L’uomo arrestato a Glasgow non è il mostro di Nantes

Xavier Dupont de Ligonnes non è l'individuo fermato in Scozia. Lo ha stabilito il test del dna dopo che alcuni dubbi erano sorti al termine dell'analisi delle impronte digitali.

Clamorosa svolta nel caso di Xavier Dupont de Laggones, conosciuto come il mostro di Nantes. L’uomo che è stato arrestato nella giornata di venerdì 11 ottobre 2019 all’aeroporto di Glasgow in Scozia non è l’uomo che nel 2011 ha brutalmente assassinato la propria famiglia. A stabilirlo il dna dello stesso Dupont che non corrisponde con quello dell’uomo fermato dalla polizia scozzese. A dirlo gli stessi inquirenti francesi.

I DUBBI DELLA POLIZIA FRANCESE

Subito dopo l’annuncio della sua cattura, negli ambienti della polizia francese era trapelato il sospetto che l’uomo arrestato in Scozia non fosse il mostro di Nantes. Un allarme partito dopo il controllo delle impronte digitali del sospettato che corrispondevano solo parzialmente a quelle del killer Xavier Dupont de Laggones. Da qui la volontà e l’esigenza da parte delle autorità transalpine di fare accertamenti maggiori attraverso il test del dna. Che alla fine ha scagionato l’uomo arrestato che comunque rimane sotto custodia per chiarire alcuni punti. A ipotizzare dello sbaglio era stato in un primo momento il procuratore di Nantes, Pierre Sennès, che aveva parlato, ore dopo l’arresto, di «verifiche in corso sull’identità» del sospettato.

GLI OMICIDI DEL MOSTRO DI NANTES

Nell’aprile del 2011 Dupont aveva sterminato a Nantes la propria famiglia, la moglie e quattro figli, smembrandola e seppellendola nel giardino di casa. Poi aveva fatto perdere le sue tracce abbandonando la propria auto al confine con l’Italia. Del suo caso si era occupata anche la trasmissione Chi l’ha visto?, programma della Rai.

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Arrestato il mostro di Nantes Xavier Dupont de Ligonnes

L'uomo, dopo aver sterminato la sua famiglia, si era dato alla macchia. Una fuga durata otto anni e finita all'aeroporto di Glasgow in Scozia.

Dopo otto anni di fuga la caccia a Xavier Dupont de Ligonnes, soprannominato il mostro di Nantes, è finita. L’uomo, che nel 2011 fu accusato di aver brutalmente sterminato la moglie e i quattro figli, è stato arrestato nel pomeriggio di venerdì 11 ottobre all’aeroporto di Glasgow, in Scozia. Xavier Dupont de Ligonnes era da poco sceso dal volo partito dall’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle di Parigi.

CHI ERA IL MOSTRO DI NANTES

L’uomo, che viaggiava sotto falsa identità, aveva fatto perdere le proprie tracce subito dopo i delitti di cui era accusato. Quando nell’aprile del 2011 le forze dell’ordine trovarono la sua famiglia sterminata subito si misero sulle sue tracce. La macchina di Dupont venne però ritrovata abbandonata al Frejus facendo scattare l’allarme che il mostro di Nantes avesse trovato rifugio in Italia. Tanto che anche la trasmissione di RaiTre Chi l’ha visto? si occupò del suo caso. L’ultima volta che Dupont fu visto era 15 aprile. Il suo volto venne immortalato dalle telecamere di sicurezza di un albergo. Da allora più niente tanto che si fece largo l’ipotesi tra gli investigatori che l’uomo si fosse suicidato. Fu comunque spiccato un mandato di cattura internazionale rimasto incompiuto sino a venerdì 11 ottobre.

IL DELITTO COMMESSO DA XAVIER DUPONT DE LIGONNES

Il caso Dupont provocò grande orrore in Francia. Dopo la scomparsa dell’intera famiglia, infatti, la polizia aveva ritrovato i loro corpi fatti a pezzi e sepolti nel giardino della villetta di Nantes dove vivevano. I resti furono attribuiti ad Agnès Dupont de Ligonnès, 48 anni, e ai suoi quattro figli: Arthur (21), Thomas (18), Anne (16) e Benoît (13). Secondo l’autopsia del medico forense i cinque furono assassinati con una carabina 22 Long Rifle e almeno due di loro con un colpo sparato alla testa. In basa alla conservazione dei resti i medici stabilirono che gli omicidi avvennero circa un paio di settimane prima dal loro ritrovamento.

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Strage in Austria, adolescente uccide la fidanzata e i suoi familiari

Il ragazzo ha assassinato cinque persone in tutti Poi si è costituito spontaneamente alla polizia. La tragedia è avvenuta nella notte a Kitzbuhel.

Ci sarebbero motivi legati alla gelosia dietro all’omicidio plurimo commesso da un adolescente nella serata di sabato 5 ottobre a Kitzbuhel in Austria. Un adolescente ha assassinato la fidanzata e quattro suoi familiari – tre uomini e una donna – nella nota stazione sciistica del Tirolo austriaco. Il ragazzo si è poi consegnato alla polizia all’alba di domenica 6 ottobre confessando. La polizia ha annunciato una conferenza stampa alle 12 in cui ha intenzione di ricostruire in dettaglio i fatti.

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Omicidio Meredith, concessa la semilibertà a Rudy Guede

Potrà collaborare con il Centro studi criminologici di Viterbo per alcune ore al giorno rientrando in carcere la sera. La decisione del tribunale.

Il tribunale di Roma ha respinto l’istanza con la quale Rudy Guede (che sta scontando nel carcere di Viterbo 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia) ha chiesto di essere affidato ai servizi sociali. I giudici gli hanno però concesso la semilibertà, consentendogli di collaborare con il Centro studi criminologici di Viterbo per alcune ore al giorno rientrando in carcere la sera.

L’IDIENZA DEL 20 SETTEMBRE

Il provvedimento scaturito dall’udienza che si è tenuta il 20 settembre davanti al tribunale è stato notificato il 30 settembre a Guede. I giudici hanno così in parte accolto un’istanza del suo legale, l’avvocato Fabrizio Ballarini. Secondo i pareri degli operatori e gli psicologi della casa circondariale di Viterbo presso la quale è già stato detenuto per 12 anni, esaminati nel procedimento davanti ai giudici romani, Guede – apprende sempre l’Ansa dalla sua difesa – si è sempre comportato «in maniera esemplare» e il tribunale ha «preso atto» della qualità del percorso didattico e umano dell’ivoriano. Pertanto il tribunale ha stabilito che possa collaborare con il Centro studi criminologici di Viterbo. Cosa per altro che già avveniva ma in base all’articolo 21 del regolamento carcerario.

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Neonato morto nel Meranese: fermata la madre

La donna è sospettata di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

La procura di Bolzano ha fermato nella serata del 17 settembre una donna accusata di omicidio aggravato nei confronti del proprio figlio e di occultamento di cadavere. Lo comunica una nota della procura in riferimento al ritrovamento di un neonato morto in un cespuglio nel Meranese. La donna è una cittadina della Romania. Sono state sentite alcune persone informate sui fatti e sono stati sottoposti a sequestro alcuni oggetti ed indumenti nonché la stanza nella quale la donna soggiornava per motivi di lavoro. Ulteriori elementi sono attesi dall’autopsia.

IL CORPO RITROVATO DA DUE TURISTI

Il corpo del neonato è stato ritrovato da due turisti, durante una passeggiata, a pochi passi da una trattoria. Oswald Verdorfer, il contadino che ha assistito al ritrovamento del cadavere, ha raccontato: «Due turisti, dopo essersi fermati nel nostro locale, hanno proseguito con il loro cane per la strada. Dopo pochi metri la donna ha notato qualcosa in un cespuglio e ha chiamato l’amico che si è avvicinato e ha scoperto che si trattava di un bambino. A questo punto mi hanno chiamato e non mi è rimasto altro che allertare il 112». Il corpicino era nascosto sotto un cespuglio a un metro, forse un metro e mezzo dalla stradina. In questa stagione qui ogni giorno passano molti turisti durante le loro passeggiate a mezzacosta sopra la val d’Adige.

DISPOSTA L’AUTOPSIA PER STABILIRE LA CAUSA DI MORTE

«Il piccolo», racconta il contadino, «era nudo, ma pulito, un maschietto. Io non me la sono sentita di guardare, ero sotto choc. Il turista invece ha controllato il polso e ha detto che il corpicino era freddo». Il medico intervenuto sul posto ha stabilito che il piccolo era morto da alcune ore. La procura di Bolzano ha disposto l’autopsia per stabilire l’esatta causa di morte e per risalire ad altri elementi utili all’inchiesta. La notizia ha profondamente scosso gli abitanti di Lana, un paesino alle porte di Merano che vive di agricoltura e turismo, anche perché è arrivata appena un giorno dopo un’altra notizia tragica che ha visto vittima un bambino: quella della giovane mamma che, nel Beneventano, è stata arrestata con l’accusa di aver gettato il suo bimbo di appena quattro mesi in un dirupo lungo una strada statale.

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Andria, ucciso per una precedenza davanti a moglie e figlio

Il 28enne è stato preso a coltellate dopo un litigio a una rotatoria. Fermato un 50enne pregiudicato.

Un uomo di 28 anni di Trani, Giovanni Di Vito, è morto dopo essere stato accoltellato durante un litigio per una mancata precedenza ad una rotatoria ad Andria. È accaduto la sera del 12 settembre in via Puccini, poco distante dal centro della città. La vittima era in macchina con moglie e figlio, che hanno assistito alla scena insieme a diversi testimoni. Trasportato in ambulanza in ospedale, è morto poco dopo. Sul posto è intervenuta la polizia, che nel giro di poche ore ha concluso le ricerche: gli agenti hanno bloccato un 50enne, pregiudicato, che è stato condotto in commissariato.

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