna di camion ha portato via dalla città decine di bare. Il caso dell'ospedale dell'Associazione Alpini era stato sollevato mercoledì sera dal sindaco Giorgio Gori.
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