Omicidio Sacchi, giudizio immediato per Anastasia

Con lei gli altri cinque indagati. A tre di loro è stata contestata anche l'aggravante della premeditazione. Il punto sull'inchiesta.

La procura di Roma ha ottenuto il giudizio immediato per i sei indagati nell’inchiesta sull’omicidio di Luca Sacchi. Si tratta dei due autori materiali dell’aggressione, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, di Anastasia Klymenyk, fidanzata di Luca, e Giovanni Princi. Questi ultimi sono coinvolti nel segmento di indagine sul tentato acquisto di sostanza stupefacente. Giudizio immediato anche per Marcello De Propris, accusato di concorso in omicidio, e il padre Armando, accusato di detenzione di droga.

CONTESTATA LA PREMEDITAZIONE A TRE INDAGATI

A Del Grosso, Pirino e De Propris la procura contesta l’aggravante della premeditazione nell’omicidio. Nel capo di imputazione i pm scrivono che Del Grosso e Pirino sono giunti in via Mommsen a bordo di una Smart «entrambi armati, il primo di un revolver calibro 38 fornitogli da Marcello De Propris, e Pirino di una mazza da baseball». Nella richiesta di giudizio immediato i magistrati ricostruiscono le fasi dell’aggressione avvenuta il 23 ottobre scorso.

[Pirino] ha tentato di colpire Sacchi, che si proteggeva con il braccio riportando due grosse ecchimosi, mentre Del Grosso, alla resistenza dei due fidanzati, ha esploso un colpo di arma da fuoco a distanza ravvicinata

I pm nella richiesta di giudizio immediato

Del Grosso e Pirino, scrivono i pm, si sono avvicinati «alla vittima e alla sua fidanzata Anastasia che aveva uno zaino rosa contenente la somma di 70 mila euro. Pirino ha colpito la ragazza intimandole di consegnare lo zaino e successivamente ha tentato di colpire Sacchi, che si proteggeva con il braccio riportando due grosse ecchimosi, mentre Del Grosso, alla resistenza dei due fidanzati, ha esploso un colpo di arma da fuoco a distanza ravvicinata in direzione del capo di Luca cagionandogli gravissime lesioni a causa delle quali il giovane è deceduto a distanza di poche ore».

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Omicidio Sacchi: per il gip la versione di Anastasia è inverosimile

Il giudice per le indagini preliminari ha valutato «lacunose e scarsamente plausibili» le dichiarazioni della fidanzata di Luca.

«Lacunose, inverosimili e in più punti scarsamente plausibili»: così giudica il gip di Roma le dichiarazioni rese da Anastasia, la fidanzata di Luca Sacchi, nel provvedimento con cui ha respinto una istanza di revoca della misura dell’obbligo di firma presentata dal difensore al termine dell’interrogatorio svolto il 4 dicembre scorso. Per il giudice Costantino De Robbio le dichiarazione di Anastasia «appaiono del tutto inidonee a scalfire il quadro indiziario» e arrivano da un soggetto «interessato e non obbligato a rispondere dicendo la verità».

L’ORIGINE DELLA PISTOLA

Si aggrava intanto la posizione di uno degli indagati nell’inchiesta. Il gip di Roma ha notificato un provvedimento di custodia cautelare in carcere a Armando De Propris, padre di Marcello, il giovane di San Basilio che ha dato l’arma a Valerio Del Grosso, autore materiale dello sparo. All’uomo,in carcere per possesso di droga, i pm contestano la detenzione illegale della pistola calibro 38, mai trovata, utilizzata da Del Grosso.

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Condannato a 30 anni per femminicidio si toglie la vita dopo la sentenza

Francesco Mazzega si è impiccato nella notte di sabato 30 novembre dopo la sentenza in appello. Nel 2017 aveva ucciso la fidanzata 21enne che aveva deciso di lasciarlo.

Francesco Mazzega si è suicidato all’età di 38 anni dopo essere stato condannato a 30 anni per la morte di Nadia Orlando in sentenza d’appello. L’uomo è stato trovato privo di vita – secondo le prime informazioni si sarebbe impiccato – nella notte di sabato 30 novembre nel giardino della sua abitazione in Friuli a Muzzana del Turgnano in provincia di Udine. Mazzega era infatti agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico in attesa della sentenza. Venerdì 29 novembre in appello era stata confermata la condanna di primo grado a 30 anni con le porte del carcere che si sarebbero dovute aprire da lì a poco.

IL RITROVAMENTO DEL CORPO

Secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto a ritrovare il corpo di Francesco Mazzega sarebbero stati i parenti dell’uomo. Il 38enne si sarebbe legato una corda al collo impiccandosi nel giardino di casa. Immediata la chiamata ai sanitari del 118 che arrivati sul posto hanno provato a rianimarlo per 40 minuti. Le manovre sono tuttavia risultate vane e i medici ne hanno constatato il decesso.

L’OMICIDIO DI NADIA ORLANDO

L’omicidio di Nadia Orlando risale alla sera del 31 luglio 2017. La ragazza, all’epoca appena 21enne e originaria di Vidulis di Dignano in provincia di Udine, era stata assassinata a pochi passi da casa. Il suo femminicida l’aveva poi messa nel bagagliaio della propria auto vagando alla guida per tutta la notte sino al crollo e all’arresto. Il motivo dell’omicidio sarebbe stato la volontà da parte di Nadia di interrompere la loro relazione ormai diventata insanabile.

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Omicidio Luca Sacchi, Anastasia indagata per droga

Per gli investigatori, la ragazza avrebbe tentato di acquistare un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti.

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer di 24 anni ucciso con un colpo di pistola alla testa nella notte tra il 23 e il 24 ottobre a Roma, davanti al pub John Cabot.

I carabinieri hanno notificato cinque ordinanze di custodia cautelare ad altrettante persone che risultano indagate. Destinatari del provvedimento restrittivo per concorso in omicidio pluriaggravato, rapina aggravata e detenzione illegale di armi sono anzitutto Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, già detenuti dopo essere stati fermati nei giorni immediatamente successivi al delitto. Ma i militari hanno arrestato anche un ragazzo di 22 anni, che avrebbe procurato ai due l’arma del delitto.

Indagata anche Anastasia, la fidanzata di Luca, colpita dalla misura dell’obbligo di presentazione in caserma. La ragazza avrebbe tentato di acquistare un ingente quantitativo di droga dagli altri tre indagati sopra indicati. Stesso provvedimento per un altro ragazzo di 24 anni.

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Rieti, una donna ha ucciso il marito dandogli fuoco

È successo la sera del 25 novembre dopo una violenta lite. Inutili i soccorsi.

Lo ha cosparso di benzina dopo una violenta lite, forse l’ennesima, e così lo ha ucciso. È questa la dinamica ricostruita dagli inquirenti che indagano sull’esplosione avvenuta la sera del 25 novembre, poco prima delle 22.30, in una palazzina del quartiere di Campomoro, a Rieti. La vittima è un 44enne del luogo e a causare la sua morte è stata sua moglie, ora ricoverata in stato di fermo al Sant’Eugenio di Roma con gravi ustioni su tutto il corpo.

DUE FIGLI RIMASTI ILLESI

Secondo la ricostruzione degli investigatori della Polizia, intorno alle 22 l’uomo aveva chiamato il 113 segnalando che sua moglie, di origini brasiliane, si era allontanata portando via i loro due figli (rimasti illesi). La donna, in realtà, si stava procurando delle taniche di benzina che, una volta tornata in casa, ha utilizzato contro il marito. Le urla hanno poi richiamato l’attenzione dei vicini ma al momento dell’arrivo dei Vigili del fuoco e del 118 per il 44enne era ormai troppo tardi.

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I funerali di Luca Sacchi a Roma, assente la fidanzata Anastasia

Chiesa gremita per l'ultimo addio al giovane ucciso il 24 ottobre scorso. Le lacrime della famiglia e l'omaggio degli amici.

Era gremita la chiesa del Santissimo nome in Maria all’Appio dove si sono svolti i funerali di Luca Sacchi, il giovane ucciso da un colpo di pistola durante una compravendita di droga a Roma. All’arrivo del feretro qualcuno ha pianto e altri si sono abbracciati. Tante le corone di fiori di amici, parenti e semplici cittadini.

ASSENTE LA FIDANZATA ANASTASIYA

Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro al termine dei funerali. La mamma, tra le lacrime, ha abbracciato a lungo la bara con sopra una grande corona di rose bianche e la fascia «mamma, papà e Federico». Assente alla funzione la fidanzata di Luca, Anastasia, che era con lui la notte dell’omicidio.

LE PAROLE DEL SACERDOTE: «CON UCA MORTI ANCHE NOI»

«Non ci sono parole per colmare il vuoto di una persona cara che ci lascia soprattutto per i genitori. Solo il silenzio», queste le parole del sacerdote durante l’omelia. «La morte di Luca ci ha colpito, in un certo senso ci ha fatto morire», ha sottolineato, «Nel mondo in cui viviamo a volte ci sentiamo scoraggiati. Facciamo che la morte di Luca sia per tutti noi motivo di vita».

IL CUGINO: SARAI IL NOSTRO ANGELO

«Ancora oggi non riesco a realizzare quello che è accaduto. Non è giusto che accadano cose del genere alle persone buone in un mondo ormai allo sbaraglio». A dirlo è stato Roberto, il cugino di Luca Sacchi durante i funerali. «Luca era un ragazzo d’oro che tutti i genitori avrebbero voluto come figlio», ha aggiunto, «Sempre sorridente. Ognuno di noi ha un destino, ma questo è troppo. Non abbandonare mai tuo padre, tua madre e Federico. Da oggi sarai il loro angelo. Non ti dimenticheremo mai».

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La madre del killer di Luca Sacchi: «Distrutta da dolore e vergogna»

Era andata in commissariato a denunciare il figlio. «La nostra è una famiglia perbene, non potevamo aggiungere al dolore di questa tragedia la vergogna di sentirci in qualche modo complici».

Era andata alla polizia pronunciando queste parole: «Temo che mio figlio sia coinvolto nell’omicidio di Luca Sacchi», il 24enne ucciso a Roma il 24 ottobre. Ed è tornata a parlare con grande dignità Giovanna Proietti, madre di Valerio Del Grosso, accusato di aver ucciso il giovane Luca Sacchi davanti a un pub a Roma, intervistata al Giornale Radio 1. «Sono distrutta dal dolore sapendo che una mamma e un papà, un’intera famiglia, sta piangendo la morte di un figlio. Ancora non posso credere che Valerio abbia potuto fare un gesto simile. E come me tutti quelli che lo hanno visto crescere nel quartiere. È giusto che adesso paghi e si assuma le sue responsabilità e so che lo farà». Era stata lei a presentarsi in commissariato per informare su quanto aveva fatto il figlio. «Non ho pensato mai nemmeno un minuto», ha spiegato, «che si potesse fare una cosa diversa da quella che ho fatto. La nostra è una famiglia perbene, di lavoratori e per questo non potevamo aggiungere al dolore di questa tragedia la vergogna di sentirci in qualche modo complici. Quel giorno ho anche pensato che forse era l’unica maniera per dare a Valerio una speranza di riscatto». Giovanna Proietti ha sostenuto che Valerio non è quello che si legge sui giornali. «Anche lui aveva deciso di consegnarsi alla giustizia, lo so per certo», secondo la donna che ha aggiunto: «So che non voleva uccidere, ma di questo non voglio dire, ci penseranno gli avvocati. Oggi c’è solo la vergogna e il dolore per una tragedia che non avrei mai potuto immaginare e per la quale a nome della mia famiglia posso solo chiedere scusa».

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Gli aggiornamenti sull’omicidio Sacchi a Roma del 28 ottobre 2019

Il gip ha confermato la custodia cautelare per Del Grosso e Pirino per i fatti gravi e per l'indiscutibile volontà di uccidere. Confermato anche il contatto tra la vittima e i pusher di uno dei presunti killer.

Il gip di Roma Corrado Cappiello ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due 21enni accusati dell’omicidio di Luca Sacchi. «La custodia cautelare in carcere», ha scritto il giudice, «appare proporzionata all’entità dei gravissimi fatti». Per Cappiello, in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari, «deve osservarsi come sussista il concreto pericolo di commissione di ulteriori gravi delitti con uso di armi o altri mezzi di violenza personale da parte di entrambi gli indagati». Inoltre i due «hanno cercato di darsi alla fuga dopo aver appreso che i familiari di Valerio Del Grosso si erano presentati in commissariato e nel quartiere si era sparsa la voce del loro coinvolgimento nei gravi delitti di cui sopra: nella specie può essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione in quanto i reati ipotizzati prevedono pene detentive elevate anche nel minimo».

IL GIP HA RAVVISATO LA VOLONTÀ DI UCCIDERE

Il giudice ha anche scritto che la «volontarietà dell’omicidio appare indiscutibile». «La volontarietà dell’omicidio, quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale, appare indiscutibile, tenuto conto dell’arma impiegata, della distanza ravvicinata, nonché della zona del corpo della vittima presa di mira nel corso di una rapina violenta», si legge ancora nell’ordinanza.

UN TESTE CONFERMA L’AGGRESSIONE CONTRO ANASTASIA

Nella stessa ordinanza si leggono anche le dichiarazioni di diversi testimoni. Secondo uno di questi Anastasia, la findanzata di Sacchi, è stata colpita con una violenta mazzata alla testa prima dell’omicidio del fidanzato. Nel provvedimento di 7 pagine, il giudice ha citato la testimonianza di «un amico di Luca Sacchi presente al momento dei fatti» che ha «dichiarato di aver raggiunto, verso le 23 circa, nei pressi del pub, l’amico Luca e la sua fidanzata Anastasia per trascorrere assieme la serata». Il testimone ha spiegato di essersi «allontanato di qualche passo per telefonare» e «notava giungere lungo via Bartoloni una vettura di colore grigio con strisce nere sui fianchi che parcheggiava a pochi metri di distanza da Luca e Anastasia. Scendevano due uomini entrambi con i capelli corti, uno dei quali indossava una tuta di ginnica color nero, mentre l’altro una tuta ginnica di colore chiaro che reggeva in mano una mazza di colore nero con una sfera all’estremità. I due uomini gridavano alla ragazza di consegnare loro lo zaino che aveva a tracolla e senza attendere la consegna quello con la tuta chiara la colpiva violentemente la testa».

UN AMICO DI LUCA IN CONTATTO COI PUSHER

Il gip ha anche confermato un altro aspetto, il collegamente tra la vittima e la rete di pusher guidata da Del Grosso, si tratterebbe di «un amico intimo di Luca Sacchi», un «pregiudicato per reati inerenti agli stupefacenti». Rintracciato dagli inquirenti il pregiudicato ha «confermato la sua presenza» nel locale «in compagnia di Luca e Anastasia» ma ha «negato di conoscere Del Grosso e i due testimoni». Uno dei testimoni ascoltati dagli inquirenti ha affermato che «al momento dell’esplosione del colpo di pistola» all’interno del pub era presente anche l’amico di Sacchi che però si è allontanato «prima dell’arrivo dei carabinieri». Si tratta di un soggetto con precedenti specifici legati alla droga. Lo stesso uomo viene citato da altri due testimoni che hanno ricostruito con gli inquirenti «le fasi precedenti al delitto». Un testimone ha riferito agli inquirenti che era stato incaricato da Valerio Del Grosso di verificare se persone in zona Tuscolana «avessero il denaro per acquistare, come convenuto, della merce e di essersi recato con suo amico in via Latina, incontrando alle 21,30 del 23 ottobre» proprio «l’amico intimo» di Sacchi «al quale si presentava come inviato di Valerio».

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San Basilio, quartiere dimenticato e intrappolato nella retorica

L'omicidio di Luca Sacchi ha riaperto il dibattito sui quartieri violenti. Una narrazione piena di luoghi comuni che spesso non mette a fuoco i veri problemi di queste aree. Otre a essere piazza di spaccio, qui mancano servizi, la scolarizzazione è ai minimi e non ci sono prospettive per il futuro. Il racconto.

L’omicidio di Luca Sacchi e il fermo di due 20enni del quartiere San Basilio a Roma ha riaperto il dibattito sulle periferie. Spesso descritte come una sorta di Suburra incontrollabile in mano alla criminalità organizzata, bande di balordi, dove ragazzi “normali” giocano a tatuarsi da ganster e a imitare i personaggi delle serie tivù. Oppure dove sono confinate sacche di povertà e degrado.

UNA NARRAZIONE STRETTA TRA CRIMINALITÀ E PIETISMO

Già perché la narrazione delle periferie viaggia in genere su questi due binari della retorica: la criminalità da una parte e il pietismo dall’altra. «Da qui non si esce», dice a Lettera43.it chi nel quartiere di San Basilio è nato e ci vive. A Roma poi, negli ultimi due anni, questa narrazione non ha conosciuto sosta, alimentata prima dai talk show con i collegamenti live dalla piazza, poi dai gruppi di estrema destra e i loro picchetti ora anti-rom, ora anti-immigrati. Tanto per scaldare l’ambiente. «È un triste gioco di specchi», allarga le braccia Matteo, 27 anni, che a San Basilio abita da sempre, «in cui il giovane delle periferie o la casalinga ripetono in televisione quello che la televisione vuole sentirsi dire: slogan e frasi fatte consuete e usurate, utili soltanto a nutrire la catena di montaggio dell’informazione». 

I SOLITI LUOGHI COMUNI

Matteo non vuole parlare dell’omicidio di Luca Sacchi la cui dinamica non è ancora chiara. Il poco che si sa è che i due presunti assassini sono del suo quartiere. Si sa tutto di San Basilio, però. O almeno così sembra far credere in questi giorni lo storytelling che si è messo in moto, assemblando qua e là un po’ di luoghi comuni, già utilizzati in passato per altri casi di cronache di periferia e sempre utili alla bisogna: lo spaccio, il degrado, la disgregazione sociale, la disoccupazione.

OLTRE LA SOVRAESPOSIZIONE

Occorre però fare un po’ dei chiarezza. Innanzitutto, va detto che il commissariato a cui fanno riferimento alcune borgate della zona si chiama proprio San Basilio. Così se accade qualcosa a San Cleto o a Casale Tidei – chiamato la Borgatella – ricade sempre sotto San Basilio. L’aveva raccontato tempo fa anche il disegnatore Zerocalcare che in una graphic novel sui quartieri della Capitale, aveva descritto San Basilio come un fenomeno da «sovraesposizione».

L’INDOTTO DELLO SPACCIO: DALLE VEDETTE ALLA PULIZIA STRADE

Sovraesposizione o meno, però lo spaccio a San Basilio c’è, inutile negarlo. Almeno il 10% degli abitanti del quartiere ci tira avanti la carretta. A usufruire dei suoi proventi però sono molti di più, spesso in maniera indiretta, un indotto. «Paradossalmente si potrebbe dire che nelle periferie come questa, l’attività criminale rappresenti una sorta di welfare, di economia del territorio», dicono gli abitanti. Oltre alle vedette che hanno il compito di lanciare avvertimenti all’arrivo di qualche “indesiderato”, polizia in primis, che vengono regolarmente stipendiate, chi gestisce lo spaccio si incarica di aiutare i parenti degli “amici in difficoltà”. Esattamente come accade a Scampia. Il loro “intervento sociale” non si ferma qui: in molti casi si occupano addirittura di tenere pulite le strade del quartiere (o almeno quelle limitrofe alle loro attività). Alcuni abitanti, scelti tra i più disagiati, vengono “assunti” per ripulire marciapiedi e parcheggi.

I BASSI TASSI DI SCOLARIZZAZIONE

Di scolarizzazione non se ne parla. «Le scuole presenti sul territorio sono due materne, due elementari, una scuola media e un’altra che riaprirà a breve ma con una sola sezione», racconta sempre Matteo. I dati raccolti dal blog Mapparoma nel 2018 sull’esclusione sociale parlano chiaro. Il tasso di non completamento della scuola secondaria di primo grado sulla popolazione tra 15 e 52 anni è maggiore in varie zone intorno al Grande raccordo anulare: se a Casetta Mistica sfiora il 7,5% e all’Esquilino il 6,3% a San Basilio è al 4%. Per dare un’idea, nelle zone semicentrali o periferiche ma benestanti (da Tre Fontane a Monte Sacro Alto e Pineto o Aurelio Sud) si arriva a percentuali inferiori o pari all’1%. Il tasso dei Neet, cioè i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano a San Basilio arriva al 14% mentre all’Eur e al Celio è poco più del 5%. Per quanto riguarda la disoccupazione, poi, i tassi sono tre volte quelli di quartieri centrali come Parioli e Prati.

LA MINI-SINDACA: «PAGHIAMO LO SCOTTO DI INVESTIMENTI NULLI»

«Purtroppo nel corso degli anni gli investimenti su questo territorio sono stati inesistenti e oggi ne paghiamo lo scotto», dice la presidente del IV municipio, Roberta Della Casa. «Non nego l’esistenza di problemi nel quartiere ma come sempre fanno molto più rumore questi fatti , indubbiamente deprecabili, della tanta gente per bene che qui abita, la quale proprio per mancanza dei servizi vive in maniera ancora più stringente il senso di comunità». L’aula-bunker dove si svolgono i processi in Corte d’Assise e il vicinissimo carcere di Rebibbia non aiutano certo a rallegrare il quartiere. Del suo passato rimangono solo una lapide dedicata al 19enne Fabrizio Ceruso, militante di Autonomia operaia colpito da un proiettile durante la “battaglia di San Basilio” del 1974 contro gli sgomberi delle case popolari e la scultura della balena spiaggiata tutta colorata di via Morrovalle, una delle poche strade con esercizi commerciali. Lasciata lì, come un simbolo di questo quadrato abbandonato della Capitale.

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Omicidio di Roma, i due fermati si avvalgono della facoltà di non rispondere

A Pirino e Del Grosso il pm contesta anche i reati di rapina, detenzione e porto abusivo di armi. Giallo sul denaro nello zaino della fidanzata di Luca Sacchi.

Nell’interrogatorio di convalida del fermo, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due 20enni accusati dell’omicidio di Luca Sacchi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nei loro confronti il pm contesta i reati di concorso in omicidio, rapina, detenzione e porto abusivo di armi. «Ha chiesto scusa per quello che è successo», ha detto l’avvocato di Del Grosso lasciando Regina Coeli, «non voleva di uccidere nessuno». «Si è avvalso della facoltà di non rispondere e rimandiamo a un’altra occasione il confronto con i magistrati», ha aggiunto il legale. «È molto provato e dispiaciuto per quello che è successo».

I DUBBI SUL DENARO NELLO ZAINO DELLA RAGAZZA

Già nelle ultime ore si sta avvalorando l’ipotesi che non si sia trattato di una semplice rapina. Sacchi e la fidanzata avrebbero chiesto a Del Grosso e Pirino di procurare loro dell’hashish. Ma la somma di denaro che la ragazza aveva nello zaino avrebbe spinto i due a scipparla. Poi il tentativo di difesa da parte di Luca finito nel sangue. Un teste, citato nel decreto di fermo, una sorta di ‘mediatore’ di Del Grosso, ha detto alla polizia che la donna aveva nello zaino «soldi divisi in due mazzette da 20 e da 50 euro» per un totale di 2 mila euro che avrebbe mostrato ai due.

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La storia della madre che ha denunciato il figlio per l’omicidio di Luca Sacchi

«Temo che Valerio sia coinvolto». Con queste parole, al commissariato di polizia di San Basilio, la donna ha fatto partire le indagini per la cattura di suo figlio. Il killer, padre da pochi mesi, era andato al lavoro dopo l'assassinio.

«Temo che mio figlio sia coinvolto nell’omicidio di Luca Sacchi». Sono queste le parole confidate ai poliziotti da Giovanna, mamma del 21enne Valerio Del Grosso. Il ragazzo è implicato nell’omicidio del 24enne Luca Sacchi, avvenuto a Roma lo scorso 24 ottobre. Sarebbe stato lo stesso Valerio a confidare alla donna quel che aveva fatto, prima di fuggire. E a Giovanna, casalinga e madre nella vita, non è servito neanche un secondo per pensarci su: ha lasciato la sua abitazione a Casal Monastero, direzione commissariato di polizia San Basilio. Le sue parole hanno portato ai due fermi di venerdì 25 ottobre.

DEL GROSSO È DIVENTATO PADRE DA POCO

Dopo la denuncia di sua madre, Valerio è stato rintracciato in un residence a Tor Cervara. Una volta raggiunto, non ha opposto resistenza e, anzi, ha confessato tutto. Da qualche mese era anche diventato padre e nel quartiere in cui ha sempre vissuto con i genitori e i suoi tre fratelli, a Casal Monastero, tutti sono sconvolti, ripensando a quel «ragazzo perbene e solare». Se si scava in fondo alla sua vita, però, si scopre di quella volta che ruppe il timpano alla sua ex, costringendola a rimanere in ospedale 40 giorni.

LEGGI ANCHE: Chi sono i sospettati per l’omicidio di Luca Sacchi

DOPO L’OMICIDIO È ANDATO AL LAVORO

Il 21enne lavorava in una pasticceria, non lontano da casa. È lì che è andato anche la mattina dell’omicidio, proprio poco tempo dopo aver premuto quel grilletto. Lo ha raccontato la titolare dell’attività: «È venuto regolarmente al lavoro. Poi, intorno all’ora di pranzo, ci ha detto di non sentirsi bene. Finché suo padre non è venuto qui e ci ha spiegato cosa fosse successo».

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Quali sono le città col più alto tasso di omicidi al mondo

I numeri di Roma sono ben lontani dai primi posti della macabra classifica che vede Caracas al primo posto davanti a Città del Capo. Tijuana al primo posto per incidenza di vittime sulla popolazione.

Secondo il New York police department, la Grande Mela ha registrato 289 omicidi nel 2018. Nello stesso anno Londra, statistiche della Metropolitan police alla mano, ha avuto 130 morti violente. Rimanendo in Europa, nel 2018 Berlino ha assistito a 94 omicidi, stando ai dati pubblicati sul portale del Comune. Numeri nettamente superiori agli appena 10 omicidi volontari registrati a Roma nel 2018 e di cui si trova riscontro nei dati diffusi dalla Corte d’Appello della Capitale. E che impallidiscono a fronte di quelli da bollettino di guerra registrati in città come la venezuelana Caracas (2.980 morti), la sudafricana Cape Town (2.868) o la brasiliana Fortaleza (2.724).

IL RANKING DELLA MORTE

Queste ultime tre città dominano la classifica delle metropoli mondiali per numero di omicidi stilata da qualche anno dall’Ong messicana Consejo ciudadano para la seguridad publica y la justicia penal, una delle più citate fonti online in materia. Un elenco, al netto delle difficoltà che si registrano nel mappare in modo accurato città e regioni del mondo come l’Africa e l’Asia, che vede dominare il continente sudamericano: sono in America Latina 42 tra le prime 50 città con più omicidi. A queste se ne aggiungono tre in Sudafrica (Cape Town, Durban e Nelson Mandela Bay) e cinque negli Stati Uniti: la prima è Baltimora con 309 morti, seguita da Detroit, New Orleans, dalla capitale portoricana San Juan e da St. Louis. Dati, questi ultimi, che trovano riscontro nelle statistiche pubblicate dall’Fbi.

TIJUANA PRIMA PER INCIDENZA SULLA POPOLAZIONE

Se per stilare la classifica si tiene invece in considerazione l’incidenza degli omicidi sulla popolazione, e quindi la pericolosità, la palma di città più violenta al mondo spetta tuttavia alla messicana Tijuana, con un tasso di 138 morti violente ogni 100 mila abitanti. Seguono Acapulco, sempre in Messico (che ha 15 città nella top 50, seguito dal Brasile con 14) e ancora una volta Caracas.

L’EUROPA RESTA SICURA

L’Europa a confronto, pur con i suoi 5184 omicidi registrati in tutta l’Ue nel 2017, sembra un paradiso di sicurezza, stando agli ultimi dati resi disponibili da Eurostat. Numeri, aggregati per Paese, che vedono l’Italia agli ultimi posti per quanto riguarda il tasso di delitti per numero di abitanti (0,61 ogni 100 mila, per un totale di 371 morti). Registrano tassi migliori di quello italiano solamente la Norvegia, la Svizzera e il Lussemburgo

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Soldato russo sotto stress uccide 8 commilitoni

Il militare ha sparato durante il cambio della guardia. All'origine del gesto, ci sarebbe una crisi di nervi, secondo quanto riportato dal ministro della Difesa russo Andrey Kartappolov.

Sembra la trama di un film drammatico. Ma è successo davvero. In estremo Oriente, nella base della Transbaikalia, un militare, ora in arresto, ha ucciso a colpi d’arma da fuoco otto colleghi. Altri due sono rimasti feriti, ma sono fuori pericolo. Un gesto probabilmente dovuto a una crisi di nervi. È quanto ha affermato il ministro della Difesa Andrey Kartappolov.

Sul sito Izvestija (il principale quotidiano della Russia), la notizia campeggia in apertura e si legge che «la ragione è da ricercare nei problemi personali del militare. L’uomo era sotto stress, ma la sua fragile condizione psicologica non era correlata al servizio militare», secondo le dichiarazioni del ministro. La strage di militari, si legge ancora sul sito russo, è avvenuta al momento del cambio della guardia quando l’uomo, di cui non vengono rivelate le generalità, ha impugnato la sua pistola d’ordinanza e ha aperto il fuoco contro i colleghi.

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Fermati due sospettati per l’omicidio di Luca Sacchi

Interrogati in questura gli uomini accusati di aver sparato al 24enne a Roma. Uno preso nella notte, l'altro si è costituito. E il caso potrebbe diventare qualcosa in più di una semplice rapina.

Svolta nell’omicidio di Luca Sacchi, il 24enne ucciso a Roma con un colpo di pistola alla testa. In questura sono stati interrogati due sospettati. Per gli investigatori dovrebbe trattarsi dell’uomo che ha sparato e dell’altro che era con lui. Dalle prime informazioni sembrerebbe che non si sia trattato di una normale rapina, ma che dietro ci possa essere dell’altro. Secondo la ricostruzione de Il Messaggero, uno dei due sarebbe stato preso nella notte tra il 24 e il 25 ottobre in un hotel della Capitale, mentre l’altro si sarebbe costituito. Secondo Leggo i due sarebbero del quartiere Ponte di Nona.

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