È morto lo scrittore Eduard Limonov

Il politico e protagonista del celebre romanzo di Emmanuel Carrere si è spento a 77 anni.

È morto lo scrittore e militante Eduard Limonov. Lo annuncia il suo partito, secondo quanto riporta l’Interfax. Eduard Veniaminovich Savenko, in arte e in battaglia Limonov, aveva compiuto 77 anni lo scorso 22 febbraio. Autore di oltre 70 libri, era diventato famoso come personaggio di un romanzo altrui: il Limonov di Emmanuel Carrère tradotto in 23 lingue.

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Per l’autrice di “Luna nera” c’è un disperato bisogno di streghe

Sbarca su Netflix la serie tv italiana ispirata al romanzo di Tiziana Triana. Un fantasy che guarda all'emancipazione femminile. L'autrice: «Viviamo una risignificazione dell'essere donna oggi».

Donne libere, ribelli, che vogliono essere padrone del proprio destino e che per questo venivano mandate al rogo. Ecco cosa sono state le streghe, entrate nell’immaginario collettivo come mostri, personaggi dell’incubo, schiave del maligno.

Donne perseguitate da una società superstiziosa, patriarcale e sessista, che tornano d’attualità in un contesto contemporaneo segnato dai nuovi movimenti femministi. Donne che sono protagoniste di Luna nera, la nuova serie tutta italiana di Netflix online dal 31 gennaio 2020, ispirata all’omonimo romanzo scritto da Tiziana Triana (Sonzogno, 528 pagine, 19 euro), sceneggiatrice dello show con Laura Paolucci (L’amica geniale) e Francesca Manieri (Il miracolo).

Un prodotto televisivo che non è certo unico nel suo genere, piuttosto molto ben accompagnato da esempio come Le terrificanti avventure di Sabrina (giunto alla terza stagione, sempre su Netflix), e A discovery of witches (Sky). Dopo i vampiri e gli zombie, sembra arrivato il loro momento.

DOMANDA. Le streghe sono tornate?
RISPOSTA. Mi piace dire che le streghe non se ne sono mai andate. Chi tentava di bruciarle in realtà metteva al rogo donne ribelli, che non si conformavano alla norma, ribelle, con dei saperi non riconosciuti. La persecuzione prosegue nei secoli.

Però qualcosa è cambiato.
Sì, ora l’immagine della strega nella fantasia collettiva è mutata. Prima erano vecchie, brutte, simili alla Befana, ora sono super cool. Sono donne di solito molto belle e forti, come la Malefica di Angelina Jolie. Donne determinate che decidono del proprio destino, moderne, contemporanee. È un processo che si staglia all’interno di una risignificazione dell’essere donna oggi.

Perché ce n’è ancora bisogno?
C’è sempre bisogno delle streghe, di qualcuno che riesca a spostare l’asticella del miglioramento del mondo. È quello che fanno i collettivi femministi, le donne-streghe di oggi. Non solo per se stesse. Un mondo migliore per le donne è un mondo migliore per tutti, mentre non possiamo dire il contrario. La storia ha dimostrato che un mondo migliore per gli uomini non è necessariamente migliore per le donne.

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Tiziana Triana, autrice di “Luna nera”. (Lavinia Azzone)

Un mondo governato da donne sarebbe migliore?
Non necessariamente. Penso però che dopo secoli di potere maschile, forse, è venuto il momento di portare un modo diverso di governare. Quello che per me tende a fare un collettivo femminista nella più alta accezione del termine è la possibilità di dare a tutti il potere di cambiare il mondo per il meglio.

Il suo romanzo è ambientato nel 1600. Perché?
Il 1600 è un secolo meraviglioso, pieno di contraddizioni, quello della rivoluzione scientifica, di Galileo e Keplero, che inizia bruciando Giordano Bruno e finisce con l’avvio dell’Illuminismo. E al suo interno c’è stato l’apice della seconda ondata della caccia alle streghe. Un’ondata sanguinosa, con circa 100 mila persone perseguitate, la stragrande maggioranza donne, e la metà circa di queste giustiziate. La maggior parte delle condanne a morte fu emessa da tribunali secolari, non dall’Inquisizione, che però, certamente, portò avanti l’ideologia alla base della persecuzione.

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Antonia Fotoras, protagonista di “Luna nera”.

Chi erano le streghe all’epoca?
Perlopiù donne povere, ai margini della società, anziane senza la possibilità di difendersi. In parte, forse, anche mentalmente disturbate. Ma pure donne che avevano saperi fra le mani: mediche, ostetriche, levatrici, chirurghe e chimiche ante-litteram. La loro conoscenza spaventava tantissimo le istituzioni di allora. La Chiesa, lo Stato, il patriarcato non riconoscevano questo potere e toglievano a queste donne la legalità escludendole dal sistema delle corporazioni.

E che cosa è oggi una strega?
Premessa: oggi non è necessario essere una donna per essere identificati come strega. Streghe sono tutte quelle persone che non vedono riconosciute le proprie esistenze, i propri diritti. E combattono. Se prima le bruciavano col fuoco, ora c’è un modo diverso di perseguitarle.

Anche la mitologia è cambiata rispetto al recente passato. C’è meno horror e più critica sociale.
Assolutamente sì. Prima le streghe erano legate al satanismo, erano la personificazione del male in terra, le puttane di Satana, ovviamente, mentre gli stregoni potevano lavorare al pari del diavolo, evocarlo, agire con lui. Adoro Sabrina per la sua capacità di giocare col mito del satanismo, di trasformare il presunto satanismo delle streghe in una ricerca di libertà e voglia di conoscenza. D’altra parte anche Lucifero era un angelo caduto perché anelava al sapere. Questo è rimasto addosso alla strega: voglia di conoscenza a autodeterminazione.

Il #MeToo ha agevolato la pubblicazione di un romanzo del genere? Non potrei dire il contrario, sarei ipocrita a negare che questo è un momento in cui il protagonismo femminile e femminista nell’immaginario collettivo aiuta un certo tipo di prodotti, da Luna Nera a Sabrina passando per Maleficent. Anche la Disney sta attraversando un cambiamento epocale. È un momento positivo per raccontare modelli altri, e sono le nuove generazioni che lo chiedono. Non prendiamoci in giro, in una società capitalista noi donne siamo una fetta di mercato non ancora sfruttata pienamente, e questi prodotti vengono cavalcati dal mercato.

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Un fotogramma di “Luna nera”.

Lo chiamano femminismo pop. Per lei è un bene o un male?
Io sono molto laica rispetto al tema. Ci siamo dovute subire millenni di maschilismo pop e non pop, non vedo perché dobbiamo criticare oggi che il femminismo possa andare di moda. Anche se annacquato, alleggerito, il femminismo può solo far bene a questa società che è ancora maschilista e non paritaria.

Il suo libro è femminista. E lei?
Sì, sono decisamente femminista. Di tutti gli -ismi della mia vita, il femminismo è quello che mi è rimasto attaccato addosso e lo rivendico tantissimo. È parte integrante della mia formazione culturale ma anche a livello di attivismo. Ho iniziato da giovane a fare politica “mista” dentro Rifondazione comunista, poi sono passata alle compagne femministe e lì sono rimasta. Con meno attivismo di prima ma con lo stesso immutato interesse verso i movimenti che si stanno formando. A partire da Non una di meno, che ha una potenza radicale che adoro.

L’editoria è maschilista?
La società ha ancora tanto da lavorare e anche l’editoria ne è uno specchio. Ma se devo essere sincera, è uno di quei casi in cui il protagonismo delle donne sta sicuramente prendendo piede. Abbiamo scrittrici come Stefania Auci, che ha venduto 300 mila copie, altre che sono diventate opinioniste di riferimento per la società, come Michela Murgia, Concita De Gregorio, Chiara Valerio. Certo, la differenza tra il numero di uomini che scrivono e dirigono un giornale e le donne che lo fanno è ancora tanta. Il potere economico è ancora nelle mani degli uomini, lì c’è tanto da fare.

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Lei ha lavorato alla serie tv di Netflix. Come è stato?
Era la mia primissima esperienza come sceneggiatrice ed ero spaventatissima. Per fortuna ero circondata da delle professioniste vere, tra le migliori in Italia, come Laura Paolucci e Francesca Manieri. È un tipo di scrittura che ha regole diverse, bisogna creare un’altra storia. Quello che mi interessava è che restassero i temi alla base del libro. Ed è così.

Chi ha paura delle donne libere?
Mi piacerebbe rispondere chi libero non riesce a essere. In realtà, però, le donne libere fanno paura anche a chi rappresenta lo status quo e teme qualunque cosa che minacci la sua esistenza e il suo privilegio.

Esiste ancora la caccia alle streghe?
Sicuramente esiste tuttora una caccia alle streghe. Non veniamo più bruciate in piazza fisicamente, ma veniamo bruciate in piazza mediaticamente. Con gli insulti online ogni volta che una donna si permette di alzare la voce, che esce dal recinto di ciò che si può dire e ciò che non si può. Ci richiedono la morbidezza, se non siamo così veniamo colpite pesantemente. Per non parlare dell’attacco diretto agli obiettivi raggiunti nel corso del tempo, alla libertà di disporre del proprio corpo, della propria vita, della propria sessualità.

È una guerra alla donne?
Sì, ma loro sanno che perderanno, la società va avanti e non la si può fermare. Ed è per questo che sono così arrabbiati.

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