Fortuna ed Elena: chi può tener Testa a Pina?

Le due figlie d’arte si raccontano schizzando la Signora della Danza, iperattiva, emotiva, metodica

Di Elena Renna e Fortuna Capasso

Descrivere nostra madre, Pina Testa, la Signora della Danza, non è cosa semplice. Ovviamente non è una madre come le altre, come quelle che ti chiamano 50 volte al giorno per sapere se hai mangiato; anzi lo fa, ma per ricordarti di non mangiare! Nostra madre ha un infinità di difetti, è testarda, è molto agitata, spesso per parlarti urla, e se fai una battuta in un momento secondo lei sbagliato, puoi stare certa che il litigio è assicurato, anche per giorni. La mattina non è concesso riposare, e ama svegliare tutta la casa con un bel concerto di pentole. L’iperattività che la contraddistingue, non le consente di tornare a casa la sera e riposarsi come le persone normali: la giornata si deve concludere con la programmazione della giornata che segue. Nostra madre si commuove spesso. Si commuove se vede una bambina con i capelli rossi, forse perché le ricorda sua figlia Fortuna, da piccola, o forse perché inconsciamente vuole diventare nonna; si commuove se le dicono “Elena è tale a quale a te mentre danza”; si commuove quando parla dell’incidente che le ha stravolto la vita. Insomma è una persona molto emotiva, anche se non le piace darlo a vedere. Pina Testa ha solo un unico grande amore, la danza.
Nonostante la sua età, diciamo che non è più una ragazzina, non riesce a stare ferma. Questa quarantena è un fulmine a ciel sereno per tutti noi, ma per lei è una punizione divina. Lei ha bisogno di ritmi serrati, di lezioni continue, di allievi che le girano intorno, la condanna domestica “a cucinare”, in realtà cucino io Fortuna, proprio non le va. Come potevamo crescere noi se non ambiziose e frenetiche? Mi presento sono Elena Renna ho 19 anni e sono una allieva dell’Accademia Nazionale di Danza, con l’aspirazione di ballare in una bella compagnia, perché no, anche all’estero. Le mie giornate si alternano tra lezioni di contemporaneo, lezioni di tecnica classica, anatomia e quant’altro. Come mia madre, per un periodo ho frequentato la scuola di ballo del “Teatro di San Carlo di Napoli”. Un momento importante di crescita. E’ bello pensare che mia madre, abbia trascorso i suoi anni più intensi tra quelle stesse prestigiose mura, ed è per questo che quando si entra in luoghi storici quali il San Carlo o il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove da un lato c’è il pianoforte ove studiò Vincenzo Bellini, si è spronati ancor più a percorrere le orme di chi ti ha preceduto, per meritare di studiare in quegli stessi spazi. Per il diploma mi sono trasformata in Odette, il cigno bianco, immedesimazione trasfigurante di pathos e amore. La mia aspirazione più grande, è rendere fiera mia madre, sperando di diventare brava almeno la metà di lei. Io sono Fortuna, ho 28 anni, e non sono propriamente una ballerina. Amo la danza, mi nutro di essa, ma il mio fisico non mi ha consentito di fare una grande carriera. Da mia madre ho preso tante cose, come la caparbietà, l’iperattività, purtroppo, non il fisico. Mi considero una valida insegnante di danza. Amo le mie allieve e non si può immaginare quanto mi manchino in questo momento buio.
Ormai già da sei anni, sono coreografa delle produzioni di diverse compagnie: La Compagnia dell’Arte, Le compagnia “Animazione 90” e “Teatronovanta” e La Stabile del Teatro delle Arti. La danza, essendo una disciplina meravigliosa che affianca diverse arti, mi ha portato al teatro.
Mi sono riscoperta, già in tenera età, innamorata del palcoscenico ina qualsiasi sua espressione, su cui mi sento a mio agio. Mi piace ricoprire diversi ruoli: dalle dolci principesse, a brillanti personaggi di carattere, cabarettistici e comici, all’amante disinibita. Diciamo che mi sento una attrice poliedrica. Ci sono ruoli che ti appartengono, ti entrano nelle ossa; e altri alla quale ti affezioni dopo un po’. E’ sempre interessante però aprire un nuovo copione e scoprire chi diventerai. Un giorno mi piacerebbe interpretare “Filumena Marturano”, un personaggio di cui sono innamorata, per quel suo profilo di una donna e madre, che lotta con sacrificio per il valore sacro della famiglia, che è in grado di reggere lo sguardo degli uomini che la giudicano. La mia più grande aspirazione però, è il cinema. Incrociamo le dita e rimbocchiamoci le maniche. Intanto, un grande amore, conosciuto sulle note delle zingarelle del “La Traviata”, il tenore Salvatore Minopoli, mi ha avvicinato all’opera lirica. Per anni ho lavorato al Teatro Municipale Giuseppe Verdi, coreografata proprio da mia madre (dimostrazione che facciamo tutto insieme), ma non apprezzando mai l’opera, che fino a qualche tempo fa ritenevo pesante e noiosa (anche se confermo il mio giudizio su alcuni titoli).  Purtroppo il mio peggior allievo, è proprio Salvatore, che indossando il frac del suo amato conte Danilo, protagonista de’ “La vedova allegra”, ha tradito il “giro” del più famoso dei valzer. Anche se noi due nutriamo ambizioni disegnando progetti differenti, abbiamo un grande comune denominatore: l’amore per nostra madre. Siamo tre donne molto simili ma diverse, unite da un legame di sangue, e forse da uno più potente, la passione per la danza, nate sulle tavole di un palcoscenico e cresciute appoggiate alla sbarra di una magica sala.

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