Brusca ha fatto ricorso per chiedere gli arresti domiciliari

È l'uomo che fece detonare l'esplosivo a Capaci, uccidendo Falcone. La sorella del giudice: «I magistrati si sono già espressi negativamente». Il nuovo verdetto è atteso l'8 ottobre.

Giovanni Brusca, condannato per la strage di Capaci, ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere gli arresti domiciliari. La notizia è stata anticipata dal Corriere della Sera. L’udienza si è svolta la mattina del 7 ottobre a porte chiuse, senza la presenza dei difensori che hanno mandato memorie scritte. Il verdetto è atteso per l’8 ottobre. Brusca, difeso dagli avvocati Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti, ha fatto ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma che lo scorso 12 marzo ha respinto la sua domanda di ottenere la detenzione domiciliare. Brusca, oggi 62 anni e in carcere da 23, è l’uomo che il 23 maggio 1992 spinse il tasto del radiocomando che fece esplodere il tritolo piazzato sotto l’autostrada A29, uccidendo tra gli altri il giudice Giovanni Falcone.

MARIA FALCONE: «I MAGISTRATI SI SONO GIÀ ESPRESSI»

Maria Falcone, sorella del giudice e presidente della Fondazione che porta il nome del magistrato assassinato dalla mafia, ha commentato: «Fermo restando l’assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento». «Mi limito a citare la motivazione del provvedimento», ha aggiunto la sorella del magistrato, «in cui il tribunale, testualmente, ha scritto che non si ravvisava in Brusca “un mutamento profondo e sensibile della personalità tale da indurre un diverso modo di sentire e agire in armonia con i principi accolti dal consorzio civile”».

Oltre a evitare l’ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso, Brusca ha usufruito di 80 permessi

Maria Falcone

E ancora: «Giovanni Brusca proprio grazie alla collaborazione con la giustizia ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l’ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso – tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido a 15 anni- ha usufruito di 80 permessi. Il suo passato criminale, l’efferatezza e la spietatezza delle sue condotte e il controverso percorso nel collaborare con la giustizia che ha avuto luci e ombre, come è stato sottolineato nel tempo da più autorità giudiziarie, lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici».

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Nicastri condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa

L’imprenditore trapanese Vito Nicastri è stato condannato dal Gup, in abbreviato, per concorso esterno in associazione mafiosa, a nove anni..

L’imprenditore trapanese Vito Nicastri è stato condannato dal Gup, in abbreviato, per concorso esterno in associazione mafiosa, a nove anni di carcere. Nicastri, soprannominato «Re dell’Eolico» per i suoi investimenti nelle energie rinnovabili, secondo l’accusa sarebbe stato tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Secondo i pm Paolo Arata, ex parlamentare di Forza Italia e consulente della Lega di Matteo Salvini sulle energie rinnovabili, l’uomo che faceva pressing perché l’ex sottosegretario leghista Armando Siri arrivasse al ministero dell’Economia, è il socio occulto di Nicastri.

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Blitz della polizia contro la “stidda” di Gela

Operazione contro la cosca mafiosa dei Di Giacomo. In carcere sono finiti capi e gregari.

Colpo alla “stidda” – un tipo di organizzazione mafiosa siciliana – di Gela: dopo un blitz della polizia sono finiti in carcere capi, gregari e semplici affiliati della cosca dei Di Giacomo. Secondo gli investigatori, negli ultimi anni il clan avrebbe preso con la violenza e le estorsioni il controllo su buona parte del territorio, gestendo il traffico di droga, infiltrando l’economia legale con imprese di comodo e imponendo i prodotti delle sue aziende ai commercianti.

MAXI OPERAZIONE IN DIVERSE PROVINCE

Nelle stesse ore è stata portata a termine una maxi operazione della Guardia di finanza e della polizia in diverse province d’Italia che ha portato a una settantina di arresti e sequestri per 35 milioni. Ad accertare l’operatività di una cosca mafiosa di matrice stiddara, con quartier generale a Brescia, che ha pesantemente inquinato diversi settori economici attraverso la commercializzazione di crediti d’imposta fittizi per decine di milioni di euro è stata la procura della Repubblica di Brescia, Direzione distrettuale antimafia.

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Il capitano Ultimo è diventato cittadino onorario di Bracciano

Il colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio ha ricevuto il riconoscimento dal sindaco Armando Tondinelli. «Per avere dedicato la sua intera esistenza agli altri, ai più fragili e ai più deboli», si legge nelle motivazioni.

La consueta bandana a coprirgli il volto e quello sguardo di chi ne ha vissute e viste davvero tante. A completare l’outfit un completo nero e l’immancabile crocifisso al collo. Il Capitano Ultimo si è presentato così al comune di Bracciano dove ha ricevuto l’attestato di cittadino onorario della città.

IL CAPITANO ULTIMO ACCOLTO DAL SINDACO TONDINELLI

Nella giornata di sabato 14 settembre 2019, presso il municipio della città alle porte di Roma, il sindaco Armando Tondinelli ha conferito la cittadinanza a Sergio De Caprio, il colonnello dei Carabinieri che arrestò Totò Riina. L’onorificenza è arrivata «per avere dedicato la sua intera esistenza agli altri, ai più fragili e ai più deboli senza mai aspettarsi nulla in cambio, svolgendo il proprio servizio con grande semplicità ed umiltà, combattendo contro l’ingiustizia e la criminalità, promulgando, attraverso il suo esempio e la sua condotta di vita, quei valori etici e morali che devono sempre guidare le scelte e le coscienze di tutti i popoli», si legge nelle motivazioni.

L’UOMO DELL’ARRESTO DI RIINA

Era il 15 gennaio 1993 quando il Capitano Ultimo mise materialmente le manette a Salvatore detto Totò Riina. Sul suo personaggio, a tratti anche controverso, si è detto molto. Ma soprattutto è stata la televisione a creare il mito del Colonello dei Carabinieri De Caprio attraverso i film interpretati da Raul Bova con protagonista proprio Ultimo. Quelli tra gli Anni 80 e i 90 è stato infatti il periodo più duro della lotta alla mafia. Gli anni degli attentati a Falcone e Borsellino. Ma anche dei boss sanguinari Riina e Provenzano.

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