Quattro proposte concrete per una Webtopia

La Rete e i social sono campi di battaglia. Per questo servono una sorta di Convenzione di Ginevra 2.0 e controlli più stringenti. Ed è ora che i giganti del Tech riconoscano ai cittadini-utenti sfruttati una micro royalty.

«La gente chiede la libertà di parola come compenso per la libertà di pensiero che raramente usa». La citazione di Kierkegaard mette al giusto posto, ovvero liquida come improponibili, quasi tutte le rivendicazioni attuali del diritto al free speech. Per la semplice ragione che dire quel che si pensa, in assoluta libertà, è da un po’ di anni uno sport mondiale.

LEGGI ANCHE:Attenzione, i Nuovi mostri siamo (anche) noi

Siano offese, rivendicazioni serie o stupidaggini conclamate, la rissa è ormai quotidiana. Ad alimentarla in forme e intensità che ci riportano al Medioevo è stato il web. Con buona pace di quanti continuano a credere nel valore intrinsecamente emancipatorio della tecnologia.

INTERNET CI RENDE STUPIDI?

Eppure è del 2010 il libro di Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi? E del 2017 il saggio di Manfred Spitzer Demenza digitale che rispondeva sì, la nuova tecnologia ci rende stupidi. Ma ancora più datate sono due ricerche che faremmo bene a rileggere con attenzione. La prima del 1976, condotta dall’Università di California a San Diego su una gruppo condominiale, che ha evidenziato come le relazioni di vicinato possano incrementare l’amicizia, ma forse di più l’inimicizia. Della serie: più ci conosciamo, meno ci sopportiamo. Come peraltro mostra il primato della famiglia come luogo di angherie e violenze fra i suoi membri.

LEGGI ANCHE: La guerra dei memi è aperta, vietato tirarsi indietro

La seconda, del 2007, curata da tre psicologi dell’Università di Harvard, ha scoperto le cascate di dissomiglianza. Ovvero che quante più informazioni ricevo di persone diverse da me, tanto meno quelle persone mi piacciono. Prova è che il problema immigrati è cresciuto sino a diventare un’emergenza nazionale, mano a mano che quella massa di disperati ci è diventata familiare. A forza di immagini servite tutte le sere e su tutti i tg.

FACEBOOK CONTRO FORZA NUOVA E CASAPOUND

Bene. Queste due pulsioni o effetti si sono intensificati via via che il mondo digitale si è allargato a un numero di persone enorme. Che rilasciano sempre più informazioni su se stesse, potendo nel contempo farsi in modo crescente gli affari degli altri. È tenendo presente questa relazione o spirale informativa che possiamo valutare i fatti e le discussioni scaturite dal provvedimento di Facebook nei confronti di Casa Pound e Forza Nuova bannate per istigazione all’odio. Chiedendoci preliminarmente come e se un privato può arrogarsi il diritto di togliere la voce a qualcuno? Perché questa è la questione principale, non schierarsi a difesa dei fascisti del terzo millennio e neppure plaudire la decisione di Facebook. Fermo restando che gli hater, seriali o di giornata e di qualsiasi orientamento siano, vanno colpiti, perseguiti e puniti.

LE REGOLE DEL SISTEMA DIGITALE

Il primo, fondamentale punto è che la consapevolezza e la decisione che servono vanno velocemente indirizzate a definire un aggiornato quadro d’insieme, meglio di sistema, della società digitale. Le regole attuali risalgono sostanzialmente alla Telecommunications Act varata negli Usa nel 1996, che fra le altre cose distingueva fra piattaforme e media/editori, consentendo a Google, Facebook e agli altri giganti del web di appropriarsi di contenuti senza pagare e di non dovere rispondere di ciò che veniva e viene pubblicato sulle loro piattaforme. Sono dunque regole che non regolano più niente e che hanno consentito ai vari Larry Brin, Mark Zurckerbeg, Jeff Bezos di realizzare enormi profitti a scapito anche di tutti i media tradizionali e di sfruttare gli utenti e consumatori dei loro servizi in modi mai visti prima.

L’ERA DEL CAPITALISMO DI SORVEGLIANZA

Questa profonda distorsione ha dato vita al capitalismo di sorveglianza che, come scrive la sociologa Soshama Zuboff in The Age for Surveillance Capitalism e nel libro bianco su Big data, privacy e democrazia, è un’aberrazione, una distorsione del capitalismo digitale.

LEGGI ANCHE: Come sopravvivere al panico da protezione dei dati personali

Un’appropriazione indebita delle nostre private esperienze che sono diventate merce, materia prima da rivendere, dati su cui costruire campagne pubblicitarie e di marketing predittivo. Il fatto poi che questa merce e questa materia prima non vengano pagate rappresenta la ragione fondamentale che ha reso possibile la rapidissima accumulazione di profitti giganteschi.

LA SVOLTA COMUNITARIA DEL GDPR

Da qua, dunque, bisogna partire. Un importante passo, dopo anni di discussioni inutili, è stato fatto a livello comunitario con il Gdpr (General Data Protection Regulation) che è entrato in vigore il 25 maggio 2018, sostituendo la precedente direttiva comunitaria del 1995. Ora i cittadini/utenti hanno più potere per richiedere alle aziende di rivelare o eliminare i dati personali in loro possesso; i regolatori potranno avviare azioni in tutta la Ue disponendo di un’unica giurisdizione; le loro azioni di controllo potranno sanzionare eccessi o frodi sino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato globale dell’azienda.

IL DIBATTITO SUL RAPPORTO TRA PUBBLICO E PRIVATO

Resta però tutto da definire il rapporto fra pubblico e privato, fra amministrazioni e gestori dei servizi web&social che hanno rilevantissime audience. Può il settore pubblico riservarsi una sorta di golden share? E, viceversa, può il privato avere il diritto di concedere o revocare a suo insindacabile giudizio la possibilità di essere presenti su un social network? E, ancora, può un utente rivendicare il diritto assoluto a dire e scrivere ciò che gli pare e piace senza essere chiamato a risponderne, sia in termini penali che economici? Questi sono alcuni degli interrogativi che necessitano però di una classe politica e di una complessiva governance con idee chiare e visioni di futuro realistiche. Cosa questa che al momento, e non solo in Italia, non c’è.

QUATTRO IDEE PER UN DIBATTITO

Si possono tuttavia suggerire, ma giusto per avviare una discussione produttiva, quattro idee/proposte. La prima: che si riconosca che Facebook, Twitter, Youtube e gli altri servizi web con contenuti informativi sono ormai a tutti gli effetti dei social media, quindi non più o non solo reti sociali ma media di comunicazione di massa, con tutto ciò che ne consegue sul piano della responsabilità su ciò che si pubblica. Secondo punto: preso atto che il web è diventato un campo di battaglia, luogo di conflitti furenti che promettono disastri epocali, bisogna almeno istituire una sorta di “Convenzione di Ginevra per le guerre culturali 2.0”. Terzo: vanno introdotti strumenti di moderazione obbligati. Nella fattispecie che Facebook, in Italia, dove ha 30 milioni di utenti, assuma non meno di 50 moderatori per ogni provincia. Che farebbero giusto più di 5 mila comunicatori in grado di bilanciare le perdite di occupati che continua a registrare il mercato editoriale tradizionale.

LEGGI ANCHE: Benvenuti nell’era degli psicopatici al potere

L’IDEA DI UNA MICRO ROYALTY PER GLI UTENTI

Quarto suggerimento, avanzato da Peter Lewis nel recente saggio Webtopia: riconoscere alle persone il possesso dei propri dati personali. Ovvero il diritto di ricevere una royalty, un compenso economico, ogni qualvolta una marca/marchio li utilizzi per fini commerciali. Sarebbero micro-pagamenti, ma su larga scala e aggregati a livello globale, potrebbero essere il modo per cominciare a redistribuire la grande ricchezza generata dall’economia digitale. «In un mondo in cui i nostri dati vengono utilizzati per sviluppare algoritmi che alla fine sostituiscono molti dei nostri lavori, un certo valore ci potrebbe essere restituito tramite conti individuali costantemente integrati con questi pagamenti di micro royalty. Proprio come uno scrittore ha diritti sulle sue parole o un compositore sulla sua musica, perché», si chiede Lewis, «l’impronta digitale che creiamo non dovrebbe essere di nostra proprietà?».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Soldi Online – Criptovalute, adesso anche Burger King ne adotta una (HelyRicci)

HelyRicci scrive nella categoria Soldi Online che: Talmente grande è l\'appeal delle criptovalute, che adesso ce le ritroviamo anche al fast-food. Per adesso solo in Russia, ma domani chissà... Burger King ha infatti lanciato la sua valuta elettronic
vai agli ultimi aggiornamenti su: economia burger king bitcoin
3 Voti

Vai all'articolo completo » .Criptovalute, adesso anche Burger King ne adotta una.
Criptovalute, adesso anche Burger King ne adotta una

SEO – Come apparire in prima pagina di Google sfruttando i contenuti (renatone)

renatone scrive nella categoria SEO che: Apparire in prima pagina su Google con il proprio sito web è un'impresa alla portata di tutti, purché si metta in campo una strategia adeguata. Per chi di seo ne mastica proprio (ma anche per chi fa
vai agli ultimi aggiornamenti su: prima pagina google seo
1 Voti

Vai all'articolo completo » .Come apparire in prima pagina di Google sfruttando i contenuti.
Come apparire in prima pagina di Google sfruttando i contenuti

Internet – (Significato IPv6) Glossario Informatico (lukalove)

lukalove scrive nella categoria Internet che: Glossario Informatico IPv6 è la versione dell'Internet Protocol designata come successore dell'IPv4. Tale protocollo introduce alcuni nuovi servizi La sua caratteristica più importante è il più amp
vai agli ultimi aggiornamenti su: significato ipv6 glossario informatico
1 Voti

Vai all'articolo completo » .(Significato IPv6) Glossario Informatico.
(Significato IPv6) Glossario Informatico

Blog – Come è andata la scorsa settimana!? (fruboscoblog)

Dal sito https:/ fruttidiboscoblog.wordpress.com, fruboscoblog scrive nella categoria Blog che: Anche questa settimana vi mostro l’andamento del blog. Lunedì: Come è andata la prima settimana di pubblicazione dopo la pausa estiva. Guardaroba passpartout tag Buon pomeriggio! Notizie e risult
SI parla anche di Blog
1 Voti Come è andata la scorsa settimana!?

Vai all'articolo completo » .Come è andata la scorsa settimana!?.
Come è andata la scorsa settimana!?

Internet – TRUFFA: Richiedi la tua casella di cioccolato gratis da ferrero (mastone)

Dal sito https:/ www.chiccheinformatiche.com, mastone scrive nella categoria Internet che: Su WhatsApp, famoso client di messaggistica per smartphone acquisito da facebook qualche anno fa, circola una nuova truffa: e` un messaggio riguardante una falsa promozione da parte di Ferrero (multi
SI parla anche di Internet
1 Voti TRUFFA: Richiedi la tua casella di cioccolato gratis da ferrero

Vai all'articolo completo » .TRUFFA: Richiedi la tua casella di cioccolato gratis da ferrero.
TRUFFA: Richiedi la tua casella di cioccolato gratis da ferrero

Soldi Online – Ethereum cos’è come funziona e come guadagnare dalla quotazione in tempo reale (8volante)

8volante scrive nella categoria Soldi Online che: Ethereum cos\'è come funziona e come guadagnarci dalla quotaizone in tempo reale? Queste sono solo alcune delle domande più ricorrenti che arrivano alla redazione di binaryoptioneurope.com qui:
vai agli ultimi aggiornamenti su: ethereum criptovalute
1 Voti

Vai all'articolo completo » .Ethereum cos'è come funziona e come guadagnare dalla quotazione in tempo reale.
Ethereum cos

SEO – Migliorare il posizionamento su Google del tuo sito web: come fare (sayhem)

Dal sito https:/ seo.salvatorecapolupo.it, sayhem scrive nella categoria SEO che: Un nuovo articolo per capire meglio ed approfondire un argomento molto discusso: parleremo, infatti, di come ottimizzare il tuo sito On-Page o un post nel caso di un blog. Questo discorso è valido an
SI parla anche di SEO
1 Voti Migliorare il posizionamento su Google del tuo sito web: come fare

Vai all'articolo completo » .Migliorare il posizionamento su Google del tuo sito web: come fare.
Migliorare il posizionamento su Google del tuo sito web: come fare