Nel post Kim Jong-un sale lo sgradito zio Kim Pyong-il

Mentre il 36enne dittatore ricompare in alcune foto ufficiali rilasciate dal regime, l'invisibile fratellastro del caro leader Kim Jong-il potrebbe diventare il quarto uomo al governo della Corea del Nord. Scalzando la nipote Kim Yo-jong.

Da quando esiste la Corea del Nord, Kim Pyong-il è stato considerato un possibile successore al “trono” di Pyongyang. E adesso, con lo stato di salute di suo nipote Kim Jong-un avvolto dal mistero (il 2 maggio sono ricomparse foto di lui in pubblico dopo tre settimane), sono in molti a pronunciare nuovamente il suo nome quale candidato più accreditato a un eventuale “dopo-Kim”.

FIGURA PERFETTA ANCHE COME EVENTUALE REGGENTE

Una figura la sua che, per l’autorevolezza dell’età, sarebbe perfetta anche per un eventuale ruolo di “reggente”, in attesa che il figlio maschio di Kim Jong-un, ora decenne, raggiunga l’età necessaria per governare il “regno eremita”. Kim Pyong-il, 65 anni, è infatti l’ultimo figlio sopravvissuto conosciuto del fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung, e della sua seconda moglie, Kim Song-ae (nata nel 1924): negli Anni 70 perse la corsa alla leadership vinta dal fratellastro, Kim Jong-il. Questi era figlio dell’altra moglie del “Grande leader” e fondatore della Nord Corea moderna, la quale si chiamava Kim Jong-suk.

QUASI 40 ANNI PASSATI IN EUROPA

Jong-il (noto in patria con l’appellativo di “caro leader” e tuttora accreditato della surreale carica di “presidente eterno” della Corea del Nord) finì per gestire il Paese dal 1994 al 2011. Il suo fratellastro (e quindi “ziastro”, più che zio, di Kim Jong-un) ha trascorso quasi quattro decenni all’estero, ricoprendo vari incarichi diplomatici, tra Ungheria, Bulgaria, Finlandia, Polonia e Repubblica Ceca, prima di tornare a Pyongyang nel 2019.

Una delle foto ufficiali di Kim Jong-un rilasciate dal regime nordcoreano dopo tre settimane dalla sua misteriosa scomparsa. (Ansa)

HA IL SANGUE DI KIM ED È UN UOMO

Sebbene Kim Pyong-il sia stato effettivamente messo da parte – praticamente ignorato dai media del regime – e non abbia mai sviluppato abbastanza potere a casa per rappresentare una seria sfida alla leadership del nipote, alcuni osservatori affermano che potrebbe in realtà finire per prendere il posto del 36enne Kim Jong-un, che non ha mai nominato un successore. Questo principalmente perché ha il sangue di Kim: ma soprattutto perché è un uomo.

DIFFICILE CHE IL POTERE VADA ALLA SORELLA DEL DITTATORE

Thae Yong-ho, che è stato ambasciatore della Corea del Nord nel Regno Unito, prima di disertare in Corea del Sud nel 2016, ha spiegato che «i leader maschili conservatori di Pyongyang farebbero molta resistenza all’idea di dare il potere assoluto di guidare la dittatura a Kim Yo-jong, la sorella minore di Kim Jong-un, che è stata al suo fianco aiutandolo a fare politica negli ultimi anni». Il problema è che «è improbabile che una Corea del Nord guidata da Kim Yo-jong sia sostenibile», ha detto ancora Thae, avvertendo che la leadership collettiva con a capo la sorella minore di Jong-un potrebbe portare al caos. «Per evitare questo alcuni membri della leadership stanno pensando seriamente di “tirar fuori dal cappello” Kim Pyong-il, per metterlo al potere».

MA PER QUALCUNO L’IPOTESI DELLO ZIO È RIDICOLA

Non tutti i conoscitori del “Regno eremita” nordcoreano, però, sono d’accordo con l’ex ambasciatore dissidente sul fatto che Kim Pyong-il abbia delle reali possibilità. In Corea del Sud, per esempio, Kim Byeong-ki, membro della commissione di intelligence del parlamento di Seul, ha scritto in proposito sui social media coreani, definendo l’ipotesi «semplicemente ridicola».

ESILIATO ALL’ESTERO E SOTTO RICATTO ECONOMICO

La Corea del Nord ha spesso esiliato i componenti meno fortunati della “famiglia reale” dei Kim – quando non li ha direttamente eliminati fisicamente – mandandoli all’estero nel tentativo di cancellare la loro influenza, ma tenendoli legati e manipolabili attraverso il ricatto economico, che li ha resi dipendenti dai governanti di Pyongyang. Per questo motivo, se Kim Pyong-il prendesse il potere, potrebbe mettere in serio imbarazzo una larga parte dell’attuale leadership al vertice del Paese, che ha lavorato contro di lui per decenni, per sopprimere la sua influenza e far dimenticare la sua figura in patria.

I RIVALI PIÙ PERICOLOSI SONO STATI ASSASSINATI

Quando Kim Jong-un prese il potere dopo la morte di suo padre nel 2011, eliminò subito i potenziali rivali più pericolosi per la sua leadership: giustiziò suo zio – e deputato – Jang Song-thaek, e il sospetto che abbia ordinato l’assassinio del suo fratellastro maggiore in esilio, Kim Jong-nam, in Malesia, è ben più di un semplice sospetto.

CHI SOPRAVVIVE ALLE PURGHE NON È COSÌ TEMUTO

Il fatto che Kim Pyong-il sia sopravvissuto alle purghe del nipotino al potere probabilmente indica che Kim Jong-un non lo ha mai visto come un rivale temibile, limitandosi a tenerlo alla larga, all’estero, per decenni. Nel 2015 è stato nominato ambasciatore della Corea del Nord nella Repubblica Ceca e nel 2017, quando Kim Jong-nam è stato assassinato, gli è stata data anche data una protezione aggiuntiva, aumentando le sue guardie del corpo. Più che per proteggerlo da improbabili attentati, per tenerlo meglio sotto costante controllo.

LO ZIO È UNA PERSONA LIBERA E COSMOPOLITA

Kim Pyong-il ha mantenuto un profilo basso mentre si trovava in Europa, anche se non è passato inosservato agli occhi di chi lo ha conosciuto. Lubomir Zaoralek, che è stato ministro degli Affari esteri della Repubblica Ceca dal 2014 al 2017, ha affermato che «il suo stile e i suoi modi erano quelli di un uomo della Corea del Sud, piuttosto che del Nord». Cioè «era una persona cosmopolita, molto europea, e si vedeva che era in Europa che aveva vissuto praticamente tutta la sua vita. Era sempre attento a quello che aveva da dire, e diceva sempre cose che avevano perfettamente senso. Sembrava che qui vivesse una vita molto più libera rispetto agli altri nordcoreani».

TORNATO NEL 2019 PER ESSERE SORVEGLIATO MEGLIO

Kim Pyong-il è tornato a Pyongyang nel novembre del 2019, «in modo che Kim Jong-un potesse sorvegliarlo più da vicino», ha scritto di recente il quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo, citando fonti di intelligence ben informate. È stato oggetto di speculazioni e analisi ì per decenni, da parte della Corea del Sud, in una ridda di voci, mai verificate, che lo mettevano al centro di intrighi familiari, inclusi arresti domiciliari e tentativi di omicidio. Prima dei suoi anni all’estero, ha prestato servizio nell’esercito della Corea del Nord, comandando un’unità di un corpo d’élite, ed è stato anche più volte nominato per le cariche nel partito al potere, secondo il ministero dell’Unificazione sudcoreano.

SOLIDA FAMA DI DONNAIOLO INCALLITO

Sua madre, Kim Song-ae – la seconda moglie del fondatore dello Stato – fu molto influente negli Anni 70 e spinse in tutti i modi il figlio a prendere il potere. Ma presto cadde in disgrazia dopo che il suo fratellastro, Kim Jong-il, venne nominato successore. E sono ancora in molti in Corea del Nord a ricordarne la solida fama di “donnaiolo incallito”: una delle circostanze che giocarono a suo sfavore, all’epoca.

SOMIGLIANZA FISICA COL PADRE DELLA PATRIA KIM IL-SUNG

Se effettivamente ci sarà presto un dopo-Kim, insomma, la partita della successione si giocherà comunque certamente tra lo “ziastro” e la “sorellina”. La seconda ha certamente maggiori frecce al suo arco, in primis la sua influenza politica dovuta alla costante presenza accanto al fratello Jong-un negli ultimi anni. Il primo invece potrà contare sul vantaggio dell’età e dell’esperienza diplomatica ad alto livello e le relazioni internazionali di conseguenza maturate. E, non ultima, sulla grande somiglianza fisica con il defunto fratellastro e padre della patria Kim Il-sung. Una somiglianza che – dicono gli osservatori meglio informati – aveva sempre turbato il nipote, al punto di essersi rifiutato di incontrarlo quando era rientrato in patria e di avere proibito ai membri del suo entourage di mettergli sotto gli occhi le fotografie dello sgradito “ziastro”.

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Gli Usa intensificano la raccolta di informazioni sulla sorella di Kim Jong Un

Per gli osservatori è Kim Yo Jong la più probabile candidata alla successione del fratello. Ma la linea di sangue potrebbe mettere in gioco anche lo zio del leader nordcoreano. Intanto la Cia è in grande attività per capire lo scenario del “dopo-Kim”. Mentre Seul nega ci siano cambiamenti in vista a Pyongyang.

Tra le notizie contrastanti che inseguono di ora in ora sulla salute del leader nordcoreano Kim Jong Un, tra cui la possibilità che sia già morto o prossimo al decesso, i servizi di intelligence americani sono in grande attività per cercare di ottenere informazioni tempestive sulla situazione e su cosa potrebbe accadere a Pyongyang nello scenario del “dopo-Kim”. Sebbene non vi siano prove chiare che il leader nordcoreano sia davvero malato o addirittura morto, l’intelligence statunitense sta intensificando la raccolta di informazioni sulla sorella, Kim Yo Jong, come ha dichiarato a un quotidiano giapponese Bruce Klingner, che ha trascorso 20 anni lavorando presso la Central Intelligence Agency – la Cia – e la Defence Intelligence Agency (Dia) ed è ora ricercatore senior per il Nord-Est asiatico presso il think tank della Heritage Foundation, con sede a Washington.

Klingner ha affermato che la Cia effettua «analisi di leadership», separate «dall’analisi politica» più generale di un Paese, per cercare di capire in anticipo quali possano essere – per esempio nel caso specifico della Corea del Nord – i passi successivi a una eventuale uscita di scena di Kim Jong-un. «La Cia raccoglie da sempre informazioni sulla famiglia Kim», ha affermato Klingner. «Non si tratta solo di informazioni politiche e istituzionali, ma anche del comportamento privato di ciascun individuo».

L’esperto americano a ha anche osservato che questioni come l’uso di farmaci, l’abuso di droghe, il temperamento, la fiducia in sé stessi e le tendenze ad agire in modo “impetuoso” o “riflessivo”, rientrano tutte tra le specifiche da analizzare, per l’intelligence Usa. «La Cia sta verificando, tra l’altro, quanta effettiva influenza abbia la giovane Kim Yo Jong sull’apparato di governo nordcoreano e in che modo i burocrati al potere a  Pyongyang – il “cerchio magico” dei fedelissimi della famiglia Kim – siano o meno disposti ad appoggiare e legittimare la sua eventuale leadership», ha detto.

LA COREA DEL NORD RESTA UN PAESE IMPENETRABILE

L’apparizione della sorella di Kim Jong-un alle Olimpiadi invernali tenutesi a Pyeongchang, in Corea del Sud, nel febbraio 2018, ha rappresentato un segnale molto chiaro per la comunità internazionale, secondo Klingner. «I funzionari più anziani si sono chiaramente ritirati in buon ordine, per lasciare a lei la ribalta», ha detto. Ma Klingner ha anche descritto la Corea del Nord come uno degli obiettivi più difficili, per i servizi americani, su cui ottenere informazioni. «Quando sono passato dalla copertura dell’Unione Sovietica alla Corea del Nord, i sovietici sembravano un libro aperto rispetto a Pyongyang», ha detto.

La Corea del Sud ha sufficienti strumenti di intelligence per affermare con sicurezza che non ci sono sviluppi insoliti a Pyongyang

Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul

Malgrado il governo sudcoreano abbia più volte ribadito, negli ultimi giorni, di non essere a conoscenza di alcuna «attività straordinaria» in Corea del Nord (eufemismo diplomatico pe riferirsi ad eventuali segnali di un imminente cambio di leadership) non è riuscita a dissipare le voci alimentate da un rapporto della Cnn della scorsa settimana, che affermava come Kim fosse in «grave pericolo di vita». Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul, ha detto nel corso di un incontro riservato che «la Corea del Sud ha sufficienti strumenti di intelligence per affermare con sicurezza che non ci sono sviluppi insoliti a Pyongyang»

Da sinistra, Kim Jong Un e la sorella Kim Yo Jong.

«Kim Jong Un è vivo e vegeto», ha dichiarato a Fox News, domenica, Chung-in Moon, consigliere per la Politica estera e la sicurezza del presidente Moon Jae-in. «Si trova nella zona di Wonsan dal 13 aprile». Tuttavia, diverse fonti diplomatiche nella Corea del Sud hanno indicato che è molto probabile che Kim soffra di problemi di salute di qualche tipo, anche molto seri.

LA SORELLA YO JONG LA PIÙ QUOTATA PER LA SUCCESSIONE

La dinastia Kim trae la sua legittimità dalla «linea di sangue del Monte Paektu» – il lignaggio familiare che collega direttamente Kim Jong Un e i suoi fratelli con il loro nonno, il “padre della patria” Kim Il Sung,. Se Kim Jong Un sarà impossibilitato a guidare la nazione – non necessariamente perché morto, ma anche soltanto perché in condizioni di salute che glielo impediscano – gli esperti dell’intelligence Usa ritengono che lo scenario più probabile sia il passaggio a un sistema di leadership collettiva, incentrato appunto sulla sorella, Kim Yo Jong, il n. 2 di fatto. Preferita dal suo defunto padre, Kim Jong Il, Kim Yo Jong è cresciuta alla scuola del “maestro della propaganda nordcoreana” Kim Ki Nam, secondo il Financial Times. Il suo profilo globale è cresciuto in modo significativo quando è stata inviata alle Olimpiadi invernali, diventando il primo membro della famiglia Kim al potere a visitare il Sud, dalla Guerra di Corea. Ha anche accompagnato suo fratello a Singapore nel 2018 e poi in Vietnam l’anno successivo per i due vertici di Kim Jong Un con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Kim Yo Jong – alla quale resta l’unico handicap di essere una donna in un Paese di mentalità maschilista – ha comunque consolidato il suo potere

Kim Yo Jong – alla quale resta l’unico handicap di essere una donna in un Paese dove la mentalità maschilista è ancora ampiamente diffusa e legittimata – ha comunque consolidato il suo potere in modo significativo negli ultimi tempi. È stata confermata quale membro supplente del Politburo del Partito dei lavoratori al potere, l’11 aprile scorso, e si ritiene che sia stata recentemente trasferita in una posizione che le consente di sovrintendere alle strategie del partito e alla raccolta di informazioni. Ma i conoscitori più al corrente della realtà nordocoreana ritengo che le riesca ancora difficile mantenere una presa salda sull’esercito, proprio a causa del suo essere donna.

ANCHE LO ZIO KIM PYONG IL TRA I PAPABILI PER PRENDERE IL POTERE

Alcuni osservatori non escludono nemmeno la possibilità che – con la scomparsa o l’inabilità di Kim Jong-un – il potere possa passare allo “ziastro”, Kim Pyong-il. Il 65enne Pyong-il è il fratellastro più giovane del loro padre, il defunto “Caro leader” Kim Jong Il, e in precedenza aveva lavorato come ambasciatore della Corea del Nord nella Repubblica Ceca, rientrando stabilmente nel suo Paese d’origine, per la prima volta dopo oltre trent’anni, solo alla fine dell’anno scorso. I tre figli di Kim Jong Un sono troppo giovani per subentrare direttamente sul “trono” di Pyongyang, tenuto conto che il maggiore a solo 10 anni. Il fratello maggiore di Kim Jong-un poi, Kim Jong Chul, si è tenuto fuori dai circoli di potere di Pyongyang da molto tempo, e non appare disponibile – e tantomeno “papabile” – alla successione di Jong-un.

I grattacieli di Pyongyang.

L’agenzia di stampa Reuters ha riferito venerdì 24 aprile che la Cina aveva inviato un team medico nel Nord per fornire consulenza, citando tre persone che avevano familiarità con la situazione. La notizia è stata vista come la conferma che Kim Jong-un fosse stato sottoposto a chirurgia cardiovascolare e i medici cinesi fossero andati a Pyongyang per cercar di rianimarlo. A sostegno del rapporto Reuters, 38 North, un sito web con sede a Washington che monitora con attenzione ciò che accade in Corea del Nord, sabato 25 aprle aveva pubblicato alcune immagini satellitari commerciali che mostravano un treno che si ritiene appartenga a Kim, in una stazione ferroviaria di Wonsan, nei pressi di uan delle “residenze estive” di Kim Jong-un.

INTANTO SI LAVORA A UN COLLEGAMENTO FERROVIARIO TRA NORD E SUD

Nel frattempo il Rodong Sinmun, quotidiano “governativo” di Pyongyang (dove non esiste la stampa libera e indipendente, bisogna ricordarlo) mantiene un assoluto silenzio sulle condizioni di Kim. Ma i media ufficiali non hanno nemmeno fornito alcuna notizia sulla sorella Kim Yo Jong , ormai dal 12 aprile scorso, legittimando in questo modo le speculazione secondo le quali si starebbe lavorando segretamente per preparare il dopo-Kim, tra incertezze  e faide interne per la successione. Nel bel mezzo di questo caos informativo e politico, la Corea del Sud ha tenuto una cerimonia, lunedì 27 aprile, per inaugurare ufficialmente «la posa della prima pietra» di un progetto ferroviario Nord-Sud, due anni dopo lo storico vertice tra il presidente sudcoreano Moon e Kim Jong Un: un collegamento deciso proprio in quella occasione. La costruzione dovrebbe iniziare alla fine del 2021.

Il presidente sudcoreano Moon ha espresso la speranza di riprendere al più presto la cooperazione bilaterale

La Dichiarazione di Panmunjom, firmata dai due leader al vertice del 2018, prevedeva appunto il ricollegamento dei paesi su rotaia e su strada, oltre a diversi altri obiettivi, tra cui la dichiarazione formale della fine della guerra di Corea. Sembra che proprio la mancanza di progressi nell’attuazione della dichiarazione – in parte a causa di un vertice fallito tra Kim e Trump – abbia accentuato la sfiducia di Kim Jong-un verso Seul. In realtà un collegamento ferroviario tra i due Paesi sarebbe impossibile, ora come ora, perché violerebbe le sanzioni delle Nazioni Unite, ma il presidente sudcoreano Moon ha espresso la speranza di riprendere al più presto la cooperazione bilaterale, dicendo che «scopriremo cosa possiamo fare nonostante le sanzioni e lavoreremo incessantemente per attuarlo». Non ha detto però quello – ed è quello che tutto il mondo in questo momento vorrebbe sapere – se si aspetta di «riprendere a lavorare» con Kim Jong-un, o col suo successore.

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Il calvario dei rifugiati nordcoreani a Seul

Per i pochi che riescono a sfuggire al regime, una vita al Sud rappresenta il sogno per eccellenza. Ma non tutti ce la fanno. Strangolati da una società ipercompetitiva. Il reportage.

da Seul

Le hanno trovate dopo molte settimane. A causa dell’odore. La macabra scoperta l’ha fatta l’amministratore del condominio popolare nella zona Sud Ovest di Seul, spinto dalle lamentele dei vicini che insistevano sulla strano odore che usciva da quel piccolo appartamento; qualcuno doveva essere partito senza svuotare la spazzatura, dicevano. L’acqua era stata tagliata da tempo, per le bollette non pagate, e il frigorifero era vuoto, salvo alcuni peperoncini ormai marciti. Han, 42 anni, e la sua bambina di sei le hanno trovate sdraiate sul letto, abbracciate, nel disperato tentativo di conservare le poche forze che gli erano rimaste e che stavano per abbandonarle per sempre. Morte da tempo. Morte di fame.

L’inchiesta della polizia ha rivelato che Han, che era fuggita dalla povertà della Corea del Nord un decennio prima, aveva fatto il suo ultimo prelievo di 3.858 won (meno di 3 euro) dal suo conto bancario sudcoreano a maggio. E anche se i risultati dell’autopsia non sono ancora stati rivelati, gli investigatori non sono riusciti a trovare nessun elemento che potesse suffragare l’ipotesi di un gesto volontario: Han e la sua bambina, hanno dichiarato, sono morti di fame. Probabilmente senza più nemmeno la forza per porre fine, da sole, alla loro esistenza.

L’ODISSEA DEI RIFUGIATI NORDCOREANI

La scoperta è stata un autentico choc per l’opulenta società sudcoreana, che affolla i locali alla moda del famoso quartiere di Gangnam o della zona universitaria della capitale. Non solo perché la morte, per fame, di una mamma e della sua bambina rappresentano sempre e comunque una tragedia a qualsiasi latitudine e in qualsiasi contesto. Ma soprattutto perché Han era nordcoreana. Una rifugiata nordcoreana. Una di quei pochissimi disperati che riescono finalmente ad arrivare nella “terra promessa”, la Corea del Sud, mettendo a repentaglio la loro stessa vita e attraverso un percorso infernale che li porta ad attraversare la Cina e poi a fare tappa, nel corso della fuga, in Paesi “terzi”, come il Vietnam o la Tailandia, prima di riuscire a ottenere l’ambito “status” di rifugiato politico e venire spediti a Seul. La terribile fine di Han e di sua figlia hanno costretto l’opinione pubblica della Corea del Sud a interrogarsi su come uno dei Paesi più ricchi dell’Asia tratti coloro i quali rischiano tutto per fuggire alle privazioni e alla repressione di Kim Jong-un.

IL PIL PRO CAPITE SUDCOREANO? SUPERIORE A QUELLO DELL’ITALIA

Molti sudcoreani si sono domandati come possa essere stato possibile che chiunque – e tanto più un individuo che è fuggito da uno dei regimi più oppressivi del mondo – si trovi costretto ad affrontare una fine così terribile in un Paese che afferma di essere un porto sicuro per i suoi “fratelli nel Nord” e che vanta un Pil pro capite superiore a quello dell’Italia. Tutti i giornali e le televisioni del Sud hanno dedicato ampi editoriali alla tragedia: «Dove eravamo noi?», si è chiesto polemicamente il quotidiano Yonhap News, finanziato dallo Stato. «Non c’era alcuna possibilità di salvarli?», ha titolato il Readers News, un giornale con sede a Seul. «Ci fa venire le lacrime agli occhi sapere che un disertore nordcoreano sia stato vittima della fame e sia morto in questo modo atroce a Seul», ha dichiarato Moon Seong-ho, portavoce dell’opposizione conservatrice del Liberty Korea Party. Sotto accusa sono le apparenti lacune del modesto sistema di welfare del Paese. Han, che aveva divorziato dal marito cinese-coreano all’inizio di quest’anno, aveva ricevuto dal governo 100 mila won (80 euro) di sussidi mensili, ma non aveva richiesto le altre indennità a cui aveva diritto, secondo i funzionari del welfare locale. Il ministero dell’Unificazione, che gestisce il reinsediamento dei disertori, si è impegnato ad affrontare i “punti deboli” che potrebbero impedire ai rifugiati di ottenere l’aiuto di cui hanno bisogno.

I circa 32 mila disertori del Sud hanno guadagnato mediamente solo tre quarti della retribuzione media di 2,56 milioni di won (2 mila euro) l’anno scorso

Nonostante ricevano la cittadinanza automaticamente e aiuti come l’alloggio e le necessità di base, molti nordcoreani lottano per sopravvivere in un Sud ipercompetitivo, dove un diploma universitario è considerato un prerequisito anche per trovare un lavoro di piccola entità. I circa 32 mila disertori del Sud hanno guadagnato mediamente solo tre quarti della retribuzione media di 2,56 milioni di won (2 mila euro) l’anno scorso, secondo la Korea Hana Foundation, una consociata del ministero dell’Unificazione. Spesso isolati come outsider o addirittura guardati con sospetto perché possibili spie comuniste, oltre la metà dei disertori ha riferito di aver subito discriminazioni, mentre un rapporto del ministero dell’Unificazione del 2015 ha riscontrato tra di loro un tasso di suicidi tre volte superiore a quello della popolazione generale. «Ero molto imbarazzato per il mio accento nordcoreano quando sono arrivato qui», dice Ken Eom, un ex ufficiale dell’esercito nordcoreano che ha disertato nel 2010. E aggiunge: «La maggior parte dei disertori della Corea del Nord sono in difficoltà in questo momento».

LE CRITICHE AL PRESIDENTE MOON JAE-IN

Alcuni critici hanno accusato il presidente Moon Jae-in e Il suo governo di sinistra di non fornire adeguato supporto ai disertori per compiacere Pyongyang e far avanzare il riavvicinamento con il Nord, che considera coloro che fuggono dal regime come traditori che meritano la prigione o addirittura la morte. In un editoriale pubblicato di recente, il quotidiano Daegu Shinmun ha invitato il governo a smettere di “adattare” la sua politica sui disertori preoccupandosi di come il Nord potrebbe reagire. «Il presidente Moon non ha titolo per parlare dei diritti umani nella Corea del Nord», ha dichiarato Ha Tae-kyung, un rappresentante del partito di opposizione di centrodestra Bareunmirae. «Ignora persino i rifugiati del Nord, che sono nostri concittadini a tutti gli effetti. E si preoccupa solo delle relazioni tra Nord e Sud».

IL DOLORE DI CHI È SOPRAVVISSUTO

Ma le dichiarazioni più forti sulla morte di Han e di sua figlia sono state quelle espresse dagli stessi rifugiati, che conoscono in prima persona quanto sacrificio e quanti rischi comportino la fuga dal Nord, alla ricerca di una vita migliore. «Abbandonare tutto, gli affetti, la famiglia, rischiare di venire uccisi o rinchiusi in qualche centro di detenzione, per sfuggire alla fame; venire nella terra del tuo stesso popolo per trovare la libertà, e poi morire di fame: è concepibile una cosa del genere?», si è chiesto Jung Gwang-il, un sopravvissuto ai campi di prigionia della Corea del Nord, fuggito al Sud nel 2004. «Sapere quello che è accaduto alla povera Han e alla sua bambina mi ha procurato un tale dolore che mi sembra che il cuore mi sia stato strappato dal petto».

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