Genséric Cantournet, il sanificatore di Repubblica che finì con l’essere sanificato

Il titolare della Kelony era stato chiamato dal gruppo Gedi per garantire la sicurezza dei giornalisti nell'emergenza Covid-19. Ma dopo un'intervista a La Verità sulla situazione trovata («Se un'azienda non ha nemmeno l'Amuchina...») il suo contratto è stato rescisso.

Il titolo era di quelli perentori. Un virgolettato. «Sono stato arruolato da Repubblica contro il contagio».

A parlare, in un’intervista del 26 marzo pubblicata da La Verità, Genséric Cantournet, imprenditore della sicurezza, origini francesi come tradisce il nome, titolare della società Kelony.

Nel suo curriculum di ex “carabiniere” francese, parecchi lavori, anche il diplomatico, prima di approdare alla security. Di recente, un contratto con la Rai, cui ha prestato svariati servigi compresa la sicurezza delle ultime due edizioni del Festival di Sanremo, nonché la protezione di 1.600 giornalisti «riportati a casa sani e salvi dalla Siria e dal Congo».

GENSÉRIC E L’EMERGENZA CORONAVIRUS A REPUBBLICA

Insomma, precedenti di rispetto che devono aver convinto il gruppo Gedi ad affidargli un analogo incarico. «Come ha trovato la situazione a Repubblica e dintorni?», gli chiede l’intervistatore. E il prode Gensèric, senza timori: «Se denunciassi pubblicamente ciò che ho trovato lì penso che qualcuno che si occupava della sicurezza dei dipendenti finirebbe in galera». Poffarbacco, e uno pensa alle penne del giornale lasciate in balìa del pericolo. Ma l’uomo va oltre: «In settimana darò i primi consigli agli inviati…la protezione del direttore Verdelli, che pure mi stima, è in carico alle istituzioni. Io sono stato chiamato da Gedi per affrontare l’emergenza coronavirus».

LO SCIVOLONE E LA RESCISSIONE DEL CONTRATTO CON GEDI

E già qui Gensèric è avviato verso una scivolosa china, e lo schianto si avvicina. Infatti è rimandato di poche righe. «Si occuperà anche di protezione dati?», chiede il giornalista Giacomo Amadori. «Certo. Perché è stato ucciso Giulio Regeni? Perché non è riuscito a difendere i suoi dati». E il giornalista, come il condor che vede la preda esangue: «E nel gruppo Gedi lo sanno fare?». A questo punto il francese ignaro di quel che dice si tira addosso la sua pietra tombale. «Se un’azienda non ha nemmeno l’Amuchina quale è la sua deduzione?». Quale sia stata la deduzione dei lettori immaginiamo ma non sappiamo. Sappiamo bene invece la ovvia e comprensibilissima deduzione del gruppo Gedi: immediata rescissione del contratto con la Kelony. Così calò il sipario sulla breve avventura del prode Gensèric, che voleva sanificare Repubblica e finì per essere sanificato.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Cos’ha deciso la holding dei De Benedetti sulla vendita di Gedi

Accordo con Exor per la cessione delle quote di Cir nel gruppo editoriale (43,78%) al prezzo di 0,46 euro per azione, per un controvalore pari a 102,4 milioni di euro.

Al termine di un cda durato tutta la giornata, la finanziaria controllata dai De Benedetti (Cir) ha firmato un accordo per la cessione a Exor (famiglia Agnelli) della sua partecipazione nel Gruppo Gedi al prezzo di 0,46 euro per azione, per un controvalore pari a 102,4 milioni di euro. Si tratta di quasi il doppio della cifra (0,25 euro ad azione) offerta a metà ottobre da Carlo De Benedetti per riprendere dai figli il controllo del gruppo editoriale. Al termine dell’operazione, da realizzare tramite una società di nuova costituzione, verrà lanciata un’opa allo stesso prezzo. Cir reinvestirà nella nuova società per una quota pari al 5% di Gedi.

ELKANN: «PROGETTO EDITORIALE RIGOROSO»

«Con questa operazione ci impegniamo in un progetto imprenditoriale rigoroso, per accompagnare Gedi ad affrontare le sfide del futuro», ha detto John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor.

RODOLFO DE BENEDETTI: «TESTIMONE A UN AZIONISTA DI LIVELLO»

«Passiamo il testimone ad un azionista di primissimo livello, che da più di due anni partecipa alla vita della Società, che conosce l’editoria e le sue sfide, che in essa ha già investito in anni recenti e che anche grazie alla propria proiezione internazionale saprà sostenere il gruppo nel processo di trasformazione digitale in cui esso, come tutto il settore, è immerso», è stato il commento del presidente di Cir, Rodolfo De Benedetti.

IL GRUPPO GEDI

Gedi è il primo editore di quotidiani in Italia, con La Repubblica, La Stampa e 13 testate locali, edita periodici tra cui il settimanale L’Espresso, è leader per audience nell’informazione digitale ed è uno dei principali gruppi nel settore radiofonico, con tre emittenti nazionali, tra cui Radio Deejay. Opera, inoltre, nel settore della raccolta pubblicitaria, tramite la concessionaria Manzoni, per i propri mezzi e per editori terzi.

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