Petrone contro Caramanno: «Serve assessore all’Ambiente»

di Erika Noschese

Non c’è pace, a Palazzo di Città, per l’assessore All’ambiente Angelo Caramanno. A tradirlo, stavolta, è la stessa maggioranza del sindaco Napoli che gli contesta, ancora una volta, l’operato. L’ultimo attacco, se non altro per ordine cronologico, arriva dalla consigliera ambientalista Sara Petrone che esprime tutto il suo dissenso per le condizioni di degrado in cui versa la città di Salerno attraverso i social. “Non se ne può più, ci vuole un assessore all’ambiente…”, ha infatti scritto la Petrone, riscontrando anche un certo “apprezzamento” da parte dei suoi amici virtuali. Segno, questo, che il lavoro svolto dall’assessore all’ambiente fino ad oggi non è servito a riportare il decoro in una città che si appresta ad ospitare un discreto numero di turisti e visitatori con l’avvicinarsi dell’evento più chiaccheierato “Luci d’artista”. L’assessore Caramanno, del resto, non è nuovo ad attacchi da parte dei suoi fedelissimi. Già il governatore, alcune settimane fa, a Lira TV aveva dichiarato che Salerno doveva tornare ad essere “una bomboniera”. Cosa ne sarà della poltrona dell’assessore? Al momento non è dato saperlo ma non si esclude la possibilità che lo stesso Caramanno possa prendere atto delle accuse che, a più riprese, gli vengono scagliare contro e decidere, di conseguenza, di di dimettersi.Nulla di nuovo sotto il cielo di Palazzo di Città dove, ad oggi, lo stato di degrado è ormai sotto gli occhi di tutti, con non poche polemiche e sollecitazioni anche da parte dei cittadini salernitani che sempre più spesso accusano l’amministrazione comunale. Che sia la volta buona per il tanto atteso ritorno di Roberto De Luca? Staremo a vedere. Intanto, forse rimproverata dal sindaco, la Petrone ha cancellato il post, prova inconfutabile della sua sfiducia.

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Guerra tra la Lotti e Comune Via la direzione dei lavori

di Andrea Pellegrino 

Braccio di ferro tra la Lotti Associati ed il Comune di Salerno. Via il servizio di direzione dei lavori e coordinamento per il completamento definitivo di piazza della libertà alla storica azienda di progettazione che ha curato l’intero disegno di Bofill e del fronte del mare. In autotutela, il dirigente del settore ambiente del Comune di Salerno ha revocato la precedente determina, affidando, poi, l’incarico a Massimo Natale. Nonostante lo sblocco del cantiere – dopo il contenzioso amministrativo al Tar – e la volontà di accelerare per la realizzazione dei parcheggi ed il completamento dell’opera pubblica, la ripresa non è certo delle più tranquille. Tra l’altro, Natale è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla deviazione del Fusandola. Indagato, tra le altre cose, insieme a Luca Caselli, dirigente del settore ambiente nonché responsabile unico del procedimento riguardante Piazza della Libertà, che nei giorni scorsi gli ha conferito il nuovo incarico. Al centro delle indagini della Procura della Repubblica c’è proprio il progetto (quello che riguarda la deviazione del Fusandola) della megapiazza sul mare, con tanto di supporti e riscontri tecnici formulati dal ctu incaricato dal pubblico ministero, ed ora si attendono sviluppi. Tra Comune e Lotti Associati, invece, il contenzioso riguarderebbe alcune parcelle con lo studio di progettazione che in più occasioni ne ha chiesto il ricalcolo per l’intero intervento del “Fronte del Mare”. In una delle ultime note, inviata il 23 settembre scorso, la Lotti ha contestato, in particolare, la “metodologia di calcolo delle parcelle professionali adottata dal Comune di Salerno”. Infine, c’è anche il procedimento civile tra il Consorzio Stabile Tekton (primo aggiudicatario dei lavori di piazza della libertà, fino al crollo di un settore) ed il Comune di Salerno che vede la Lotti tra le parti interessate ai fini dell’individuazione delle responsabilità per l’eventuale danno patito dall’ente a seguito del collasso strutturale del 2012 di alcuni piloni del cantiere.

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Vicenda b&b:«Quanto deciso in Consiglio viola diverse norme»

di Fiorinda Stasi

«Il regolamento approvato per i bed and breakfast durante l’ultimo consiglio comunale salernitano potrebbe costare diversi ricorsi all’amministrazione, visto che non sono poche le ragioni che potrebbero indurre gli operatori del settore ricettivo a impugnare la disposizione». E’ questo il responso giuridico sul provvedimento comunale che impone da lunedì alle attività di b&b presenti nel solo capoluogo salernitano i 95 giorni di chiusura annui al fine di rispettare il carattere di saltuarietà imposto dalla regolamentazione regionale. A chiarire i termini della questione è Paolo Cesiano, esperto di diritto amministrativo e collaboratore presso lo studio legale Magrì Sersale Ambroselli di Napoli. «Quanto deciso in consiglio comunale viola diverse norme. In primo luogo l’articolo 56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, uno dei caposaldi del diritto primario all’interno del sistema politico dell’Unione europea, in cui si chiarisce perfettamente il divieto nei confronti dei cittadini alla restrizione della libera prestazione dei servizi all’interno del contesto dell’Unione. A tale norma si somma l’articolo 41 della Costituzione, il quale sancisce come l’iniziativa economica privata sia assolutamente libera fintanto che non si comprovi come lesiva della sicurezza, della libertà e della dignità umana». Tra disparità e limitazioni all’esercizio dell’attività economica, il provvedimento si confermerebbe perciò labile: «Appare debole qualunque motivazione si possa addurre per giustificare l’approvazione della normativa da parte dell’assise comunale», ha proseguito il giurista. «Da qualunque angolazione la si analizzi, la questione è passibile di impugnazione. Vuoi per la disparità che si verrà a creare tra strutture ricettive esistenti nel territorio cittadino rispetto a quelle presenti nei comuni confinanti, ma anche per l’illegittimità nella limitazione all’esercizio commerciale di cui il comune non è competente. Non spetta difatti alla regolamentazione comunale stabilire l’esistenza, e l’eventuale limitazione, di una eccessiva concorrenza tra strutture ricettive alberghiere e attività ricettive extralberghiere. Così come, allo stesso modo, non si può pensare di trovare supporto nella logica giuridica finalizzata alla limitazione dell’evasione fiscale, visto che nemmeno questa è competenza della normativa comunale», conclude l’avvocato.

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Statua di San Matteo al Comune Buona la prima per Bellandi

di Erika Noschese

A pochi giorni dai solenni festeggiamenti in occasione del santo patrono, ieri mattina, la statua di San Matteo ha fatto il suo ingresso a Palazzo di Città – come tradizione vuole – in presenza del sindaco Vincenzo Napoli, dei dirigenti comunali e di numerosi cittadini salernitani. Buona la prima, a quanto pare, per l’arcivescovo Andrea Bellandi che – a pochi mesi dal suo arrivo in città – sembra aver già superato a pieni voti la “prova San Matteo”. Almeno per l’amministrazione comunale, dopo i numerosi litigi tra l’attuale governatore De Luca e monsignor Moretti che, di fatto, negli anni passati ha impedito ai portatori di sostare dinanzi la “casa del cittadino”, con il tradizionale inchino. «L’immagine di San Matteo nello stemma di Salerno qualche significato ce l’avrà – ha dichiarato monsignor Bellandi – Vorrà dire che i salernitani riconoscono un punto di riferimento che vada al di là degli interessi di parte ma che si richiama, in qualche modo, alla dignità trascendente di ogni persona». Per l’arcivescovo di Salerno la figura di san Matteo è un «richiamo a non perseguire i propri interessi egoistici a non guardare solo nel proprio piccolo limitato territorio ma capire che c’è una sfida e una chiamata all’amore che rappresenta la responsabilità di ciascuno». Rivendica la tradizione anche il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli che – seppur laico – ieri ha accolto don Michele Pecoraro, l’arcivescovo e la statua di San Matteo presso Palazzo di Città: «noi siamo qui, alla presenza dei massimi dirigenti del comune di Salerno, dei nostri dipendenti e di parte del popolo di Salerno per accogliere – come una bella consuetudine inaugurata qualche anno fa – la presenza del santo nel nostro Palazzo di Città. Una bella concomitanza perché alla statua del santo si contrappone l’effige del santo in una splendida vetrata che Enzo De Luca volle che fosse installata», ha dichiarato Napoli che – ancora una volta – ha manifestato parole di stima e di affetto nei confronti di monsignor Bellandi perché – ha detto – «già lo sentiamo un nostro concittadino e con la sua simpatia è stato in grado di conquistarsi l’affetto e la stima di tutti». Da qui, poi, un pensiero rivolto all’arcivescovo emerito monsignor Moretti dal primo cittadino di Salerno «sperando che guarisca rapidamente dalla sua malattia» Per il primo cittadino, la città di Salerno riconosce san Matteo come simbolo unificante: «Ciascuno di noi, credo, si riconosca pienamente nell’immagine di san Matteo come immagine di Salerno e viene accolto nella casa comunale. San Matteo, con il suo vangelo, ha dato una spinta formidabile, il suo è un vangelo attuale, dopo secoli di storia perché il suo è un messaggio di civiltà, laico». Per don Michele Pecoraro, Bellandi è entrato nel cuore dei cittadini salernitani in poco tempo e «lo salutiamo con grande affetto, promettendogli di essere figli, discepoli, docili a questa parola». Per il sacerdote salernitano, a capo del Duomo di Salerno, un pensiero va rivolto all’amministrazione di Salerno affinché svolga sempre al meglio il suo dovere, per il bene dei cittadini. «La città di Salerno, da più di 10 secoli, ci auguriamo che non conosca tramonto nella fede per il patrono ma continui ad ispirare progetti giusti per uno sviluppo morale sempre sano e dia grazia, sostegno a tutti, a partire dagli ultimi e dai bisognosi», ha poi detto don Michele.

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Fine dell’era del sì a prescindere/ LA NOTA

di Andrea Pellegrino

Dall’epoca deluchiana è la prima volta: una modifica statutaria bocciata dal Consiglio comunale. Naturalmente, con i voti decisivi della maggioranza. Una questione politicamente rilevante ma anche tecnica che mette fine, comunque, a una ventennale stagione dei sì a prescindere. Stavolta alcuni consiglieri di maggioranza (forse ex maggioranza) hanno fatto sentire la propria voce opponendosi a una modifica statutaria (insomma dell’atto principe del Comune di Salerno) che di pratico, sostanzialmente, non aveva nulla, se l’eliminazione della figura del difensore civico. Una scelta politica che sicuramente cozza però con la tempistica. O meglio che fa emergere qualche sospetto. Il teorema che emerge potrebbe essere questo: il difensore civico regionale invia il commissario ad acta per l’approvazione del regolamento degli istituti di partecipazione; l’amministrazione comunale si oppone con tutte le sue forze chiamando in causa – per due volte – perfino il Tar; il commissario non si insedia e la maggioranza mette a punto il regolamento a sua immagine e somiglianza, escludendo anche lo streaming; poi alla fine con una modifica statutaria elimina direttamente la figura del difensore civico. Schema legittimo, sicuramente, ma dai tempi un po’ sospetti. Stavolta però il pallottoliere ha giocato un brutto scherzo al sindaco Napoli che, tra gli applausi che si sono sollevati dalla platea ieri mattina in aula consiliare indirizzati ai “ribelli”, ha dovuto incassare il no alla proposta che più che la bocciatura dell’atto evidenzia una frattura quasi insanabile all’interno della sua maggioranza.

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Il Comune cancella completamente il difensore civico

di Andrea Pellegrino

Non solo il commissario inviato per far approvare gli istituti di partecipazione: il Comune di Salerno cancella totalmente il difensore civico. All’ordine del giorno del Consiglio comunale – che si terrà lunedì prossimo – c’è la modifica statutaria con la quale si chiede l’abrogazione totale del difensore civico. Una scelta, probabilmente, dettata dall’intervento a gamba tesa del difensore civico regionale che nei mesi scorsi ha inviato un commissario ad acta (dopo le segnalazioni presentate dal meetup “Amici di Beppe Grillo” di Salerno) per far approvare il regolamento sugli istituti di partecipazione. Commissario che, tra l’altro, non è si mai insediato a Palazzo di Città anche grazie a due provvedimenti sospensivi del Tar su richiesta proprio dell’amministrazione comunale. Ed in aula, dopo anni di discussione, fin dall’era De Luca, approderà anche il nuovo regolamento degli istituti di partecipazione che, rispetto ad una prima bozza redatta dal presidente della commissione trasparenza, si limiterà, secondo la proposta della maggioranza, al minimo indispensabile, non disciplinando, appunto, la figura del difensore civico e non prevedendo neppure il tanto discusso streaming delle sedute di Consiglio comunale. SI VOTA ANCHE L’ASSESTAMENTO. In aula, sempre lunedì, ci sarà l’esame e l’approvazione dell’assestamento di bilancio, già passato al vaglio del collegio dei revisori dei conti. Parere favorevole ma con prescrizioni, tra cui alcune già avanzate in passato. Oltre al monitoraggio dei residui attivi e dello stato del contenzioso, i revisori dei conti hanno posto l’attenzione sulla gestione dei fitti e sulla riscossione da avviare – secondo il collegio – anche in maniera coatta. I tre revisori, inoltre, consigliano di “monitorare l’andamento delle riscossioni per il condono degli atti ingiuntivi recentemente approvato”.

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