Facebook e Instagram down: ancora problemi per i social di Zuckerberg

I due siti irraggiungibili per diverso tempo e in diverse zone del mondo, dall'Europa agli Stati Uniti. Su Twitter un fiume di segnalazioni sotto gli hashtag #facebookdown e #instagramdown.

Pomeriggio difficile per i social di Mark Zuckerberg. Nella giornata del 28 novembre sia Facebook che Instagram sono risultati irraggiungibili per diverso tempo in varie parti del mondo.

SEGNALAZIONI DALL’EUROPA AL SUD AMERICA

Sul sito Downdetector sono state migliaia le segnalazioni di malfunzionamento per i due social network. A livello geografico, le segnalazioni hanno coinvolto l’Europa, il Nord America e il Sud America. Diverse centinaia di segnalazioni hanno riguardato la chat Messenger. Su Twitter diversi utenti stanno postando messaggi con gli hashtag #facebookdown e #instagramdown. C’è chi non è riuscito ad accedere a Facebook e ha pubblicato lo screenshot dell’avviso visualizzato sul social: «Facebook al momento non è disponibile a causa di un’operazione di manutenzione e dovrebbe tornare a essere disponibile tra pochi minuti».

FACEBOOK: «AL LAVORO PER TORNARE ALLA NORMALITÀ»

«Sappiamo che alcune persone stanno riscontrando delle difficoltà nell’accedere alla famiglia delle app di Facebook», ha detto un portavoce del gruppo. «Stiamo lavorando per riportare tutto alla normalità il più velocemente possibile».

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La marcia delle Sardine

Il movimento su Facebook: «Circa 40 piazze pronte a reagire spontaneamente alla retorica del populismo». Poi la denuncia: «Veniamo diffamati ogni giorno da alcuni media». I prossimi appuntamenti a Reggio-Emilia, Rimini e Parma. Lavori in corso per Firenze e Milano.

Adesso che anche Matteo Salvini vuole andare in mezzo a loro, magari per provocarle, i prossimi appuntamenti delle Sardine – il movimento nato da Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti e Giulia Trappoloni, che ha portato in piazza Maggiore a Bologna 12 mila persone a altre 9 mila in piazza Grande a Modena – si annunciano particolarmente “caldi”.

Le piazze fanno paura.Perché sono piene di gente.Perché sono libere.Perché hanno rovinato il tappeto rosso che la…

Posted by 6000sardine on Tuesday, November 19, 2019

«Oggi ci sono circa 40 piazze pronte a reagire spontaneamente alla retorica del populismo con la creatività e il sorriso sulle labbra», scrivono su Facebook i promotori, avvertendo però che sui social network «si moltiplicano gli account falsi che approfittano dell’immagine delle Sardine per seminare odio e sminuire il potente messaggio che le piazze stanno lanciando».

Sabato 23 novembre toccherà a Reggio-Emilia, dove è in programma un flash mob sebbene non sia prevista una visita elettorale del leader della Lega. Nella città emiliana il leader del Carroccio ha già fatto tappa il 9 novembre. L’appuntamento è alle 18.30 in Piazza Prampolini, davanti al Municipio, cuore del centro storico reggiano.

Mentre domenica 24 novembre le Sardine si sposteranno a Rimini, dove Salvini inaugurerà una nuova sede della Lega. «La Vecchia Pescheria si trasformerà in una fucina di creatività e resistenza. Sarà arte e libertà, anarchia e potenza, sarà follia e bellezza. Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Perché fa più rumore un mare in silenzio che un pirata che urla. Salvini e la sua macchina del marketing hanno già dichiarato che il capitan Pesce Palla verrà in piazza a “conoscere” le sardine. Quindi oltre alla vostra sardina preparate un bel pesce palla da ragalargli. E poi giù di selfie così è contento. Tutto rigorosamente in silenzio. Lui non capirà, ma non importa».

Il 25 novembre sarà la volta di Parma, ma il movomento sta lavorando anche a un flash mob il 30 novembre a Firenze. Si punta anche all’Umbria e sempre su Facebook è spuntata una pagina «Le sardine di Milano». Una data ufficiale ancora non c’è, ma gli aderenti crescono rapidamente. Come quelli di Torino, che si avviano a superare quota 20mila.

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Come funziona Facebook Pay, il nuovo servizio per i pagamenti digitali

Facebook entra ufficialmente nel mondo dei pagamenti digitali. La società annuncia Pay, destinato agli utenti che usano l’ecosistema di app..

Facebook entra ufficialmente nel mondo dei pagamenti digitali. La società annuncia Pay, destinato agli utenti che usano l’ecosistema di app della società guidata da Mark Zuckerberg, cioè Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp, e che “offrirà alle persone un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” tra tutte le applicazioni. Facebook Pay debutterà questa settimana negli Stati Uniti, per poi diffondersi in altri Paesi, potrà essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro.

“Facebook Pay si basa su infrastrutture finanziarie e su partnership già esistenti ed è separato dal portafoglio Calibra che si appoggerà al network Libra”, precisa la società. Il servizio supporterà la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal.

Per utilizzare Facebook Pay, sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione oppure sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti già usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro. Facebook Pay renderà più semplici queste transazioni, mentre continuerà a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”, spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook, sottolineando che i numeri di carta e conto bancario verranno archiviati e crittografati in modo sicuro.

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Il futuro di Facebook tra fact-checking, credibilità e censura

Il social network di Zuckerberg è uno spazio vitale per politici ed elettori. Ma la decisione di non sottoporre a controlli gli annunci a pagamento, preceduta da un discorso del suo fondatore sulla libertà di espressione, rendono la natura e la piattaforma sempre più controversa, trasformandola in un’enorme azienda pubblicitaria con il solo scopo di espandersi.

Dopo oltre 15 anni di esistenza, Facebook continua a detenere il primato di social network più usato al mondo con ben 2,38 miliardi di utenti attivi mensili. Proprio dal 2004, anno della sua fondazione, il social e il suo creatore, Mark Zuckerberg, sono al centro di continui dibattiti e aspre polemiche.

Non da ultima, la controversia relativa all’eliminazione dei profili che si sono esposti a favore delle popolazioni curde. Come accaduto per l’oscuramento di altri account, Facebook ha motivato le sue azioni sostenendo che nel social «non c’è spazio per le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri».

Sembrerebbe, dunque, che Facebook abbia intrapreso costanti azioni di controllo al fine di incoraggiare, nello spazio digitale, la possibilità di esprimersi e creare un ambiente sicuro, impedendo atti di violenza. Limitare, per quanto possibile, l’inneggiamento alle azioni di guerra e all’odio che violano gli standard della community rappresenta uno dei pilastri della politica di Facebook.

QUEL VIDEO FAKE SU BIDEN PUBBLICATO DA TRUMP

Questa politica, però, sembra in netto contrasto con la decisione dell’azienda di non sottoporre a fact-checking gli annunci a pagamento dei politici, dando spesso vita a controversie e alimentando la diffusione di fake news. Non si tratta solo del fatto che molti degli amministratori delle pagine pro-curdi oscurati sostengano di non aver violato gli standard dei social e di aver pubblicato esclusivamente articoli tratti da agenzie stampa e testate locali, sempre con il loro permesso e sempre con la fonte segnalata in calce, ma della questione legata alla pubblicità politica, alla diffusione dei suoi messaggi spesso falsi e, talvolta, addirittura diffamatori. Il recente video pubblicato del presidente statunitense Donald Trump, promosso a pagamento, è un caso esemplare ma non isolato.

Sorprendente che uno dei leader più influenti al mondo abbia utilizzato la pubblicità a pagamento su Facebook per screditare un rivale

Nel video veniva riportata la (falsa) promessa fatta da Joe Biden, uno dei principali candidati alle primarie dei Democratici per le elezioni del 2020, al governo ucraino. Questo avrebbe infatti garantito un miliardo di dollari in cambio del licenziamento del procuratore generale che stava indagando sul figlio Hunter. Sorprendente, dunque, che uno dei leader più influenti al mondo abbia utilizzato la pubblicità a pagamento su Facebook per screditare un rivale. Alla luce di questi fatti, Elizabeth Warren, candidata del Partito democratico delle Presidenziali del 2020, ha deciso di sfidare Facebook sponsorizzando una fake news proprio su Mark Zuckerberg, nella quale si affermava che il fondatore del social appoggiasse l’attuale presidente degli Stati Uniti.

GLI STRUMENTI DI FACEBOOK CONTRO DIFFAMAZIONE E CENSURA NON BASTANO

Una lotta alla luce del giorno che non sembra avere fine a breve. La possibilità di fare appello predisposta da Facebook nel 2018, nel caso si verifichino casi controversi di censura o diffamazione, garantendo il ripristino dei contenuti quando riconosciuti come vittime di errore, non sembra bastare, anzi. Un piccolo diversivo che dimostra come le guerre non si giochino esclusivamente sui campi di battaglia, ma anche, e forse soprattutto, su quelli dell’informazione.

Proprio su quest’ultimo punto si è soffermato lo stesso Mark Zuckerberg nel discorso da lui stesso tenuto un paio di settimane fa, all’università di Georgetown. Facendo eco al linguaggio del XVIII secolo, quando la gente ha iniziato a parlare di giornalisti della stampa come un «quarto patrimonio», che coesiste con tre livelli esistenti nel parlamento britannico, Zuckerberg ha definito Facebook come parte del «Fifth Estate». Il termine degli Anni 60, che si riferisce a una controcultura di giornalisti e intellettuali esterni critici nei confronti della società tradizionale, è associato all’omonima rivista anarchica nordamericana di Detroit, che lottava, tra l’altro, contro il capitalismo.

LE CONTRADDIZIONI DI ZUCKERBERG

Singolare, dunque, come Zuckerberg parli e sponsorizzi la sua azienda, quando invece Facebook sembra essere diventato uno dei fiori all’occhiello del capitalismo di sorveglianza, canale di disinformazione con fini di lucro che, talvolta, si appella ai propri “community standard” per oscurare profili e pagine, spesso in maniera erronea. Nel corso del suo discorso Zuckerberg ha più volte sottolineato l’importanza della libertà di parola che lui stesso e la sua azienda cercano di garantire e preservare.

Dinnanzi a tanto disordine, l’azienda dovrà essere frenata dalla regolamentazione

Un quadro distorto, dunque, rispetto al funzionamento della piattaforma stessa. Quel che è certo è che, dinnanzi a tanto disordine, l’azienda dovrà essere frenata dalla regolamentazione e se nell’Unione europea gli utenti di internet hanno il «diritto di essere dimenticati», questo non sembra ancora essere vero per la piattaforma e il suo fondatore e gli utenti, politici e non, dovranno prestare sempre maggiore attenzione ai messaggi che intendono far passare attraverso questo strumento.

Gianluca Comin è professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma

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Germania, nuova legge contro il neonazismo: Facebook deve denunciare le svastiche

Un pacchetto di nove misure che tra le altre cose impongono a Facebook di denunciare i post che istigano all'odio e in cui compaiono le svastiche.

Regole più dure e soprattutto aggiornate all’era dei social network per combattere il neonazismo e l’estremismo di destra. Il governo tedesco ha varato il 30 ottobre un pacchetto di misure in nove punti per combattere «odio ed estremismo di destra» fra l’altro costringendo i social network a denunciare alla polizia minacce di morte e post con svastiche. Il varo, ha spiegato l’agenzia Dpa, è avvenuto dopo l’assassinio del politico Walter Luebcke a inizio giugno e l’attacco alla sinagoga di Halle di questo mese con l’uccisione di due passanti e il ferimento grave di altri due.

I SOCIAL OBBLIGATI A RIFERIRE A UNA NUOVA CELLULA DI POLIZIA

I gestori delle reti sociali come ad esempio Facebook saranno obbligati a segnalare ad una nuova «postazione centrale» della polizia minacce di morte, istigazioni all’odio e crimini politici come l’uso di simboli vietati, riferisce l’agenzia con implicito riferimento alla croce uncinata. Inoltre il codice penale sarà integrato con norme contro «i crimini d’odio» che esorta a compiere, o anche solo minimizza, alcuni reati. Il pacchetto prevede fra l’altro maggior protezione per i politici locali, uno più stretto scambio di informazioni fra i servizi segreti interni federali e regionali, il controllo se chi richiede un porto d’armi è un estremista.

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Negli Usa arriva Facebook News: test a New York e Los Angeles

Il social network lancia la nuova sezione dedicata alle Notizie, a cui lavora un team di giornalisti.

Facebook lancia negli Stati Uniti una nuova sezione del suo social dedicata alle notizie. Si chiama News e per ora, spiega l’azienda in un post, è in fase di test su un gruppo di utenti, a cui fornirà notizie nazionali e locali in alcune aree metropolitane come New York e Los Angeles. Un team di giornalisti sceglierà le notizie del giorno da mettere in evidenza. Facebook ha lavorato al progetto per mesi. La novità arriva proprio in una fase in cui il social è alle prese con la proliferazione di fake news.

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L’audizione al Congresso di Zuckerberg su Libra e fake news

Incontro teso tra il fondatore di Facebook e i deputati dem. Sul tavolo non solo le preoccupazioni per la criptovaluta, ma anche la possibilità che le pubblicità influenzino le presidenziali del 2020.

Avrebbe dovuto rispondere solo sul progetto Libra. Ma alla fine Mark Zuckerberg si è trovato a dover difendere Facebook da tutti i fronti, dalla sua criptovaluta alla pubblicità politica fino alla pedopornografia. Che l’audizione alla commissione servizi finanziari della camera non sarebbe stata facile per il numero uno del social è apparso chiaro da subito. La deputata democratica Maxine Waters aprendo i lavori ha accusato Facebook di aver «consentito le interferenze sulle elezioni, violato le leggi sui diritti civili» e ora, come se non bastasse, vuole creare il ‘ZuckBuck’, ovvero Libra. Zuckerberg, ha incalzato Waters, «forse pensa di essere al di sopra della legge».

Durissimo anche lo scambio con la deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez che ha concentrato le sue domande sia sullo scandalo di Cambridge Analytica che soprattutto sulle pubblicità. In particolare la congresswoman dem ha chiesto al Ceo: «Voglio solo capire quanto ci possiamo spingere in là. Volendo io posso lanciare un post sponsorizzato indirizzato a repibblicani dicendo che hanno votato a favore del Green New Deal?», ottenendo solo un laconico «probabilmente».

LA DIFESA: «ADS POLITICI SOLO UNA PICCOLA PARTE DELLE NOSTRE ARRIVITÀ»

L’amministratore delegato di Facebook ha ascoltato impassibile tutte le accuse bipartisan piovute sulla sua società ed è passato alla difesa. Per quanto riguarda il voto, Zuckerberg ha osservato come i deep fake sono fra le «minacce emergenti» con cui Facebook si trova a fare i conti in vista delle elezioni del 2020. Sulla pubblicità politica ha poi ribadito che la piattaforma non effettuerà alcun fact checking, entrando così a gamba tesa nel dibattito sulla libertà di parola. «Una percentuale molto piccola delle nostra attività deriva dalla pubblicità politica e non giustifica tale tipo di controversia», ha spiegato.

IL MURO DI MENLO PARK SU LIBRA

Alla deputata repubblicana del Missouri, Ann Wagner, che lo ha attaccato sulla pedopornografia accusandolo di non fare abbastanza ha risposto: «Lavoriamo più di ogni altra società per identificare questo tipo di comportamento». Zuckerberg ha poi difeso a spada tratta Libra, la criptovaluta che può essere un rimedio contro le disuguaglianze e può contribuire al rilancio dell’infrastruttura finanziaria americana che è «datata»: la minaccia di una criptovaluta cinese rappresenta una delle ragioni importanti per approvare Libra, ha spiegato. Certo è un’iniziativa «complessa e rischiosa. Non so se funzionerà», ha detto il capo di Menlo Park, ammettendo che Facebook non è il «messaggero ideale per il progetto, abbiamo avuto diversi problemi negli ultimi anni e sono sicuro che molti speravano che fosse chiunque altro ma non Facebook a portare avanti questa idea”» Parole che implicitamente si riferivano alla reputazione e alla credibilità del social, travolto da una serie di scandali sulla privacy. Libra, ha voluto precisare, non aspira a essere una moneta sovrana, non vuole entrare nell’arena politica. Poi per rassicurare ulteriormente ha detto che Facebook è pronta a non partecipare a Libra nel caso in cui non ci fosse il via libera delle autorità americane. Rassicurazioni che comunque non sembrano soddisfare.

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Forza Nuova vuol fare causa a Facebook per le pagine oscurate

La formazione di estrema destra guidata da Roberto Fiore intende percorrere le vie legali contro il gigante di Menlo Park. Due giorni fa chiuse decine di pagine legate al movimento e a Casapound.

La segreteria nazionale di Forza Nuova ha dato mandato al proprio ufficio legale di procedere contro Facebook Italia per il reato di diffamazione e per tutti i reati relativi all’attentato alle libertà di opinione commessi a danno del movimento. «Solo allora», ha annunciato Roberto Fiore leader del movimento, «potremo sapere se Roma continua a splendere come faro del diritto o se l’asse politico-mediatico Fiano-Zuckerberg avrà avuto la meglio anche sui diritti universalmente riconosciuti». L’attacco è arrivato due giorni dopo il blocco da parte del gigante di Menlo Park di diversi profili legati all’organizzazione di estrema destra, compresi quelli di Casapound. Fonti del social avevano spiegato che la chiusura dei profili e delle pagine era dettata da violazioni della policy.

ANNUNCIATE MANIFESTAZIONI IN DIECI CITTÀ

L’ufficio legale, fa aggiunto Forza Nuova, «raccoglierà tutte le richieste per danni avanzate dalle migliaia di persone che hanno visto le proprie pagine di interesse lavorativo cancellate. Il processo penale avrà la funzione di sollevare la questione politica ai più alti livelli giuridici». Nel frattempo i vertici del movimento hanno spiegato che sono previste altre dieci manifestazioni in altrettante città italiane per difendere il proprio diritto alla libertà di opinione e di pensiero. Catania, Catanzaro, Caserta, Foggia, Roma, Perugia, Ravenna, Verona, Torino, Milano saranno le dieci città su cui convergeranno i militanti.

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