Assolto dal Gip del tribunale Napoli l’ex presidente della Figc, Gagliano

Pina Ferro

Assolto perche il fatto non sussiste. E’ la sentenza pronunciata dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Napoli, Roberto D’Auria, a carico dell’ex presidente della Figc Campania, Salvatore Gagliano, difeso dall’avvocato Antonio Zecca. A trascinare Gagliano in tribunale era stata l’attuale vice presidente della Figc Campania Giuliana Tambaro «E’ motivo di grande soddisfazione l’aver verificato che in questa occasione la giustizia si sia mossa con assoluta tempestività, ricostruendo nel dettaglio i fatti accaduti ed i comportamenti avuti, arrivando così alla mia assoluzione, perché il fatto non sussiste, quindi con ampia formula già in udienza preliminare. – Ha commentato l’ex presidente Gagliano quando ha ricevuto la notizia dell’assoluzione. – Quindi pensare che la mia vicenda, che aveva visto perfino delle interrogazioni parlamentari, non abbia superato nemmeno il momento dell’Udienza Preliminare è per me un motivo di grandissima soddisfazione che desidero condividere con gli innumerevoli amici, conoscenti e dirigenti sportivi, che da sempre mi sono stati affettuosamente vicini e sento il bisogno di ringraziare pubblicamente l’avvocato Zecca per aver seguito con la solita professionalità, questa antipatica vicenda, conclusasi per me, nel migliore dei modi»

Consiglia

Pietro Anastasi aveva Sla e ha chiesto la sedazione assistita

Il figlio del calciatore morto il 17 gennaio ha raccontato la malattia del padre: «Ha scelto lui di andarsene».

Il calcio italiano dice addio ad una sua leggenda, Pietro Anastasi, campione d’Europa in maglia azzurra nel 1968 e indimenticato attaccante della Juventus e dell’Inter. L’ultimo saluto a ‘Pietruzzu‘ è previsto nella sua Varese, dove si è spento il 17 gennaio a 71 anni dopo una lunga malattia: la Sla, come ha fatto sapere all’Ansa il primogenito Gianluca. «Gli era stata diagnosticata nel 2017 dopo essere stato operato di un tumore all’intestino. Gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti e lui giovedì sera ha chiesto la sedazione assistita per poter morire serenamente». Una scelta che Anastasi, che ha saputo della Sla solo nel 2019, ha fatto da solo: «Ha chiamato mia mamma e ci ha detto di volerla subito». L’apertura della camera ardente, organizzata all’interno della sala comunale Estense, è prevista per le 10 del 19 gennaio, i funerali nella basilica di San Vittore il giorno successivo.

IL 19 GENNAIO UN MINUTO DI SILENZIO PRIMA DELLA PARTITA DELLA JUVE

Domenica 19 la Juventus ha deciso di ricordarlo osservando un minuto di silenzio all‘Allianz Stadium e scendendo in campo col lutto al braccio. La Figc ha deciso invece che la Nazionale porterà il lutto al braccio nell’amichevole del 27 marzo a Wembley, contro l’Inghilterra e ad Anastasi sarà dedicata la prossima partita delle Leggende Azzurre. «Salutiamo una leggenda del calcio italiano, un giocatore straordinario, ma soprattutto una persona di grande spessore stimata e apprezzata da tutti. I suoi valori morali e tecnici eccezionali siano viva testimonianza per le future generazioni», ha detto il presidente federale, Gabriele Gravina.

IL RICORDO DI FIORELLO

E proprio le doti umane straordinarie fanno il paio con le sue doti di grande attaccante nei messaggi di ricordo e cordoglio di tanti ex campioni e uomini di calcio, che lo hanno conosciuto ed ammirato, da Dino Zoff a Sandro Mazzola, a Giuseppe Marotta, suo amico da mezzo secolo, a Maurizio Sarri. Anastasi era anche l’idolo di tanti tifosi siciliani e meridionali, anche se non juventini o interisti, come ricorda in un messaggio Fiorello: «Grazie Pietro. Eravamo fieri di essere tuoi corregionali. In un tempo non facile per i meridionali che arrivavano nel Nord Italia». A Varese era molto amato, come sottolineano il sindaco e il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: «Con la maglia biancorossa della mia città, lui giovane siciliano catanese, ha iniziato una brillante carriera. Per chi ha vissuto il calcio della fine degli Anni ’60 e ’70 è stato un ottimo attaccante. Per me, varesino, è stato un ‘grande’».

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