Cos’è e come funziona lo ius culturae

Lega l'ottenimento della cittadinanza alla frequenza di cicli di studio in un determinato Paese. A patto di esservi nati o entrati prima dei 12 anni di età. Guida all'istituto giuridico oggetto di dibattito in Italia.

Luigi Di Maio ha detto che «non è una priorità», Matteo Salvini l’ha definita una via per «la cittadinanza facile». Il 3 ottobre approda in commissione Affari costituzionali alla Camera la legge sullo ius culturae, l’istituto giuridico ancora inedito in Italia che infiamma destra e sinistra e che già sembra dividere la maggioranza di governo.

COSA PREVEDE LO IUS CULTURAE

Lo ius culturae prevede che il minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età, possa ottenere la cittadinanza purché abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali.

DIFFERENZE TRA IUS CULTURAE, IUS SOLI E IUS SANGUINIS

Lo ius soli, o diritto del suolo, è un’espressione giuridica per cui l’acquisizione della cittadinanza è la diretta conseguenza dell’essere nati sul territorio di un dato Paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Lo ius sanguinis, o diritto del sangue, indica invece la trasmissione della cittadinanza da un genitore ai propri figli (ad esempio, il figlio di un italiano è italiano, quello di un francese è un francese, ecc).

COME SI OTTIENE LA CITTADINANZA IN ITALIA

In Italia, la cittadinanza si ottiene automaticamente secondo lo ius sanguinis (per nascita, riconoscimento o adozione, da anche un solo genitore cittadino italiano), oppure secondo lo ius soli (per i nati in Italia da genitori apolidi). Attualmente, in base alla legge 91 del 1992, chi è nato sul suolo italiano da genitori stranieri può diventare cittadino al compimento del 18esimo anno di età, a condizione però che abbia mantenuto costantemente la residenza in Italia dalla nascita.

COME FUNZIONA NEGLI ALTRI PAESI

Ad applicare lo ius soli automaticamente e senza condizioni sono quasi tutti i Paesi del continente americano, come gli Stati Uniti, il Canada e buona parte dell’America meridionale. I principali Paesi europei invece, tra cui Regno Unito, Germania e Francia, applicano forme modificate di ius soli, per le quali oltre alla nascita sono richieste diverse condizioni variabili da Stato a Stato.

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Il dibattito sullo Ius culturae divide anche il Pd

Lega e FdI contro la legge che il 3 ottobre arriva in commissione alla Camera. Alessia Morani frena: «Ora sarebbe un errore». Brescia (M5s): «Ci sono altre priorità».

Mancano pochi giorni. Il 3 ottobre la legge sullo ius culturae a prima firma Laura Boldrini approda in commissione Affari costituzionali alla Camera, per essere preso in esame. E si riaccende il dibattito attorno a un’iniziativa che divide nettamente destra e sinistra, e comincia a incrinare qualcosa anche all’interno della stessa maggioranza di governo, sollevando dubbi di opportunità pure tra alcuni membri del Partito democratico.

MELONI ANNUNCIA LA RACCOLTA FIRME

La posizione della destra è netta, chiara, compatta. Matteo Salvini ha dichiarato: «Temo che qualcuno abbia promesso alla Merkel di ritrasformare l’Italia in un campo profughi d’Europa e ci sia qualche cooperativa che sta aspettando di tornare a fare affari», mentre Alessandro Morelli (Lega), ha ricordato che «la cittadinanza italiana non è un regalo, è un onore e un onere, che comporta delle responsabilità. Chi pensa di darlo ai ragazzini e usarlo per avere voti ne risponderà davanti agli italiani!». Giorgia Meloni, poi, annuncia una raccolta firme contro la legge: «Il governo più anti-italiano della storia ha deciso di svendere la cittadinanza italiana», ha detto la leader di Fratelli d’Italia, «Pd e M5S sono pronti a far passare la legge Boldrini che aprirà le porte allo ius soli. Giovedì, dalle 12, Fratelli d’Italia sarà a piazza Montecitorio per permettere a tutti di firmare per chiedere al presidente della Repubblica di fermare questo scempio. Saremo presenti poi il prossimo fine settimana in tutte le città italiane. La cittadinanza non si regala».

MORANI: «È IL MOMENTO SBAGLIATO»

Il Partito democratico, invece, comincia a mostrare i primi tentennamenti. A dichiarare la propria perplessità, domenica 29 settembre, è stata la sottosegretaria allo Sviluppo economico Alessia Morani, con un post su Facebook: «Attirerò molte critiche», ha scritto dicendosi comunque convinta di «interpretare il “sentiment” della maggioranza delle persone che guardano con simpatia al nostro governo» e ribadendo «che lo ius culturae è un principio sacrosanto ed una legge di grande civiltà, ma riprendere ORA il dibattito sull’approvazione di questo provvedimento è un errore». Secondo Morani, la legge «ORA non sarebbe compresa» considerate le «tossine di razzismo inoculate da Salvini» e sarebbe meglio aspettare giugno del 2020. La pensa in maniera molto diversa Matteo Orfini: «Salvini sbraita, la Meloni raccoglie le firme contro, persino dal Pd qualcuno spiega che non è il momento. Strano, il momento per superare una atroce discriminazione che colpisce anche tanti bambini non arriva mai in questo Paese. E invece il momento è proprio questo. Lo ius culturae si può approvare in poche settimane. Senza tentennamenti, senza paura e senza subalternità agli argomenti della peggiore destra».

BRESCIA (M5S): «ALTRE PRIORITÀ»

Nessun dubbio da Liberi e uguali: «In una nazione normale una nuova legge sulla cittadinanza fondata sullo ius culturae sarebbe votata da tutti, anche dalla destra», ha detto il capogruppo del partito alla Camera Federico Fornaro, «stiamo parlando di migliaia di ragazze e ragazze nati in Italia e che studiano insieme ai loro coetanei italiani e che si sentono (e sono) italiani più di tanti fomentatori d’odio e di intolleranza». Atteggiamento più cauto e attendista, invece, quello di Giuseppe Brescia, deputato pentastellato e presidente della I commissione: «Giovedì riprende la discussione su una legge sulla cittadinanza, ma siamo lontani dall’avere un testo base. Ora in commissione ci sono altre priorità come una legge sul conflitto di interessi e il taglio dei parlamentari che approveremo martedì. Come M5s, per presentare un nostro testo abbiamo un iter ben preciso da seguire, che passa anche dalla consultazione degli iscritti a Rousseau».

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