Su Imu e Tasi si risparmia rideterminando la rendita catastale

Come si può pagare notevolmente meno sulle imposte locali dovute per gli immobili a destinazione speciale.

La nostra esperienza professionale ci insegna che spesso la rendita catastale degli immobili a destinazione speciale (censiti nella categoria catastale “D”) non è correttamente determinata perché, per esempio, non tiene conto delle novità legislative intervenute nel tempo o dei chiarimenti forniti dalla prassi ministeriale, che potrebbero ridurne il valore e, per l’effetto, ridurre l’Imu e la Tasi dovute dal proprietario.

COSA SONO GLI IMMOBILI A DESTINAZIONE SPECIALE

Ai sensi dell’art. 8 del D.p.r. 1142/1949, gli immobili a destinazione speciale (opifici, alberghi e pensioni, teatri, cinematografi, sale per concerti, case di cura e ospedali, istituto di credito, cambio e assicurazione, fabbricati e locali per l’esercizio di attività industriali, commerciali, sportive, agricole, edifici galleggianti o sospesi assicurati a punti fissi del suolo, ponti privati soggetti a pedaggio) sono quelli costruiti per le speciali esigenze di un’attività industriale o commerciale e non suscettibili di una destinazione estranea alle esigenze suddette senza radicali trasformazioni.

COSTO AZIENDALE NON TOTALMENTE DEDUCIBILE

Le rendite catastali di detti immobili determinano la base imponibile dell’Imu (e della Tasi che, a decorrere dal 2020, è stata unificata all’Imu); imposta questa che, di fatto, grava pesantemente sui conti economici delle aziende, essendo, inoltre, un costo aziendale non totalmente deducibile dal reddito imponibile.

LEGITTIMA RIDUZIONE DELLA RENDITA

Ne deriva che una legittima riduzione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale determina una legittima riduzione dell’Imu (e Tasi) dovuta del proprietario, con conseguenti effetti benefici per l’economia aziendale, sia in termini di aumento dei flussi di cassa netti, sia di accrescimento del valore dei relativi asset immobiliari.

UN TEAM CON SPECIFICHE COMPETENZE

Il dipartimento di diritto tributario della sede romana di Grimaldi Studio Legale, guidato da Riccardo Salvatori, assieme ai tecnici di CfC Adivice S.r.l. hanno costituito un team di lavoro che ha maturato e consolidato specifiche competenze in tale ambito, completate da una profonda conoscenza delle norme di settore, della relativa giurisprudenza e prassi amministrativa.

SI BENEFICIA DI NOTEVOLI RISPARMI

Il team, attraverso uno specifico know-how e una dettagliata analisi dei dati tecnici, eseguita con metodologie tecnico-estimative esclusive, attribuisce il corretto valore della rendita catastale per tutti gli immobili censiti in categoria catastale “D”, consentendo ai propri clienti di beneficiare di notevoli risparmi sulle imposte locali dovute (in alcuni casi, il risparmio è stato del 30% annuo).

COMPRESA ANCHE LA CATEGORIA “E”

L’intervento del team, può avere a oggetto, oltre agli immobili di categoria catastale “D”, anche gli immobili a destinazione particolare (censiti nella categoria catastale “E”) e prevede una remunerazione “a successo”.

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Nel decreto fiscale sconto su Imu e Tasi e taglio alla tampon tax

Le ultime modifiche includono l'abbassamento dell'Iva ma solo sui prodotti igienici bio. Ancora da chiudere le partite su appalti e grandi evasori. In compenso potrebbe spuntare una legge quadro sulle autonomie.

Uno sconto sulle sanzioni per i ritardatari di Imu e Tasi, scontrino unico per pagamenti elettronici e invio dei dati all’Agenzia delle entrate, credito d’imposta su tutte le commissioni, non solo per chi accetta acquisti col Pos. Cominciano a prendere forma le modifiche al decreto fiscale, con il quale si potrebbe segnare anche un primo “importante risultato” nella battaglia sui costi degli assorbenti: la maggioranza avrebbe raggiunto un’intesa per iniziare ad abbassare l’Iva sui prodotti femminili biodegradabili, che potrebbe ampliarsi anche a tutti quelli per l’igiene bio e, in futuro, magari anche alla generalità dei beni eco-compatibili. Il grosso delle modifiche, però, tarda ad arrivare: la commissione Finanze della Camera, impegnata sul decreto, tenterà il tour de force per chiudere venerdì anche se i tempi per l’approdo in Aula, causa ‘ingorgo’ con altri decreti, si sono dilatati.

LE PARTITE DA CHIUDERE: APPALTO E GRANDI EVASORI

Ancora, tra l’altro, non si sono chiuse le due partite più delicate, la revisione della stretta per le ritenute negli appalti e sul carcere per i grandi evasori, con l’inasprimento delle pene che potrebbe essere allentato ad esempio sugli omessi versamenti. E qualche tensione la starebbe creando anche l’ipotesi di uno stanziamento ad hoc per funzionari e dirigenti del Mef e della Ragioneria, subito peraltro finita sotto attacco della Lega. Intanto la commissione ha comunque approvato i primi emendamenti, accogliendo anche alcune proposte delle opposizioni, ad esempio per allentare i vincoli di spesa di Comuni, Province e Regioni e consentendo il ravvedimento operoso (cioè la possibilità di pagare in ritardo ma con sanzioni ridotte) anche per i tributi locali, a partire da Imu e Tasi, Una serie di riunioni, in Parlamento e al ministero dell’Economia, sono in agenda per tentare di trovare una sintesi almeno sul decreto, mentre altri incontri, in Senato, puntano ad arrivare pronti per iniziare a votare già da sabato gli emendamenti alla manovra.

LA NOVITÀ: LA LEGGE QUADRO SULLE AUTONOMIE

Quasi certo che arriverà a Palazzo Madama la riscrittura della plastic tax, che sarà drasticamente ridotta, così come il cambio di passo sulle auto aziendali (penalizzate solo quelle inquinanti, nuove regole che si applicheranno comunque solo alle nuove immatricolazioni). La maggioranza sta ancora analizzando i margini di intervento anche su altri temi, dal lavoro (nutrito pacchetto del ministero su Cigs e sostegno alle aree di crisi complessa) alle concessioni autostradali. Sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi di una revisione della stretta sugli ammortamenti, che aveva messo in allarme l’Aiscat per il rischio di blocco generale degli investimenti. Ma non si esclude che si possa affrontare più in generale il tema della riforma delle concessioni. La manovra, novità dell’ultima ora, potrebbe intanto ‘imbarcare’ una nuova legge quadro sulle Autonomie, sponsorizzata dal ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, che ha condiviso il testo con le Regioni incassando un primo via libera e che ora è pronto a portare il testo in Cdm.

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Se non paghi l’Imu il Comune può pignorarti il conto corrente

Lo stabilisce un emendamento alla Legge di Bilancio. Il sollecito, i 60 giorni per il ricorso, la rateizzazione del debito: cosa prevedono le nuove regole di riscossione.

Un emendamento alla Legge di Bilancio 2020 prevede che i conti corrente possano essere pignorati in seguito al mancato pagamento delle imposte locali. Il premier Giuseppe Conte aveva provato a gettare acqua sul fuoco: «I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta», aveva detto rispondendo alle indiscrezioni circolate il 19 novembre e riportate tra gli altri da Quotidiano.net e L’Economia. Secondo queste indiscrezioni, il pignoramento sarebbe scattato anche in caso di mancato pagamento delle multe stradali, che invece sono state escluse dal testo, stando a quanto si legge nella nota studi del Senato. L’emendamento in questione estende dunque l’applicazione dell’accertamento esecutivo ai tributi locali, come Imu, Tasi e Tari, equiparando le regole di riscossione a quelle nazionali.

L’AVVISO DEL COMUNE COL SOLLECITO AL PAGAMENTO

Ma cosa prevede nel dettaglio l’emendamento? In seguito alla mancata risposta da parte del contribuente all’avviso di accertamento – che dal primo gennaio 2020 dovrebbe contenere l’intimazione ad adempiere al pagamento – il Comune, al pari degli altri enti locali che avranno accesso ai dati dell’Anagrafe tributaria, potrà chiedere il pignoramento del conto corrente. Tra le altre misure previste, il pignoramento dello stipendio o il fermo dell’auto.

Sarebbe possibile chiedere la rateizzazione della somma dovuta: da un minimo di quattro fino a un massimo di 72 rate

Il sollecito di pagamento verrà inviato solo in presenza di debiti di importo non superiore a 10 mila euro. Sarà possibile chiedere la rateizzazione della somma dovuta: da un minimo di quattro fino a un massimo di 72 rate.

SESSANTA GIORNI DI TEMPO PER IL RICORSO

Secondo quanto previsto dall’emendamento, scompare lo step intermedio dell’iscrizione a ruolo del debito, e dunque l’invio della cartella esattoriale. Il contribuente avrà poi 60 giorni di tempo per presentare il ricorso, al termine dei quali l’atto disposto dall’ente locale diventerebbe immediatamente esecutivo.

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Il M5s vuole recuperare 5 miliardi dall’Imu alla Chiesa

Disegno di legge a firma di Lannutti, Toninelli e altri 74 senatori grillini pronto a essere tradotto in emendamento alla manovra. Monsignor Bregantini: «Solita minestra riscaldata».

Imu alla Chiesa, ci risiamo. Il Movimento 5 stelle punta a racimolare così risorse utili per la manovra. La misura, proposta da Elio Lannutti e firmata anche dall’ex ministro Danilo Toninelli, varrebbe 5 miliardi di euro. In particolare l’obiettivo è recuperare la vecchia Ici non versata tra il 2006 e il 2011 e far pagare l’Imu, l’imposta municipale propria, per quegli immobili sfruttati commercialmente ma che «eludono l’imposta». È una storia che ciclicamente si ripropone. Ci provò pure Mario Monti nel 2012, mentre l’Unione europea nel 2014 riaprì il caso degli sconti fiscali concessi parlando di «sistema di favore» capace di distorcere il mercato. Un meccanismo che, tra regolamenti poco chiari e condoni, ha evitato salassi alla Chiesa, che tra l’altro ora si trova in difficoltà economiche tanto da far parlare di «rischio default».

UNA SOMMA CHE EVITEREBBE ALTRI AUMENTI

Però 76 senatori grillini non sembrano essersi fatti intenerire e hanno depositato in Senato un disegno di legge che i parlamentari sono pronti a tradurre in un emendamento alla legge di bilancio. Lannutti, primo firmatario, ha spiegato che la somma «sarebbe sufficiente a evitare gli aumenti della cedolare secca, della tassa sulle transazioni immobiliari, dei bolli sugli atti giudiziari, del biodiesel e della plastic tax».

SENTENZA EUROPEA CHE PARLAVA DI AIUTI DI STATO IRREGOLARI

L’iniziativa prende spunto dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Ue che aveva stabilito il recupero da parte dello Stato italiano dell’imposta non versata dalla Chiesa tra il 2006 e il 2011, in quanto «aiuto di Stato irregolare». Nel frattempo, secondo i grillini, l’intervenuta legge Monti del 2012 che esonera la Chiesa dal pagamento dell’imposta laddove non vengono svolte attività economiche, «presenta molte scappatoie» che consentono di evitare il pagamento dell’imposta anche dove si produce reddito.

UN «CERTIFICATORE ESTERNO» PER CONVALIDARE I BILANCI

Un nodo che per il M5s si potrebbe risolvere «facendo controllare i bilanci delle società o delle associazioni che li gestiscono da soggetti terzi, che se ne assumono la responsabilità». La norma, nel dettaglio, prevede che tutte le associazioni o società legate alla religione cattolica o congregazioni «il cui giro d’affari è pari o superiore ai 100 mila euro annui sono tenute a farsi convalidare i conti da un certificatore esterno» che in caso di bilancio non veritiero può essere «condannato a un periodo di detenzione dai tre ai cinque anni».

STIME ANCI: ICI NON VERSATA PER 800 MILIONI L’ANNO

Dalla relazione al ddl risulta inoltre che secondo delle stime dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, l’Ici (all’epoca era questo il nome dell’imposta) non versata tra il 2006 e il 2011 si aggira intorno ai 5 miliardi di euro, circa 800 milioni l’anno.

Questi immobili sono di sostegno a una pastorale che è al servizio della gente e quindi sarebbe un penalizzare chi apre le strade per iniziative di bene


Monsignor Giancarlo Bregantini

Dalla Santa sede non si sono scomposti. Monsignor Giancarlo Bregantini ha commentato così l’iniziativa politica all’Ansa: «È un tema che torna come una minestra riscaldata che non è più buona; è stato più volte ribadito di avere uno sguardo ampio che tenga conto che questi immobili sono di sostegno a una pastorale che è al servizio della gente e quindi sarebbe un penalizzare chi apre le strade per iniziative di bene». Il vescovo di Campobasso ha stigmatizzato invece il fatto che «la manovra non affronta le vere emergenze come la denatalità e il contrasto al gioco d’azzardo».

«SI VUOLE RASCHIARE IL FONDO DEL BARILE»

Far pagare l’Imu alla Chiesa per gli anni del passato invece «non credo possa dare questi notevoli guadagni. Mi sembra che si voglia raschiare il fondo del barile, penalizzando le opere sociali collegate ai beni della Chiesa, specialmente in questo momento di difficoltà sociale evidentissima», ha detto ancora Bregantini.

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