Per Google il diritto all’oblio non vale su scala globale

Il colosso della tecnologia non è obbligato a rimuovere i collegamenti a dati sensibili anche al di fuori dell'Europa. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Ue.

Google non è obbligato a rimuovere i collegamenti a dati personali sensibili a livello globale: è quanto ha stabilito martedì 24 settembre la Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa tra Big G e i regolatori della privacy francesi.

LA MULTA DI 100 MILA EURO DAL GARANTE FRANCESE

Proprio in Francia il garante della privacy nel 2016 aveva multato Google per 100 mila euro per aver rifiutato di eliminare informazioni sensibili dai risultati di ricerca su internet a livello globale – limitandosi alla sola versione europea – in base a quello che viene definito il «diritto all’oblio». Ora il motore di ricerca non sarà tenuto, fuori dall’Ue, a rimuovere link a contenuti che alcuni utenti vorrebbero non più visibili. La decisione della Corte fa sì che i contenuti che in Europa sono considerati «dimenticabili», in forza del diritto all’oblio, possano essere in ogni caso visibili nei risultati di ricerca di Google all’esterno dell’Ue.

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Google paga 965 milioni per fare pace col Fisco francese

La somma chiude i due contenziosi con Parigi: 500 milioni per l'inchiesta sulla presunta frode fiscale e altri 465 in tasse arretrate.

Google si è accordata per pagare 965 milioni di euro alla Francia e chiudere così due contenziosi che la contrapponevano al Fisco di Parigi. Lo ha riportato Bloomberg, spiegando che il colosso di Mountain View, sotto tiro in Europa per le sue politiche fiscali, ha raggiunto un accordo da 500 milioni per chiudere un’inchiesta penale su una presunta frode fiscale e firmato un secondo accordo per pagare altri 465 milioni in tasse arretrate.

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