Per l’Onu rischiamo carestie bibliche

Un rapporto del Programma alimentare mondiale stima che il numero di persone che soffrono la fame potrebbe passare da 135 milioni a oltre 250 milioni.

Le Nazioni Unite lanciano l’allarme carestia. Secondo quanto riportato dalla Bbc l’Onu ha spiegato che «il mondo rischia carestie diffuse di proporzioni bibliche a causa dalla pandemia di coronavirus».

IL NUMERO DI CHI SOFFRE LA FAME PASSERÁ DAI 135 MLN A OLTRE 250

Secondo David Beasley, capo del Programma alimentare mondiale (Pam), serve un’azione urgente per evitare una catastrofe umanitaria. Un rapporto Pam stima che il numero di persone che soffrono la fame potrebbe passare da 135 milioni a oltre 250 milioni. I più a rischio sono in 10 Paesi colpiti da conflitti, crisi economiche e cambiamenti climatici

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L’Onu chiede di mettere al bando i wet market

Chiudere e vietare a livello globale tutti i mercati in cui si vendono animali selvatici come quello di Wuhan da..

Chiudere e vietare a livello globale tutti i mercati in cui si vendono animali selvatici come quello di Wuhan da cui si ritiene sia partita la pandemia di Covid-19.

A chiederlo in una intervista al Guardian è Elizabeth Maruma Mrema, responsabile ad interim della convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità.

La Cina ha emesso un divieto solo temporaneo dei cosiddetti wet market dove si vendono zibetti, cuccioli di lupo e pangolini tenuti in vita in piccole gabbie sui banchi, spesso in condizioni disastrose, diventando potenziali incubatori di nuovi virus.

IL COLLEGAMENTO TRA DISTRUZIONE DEGLI HABITAT E PANDEMIE

Mrema, parlando con il quotidiano britannico, ha ricordato come le epidemie di Ebola nell’Africa centro-occidentale e del virus Nipah nell’Asia orientale siano state causate dalla distruzione degli habitat naturali e dell’ambiente. Alla fine degli Anni 90, in Malesia, il Nipah per esempio fu collegato agli incendi boschivi e alla deforestazione che avevano spinto i pipistrelli della frutta, vettori naturali del virus, dalle foreste alle fattorie. Da dove partì il contagio all’uomo.

L’UMANITÀ DAVANTI A UN BIVIO

«Il messaggio che stiamo ricevendo», ha precisato Mrema, «è che se non ci prendiamo cura della natura, lei si occuperà di noi». E, ancora: «Sarebbe opportuno vietare i mercati degli animali vivi come hanno fatto la Cina e altri Paesi. Ma dovremmo anche ricordare», ha sottolineato, «che il sostentamento di alcune comunità, in particolare zone rurali a basso reddito in Africa soprattutto, dipende proprio da animali selvatici». Una delle priorità dunque è trovare un‘alternativa. Ora però siamo davanti a un bivio: «Il modo in cui coltiviamo, in cui utilizziamo il suolo, il modo in cui proteggiamo gli ecosistemi costieri e il modo in cui trattiamo le nostre foreste o rovineranno il nostro futuro o ci aiuteranno a vivere più a lungo». L’appello delle Nazioni Unite è stato condiviso anche da Jinfeng Zhou, segretario generale della China Biodiversity Conservation and Green Development Foundation che ha invitato le autorità di Pechino a rendere permanente il divieto sui wet market mettendo in guardia circa i rischi di nuove pandemie. «Dovrebbe esserci un divieto globale sui mercati umidi», ha detto Zhou. «Non solo oltre il 70% delle malattie umane proviene dalla fauna selvatica, ma molte specie sono minacciate da questo consumo».

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