I sondaggi politici elettorali del 16 ottobre 2019

La Lega torna a guadagnare consensi e si conferma primo partito nella rilevazione Ixè per Carta bianca. Calano sia Pd che M5s. Italia viva sale di mezzo punto percentuale.

La Lega si conferma il primo partito con il 30,7% dei consensi, in crescita rispetto alle rilevazioni della settimana precedente che davano il partito di Matteo Salvini al 30%. In calo il Partito democratico, che passa dal 21,9% al 20,4%, cala anche il Movimento 5 stelle che si attesta al 19,7% scendendo dal al 20,2%.

ITALIA VIVA GUADAGNA MEZZO PUNTO PERCENTUALE

A rivelarlo è un sondaggio Ixè condotto per la trasmissione Carta Bianca in onda su RaiTre. I dati del sondaggio evidenziano che Fratelli d’Italia scende all’8,2% dall’8,6% dei consensi mentre Forza Italia sale al 7,8% dal 7,2%. Italia Viva di Matteo Renzi cresce al 4% dal 3,5% della settimana passata. In calo invece +Europa, che passa dal 2,9% al 2,5%. Per la prima volta si rileva la formazione di Toti sopra l’1%.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Zingaretti freni col M5s: Di Maio non è Aldo Moro

Ho un po’ paura di un partito, e “per” un partito, che dedica ossessivamente tutte le sue attenzioni alla questione delle alleanze. Il segretario Pd si dovrebbe invece occupare di dare un quid alla sua forza politica.

Nicola Zingaretti vuole l’alleanza strategica con il M5s ed è contento che Beppe Grillo a Napoli sembri – con Grillo è sempre bene essere prudenti – dargli ragione. Goffredo Bettini va ancora più in là annunciando un libro in cui motiverà la necessità di una alleanza larga che comprenda tutta la sinistra, i cinque stelle, Matteo Renzi e pezzi di Forza Italia. Sembra il Fantacalcio.

Ho un po’ paura di un partito, e “per” un partito, che dedica ossessivamente tutte le sue attenzioni alla questione delle alleanze. Avendo studiato Palmiro Togliatti e da vecchio militante del Pci, so che questo tema è centrale nella sinistra. Enrico Berlinguer dette il tormentone alla Dc per anni proponendogli quel compromesso storico persino come bandiera di campagna elettorale.

Il segretario del PD, Nicola Zingaretti, durante la fiaccolata della memoria contro l’antisemitismo e in ricordo della deportazione degli ebrei a piazza Santa Maria In Trastevere. Roma 12 ottobre 2019 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Faccio notare una differenza. Lì il vecchio, compianto segretario partiva da un assunto e cioè che fosse impossibile governare con il 51% e, in secondo luogo, che il dialogo con la Dc costituiva il necessario allargamento della democrazia in quanto due popoli diversi ma “costituiti” si sarebbero messi insieme per un viaggio riformista comune. Se la prima tesi berlingueriana, quella dell’inutile 51%, era sbagliata in radice, la seconda aveva un fondamento nella società e nella cultura politica dell’epoca.

IL M5S POLITICAMENTE È ANCORA TROPPO MUTEVOLE

Oggi si governa con molto meno del 51%, persino senza un voto che dica a che punto sono le forze politiche. Le medesime esprimono mutevoli orientamenti di opinione pubblica piuttosto che consolidati sentimenti e interessi. Anche la Lega, che ha una lunga storia, oggi è cosa indefinibile, sappiamo che è di destra, che è sovranista, che vuole l’autonomia delle Regioni del Nord, poi non sappiamo più nulla nemmeno se il suo leader è in condizioni di guidare sobriamente un partito.

Il comizio finale di Luigi Di Maio lo hanno ascoltato poche centinaia di persone mentre eravamo abituati a vedere folle immense

Lo stesso dicasi per i pentastellati. Il comizio finale di Luigi Di Maio lo hanno ascoltato poche centinaia di persone mentre eravamo abituati a vedere folle immense. Lo stesso Di Maio proclama la centralità del suo movimento dal “basso” del suo scarso 20%, essendo partito “dall’alto” del 30% e tuttora identifichiamo il popolo grillino, che il fondatore vuole far diventare “governista”, in una bella ammucchiata di incazzati, anche con il Pd, se non soprattutto col Pd. Parlare di alleanze strategiche, ha ragione Giuliano Ferrara, è, in queste circostanze, una cosa poco seria.

ZINGARETTI SI PREOCCUPI DI DARE UNA IDENTITÀ RICONOSCIBILE AL PD

È un bene che un governo si sia fatto ma che sia davvero un bene lo vedremo dal lavoro di Roberto Gualtieri. Tenere lontano Matteo Salvini da tutto ciò che può distruggere è utile per il Paese e persino per lui. Ma non si fonda una strategia su Salvini. L’uomo, come dimostra l’intervista alla giornalista amica Annalisa Chirico sul Foglio, è confuso, cambia idea con straordinaria rapidità, ha quelle giravolte che, come dice l’ottimo Alessandro Campi, solo il Mussolini nascente si poteva permettere.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti all’apertura della campagna elettorale del partito per le regionali in Umbria.

Salvini non è né Mussolini né un fascista, è un politicante che gode in Italia, grazie alla sua furbizia, del vento a favore del movimento sovranista mondiale, cioè di quella svolta a destra che dal Dopoguerra a oggi costituisce il maggior pericolo per il mondo e persino per le nazioni che vorrebbe difendere. Nicola Zingaretti si occupi di dare un quid al suo partito. Non tema etichette, lo faccia di sinistra, socialdemocratico, lo vesta con abiti vintage. La moda attuale fa schifo, prenda dall’armadio cose belle e le rimetta in sesto per le nuove battaglie, poi vada con chi incontra per strada, persino con Di Maio. Evitando tuttavia la mortificazione di benedire la peggiore sindaca di Roma.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Zingaretti vuole trasformare l’accordo col M5s in un’alleanza

Il segretario del Pd tende una mano ai pentastellati in chiave anti-Salvini: «Insieme arriviamo al 40%». Ma sulle Regionali non transige: «In Emilia Romagna il candidato resta Bonaccini».

Nicola Zingaretti ammicca al Movimento 5 stelle, ma mette le cose in chiaro in vista delle Regionali, specificando che in Emilia Romagna il candidato del Partito democratico resta Stefano Bonaccini. «Il Pd e il M5s insieme rappresentano oltre il 40% dell’elettorato italiano, se allarghiamo anche agli altri alleati abbiamo un’alleanza che sta intorno al 47-48%%», ha detto Zingaretti parlando a Otto e mezzo. «Anche Renzi? Per quanto mi riguarda ovviamente sì, poi va chiesto a lui».

«SE NON FACCIAMO UN’ALLEANZA TORNA SALVINI»

«Noi oggi abbiamo forze politiche che rappresentano il 45-48% degli italiani, Pd e M5s sono oltre il 40% assieme», ha spiegato Zingaretti. «Vogliamo provare a farla diventare un’alleanza? Io dico di sì, sennò torna Salvini». Tuttavia, alla domanda se in caso di accordo per le Regionali il Pd sia intenzionato a trovare un altro candidato rispetto a Bonaccini, il segretario dem è stato netto. «No, in Emilia c’è un bravissimo presidente e un ottimo bilancio di quella amministrazione».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

I sondaggi politici del 10 ottobre 2019

Il Carroccio ha il 32,7% dei consensi, seguito dal Pd (19,2%I e M5s (18,7%). Leader con maggior fiducia è il capo del leghisti, a seguire il premier Conte.

Se si votasse in questo momento la Lega sarebbe il primo partito con il 32,7%, seguono il Pd al 19,2% e il M5s al 18,7%. Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli D’Italia si attesta al 7,8%, seguita da Forza Italia con il 7,0%. Italia Viva di Matteo Renzi è al 4,5%, Più Europa al 2,0%, La Sinistra 1,7%. Sono i dati che emergono da un sondaggio Emg Acqua effettuato per la trasmissione Agorà su Rai3.

MATTEO SALVINI IL LEADER DI PARTITO CHE HA MAGGIOR FIDUCIA

Sempre secondo il sondaggio è Matteo Salvini il leader che riscuote maggiore fiducia in Italia con il 40% dei consensi. Segue Giuseppe Conte al 36%, Giorgia Meloni al 29% e Luigi Di Maio al 25%. Nicola Zingaretti al quinto posto, 23%. Silvio Berlusconi al 17%. Matteo Renzi col 15%, come Carlo Calenda, infine Giovanni Toti al 12%.

IL M5S «È PEGGIORATO» PER LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI

Il Movimento 5 stelle compie 10 anni e sempre secondo un sondaggio Emg Acqua, per il 54% degli intervistati totali è “peggiorato” rispetto alle origini. Il M5s invece è “migliorato” per il 15%. Tra i soli elettori del Movimento, invece, il 41% degli intervistati pensa sia “migliorato”, il 47% “peggiorato”. Il 51% degli intervistati ha “poca” fiducia nel governo o “per nulla”. Per il 26% degli intervistati la fiducia è “molta” o “abbastanza”.

Nota Metodologica: Autore: Emg Acqua Committente/Acquirente: RAI PER AGORA’ Criteri seguiti per la formazione del campione: Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione telematica su panel Numero delle persone interpellate, universo di riferimento, intervallo fiduciario: Universo: popolazione italiana maggiorenne; campione: 1.624 casi; intervallo fiduciario delle stime: 2,3%; totale contatti: 2.000 (tasso di risposta: 81%); rifiuti/sostituzioni: 376 (tasso di rifiuti: 19%). Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: 09 ottobre 2019. Per info completa: www.sondaggipoliticoelettorali.it

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Il parlamento sarà un Far West, Zingaretti faccia Tex

Il leader del Pd pare l'unico capo di partito ad avere il senso dello Stato. Ora alzi il tiro ed emerga come leader.

L’effetto principale della riduzione del numero dei parlamentari è di aver allontanato l’ipotesi delle elezioni anticipate. Forse di aver garantito a questa legislatura di durare fino alla scadenza. Potrebbe essere una buona notizia. C’è però una probabilità, che io considero una certezza, che l’assenza del ricatto elettorale trasformi il parlamento in un Far West in cui si scontrano bande diverse, si creano e si sfasciano alleanze, dilagano i cacciatori di taglie ma soprattutto di teste, in cui sarà difficile distinguere fra guardie e ladri e fra ranger e indiani.

DA RENZI A SALVINI, I LEADER DI PARTITO GODONO DEL CAOS

I più pronti a utilizzare questa opportunità di far quello che gli pare senza rischiare il giudizio elettorale sono i leader più spregiudicati. Per fare solo due nomi: Matteo Salvini si lamenta di non poter contare i voti in più che pensava di aver messo in bisaccia ma evita anche di rivelare al suo mondo quanto ha perso per qualche bicchierino in più. Al tempo stesso può prendere tempo, qualche anno circa, per assistere al definitivo tramonto delle ambizioni senili di Silvio Berlusconi e per cercare di frenare la resistibile ascesa della Giorgia Meloni. E poi può fare casino, la cosa per la quale ha un naturale talento.

Matteo Renzi e, sullo sfondo, Matteo Salvini.

Anche per Matteo Renzi è una pacchia la legislatura blindata. Nessuno sa quanto vale il suo partito. Probabilmente molto poco, ma avendo di fronte a sé molto tempo per tenere sulla corda il governo, e per difendersi dai magistrati, può immaginare di tornare ad essere il dominus della politica. Poi ci sono alcune decine, e forse centinaia, di parlamentari, soprattutto fra quelli che girano per le stanze di Camera e Senato guardandole già con l’occhio di chi ne starà lontano, che romperanno ogni disciplina e saranno disponibili per qualunque operazione. Una pacchia per chi pensa di tenere sulla corda questo governo, per chi pensa di poter diventare premier, per chi prepara le truppe per farsi eleggere al Quirinale o per far eleggere uno di famiglia.

LE RIFORME ISTITUZIONALI POSSONO DISTRUGGERE LA POLITICA

Le famose riforme istituzionali, su cui da decenni ci logoriamo, anche quando sono sicuramente utili – la riduzione dei parlamentari lo è, la fine del bicameralismo con Camera e Senato l’uno specchio dell’altro anche – stanno producendo la finale distruzione della politica. Si deve quindi partire da qui per dividere i buoni dai cattivi, per stare con i rangers e non con i banditi. Serve una classe politica che sia come Tex nel suo West, coraggioso, onesto, lineare, amichevole verso le minoranze. Oggi Tex non c’è. Non lo sono Renzi e Salvini, non lo è la Meloni, l’Italia si è persa dolorosamenti Giovanni Toti scomparso a Genova, non ce ne n’è uno gauchiste, Carlo Calenda sta studiando i piani quinquennali della vecchia Urss dopo aver abbandonato il liberismo.

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

PER ZINGARETTI SI APRE UN’OPPORTUNITÀ UNICA

Resti solo tu, caro Nicola Zingaretti. La storia ti affida un compito e tu puoi accettarlo e prendere in mano le cose oppure consegnarti a una stagione di follia, prima vittima fra le vittime. Perché Zingaretti potrebbe essere Tex? Perché fa parte dei buoni (io sono anticonformista e tifo per i buoni), perché ha una bella faccia, perché sa come si amministra, perché è di sinistra ma senza esagerare. Gli servirebbe alzare il tiro, volare un po’ più in alto, solo un po’, distribuire qualche vaffanculo, circondarsi delle migliori teste di questo Paese, cioè fare una americanata come quando presidenti Usa non geniali avevano sempre la carta segreta di farsi accompagnarsi da uomini geniali. Io non sono un tifoso di Zingaretti. Alla mia età mi sono anche rotto le scatole di tifare per il Milan. Tuttavia faccio di necessità virtù e se mi guardo attorno vedo solo nel capo del Pd tracce di quel senso dello Stato che la classe politica tutta intera ha completamente smarrito.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Lega e Pd in crescita nei sondaggi politici del 9 ottobre 2019

Il Carroccio torna a toccare il 30%. Male il M5s. Rallenta anche Italia viva. In Umbria si va verso il testa a testa tra il giallorosso Bianconi e Tesei (centrodestra).

Crescono Lega e Partito democratico (Pd), mentre rallenta il Movimento 5 stelle ma anche Italia viva di Matteo Renzi. Sono questi i dati principali che emergono dai sondaggi politici elettorali dell’Istituto Ixè, presentati in anteprima la sera di martedì 8 ottobre 2019 nel corso del programma Cartabianca su Rai 3.

INDECISI E ASTENUTI VICINI AL 35%

La Lega torna a salire, guadagnando lo 0,3% rispetto alla settimana precedente. Stesso aumento per il Pd, mentre perde terreno l’altro azionista del governo giallorosso, il M5s, che passa dal 21% al 20,2%. Alle spalle del terzetto di testa, stabile Fratelli d’Italia (8,6%), mentre cresce ancora Forza Italia (dal 6,9% al 7,2%). Rallenta Italia viva, dal 3,9% al 3,5%, come anche La Sinistra. Crescono, infine, +Europa ed Europa Verde. In questo quadro, s’ingrossa l’esercito di indecisi e astenuti, che passa dal 31,2% al 34,9%, guadagnando ben 3,7% punti percentuali.

PartitoStima 9 ottobreStima 2 ottobre
Lega30,0%29,7%
Partito democratico21,9%21,6%
Movimento 5 stelle20,2%21,0%
Fratelli d’Italia8,6%8,6%
Forza Italia7,2%6,9%
Italia viva3,5%3,9%
+Europa2,9%2,3%
La Sinistra2,1%2,3%
Europa Verde1,8%1,5%
Altri 2,0%2,2%
Indecisi/Astenuti34,9%31,2%

L’88% DEGLI ITALIANI A FAVORE DEL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Stando alle rilevazioni di Ixè, inoltre, riscuote un consenso elevatissimo e trasversale il taglio dei parlamentari, approvato proprio l’8 ottobre dal parlamento: l’88% degli italiani si dice a favore.

ELEZIONI IN UMBRIA, TESTA A TESTA TRA BIANCONI E TESEI

Capitolo elezioni in Umbria: si va verso un testa a testa tra il candidato di M5s e Pd Vincenzo Bianconi e la candidata del centrodestra, Donatella Tesei. Al momento, quest’ultima risulta avanti nelle intenzioni di voto degli elettori umbri. Quando mancano circa due settimane all’appuntamento alle urne, anche qui – come a livello nazionale – gli indecisi si attestano «su un livello insolitamente elevato» pari al 34%.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

L’incognita della Lega sul voto per il taglio dei parlamentari

Martedì 8 ottobre ultimo sigillo della Camera alla discussa riforma costituzionale, misura di bandiera del M5s. Il Carroccio prova a portare i grillini incerti dalla sua parte. Anche se alla fine pure il centrodestra potrebbe schierarsi a favore. Sicuro solo il no di +Europa.

E alla fine il benedetto taglio dei parlamentari è a un passo dal vedere la luce. Manca solo il sigillo della Camera, martedì 8 ottobre 2019. L’ultimo dei quattro passaggi necessari per il varo definitivo della riforma costituzionale. Sulla carta i consensi dovrebbero essere molti di più della semplice maggioranza assoluta che è necessaria, a quota 316 sì. A “blindare” il voto c’è stato anche l’accordo sulle riforme raggiunto nella coalizione di governo. Intesa sintetizzata in un documento in quattro punti che prevede i “correttivi” legati al taglio dei parlamentari.

L’IMPEGNO: LEGGE ELETTORALE ENTRO DICEMBRE

Tra gli impegni presi nella coalizione di governo c’è quello di presentare la riforma elettorale entro dicembre. E questo per garantire “il pluralismo politico e territoriale” e la parità di genere, fortemente voluta da Italia viva. Così come l’impegno all’abbassamento dell’età del voto per il Senato equiparando i requisiti di elettorato attivo e passivo a Montecitorio e Palazzo Madama. Nel documento si fa anche riferimento a interventi costituzionali relativi alla struttura del rapporto fiduciario tra Camere e governo.

Avremmo preferito una messa in discussione del sistema bicamerale, ma avevamo chiesto garanzie per proseguire: ora ci sono tutte


Graziano Delrio (Pd)

Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera, ha commentato: «È un ottimo accordo. Come si sa avremmo preferito una messa in discussione del sistema bicamerale ma avevamo chiesto garanzie per proseguire: ora ci sono tutte». Ci si avvia così alla votazione finale di uno dei provvedimenti-bandiera del Movimento 5 stelle, che durante la trattativa di governo ne fece una conditio sine qua non per far decollare l’alleanza giallorossa.

Una riforma priva di un senso, che non sia quello di sbandierare demagogicamente il taglio di un pezzo del parlamento


Riccardo Magi (+Europa)

Al momento l’unico no certo e annunciato è quello di +Europa. Secondo Riccardo Magi «è una riforma costituzionale priva di un senso, che non sia quello di sbandierare demagogicamente il taglio di un pezzo del parlamento». Resta però l’incognita sulla Lega, che per tutto il giorno ha disertato l’Aula. Prosegue quindi la scelta aventiniana e bisogna aspettare il momento del voto per capire le sue reali intenzioni. Nei corridoi parlamentari si vocifera che sia sempre più forte il pressing messo in atto dai leghisti nei confronti dei cinque stelle più incerti, per strapparli al Movimento e portarli dalla propria parte. Una manovra che, se passasse, potrebbe ridurre il fronte dei “voti sicuri” al taglio degli eletti, che quindi – si ragiona sul fronte delle opposizioni – potrebbe diventare il primo test importante per la tenuta di governo.

CENTRODESTRA ALLINEATO VERSO IL SÌ

Tuttavia, non ci sono prese di posizione concrete che attestino un cambio di posizione della Lega. Dopo il vertice che si è tenuto domenica tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, il sì alla riforma è stato ribadito come una questione di coerenza rispetto ai voti precedenti. In effetti Fratelli d’Italia garantisce in Aula il suo appoggio. Ad allinearsi pure Forza Italia, nonostante a luglio al Senato si fosse opposta. Del resto il presidente del Senato Elisabetta Casellati, in una lectio magistralis sulla Costituzione, ha ricordato una sentenza della Corte costituzionale che rimarca come «non siano necessari due rami del parlamento identici, ma due Camere ben coordinate tra loro». E allora non resta che il voto.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La Leopolda licenzierà Conte: Zingaretti fermi il gioco

Se il premier non ce la fa, se Renzi vuole giocare, se Di Maio traballa è meglio mandare tutti a casa prima della kermesse renziana e dare al capo dello Stato il tempo di fare un esecutivo elettorale.

Nicola Zingaretti ha ormai molto materiale per una riflessione seria. Il governo Conte traballa malgrado il buon lavoro che stanno facendo il ministro Roberto Gualtieri e la ministra Luciana Lamorgerse. La vicenda Usa-007 italiani è indubbiamente imbarazzante e rivela l’errore di Giuseppe Conte di tenere per sé la delega ai servizi segreti. Quel che conta, però, è che il clima nel governo è diventato improvvisamente rissoso. Tutto merito di Matteo Renzi.

I renziani fanno le vittime e si lamentano per le critiche che vengono rivolte al loro leader e a molti suoi collaboratori voltagabbana. Peccato. Peccato perché la politica che Renzi pratica non è fatta di sentimenti e di eleganza verso gli altri ma è impostata sull’aggressione e sull’interesse personale e della propria ditta. È legittimo da parte sua. Non è qui la critica. Se il giovane ex premier crede di avere carte per coagulare una inedita forza di destra-sinistra e per candidarsi a guidare il Paese, nessuno può contestargli l’ambizione. Purché questo disegno non si risolva in un danno generale. Il governo Conte non è nato per far giocare Renzi.

ZINGARETTI DICA CHE LA RICREAZIONE PER RENZI E DI MAIO È FINITA

A destra sono ancora sotto botta perché Matteo Salvini non riesce a uscire dalla sbornia estiva. Silvio Berlusconi è quello che è, ormai. Solo Giorgia Meloni sta ramazzando un po’ di scappati da casa dai due partiti alleati. Gualtieri e la ministra Lamorgese hanno messo in grave difficoltà la strategia sovranista. In poche settimane l’Italia non ha cambiato idea sulle grandi scelte partitiche ma gli urlatori sono sotto schiaffo e perdono consensi. Il governo Conte, se fosse operoso e silenzioso ed evitasse cazzate come quella sugli 007, potrebbe fare del bene sia al Paese sia al sistema politico. Non sta accadendo. Soprattutto la scissione di Renzi tiene in perenne ansia il quadro politico.

Se l’obiettivo fondamentale di questo esecutivo era quello di impedire la vittoria fragorosa di Salvini, l’obiettivo fra un po’ si rivelerà irraggiungibile

La domanda che deve farsi Zingaretti è questa: vale la pena investire il capitale, ormai piccolo, del Pd in questa operazione o non sta arrivando il momento di dire a Conte, a Luigi Di Maio e soprattutto a Renzi che la ricreazione è finita e che si va al voto? Se l’obiettivo fondamentale di questo esecutivo era quello di impedire la vittoria fragorosa di Salvini, l’obiettivo fra un po’ si rivelerà irraggiungibile. Se l’obiettivo era quello di dare tranquillità al Paese e impedire un collasso economico, basteranno altre due dichiarazioni di Renzi e la Leopolda per mandare tutto in crisi. Perché allora non accogliere la Leopolda con una crisi di governo?

IL PD DEVE DARSI UNA IDENTITÀ RIFORMATRICE

Oggi il voto lo vuole solo la Meloni. Salvini potrebbe avere brutte sorprese. Di Maio potrebbe essere costretto al ritiro. Renzi vedrebbe sparire il proprio gruppo parlamentare. Il Pd potrebbe raggiungere quella cifra elettorale intorno al 20%, o poco più, tipica delle socialdemocrazie europee che cercano di restare in vita. Ma soprattutto si avrebbe un chiarimento generale. Insisto su quel che ho già scritto: il Pd non può farsi carico del governo Conte. Se Conte non ce la fa, se Renzi vuole giocare, se Di Maio traballa è meglio mandare tutti a casa e dare al capo dello Stato il tempo di fare un governo elettorale decente risparmiandoci così anche la cazzata della riduzione del numero dei parlamentari.

Matteo Renzi al Senato.

Zingaretti potrebbe dire al Paese: ci abbiamo provato, ma siamo circondati da irresponsabili, se gli italiani vogliono evitare il baratro diano solidità a una forza tranquilla. Nel frattempo questa forza tranquilla dovrebbe darsi una identità riformatrice. Renzi sarebbe così a metà del guado. Farebbe una campagna elettorale contro il Pd ma così facendo inseguirebbe Salvini. Il nuovo parlamento avrebbe una probabile maggioranza di destra contrastata da una opposizione politica e sociale molto forte. Sarà inevitabile. Poi andremo tutti in fila a ringraziare Renzi, Bellanova, Boschi per aver, per ben due volte, consegnato il Paese alle destre.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Accordo Pd-M5S, in bilico la ricandidatura di De Luca

di Andrea Pellegrino

L’accordo Pd – Cinque Stelle in Campania potrebbe ostacolare la ricandidatura di Vincenzo De Luca. Il dato, seppur nella fluidità del quadro politico, è alquanto scontato. Tant’è che Vincenzo De Luca tratta da solo, con un occhio verso i civici e verso lo stesso Matteo Renzi che qui in Campania potrebbe fare una buona campagna acquisti nel centrodestra. Si dice che il coordinamento regionale è ambito perfino da Clemente Mastella che in più occasioni ha elogiato “Italia Viva” di Renzi. Mastella vuol dire Lonardo, attuale parlamentare di Forza Italia. A Salerno i renziani della seconda ora, o forse terza, sono pochissimi. Per ora il coordinamento è nelle mani di Etta Pinto, figlia dell’ex ministro salernitano Michele, con un passato (padre e figlia) proprio nell’Udeur di Clemente Mastella. De Luca guarda anche agli ex dc. Come Riccardo Villari che come contropartita alla recente nomina alla guida di Città della Scienza si impegnerà a sostegno del governatore portando alla sua corte qualche ex big della prima Repubblica. Ma De Luca guarda anche al Movimento 5 Stelle, cercando un varco. E la telefonata privata al consigliere Malerba, divenuta pubblica nelle ultime ore, ne è la dimostrazione. All’attacco va Edmondo Cirielli, al momento unico candidato del centrodestra per Santa Lucia, indicato da Fratelli d’Italia: «Con il passare del tempo – dice Cirielli – il governatore pro tempore della Campania si sta rendendo conto, forse, che non gode più della fiducia neanche del suo partito, oltre che della maggioranza dei cittadini. E così, per paura di non essere ricandidato, cerca di fare accordi sottobanco con i grillini. Insomma, via telefono, di nascosto, lontano dalle telecamere, tenta il dialogo con i “nemici”; in pubblico, invece, li insulta prendendoli anche in giro. Ma per fortuna la ricreazione sta per finire. Fratelli d’Italia è pronta a mandarlo a casa». Pd (la parte antideluchiana) e i Cinque Stelle, intanto, non disdegnano un patto comune, superando naturalmente lo scoglio De Luca. Sul tavolo ci sono già due possibili candidati: il ministro Sergio Costa e il dimissionario presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Entrambi ben visti anche da Luigi de Magistris pronto a scendere in campo con una propria lista a sostegno della causa

Consiglia

De Luca chiama Malerba, Ciarambino: «Il Pd lo sapeva o l’hanno scaricato?»

di Adriano Rescigno

La vicenda ha come assi il presidente della Regione, il capogruppo 5Stelle a Palazzo Santa Lucia, Ciarambino ed il consigliere regionale Tommaso Malerba. Malerba nei giorni scorsi è stato contattato da Vincenzo De Luca per un incontro a 4 occhi stesso a Palazzo Santa Lucia, probabilmente per un avvicinamento politico, ma il consigliere regionale, dopo aver informato i vertici regionali del Movimento pentastellato, ha negato l’incontro rispendendo al mittente l’invito. Sulla vicenda è dunque intervenuta la consigliera regionale Valeria Ciarabino dei quali sono noti i siparietti con il governatore, sui social, dentro e fuori dall’aula del Consiglio regionale. «Gli è bastato poco per capire di non avere a che fare con i soliti poltronisti e arrivisti della politica a cui è abituato – dice la Ciarambino – Mai avremmo potuto accettare di sederci a trattare con il nemico della Campania. Mai nessuno di noi intavolerà alcuna forma di dialogo con chi ci ha sistematicamente fatto sbattere le porte in faccia ogni volta che avremmo voluto discutere o proporre provvedimenti nell’interesse dei cittadini della Campania. Continuasse a tenere chiuse quelle porte, almeno fino a quando non si spalancheranno quando lascerà definitivamente il palazzo della regione Campania». «E’ chiaro che se De Luca è arrivato a contattare l’unico Gruppo che gli ha fatto vera opposizione in questi anni e a cui ha sempre puntualmente mancato di rispetto, è solo perché sente sempre più scricchiolare la poltrona sulla quale siede. Ci chiediamo se di questa mossa siano stati informati i vertici del Pd o se ha agito dopo aver compreso di essere stato abbandonato un pezzo per volta dal suo partito. E soprattutto dopo che gli è fallita anche l’operazione di costruzione delle liste civiche, che avrebbe voluto affidare al trasformista di professione Riccardo Villari, oggi al centro della rivolta degli accademici dopo la sua nomina, per mano dello stesso governatore, al vertice di Città della Scienza. Il suo è un tentativo patetico», conclude la Ciarabino. Nessuna replica ufficiale da parte di De Luca se non quella via Twitter, citando Cervantes, dopo le dichiarazioni della consigliera: «Il miele non è fatto per la bocca del somaro». Consigliera che non desiste e lo irride citando una nota locuzione renziana: #delucastaisereno.

Consiglia