Vertice di maggioranza sulla manovra a Palazzo Chigi

I renziani chiedono di eliminare del tutto la plastic tax, già ridotta a 50 centesimi al chilo dal maxi emendamento presentato dal governo. Il 6 dicembre si votano in Senato le proposte di modifica.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vedrà alle 17 a Palazzo Chigi tutti i partiti di maggioranza, per un vertice sulle proposte di modifica alla manovra che si voteranno in Senato a partire dal 6 dicembre. Italia viva, in particolare, aveva chiesto un incontro dopo aver lasciato il tavolo in dissenso su plastic tax e tassa sulle auto aziendali, fortemente ridotte ma non del tutto cancellate dal maxi emendamento presentato il 4 dicembre dal governo.

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Cosa resta della plastic tax dopo gli emendamenti alla manovra

Il Pd annuncia: «Tassa completamente rivista, con una riduzione di gettito del 70%». Quella riciclata sarà esclusa dall'imposta, assieme a tutti i dispositivi medici.

La plastic tax che verrà sarà molto più leggera rispetto ai progetti iniziali del governo giallorosso, con un gettito ridotto del 70%.

Dario Stefano, vice capogruppo al Senato del Pd e relatore della manovra, ha infatti annunciato che gli emendamenti alla legge di bilancio hanno determinato «modifiche radicali» al provvedimento, consentendo al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri «un ulteriore affinamento».

La tassa «viene completamente rivista, con una riduzione di gettito del 70%. La plastica riciclata viene esclusa dall’imposta, come è sempre stato per quella biodegradabile e compostabile. Esclusi, oltre alle siringhe, anche tutti i dispositivi medici e gli imballaggi di medicinali».

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Confindustria boccia la manovra del governo giallorosso

Il giudizio degli imprenditori: «È insufficiente rispetto alle esigenze del Paese». Nel mirino soprattutto le tasse sulla plastica e sulle auto aziendali.

Una manovra «insufficiente rispetto alle esigenze del Paese». Confindustria ha bocciato in parlamento la legge di bilancio presentata dal governo giallorosso. Gli imprenditori, rappresentati dal direttore generale dell’associazione Marcella Pannucci, non hanno usato mezzi termini: «Manca un disegno di politica economica capace di invertire la tendenza negativa. Anzi, in alcuni casi, si produce un effetto opposto».

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Nel mirino ci sono soprattutto la tassa sulla plastica e l’aumento delle imposte sulle auto aziendali. La prima, pur comportando benefici ambientali, secondo Confindustria «penalizza i prodotti e non i comportamenti». Dunque «rappresenta unicamente una leva per rastrellare risorse», «danneggia pesantemente un intero settore produttivo» e «determina un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo, contribuendo a indebolire la domanda interna». L’impatto sulla spesa delle famiglie viene stimato in «circa 109 euro all’anno».

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Ancora più dura la presa di posizione contro l’innalzamento della tassazione sulle auto aziendali: «Rappresenta una vera e propria stangata per circa due milioni di lavoratori, oltre a incidere su un settore economico, quello dell’automotive, già penalizzato su altri fronti. Di fatto si tassa un bene già tassato e lo si fa intervenendo sulla busta paga dei dipendenti e sugli oneri contributivi dei datori di lavoro». Una «contraddizione» anche rispetto al «condivisibile» taglio del cuneo fiscale, che costituisce al contrario uno dei pochi «interventi positivi» contenuti nella manovra.

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In conclusione, se la disattivazione delle clausole di salvaguardia era «necessaria per non deprimere i consumi», l’inasprimento della tassazione «finisce comunque per ripercuotersi, con impronta settoriale, sul consumo di specifici beni e servizi: dalla plastica monouso alle bevande zuccherate, passando per i giochi, i servizi digitali, i tabacchi e i prodotti accessori, per finire alle auto aziendali». Un’azione di bilanciamento «irragionevole per il mondo produttivo».

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La plastic tax così come è non serve a nulla

Danneggia le nostre imprese e non è la strada giusta per limitare i consumi di plastica vergine. Serve un'iniziativa a livello europeo.

È molto difficile che la tassa sulla plastica possa raggiungere l’obiettivo di ridurne gli usi. Infatti una tassa nazionale sulla produzione ha effetti distorsivi sulle imprese italiane, ma non è efficace sui competitor europei che al contrario saranno favoriti dall’applicazione dell’imposta in Italia.

In altre parole la tassa avrà effetti sull’aumento dell’importazione di prodotti plastici piuttosto che sulla riduzione dei consumi. L’unica strada nazionale percorribile è quella di promuovere il riciclo, il recupero e il riuso della plastica. A tal proposito vengono spesso e giustamente ricordati i primati italiani nella raccolta differenziata ed il riciclaggio. Ma il riuso delle plastiche come materia prima seconda è molto scarso, e limitato solo ad alcune tipologie impiegate per la produzione di bottiglie e di contenitori alimentari.

La gran parte delle plastiche accumulate con la raccolta differenziata in Italia, le poliolefine miste (tra il 60 e 70% di tutti i rifiuti della plastica), non viene recuperata, se non in minima parte negli impianti di termovalorizzazione. E, come stiamo sperimentando da quando la Cina ha vietato l’importazione di rifiuti di plastica dall’Europa, i depositi “temporanei” sono stracolmi di questi rifiuti e spesso vanno a fuoco per strane “autocombustioni”.

DUE MOSSE PER MIGLIORARE L’UTOLIZZO DELLE PLASTICHE RICICLATE

Il riuso di queste plastiche è limitato da tre ordini di fattori:

• la loro classificazione come rifiuto, che ne limita fortemente la lavorazione e il riuso;
• la scarsa applicazione delle norme e degli obblighi per gli “acquisti verdi”, nonostante la legge del 2015, che tra l’altro impongono alle amministrazioni pubbliche di privilegiare la fornitura di manufatti prodotti con materie prime seconde;
• il basso prezzo della materia prima per la produzione della plastica “vergine”, ovvero la virgin nafta agganciata al prezzo del petrolio.

I prodotti di plastica colpiti ed esenti dal nuovo balzello in un’infografica ralizzata da Ansa-Centimetri.

Di conseguenza, due sono le azioni necessarie a livello nazionale ed europeo per ridurre la quantità di plastica vergine:

1) applicare l’articolo 3 della direttiva europea 2008/98 che prevede la cessazione della qualifica di rifiuto per i materiali selezionati con la raccolta differenziata e “lavorati”, che hanno un mercato come materie prime seconde a condizione che il loro impiego non comporti «impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana». Le poliolefine miste possono essere recuperate e riusate con evidenti vantaggi per l’ambiente. Ma in Italia il cosiddetto end of waste viene rimpallato da anni tra le amministrazioni, con vantaggi solo per chi specula legittimante o illegalmente sui rifiuti;

2) applicare rigorosamente la Legge 28 dicembre 2015 n.221, e le successive disposizioni dei decreti legislativi 50/2016 e 56/2017, in materia di “acquisti verdi” e “criteri ambientali minimi” per gli appalti pubblici, al fine di creare un mercato effettivo per i manufatti prodotti con plastica riciclata.

SERVE UNA CARBON TAX A LIVELLO EUROPEO

Per quanto riguarda la riduzione del costo della plastica riciclata rispetto alla plastica vergine, è evidente che è necessaria l’applicazione di una carbon tax, ma è altrettanto evidente che questa tassa deve avere un effetto “neutro” per i produttori nazionali, ovvero deve essere applicata uniformemente in tutto il mercato europeo. Per questo è auspicabile un’iniziativa italiana in sede europea. Se invece l’obiettivo della plastic tax è quello di fare cassa e danneggiare le imprese italiane del settore, siamo sulla strada giusta.

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