Le polemiche in Rai tra lo spot pro Salvini e i cachet di Sanremo

L'ad Salini prova a rimediare al pasticcio della propaganda leghista piazzata durante l'intervallo di Juve-Roma. Che ha fatto 5 milioni di spettatori. Ma come garantire a Zingaretti lo stesso pubblico durante un break di Don Matteo? Intanto le richieste degli ospiti del Festival fanno discutere: Georgina vuole 140 mila euro, Benigni 300 mila, Rula 25 mila.

Clima da “ultimi giorni di Pompei” alla Rai, mentre si avvicina l’appuntamento televisivo più importante dell’anno, il Festival di Sanremo, in un vorticoso aumento delle polemiche.

FOA INTANTO RESPIRA ARIA BUONA A DAVOS

Intanto, forse per prendersi un pausa e respirare un po’ di buona aria di montagna, il presidente Marcello Foa è andato a Davos, al Forum mondiale dell’economia che vede ogni anno riuniti i grandi della terra. In questa edizione in particolare per parlare di clima. Quello di viale Mazzini, si sa, in queste settimane è particolarmente mefitico.

GUALTIERI VUOLE DIMISSIONARE L’AD SALINI

E l’amministratore delegato Fabrizio Salini, di cui molti giornali scrivono che l’azionista, ossia il ministero dell’Economia, ossia il suo titolare Roberto Gualtieri, si prepara a dimissionare? Sta chiuso nel bunker a cercare di risolvere le infinite grane scaturite dal famoso o famigerato spot con Matteo Salvini per lanciare l’edizione di Porta a Porta fatto nell’intervallo della partita di Coppa Italia tra Juventus e Roma. Che ha totalizzato nelle rilevazioni più di 5 milioni di spettatori.

L’ARDO RIEQUILIBRIO DA TROVARE CON DON MATTEO

L’idea, come noto, è quella di offrire al segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti un analogo spazio all’interno di Don Matteo, una delle fiction più di successo della tivù pubblica. Un riequilibrio arduo da ottenere perché Don Matteo ha più di un break pubblicitario e quindi non è facile centrarne uno che abbia parità di ascolti.

CHI SI OCCUPA DELLA GRANA JUNIOR CALLY?

Come se non bastasse, e tornando a Sanremo, c’è poi il caso del cantante rapper Junior Cally, meglio dire dei testi violenti e sessisti delle sue canzoni, su cui a oggi Salini e il suo staff non hanno ancora detto una parola. La loro idea è che dovesse essere il neo direttore di RaiUno Stefano Coletta a sciropparsi la questione. Ma il manager, che ha sostituito in corsa Teresa De Santis alla guida della rete ammiraglia, ha avuto buon gioco nel dire che il problema non l’ha provocato lui.

GEORGINA, COMPARSATA DA 140 MILA EURO

E a proposito di problemi, impazzano quelli relativi ai cachet degli ospiti al Festival. Georgina Rodriguez, la compagna di Cristiano Ronaldo, per la sua comparsata sul palco dell’Ariston – immaginiamo al braccio del suo celeberrimo fidanzato calciatore della Juventus – vuole 140 mila euro più le spese, una cifra che potrebbe essere pagata in condominio con Rai pubblicità.

BENIGNI SPARA ALTO: 300 MILA EURO

Roberto Benigni, come ampiamente riportato dai giornali, di euro ne vuole invece 300 mila più le spese, una vera follia se la Rai accettasse di pagarglieli. Rula Jebreal invece per il suo monologo sulla violenza contro le donne si accontenta di 25 mila più spese.

SENZA DI MAIO CAPO M5S VIA LIBERA A ORFEO AL TG3?

Un’ultima annotazione. Con Luigi Di Maio non più capo politico del Movimento 5 stelle la posizione di Salini, che all’interno del governo è pesantemente sotto attacco del Pd, si è molto indebolita. E un primo risultato potrebbe essere il venir meno del veto pentastellato sulla candidatura di Mario Orfeo alla direzione del Tg3.

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In Rai ha vinto un solo partito. Quello del caos

Tra neo-nominati che non ottengono la maggioranza, richieste di chiarimenti sul caso Gaffuri e contrarietà del collegio sindacale ai doppi incarichi dei direttori, il cda di martedì si è chiuso con un pasticcio annunciato. Una nuova bocciatura per Salini.

Tutto come anticipato. Scriveva Lettera43.it il 14 gennaio che le nomine varate (e benedette solo in parte dal consiglio d’amministrazione della Rai) erano il frutto di un asse tra i 5 stelle e Fratelli d’Italia che di fatto governa la Rai dalla primavera dello scorso anno.

Come noto il voto non era vincolante ma colpisce il dato che ben quattro dei neo-nominati non hanno avuto la maggioranza dei voti. Tra loro dirigenti di peso come Tinny Andreatta (Fiction), Silvia Calandrelli (Rai Tre), Duilio Giammaria (Documentari) e Ludovico Di Meo (RaiDue, Cinema e Series)

Una bocciatura pesante, nata in un clima molto teso per l’ad Fabrizio Salini e il suo staff, che alla fine però hanno fatto buon viso a cattivo gioco. In fondo si tratta di un voto non vincolante, e il pacchetto di nomine diventa esecutivo con buona pace dei mal di pancia del cda di viale Mazzini.

SUL TAVOLO ANCHE IL CASO GAFFURI

Ma non è stato quello delle nomine il solo capitolo divisivo. I consiglieri hanno infatti chiesto con toni accesi un chiarimento richiesto sulla vicenda che riguarda Pietro Gaffuri che Salini aveva nominato Transformation Officer, ovvero gli aveva affidato, assieme al direttore Corporate Alberto Matassino, il delicato compito di seguire la messa in opera del nuovo piano industriale. Salvo poi scoprire, e proprio da Lettera43.it, che lo stesso Gaffuri aveva chiesto di poter uscire anticipatamente dalla Rai nella primavera del 2020.

LO SCONTRO SUI DOPPI INCARICHI DEI DIRETTORI

In cda c’è stato poi uno scontro con il collegio sindacale che ha manifestato ferma contrarietà all’ipotesi di nomina di tre direttori con doppio incarico come nei casi di Stefano Coletta (RaiUno più l’intrattenimento Day time), Di Meo (RaiDue con l’aggiunta di cinema e serialità) e Silvia Calandrelli (RaiTre più la Cultura). Per tutti loro è stato quindi deciso che assumeranno la direzione delle divisioni di genere mentre per le reti avranno unicamente un interim a tempo. Sulle prime, non è ancora stato deciso quando partiranno, cosa che potrebbe ingenerare qualche ritardo sulla elaborazione dei futuri palinsesti. «Se c’è un  vincitore», era il commento che si raccoglieva nei corridoi di viale Mazzini dopo il pasticciato cda, «questo è sicuramente il partito del caos».

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Rai, salta la collaborazione con Mn per Sanremo

Dopo le polemiche su un possibile conflitto di interessi, Viale Mazzini ha deciso che la società non gestirà l'ufficio stampa del Festival. Oggi la questione potrebbe essere trattata in cda. Dossier nomine verso l'ennesimo rinvio.

La notizia è che nella tarda serata di mercoledì 27 novembre Rai Uno ha annullato la richiesta per avere la società Mn Italia come ufficio stampa del Festival di Sanremo.

La spinosa questione, che ha per un momento sviato l’attenzione dell’annoso capitolo nomine (che non si riescono a fare) è la vicenda del conflitto di interessi sollevata da Striscia la notizia per i rapporti tra viale Mazzini e la Mn Italia per curare la promozione di alcuni programmi.

IL GIALLO DEL CONTRATTO RAI CON MN

Il caso nasceva dal fatto che l’attuale capo delle relazioni esterne, Marcello Giannotti, prima di arrivare in Rai chiamato dall’ad Fabrizio Salini lavorava proprio in Mn. Nella stessa giornata di mercoledì, nella sua audizione davanti alla commissione di Vigilanza Rai, lo stesso Salini nel merito aveva risposto un po’ piccato. «O decidiamo di penalizzare la società di provenienza di un manager e le inibiamo dal lavorare con la Rai», ha detto l’ad, «oppure questo è un tema». Coda serale con piccolo giallo: Salini aveva sempre negato che ci fosse un contratto con Mn per Sanremo quando invece la società diceva che stava già cominciando a lavorare al Festival. Il comunicato Rai pilatescamente non dice di aver annullato un contratto, ma probabilmente una richiesta di servirsi di quella società che faceva da preludio al contratto vero e proprio.

CAPITOLO NOMINE VERSO UN NUOVO RINVIO

Insomma, un pasticcio destinato a creare ulteriore imbarazzo. E c’è da scommettere che la questione sarà oggetto di discussione del cda di viale Mazzini convocato alle 10.30 di giovedì 28. Anche perché il tanto atteso capitolo nomine, eccezion fatta forse per il sostituto di Carlo Freccero alla direzione di RaiDue, visti i tanti e tali veti incrociati all’interno della maggioranza di governo, è meglio rinviarlo ancora.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Rai: le spine di Salini sono le nomine tigì, Fiorello e Mn

L'ad di Viale Mazzini sotto pressione per il cambio dei direttori dei telegiornali. Ma a preoccupare sono anche il presunto conflitto di interessi del capo comunicazione Giannotti e il costo dell'operazione Viva RaiPlay.

Il 26 novembre Fabrizio Salini è pronto a essere ascoltato in Commissione di vigilanza Rai. Per l’amministratore delegato della tivù di Stato si annunciano giorni di passione, cosa che lui, che soffre la troppa pressione, sicuramente vorrebbe evitarsi. Ma oramai la partita Rai non è più rinviabile. Ovvero non è più procrastinabile intervenire su una situazione che è ancora figlia del Conte Uno e dell’alleanza giallo-verde.

Ora, se Giuseppe Conte (bis) e i grillini sono rimasti, sono il Pd e Matteo Renzi che, entrati nella nuova compagine di governo, reclamano a gran voce che il tormentato universo della tivù pubblica ne prenda atto. Come fatto trapelare senza troppi paludamenti, il partito di Nicola Zingaretti punta al Tg1, guidato ora da Giuseppe Carboni in quota M5s. Il suo candidato è il sempreverde (il colore non allude ovviamente a simpatie leghiste) Antonio Di Bella, attualmente alla guida di Rai News.

Di Bella è il candidato più forte, ma non l’unico: c’è il vecchio direttore della testata ammiraglia nonché ex direttore generale dell’ente Mario Orfeo che chiede di essere valorizzato. Momentaneamente parcheggiato a Rai Way, Orfeo vuole tornare a pieno titolo nell’agone delle news. Sconta però un certo ostracismo dei pentastellati, che gli preferiscono di gran lunga Franco Di Mare, da luglio vicedirettore di RaiUno con delega agli approfondimenti e alle inchieste.

ANCORA NESSUNA CERTEZZA PER LE NOMINE DEI TELEGIORNALI

Ma che i telegiornali vengano toccati dall’ondata delle future nomine è ancora tutto da vedere. Salini sa che la materia è incandescente, e nel tentativo di limitare i danni vorrebbe offrire in pasto alla politica solo il rinnovo dei direttori di rete. I corridoi di viale Mazzini segnalano, ma con la dovuta aleatorietà di una situazione che cambia da un giorno all’altro, il seguente organigramma: Stefano Coletta a RaiUno, Marcello Ciannamea alla Seconda Rete, e l’onniprensente Di Mare, sempre non vada al Tg1, al vertice di RaiTre.

A viale Mazzini quasi sempre chi entra papa rimane cardinale

Ma si sa, a viale Mazzini quasi sempre chi entra papa rimane cardinale, e dunque la prudenza è d’obbligo. Un puzzle che è ulteriormente complicato dal fatto che Salini, forte dell’approvazione del suo piano industriale da parte del Mise, deve procedere alla nomina dei responsabili delle divisioni trasversali. Lo farà o tergiverserà ancora? Qualcosa forse si saprà nel cda Rai che si terrà due giorni dopo l’audizione dell’ad in Commissione di vigilanza.

Foto di Stefano Colarieti / LaPresse.

E poi c’è una ulteriore grana che non promette nulla di buono. Complice Striscia la notizia, è deflagrato il caso della società di comunicazione Mn, dove Fabrizio Giannotti ha lavorato dal 2015 al 2018 prima di essere chiamato da Salini a guidare la comunicazione Rai. Quasi sicuro che il cda chiederà a Salini spiegazioni su quello che alcuni giudicano un conflitto di interessi, altri come minimo una evidente caduta di stile. Mn, in trattativa per Sanremo (anche se la società smentisce), segue la comunicazione di Fiorello e della nuova serie I Medici, pagata da Lux Vide ma nell’ambito di una coproduzione Rai.

I DETTAGLI ECONOMICI SUL PROGRAMMA DI FIORELLO RIMANGONO UN MISTERO

Sempre nei corridoi di viale Mazzini si sussurra anche di un altro capitolo che chiamerebbe in causa Giannotti, ovvero una serie di contatti che la Comunicazione avrebbe sottoscritto con alcune testate online per ospitare una serie di redazionali sull’attività della Rai e del suo ad. E poi c’è il caso Fiorello, l’operazione su cui Salini ha puntato, ma i cui contorni sono ancora avvolti nel mistero. Per quello che è stato venduto come l’appuntamento televisivo dell’anno, il ritorno dello showman sulla piattaforma di Rai Play, non sono mai stati comunicati i dettagli economici.

Indiscrezioni in possesso di Lettera43 parlano di un costo complessivo dell’operazione Fiorello di circa 10 milioni di euro

Sarà il prossimo cda l’occasione per fare chiarezza? Indiscrezioni in possesso di Lettera43 parlano di un costo complessivo dell’operazione di circa 10 milioni di euro. Una cifra che comprende l’ingaggio di Fiorello, quello dei suoi autori, la campagna di marketing che ha accompagnato il ritorno dello showman sul piccolo schermo, e la realizzazione di tre set volanti destinati a essere smontati il prossimo dicembre alla fine del programma.

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Rai, saltano le nomine e la Lega gode

Il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, posticipando il dossier. Intanto a RaiDue è battaglia tra Di Meo appoggiato da FdI e Marano, decano della tivù pubblica in quota Carroccio. E nel caos Foa rafforza il suo staff.

Ancora giorni di attesa in Rai, dopo che il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, rinviando la palla in avanti. Così, alla vigilia dell’incontro, è stato cambiato in tutta fretta l’ordine del giorno inserendo l’audizione dell’ad di RaiCom Monica Maggioni sulla riorganizzazione della società e il progetto di un canale in inglese e altri temi meno spinosi.

LEGGI ANCHE: La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

IL GELO TRA DE SANTIS E SALINI

Nel frattempo, dopo che i 5 stelle sono riusciti a far slittare il tormentato capitolo nomine, dopo alcuni giorni di assenza è ricomparsa la direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis (quota Lega) che d’imperio ha bloccato la partecipazione di alcuni ospiti importanti nel programma di Caterina Balivo. I rapporti tra De Santis e l’ad di viale Mazzini Fabrizio Salini restano tesissimi (i due non si parlano) cosa che provoca non pochi intoppi. Come la soluzione della vicenda di Nunzia De Girolamo, l’ex deputata di Forza Italia in predicato per la conduzione di un programma sulla prima rete. La pratica è così passata sulla scrivania del capo delle risorse artistiche Andrea Sassano nel tentativo di sbloccarle il contratto.

LA BATTAGLIA DI RAIDUE TRA DI MEO E MARANO

Guerra aperta anche a RaiDue, contesa tra Ludovico Di Meo, sostenuto dal consigliere di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi, e il decano della tivù pubblica Antonio Marano, leghista della prima ora e in Rai sin dai tempi di Umberto Bossi. Che in alternativa a RaiDue si sta muovendo per ottenere una delle direzioni di genere previste dal piano Salini, ovvero quella del Day Time. Il barometro politico del resto sembra impazzito al punto tale da restringere gli spazi di manovra. Se a questo si aggiunge la crescente irritazione del Pd per la scarsa rappresentanza di cui gode in Rai ora che è diventato partito di governo, il quadro dell’impasse è completo.

FOA RAFFORZA IL SUO STAFF

Intanto, approfittando della caotica situazione, il presidente Marcello Foa sta rafforzando il suo staff. Dal Tg1 è arrivata come addetta stampa la giornalista Fenesia Calluso che si va ad affiancare al portavoce Marco Ventura. Calluso è una seconda scelta, visto che inizialmente Foa aveva puntato sulla giornalista Micaela Palmieri che però ha declinato l’offerta.

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La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

Il Carroccio ha conquistato un'altra direzione: quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Una riorganizzazione che però mostra parecchie anomalie. E che ha causato qualche mugugno a Viale Mazzini.

Nonostante il cambio di maggioranza nel governo del Paese, c’è un’azienda dove chi è ora all’opposizione la fa da padrone. La Lega infatti ha conquistato in Rai un’altra direzione, quella delle Relazioni internazionali affidata a Simona Martorelli. Si va ad aggiungere alle altre numerose posizioni di vertice occupate (la rete ammiraglia con Teresa De Santis, il Tg2, la Tgr regionale dove assomma in un colpo solo direttore e vice, tanto per citare le più importanti). E naturalmente la presidenza, con Marcello Foa, che per l’occasione fa propria anche l’organizzazione della neo direzione costituita e voluta fortemente da lui medesimo. Una direzione che, dunque, risponde gerarchicamente all’ad Fabrizio Salini ma funzionalmente al presidente Foa. Inoltre, è una casella occupata in vista del fatidico cda dell’11 novembre che dovrebbe deliberare su una serie di nomine editoriali.

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LE ANOMALIE DELLA NEO-DIREZIONE

Leggendo l’ordine di servizio a firma da Salini e controfirmato dal direttore del personale Felice Ventura, si registrano però alcune stranezze. La prima riguarda la nomina a vice direttore di Eleonora Villanti che ottiene il grado “bruciando” altri colleghi che attendevano da anni un simile riconoscimento professionale creando non pochi mugugni e polemiche all’interno dell’azienda. La seconda è relativa ai tre interim di peso (Cooperazione internazionale – Mediterraneo e Medio Oriente – Europa) che ha mantenuto Martorelli: possibile che in questo periodo l’azienda non abbia trovato risorse idonee a ricoprire quegli incarichi? Perché allora si è fatta uscire una riorganizzazione con tre caselle da riempire, che fretta c’era? La terza evidenzia una sovrapposizione di ruoli con altre direzioni nella misura in cui vengono affidati alle relazioni internazionali eventi e premi che tradizionalmente sono gestiti dalla direzione comunicazione e dalle relazioni esterne. Infine l’anomalia delle anomalie, nella riorganizzazione compare il nome di Nicola Caligiore alla voce Progetti internazionali il quale, a quanto risulta a Lettera43.it, si è dimesso dall’azienda perché in partenza per un’altra avventura professionale che lo porterà probabilmente a lavorare all’estero. Il paradosso è dunque quello di aver inserito una risorsa dimissionaria in una nuova riorganizzazione.

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