Del Vecchio, Mediobanca e la guerra nel capitalismo italiano

EQUINOZI DI COPERNICO. L'84enne patron di Luxottica all'arrembaggio di Piazzetta Cuccia. La mossa innescherà un risiko in Generali e Unicredit. E sul campo di battaglia potrebbero scendere pure Bolloré, Caltagirone e Intesa Sanpaolo. Lo scenario.

Ci voleva un 84enne per smuovere le paludose acque della finanza. E soprattutto per tornare a scuotere quel che resta del salotto di Piazzetta Cuccia. Leonardo Del Vecchio, meglio conosciuto come il patron di Luxottica (che ora si è fusa, in una liaison dangereuse, con la francese Essilor), ha scelto una data simbolica come l’11 settembre per andare all’arrembaggio di Mediobanca, cioè conquistare il 3,086% del capitale dell’istituto milanese attraverso quote di sue società (2,579% Delfin, 0,203% Aterno e 0,304% Dfr Investment).

DEL VECCHIO HA RAGGIUNTO IL 6,94%. E QUI RIMANE (PER ORA)

Il 17 settembre poi, il giorno in cui è stata resa nota la partecipazione, ha raggiunto il 6,94% (6,433% Delfin, 0,203% Aterno Sarl e 0,304% Dfr Investment). E qui rimane, almeno per ora. «L’investimento rappresenta per Delfin un’ottima opportunità per la qualità, la storia e le potenzialità di crescita di Mediobanca in Italia e all’estero. Siamo un azionista di lungo periodo e daremo il nostro sostegno per accelerare la creazione di valore a vantaggio di tutti gli stakeholder», ha fatto scrivere in una nota l’imprenditore. Come dire, tranquilli per ora vengo in pace ma qui sono e qui resterò a lungo.

UN BLITZ REALIZZATO IN GRAN SEGRETO

L’accordo di consultazione tra i soci storici di Mediobanca che si è riunito il 25 settembre ha fatto finta di nulla. Nemmeno una parola sulla mossa di Del Vecchio che ha organizzato il blitz in gran segreto, ha avvisato solo all’ultimo momento (usando come “ambasciatore” il manager del gruppo di occhialeria, Luca Daniele Bordin) l’ad Alberto Nagel e senza la consulenza di un broker esterno per garantire l’effetto sorpresa.

LE TRE DATE CERCHIATE IN ROSSO

Le date cerchiate di rosso nell’agenda della banca sono tre: quella del 24 ottobre (cda per approvare i conti del trimestre) e soprattutto il 28 ottobre quando si riunirà l’assemblea dei soci. In caso di guerra, sarà quello il primo campo di battaglia. Bisogna però vedere se entro il 3 ottobre Delfin, con la sponda di altro socio, presenterà integrazioni all’ordine del giorno. Il 12 novembre, infine, Nagel presenterà l’aggiornamento del piano strategico.

LA VENDETTA DI DEL VECCHIO PER LA VICENDA IEO

Nel frattempo una serie di domande agitano i piani alti della banca di Cuccia e anche il mercato. La prima: perché si è mosso Del Vecchio? Chi lo conosce lo ha visto incazzato negli ultimi mesi dopo la vicenda dello Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia. Mediobanca aveva difeso a spada tratta, assieme a un fronte compatto vicino al 50% del capitale, il business plan del nuovo ad dell’istituto, Mauro Melis, dalle mire espansionistiche di Del Vecchio che si era fatto avanti attraverso il suo braccio destro Francesco Milleri (che siede in cda), proponendo la donazione di 500 milioni per sostenere un progetto di sviluppo, immobiliare e sanitario. Il piano, mai formalmente presentato in cda, alla fine è stato ritirato.

Francesco Milleri e il presidente di Luxottica, Leonardo Del Vecchio.

Ma al fianco del patron di Luxottica si era schierata Unicredit che a febbraio ha ceduto le sue quote detenute nell’istituto alla Fondazione di Del Vecchio, contabilizzando una perdita di 39 milioni. In realtà, gli è stato fatto notare in seguito, delle vicende dello Ieo non si è mai occupato direttamente l’ad di Mediobanca, ma il presidente Renato Pagliaro che aveva promesso all’ex numero uno di Piazzetta Cuccia, Vincenzo Maranghi, di gestire in continuità lo sviluppo del polo oncologico. Ma ad Agordo i nervi sono saltati e nel mirino del vendicativo Del Vecchio è finito Nagel.

LE MIRE DI MILLERI SULL’ISTITUTO

Va inoltre considerato un dettaglio: secondo una fonte bene informata degli Equinozi, considerata anche la complicata convivenza italo-francese in Essilux, Milleri starebbe meditando di candidarsi – un domani – al timone dell’istituto oncologico e sfruttando l’incazzatura del patron avrebbe gettato benzina sul fuoco.  

GLI EQUILIBRI DI GENERALI E IL RUOLO DI UNICREDIT NELLA SFIDA

Il movente del blitz su Mediobanca apre inoltre a un’altra raffica di interrogativi: il nuovo azionista di peso salirà ancora? Chiederà la modifica degli articoli dello statuto che disciplinano la carica di ad partendo all’assalto della governance in Piazzetta? Quali risvolti ci saranno per gli equilibri nelle Generali di cui Mediobanca controlla il 13% e lo stesso Del Vecchio possiede il 4,9%. Quale ruolo avrà Unicredit, primo azionista di Mediobanca con l’8,8% nell’eventuale sfida? Una mossa ostile di Unicredit su Mediobanca, «seppure sensata dal punto di vista strategico e finanziario, modificherebbe in modo rilevante gli assetti di governance di Unicredit», hanno scritto gli analisti di Equita

LE PREOCCUPAZIONI DI MUSTIER

L’ad dell’istituto di piazza Gae Aulenti, Jean Pierre Mustier, ha sempre definito quello in Mediobanca un investimento finanziario. Ma allo scioglimento del vecchio patto l’anno scorso aveva anche proposto un patto più forte per proteggere da eventuali attacchi esterni le banche e le sue controllate, Generali in primis. «I soci italiani non hanno voluto. La banca è ben gestita, spero che il prezzo salga di conseguenza», ha detto in una recente intervista lasciando filtrare l’amaro in bocca per il patto light.

Jean Pierre Mustier, Ceo di Unicredit.

Il banchiere francese per il momento è impegnato a preparare il nuovo piano industriale che sarà svelato al mercato a dicembre mentre il titolo Unicredit ha perso quasi il 13% nell’ultimo mese e viaggia attorno ai 10 euro, lontano dai 13 visti ad aprile. In una sorta di limbo alimentato dalla strategia dell’ad di continuare a fare funding e cassa con le cessioni, in primis quella di Fineco, senza spiegare come verrà poi usata la liquidità. Mustier e Del Vecchio si muoveranno in tandem lungo la rotta Milano-Trieste? C’è chi dice che sarebbe stato l’ad delle Generali Philippe Donnet a presentare Milleri a Mustier, ma l’ipotesi che Unicredit venda la sua quota o una parte di essa a Del Vecchio al momento pare assai improbabile.

Vincent Bolloré.

LE PARTITE DI BOLLORÈ E CALTAGIRONE

E Vincent Bolloré, secondo socio con il 7,8%? Bollorè si terrà fuori dalla mischia, risponde un’altra fonte, ma ha giurato che se venderà il pacchetto Mediobanca lo farà sul mercato. E Francesco Caltagirone che ha il 5% del Leone di Trieste avrà un ruolo nella partita? Del Vecchio e l’imprenditore romano non sono infatti riusciti, in occasione dell’ultimo rinnovo del board di Generali, a scalfire il potere di Mediobanca, che con la sua lista ha riconfermato i consiglieri uscenti. Caltagirone, che si dice aspirasse alla presidenza, ha tuonato contro l’esclusione di rappresentanti dei Benetton nel board. In realtà, Mediobanca aveva presentato come da tradizione la lista di maggioranza per il nuovo cda del Leone avvalendosi del cacciatore di teste Spencer Stuart e rispettando le regole su cui vigila Consob, che escludono che vi possano essere riunioni collettive tra soci, altrimenti sussisterebbe un “concerto” che dovrebbe essere codificato in un patto di consultazione da rendere pubblico al mercato. La continuità totale del Consiglio sarebbe dunque stata una mossa obbligata per evitare il rischio concreto di inciampare su eventuali operazioni con parti correlate, ovvero – sostengono alcuni osservatori – con l’azionista Caltagirone.  

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L’amministratore delegato di Intesa SanPaolo Carlo Messina (Getty).

INTESA SANPAOLO MUOVERÀ LE SUE TRUPPE?

Infine, in caso di guerra a muovere le truppe (e come?) sarà anche Intesa Sanpaolo che nel 2017 ha mollato l’osso del Leone di Trieste rinunciando alla scalata? Di certo, il battito d’ali di una farfalla nella galassia che da Piazzetta Cuccia va fino a Trieste passando per piazza Gae Aulenti, potrebbe scatenare un uragano nell’ecosistema finanziario in cui il gruppo di Carlo Messina ha un ruolo di primo piano.

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