Il Covid Hospital separato da una tenda Caso ad Eboli, «Occorre sicurezza»

di Andrea Pellegrino

Mezzo Covid Hospital, mezzo ospedale normale a tutti gli effetti. Il tutto diviso da una tendina. Accade ad Eboli, ospedale “Maria Santissima dell’Addolorata”, uno dei primi plessi sanitari finiti nell’occhio del ciclone dopo il trasferimento di una paziente dal Campolongo Hospital risultata poi positiva al tampone e successivamente, purtroppo deceduta. Nonostante la corsa ai ripari all’ospedale di Eboli mancherebbero ancora presidi di sicurezza necessari per la struttura e anche per il personale sanitario. Numerose solo le segnalazioni ora messe nero su bianco anche attraverso una interrogazione presentata dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Michele Cammarano e Valeria Ciarambino. Per fronteggiare l’emergenza sarebbero stati creati appositi spazi, attivando un reparto di alto isolamento per i contagiati da Coronavirus. Qui inizialmente sono stati trasferiti tre pazienti dal reparto di malattie infettive per lavori di ristrutturazione urgente. «Alcuni pazienti sono stati allocati nelle camere con doppio porta di isolamento e zona filtro ed altri in una camera di degenza sprovvista di doppia porta di isolamento e di zona filtro», si legge nell’interrogazione. Criticità che hanno messo in allarme il personale sanitario: «In particolare, segnalano criticità sul corretto funzionamento del reparto, non operativo da tempo e sulla mancata formazione in merito alla gestione del paziente Covid 19, alle modalità di vestizione, svestizione e al corretto utilizzo dei relativi dispositivi di protezione individuale».

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Distanze non rispettate, provvedimenti poco chiari la grande paura di viaggiare

di Adriano Rescigno

Covid-19, che caos, in tilt anche le prenotazioni delle agenzie di viaggio e con una norma poco chiara e non univoca la baraonda generale è a solo un grado di separazione. In queste ore di concitazione e preoccupazione per quanto accade nell’ospedale di Eboli, una storia di approssimazione circa la gestione dell’emergenza e dei disagi che comporta, viene raccontata da Katia Aliberti, titolare dell’agenzia di viaggi salernitana “City Break viaggi e turismo”. «Come agenzia di viaggi abbiamo programmato a settembre 2019 un viaggio di gruppo a Praga, dal 18 marzo 2020 al 21 marzo, con 48 partecipanti confermati». «Nello specifico – continua la titolare – la situazione che si è creata è davvero paradossale e drammatica, ci sono tutte le condizioni per dover annullare il viaggio ma l’impossibilità a farlo perché nessun rimborso sarebbe previsto per i miei clienti». Non solo mancati rimborsi, ma anche la paura di un contagio a bordo del veivolo gioca una parte importante nella storia, infatti: «La compagnia aerea ha il volo confermato da Napoli, ma la Repubblica Ceca ha bloccato i voli con partenza da Milano, Bologna, Venezia e Verona, creando così le condizioni per far sì che persone bloccate in una delle zone con gli aeroporti rifiutati dallo stato estero, decidano di imbarcarsi lo stesso da Roma, Napoli o qualsiasi altro aeroporto del Centro-Sud, e dunque – dice Katia – I miei clienti, ed anche io, che mi sento responsabile per loro, non possiamo accettare di partire in queste condizioni rischiando oltre che per la nostra salute (staremo a distanza molto minore di 1 metro, contravvenendo completamente al decreto ministeriale del 4 marzo, visto lo spazio esistente tra i sedili in aereo – circa 40 centimetri – , senza garanzie di stato di salute e provenienza di chi sarà seduto accanto a noi), ma soprattutto, rischiando di essere bloccati all’arrivo a Praga, in quarantena, se uno solo dei 48 miei clienti dovesse avere una temperatura di 37.2 gradi, che a volte è anche la normalità». «La compagnia non risponde alle mie svariate richieste di cambio data applicando, invece, una penale per il cambio data e il ministero non ci tutela, non si può lavorare così tra poca chiarezza e paura».

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Col Coronavirus ricoverata in Medicina Caos ad Eboli, sanitari in quarantena

di Andrea Pellegrino

Con il coronavirus viene ricoverata nel reparto di medicina generale dell’ospedale di Eboli. Accade, in barba ad ogni protocollo sanitario (o comunque sottovalutandolo) sancito fin dall’avvio dell’emergenza, ad una signora di 72 anni di Pompei, dapprima sottoposta alle cure del Campolongo Hospital, poi a quelle del “Maria Santissima Addolorata”, dove, solo successivamente al ricovero – in un reparto non consono – è stato effettuato il tampone, risultato positivo. Insomma la donna era ammalata di coronavirus ma fino a qualche ora fa nessuno se ne era accorto. I primi sospetti la scorsa sera quando sono peggiorate le condizioni della donna, ricoverata al Campolongo Hospital per un intervento chirurgico all’anca. Da qui, nella serata di giovedì, il trasferimento, per una polmonite nosocomiale, in una ambulanza, all’ospedale di Eboli, con l’arrivo al pronto soccorso, bypassando la tenda appositamente installata per i casi sospetti. La successiva visita e la tac avrebbero accentuato i sospetti dei medici. Non tanto, però, da far trasferire la donna in un apposito reparto. Così fino al pomeriggio di ieri la 72enne è stata ricoverata nell’affollata medicina generale, nelle ore di visita, aperta al pubblico, parenti compresi. Ad insospettire ulteriormente i medici il racconto di un familiare che avrebbe svelato le condizioni influenzali di un figlio della 72enne ritornato recentemente dalla zona di Lodi. Da qui il tampone e il trasferimento della donna all’ospedale “Cotugno” di Napoli per le cure del caso. Una serie di errori che ora rischia di far degenerare ulteriormente la già complessa vicenda nel salernitano. Fin da ieri pomeriggio si cerca di ricostruire tutti i contatti della 72enne, a partire da medici ed infermieri delle varie strutture sanitarie, tutti, a quanto pare, sprovvisti delle protezioni previste in queste circostanze, dai guanti alle mascherine. Una lista numerose di persone che si allarga ai familiari, parenti e amici. Persone che dovrebbero essere sottoposte al test. Chiuso al pubblico il Campolongo Hospital e sospesi tutti gli ambulatori. Analogo provvedimento per la struttura ospedaliera di Eboli. Qui la situazione sarebbe più complessa, considerata anche l’importanza del nosocomio della piana del Sele. Alcuni reparti, tra cui medicina, è inibito al pubblico con medici ed infermieri messi in quarantena. Dovrebbero essere una ventina in tutto le persone della struttura sanitaria che hanno avuto contatti con la 72enne. Tra gli altri quattro medici, otto infermieri, un tecnico di radiologia. Svuotato già in serata il reparto di medicina per la sanificazione, alcuni pazienti sono stati trasferiti presso altri reparti. «Abbiamo attivato tutte le misure di sicurezza necessarie – ha detto il sindaco di Eboli, Massimo Cariello – sono stati già effettuati tamponi al personale che è entrato in contatto con la donna, sia all’ospedale di Campolongo che in quello di Eboli. Attediamo esiti nelle prossime ore».A difesa del personale sanitario, Pietro Antonacchio, segretario della Cisl Funzione pubblica di Salerno: « Qualunque misura messa in campo dalle direzioni strategiche di Asl e azienda universitaria ospedaliera è vana se la stessa cittadinanza sottovaluta i rischi e non mette in atto le misure preventive dalle stesse consigliata. In questo complesso momento non si riescono nemmeno a procurare i dispositivi necessari per mancanza di offerta sul mercato».

(ha collaborato Doriana D’Elia)

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