Tutte le difficoltà di Maccaferri

EQUINOZI. Ottenuto il concordato per 7 delle 32 società controllate, il gruppo continua il disimpegno dal settore energetico. Ma la procedura di salvaguardia mina le filiali transalpine Setic e Pourtier. Incognita per Manifatture Sigaro Toscano.

Come ha scritto Lettera43.it nei Corridoi del 4 settembre, Gaetano Maccaferri è in grande difficoltà dopo che Seci, la holding della sua famiglia, deve fare i conti con oltre 700 milioni di debiti, in larga parte verso le banche, e ha chiesto (ottenendolo) il concordato per sette delle sue 32 società controllate che pesano per circa il 25% del fatturato del gruppo e occupano circa 300 persone. Al piano concordatario di Maccaferri sta lavorando Rothschild come consulente finanziario, mentre Long Term Partners (Ltp) sta stilando il piano industriale, atteso per il prossimo 4 novembre.

IL DISIMPEGNO DEL GRUPPO NEL SETTORE ENERGETICO

Per ora ha messo sul mercato Exergy, attiva nelle energie rinnovabili: l’asta con un prezzo minimo di 16 milioni si terrà il 25 settembre al tribunale di Bologna e riguarderà l’intero complesso aziendale, inclusa la controllata Exergy Turkey, nonché i 50 dipendenti dello stabilimento lombardo. Il valore potrà essere ridotto fino a 3 milioni a fronte dell’impegno da parte dell’aggiudicatario di proseguire le commesse in corso e i contratti postvendita, e di liberare le società dai residui obblighi nei confronti dei committenti svincolando le relative garanzie. Exergy è solo la prima tappa del disimpegno di Maccaferri dal settore energetico, che vede in concordato anche Seci Energia ed Enerray. In vendita, all’interno del gruppo, anche Agripower e Powercoop.

Manifatture Sigaro Toscano sarebbe contesa tra Montezemolo e una cordata che fa capo a Squinzi.

LA BATTAGLIA PER MANIFATTURE SIGARO TOSCANO

In ambienti confindustriali, aveva scritto Lettera43.it, c’è però chi dice che Maccaferri sarà costretto a vendere anche Manifatture Sigaro Toscano (di cui Seci possiede la maggioranza) che lo scorso 3 ottobre ha stoppato la quotazione in Borsa perché «le condizioni economiche e l’attuale volatilità del mercato borsistico» non permettevano di apprezzare compiutamente il valore dell’azienda. Finora si è dato per certo che la Manifatture Sigaro Toscano sarebbero passati a Luca Cordero di Montezemolo, che dal luglio 2018 della società è presidente ma in viale dell’Astronomia si sarebbe formata una cordata organizzata dall’ex presidente di Confindustria Giorgio Squinzi insieme con un gruppo di imprenditori amici.

I CONTI DI MST…

Di certo, nel maggio scorso i soci di Mst si sono riuniti nella sede della società a Roma e hanno approvato la revisione del budget 2019: l’ad Stefano Mariotti, dopo aver illustrato l’andamento generale del mercato del tabacco in Italia e all’estero, ha infatti spiegato che in termini di volumi di vendite ad aprile 2019 è stato registrato un consolidato da inizio anno leggermente inferiore alla previsione del budget iniziale dovuto principalmente alla flessione dei volumi sul canale Duty Free. A livello di conto economico è stata inoltre evidenziata la riduzione del risultato netto rispetto all’original budget per i maggiori oneri finanziari connessi a un finanziamento con Mps sottoscritto a marzo 2019. Ma le vendite continuano a dare soddisfazione. Nella stessa assemblea i soci hanno anche preso atto delle dimissioni del consigliere Piero Tamburini dalla carica di amministratore e nominato Lapo Vivarelli Colonna, già direttore generale della Samp, storica azienda del gruppo Maccaferri. Sul fronte dei conti, il Sigaro Toscano (nel cui cda siedono anche l’ex presidente di Enel, Piero Gnudi, e l’ex ad di Cdp, Fabio Gallia) ha chiuso il 2018 con un utile di quasi 18 milioni rispetto ai 17,3 del 2017 e un valore della produzione pari a 104,3 milioni (99,8 nel 2017).

Luca di Montezemolo con Gaetano Maccaferri in una foto del 2010.

…E QUELLI DELLE OFFICINE MACCAFERRI

Fuori dal concordato sono pure le Officine Maccaferri che ad agosto hanno presentato la loro semestrale: i ricavi, a 247,4 milioni, sono calati del 5% rispetto ai primi sei mesi 2018, con un Ebitda sceso da 19 a 10,1 milioni e un margine percentuale sceso dal 7,3% al 4,1%, mentre il rapporto debito netto/Ebitda è salito a 6,1 (sarebbe comunque salito, ma a 4,2, se non fossero intervenute alcune uscite di cassa straordinarie e la svalutazione di crediti infragruppo). Sempre a inizio agosto Moody’s ha abbassato il rating a Caa1, con un outlook stabile.

La galassia di società che fanno capo al gruppo Maccaferri.

LE PREOCCUPAZIONI FRANCESI PER SETIC E POURTIER

Intanto le difficoltà del gruppo preoccupano anche i francesi. Sul sito Usinenouvelle.com si legge che la procedura di salvaguardia mina le filiali transalpine Setic (Roanne) e Pourtier (Saint-Thibaud-des-Vignes). In caso di fallimento, le sue due società dovrebbero ridurre la forza lavoro. Cosa sta succedendo a Setic? Mentre questo produttore di macchine per torsione a cavo riporta un portafoglio ordini completo fino all’aprile 2020, la società con sede a Roanne, nella Loira, è stata dichiarata fallita il 28 agosto. La situazione della divisione Energia, si legge sempre sul sito, è peggiorata a seguito della messa in discussione di importanti contratti per la fornitura di pannelli fotovoltaici in Brasile dopo l’elezione del presidente Jair Bolsonaro. «La nostra situazione è legata esclusivamente alle questioni finanziarie», ha affermato Thierry Collard, ceo di Setic e Pourtier. «Senza credito, non possiamo più finanziare le nostre esigenze di capitale circolante». Alla fine di luglio le banche hanno sospeso le linee di credito concesse alle due società francesi per finanziare parte della produzione. Setic ha 82 dipendenti a Roanne e Pourtier 17, per un fatturato consolidato di circa 40 milioni di euro.

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