Fare scuola: mettersi continuamente in gioco

L’insegnamento ai tempi del covid ha comportato una diversa rete di relazione nella quale il contatto diretto è venuto a mancare, ma non è mancato il fluire dell’empatia.

Di Lina Boffa

Il periodo che stiamo vivendo, pieno di tante fragilità ed incertezze, ha spinto noi docenti a maturare profondi cambiamenti nel modo di concepire l’attività didattica. Il momento di perdurante criticità ha richiesto che compissimo uno sforzo notevole di adattamento, all’interno della comunità scolastica, di una didattica alternativa, finora estranea al nostro precedente vissuto scolastico. Non è stato facile togliersi di dosso il vecchio, consueto vestito del rapporto vis-à-vis con gli allievi e proiettarsi nell’uso delle piattaforme informatiche individuate dall’Istituto di appartenenza. Io, dopo  oltre 30 anni di insegnamento, mi avvio ormai verso la conclusione della mia attività lavorativa ma, nel mio percorso, mi sono messa continuamente in gioco e continuo a farlo quindi con determinazione anche adesso. “Fare scuola” in questo contesto delicato ha imposto nuove regole, ha modificato la vita di noi tutti, ha cambiato questa nostra attività lavorativa, ma ha significato anche purtroppo dover giocoforza ridurre il tempo dedicato alle spiegazioni. “Fare scuola” ha significato infatti per i docenti molte più ore di impegno al pc per attività di tipo amministrativo, prima più agevolmente esperite, quali l’invio di documenti e le registrazioni elettroniche,  ma anche per la lettura, la correzione e l’inoltro dei documenti inviati dagli allievi. “Fare scuola” ha comportato una diversa rete di relazione nella quale il contatto diretto è venuto a mancare, ma non è mancato il fluire dell’empatia.  Il sistema, pur con molti momenti ancora da perfezionare, si rivela comunque ugualmente valido per l’apprendimento e forse, addirittura, più consono alla mentalità delle nuove generazioni.

Consiglia

Il I Maggio è come una parola magica

Non facciamo altro che associare il primo maggio a un giorno di vacanza, segnato in rosso sul calendario: in un attimo siamo tutti sollevati e l’unica cosa che pensiamo è ” finalmente domani a casa!”. Quest’anno a casa ci siamo da oltre 50 giorni……

Di Sonia Aiello

Come tutti noi sappiamo, il primo maggio viene celebrata la Festa dei Lavoratori in molti Paesi del mondo per ricordare le lotte intraprese in nome dei  loro diritti. Celebrarla durante il corso di quest’anno, credo sia una cosa fondamentale: è ormai diventato un nostro dovere festeggiarla, poiché molti- medici, infermieri, politici, carabinieri e poliziotti-continuano a lavorare, mettendocela tutta per assicurare, a tutti noi Italiani, la pace e la salute. C’è una frase che mi colpisce particolarmente, pubblicata nel 1890, sulla rivista La Rivendicazione, in occasione di una delle celebrazioni di questa giornata: “Il primo maggio è come una parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento…”. “E’ come una parola magica”, è proprio questa definizione che mi spinge a riflettere; da che è nata questa festa viene celebrata proprio perché i lavoratori riuscirono ad ottenere quei diritti che a noi sembrano scontati. Immaginate come sarebbe bello se tutti noi ci fermassimo a pensare, anche solo per un attimo- quando stiamo studiando o cucinando, quando siamo al computer, quando stiamo leggendo un libro o anche quando tutta la famiglia si riunisce a tavola- a quanto quei lavoratori, tanto tempo fa, abbiano lottato per i nostri diritti. In molti hanno perso la vita, in molti hanno perso la famiglia e in molti hanno perso la loro anima per raggiungere la meta e, invece,  noi, spesso,  non facciamo altro che associare il primo maggio a un giorno di vacanza, segnato in rosso sul calendario: in un attimo siamo tutti sollevati e l’unica cosa che pensiamo è ” finalmente domani a casa!”. Quello che vorrei dirvi, il messaggio che vorrei far arrivare a chi ora legge è molto semplice, forse anche troppo: noi a casa ormai ci stiamo da cinquanta giorni, ma c’è chi purtroppo non ci tornerà prima di mesi o chi non ci tornerà affatto. Continuiamo a lamentarci perché non possiamo uscire, perché non possiamo riprendere le nostre consuete attività o perché non possiamo andare al bar (tutti, salvo chi ha continuato ad andarci o ha ben accolto l’idea di andare a correre, senza pensare che quell’uscita avrebbe contribuito alla morte di altre persone). Questo è l’insegnamento che ognuno di noi dovrebbe trarre da questa quarantena, tutti noi speriamo in un “finalmente domani non a casa”. Sono stata molto contenta di aver potuto riscoprire le piccole gioie della vita familiare che prima davo per scontate, ma non vedo l’ora di riprendere il mio percorso di studi in presenza, non vedo l’ora di vedere mio fratello laurearsi all’università, non vedo l’ora di rivedere mio padre e mia madre tornare stanchi da una giornata estenuante di lavoro e che nonostante ciò dicano:” come è andata oggi a scuola? Cosa avete fatto?”, e prometto solennemente – parola di scout-  che non mi limiterò mai più a rispondere, com’era mio solito, con  un “bene” o un “niente”. Un futuro migliore arriverà, ce lo meritiamo, non solo come Italiani, ma come esseri umani. Ripartiremo senza spaventarci, perché, come recita il primo articolo della Nostro Costituzione “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e,  come afferma Benigni, la nostra è la Costituzione più bella del mondo.

Consiglia

Festeggiare il giorno del Lavoro

Dal primo maggio 1890 la Festa del Lavoratori esiste per commemorare quanto accaduto a Chicago, simbolo di un cambiamento che il mondo desiderava ma che faticava ad arrivare. Dal primo maggio 2020 vogliamo lavorare tutti assieme per far sì che un anno come questo non si ripeta più

Di ORIANA RUSSO

Il Primo maggio 1867 veniva introdotta nello Stato dell’Illinois, negli States,  una legge che introduceva, per la prima volta nella storia, la giornata lavorativa di otto ore. Dinanzi alla dura opposizione di tanti imprenditori, le vie di Chicago furono invase da 10.000 operai che sfilarono per quelle otto ore tanto desiderate: fino a quel momento gli operai lavoravano anche sedici ore al giorno. Le manifestazioni di dissenso furono diverse, finchè il 1° maggio 1886, sempre a Chicago, in migliaia scesero in strada per protestare contro i ritmi massacranti di lavoro nelle fabbriche. La situazione degenerò: la polizia sparò sui manifestanti. In onore di questi lavoratori caduti per il riconoscimento dei loro diritti, durante il Congresso Internazionale di Parigi  venne fissato il 1 maggio come festa per il lavoro a partire dal 1889. Anche oggi la situazione dei lavoratori non è del tutto rosea. Il mondo del lavoro è in continua evoluzione ed è sempre più difficile riuscire a trovare un lavoro stabile e dignitoso. Nessuno può scommettere sul lavoro che farà dopo aver concluso gli studi. Bisogna imparare a essere flessibili e costruirsi una serie ampia di competenze. In questo periodo particolare con la crisi dovuta al Covid19 non si riesce più ad immaginare un bel futuro per il nostro Paese. L’economia mondiale si è fermata. Sia grandi fabbriche che piccoli imprenditori non lavorano ormai da molto tempo. Ma allora che senso ha festeggiare questa ricorrenza? Il primo maggio non è solo un giorno in cui riposarsi, ma anche un giorno da ricordare. Ricordare che alcuni problemi sussistono ancora, ma soprattutto ricordare che dei lavoratori hanno avuto il coraggio di combattere per migliorare la loro condizione. Tutte le nostre speranze in questi giorni stanno venendo meno a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, ma nessuno può toglierci il diritto di poter sognare. Un sogno si realizza solo se lo si vuole davvero. Per questo io sogno di tornare al più presto alla normalità, per  trascorrere feste come questa insieme alle persone a cui voglio bene. Dal primo maggio 1890 la Festa del Lavoratori esiste per commemorare quanto accaduto a Chicago, simbolo di un cambiamento che il mondo desiderava ma che faticava ad arrivare. Dal primo maggio 2020 vogliamo lavorare tutti assieme per far sì che un anno come questo non si ripeta più. Dobbiamo lavorare per costruire un futuro migliore, un futuro che forse sta tardando ad arrivare ma che noi Italiani riusciremo ad ottenere.

Consiglia

Trasformare i sogni di oggi nella realtà di domani

Mi piace sognare, come dice Vecchioni nella sua bella canzone “sogna ragazzo sogna”, che lo Stato possa offrire servizi dignitosi ed efficienti a tutti cittadini, 

Di Tommaso D’Amaro

In questi giorni difficili, se mettiamo da parte le frivolezze e gli svaghi e ci fermiamo a riflettere, anche solo per un momento, ci rendiamo conto che noi giovani abbiamo dinanzi un futuro veramente difficile. Il nostro Paese è dilaniato da un nemico invisibile, la grande pandemia del XXI secolo, che non solo ha provocato morte e dolore, ma ha portato, a livello mondiale, grosse crisi economiche, culturali, oltre che  spiacevoli divisioni sociali e territoriali. Oggi il nostro Stato è in ginocchio, la crisi finanziaria ha provocato e sta ancora causando tanta povertà e tanta disoccupazione. Io solo quest’anno, e in prossimità del primo Maggio, festa dei lavoratori, mi accorgo di quanto questa giornata sia stata solenne ed importante nella storia, anche se purtroppo quest’anno ci sarà ben poco da festeggiare. Il mio pensiero va a tutte quelle persone che per le ragioni più disparate non hanno la fortuna di avere un posto fisso, che non hanno una scrivania dove sedersi per esercitare la professione, che non sono proprietari di aziende. Mi riferisco, in particolare, a quei piccoli commercianti che hanno subito danni enormi e che probabilmente non saranno più in grado di riprendere la loro attività.  Mi riferisco anche al lavoro sommerso, a tutti quei lavoratori che ogni giorno sbarcavano il lunario, che purtroppo sono stati fermi per tanto tempo e ora non sanno ancora cosa li attende alla ripresa. A queste persone il virus ha tolto tutto, anche la dignità, costretti a chiedere sussidi allo Stato, anche alimentari, per poter sostenere le proprie famiglie. Allora rileggo il primo articolo della Nostra Costituzione che recita “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” e mi chiedo: se il lavoro è un diritto per ogni cittadino, perché accade tutto questo? Forse semplicisticamente perché i nostri governanti per troppi anni hanno perso di vista il popolo, le famiglie, le scuole, tutto è stato purtroppo concentrato solo su interessi e tornaconti personali. Sembra che intorno a noi ci sia buio totale. Improvvisamente anche a noi ragazzi sono state affidate grosse responsabilità, cui non eravamo preparati: abbiamo dovuto rinunciare al contatto umano con le persone che amiamo, non abbiamo potuto più frequentare la scuola, ma ci siamo dovuti adattare ad una didattica a distanza dove manca lo sguardo attento ed il contatto umano con i professori che il più delle volte ci leggevano dentro e ci guidavano se stavamo sbagliando. Ed è proprio dalla scuola che noi giovani dobbiamo ripartire, più forti e motivati, dobbiamo guardare il prossimo futuro con occhi speranzosi e fiduciosi, sono certo che ce la faremo, che riusciremo a risollevarci con l’impegno congiunto di tutti noi. Auspico anche un intervento dello Stato, non solo assistenziale, ma capace di reindustrializzare il Nostro Paese, in modo da creare nuovi posti di lavoro, per farci spazio grazie alla professionalità e alla meritocrazia. Spero in una ripresa che non sia solo economica, ma anche culturale. Mi piace sognare, come dice Vecchioni nella sua bella canzone “sogna ragazzo sogna”, che lo Stato possa offrire servizi dignitosi ed efficienti a tutti cittadini, una buona assistenza sanitaria per tutti, con strutture ospedaliere ben distribuite su tutto il territorio, trasporti veloci e puntuali, una giustizia efficace e più celere, aiuti e assistenza alle persone più povere e bisognose. Tutto questo è possibile? Io voglio crederci, perché sono un ragazzo con mille aspettative che sogna un futuro diverso e soprattutto spera  di poter contribuire attivamente a tutti questi cambiamenti.          

Consiglia

Ecco cosa vogliono gli Italiani, da Nord a Sud

Chiediamo allo Stato di riformare la scuola, di darci più risorse e soprattutto di investire su di noi, che siamo il futuro di questa società, affinchè ci aiuti, con tutti i mezzi, a prepararci a ridonare lustro al nome della nostra amata Patria

Di CLAUDIA IRIDE

Da giorni migliaia di operai e piccoli imprenditori,  chiusi nelle proprie case, sentono parlare della necessità di rilanciare l’economia per risanare l’immagine della nostra bella Italia. Cosa davvero non facile, visto che sono affiancati da uno Stato che, pur facendo proclami a destra e a manca,  di aiuti concreti non ne ha ancora dati. Le piccole attività dovranno, con ennesimi ed estenuanti sacrifici, rimboccarsi le maniche e rialzarsi più forti di prima. Sono fiduciosa nel pensare che ce la faranno perché gli Italiani, tutti, da Nord a Sud, sono dei guerrieri. E nonostante qualche “essere….superiore” giudichi la gente del Sud “inferiore” non importa; gli Italiani saranno superiori  nel dimostrare che insieme ce la faranno, perché ai sogni non si rinuncia con tanta facilità. A questo proposito voglio gridare a voce alta che l’Italia è una e unita e che non possiamo, dopo tante guerre combattute, permettere a nessuno, chiunque esso sia, di creare distinzioni che da anni sono state abbattute.  Spero che  lo Stato si ricordi di noi giovani che ancora crediamo nel futuro e che sogniamo un lavoro stabile, che ci garantisca quanto la Nostra Costituzione ci insegna con l’articolo 1. Studiamo per rincorrere i nostri sogni a cui ci aggrappiamo per andare avanti. Perché crediamo nel futuro e non vogliamo farci demoralizzare da questo momento di declino sociale ed economico. Allora chiediamo allo Stato di riformare la scuola, di darci più risorse e soprattutto di investire su di noi, che siamo il futuro di questa società, affinchè ci aiuti, con tutti i mezzi, a prepararci a ridonare lustro al nome della nostra amata Patria. Perché, caro Stato, i nostri sogni sono in cima a una montagna e noi con loro. Non lasceremo che cadano giù da soli: staremo con loro e li proteggeremo e con loro ricominceremo ovunque ce ne sia data la possibilità. Quindi non lasciarci cadere giù, ma aiutaci a coltivarli, rinforzarli e dacci anche la possibilità di prendere il volo qui dove siamo nati e cresciuti, dove abbiamo imparato a sognare e a credere che i sogni possano diventare realtà, “la nostra futura e brillante realtà del Sud”.

Consiglia

Festa dei lavoratori: lottare fino alla fine

Ieri è stato veramente difficile festeggiare questa data per via delle condizioni di vita in cui stiamo vivendo

Di Giovanni De Gregorio

Il 1 maggio è un giorno molto significativo per l’Italia e per molti Paesi del mondo. La festa dei lavoratori viene celebrata per ricordare gli sforzi, le lotte e i diritti della classe proletaria; venne istituita nel 1890 per dedicare una giornata agli operai che hanno lottato per non essere oppressi, discriminati e per far valere i propri diritti di operai ma soprattutto di uomini. Un aspetto fondamentale di questa festa è il significato che va letto tra le sue righe, infatti, per via della sua importanza, la festa dei lavoratori dal 1924 al 1944 fu soltanto anticipata al 21 aprile ma non cancellata, nonostante le condizioni durissime di quegli anni. Oggigiorno è difficile festeggiare questa data per via delle condizioni di vita in cui stiamo vivendo;  noi giovani ,che abbiamo visto ancora così poco della vita, siamo, però, consapevoli della sua importanza. I lavoratori di allora hanno lottato per i propri diritti e per non essere sottomessi, noi giovani e adulti di oggi  possiamo combattere per superare questo difficile periodo. Qualcuno  potrebbe chiedermi “Come?” La risposta è abbastanza semplice : lottare fino alla fine, come stiamo facendo ormai da più di due mesi.

Consiglia

Io ci credo, con la forza della poesia

Vorrei poter fare qualcosa, star a guardare l’Italia che va in frantumi, seduta su un divano, mi fa sentire impotente. Questo sogno per il mio futuro: in una situazione del genere voglio avere voce in capitolo, voglio agire e farlo in modo tale da aiutare qualcuno.

Di GIORGIA GIORDANO

Vedevo le mie coetanee desiderare un uomo con gran macchina e tanti soldi. Nei miei desideri invece ero io quella Potente.” (Alda Merini)

Sin da quando ero piccola, ho sempre odiato le sorprese, di qualsiasi genere, anche quelle apparentemente piacevoli. La verità è che non amo essere impreparata ad affrontare qualcosa: non si è mai abbastanza pronti ad affrontare l’ignoto. Per questo il futuro mi spaventa, probabilmente sono la classica persona che, se le venisse chiesto “ecco questo è il libro della tua vita, ne leggeresti il finale?” io risponderei di sì. Non so cosa mi aspetta. La risposta è molto lontana, ma questa citazione di Alda Merini mi rispecchia. Essere potenti. Ho sempre intenso questa espressione in un unico modo: se sei potente vieni considerato, sei qualcuno. In questo momento più che mai questo pensiero si è palesato nella mia mente innumerevoli volte. Perché vorrei poter fare qualcosa, star a guardare l’Italia che va in frantumi, seduta su un divano, mi fa sentire impotente. Questo sogno per il mio futuro: in una situazione del genere voglio avere voce in capitolo, voglio agire e farlo in modo tale da aiutare qualcuno. Non sono una persona che invidia chi è arrivato a una determinata posizione o, peggio ancora, non gli riconosce il proprio lavoro, anzi l’ammiro, ne apprezzo il sacrificio, mi metto nei suoi panni, immagino le notti insonni, le sconfitte ma anche le vittorie, che alla fine danno un senso a quello che si fa. Ho sempre criticato molto il sistema scolastico italiano per varie ragioni, ma riconosco che esso è la chiave per arrivare dove voglio. Sono solo all’inizio ovviamente ed è inutile nascondere la verità: è pesante! L’ottanta per cento del tempo penso “faccio questo per il mio futuro e  poi c’è quel restante venti per cento che mi salva”. Non è un obbligo studiare, ma per andare avanti devo  imparare a conoscere. Mi guardo intorno e conosco quello che mi circonda, conosco le scelte che ci hanno portato in questa epoca. Conoscere è necessario e la scuola deve darci la possibilità di farlo. Un’altra cosa che so sin da piccola è che questa è la mia strada. Come ho detto anche prima sogno energicamente di essere ascoltata e mi aspetto che lo studio mi dia la capacità di dire qualcosa che valga la pena sentire. Ricordo che già verso l’età di otto anni sognavo di essere sindaco della mia città: preparavo la campagna elettorale che presentavo alla mia famiglia. Adesso le idee sono un po’ più confuse. Gli anni del liceo spero che mi facciano maturare una scelta della quale non possa mai pentirmi. Così oggi l’unica cosa che in fondo mi aspetto dal mio futuro lavoro è che mi renda felice: voglio svegliarmi ed essere orgogliosa di quello che sto facendo. I pomeriggi a studiare, le interrogazioni, gli eventuali e temuti brutti voti sono i piccoli ostacoli da superare: io ce la metto tutta perché il mio impegno servirà a farmi sentire realizzata e, anche se spesso lo dimentico, so che potrò arrivare lontano. 

Consiglia

Un primo Maggio per tutti

Tra i sognatori ci siamo anche noi  studenti: stiamo costruendo il nostro percorso per arrivare alla meta, al lavoro,  a ciò che dà valore all’esistenza di una vita personale e sociale.  

Di ANNARITA GIORDANO

La festa dei lavoratori oggi più che mai rappresenta tutti gli Italiani, coloro che in questo periodo particolare stanno affrontando diverse situazioni. C’è chi ormai un lavoro non lo ha più, chi è in possesso di un’attività ma che momentaneamente ha dovuto fermare;  e poi ci sono coloro che continuano a lavorare cercando di aiutare e di salvare la vita a uomini e donne di una certa età  e a quelli che saranno il futuro del nostro Paese, mettendo a rischio la propria. Il lavoro, come molti sanno, non è soltanto un dovere, ma anche un diritto. Nonostante ciò ci sono persone che continuano a non averne uno. Vi sono uomini che sognano un impiego, ma la vita non è stata benevola con loro: non hanno potuto o voluto studiare, non hanno “santi in paradiso”, non sono disposti a scendere a “compromessi”. Tra i sognatori ci siamo anche noi  studenti: stiamo costruendo il nostro percorso per arrivare alla meta, al lavoro,  a ciò che dà valore all’esistenza di una vita personale e sociale. Diversi uomini, però, in questo periodo hanno bisogno di essere salvati ed è proprio per questo che molti già cercano di progettare il rilancio dell’economia. Ad alcuni, ormai, è rimasto soltanto un sogno, ad altri, invece, è rimasta la speranza. La speranza va alimentata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese: Bisogna credere nei propri sogni e fare di tutto per vederli realizzare. 

Consiglia