Le cose da sapere sulle proteste che scuotono l’Iraq

Da giorni migliaia di giovani manifestano contro carovita e carenza di servizi. In particolare a Baghdad e nel Centro-Sud. Le cause di una situazione esplosiva, che non risparmia i Paesi vicini.

Da alcuni giorni l’Iraq è attraversato da violente proteste. I cittadini hanno iniziato a scendere in piazza in massa a fine settembre per protestare contro il carovita e contro la carenza di servizi. L’epicentro è la capitale Baghdad, ma disordini si sono verificati anche Nassiriya, Baaquba e nei distretti di Muthanna e Diwaniya. Il bilancio provvisorio è di 19 morti – tra cui un bambino – e centinaia di feriti.

LE CAUSE DELLA PROTESTA: UN PAESE SENZA SERVIZI NÉ PROSPETTIVE

La protesta è portata avanti da migliaia di persone, in larga parte giovani senza lavoro e studenti universitari, provenienti dalle periferie e dalle impoverite località del Centro-Sud iracheno. Si tratta di aree dove i partiti-milizia sciiti avevano fatto fortuna negli anni scorsi grazie alla guerra contro l’Isis. Una volta finita la guerra, i nuovi signori della guerra cooptati dal governo non distribuiscono più ricchezza alla massa di “diseredati” di una delle regioni più ricche di petrolio di tutto il Medio Oriente. Con l’acqua potabile e l’elettricità razionate, con un accesso sempre più limitato a servizi sanitari e scolastici di qualità, senza lavoro e senza prospettive di poter emigrare all’estero, gli iracheni hanno dato sfogo alla loro rabbia, in una situazione descritta dagli analisti come «esplosiva».

LA RISPOSTA (GIÀ SENTITA) DEL GOVERNO: VIA A UNA COMMISSIONE AD HOC

Il 3 ottobre, la presidenza della Repubblica, il governo e il parlamento iracheni hanno annunciato la formazione di una commissione inter-istituzionale che prenda in considerazione le richieste dei manifestanti. Nell’annuncio si fa riferimento, senza però entrare nei dettagli operativi, della necessità di formare una commissione che avvii riforme urgenti per «far fronte alla corruzione e alla disoccupazione», che si occupi «della ricostruzione (post-guerra) e dell’assistenza sociale». Già nei mesi scorsi in occasione di analoghe proteste popolari verificatesi nel sud dell’Iraq il governo aveva annunciato una commissione che studiasse misure contro corruzione e disoccupazione senza di fatto darne seguito.

UN MALCONTENTO SENZA FRONTIERE: PROTESTE DAL LIBANO ALLA GIORDANIA

Le proteste in Iraq si aggiungono a quelle avvenute di recente in Libano e in Egitto, al malcontento in Giordania. Nei giorni scorsi in Libano, dove una popolazione di meno di 4 milioni di persone vive accanto a circa 1 milione di profughi siriani, centinaia di persone sono scese in piazza per chiedere un intervento del governo contro la crisi economica. Nelle settimane scorse si era invece riaccesa in Egitto la fiamma delle proteste, incentrate sul tema dei diritti politici. In Giordania, gli insegnanti delle scuole pubbliche sono in rivolta, ma il malcontento avvolge ampi settori delle comunità del regno hascemita. Analisti locali notano che, al di là delle differenze tra i contesti nazionali, la regione si sta infiammando a causa delle crescenti disparità e dell’assenza di strategie di inclusione dei settori più vulnerabili delle società. Anche in Siria, ai problemi di sicurezza si aggiungono i segnali di una insofferenza sociale accentuata dalle conseguenze di otto anni di guerra.

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