Perché i coraggiosi tassi negativi di Unicredit sono un assist alla Bce

La scelta sui conti correnti sopra i 100 mila euro incentiva a investire. Proprio come voleva Draghi. Così le banche potranno far giungere la politica monetaria di Francoforte fino a valle.

Una delle scene più iconiche del film Non è un paese per vecchi vede l’anti-eroe Anton Chigurh (interpretato da Javier Bardem) filosofeggiare su una moneta.

  • Qual è la cosa più grossa che hai perso a testa o croce?
  • Non lo so… non saprei dire…
  • Puoi vincere tutto, scegli.
  • D’accordo… testa, allora.
  • Ben fatto. Non la mettere in tasca amico. Non la mettere in tasca, è il tuo portafortuna.
  • Dove vuole che la metto?
  • Dove ti pare, ma non in tasca. Si mescolerebbe con le altre e diventerebbe una moneta qualunque. E di fatto lo è.

UNA SCELTA CORAGGIOSA, CONTESTATA MA GIUSTA

Dopo l’annuncio di Jean Pierre Mustier, la scelta di introdurre tassi negativi sui conti correnti di Unicredit è diventata realtà. Operativa dal 2020. Una decisione storica. Metti la moneta dove ti pare, ma non in banca? Non proprio. È una scelta coraggiosa, contestata dai sindacati, e per diversi aspetti una scelta giusta. Innanzitutto l’iniziativa vedrà Unicredit applicare un tasso negativo ai soli depositi eccedenti 100 mila euro, dunque non esattamente una novità che riguarda tutti.

VECCHIO STRUMENTO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Come siamo giunti a questa situazione? La Banca centrale europea (Bce) ha introdotto ormai da tempo i tassi negativi come strumento di politica monetaria. La ragione che l’ha spinta in questa direzione è l’intenzione di stimolare gli attori economici a impiegare la liquidità, investendola, riattivando il ciclo economico e possibilmente rivitalizzando un po’ l’inflazione che – stretta tra le spinte deflazioniste di sviluppo tecnologico e internazionalizzazione dei mercati – mostra i segni della fatica.

bce pil eurozona quantitative easing
La sede della Banca centrale europea a Francoforte.

MA GLI OBIETTIVI DI RIPARTENZA SONO LONTANI

Molti lamentano che le iniziative della Bce non hanno raggiunto i loro obiettivi: l’inflazione è addirittura inferiore a quando sono iniziate le cure da cavallo a colpi di stimoli monetari, e la ripartenza del ciclo è talmente lontana che persino in Germania spirano gelidi venti di recessione.

STIMOLI MONETARI CHE AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

Inoltre ogni medaglia ha due facce. Gli stimoli monetari hanno dei costi: avendo effetto solo sui mercati finanziari fanno rivalutare gli asset di investimento, rendendo più ricchi coloro che sono ricchi, gettando benzina sul fuoco delle disuguaglianze. Inoltre l’appiattimento dei tassi dal breve al lungo termine mette in grave difficoltà le banche.

TENERE I RISPARMI SUI CONTI CORRENTI CONVENIVA

Man mano che i tassi fissati dalla Bce si fanno più negativi, e con loro scendono i rendimenti dei titoli di Stato (ormai persino i titoli greci offrono rendimenti negativi…) e sempre più grande diventa l’incentivo per tutti a tenere i propri risparmi sui conti correnti: il tasso 0% è evidentemente più elevato di -0,5%.

LO 0% È UN RENDIMENTO FUORI MERCATO

Questo significa che ai depositi in conto corrente viene offerto, con lo 0%, un rendimento fuori mercato, sussidiato dai (già affannati) bilanci delle banche, sul cui groppone va il costo di questa situazione. Per ridurre certi impatti, Mario Draghi ha di recente introdotto il tiering e altre facilitazioni per le banche. In pratica è come se fosse un medico che inietta uno psicostimolante e un calmante nello stesso momento. Quella di tenere i soldi sul conto corrente, sempre più spesso, sta diventando una scelta di investimento. Da qui l’idea di Mustier, divenuta presto una realtà: trasferire i tassi negativi anche ai conti correnti, per i saldi al di sopra di 100 mila euro.

COSÌ SI RESTITUISCE LA GUIDA A FRANCOFORTE

L’obiettivo, chiaro, è di generare quell’incentivo a investire che la Bce voleva generare, ma che per effetto del meccanismo perverso in cui siamo finiti, non ottiene. È una iniziativa scioccante, vedremo se e quali altre banche seguiranno l’esempio, ma è anche una iniziativa necessaria a restituire alla Bce la guida della politica monetaria. Da quando a Francoforte hanno deciso di entrare nella sperimentale zona dei tassi negativi le banche hanno impedito alla politica monetaria di giungere fino a valle: continuando a garantire il tasso 0% sui depositi in conto corrente le iniziative della Banca centrale europea si concretizzano solo nell’ambito dei mercati finanziari.

LA BCE DA SOLA NON PUÒ RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI

Può darsi che la decisione di Unicredit e di chi vorrà seguirne l’esempio arrivi a far cambiare idea ai cosiddetti soluzionisti monetari, ossia quelli che pensano che la Bce sia in grado di risolvere ogni problema economico. Chi lo dice trascura gli effetti delle controindicazioni che ogni iniziativa contiene: magari iniziando a toccare con mano almeno una parte di queste arriveremo collettivamente a giudizi più lucidi.

L’unica vera moneta in questo mondo in bancarotta è ciò che si condivide con gli altri quando si è in difficoltà


Philip Seymour Hoffman

Per stare nell’ambito delle citazioni cinematografiche, “L’unica vera moneta in questo mondo in bancarotta è ciò che si condivide con gli altri quando si è in difficoltà”, citando il compianto Philip Seymour Hoffman.

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Draghi si prende la rivincita sui falchi: «Ora sono loro a essere messi in dubbio»

Il presidente della banca centrale alla Cattolica di Milano per la laurea honoris causa: «Le operazioni Bce hanno incontrato molti ostacoli e affrontato molti critici. E tuttavia hanno dimostrato il loro valore».

Mario Draghi si dice ottimista sul futuro dell’Europa. Invitato dall’Università Cattolica di Milano che gli ha conferito la laurea honoris causa il numero uno della Banca centrale europea ha dichiarato: «L’euro è più popolare che mai, mentre il sostegno a favore dell’Ue è ai massimi dalla crisi».

«LE MISURE DELLA BCE SI SONO DIMOSTRATE VALIDE»

«La creazione dell’Unione Europea, l’introduzione dell’euro e le operazioni della Bce hanno incontrato molti ostacoli e affrontato molti critici. E tuttavia hanno dimostrato il loro valore e adesso sono i ‘dubbiosi’ a essere messi in dubbio», ha detto il presidente della Bce.

«NELL’EUROZONA SERVONO POLITICHE DI BILANCIO PIÙ ATTIVE»

Draghi è poi tornato a chiedere agli Stati Ue di intervenire attraverso le leve di bilancio – leggi investimenti – per aiutare la missione dell’Eurotower: «Una politica di bilancio più attiva nell’Eurozona renderebbe possibile regolare le nostre politiche (della Bce, ndr) più velocemente», ha detto ribadendo il richiamo ai governi a fare di più. «Negli Usa, per esempio, fra il 2009 e il 2018 il bilancio primario strutturale è stato al 3,6%, nell’Eurozona pari a +0,5%», ha detto Draghi. Così i tassi negli Usa sono potuti salire prima, nell’Eurozona sono rimasti negativi.

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Dall’Eurogruppo via libera a Panetta nel board Bce

Sostegno alla candidatura dell'italiano, direttore generale di Bankitalia. Ora manca la conferma del Consiglio europeo entro fine 2019. Con lui una sponda in più per Lagarde in continuità rispetto all'operato di Draghi.

Per un italiano che va, un italiano che entra: l’Eurogruppo ha dato il suo sostegno alla candidatura di Fabio Panetta come nuovo membro del board della Banca centrale europea (Bce), dove Mario Draghi si appresta a lasciare l’incarico di governatore (scadenza il 31 ottobre 2019) dopo otto anni di mandato. La nomina di Panetta deve essere confermata dal Consiglio europeo entro la fine del 2019.

CON LUI PIÙ FORTI LE “COLOMBE”

A gennaio 2020 dunque Panetta – che è direttore generale di Bankitalia e mirava anche a prendere il posto del governatore di Palazzo Koch Ignazio Visco – è destinato a succedere al membro francese uscente, Benoit Coeuré. L’italiano – 60 anni, nato a Roma – è stato particolarmente critico nei confronti di molte decisioni di vigilanza bancaria europea che avrebbero penalizzato le banche del nostro Paese con il loro fardello di crediti deteriorati. E ha spesso dato prova di tenere particolarmente a mente le esigenze dell’Italia sul fronte della politica monetaria, dove Draghi sta fronteggiando fino all’ultimo giorno del suo mandato l’opposizione de Paesi nordici – capitanati dalla Germania – nei confronti di una strategia che punta a farsi più espansiva, con il ritorno del Quantitative easing, un nuovo taglio dei tassi, un round di maxi prestiti Tltro alle banche (specialmente utili a quelle di Italia e Spagna) e la promessa di insistere con lo stimolo monetario finché sarà necessario.

UN ALLEATO PREZIOSO PER LAGARDE

Christine Lagarde, che prende il posto di Draghi dal primo novembre nella poltrona più alta del grattacielo di Francoforte, avrà dunque un probabile alleato nel banchiere centrale italiano pronto a entrare nel board Bce. Panetta infatti, anche se ovviamente non andrà a rappresentare gli interessi italiani, ma quelli di tutti i 19 Stati della zona euro, con ogni probabilità farà da argine ai membri della Bce che, arrivata Lagarde, vorrebbero iniziare una marcia indietro rispetto alla continuità con Draghi che la francese intende perseguire. E lo farà non tanto nel campo delle banche, dove per l’Italia ha seduto nel consiglio di Vigilanza oggi presieduto da Andrea Enria. Ma proprio nella politica monetaria, dove ha concentrato i suoi lavori sia di ricerca sia di policy, con alle spalle una laurea alla Luiss in economia, un Master in economia monetaria alla London School of Economics e un dottorato alla London Business School.

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Mario Draghi con Christine Lagarde. (Ansa)

DIFENSORE DEL «WHATEVER IT TAKES» DI DRAGHI

La sua frequentazione delle riunioni della Bce come “deputy” del governatore di Bankitalia partì da Antonio Fazio (2004) ed è proseguita fino al 2017 con Visco, e come “alternate” Panetta ha preso parte al board della Banca dei regolamenti internazionali, del G7 e del G20. Una sua pubblicazione, “Banche centrali nel XXI secolo: mai dire mai”, del 2016, è una appassionata difesa del «whatever it takes», dell’interventismo e delle politiche monetarie creative e non convenzionali.

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Secondo la Bce lo spread in Italia cala per il cambio di governo

Siamo l'unico Paese che fra il 6 giugno e l'11 settembre ha fatto registrare una drastica riduzione del differenziale: da 272 punti a 153. Per Francoforte dipende anche «dalle attese e dalla successiva formazione» del nuovo Conte 2.

Da cosa dipende l’andamento dello spread? Anche dal tramonto gialloverde. E quindi dalla conseguente caduta di Matteo Salvini dalla guida del Paese. Un rapporto di causa-effetto che è stato certificato dalla Banca centrale europea. Che ha spiegato come l’Italia, fra il 6 giugno e l’11 settembre 2019, è stato l’unico Paese dell’euro a registrare un forte calo dello spread, coinciso con il cambio di governo.

L’ECCEZIONE DEL MERCATO ITALIANO

La vera crisi politica, aperta al Papeete dall’ex ministro dell’Interno, è stata agostana. Ma la Bce non ha avuto dubbi nel rilevare che «i differenziali sulle obbligazioni sovrane (rispetto al tasso Ois privo di rischio, ndr) sono rimasti ampiamente stabili durante il periodo in esame, con l’eccezione del mercato italiano, dove i differenziali di rendimento a 10 anni sono scesi di 1,1 punti percentuali, in seguito alle attese e alla successiva formazione di un nuovo governo».

UN CALO DI 119 PUNTI NEL PERIODO IN ESAME (E ORA DI PIÙ)

Rimanendo all’intervallo di tempo preso in considerazione, il 6 giugno lo spread fra Btp e bund tedeschi aveva fatto segnare un rialzo a 272 punti base. L’11 settembre era stabile a quota 153. Un calo di 119 punti. Che si amplia ancora considerando che il 26 settembre il valore oscilla intorno a 141.

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Il gigantismo bancario di Bce e Bankitalia genera mostri

La politica sembra aver perso la forza per definire una propria visione, cedendo al pensiero dominante delle cosiddette Autorità di Vigilanza bancarie. Le quali approfittano di questa debolezza per “straripare” dal loro ruolo istituzionale.

In finanza uno più uno fa meno due! La finanza è strana, spesso paradossale e nei suoi deliri di onnipotenza contravviene anche agli assiomi scientifici. Seguitemi. Ormai da anni nelle considerazioni annuali del governatore della Banca d’Italia non manca un riferimento alla «presunta» necessità che gli istituti di credito più piccoli si aggreghino per realizzare economie di scala e diventare più solidi a livello patrimoniale. Tutto ciò nonostante i fatti dimostrino che le crisi più gravi e “sanguinose” (per gli azionisti e i risparmiatori) degli ultimi anni abbiano riguardato banche che tanto piccole poi non erano (Mps, BpVi, Veneto Banca, Etruria, Carichieti, Cariferrara, Carige, ecc.).

LA POLITICA A ZERBINO DELLA LOBBY FINANZIARIA

La politica? Cosa fa la politica nel frattempo? Uno zerbino della lobby finanziaria. Negli ultimi anni ormai ha perso la forza e le competenze per definire una propria visione, magari non da imporre (come pure sarebbe logico!) ma perlomeno da confrontare e, se del caso, contrapporre al pensiero dominante delle cosiddette Autorità di Vigilanza bancarie, ossia Bce e Banca d’Italia, le quali hanno approfittato di questa debolezza per “debordare”, anzi “straripare” dal loro ruolo istituzionale, che è appunto di controllori e non già di strateghi del sistema bancario e finanziario; la politica, dicevamo, prona al pensiero dei Draghi e dei Visco di turno, ha dapprima (governo Renzi) imposto di fatto l’aggregazione alle banche di credito cooperativo (Bcc) e poi (governo Conte 1), attraverso un emendamento della Lega al cosiddetto decreto Crescita, creato le condizioni per un’aggregazioni tra le banche popolari, soprattutto al Sud (dal Molise in giù), attraverso benefici fiscali tanto rilevanti quanto indiscriminati e che si prestano agevolmente a strategie quantomeno “disinvolte”.

SE AGGREGARE DUE BANCHE DIVENTA UN COSTO PER LA COLLETTIVITÀ

Veniamo al dunque. Secondo indiscrezioni ricevute da un top manager di una piccola banca sana ed efficiente (che quindi soffre l’imposizione di dover pagare le inefficienze altrui), la Banca popolare di Bari, che ha chiuso il bilancio 2018 con circa 420 milioni di euro di perdite e ha visto dimezzato il proprio patrimonio di vigilanza rispetto all’anno precedente, starebbe per definire l’aggregazione con una piccola popolare del Sud (con sede in Campania e anche questa in perdita e con enormi problemi gestionali) al fine di recuperare le imposte differite sulle perdite (che, come abbiamo visto, sono notevolissime), trasformandole in credito di imposta, come consentito dalla norma citata fino ad un massimo di 500 milioni di euro. Di fatto, una fusione senza alcuna logica industriale con una piccola banca popolare, peraltro operante in un territorio in cui la Popolare di Bari è già ampiamente presente, consentirebbe a quest’ultima di scaricare sulla collettività i costi delle proprie inefficienze, in virtù di una norma scritta male e al solo scopo di venire incontro alle indicazioni del pensiero dominante delle Autorità di Vigilanza! Si fondono quindi due debolezze. Uno più uno fa meno due!

NON SI LASCI SOLO ALLE AUTORITÀ DI VIGILANZA DISEGNARE L’ASSETTO DEL SITEMA BANCARIO

Che speranze ci sono quindi per i poveri risparmiatori della Banca popolare di Bari già obbligati ad acquistare le azioni che non riescono più a vendere, neppure a prezzi stracciati, di vedersi restituire quanto subdolamente carpito? Poche (eufemismo)! Non abbiamo dubbi che, dopo i disastri degli ultimi anni, l’attività di controllo di Bce e Bankitalia diverrebbe più agevole e, forse, più efficiente con poche banche di grandi dimensioni. Ma siamo sicuri che un sistema bancario del genere sia adatto al tessuto economico italiano costituito, per la gran parte e soprattutto al Sud, da attività imprenditoriali piccole e piccolissime?

Si corre il rischio di emanare normative incomplete e approssimative

E, soprattutto, siamo sicuri che spetti alle Autorità di Vigilanza “disegnare” l’assetto del sistema bancario italiano ed europeo, con una politica ridotta a “mera esecutrice” e che, senza più consapevolezza strategica, corra il rischio di emanare normative incomplete e approssimative come quella citata, che consentano a cattivi amministratori di far pagare ai contribuenti il prezzo della loro incompetenza? Eppure milioni di italiani hanno votato il M5s perché nel suo programma aveva inserito tante azioni utili a guarire la malafinanza.

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Il favore di Draghi a Lagarde può essere un autogol

Super Mario ha mostrato tutto l'arsenale in dotazione alla Bce. Spianando la strada a Christine, che verrà dopo di lui. Ma la richiesta di politiche fiscali accomodanti potrebbe aver dato benzina ai populismi. I più restii al cambiamento. L'eredità pesante dell'italiano.

Mario Draghi non si limita ad aprire la porta come gesto di galanteria verso Christine Lagarde, pronta ad arrivare alla guida della Banca centrale europea (Bce) dopo di lui. Nella parte di “grande seduttore” dei mercati fa molto di più.

LAGARDE NON DOVRÀ LITIGARE CON IL BOARD

Fa uscire dalle cucine un piatto appetitoso: un nuovo Quantitative easing, lasciando però a madame Lagarde il boccone migliore, un vero gesto d’amore. Il nuovo piano di acquisti è di entità modesta (20 miliardi al mese contro gli 80 del precedente Qe) ma è a durata non prestabilita. Significa che Christine non dovrà litigare con il board per far confermare il piano, a una certa data, ma soltanto deliberare di chiuderlo quando non le servirà più.

UN SENSO DI PROTEZIONE PER LA SUA EREDE

Un gentiluomo trasmette sempre un senso di presenza, protezione e sicurezza. Un Quantitative easing aperto e a disposizione finché sarà utile accompagnerà la presidenza Lagarde come se Draghi fosse lì con lei, pronto a sostenerla. Ma un vero maestro della seduzione sa fare altro. Con piccoli regali inattesi genera un costante effetto sorpresa: Draghi ha rimosso il limite dei rendimenti sui titoli da comprare (dunque anche a rendimenti inferiori al tasso di deposito), garantendo la possibilità di comprare anche Bund di durata più breve. Molti infatti erano preoccupati della scarsa disponibilità di titoli che avessero le condizioni cui il vecchio Qe era vincolato. Et voilà, con un rapido gesto il problema scompare: la Bce è pronta e disponibile a investire in perdita.

IMPOSTATE LE AGEVOLAZIONI PER LE BANCHE

Nella sua – di fatto – ultima passeggiata operativa, Draghi ha incontrato molti volti noti: le banche europee. Non poteva fare nulla di meglio che presentare alla sua dama gli amici, lasciandole il pallino della conversazione, dopo aver impostato le cose. Ci riferiamo al cosiddetto “tiering”, ossia l’esenzione dai tassi negativi sui depositi in eccesso. Al momento questa esenzione è stata data a depositi fino a 6 volte la soglia di riserva obbligatoria di ciascuna banca, ma questo moltiplicatore potrà essere variato ogni tre mesi, aprendo e chiudendo la farfalla di agevolazione per le banche.

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Mario Draghi con Christine Lagarde. (Ansa)

POSSIBILE MANOVRA DI DENARO GRATIS

Un uomo galante, infine, si preoccupa di aiutare la sua dama a indossare il cappotto e le fa trovare il serbatoio pieno nell’auto, perché non debba preoccuparsene lei. Draghi ha fatto lo stesso con il Tltro-3: ne ha allungato i termini, portandolo da due a tre anni e ne ha corretto il funzionamento, allineando il tasso al -0,5% deliberato per i depositi. In pratica le banche potranno “fare il pieno” di Tltro (ed essere pagate dai tassi negativi per questo) e qualora decidessero di tenere la liquidità sui depositi, potrebbero farlo, almeno in parte, a costo 0. Una manovra di denaro gratis.

MA L’EFFETTO IN REALTÀ È MODESTO

Qual è l’effetto reale di tutto ciò? Modesto, nell’entità. Un ritocco delle condizioni del Tltro, l’introduzione di un facilitatore per le banche, una riduzione tassi da -0,4% a -0,5% ed un piccolo Qe da 20 miliardi (solo il rinnovo di cedole e scadenze in portafoglio generava una specie di “Qe automatico” da 15 miliardi in media al mese già prima) sono tutti interventi che spostano poco, dal punto di vista materiale, ma sono la rappresentazione empirica del fatto che l’arsenale di strumenti a disposizione della Bce è ancora ampio.

IMPROPRIO PARLARE DI BAZOOKA

L’esenzione dei costi sulle riserve bancarie ridurrà senz’altro la domanda di titoli a più breve termine (se i depositi di liquidità in Bce passano a tasso 0%, diventano più convenienti che investire a tassi negativi) generando una sorta di incentivo di mercato alla risalita dei rendimenti di breve. Si è parlato di bazooka in modo improprio, è stato più che altro mostrato un armamentario vasto, e adatto a diversi tipi di contesti. Era un messaggio importante da dare, perché una delle preoccupazioni maggiori degli attori economici negli ultimi tempi era proprio che la Bce fosse con le polveri bagnate, con uno spazio di intervento ormai ridotto al lumicino se non azzerato.

C’È UN PERICOLO DI ASSUEFAZIONE

Draghi ha voluto dimostrare che non è così. Di certo rimane il dubbio che l’efficacia di questo arsenale sia ancora rilevante: a ogni intervento monetario ha generato un impulso decrescente, un po’ come l’effetto di un antibiotico alla lunga si riduce man mano che l’organismo va verso l’assuefazione.

STIMOLI CON BENEFICIO SOLO FINANZIARIO

Non a caso Mario Draghi, nel suo discorso e nel rispondere alle domande, ha più volte fatto appello ai governi per l’introduzione di politiche fiscali più accomodanti, il primo a essere consapevole che l’efficacia degli interventi monetari rischia di rivelarsi modesta è lui. Ma ahimé il vero dilemma risiede proprio qui: la politica è sempre restìa a introdurre riforme che danneggino il consenso immediato, tende a rimandare il problema nella speranza che “qualcun altro” se ne occupi, e la dimostrazione di forza della Bce che mette in mostra un arsenale ampio potrebbe paradossalmente rivelarsi un problema, a cui se ne aggiunge un altro, ormai ben noto: gli stimoli monetari generano un beneficio di carattere solo finanziario, aumentando il valore dei patrimoni di chi i patrimoni li possiede.

SI ALLARGANO LE DISUGUAGLIANZE

Allargando le disuguaglianze la Bce ha di fatto dato benzina ai populismi, in assoluto le forze più contrarie a introdurre riforme e aggiustamenti. Il galantuomo Draghi lascia dunque a madame Lagarde la porta aperta, un ampio mazzo di fiori di varia foggia e colore, relazioni curate e il serbatoio pieno. Ma anche un bel cubo di Rubik, tutto da ricomporre.

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La Bild trasforma Mario Draghi in Dracula

Il giornale tedesco critica duramente il bazooka del presidente uscente della Bce: «Follia monetaria, il terrore per il risparmiatore continua». E lo dipinge come un vampiro.

Denti aguzzi, mantello rosso da Dracula e la scritta: «Così il conte Draghila succhia i nostri conti correnti, svuotandoli». Con questo fotomontaggio il quotidiano tedesco Bild ha commentato, senza mezzi termini, il nuovo bazooka imbracciato da Mario Draghi e dalla Bce. Misure fortemente criticate in Germania.

LEGGI ANCHE: La mossa di Draghi per fare pressing sulla Germania

LA BILD GRIDA ALLA «FOLLIA MONETARIA»

Il presidente della Bce, che lascerà l’incarico a Christine Lagarde il primo novembre, ha fatto infuriare il giornale tedesco. Che rincara la dose gridando alla «follia monetaria». «Nel corso del suo mandato abbiamo perso miliardi», si legge nell’articolo, «il terrore per il risparmiatore tedesco continua: il capo della Bce vuole addirittura inasprire la politica dei tassi zero. La Banca centrale europea continua nella sua pericolosa politica dell’acquisto di titoli» . «Chi, poco prima dell’entrata in carica di Draghi (novembre 2010) ha depositato 10 mila euro in un normale libretto di risparmio», sottolinea il quotidiano, «oggi deve sopportare – per tassi zero e inflazione – una perdita di valore di 324 euro».

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La mossa di Draghi per fare pressing sulla Germania

Il governatore della Bce ha chiesto di dare stimolo alla crescita. Con politiche espansive da parte di chi se le può permettere. Come i tedeschi. Che però non apprezzano. La partita dietro tassi e Quantitative easing.

Un ultimo colpo di “bazooka” per mandare un messaggio alla (ex?) locomotiva d’Europa, la Germania. Mario Draghi, che sembrava messo all’angolo dalla fronda dei governatori contrari a un nuovo round di acquisti di titoli pubblici, ha ritrovato il consenso della Banca centrale europea (con le riserve proprio della Bundesbank) a una ripresa senza scadenze temporali del Quantitative easing, l’intervento non convenzionale che dura da oltre 10 anni per aumentare la moneta in circolazione. Così facendo ha spostato l’onere della ripresa dell’Eurozona sui tedeschi e sulla loro politica dello schwarze null, il deficit a zero che ha fatto crollare il debito, ma ance sottratto potenziale alla crescita.

INCASSATO L’ENDORSEMENT DI GENTILONI

Il presidente uscente della Bce ha incassato l’endorsement del nuovo commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, pronto a condividere sia le mosse a favore della crescita sia l’invito rivolto ai Paesi con spazio di manovra ad attuare politiche espansive.

APPELLO PRESSANTE COL SOSTEGNO DEL FMI

Il consiglio della Bce è stato unanime nel chiedere alla politica di bilancio di fare la sua parte per stimolare l’economia dell’euro, dopo anni in cui la Banca centrale si è sentita sola. L’appello di Draghi, con il sostegno del Fondo monetario internazionale e della gran parte delle istituzioni finanziarie internazionali, è diventato più pressante. Altro che rigore, in questi tempi di incertezze viene chiesto dunque agli Stati membri dell’euro di mettere in atto «una politica di bilancio che dia sostegno alla domanda».

MA RESTA IL FRENO PER I PAESI AD ALTO DEBITO (COME L’ITALIA)

Non si tratta però di un appoggio alla revisione del Patto di stabilità europeo e ai suoi parametri che l’Italia vorrebbe allentare. Al contrario, per Draghi i Paesi ad alto debito devono continuare sulla strada delle politiche prudenti. Ma quelli che hanno spazio di manovra – come appunto la Germania con un debito crollato al 60% del Pil – dovrebbero utilizzarlo «in maniera efficace e tempestiva».

LA POLITICA TEDESCA NON VUOLE PERDERE VOTI

Ed è qui che Super Mario – pur non lasciandosi trascinare dalle diatribe fra Paesi – ha chiamato in causa Berlino, alle prese con un dibattito dilaniante sul rigore di bilancio quando è sull’orlo di una recessione incentrata sul suo settore manifatturiero. L’uscita di Draghi è caduta proprio mentre in Germania si discuteva sull’ipotesi di un Konjunkturpaket, un pacchetto di misure per fronteggiare la congiuntura sfavorevole: uno stimolo che aiuterebbe l’intera Europa, ma sul quale la politica tedesca finora non ha mostrato di voler rischiare di perdere voti.

Il governatore uscente della Bce Mario Draghi.

Nel dettaglio, ecco cosa prevedono i provvedimenti annunciati da Draghi.

1. TASSI: DA -0,4% A -0,5%, MENO DELLE PREVISIONI

Il tasso d’interesse sui depositi, diventato ormai quasi il benchmark di riferimento del costo del denaro, è sceso da -0,4% a -0,5%. Un po’ meno di alcune previsioni che azzardavano un -0,6%. In compenso la forward guidance con cui la Bce orienta le aspettative degli operatori economici non si limita più a escludere un rialzo dei tassi fino a metà 2020: ora «i tassi rimarranno ai livelli attuali o inferiori fino a che il consiglio non avrà visto le prospettive d’inflazione convergere fortemente verso livelli sufficientemente vicini» al 2%.

2. QE: TORNA L’ACQUISTO DI TITOLI CHE HA AIUTATO L’ITALIA

Chiuso da pochi mesi, il Quantitative easing che tanto ha aiutato i Btp italiani (suscitando grosse riserve in Germania) è ritornato in grande. Da novembre 2019 la Bce è pronta a rifare acquisti netti di titoli, principalmente bond governativi. Al ritmo di 20 miliardi al mese, inferiore a molte previsioni che andavano da 25 a 50 miliardi. Ma gli investitori e operatori economici non sono rimasti delusi, perché questa volta, anziché fissare un orizzonte temporale agli acquisti, Draghi ha spuntato dal consiglio direttivo (non unanimemente, ma per consenso) che il Qe proseguirà «finché sarà necessario».

3. BANCHE: MAXI PRESTITO TRIENNALE PER STIMOLARE IL CREDITO

Un nuovo maxi prestito, il Tltro-3, con durata allungata a tre anni anziché due, fornirà agli istituti dell’Eurozona liquidità a condizioni vantaggiose per stimolare il credito: per le banche che prestano oltre una certa soglia, in particolare, il tasso applicato sui fondi potrà arrivare fino a -0,5%. È lo stesso livello, molto penalizzante, raggiunto dal tasso sui depositi di liquidità in eccesso delle banche alla Bce. Per aiutare le banche, il tasso su queste riserve si sdoppia: su una parte della liquidità in eccesso rispetto ai requisiti di riserva le banche pagheranno un tasso zero. Sulla restante liquidità si applicherà il più penalizzante tasso sui depositi (-0,5%).

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