Le valutazioni della Banca d’Italia sul Def 2020

Luigi Federico Signorini, vice dg di Palazzo Koch, ha presentato le valutazioni dell'istituto sul Nadef sottolineando che le valutazioni sulla lotta all'evasione devono essere caute. Luce verde per il taglio delle tasse.

È un Def a tinte chiaro scure quello fotografato dalla Banca d’Italia. Luigi Federico Signorini, vice dg di Palazzo Koch, è stato sentito in audizione in parlamento per una valutazione sul Nadef partendo dalle previsioni sulla lotta all’evasione fiscale: «Per gli interventi riguardanti il recupero dell’evasione, una quantificazione precisa è ardua. Al fine di assicurare il rispetto dell’obiettivo, è auspicabile che siano definiti momenti di monitoraggio dei conti in corso d’anno e pronti meccanismi correttivi in caso di scostamenti». «I progressi nel contrasto all’evasione fiscale richiedono tempo», ha aggiunto ancora Signorini, «non si può non raccomandare un approccio cauto alla loro quantificazione all’interno di ciascuna manovra di bilancio».

NECESSARIA UNA RIFORMA ANCHE DELLE IMPOSTE INDIRETTE

Il vice dg ha poi parlato anche della possibile riforma della tassazione, sottolineando l’importanza di un piano più ambizioso di revisione: «In prospettiva sembra necessaria una riforma fiscale complessiva e organica, fondata su un’attenta analisi» che «non può consistere nell’abbattere tutte le imposte. Nella definizione dei provvedimenti da adottare sarà opportuno prendere in considerazione in modo complessivo gli strumenti disponibili, incluse le imposte indirette».

IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE COME STIMOLO ECONOMICO

Per quanto riguarda l’altro grande punto della manovra, il taglio delle tasse, Bankitalia ha spiegato che «anche la riduzione del cuneo fiscale può dare uno stimolo non irrilevante, seppur graduale, all’economia, accrescendo sia la competitività delle imprese, sia i redditi reali e quindi i consumi delle famiglie». La sottolineatura è contenuta nel documento sulla Nota di aggiornamento al Def consegnato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. «La scelta di disattivare integralmente le clausole nel 2020», ha detto Signorini, «limita l’ammontare di risorse che possono essere dedicate alla riduzione del cuneo».

MAGGIORI TUTELE PER INCENTIVARE L’USO DELLE CARTE

Sul tema del maggior uso delle carte la Banca d’Italia ha visto «con favore» gli incentivi ai pagamenti tracciabili che aiutano il contrasto dell’evasione e di «altri comportamenti illegali; fermi restando i presidi necessari per evitare invadenze indebite nella sfera privata e per tutelare chi ha ancora difficoltà a usare» la moneta elettronica. Serve, ha spiegato Signorini, «adeguata riflessione tecnica, per minimizzarne il costo, la complessità concettuale e operativa» ed «eventuali effetti distorsivi, e quindi per massimizzarne l’efficacia».

LA VALUTAZIONE SUL RAPPORTO DEBITO-PIL

Il rapporto debito-Pil in crescita quest’anno «diminuirebbe marginalmente il prossimo. Per un paese in cui il debito pubblico rappresenta uno dei principali fattori di fragilità, assicurare che la variazione abbia quanto meno il segno giusto è il minimo». «La situazione di questi anni è storicamente eccezionale», ha detto ancora il vice di Fabio Panetta, «I tassi nominali sono i più bassi che si ricordino. Questa situazione va sfruttata per mettere il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero di durevole discesa».

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Nel 2018 debito pubblico rivisto al rialzo al 134% del Pil

Bankitalia completa le revisioni dei conti pubblici fatte dall'Istat.

Nel 2018 il debito pubblico è stato complessivamente rivisto al rialzo di 58,3 miliardi al 134,8% del Pil dal 132,2% stimato in precedenza. Lo comunica Bankitalia in una nota, completando così le revisioni dei conti pubblici avviate dall’Istat. La revisione, spiega la Banca d’Italia, riflette sostanzialmente l’effetto del differente criterio di valutazione dei Buoni fruttiferi postali. Per gli anni precedenti l’entità delle revisioni è più elevata, «riflettendo anche gli effetti dell’ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall’Istat in accordo con l’Eurostat».

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Il gigantismo bancario di Bce e Bankitalia genera mostri

La politica sembra aver perso la forza per definire una propria visione, cedendo al pensiero dominante delle cosiddette Autorità di Vigilanza bancarie. Le quali approfittano di questa debolezza per “straripare” dal loro ruolo istituzionale.

In finanza uno più uno fa meno due! La finanza è strana, spesso paradossale e nei suoi deliri di onnipotenza contravviene anche agli assiomi scientifici. Seguitemi. Ormai da anni nelle considerazioni annuali del governatore della Banca d’Italia non manca un riferimento alla «presunta» necessità che gli istituti di credito più piccoli si aggreghino per realizzare economie di scala e diventare più solidi a livello patrimoniale. Tutto ciò nonostante i fatti dimostrino che le crisi più gravi e “sanguinose” (per gli azionisti e i risparmiatori) degli ultimi anni abbiano riguardato banche che tanto piccole poi non erano (Mps, BpVi, Veneto Banca, Etruria, Carichieti, Cariferrara, Carige, ecc.).

LA POLITICA A ZERBINO DELLA LOBBY FINANZIARIA

La politica? Cosa fa la politica nel frattempo? Uno zerbino della lobby finanziaria. Negli ultimi anni ormai ha perso la forza e le competenze per definire una propria visione, magari non da imporre (come pure sarebbe logico!) ma perlomeno da confrontare e, se del caso, contrapporre al pensiero dominante delle cosiddette Autorità di Vigilanza bancarie, ossia Bce e Banca d’Italia, le quali hanno approfittato di questa debolezza per “debordare”, anzi “straripare” dal loro ruolo istituzionale, che è appunto di controllori e non già di strateghi del sistema bancario e finanziario; la politica, dicevamo, prona al pensiero dei Draghi e dei Visco di turno, ha dapprima (governo Renzi) imposto di fatto l’aggregazione alle banche di credito cooperativo (Bcc) e poi (governo Conte 1), attraverso un emendamento della Lega al cosiddetto decreto Crescita, creato le condizioni per un’aggregazioni tra le banche popolari, soprattutto al Sud (dal Molise in giù), attraverso benefici fiscali tanto rilevanti quanto indiscriminati e che si prestano agevolmente a strategie quantomeno “disinvolte”.

SE AGGREGARE DUE BANCHE DIVENTA UN COSTO PER LA COLLETTIVITÀ

Veniamo al dunque. Secondo indiscrezioni ricevute da un top manager di una piccola banca sana ed efficiente (che quindi soffre l’imposizione di dover pagare le inefficienze altrui), la Banca popolare di Bari, che ha chiuso il bilancio 2018 con circa 420 milioni di euro di perdite e ha visto dimezzato il proprio patrimonio di vigilanza rispetto all’anno precedente, starebbe per definire l’aggregazione con una piccola popolare del Sud (con sede in Campania e anche questa in perdita e con enormi problemi gestionali) al fine di recuperare le imposte differite sulle perdite (che, come abbiamo visto, sono notevolissime), trasformandole in credito di imposta, come consentito dalla norma citata fino ad un massimo di 500 milioni di euro. Di fatto, una fusione senza alcuna logica industriale con una piccola banca popolare, peraltro operante in un territorio in cui la Popolare di Bari è già ampiamente presente, consentirebbe a quest’ultima di scaricare sulla collettività i costi delle proprie inefficienze, in virtù di una norma scritta male e al solo scopo di venire incontro alle indicazioni del pensiero dominante delle Autorità di Vigilanza! Si fondono quindi due debolezze. Uno più uno fa meno due!

NON SI LASCI SOLO ALLE AUTORITÀ DI VIGILANZA DISEGNARE L’ASSETTO DEL SITEMA BANCARIO

Che speranze ci sono quindi per i poveri risparmiatori della Banca popolare di Bari già obbligati ad acquistare le azioni che non riescono più a vendere, neppure a prezzi stracciati, di vedersi restituire quanto subdolamente carpito? Poche (eufemismo)! Non abbiamo dubbi che, dopo i disastri degli ultimi anni, l’attività di controllo di Bce e Bankitalia diverrebbe più agevole e, forse, più efficiente con poche banche di grandi dimensioni. Ma siamo sicuri che un sistema bancario del genere sia adatto al tessuto economico italiano costituito, per la gran parte e soprattutto al Sud, da attività imprenditoriali piccole e piccolissime?

Si corre il rischio di emanare normative incomplete e approssimative

E, soprattutto, siamo sicuri che spetti alle Autorità di Vigilanza “disegnare” l’assetto del sistema bancario italiano ed europeo, con una politica ridotta a “mera esecutrice” e che, senza più consapevolezza strategica, corra il rischio di emanare normative incomplete e approssimative come quella citata, che consentano a cattivi amministratori di far pagare ai contribuenti il prezzo della loro incompetenza? Eppure milioni di italiani hanno votato il M5s perché nel suo programma aveva inserito tante azioni utili a guarire la malafinanza.

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