La Consulta prende tempo sul referendum per la legge elettorale

Il verdetto arriverà giovedì 16 gennaio. E la decisione dei giudici potrebbe incidere sul destino della legislatura.

La decisione era attesa per il 15 gennaio. Ma la Consulta ha deciso di prendersi un altro po’ di tempo per esprimersi sull’ammissibilità del referendum chiesto da otto Regioni guidate dal centrodestra (Veneto, Sardegna, Lombardia, Friuli, Piemonte, Abruzzo, Liguria e Basilicata), con la spinta decisiva della Lega. Il verdetto dei giudici arriverà quindi giovedì 16 gennnaio.

L’obiettivo dei promotori della consultazione è abolire la parte proporzionale dell’attuale legge elettorale, il Rosatellum. E la sentenza della Corte Costituzionale, secondo molti osservatori, potrebbe incidere sul destino della legislatura.

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Come funziona il Germanicum, la nuova proposta di legge elettorale

Depositato il ddl ispirato al modello tedesco. Previsti 391 seggi assegnati col proporzionale, soglia del 5% e diritto di tribuna. Cancellati i collegi uninominali del Rosatellum. Le novità.

L’eterno balletto tutto italiano delle leggi elettorali ha partortito un nuovo modello: questa volta si chiama Germanicum, un sistema di voto ispirato a quello tedesco, depositato dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia (Movimento 5 stelle).

ANCHE CHI NON SUPERA LO SBARRAMENTO PUÒ OTTENERE SEGGI

In cosa consiste? Sono previsti 391 seggi assegnati con metodo proporzionale, con soglia del 5% e un meccanismo che permette il diritto di tribuna. E cioè il partito che non supera lo sbarramento nazionale ma ottiene il quoziente in tre circoscrizioni in due Regioni ottiene seggi. La proposta cancella i collegi uninominali del Rosatellum e ne utilizza i 63 collegi proporzionali e le 28 circoscrizioni.

CAMERA: 400 DEPUTATI, OTTO ELETTI ALL’ESTERO

Dei 400 seggi della futura Camera, otto spetteranno ai deputati eletti all’estero (nelle circoscrizioni estere con metodo proporzionale), un seggio va all’eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale. I restanti 391 seggi sono distribuiti proporzionalmente tra i partiti che superano il 5%.

NUOVO SENATO: 200 POSTI DA ASSEGNARE

I 63 collegi plurinominali del Rosatellum servivano per eleggere 386 deputati, quindi funzionano anche per la nuova Camera formato “mignon”. Stesso metodo per assegnare i 200 seggi del nuovo Senato: quattro vanno ai senatori eletti all’estero, uno alla Val d’Aosta e i restanti 195 sono distribuiti ai partiti che nel resto d’Italia oltrepassano la soglia.

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Il deputato Giuseppe Brescia (Movimento 5 stelle), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera. (Ansa)

IN GERMANIA IL NUMERO DI ELETTI È VARIABILE

Pure il diritto di tribuna si ispira al modello tedesco anche se il sistema di assegnazione è diverso, dato che in Germania esistono collegi uninominali e il numero dei parlamentari è variabile e non fisso come in Italia.

TEMA LISTINI/PREFERENZE ANCORA DA AFFRONTARE

Il testo depositato da Brescia non affronta il tema delle preferenze. Sul piano della tecnica legislativa è una “novellazione” del Rosatellum, cioè interviene chirurgicamente su quel testo che prevede i listini bloccati, che non vengono modificati nel disegno di legge proposto da Brescia. L’accordo di maggioranza è che il tema listini/preferenze è demandato al successivo confronto.

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Legge elettorale, la maggioranza converge sul proporzionale

Il ministro per le Riforme d'Incà ha confermato che entro a fine anno arriverà un testo definitivo. Si tratta sul modello spagnolo. Restano le incognite per il referendum sul taglio dei parlamentari.

La maggioranza ha deciso: se una riforma della legge elettorale ci deve essere sarà in chiave proporzionale. Lo ha confermato il ministro per le Riforme Federico D’Incà al termine del vertice di maggioranza spiegando che «entro la fine dell’anno» la maggioranza produrrà un testo definitivo e che si privilegia un «proporzionale con un meccanismo antiframmentazione».

La maggioranza si trova ora davanti ad un doppio bivio: il primo è quello sul tipo di proporzionale, per cercare o meno di allargare il consenso anche a qualche partito di opposizione; il secondo riguarda invece l’eventuale voto anticipato in primavera che farebbe saltare la riforma con il taglio dei parlamentari e non obbligherebbe a uno nuova legge elettorale.

Questi i punti centrali del confronto al vertice serale di maggioranza del 4 dicembre al quale il ministro Federico D’Incà si è presentato con delle simulazioni con i diversi sistemi elettorali e in cui si è confermato l’impegno a presentare un testo entro il 20 dicembre.

Il doppio turno nazionale, proposto dal Pd, sembra infatti archiviato, vista la contrarietà di M5s, Iv e Leu. Infatti alla riunione con i capigruppo in serata D’Incà ha portato – come concordato in precedenza – una serie di proiezioni con i soli sistemi proporzionali, riconducibili a due principali varianti: con soglia nazionale (al 4 e al 5%) o con soglia circoscrizionale, cioè il cosiddetto sistema spagnolo. Quest’ultimo garantisce ai partiti in bilico nel raggiungimento di una soglia nazionale (appunto 4-5%) di poter eleggere dei parlamentari almeno nelle grandi circoscrizioni urbane, garantendogli un diritto di tribuna, specie in Senato.

IL NODO DELLE LISTE BLOCCATE

Il Pd preferisce un sistema con soglia unica nazionale, ma tra i Dem c’è anche chi – come Andrea Orlando – guarda con favore al sistema spagnolo: garantendo i partiti più piccoli, favorisce le alleanze anche negli Enti locali. A questo primo bivio se ne accoppia un secondo sul contenuto della legge: voto di preferenza, brevi listini bloccati o ancora collegi uninominali come il modello in vigore per il Senato fino al 2006.

LA QUESTIONE DEI TEMPI E L’EVENUTALE RITORNO ALLE URNE

L’altra scelta di fondo, di natura squisitamente politica, è la velocità con cui procedere con la riforma elettorale. Infatti mandarla avanti rapidamente per taluni rischia di accelerare la fine della legislatura, mentre c’è chi paventa un pericolo simmetricamente opposto: se per una qualsiasi ragione dovesse invece cadere a breve la legislatura, prima di avere la nuova legge, si voterebbe con il Rosatellum, un vantaggio per la Lega di Salvini che, se Pd e M5s non si alleano, potrebbe vincere quasi tutti i collegi uninominali.

A RISCHIO IL REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Il tema dei tempi si intreccia con quello della eventuale richiesta di referendum sul taglio dei parlamentari che va presentata entro il 12 gennaio. Se verranno raccolte le 65 firme necessarie in Senato (ad oggi hanno firmato in 52 senatori), l’entrata in vigore del taglio dei parlamentari slitterà a dopo lo svolgimento del referendum (aprile-maggio). Ma ciò potrebbe indurre qualche partito a far cadere la legislatura prima per poter rieleggere un Parlamento con 945 eletti anziché 600. Un dubbio che ha frenato la raccolta di firme inizialmente partita a piè sospinto. Nessun partito dichiara questa intenzione ma molti parlamentari riferiscono che vi sono diffidenze su accordi in tal senso tra leader di partiti.

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La legge elettorale divide Pd da M5s, renziani e Leu

Vertice interlocutorio sulla riforma. I dem spingono per il doppio turno. Mentre grillini, Italia viva e sinistra propongono il proporzionale, ma con la soglia ancora da decidere.

La certezza è che il Rosatellum, l’attuale legge elettorale, è destinato ad andare in pensione. Ma l’esito del primo vertice di maggioranza, tenuto la sera del 20 novembre, sulla legge elettorale, ha fatto emergere due modelli tra cui i partiti sceglieranno: o il doppio turno, su cui ha insistito il Pd, o un proporzionale sul quale però è aperta la discussione sulla soglia di sbarramento. Per il proporzionale, sempre a quanto si apprende, si sono invece schierati M5s e i due partiti più piccoli Iv e LeU.

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