Alle Regionali in Emilia-Romagna cresce l’ipotesi desistenza per il M5s

Mentre Salvini prepara la kermesse al PalaDozza,, il Pd corteggia i cinque stelle. Che, però, non escludono più di saltare un giro. La Lega a Bologna attesa dalle contestazioni.

Mentre Matteo Salvini prepara la kermesse al PalaDozza, in vista delle Regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio, prosegue la corte serrata del Partito democratico al Movimento 5 stelle per mettere in piedi un’alleanza che ricalchi la maggioranza di governo. Anche se, in casa cinque stelle, prende sempre più quota l’ipotesi di un giro di riposo, di una sorta di desistenza in chiave anti-Lega, senza il simbolo sulla scheda.

DI MAIO NON ESCLUDE A PRIORI LA DESISTENZA

Dell’ipotesi aveva parlato nei giorni scorsi Max Bugani, capogruppo in Comune a Bologna e membro del direttivo di Rousseau. Il capo politico Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi aveva assicurato che il M5s sarebbe stato della partita con un proprio candidato alternativo sia al Pd sia alla Lega, per la prima volta non ha escluso la possibilità. «Dove non saremo pronti non ci presenteremo. Nei prossimi giorni prenderemo decisioni su questo», ha detto. La decisione dovrebbe essere presa il 15 novembre, in un incontro al quale parteciperanno i parlamentari del territorio con il capo politico Luigi Di Maio.

L’APPELLO DEL MINISTRO DE MICHELI

Intanto, dal Pd, agli appelli più volte ripetuti da Bonaccini, si è aggiunto quello di un membro del governo che è anche esponente di spicco del Pd emiliano-romagnolo, la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. «Mi piacerebbe» – ha detto – «se il ‘primo bacio’ tra Pd e M5s fosse in Emilia, ma capisco che ci sono dei problemi. Con i colleghi dei cinque stelle ho lavorato bene. Ma continuo a rimanere un’emiliano-romagnola che vorrebbe e farà di tutto affinché Bonaccini continui a essere governatore».

PRODI BENEDICE LA CANDIDATURA DI BONACCINI

A Bonaccini è arrivata intanto anche la ‘benedizione’ di Romano Prodi «Questi» – ha detto Prodi riferendosi alla giunta uscente – «hanno governato bene, mentre Salvini porta per mano la candidata. L’elettore riflette non solo sui grandi slogan, ma anche sulle cose e su cosa un’alternativa a questo potrebbe produrre. La disoccupazione cala e tutti vengono a farsi curare qui». La Lega, intanto, Lucia Borgonzoni, puntando a riempire il PalaDozza di Bologna e lanciando le proprie parole d’ordine. Il clima si preannuncia caldissimo: oltre al flashmob delle ‘6 mila sardine’ in piazza Maggiore ci sarà un corteo dei centri sociali e dei collettivi universitari, che cercherà di avvicinarsi il più possibile alla convention del Carroccio, sicuramente ‘blindata’ dalle forze dell’ordine. Nella vicina Porta Lame, prevista anche una biciclettata organizzata dagli anarchici. Appuntamenti che potrebbero rendere molto delicata la gestione dell’ordine pubblico.

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A Padova negano l’ingresso della bandiera venetista allo stadio e la Lega insorge

Proteste sia dal governatore del Veneto Luca Zaia, sia dal deputato leghista Massimo Bitonci. Ma per la questura è tutto regolare.

Volevano entrare allo stadio con una bandiera raffigurante il leone di San Marco, simbolo del Veneto e dei venetisti, ma sono stati bloccati dagli addetti alla sicurezza che hanno trattenuto il vessillo. È quanto successo a un ragazzino di 14 anni, a sua madre e a suo fratello più piccolo, domenica 10 novembre, in occasione della partita Padova-Sudtirol del campionato di Serie C. La decisione ha scatenato immediatamente le polemiche degli ultrà che, nel secondo tempo, hanno staccato gli striscioni e sospeso i cori per cinque minuti in segno di protesta. E successivamente anche quelle della Lega.

LUCA ZAIA: «INCIVILE VIETARE L’INGRESSO DELLA BANDIERA»

A denunciare prontamente l’accaduto ci hanno pensato diversi esponenti del Carroccio, cominciando dal governatore della Regione Veneto Luca Zaia, il quale ha affermato che «vietare l’ingresso allo stadio alla bandiera con il leone di San Marco dei tifosi veneti è un atto quantomeno incivile». Sono poi seguiti i commenti di Silvia Rizzotto, capogruppo veneto della Lista Zaia in consiglio regionale, per cui il gesto rappresenta «un atto contro il Veneto e le sue pressanti richieste di autonomia», e quelli di Nicola Finco, capogruppo della Lega in Regione, per il quale il gesto è ancor più grave perché «viene da un rappresentante dello Stato, il questore Paolo Fassari, che dovrebbe conoscere la storia della nostra Regione». Infine, è intervenuto anche il deputato leghista Massimo Bitonci, che ha depositato un’interrogazione al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per chiedere «se non ritenga opportuno approfondire la dinamica della vicenda».

PER LA QUESTURA LA NORMATIVA È STATA RISPETTATA

La risposta della questura non ha però tardato ad arrivare: secondo il questore Paolo Fassari, la normativa consente l’accesso libero solo alle bandiere delle due squadre in campo e al tricolore. Per le altre, invece, deve essere richiesta un’autorizzazione, in mancanza della quale gli addetti alla sicurezza sono costretti a proibirne l’ingresso.

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I sondaggi politici elettorali dell’11 novembre 2019

Per la prima volta le forze di centrodestra sfondano il muro del 50%. Fdi cresce più della Lega, ma avanza anche il Pd. Tracollo M5s. Cosa dice la rilevazione Swg.

Per la prima volta i tre partiti di centrodestra superano il 50% nelle intenzioni di voto degli italiani. È questo il dato più significativo dell’ultimo sondaggio realizzato da Swg per il TgLa7, andato in onda la sera dell’11 novembre.

LEGA PRIMO PARTITO E ANCORA IN CRESCITA

Nella rilevazione pubblicata nel corso del telegiornale condotto da Enrico Mentana, la Lega raggiunge il 34,5%, Fratelli d’Italia il 9,5% e Forza Italia il 6,2%. per un totale del 50,2%, a cui potrebbe essere aggiunto l’1,3% di Cambiamo!, la lista del governatore ligure Toti.

Nel dettaglio, si conferma a crescita del Carroccio, che guadagna uno 0,4% rispetto al sondaggio della settimana precedente. Fa meglio ancora il partito di Giorgia Meloni, cresciuto dello 0,6%, mentre Fi resta stabile.

IL PD GUADAGNA OLTRE UN PUNTO, CROLLA IL M5S

Avanza, un po’ a sorpresa, anche il Partito democratico, che guadagna oltre un punto percentuale, dal 17,5% al 18,6%. Consensi erosi, forse, all’alleato di governo, visto che il Movimento 5 stelle un punto lo lascia sul terreno, passando dal 16,8% al 15,8%. Svanisce l’effetto novità per Italia viva: il partito di Matteo Renzi scende al 5,6% dal precedente 6%. MdP, Verdi e +Europa flettono dello 0,3% ciascuno.

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Salvini: «Ho ricevuto un altro proiettile»

Il leader della Lega rivela nuove minacce a chi gli chiede se sia più a rischio lui o Liliana Segre. E smentisce di aver incontrato la senatrice.

L’incontro con Liliana Segre? A quanto pare non c’è stato. In compenso Matteo Salvini non sembra avere alcuna intenzione di abbassare i toni del dibattito e pur confermando la proprio solidarietà alla senatrice messa sotto scorta dopo la denuncia delle centinaia di minacce e insulti antisemiti ricevute, informa di essere lui stesso esposto all’odio: «A me è appena arrivato un altro proiettile, non piango», ha detto Salvini al suo arrivo a Eicma a chi gli chiedeva se fosse più a rischio lui o la senatrice sopravvissuta ai campi di sterminio, «in un Paese civile non dovremmo rischiare né io né la Segre».

INCONTRO NON CONFERMATO

Il leader della Lega non ha confermato l’incontro dell’8 novembre a Milano con la senatrice: «Io gli incontri che ho li comunico. Gli incontri che non comunico io, per quanto mi riguarda, non ci sono», ha detto l’ex ministro dell’Interno. «L’incontro con la Segre l’avrò più avanti. Lo chiedo io. Quando avverrà? Presto», ha aggiunto. A chi gli ha chiesto quali saranno i temi che affronterà con Segre, Salvini ha risposto: «Io ascolto ascolto, è una donna estremamente intelligente. Sono giovane, ho voglia di capire, di imparare e di ascoltare». Quanto alla presidenza della commissione contro l’odio, la senatrice «farà le sue scelte a prescindere da quello che suggerisce Salvini. Ritengo che sia una donna estremamente intelligente quindi non ha assolutamente bisogno dei miei consigli».

LEGA IN PIAZZA IL 10 DICEMBRE

La Lega sarà comunque presente in piazza a Milano il 10 dicembre per la manifestazione dei sindaci in sostegno a Segre: «Sì», ha confermato Salvini, «quando c’è qualcosa di democratico che riguarda il futuro lo sosteniamo». Ma «il dibattito tra fascismo e comunismo che sono sepolti dal passato, non mi appassiona» e se Forza nuova e CasaPound si candidano alle elezioni «vuol dire che rispettano la legge e la Costituzione».

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La polemica sulla Lega e i 300 mila euro in bond ArcelorMittal

Il M5s all'attacco per i presunti investimenti del Carroccio nel colosso indo-francese. Di Maio: «Ora ho capito perché il partito di Salvini si schierava con l'azienda». Ma la notizia è uscita in aprile, quando i due erano alleati.

La vicenda ex Ilva-Arcelor Mittal prende un nuovo risvolto tutto politico che potrebbe gettare altre ombre sui conti della Lega. A far scoppiare la polemica è stato il viceministro M5s al Mise Stefano Buffagni.

«La Lega», ha sostenuto, «ha investito 300 mila euro in bond di ArcelorMittal. Mi auguro pensi a difendere gli italiani e non le multinazionali».

L’INCHIESTA SUI SOLDI DELLA LEGA

Buffagni fa riferimento a una notizia pubblicata sull’Espresso da Giovanni Tizian e Stefano Vergine ad aprile. Secondo i due giornalisti, la Lega avrebbe investito in titoli negli anni scorsi 1.200.000 euro. Dei quali 300 mila euro in bond della multinazionale che aveva comprato Ilva e che ora si vuole ritirare.

Lega, dai diamanti ai bond di Arcelor Mittal

Dai diamanti in Tanzania ai bond di Arcelor Mittal. Salvini che si dice, a parole, contro l’Europa delle banche, dovrebbe spiegarci, perché il suo partito avrebbe investito, a scopo di lucro, 300 mila euro in obbligazioni dell’azienda franco-indiana che ha acquistato l’Ilva e che ora minaccia di recedere, unilateralmente, dal contratto firmato con lo Stato. Infatti, quella stessa Lega, a parole sovranista, che chiede di reintrodurre l’immunità penale per Arcelor Mittal, secondo diversi organi di stampa, avrebbe investito 300 mila euro proprio in un bond corporate di Arcelor Mittal. Cioè dice di essere dalla parte dei cittadini, dei lavoratori, contro i poteri forti, ma investe soldi in obbligazioni di multinazionali straniere. Da “prima gli italiani!” a “prima i franco-indiani”, in questo caso. A parole fa finta di combattere l’Europa “serva di banche e multinazionali", salvo poi schierarsi sempre dalla parte di quest’ultime. È forse per questo che la Lega, invece di prendersela con la multinazionale franco-indiana, e difendere i lavoratori come sta facendo l’esecutivo, si è scagliata contro il Governo? Salvini scappa e non risponde, come sempre, come ieri mattina, a precisa domanda, dice di chiedere all’amministratore della Lega su questi investimenti. Quindi investono a sua insaputa i soldi del partito? È chiaro, quindi, il motivo per cui l'ex sottosegretario leghista al Mise, Edoardo Rixi, dimessosi per lo scandalo delle spese pazze in Liguria, si spendesse così tanto per Arcelor. Ed è curioso che Arcelor, a luglio del 2018, assunse come capo comunicazione proprio l'ex portavoce di un leghista d'annata, Roberto Maroni. Insomma fra l'azienda franco-indiana e la Lega ci sono molti rapporti e molti contatti. E chissà cosa avrà detto loro Salvini, da vicepremier, quando ha incontrato i vertici di Arcelor Mittal. Forse si è passati da prima i lavoratori a prima gli investimenti, quelli del partito verde.Ma la domanda è: ritenete normale che la Lega, come emerge dalle inchieste, investa soldi pubblici (ricordate i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali con i quali acquistarono diamanti in Tanzania), non solo su obbligazioni Arcelor Mittal, ma anche su alcune delle più famose banche e multinazionali, come l’americana General Electric, la spagnola Gas Natural, le italiane Mediobanca, Enel, Telecom e Intesa Sanpaolo? Non c’è un macroscopico conflitto d’interessi se parliamo di un partito che è in Parlamento e che dovrebbe tutelare gli interessi degli italiani?

Posted by MoVimento 5 Stelle on Thursday, November 7, 2019

Secondo i due, autori anche de Il libro nero della Lega,  «sia sotto la gestione di Roberto Maroni, sia in seguito sotto quella di Salvini, parecchi milioni sono stati investiti illegalmente. Una legge del 2012 vieta infatti ai partiti politici di scommettere i propri denari su strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato dei Paesi dell’Unione europea. Il partito che si batte contro «l’Europa serva di banche e multinazionali» (copyright di Salvini) ha cercato di guadagnare soldi comprando le obbligazioni di alcune delle più famose banche e multinazionali».

IL M5S ALL’ATTACCO

Il M5s, che quando queste notizie sono uscite era alleato della Lega, ha deciso ora di attaccare il Carroccio a testa bassa. «Ogni volta che io provavo a essere duro, la Lega si schierava con Arcelor. Ora ho capito perché: hanno investito in Arcelor e stanno battagliando ancora per la multinazionale e non per i lavoratori. Abbiamo smascherato il finto sovranismo. Abbiamo gli unici sovranisti al mondo che perorano le battaglie delle multinazionali anziché i cittadini e i lavoratori», ha detto venerdì il ministro degli Esteri e capo del M5s, Luigi Di Maio.

«NON C’È UN MACRO CONFLITTO D’INTERESSI»

Un’accusa rimbalzata anche sui social del Movimento e richiamata dai parlamentari pentastellati. «Perché la Lega di Salvini ha investito 300 mila euro in obbligazioni di Arcelor Mittal? Salvini, come al solito, piuttosto che rispondere preferisce scappare. Eppure, secondo diversi organi di stampa, il suo partito avrebbe investito soldi pubblici, cioè soldi di tutti i cittadini, non solo su obbligazioni Arcelor Mittal, ma anche su alcune delle più famose banche e multinazionali mondiali (…) Ma viene da chiedersi: non c’è forse un macroscopico conflitto d’interessi per un partito che è in parlamento e che dovrebbe tutelare gli interessi degli italiani?», si legge in una nota dei portavoce del MoVimento 5 Stelle in commissione Attività produttive alla Camera.

LA REPLICA DI SALVINI: «NON ABBIAMO BOND»

«Io querelo poco e niente, ma oggi un po’ di gente la querelo, visto che dicono che abbiamo azioni o bond di Arcelor Mittal: roba assolutamente fantasiosa», ha replicato Salvini, incontrando la stampa a Firenze. A onor del vero, nessuno ha detto che la Lega ha in portafogli attualmente le obbligazioni, ma che le ha avute.

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Salvini, Molteni per la Lega campana e attacca sui rifiuti: «Perenne emergenza» De Luca: «Si alzi in piedi e porti rispetto»

di Andrea Pellegrino

Matteo Salvini apre la campagna elettorale in Campania. Nomina il nuovo coordinatore e lancia la sfida contemporaneamente a Vincenzo De Luca, Luigi Di Maio e al sindaco Luigi de Magistris. Ieri a Napoli l’ex ministro dell’Interno ha presentato il nuovo assetto del partito regionale, dopo le dimissioni di Volpi dovute all’elezione alla presidenza del Copasir. Arriva il deputato Nicola Molteni che avrà il compito, ora, oltre che di organizzare il partito, anche di traghettare la Lega verso le elezioni regionali di primavera. Nei prossimi giorni si aprirà il tesseramento, con il neo coordinatore regionale pronto ad incontrare i vari militanti nelle province campane. A partire da quella salernitana, dove da tempo manca la guida provinciale. Le vicissitudini interne, infatti, hanno praticamente smontato tutti gli assetti. A quanto pare, il comando dovrebbe andare all’area che fa riferimento all’eurodeputata Lucia Vuolo. Non si esclude, dunque, che il coordinamento provinciale della Lega possa essere conquistato, da qui a breve, dall’ex assessore regionale Giovanni Romano, che già occupa un ruolo di primo piano all’interno nella segreteria regionale. «Molteni coordinatore in Campania non sarà un commissariamento», precisa Matteo Salvini. «Avevamo bisogno di una persona non legata al territorio perché abbiamo tantissime adesioni – ha aggiunto – Molteni è stato per 14 mesi sottosegretario all’Interno con delega alla Polizia di Stato: nella lotta alla mafia è il più titolato. Entro 15 giorni porterà i primi risultati con nuove adesioni di amministratori e parlamentari». Poi Salvini si sofferma sui prossimi appuntamenti elettorali proprio in Campania. «A maggio ci sarà una sorpresa straordinaria per De Luca e de Magistris a cui poi spetterà solo prendere il reddito di cittadinanza». Dal capoluogo campano il segretario della Lega lancia l’idea di un «centrodestra nuovo, più inclusivo, che guarda al futuro e non al passato, anche in Campania aperto alle liste civiche». Il nome del candidato «sarà scelto a fine percorso, prima viene la squadra, poi il nome del centravanti di centrodestra che avrà voglia e possibilità di vincere. Ma se da Forza Italia arriverà un nome di battaglia allora ben venga». Ancora, Salvini si dice pronto a dare «il benvenuto ai nuovi iscritti. Fra i tanti – aggiunge – ho incontrato una persona che si spende e che si spenderà ancora per la Campania, l’ex rettore dell’università di Salerno Aurelio Tommasetti». Infine sull’ambiente, Salvini rilancia sui termovalorizzatori. «In Campania vareremo un piano rifiuti che libererà la Regione da una perenne emergenza che intossica cuore e polmoni». Il piano del segretario del Carroccio prevede «la differenziata ma anche la valorizzazione del rifiuto attraverso 5 termovalorizzatori a impatto zero, uno per ogni provincia. Così la Campania diventa autonomamente in grado di trasformare rifiuti in energia, calore, ricchezza. Questa strategia non l’ho inventata io ma viene applicata in tutta l’Europa avanzata». «Sebbene vesta malissimo, io per Matteo Salvini nutro simpatia». Replica a distanza il governatore della Campania Vincenzo De Luca al leader della Lega ieri a Napoli. «Recentemente Salvini – dice Vincenzo De Luca – però ha detto due grosse stupidaggini a proposito del Sud e della Campania. Caro Salvini, quando parli di noi ti devi alzare in piedi e portare rispetto. Oggi la Campania è un’altra regione: paghiamo i fornitori del sistema sanitario nella metà dei tempi rispetto alla Lombardia. A parte qualche eccezione, come alcuni quartieri di Napoli e dell’area metropolitana (ma prenditela con quei Comuni), la nostra regione è libera dai rifiuti. Mi sono davvero scocciato di sentire sciocchezze. Sono pronto a un confronto pubblico sul merito dei problemi. Dove e quando vuoi».

Consiglia

La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

Il Carroccio ha conquistato un'altra direzione: quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Una riorganizzazione che però mostra parecchie anomalie. E che ha causato qualche mugugno a Viale Mazzini.

Nonostante il cambio di maggioranza nel governo del Paese, c’è un’azienda dove chi è ora all’opposizione la fa da padrone. La Lega infatti ha conquistato in Rai un’altra direzione, quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Si va ad aggiungere alle altre numerose posizioni di vertice occupate (la rete ammiraglia con Teresa De Santis, il Tg2, la Tgr regionale dove assomma in un colpo solo direttore e vice, tanto per citare le più importanti). E naturalmente la presidenza, con Marcello Foa, che per l’occasione fa propria anche l’organizzazione della neo direzione costituita e voluta fortemente da lui medesimo. Una direzione che, dunque, risponde gerarchicamente all’ad Fabrizio Salini ma funzionalmente al presidente Foa. Inoltre, è una casella occupata in vista del fatidico cda dell’11 novembre che dovrebbe deliberare su una serie di nomine editoriali.

LEGGI ANCHE: Berlusconi riconosce la leadership di Salvini, anche in Mediaset

LE ANOMALIE DELLA NEO-DIREZIONE

Leggendo l’ordine di servizio a firma da Salini e controfirmato dal direttore del personale Felice Ventura, si registrano però alcune stranezze. La prima riguarda la nomina a vice direttore di Eleonora Villanti che ottiene il grado “bruciando” altri colleghi che attendevano da anni un simile riconoscimento professionale creando non pochi mugugni e polemiche all’interno dell’azienda. La seconda è relativa ai tre interim di peso (Cooperazione internazionale – Mediterraneo e Medio Oriente – Europa) che ha mantenuto Martorelli: possibile che in questo periodo l’azienda non abbia trovato risorse idonee a ricoprire quegli incarichi? Perché allora si è fatta uscire una riorganizzazione con tre caselle da riempire, che fretta c’era? La terza evidenzia una sovrapposizione di ruoli con altre direzioni nella misura in cui vengono affidati alle relazioni internazionali eventi e premi che tradizionalmente sono gestiti dalla direzione comunicazione e dalle relazioni esterne. Infine l’anomalia delle anomalie, nella riorganizzazione compare il nome di Nicola Caligiore alla voce Progetti internazionali il quale, a quanto risulta a Lettera43.it, si è dimesso dall’azienda perché in partenza per un’altra avventura professionale che lo porterà probabilmente a lavorare all’estero. Il paradosso è dunque quello di aver inserito una risorsa dimissionaria in una nuova riorganizzazione.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Inchiesta sul nuovo stadio della Roma, Centemero e Bonifazi a rischio processo

Il tesoriere della Lega e l'ex del Pd sono indagati per finanziamento illecito da parte del costruttore Luca Parnasi. Bonifazi, oggi in Italia Viva, è anche accusato di false fatture.

Rischio processo per Giulio Centemero, tesoriere della Lega e Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd ora passato a Italia Viva. La procura di Roma ha chiuso il filone di indagine, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma e in particolare i finanziamenti erogato dall’imprenditore Luca Parnasi. Nei confronti di Centemero è contestato il reato di finanziamento illecito così come per Bonifazi. Per quest’ultimo c’è anche l’emissioni di fatture per operazioni inesistenti.

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Pd e M5s a picco nei sondaggi politici del 3 novembre 2019

In un mese i dem hanno perso il 5%. I pentastellati il 3,5%. Mentre la Lega è tornata a correre. La rilevazione di Noto.

Movimento 5 stelle (M5s) e Partito democratico (Pd) crollano nei sondaggi. Secondo la rilevazione di Noto pubblicata il 3 novembre 2019 da Il Resto del Carlino, i due azionisti del governo hanno perso in un mese l’8,5% dei consensi. Il calo più vistoso è quello del Pd: -5% da quando è iniziato il governo Conte 2. «È vero che nel frattempo è nata Italia viva, meglio conosciuta come il partito di Renzi, che ha aggregato circa il 6% degli elettori», scrive Noto. «Comunque sia, anche considerando l’apporto di questa nuova forza – che al momento sembra posizionarsi più come opposizione interna che come un alleato solido – il saldo rimane negativo: -3,5%». Lo stesso calo registrato dal M5s. Male anche Liberi e Uguali, -1%.

ELETTORI M5S CONTRO L’ALLEANZA COL PD IN EMILIA-ROMAGNA

Ben diversa la tendenza all’interno del centrodestra. La Lega, dopo avere perso circa 5 punti di consenso dopo l’apertura della crisi del Conte 1, è tornata a guadagnare terreno, attestandosi al 33,2%. Cresce anche Fratelli d’Italia, di Giorgia Meloni, al 9%. Positivo, infine, pure il trend di Forza Italia, in crescita del 2%. «Alcuni osservatori politici ritengono che il risultato delle elezioni regionali dell’Umbria stia avendo un impatto sulle intenzioni di voto a livello nazionale», scrive Noto. «Nella realtà la dinamica è esattamente contraria, cioè il trend del voto ai partiti nell’ultimo mese, tra l’altro da quando sta prendendo corpo ed anima la manovra finanziaria, ha avuto una influenza decisiva nella vittoria del centrodestra in Umbria». E rischia di ripercuotersi anche sull’Emilia-Romagna, al voto a gennaio. Tra gli elettori pentastellati, il 58% si dice contrario all’alleanza tra M5s e Pd, il 33% è favorevole. Tra gli elettori del Pd, invece, prevale la quota, il 62%, che vorrebbe l’accordo tra i due partiti anche nella “Regione rossa”.

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Nei sondaggi elettorali del 30 ottobre la Lega vola al 33,5%

La coalizione di centrodestra è al 48,4% in aumento dello 0,8% mentre quella'giallorossa' è al 44,3% in calo dell'1,4% rispetto alla rilevazione del 24 ottobre. Lo fa sapere la ricerca Index Research.

Le elezioni regionali in Umbria hanno significato davvero un test politico per il Paese? Certo è che il Carroccio, lo dimostrano gli elettori, è ancora il primo partito in Italia. E la coalizione di centrodestra è al 48,4% in aumento dello 0,8% mentre quella’giallorossa’ (Partito democratico, Movimento 5 stelle, Sinistra e Italia Viva) è al 44,3% in calo dell’1,4% rispetto alla rilevazione del 24 ottobre. Sono i dati che emergono dal sondaggio settimanale di Index Research del 30 ottobre per Piazza Pulita, su La7. La Lega si conferma il primo partito con il 33,5% di consensi, segue il Partito Democratico al 19,2%, terzo il Movimento Cinque Stelle al 17,8%. Fratelli d’Italia ottiene l’8,6% di consensi mentre Fi il 6,3%. Italia Viva di Matteo Renzi è al 5,1%, ed infine +Europa all’1,8% ed i Verdi al 2%. Gli indecisi sono il 38,9%. Tra le domande rivolte agli intervistati c’era anche la possibilità di andare ad elezioni anticipate dopo il voto in Umbria. Se il 51,6% si è detto è contrario, i favorevoli sono il 44,2%.

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Tranquilli, presto o tardi Salvini si rifarà male da solo

La Lega e le destre festeggiano dopo la vittoria in Umbria e gli scivoloni del governo giallorosso. Ma da qui al voto politico tante cose possono cambiare.

A destra i festeggiamenti proseguono. Si erano presi un bello spavento dopo l’estate alcolica di Matteo Salvini. Il tradimento dei cinque stelle e l’insospettato attivismo di Giuseppe Conte li aveva messi in allarme.

Poi le cose sono rientrate nel solco precedente. Conte ha confermato di essere alle prime armi con la vicenda dei servizi segreti. Il M5s è al capolinea. Il Pd non alza la voce perché l’ha persa. Matteo Renzi fa il fenomeno ma ha il terrore che qualcuno lo porti al voto immediato.

Da qui i festeggiamenti della destra, persino esagerati rispetto al voto umbro. Ma che cosa festeggiano? Da qui al voto politico possono ancora cambiare tante cose.

LA SVOLTA MODERATA DELLA LEGA NON È CREDIBILE

Non voglio fare lo spiritoso, ma sappiamo tutti che Salvini può farsi del male da solo. È per questo che i boatos che vengono dalla Lega, e che sono ispirati da Giancarlo Giorgetti, dicono una cosa sola. Non c’è fretta, facciamoli bollire (i giallorossi), siamo pronti a dare il governo a Mario Draghi, vorremo entrate del partito democristiano europeo, l’euro e l’Europa non si toccano, dopo Sergio Mattarella ci sarà ancora Draghi. E cosa volete dire ad uno che a nome di un partito del 30-35% fa affermazioni così moderate? Gli possiamo dire che non gli crediamo. Ma sarebbe una scortesia verso un leader politico, il già citato Giorgetti, che è notoriamente una persona seria. Gli si potrebbe dire, con maggiore aderenza al vero, che questo disegno è irrealizzabile o troverà ostacoli tali da impedirne l’attuazione.

DIFFICILE CHE IL CARROCCIO RIESCA A ENTRARE NEL PPE

Già sul “non c’è fretta” si potrebbe discutere. Salvini dopo aver dichiarato che può attendere, comincia a reclamare il voto subito. Giorgia Meloni voterebbe domani mattina. Che i giallorossi possano bollire è abbastanza probabile, ma la via del miracolo è sempre aperta e potrebbe accadere che con il combinato disposto di una cazzata di Salvini e di una botta di fortuna di Conte, il gioco torni a complicarsi. Ma questa non è più una analisi politica. Invece è discutibile che l’asse Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia possa, in caso di caduta di Conte, chiamare Mario Draghi e che il suddetto decida di accettare.

Draghi è persona seria e dalle parti della Lega si aggirano i Borghi e Bagnai nelle cui mani Draghi non metterebbe la propria rispettabilità

Se il governo Conte cadrà, come indubbiamente è facile che avvenga, prima di metter su un governo guidato da una fortissima personalità, le destre dovranno calmare i propri bollenti spiriti e non riusciranno a farlo. Tanto meno facile sarà convincere Draghi a governare in nome loro, non per idiosincrasia politica ma perché Draghi è persona seria e dalle parti della Lega si aggirano i Borghi e Bagnai nelle cui mani Draghi non metterebbe la propria rispettabilità.

Il leader della Lega Matteo Salvini.

C’è anche il tema dell’adesione della Lega al partito democristiano europeo sulla base delle garanzie di Silvio Berlusconi. Dubito che Berlusconi oggi possa garantire chicchessia, è vero che lì c’è anche Viktor Orban, è altrettanto vero che la quantità di insulti che Salvini ha riversato sui popolari tedeschi e sulla classe dirigente europea di estrazione democristiana rendono assai difficile l’avvicinamento del leghista là dove regnava la Angela Merkel.

QUESTA DESTRA COMINCERÀ SUBITO L’ASSALTO AL GOVERNO CONTE

Insomma la strada di una destra che abbandona la propria furia e diventa rispettavile è assai poco credibile. Natura non facit saltus. E la natura della Lega è sicuramente governista ma è indissolubilmente legata alla necessità di apparire al proprio elettorato anche come forza di opposizione o se preferite di scasso. L’idea che la Lega possa diventare come la Dc è infondata come quella che immaginava che i pentastellati sarebbero stati il nuovo Pci. Solo la pigrizia intellettuale può far immaginare un ritorno nei ranghi di politici populisti e sovranisti. Appunto, natura non facit saltus.

Togliamoci dalla testa che ci stiamo avvicinando a un passaggio segnato dall’avvio di un ciclo moderato

È assai più facile invece che questa destra non attenda le elezioni emiliano-romagnole per dare l’assalto al governo, che Salvini torni ad urlare (e a farsi cicchetti per stare in forma), che la Meloni si ingolosisca dei voti crescenti e, senza badare a chi la insulta, decida di fare l’alleata–concorrente del padano. Insomma, togliamoci dalla testa che ci stiamo avvicinando a un passaggio, duro per la sinistra, ma segnato dall’avvio di un ciclo moderato.

Da sinistra, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini (C), e Giorgia Meloni.

Continuerà il casino, almeno fino a che una coalizione seria non formerà un cartello elettorale di salvezza nazionale che affidi a Mario Draghi la guida del Paese fuori da logiche di partito o di schieramento. La sinistra potrebbe favorire questo passaggio e intanto riprendere in mano qualche libro e consumare un po’ di suola di scarpe riprendendo a girare nei quartieri popolari. Per la terza volta dico natura non facit saltus: la sinistra lì è nata e lì deve tornare.

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I sondaggi politici elettorali del 30 ottobre 2019

La Lega si conferma sopra il 30% dopo le Regionali in Umbria. Calano sia il Pd che il M5s. In crescita Fratelli d'Italia. La rilevazione di Ixè.

Dopo le elezioni in Umbria, la Lega si conferma il primo partito con il 30,9% dei consensi, in crescita dello 0,4% rispetto alle rilevazioni della precedente settimana.

CALANO SIA IL PD CHE IL M5S

In calo il Partito democratico che passa al 19,5% dal 19,8 e il Movimento 5 Stelle che scende al 19,2% dal precedente 20,8%. Le Regionali umbre danno vantaggio a livello nazionale ai partiti del centrodestra, tranne Forza Italia, e penalizzano la maggioranza di governo, tranne Italia viva di Matteo Renzi, che dal 3,5% passa al 3,7%.

CONTINUA L’AVANZATA DI FRATELLI D’ITALIA

Le stime sono contenute nel somndaggio Ixè condotto per la trasmissione Cartabianca in onda su RaiTre. I dati del sondaggio evidenziano che Fratelli d’Italia sale al 9,5% dall’8,7 %, mentre Fi dall’8,1% passa al 7,7%. In calo ancora +Europa, che passa dal 2,1 all’1%.

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Stati generali della Lega per guardare alle Regionali

di Andrea Pellegrino

La Lega campana esulta e guarda alle prossime elezioni. Ieri pomeriggio a Salerno presente quasi tutto lo stato maggiore del partito di Matteo Salvini, ad eccezione del coordinatore regionale Volpi che ha lasciato l’incarico dopo la nomina alla presidenza del Copasir. Dopo le elezioni in Umbria, il tavolo nazionale si riunirà per definire le candidature a governatore nelle altre regioni chiamate al voto. «Abbiamo atteso i risultati dell’Umbria – spiega Gianluca Cantalamessa – ora attendiamo le indicazioni nazionali per poi concentrarci sulla Campania ma soprattutto sul programma e sulla formazione delle liste che devono rappresentare le tante peculiarità di questa regionale. Abbiamo – prosegue il presidente regionale della Lega – già incontrato gli alleati e abbiamo deciso di aprire anche alle tante realtà civiche». Avanti tutta anche per l’europarlamentare Lucia Vuolo: «Vogliamo vincere anche in Campania e ci riusciremo. Così come riusciremo ad ottenere ottimi consensi per la Lega. Tante persone – prosegue Lucia Vuolo – hanno già mostrato disponibilità a candidarsi. Nei prossimi giorni si valuteranno tutti questi profili ma sono sicuro che ci sarà una squadra forte e una coalizione forte».

Consiglia

Carfagna e Caldoro si defilano Il Cav pensa a Martusciello

di Andrea Pellegrino

Ritorno alle origini. Questa potrebbe essere l’idea del Cavaliere per risollevare Forza Italia. E proprio dalla Campania, in vista delle prossime elezioni regionali, da Arcore potrebbe essere calato l’asso nella manica, nel caso in cui dovessero venire meno le altre candidature. Berlusconi potrebbe indicare il suo ex delfino, Antonio Martusciello, suo plenipotenziario politico campano negli anni 90. Fratello di Fulvio, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, dopo l’esperienza parlamentare, Antonio Martusciello è un commissario di lungo corso dell’Agicom. Un nome di peso per saltare l’ostacolo e dopo un possibile e prevedibile no di Mara Carfagna, decisa a non accettare candidature al di sotto di Roma. Sul tavolo resta il nome di Stefano Caldoro, intenzionato più a lanciare una figura tecnica per la presidenza, ritagliandosi però un ruolo di peso all’interno del governo regionale. D’altronde, Caldoro è già stato seduto sulla poltrona più alta di Palazzo Santa Lucia e una sua ricandidatura ripropone, quasi in toto, lo scenario di cinque anni fa, con la sfida a Vincenzo De Luca. Non mancano altri tavoli di trattative e altri nomi: come quello di Severino Nappi, ex assessore regionale al lavoro della giunta Caldoro che da tempo ormai è in campo per la costruzione di un nuovo progetto politico all’interno della casa azzurra. Resta in piedi anche l’ipotesi Cirielli, nome calato da Giorgia Meloni. Secondo lo scacchiere politico nazionale interno al centrodestra a Fratelli d’Italia spetterebbe la leadership in Puglia mentre quella della Campania, così come è storicamente, è appannaggio degli azzurri. Ma da qui alla presentazione delle liste tutto potrà ancora accadere. Così come è da definire il ruolo della Lega in Campania. Dopo Grant, nome ufficiale che il Carroccio ha fornito alla coalizione si lavora ancora intorno a Gennaro Sangiuliano, nome ben visto anche dal Cavaliere. Ad oggi la Lega campana ha un problema in più: il commissario Volpi, infatti, dopo la recente nomina alla guida del Copasir dovrà lasciare l’incarico. Nei prossimi giorni, ad elezioni umbre fatte, probabilmente Salvini metterà mano al caso campano, dove il partito è ancora lontano dalla sua conformazione classica.

Consiglia

Le dichiarazioni della Lega sui risultati delle elezioni in Umbria

Per Salvini è «un'impresa storica». Borghi saluta i giallorossi.

È un Matteo Salvini raggiante quello che varca la porta dell’albergo di Perugia. Le urne delle Regionali in Umbria si sono chiuse da pochi minuti e la notizia dei primi exit poll è già rimbalzata. La candidata del centrodestra a fortissima trazione leghista, Donatella Tesei, va verso una nettissima vittoria sulla coalizione composta da Partito democratico e Movimento 5 stelle, guidata da Vincenzo Bianconi. «Aspettiamo i dati veri. A occhio abbiamo fatto un’impresa storica», ha affermato Salvini all’ingresso in albergo, dove è stato raggiunto anche dalla candidata presidente Donatella Tesei. A chi gli chiedeva come si sentisse ha risposto «felice». «Sento qualcosa nell’aria», ha aggiunto.

BORGHI: «CIAO CIAO GIALLOROSSI»

Sebbene lo spoglio sia appena iniziato e ci sia ancora da attendere per i risultati ufficiali, i dati sono così netti da lasciare poco adito ai dubbi, e cancellare ogni possibile cautela. Così anche il deputato leghista Claudio Borghi ha deciso di celebrare la vittoria su Twitter: «Ciao ciao giallorossi… nb, sono exit poll, aspettiamo i dati veri». Ma è una postilla che lascia il tempo che trova e di certo non smorza l’entusiasmo nel centrodestra. E ancora, lo stesso Borghi rincara la dose contro gli avversari sconfitti: «Voi capite perchè dicevo che se avessero fatto la cretinata di mettersi insieme io avrei stappato la sei litri…».

IN HOTEL I VERTICI DELLA LEGA UMBRIA

Salvini è nell’hotel dove si trovano anche i vertici della Lega Umbria, tra i quali il segretario regionale, Virginio Caparvi, in attesa dei primi risultati elettorali. Nella sala dell’hotel, a poche centinaia di metri dal palazzo della Regione, numerosi giornalisti e militanti del partito. All’interno è stata allestita anche una sala stampa. Nello stesso albergo pernotta anche il commissario del Pd in Umbria, Walter Verini, che prima dell’arrivo di Salvini è uscito dall’albergo salutando il segretario Caparvi e il senatore Simone Pillon.

MELONI: «ESPUGNATA ROCCAFORTE DELLA SINISTRA»

Anche il resto della coalizione esulta. «Espugnata la roccaforte della sinistra, ora liberiamo l’Italia», ha scritto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, su Facebook. «L’Italia del Buongoverno ha vinto anche in #Umbria. Dal 4 marzo 2018 ad oggi il messaggio degli italiani è sempre lo stesso: vogliono un governo di #centrodestra. Congratulazioni a Donatella Tesei, ha vinto la rivoluzione pacifica!», ha commentato su Twitter il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani.

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Sondaggio per La7: cresce tutto il centrodestra, in calo Pd e M5s

In una settimana la Lega è passata dal 32,7% al 33,2% delle preferenze di voto, Fdi dal 7,5 all'8,2 e anche il consenso di Fi è aumentato dal 6 al 6,2.

Stare all’opposizione fa bene al centrodestra che vede crescere il consenso verso tutti i partiti. Mentre cala quello per i due alleati di governo Partito democratico e Movimento Cinque Stelle. Sono i risultati del sondaggio settimanale di Index Research per Piazza Pulita, di Corrado Formigli, su La7. «La Lega», ha sottolineato Index con Natascia Turato, «passa dal 32,7%, del 17 ottobre, al 33,2% del 24 ottobre».

L’AUMENTO MAGGIORE PER FDI CHE ARRIVA ALL’8,2%

«Un significativo +0,5% in una settimana. Un trend comune a Fratelli d’Italia che sale dal 7,5% al 8,2% (+0,7) di questa settimana. Consolidata la crescita rispetto al 4,4% delle politiche ed al 6,5% delle Europee. Lieve crescita, in questi sette giorni, anche per Forza Italia. Dal 6% al 6,2% con un +0,2», hanno osservato dall’istituto di ricerca.

IL M5S PASSA DAL 19 AL 18,8%, IL PD DAL 19,8 AL 19,5%

«Segnali negativi», aggiungono da Index, «per le due principali forze di governo. Il M5S, nelle intenzioni di voto, passa dal 19% al 18,8%, il Pd dal 19,8% al 19,5%.

ITALIA VIVA CRESCE DAL 5,2 AL 5,3%, +ERUOPA ALL’1,8, VERDI 1,9

«Stabile, di fatto, in questa settimana, il dato di Italia Viva di Matteo Renzi che dal 5,2% arriva al 5,3%. Perde punti Più Europa che arrivava all’1,8% ed era al 2%, i Verdi sono sondati invece all’1,9% ed altri di sinistra al 2,1%. Gli indecisi il 38,5%», concludono dal centro di ricerca.

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Due dossier «da brividi» sulla Rai sovranista pronti per Conte

Il segretario della vigilanza Anzaldi parla di «pluralismo negato, qualità a zero e ascolti sprofondati». Un sistema «marcio e deviato» su cui il premier deve «pretendere un cambio di passo».

Due dossier «da brividi» sui 14 mesi della Rai sotto il governo giallo-verde e sugli ultimi giorni, dalla crisi ai primi passi del governo Pd-M5s, pronti da inviare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e, appena verrà fatta la nomina, al nuovo sottosegretario alle Telecomunicazioni. Il deputato Pd Michele Anzaldi segretario della commissione di vigilanza della televisione pubblica è determinato a fare una sorta di operazione trasparenza su quella che si può chiamare la Rai sovranista: «Tocca anche a loro pretendere un cambio di passo vero, netto, profondo», ha spiegato parlando del premier e del futuro sottosegretario.

Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza della Rai.

«RAI FUORI CONTROLLO, SISTEMA MARCIO E DEVIATO»

Il giudizio di Anzaldi è tutto negativo: «Ascolti sprofondati. Qualità ridotta a zero. Pluralismo puntualmente negato. Un decadimento totale. C’è una emergenza informazione. Tocca al Pd creare una task force di monitoraggio e di denuncia. C’è una Rai fuori controllo, c’è un sistema completamente marcio. Completamente deviato. Un incidente giornalistico dietro l’altro e nessuna consapevolezza di quello che sta accadendo».

A FRATELLI D’ITALIA E LEGA IL DOPPIO DEL TEMPO CHE A CONTE

Tra quelli che definisce «incidenti giornalistici», Anzaldi cita la scelta del Tg2 di dedicare «alla manifestazione di Fratelli d’Italia e Lega fuori Montecitorio il doppio del tempo che concede al primo discorso di Giuseppe Conte da premier del governo M5s-Pd. Così si calpesta l’abc del giornalismo e vedere l’Ordine che si gira dall’altra parte non mi va giù». L’Ordine dei giornalisti, secondo Anzaldi, dovrebbe «richiamare e sanzionare», ma serve «una presa di coscienza collettiva. Tocca all‘amministratore delegato Salini e ai direttori di reti e tg spiegare al Paese che quello che è successo in questi mesi non succederà mai più». La Rai, aggiunge Anzaldi, «ha una sola vera trasmissione in prima serata di approfondimento politico, CartaBianca, e Bianca Berlinguer decide di far spiegare agli italiani la crisi politica da Mauro Corona, uno che di mestiere fa lo scalatore». Per Anzaldi, «Salvini e Di Maio hanno lottizzato ogni spazio. Una fame di spartizione e di occupazione che fa paura»; «va ripristinata la legalità», facendo anche «piena luce sulla storia opaca e piena di omissioni che ha portato all’elezione di Marcello Foa a presidente del Cda». Il segretario Vigilanza Rai sottolinea di aver chiesto «da mesi l’accesso agli atti, ora mi aspetto che lo faccia anche il M5s. Perchè la strada è una sola: restituire alla Rai un presidente di garanzia come prevede la legge».

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I sondaggi politici elettorali del 12 settembre 2019

La Lega resta prima al 33,3%. Controsorpasso di Forza Italia (7,8%) su Fratelli d'Italia (7%). Pd al 23%, M5s al 19%. Il 58% sarebbe andato al voto.

Se si votasse il 12 settembre la Lega sarebbe il primo partito con il 33,3% dei consensi seguita dal Pd al 23%. Sono i dati che emergono dal sondaggio Emg Acqua condotto per la trasmissione di Rai3 Agorà. Il Movimento Cinque Stelle otterrebbe il 19,7% delle preferenze, Forza Italia il 7,8%, Fratelli d’Italia il 7%. Più Europa arriverebbe al 2,6%, La Sinistra all’1,8%.

IL 58% SAREBBE ANDATO ALLE ELEZIONI

Secondo il sondaggio, dopo la caduta del governo gialloverde sarebbe stato meglio andare alle elezioni per il 58% degli elettori. La decisione di dar vita ad un nuovo governo è invece promossa dal 39% delle persone. Tra gli elettori del Pd sono il 78% gli elettori per i quali è stato meglio formare un nuovo governo, e il 19% quelli che avrebbero preferito le elezioni; mentre tra gli elettori M5s la percentuale di chi avrebbe preferito andare alle urne sale al 39%, contro un 60% che ritiene sia stato meglio formare un nuovo esecutivo.

Nota Metodologica: Autore: EMG Acqua; Committente/Acquirente:RAI PER AGORA’; Criteri seguiti per la formazione del campione: Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione telematica su panel; Numero delle persone interpellate, universo di riferimento, intervallo fiduciario: popolazione italiana maggiorenne; campione: 1.865 casi; intervallo fiduciario delle stime: ±2,3%; totale contatti: 2.000 (tasso di risposta: 93%); rifiuti/sostituzioni: 135 (tasso di rifiuti: 7%). Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: 10 settembre 2019.

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No a un nuovo processo per i Bossi sui fondi della Lega

Confermata la sentenza in Appello di non luogo a procedere nei confronti di Umberto e di suo figlio Renzo. Condanna invece per l'ex tesoriere Belsito.

La Cassazione ha confermato la sentenza di non luogo a procedere per l’ex leader della Lega, Umberto Bossi, e per suo figlio Renzo nell’ambito del filone milanese del procedimento sui fondi del Carroccio.

LA PROCURA VOLEVA ESTENDERE LA QUERELA DI SALVINI

Per l’ex segretario della Lega e suo figlio non è previsto dunque alcun nuovo processo, dopo che la Suprema corte ha respinto il ricorso della procura di Milano, che chiedeva di estendere anche ai due Bossi la querela presentata dal leader della Lega Matteo Salvini nei confronti del solo ex tesoriere Francesco Belsito, accusato di appropriazione indebita in merito alla vicenda della truffa elettorale.

CONFERMATA LA CONDANNA A BELSITO

Confermata anche la condanna inflitta in Appello proprio a Belsito, che è accusato di appropriazione indebita su querela avanzata dal segretario della Lega Matteo Salvini. L’ex tesoriere era stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa, dalla corte di Appello di Milano il 23 gennaio 2019. Ora la Suprema Corte ha respinto il ricorso di Belsito contro la condanna.

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Salvini e Berlusconi alleati divisi

Il primo pensa a una coalizione di destra sovranista a trazione leghista. Ma il leader di Forza Italia è titubante e dice di non riconoscere più il capo politico del Carroccio.

Dopo la breve parentesi di governo della Lega con il M5s il centrodestra prova a ricompattarsi sotto la guida di un leader unico che possa mettere insieme le svariate anime di una coalizione politica andata in parte in frantumi dopo il voto del 4 marzo e l’esperienza giallo-verde. Il problema è che sia Silvio Berlusconi che Matteo Salvini, oltre a Giorgia Meloni leggermente defilata sul fondo, vogliono per sé il ruolo di leader maximo

Il leghista da Caorso parla di un’opposizione al governo Conte bis «nelle sedi istituzionali ma anche nelle piazze». Salvini infatti ritiene che la Lega sia l’unica forza a «rappresentare i milioni di italiani che sono indignati per un governo che non sta né in cielo né in terra, per un Pd che ha perso tutte le elezioni possibili negli ultimi due anni». Dal canto suo Berlusconi, come parte della destra, imputa a Salvini la colpa principale di aver consegnato il Paese alla sinistra.

BERLUSCONI: «NO A DESTRA SOVRANISTA»

Di fatto per il leader di Forza Italia, sta proprio al suo partito «costruire un’alternativa, di centrodestra, che non è la destra sovranista. Quella destra non potrà mai vincere, da sola, e se vincesse non sarebbe in grado di governare». Ma Berlusconi, come si legge nella lettera ai giovani di Forza Italia riuniti a Giovinazzo, sostiene anche come sia necessario «ricostruire lo spazio politico dei liberali, dei cattolici, dei riformatori, delle tradizioni su cui si fondano le libere democrazie dell’Occidente». Insomma una stoccata alla Lega netta che continua con l’autoproclamazione di Fi come sola coerente «erede di quelle idee e di quei valori, i soli portatori del modello della società occidentale con le sue libertà e i suoi diritti».

ATTACCO AL GOVERNO GIALLOROSSO E A SALVINI

«Io temo che il nuovo governo non sarà migliore del precedente, anzi potrebbe essere peggiore». Questo perché «se nell’ultimo anno la Lega era riuscita solo raramente a far valere le idee e i programmi del centrodestra, oggi abbiamo davanti un governo che ripropone tutte gli errori ideologici della vecchia sinistra, il governo forse più a sinistra della storia della Repubblica», si legge ancora.

IL GOVERNO DI SINISTRA DELLE POLTRONE

Dal canto suo Salvini vede nel solo Pd il nemico contro cui il leader del Carroccio si scaglia. «Quando ci sono in ballo le poltrone quelli della sinistra arrivano da ovunque e quindi non mi faccio grosse illusioni. So per certo che in questi giorni sto incontrando una marea di persone fuori dai palazzi che mi chiede di tenere duro perché tanto prima o poi toccherà a noi», ha spiegato. Eppure non ha mancato di replicare alle frecciate di Berlusconi chiedendo però compattezza dato che «dobbiamo preoccuparci del fatto che qui c’è una sinistra che rientra dalla finestra dopo che l’hanno buttata fuori dalla porta».

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