Per la presidenza della Compagnia di San Paolo spunta Vietti

A suggerire alla sindaca Chiara Appendino il suo nome sarebbe stato Enrico Salza. I consensi non mancherebbero. A partire da Dario Gallina, numero 1 degli Industriali torinesi e candidato in pectore alla guida della Camera di Commercio della città sabauda.

Licia Mattioli si è ritirata e Carlo Messina ha apertamente sponsorizzato la riconferma di Francesco Profumo, ma la corsa per la presidenza della Compagnia di San Paolo, la fondazione che con il 6,79% del capitale è il primo azionista di Banca Intesa, rimane apertissima.

La sindaca di Torino Chiara Appendino, infatti, non ha nessuna voglia di riconfermare l’ex ministro dell’Istruzione, e dopo essersi sentita dire di no da Mattioli, che ha preferito concorrere alla presidenza nazionale di Confindustria – ottenendo in cambio un prezioso appoggio dello stesso Messina – si è messa alla ricerca di un nuovo nome. 

I POSSIBILI SUPPORTER

A suggerirglielo pare sia stato quel vecchio volpone di Enrico Salza, che del mondo Sanpaolo sa tutto: Michele Vietti. Già parlamentare con Pier Ferdinando Casini e vicepresidente del Csm, Vietti è tornato a fare l’avvocato (tra Torino e Roma) ma non ha certo perso le sue liaison con il potere istituzionale e finanziario piemontese, e accoglierebbe molto volentieri l’eventuale designazione di Appendino, cui spetta fare il nome del candidato presidente della Compagnia. E non gli mancherebbe la capacità di coagulare consensi sul suo nome. Per esempio, farebbe ottimamente coppia con Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriali di Torino e candidato in pectore alla presidenza della Camera di Commercio della città sabauda (l’attuale numero uno, Vincenzo Ilotte, non dovrebbe essere riconfermato). Cosa importante, perché gli enti camerali di Torino, Genova e Milano, insieme con Unioncamere, hanno diritto a esprimere ben 5 dei 18 membri del Consiglio generale della Compagnia. 

I QUATTRO NOMI GIÀ DESIGNATI

Intanto sono quattro i nomi già designati per il futuro vertice della San Paolo. In Compagnia entreranno: Paola Bonfante, professoressa di Botanica a Torino, indicata dall’Accademia dei Lincei; Giuseppe Pericu, già sindaco Pd di Genova, designato dall’Iit (Istituto italiano tecnologia); Enrico Filippi, anziano banchiere ed esperto di questioni assicurative, espresso dall’Accademia delle Scienze di Torino; Michela Di Macco, docente di Storia dell’arte alla Sapienza di Roma, indicata dal Fai. 

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Che fine farà il M5s dopo l’addio di Luigi Di Maio

Nel Movimento rischia di scoppiare il tutti contro tutti dopo l'addio di Di Maio. Nodo principale: aprire al Pd o porsi come alternativa a destra e sinistra? Primo bivio in Campania. Capitolo leadership: potrebbe correre Di Battista (in quel caso addio dem), ma avanza la Appendino. Mentre Grillo osserva preoccupato.

E adesso? Dopo il passo indietro di Luigi Di Maio si annuncia un periodo di caos dentro il Movimento 5 stelle, arrivato al momento del suo Big Bang. Uno scoppio che potrebbe portare al tutti contro tutti, ora che non c’è più la figura del ministro degli Esteri a catalizzare su di sé ogni tensione. Basterà la reggenza di Vito Crimi, uomo della vecchia guardia e vicino al garante Beppe Grillo ma anche all’ala casaleggiana, a rassicurare lo stato maggiore del Movimento? Probabilmente no.

PRIMA BATTAGLIA CONGRESSUALE TRA GRILLINI

A marzo 2020 arriva la battaglia congressuale, la prima nella storia dei grillini, con mozioni contrapposte e una forza politica potenzialmente scalabile. Un assaggio di democrazia partitita a cui non erano abituati. Il tema non tanto è “chi” guiderà il Movimento, ma piuttosto “dove” andrà.

ALLEARSI COL PD O PORSI COME ALTERNATIVA?

C’è chi preme per un’alleanza con il Partito democratico e chi, come sostiene lo stesso Di Maio, vuole un Movimento che sia alternativa al centrodestra e al centrosinistra. Una linea che vede peraltro da tempo in trincea Alessandro Di Battista, il cui futuro è tutto da decifrare. “Dibba”, di ritorno dall’Iran, potrebbe anche metterci la faccia e correre per la leadership.

Alessandro Di Battista.

PRIMO TEST: LA CAMPANIA DELL’INGOMBRANTE DE LUCA

In Campania primo test: ci sarà l’apertura al Pd alle Regionali del 2020? Un documento potrebbe certificarla presto. Ma se venisse accettato Vincenzo De Luca come candidato, una parte della base protesterebbe. Meglio quindi una figura terza, condivisa tra Pd e M5s. Magari Sergio Costa, ministro dell’Ambiente.

PER IL DOPO DI MAIO AVANZA LA APPENDINO

Agli Stati Generali bisogna affrontare un’altra questione, quella della leadership: collegiale o singola? Con la prima opzione sostenuta dagli ortodossi Di Maio, come ha già chiarito a tutti, non sparirà dai radar del Movimento. E il suo riferimento ai sindaci non è stato casuale: voci insistenti nei corridoi parlamentari indicano in Chiara Appendino il possibile futuro. In ticket o da sola. Di certo sponsorizzata dall’ex capo politico.

Luigi Di Maio e Chiara Appendino.

LUIGI TRADITO PROPRIO DAI SUOI FEDELISSIMI?

L’addio di Di Maio era atteso, ma ha comunque spiazzato i parlamentari. Anche se, più di un fedelissimo dell’ex leader, ha sottolineato il ghigno che, dietro l’applauso d’ordinanza, nascondevano eletti e pure qualche ministro. Tanto che un senatore della vecchia guardia non nasconde che, a suo parere, il vero tradimento al leader sia stato messo in atto proprio da chi gli era più vicino. Grillo osserva in silenzio, preoccupato. Preferendo la leadership unica. Ma ora bisogna scovare il nuovo Di Maio.

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Il razzismo sulla calciatrice della Juventus Aluko scuote Torino

L'attaccante nigeriana naturalizzata britannica saluta l'Italia dopo un anno e mezzo: «Città indietro di decenni, io trattata come una ladra o tipo Escobar». La sindaca Appendino: «Parole che pesano, ma la colpa è solo di alcune persone».

Italia e calcio, anno 2019: un altro caso di razzismo. Questa volta non riguarda il mondo maschile del pallone, ma ha coinvolto una giocatrice della Juventus femminile: Eniola Aluko, 32enne nigeriana naturalizzata britannica. Era arrivata in bianconero soltanto a giugno 2018. Ma ha già detto addio per tornare in Inghilterra. E tra i motivi ci sono anche le discriminazioni che ha subito qui da noi.

«NEI NEGOZI SI ASPETTAVANO CHE RUBASSI»

«A volte Torino sembra un paio di decenni indietro nei confronti dei differenti tipi di persona. Sono stanca di entrare nei negozi e avere la sensazione che il titolare si aspetti che io rubi», ha detto Aluko in una intervista al Guardian che ha fatto molto discutere. «Ci sono non poche volte in cui arrivi all’aeroporto e i cani antidroga ti fiutano come se fossi Pablo Escobar».

«IL RAZZISMO È PARTE DELLA CULTURA DEL TIFO»

L’attaccante ha precisato «di non avere avuto esperienza di razzismo dai tifosi della Juventus né tantomeno nel campionato di calcio femminile, ma il tema in Italia e nel calcio italiano c’è ed è la risposta a questo che veramente mi preoccupa, dai presidenti ai tifosi del calcio maschile che lo vedono come parte della cultura del tifo». “Eni” ha invitato la società, per continuare ad attrarre i talenti dell’Europa dall’Italia, a «farli sentire a casa». Questa infatti «è una parte importante di un progetto a lungo termine».

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Eniola Aluko quando giocava in Inghilterra. (Getty)

APPENDINO: «TORINO HA UNA STORIA DI PORTE APERTE»

La sindaca di Torino Chiara Appendino è intervenuta sul caso dicendo che le sue parole «pesano come un macigno». Su Facebook ha ricordato che quella della città piemontese è «storia di porte aperte». Ma «purtroppo nel nostro Paese episodi di discriminazione sono tornati a diffondersi, a essere tornata indietro però non è la città, solo alcune persone che non rappresentano che loro stesse. Torino non si rassegna».

Si è tornati a legittimare pensieri e comportamenti che dovevano rimanere sepolti per sempre


Chiara Appendino

Poi la sindaca ha aggiunto: «Negli ultimi tempi qualcosa in Italia è cambiato. In alcuni frangenti si è tornati a legittimare pensieri e comportamenti che dovevano rimanere sepolti per sempre, nelle pagine più vergognose dei libri di storia. Studiati sempre troppo poco». E ancora: «Non mi rassegno io, non si rassegnano migliaia di cittadini che quei pensieri li combattono ogni giorno, non si rassegna Torino. Perché Torino non è così».

La sindaca di Torino Chiara Appendino.

«SERVONO RISPOSTE CULTURALI E POLITICHE»

Com’è allora Torino? «Consapevole delle difficoltà, ma profondamente determinata nel rifiutare che queste possano essere ridotte al colore della pelle, alla religione, o a qualsiasi altra caratteristica della persona», ha concluso Appendino. «Rimango convinta che la discriminazione si combatta con risposte culturali e politiche, a tutti i livelli, che non possono tardare ad arrivare. La città proseguirà nel suo costante impegno in questa direzione, con tutti gli strumenti a sua disposizione».

ASCANI DEL PD: «UN COLPO AL CUORE»

La viceministra dell’Istruzione Anna Ascani del Partito democratico ha detto sempre su Facebook: «Il clima di intolleranza nel nostro Paese sta diventando insostenibile. La lettera con la quale la calciatrice della Juventus Eniola Aluko annuncia di lasciare l’Italia per questa motivazione è davvero un colpo al cuore. Mi ha colpito la frase “mi sono stancata di entrare nei negozi e sentirmi come se il proprietario si aspettasse che potessi rubare qualcosa”. Perché, davvero, fa capire come ci si sente, nella vita di tutti i giorni. E stupisce che tutto questo avvenga oggi, nel 2019».

La scuola ha molto da insegnarci: è il luogo dell’inclusione e dell’accoglienza. I bambini non fanno differenze


Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione

Quindi Ascani ha osservato: «Davvero incredibile come stiamo tornando indietro. È inaccettabile. Non possiamo permetterlo. Per questo la sua denuncia va presa sul serio: in Italia esiste un problema “razzismo” nel calcio, e non solo. E deve farci riflettere tutti. E soprattutto deve farci reagire. La scuola da questo punto di vista ha molto da insegnarci: è il luogo dell’inclusione e dell’accoglienza. I bambini non fanno differenze. Dobbiamo chiederci dove il sistema fallisce e intervenire immediatamente. Dobbiamo garantire il rispetto dei diritti di ogni persona. È il razzismo che se ne deve andare via dal nostro Paese!».

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Torino, dopo la bufera politica una donna travolta da un monopattino

La città è ancora senza regolamento dei nuovi mezzi di trasporto. Nonostante l'addio del capo della polizia municipale. Le opposizioni all'attacco.

Dopo le multe, e le polemiche che hanno portato alle dimissioni del comandante della polizia municipale Emiliano Bezzon, il primo incidente. Un monopattino ha investito su un marciapiede di Torino un pedone, una donna 56enne di origini moldave ferita in modo lieve. L’uomo alla guida del mezzo è stato identificato dai vigili urbani; potrebbe essere sanzionato. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che c’è ancora incertezza sulle regole d’uso dei monopattini. E le opposizioni tornano all’attacco dell’Appendino.

«L’AMMINISTRAZIONE PROMUOVE UN USO SENZA REGOLE DEL MEZZO»

L’incidente all’ora di pranzo in corso Giulio Cesare, al civico 97. Per Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Comune e assessore alla Sicurezza della Regione Piemonte, «assurdo non è che ci sia stato un incidente, cosa che purtroppo era preventivabile, ma che l’amministrazione di Torino non abbia previsto una possibilità così plausibile e abbia incentivato e promosso un uso deregolamentato dei monopattini». «In questo modo – accusa l’esponente del Carroccio – Appendino e i suoi assessori hanno esposto i cittadini non soltanto al rischio di multe, ma anche a quello di trovarsi a dover affrontare un sinistro stradale senza avere dalla propria alcun tipo di regolamento per il mezzo che stanno guidando. Senza parlare poi del rischio per i pedoni».

FDI CHIEDE LE DIMISSIONI DELLA SINDACA

«Cosa capiterà, adesso, a chi si trova, come in questo caso, coinvolto da un incidente mentre guidava un monopattino? Cosa capiterà per chi è stato investito? Difficile dirlo – osserva ancora Ricca – visto che fino ad oggi né il Comune né il Governo hanno detto parole chiare e Appendino oltre alle campagne social non ha parallelamente lavorato per fare sì che questi mezzi non diventassero un rischio per i torinesi». Dura anche la reazione di Fratelli d’Italia. La parlamentare Augusta Montaruli rinnova l’invito ad Appendino a dimettersi e chiede al Comune di risarcire la donna infortunata. «Da quanto abbiamo appreso – dice la deputata – la signora non ha fortunatamente riportato ferite gravi, ma questo non alleggerisce le responsabilità politiche del sindaco Appendino. Quanto tempo passerà – si chiede Montaruli – prima che qualche altro pedone faccia le spese di questo far west di monopattini elettrici senza regole? Non ci resta che rinnovare il nostro invito al sindaco Appendino: si dimetta per il bene dei torinesi. Questa città – conclude – merita di più».

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A Torino i monopattini elettrici sono un caso politico

Dopo le polemiche per le multe e la mancata regolamentazione dei nuovi mezzi, il comandante della polizia municipale Bezzon ha lasciato l'incarico. E l'assessore allo Sport Finardi ha rimesso le deleghe alla Pubblica sicurezza. Così la Giunta è scivolata sulla viabilità.

I monopattini sfrecciano, le multe fioccano, le teste (politicamente) rotolano. È scoppiato un caso viabilità a Torino, per colpa di una sperimentazione eco friendly: quella appunto dei monopattini elettrici.

LA MUNICIPALE CONTRO L’ASSESSORA AI TRASPORTI

Dopo che alcuni cittadini sono stati sanzionati per aver utilizzato i nuovi mezzi, la polemica ha travolto la polizia municipale torinese e così il comandante Emiliano Bezzon ha presentato la mattina del 4 novembre le dimissioni. In una intervista, Bezzon aveva attaccato l’assessora ai Trasporti, Maria Lapietra, per i ritardi nel regolamentare la sperimentazione.

PASSO INDIETRO DI FINARDI NELLA GIUNTA

Ma il comandante non è stato l’unico a saltare: l’assessore allo Sport Roberto Finardi ha comunicato alla sindaca Chiara Appendino (Movimento 5 stelle) di volere «rimettere le deleghe alla Pubblica sicurezza in forza di un percorso svolto insieme con il comandante Bezzon e che si concluderà con l’individuazione del nuovo comandante».

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