Per la Bce il peggio deve ancora venire

Francoforteè pronta ad acquistare i bond «in maniera flessibile nel corso del tempo» e «ribadisce il massimo impegno» a sostegno dei cittadini. Ma le previsioni sull'Eurozona fanno tremare le borse: nel secondo trimestre il Pil può crollare tra il -5 e il -12%.

La Bce continuerà ad acquistare i bond «in maniera flessibile nel corso del tempo» e finché non sarà ritenuta «conclusa la fase critica legata al coronavirus». Il Consiglio «ribadisce il massimo impegno» a fare il necessario «per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà».

NEL SECONDO TRIMESTRE PIL DELL’EUROZONA TRA -5 E -12%

Ma l’Eurotower avverte che nel secondo trimestre dell’anno la situazione potrebbe rivelarsi ancora più grave del primo quando il Pil dell’Eurozona ha segnato -3,8%. Ci si attende infatti una caduta del Pil dell’Eurozona compresa fra il -5 e -12%

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I punti deboli degli altri Paesi Ue nell’emergenza coronavirus

Le stragi nelle case di riposo in Francia e il focolaio di Parigi. I centinaia di malati francesi e olandesi ospitati da Berlino. I 2.300 sanitari contagiati in Germania e il ceppo della Baviera che continua a crescere. Le anomalie della Svezia sui dati. Perché l'Italia non è sola in Europa.

Il 7 aprile l’Italia arriva all’eurogruppo per l’emergenza del Covid 19 come lo Stato più duramente colpito dalla pandemia. Come la Spagna, contiamo in questo momento più di 10 mila vittime accertate, l’Italia oltre 16.500: il bilancio più doloroso. Ancor prima della Spagna l’Italia si è dovuta chiudere ai turisti e ha, dovuto fermare le attività, con danni economici ancora più prolungati. Il governo di Roma è anche tra quelli con meno riserve di budget spendibili per rimediare allo choc: a causa del secondo debito pubblico più alto dell’Ue (dopo la Grecia) e dopo anni di austerity che hanno costretto la sanità a tagliare posti letto negli ospedali, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti, non si può scialare. Per i coronavirus dobbiamo insomma chiedere più aiuto di altri Paesi all’Ue. E non vi è dubbio che, come in passato, dietro una solidarietà a volte pietista, i governo più forti della comunità batteranno ancora i pugni sul tavolo.

PUNTI DEBOLI ANCHE AL NORD

L’Ue si regge su rapporti di forza, e non per niente gli Stati che con retorica mostrano i muscoli verso il Sud Europa non si mostrano mai vulnerabili, anche quando un po’ lo sono. Perché è vero che per l’emergenza del Covid 19 l’Italia ha commesso errori, anche micidiali come nella Bergamasca, aggravando il bilancio delle vittime di migliaia di morti. Ma anche i Paesi più forti dell’Ue hanno delle falle nella gestione dell’epidemia. La differenza è che mentre le foto dei reparti al collasso dell’Italia e della Spagna hanno fatto il giro del mondo, sui trasferimenti delle centinaia di pazienti all’estero ai quali è stata costretta la Francia (in linea di principio sull’Ue vicina all’Italia, ma poi per tornaconto ancella dei tedeschi) si accenna soltanto. E poco è trapelato da Paesi come l’Olanda, la Svezia o anche la Germania: certo non nelle condizioni a giorni disperate dell’Italia. Ma anche loro nell’ultima settimana sotto stress, e con dei punti deboli che mostrano poco.

Bare dei morti di Covid 19 in ospedale, nell’Est della Francia (Foto: GettyImages).

1) I 1.400 MORTI NELLE CASE DI RIPOSO FRANCESI E LE BANLIEUE FOCOLAIO

In Francia in una settimana i morti di Covid 19 sono raddoppiati, arrivando a oltre 8 mila. L’impennata è dovuta agli oltre 1.400 decessi avvenuti nelle case di riposo d’Oltralpe nelle scorse settimane, e comunicata dal governo il 2 e il 3 aprile, quando al numero di contagi sono stati anche aggiunti quasi 18 mila casi. La notizia della strage non è stata riportata dai tg e sui giornali stranieri. Si è parlato – poco – della situazione drammatica negli ospedali dell’Île de France, la regione di Parigi che ha migliaia di contagiati nelle banlieue, con decine di malati gravi trasferiti in treno o in elicottero nelle terapia intensive di altre province o Stati, e cioè in Germania, Svizzera e Lussemburgo.

MANDATI IN GERMANIA 130 PAZIENTI

Una pressione delle strutture sanitarie che, già la settimana precedente, in Alsazia aveva reso necessario dirottare decine di pazienti negli ospedali tedeschi. Il 4 aprile, nella Francia diretta verso il picco dell’epidemia, si sono superate le mille vittime registrate in un giorno. 130, dai dati aggiornati del ministero degli Esteri tedesco, sono i pazienti in cura per Covid 19 nel Paese. Molti più dei 44 provenienti dall’Italia.

Coronavirus Ue Germania Francia Italia Covid-19
La Croce Rossa tedesca trasporta pazienti con il Covid-19 (Foto: GettyImages).

2) IN GERMANIA 2.300 SANITARI INFETTATI E L’ALLARME BAVIERA

La Germania, al contrario, regge senza lockdown delle attività produttive: forte dei 28 mila posti in terapia intensiva – raddoppiati a 40 mila – e delle centinaia di migliaia di tamponi eseguiti che hanno limitato la diffusione e prevenuto l’aggravarsi di molti pazienti monitorati a domicilio. I respiratori non mancano negli ospedali, e il personale ha protezioni adeguate, al confronto degli altri Paesi. Non di meno, anche alcuni reparti tedeschi sono al limite, soprattutto in Baviera, per l’intensificarsi dei ricoveri: il tasso di mortalità si è alzato, anche in Germania, dallo 0,3% delle prime settimane all’1,6%. Da poche decine le vittime dell’epidemia sono salite al picco di più di 150 al giorno, per un totale di circa 1600 morti e oltre 100 mila casi di Covid 19 secondo le comunicazioni regionali dei Land (il dato ufficiale del Robert Koch Institut, RKI è al contrario più basso e riflette i dati vagliati, trasmessi nel giorno precedente).

Covid 19 coronavirus Olanda
In Olanda restare a casa per il Covid 19 è un invito. Basta tenere la distanza di un metro e mezzo (Foto: GettyImages).

IL CEPPO DELLA BAVIERA

Sebbene il dato non sia gridato neanche dai media tedeschi, tra i contagiati ci sono anche circa 2.300 tra medici e infermieri, ha precisato il RKI: positivi in camice che nella realtà si stima «più alto». Così si programmano test a tappeto: come in Italia, non ancora fatti in tutte le strutture, negli ambulatori e nelle case di riposo. E mentre la cancelliera Angela Merkel, vedendo il trend generale dell’epidemia rallentare l’epidemia, vuole allentare le restrizioni, preoccupa la situazione in Baviera: nell’area di Monaco in particolare la crescita non si ferma. È l’area dove a fine gennaio si registrarono i primi casi di Covid 19 tra europei: un ceppo, dalle prime indagini genetiche, risultato molto simile al lombardo, e da dove i ricercatori italiani sospettano sia partito tutto. Se confermato dalle mappature, anche in Germania qualcosa allora sarebbero andato storto all’inizio nel tracciare e isolare la catena di contagi.

3) LE ANOMALIE DEI DATI DALLA SVEZIA

Un caso peculiare è il trend del Covid in Svezia, per diverse incongruenze. Se è fuori di dubbio che l’andamento dei contagi sia stato, in queste settimane, assai più lento che in Italia, nel Paese nordico che ha preso le misure più blande di contenimento, la curva matematica dell’epidemia non torna. Le variazioni di casi e morti quotidiani (da varie decine a nessuno) sono troppo altalenanti, e calano soprattutto nei week-end. In misura minore, lo stesso accade anche in Germania, probabilmente per il numero molto minore dei test e per il trasferimento ridotto dei dati nei giorni non lavorativi. Ma così la curva viene alterata. E non riflette la crescita preoccupante – di contagi e di morti – soprattutto a Stoccolma, dove il governo pensa di inasprire le misure di contenimento. L’incidenza di casi di Covid 19 risulta poi molto alta – e ad alta mortalità – tra i rifugiati somali, che formano meno dello 0,8% della popolazione: quanti tamponi vengono eseguiti in Svezia, come e quanto vengono tracciati i contagi, e a quanto ammonta (se c’è) il sommerso?

4) ANCHE L’OLANDA È IN AFFANNO

L’altro Stato europeo che mantiene fede all’immunità di gregge è l’Olanda: il governo in capo al gruppo dei rigoristi che puntano a scaricare la pandemia sui singoli Paesi. Verrebbe da pensare che, come la Germania, il piccolo Stato sia in grado di far fronte ai sui contagiati con un sistema sanitario capace di sostenersi da solo e con poche vittime: invece no. In un mese e mezzo i Paesi Bassi hanno accumulato quasi 19 mila contagiati da Covid 19 e quasi 1.900 morti. Il ritmo in media di oltre 1000 nuovi malati e di 150 morti al giorno stressa gli ospedali olandesi al punto da dover chiedere aiuto – rifiutati – al Belgio confinante. E di dover ripiegare sulle terapie intensive dei tedeschi: 24 pazienti dai Paesi Bassi sono ricoverati al momento in Germania. Ma all’eurogruppo il premier olandese Mark Rutte parlerà dell’Italia con Merkel.

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Coronavirus, #WeAreInThisTogether chiede maggiore solidarietà all’Ue

La petizione è rivolta non soltanto ai governi nazionali degli Stati membri ma anche alle istituzioni dell'Unione europea. Tra i temi, uno scudo di protezione finanziaria, una linea di credito Sanitaria nel Mes, la creazione di European Health Bonds e come tornare alla normalità, tramite un piano sostenibile.

L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio l’Europa. In un momento di crisi come questo, c’è chi chiede una maggiore solidarietà a livello comunitario. «In questo momento non possiamo permetterci di essere divisi», si legge nella petizione #WeAreInThisTogether, pubblicata il primo aprile, «è il momento di restare uniti e lottare per un futuro comune e migliore». L’appello è stato lanciato da personalità italiane e tedesche, come l’ex ministro Fabrizio Barca e l’ex presidente dell’Inps Tito Boeri, e rivolto non soltanto ai governi nazionali degli Stati membri ma anche alle istituzioni dell’Unione europea.

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SCUDO DI PROTEZIONE FINANZIARIA E LINEA DI CREDITO SANITARIA NEL MES

Le richieste sono quattro. Per prima cosa, la Bce deve «inviare segnali chiari ai mercati finanziari che speculare contro singoli Stati membri è insensato» e che «necessitiamo di uno scudo di protezione finanziaria completo per l’Europa e l’Eurozona». Secondo punto: l’ «apertura immediata di una linea di credito Sanitaria nel Mes», ma solo a patto che «i fondi concessi vengano impiegati in categorie di programmi sanitari chiaramente definite, senza alcuna ulteriore condizione imposta».

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EUROPEAN HEALTH BONDS E RIPRESA SOSTENIBILE

Altro tema, «l’emissione di European Health Bonds (Titoli obbligazionari europei a supporto della Sanità)», in quanto è «necessaria una condivisione degli oneri» poiché la pandemia sta colpendo tutti i Paesi dell’Ue. Ma determinate condizioni: i bond devono avere «un obbiettivo comune, chiaro, definito e soggiacente a linee guida stipulate congiuntamente». Ultimo punto: un pensiero alla ripresa. «Dovremmo comunque iniziare ad approntare le misure necessarie per tornare a un normale funzionamento delle nostre società e delle nostre economie», si legge nella petizione, «con un tasso di sviluppo economico sostenibile, e integrando, tra l’altro, la transizione verde, la trasformazione digitale e traendo tutti gli insegnamenti possibili da questa crisi. Ciò richiederà una strategia di uscita coordinata, un piano di ripresa globale e una quantità di fondi mai prima d’ora investiti».

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Per Moody’s possibile prospettiva Eurozona negativa nel 2020

L'agenzia di raiting prevede rischi per una crescita economica già sotto pressione e bassi margini fiscali dovuti a vincoli di politica monetaria.

Sono tutt’altro che rosee le prospettive per il merito di credito dell’Eurozona quelle presentate da Moody’s. L’agenzia di rating prevede infatti un 2020 negativo per gli Stati membri dell’Unione europea. Nella nota diffusa, Moody’s ha sostenuto che «l’impatto sulla crescita regionale delle condizioni globali in peggioramento, così come gli elevati livelli di debito pubblico e i margini di compensazione (buffer) limitati».

COSA PREVEDE MOODY’S

Nello specifico Moody’s prevede «rischi per una crescita economica già sotto pressione e bassi margini fiscali e vincoli di politica monetaria in grado di assorbire eventuali choc».

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