Anas: Dibennardo non demorde, Simonini resiste

Amico di Zingaretti e Zaia, il primo sta riprovando la scalata, ma in questa fase di emergenza per il Paese non è il momento di sfiduciare il secondo.

Ugo Dibennardo, da una vita in Anas, non molla. L’uomo di tutte le stagioni politiche, amico dell’ex numero uno delle Infrastrutture in Italia Ercole Incalza, del segretario Pd Nicola Zingaretti e del governatore del Veneto Luca Zaia,  dopo aver tentato nel 2019 la scalata nella società che gestisce il sistema autostradale in Italia, sta provando di nuovo ad arrivare a sedersi sulla poltrona più importante di Anas.

FERMATO DAI 5 STELLE

All’epoca fu bloccato dal muro dei 5 Stelle, perché Massimo Simonini, attuale amministratore delegato, fu difeso minacciando anche rappresaglie anche in Senato. Siccome a Palazzo Madama i voti per tenere in piedi l’attuale maggioranza sono scarsi, i grillini hanno avuto buon gioco nel fermare l’assalto portato anche da diversi esponenti del Pd, soprattutto dell’area che fa capo a Dario Franceschini.

NON È IL MOMENTO DI SFIDUCIARE SIMONINI

Dibennardo ora aspetta un incarico per una società regionale o da Zingaretti o da Zaia. Ma il sogno resta sempre Anas, dove invece Simonini non è per nulla intenzionato a cedergli il passo. Nonostante le polemiche dopo il crollo di un ponte in Toscana e qualche attrito con la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, ora tutto sembra rientrato.  Lo scontro era esploso a pochi giorni di distanza dal crollo del viadotto sul fiume Magra salendo di livello e coinvolgendo direttamente la ministra. La direzione generale del Mit aveva attaccato Simonini con una dura presa di posizione. Mentre il manager, che era stato nominato dal governo gialloverde, aveva replicato parlando di atti «inutilmente negativi». Del resto Simonini è stato nominato commissario alla fine di marzo. Se dovesse andarsene dovrà essere sfiduciato dal consiglio di amministrazione, un piano troppo complesso in una fase di emergenza come quella che sta attraversando il Paese.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Autostrade, la Corte dei Conti chiede di accelerare sulle nuove concessioni

Nella relazione si sottolinea la necessità di «evitare ulteriori proroghe alle convinzioni vigenti» dovute all'effetto delle proroghe di fatto per «mancato tempestivo riaffidamento della concessione».

«Vanno accelerate le procedure per l’affidamento delle nuove concessioni» autostradali «da svolgersi prima della scadenza delle vecchie convenzioni per la tutela dell’interesse generale e per scongiurare la stasi degli investimenti». Lo si legge nella relazione sull’attività della Corte dei Conti dove si sottolinea la necessità di «evitare ulteriori proroghe alle convinzioni vigenti» dovute all’effetto delle proroghe di fatto per «mancato tempestivo riaffidamento della concessione».

BOCCIATI GLI EMENDAMENTI DI FI E IV

Intanto, le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera hanno bocciato gli identici emendamenti di Iv e Forza Italia che miravano a eliminare dal Milleproroghe l’articolo che prevede nuove regole sulle concessioni autostradali indicando il percorso da seguire in caso di revoca (nella transizione la gestione passa ad Anas) e riduce le eventuali penali a carico dello Stato. La relatrice, Vittoria Baldino (M5s) e il governo avevano espresso parere negativo su questi emendamenti.

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Vito Gamberale scende in campo per prendersi Aspi

L'ex amministratore delegato di Autostrade Spa ha messo nel mirino la quota che Atlantia è pronta a vendere. Un'operazione che affronterebbe attraverso due fondi infrastrutturali da 700 milioni pronti a essere lanciati sul mercato.

Vito Gamberale ha lasciato Autostrade per l’Italia 14 anni fa, dopo che già nel 2005 si era ritirato in Autostrade Spa (poi diventata Atlantia) passando la mano a Giovanni Castellucci. Se ne era andato in polemica dopo che i Benetton, sospinti da Castellucci, avevano approvato il progetto di fusione con la società spagnola Abertis, un’operazione da lui assolutamente non condivisa.

Si era portato a casa una bella liquidazione – 12 milioni di euro, che si aggiungevano ai 9 miliardi di lire lordi che aveva preso dalla Telecom – e subito dopo gli era stata offerta la tolda di comando di un investitore nelle infrastrutture di prim’ordine come F2i, ma Aspi gli è sempre rimasta dolorosamente di traverso come una lisca di pesce in gola.

Sarà dunque per questo fattore psicologico, oltre che l’interesse per il business, che ha spinto l’ormai 76enne manager molisano a cercare di tornare “sul luogo del delitto”. È da quando è caduto il ponte Morandi e con esso è precipitata la carriera di Castellucci, suo acerrimo nemico, che Gamberale ha posato gli occhi su Autostrade. Ma non per tornare come manager – l’età non glielo consente – bensì come padrone.

GAMBERALE POTREBBE AVERE L’ENDORSEMENT DI MION

Nei giorni scorsi, infatti, Gamberale e Mauro Maia, suo ex collega in F2i e suo uomo fidato in Sea, hanno stretto un accordo – per il tramite del loro veicolo Iter Capital – con Pgim, un grosso gestore patrimoniale americano, per lanciare due fondi infrastrutturali da 700 milioni, affidati in gestione a Pramerica e Ubi Banca. E a quanto si dice negli ambienti finanziari e ai piani alti del ministero delle Infrastrutture, nel mirino ci sarebbe Aspi, o meglio la quota che Atlantia deciderà di mettere sul mercato.

La sede di Autostrade per l’Italia (foto Valerio Portelli/LaPresse).

Ma i Benetton vorranno rimettere in pista il loro vecchio manager, di cui a un certo punto decisero di non fidarsi più? Qualcuno giura che non succederà mai, altri pensano che se a decidere sarà Gianni Mion, che tra Gamberale e Castellucci è sempre stato più per il primo che per il secondo, qualche chance il vecchio Vito ce l’ha. Di sicuro, intanto, si rimette in pista. E a giudicare dalle molte telefonate che sta facendo, pare davvero determinato.

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Il governo Conte riparte da prescrizione, autostrade e Ilva

I capi delegazione dei partiti convocati a Palazzo Chigi il 30 gennaio. La riforma fiscale sembra mettere tutti d'accordo, ma giustizia e concessioni autostradali rischiano di sfaldare la maggioranza. I dossier che scottano sulla scrivania del premier.

È un cantiere tutto da costruire, quello della verifica di governo. A dettare i tempi è il premier Giuseppe Conte, che ha convocato i capi delegazione di maggioranza per il 30 gennaio alle 18.30. A rappresentare il M5s ci sarà il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, fresco di nomina.

LE PRIORITÀ DEI PARTITI

I partiti sono pronti a presentare una serie di proposte con le loro priorità nei primi giorni di febbraio. Il Pd mette in cima la svolta green e la modifica dei decreti sicurezza, il M5s rilancia sul salario minimo, Liberi e uguali vuole cambiare il Jobs act, Italia viva spinge per un piano choc sulle infrastrutture.

I DOSSIER CHE SCOTTANO

Il dossier della riforma fiscale, che mette d’accordo tutti, dovrebbe essere il primo a essere avviato, una volta trovata la quadra sull’Iva. Ma a complicare le cose ci sono i nodi a lungo rinviati e ora venuti al pettine: la prescrizione, che sembra complicarsi dopo la nomina di Bonafede a capo delegazione del M5s; la revoca della concessione autostradale ad Atlantia; la trattativa sull’Ilva, con la necessità di chiudere un’intesa con Mittal entro il 7 febbraio.

IL TRAVAGLIO NEL M5S

La richiesta del Pd e di Liberi e uguali è chiara: aprire al più presto una nuova fase. Ma poiché stressare il M5s in una fase di forte crisi è un rischio per il governo, non si stresseranno – scommette un ministro dem – i tempi di elaborazione del nuovo cronoprogramma: «Non siamo in emergenza». Di sicuro c’è che tra i pentastellati si è aperta la battaglia per il futuro, sia in termini di collocazione politica, sia in termini di leadership. E i “dimaiani”, fautori della terza via in alternativa al sistema bipolare, non sembrano gradire la spinta di Conte ad abbracciare i dem.

IL PERICOLO DI UNO SFALDAMENTO

Ma il premier subisce anche il pressing dei “contiani”, che lo spronano al contrario a essere più deciso nelle dinamiche interne al M5s. La priorità è tenere tutti insieme, perché l’unico vero ostacolo al governo può venire ora dallo sfaldamento della maggioranza. Sminare è la parola d’ordine che Conte condivide con il Pd, che pure rivendica una nuova centralità. Matteo Renzi, però, va subito al sodo e tira in ballo i temi che più dividono gli alleati: la prescrizione e la revoca della concessione ad Atlantia.

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Atlantia pronta a ridurre la sua quota in Aspi se la concessione rimane

Le indiscrezioni, accreditate da fonti interne alla società, fanno volare il titolo a Piazza Affari. I mercati non credono alla revoca dopo il rafforzamento del Pd sul M5s.

Atlantia sarebbe pronta a ridurre la quota in Autostrade per l’Italia se la convenzione non le venisse sottratta dal governo. Fonti della società accreditano l’indiscrezione secondo cui l’attuale quota potrebbe scendere dall’88% fino al 50%. E i mercati, specie dopo il rafforzamento del Pd sul M5s a seguito della vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna, ci credono: Atlantia accelera a Piazza Affari, con il titolo che sale del 5,48% a 22,13 euro.

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Per il Mit sulla A7 c’è un viadotto che va ricostruito

È lo Scrivia Pietrafraccia, che risale agli Anni 30. Piano di emergenza preventivo per il ponte Velino sulla A12. I risultati delle ispezioni sulla rete ligure.

Nel tratto genovese della A7 c’è un viadotto che secondo gli ispettori del ministero dei Trasporti deve essere «completamente ricostruito». Si tratta dello Scrivia Pietrafraccia, che risale agli Anni 30. Secondo l’ispettore Placido Migliorino, sia su questo ponte sia sullo Scrivia Arnasso, sono stati risontrati «avanzati stati di ammaloramento, in particolare in travi delle campate esterne». E per quanto riguarda il primo «bisogna entrare nell’ottica, vista l’età di 90 anni, di rifarlo completamente».

PIANO DI EMERGENZA PER IL VIADOTTO VELINO SULLA A12

Il Mit e Autostrade per l’Italia, inoltre, hanno concordato un piano di emergenza preventivo per monitorare eventuali movimenti del viadotto Velino sulla A12, tra Genova Est e Genova Nervi, in caso di allerta meteo. È uno dei “sorvegliati speciali” dalla procura di Genova, che indaga sui mancati lavori di manutenzione da parte di Autostrade. La misura è stata presa dopo le ispezioni effettuate dal ministero su cinque infrastrutture in A12 ed è la prima volta che accade sulla rete autostradale ligure. La parte centrale dell’impalcato deve essere ripristinata e per compiere le necessarie attività propedeutiche è stata disposta la chiusura della carreggiata Est fino alle ore 6 del 23 gennaio. I veicoli diretti verso Sestri Levante transiteranno sulla carreggiata opposta, quella Ovest, dove è stato istituito il doppio senso di marcia.

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Su Autostrade Italia Viva presenta un emendamento contro le norme sulla revoca

Il partito di Matteo Renzi chiede ufficialmente la cancellazione dell'articolo 35 del Milleproroghe.

Italia Viva ha presentato un emendamento soppressivo all’articolo 35 del decreto Milleproroghe, in discussione alla Camera, che prevede nuove regole sulle concessioni autostradali indicando il percorso da seguire in caso di revoca (nella transizione la gestione passa ad Anas) e riduce le eventuali penali a carico dello Stato. La proposta è pronta a essere depositata nelle commissioni di Montecitorio dove la scadenza per la presentazione degli emendamenti è fissata alle 18 del 20 gennaio. Intanto la Regione Veneto ha invece confermato l’interesse per i due emendamenti presentati dal governo considerandoli «strategici». «C’è interesse perchè Cav, la concessionaria regionale pubblica, possa candidarsi a gestire le tratte autostradali in Veneto», ha spiegato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.

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Sulle autostrade guerra a mezzo stampa tra Aspi e Patuanelli

Il ministro dello Sviluppo economico: «La revoca non è ripicca ma conseguenza dell'insicurezza». Intanto Autostrade presenta un piano di investimenti e di assunzioni. Tomasi: «Senza concessione andiamo in default»

Colpo su colpo, prosegue persino a mezzo stampa, la battaglia in corso tra Autostrade per l’Italia e il governo sulla possibile revoca delle concessioni autostradali. Intervistato da Repubblica, il 17 gennaio il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, conferma il suo sì alla revoca delle concessioni ad Autostrade, annuncia una chiamata collettiva ai capigruppo della maggioranza: «Scriviamo insieme il piano industriale dei prossimi dieci anni».

PATUANELLI: «REVOCA NON È RIPICCA MA EFFETTO DEL CROLLO»

Alla domanda se come Cinque stelle sono disposti a trovare una mediazione nella vicenda della revoca della concessione ad Autostrade che divide il governo, risponde: «Non si tratta di mettere bandierine. La revoca è la conseguenza dei 43 morti nel crollo del ponte Morandi. Lo stato manutentivo delle strade gestite da Aspi fa percepire un senso di insicurezza ai cittadini che salgono in macchina», «al di là di casi particolari – aggiunge – è innegabile che le verifiche sulle manutenzioni fatte da Aspi sono state più che negative. Non è una ripicca». Alla domanda se a pagare devono essere i dipendenti, risponde: «Continuerà a esserci una rete autostradale e la necessità di manutenerla e di gestirla», il problema sta nel sistema delle concessioni che non ha funzionato. Patuanelli torna quindi sull’idea di una nuova Iri: «Annuncio che, anche per parlare di questo, nelle prossime ore manderò un invito a tutte le forze di maggioranza: dobbiamo scrivere insieme il piano industriale dei prossimi dieci anni, scegliere le priorità di sviluppo economico del Paese».

TOMASI (AUTOSTRADE): «CON LA REVOCA FACCIAMO DEFAULT»

Dall’altra parte sempre sul quotidiano di Corso Colombo risponde l’amministratore delegato di Autostrade, Roberto Tomasi: «Senza le concessioni e con l’indennizzo previsto dal decreto Milleproroghe l’azienda andrà in default». Il 16 gennaio il consiglio di amministrazione della società ha dato ieri il via libera alle linee del piano strategico 2020-2023 di «trasformazione dell’azienda» con un piano di mille assunzioni e 7,5 miliardi di investimenti. Sul fatto che le agenzie internazionali di rating valutano già l’affidabilità sul debito di autostrade come junk, spazzatura, Tomasi mostra la sua «preoccupazione per il futuro dei settemila dipendenti dell’azienda che lavorano con dedizione e per la possibilità di essere una risorsa per questo Paese». «Nonostante tutti gli sforzi che stiamo facendo – aggiunge – non sarà se»mplice recuperare i downgrading finanziari. Penso che non sempre ci sia consapevolezza della complessità di questa società e del Gruppo Atlantia, delle implicazioni sociali e degli impatti che un’eventuale revoca potrebbe comportare». Sui report truccati, ammette: «Una vicenda deprecabile. Siamo intervenuti rimuovendo i responsabili». «Sull’entità della riduzione dei pedaggi – spiega quindi – valuterà Atlantia. Per la manutenzione vogliamo spendere il 40 per cento in più». Rivolgendosi al governo, Tomasi sottolinea più volte che «serve pacificazione» e infine, sulla sicurezza, afferma di poterla garantire: «Sì. Ciò non vuol dire che non dobbiamo continuare a lavorare sulla manutenzione e sui controlli. Le attività di controllo svolte da enti terzi dimostrano che i ponti e i viadotti della nostra rete sono sicuri al 100%».

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Autostrade, Anas apre al piano del governo

La società potrebbe gestire temporaneamente le tratte in caso di revoca delle concessioni. Mentre Allianz presenta un esposto all'Ue.

Anas apre alla possibilità di un affidamento temporaneo della gestione delle tratte autostradali. La società, da gennaio 2018 integrata nel Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, si è detta «in grado di affrontare qualsiasi compito richiesto dal governo, come ha già fatto con le strade rientrate dalle Regioni e dalle Province, 3 mila km lo scorso anno e circa 3.500 per il 2020». Ad affermarlo il 16 gennaio è stato l’amministratore delegato dell’Anas Massimo Simonini, in audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera sul decreto Milleproroghe, che prevede, in caso di revoca di concessioni, l’affidamento temporaneo ad Anas. «Siamo il primo gestore della rete stradale in Europa e forniamo ogni giorno un servizio fondamentale per la mobilità del Paese», ha detto Simonini, sottolineando che «a oggi gestiamo oltre 30 mila km di rete autostradale di cui 1.300 km di autostrade e raccordi».

L’ESPOSTO DI ALLIANZ ALLA COMMISSIONE UE

Nel frattempo, il colosso assicurativo tedesco Allianz, tra gli azionisti internazionali di Autostrade per l’Italia, ha presentato alla Commissione europea un esposto contro la modifica unilaterale dei contratti di concessione autostradale introdotta dal governo con il decreto Milleproroghe. In particolare, nell’esposto si segnala che l’art. 35 del decreto contrasta con la normativa comunitaria, che garantisce il rispetto dei contratti in essere e la loro non modificabilità unilaterale da parte di un esecutivo di un Paese membro. Nell’esposto verrebbe inoltre segnalata la violazione del principio comunitario ‘pacta sunt servanda’, che fu alla base della procedura di infrazione aperta nel 2006 da Bruxelles nei confronti dell’Italia, quando l’allora ministro Di Pietro modificò i contratti di concessione autostradale per legge.

IL MALUMORE DEGLI INVESTITORI INTERNAZIONALI

L’esposto di Allianz si aggiunge alle lettere già inviate sullo stesso tema in questi giorni alle istituzioni comunitarie e italiane da alcuni azionisti del Gruppo Atlantia, come il Gic Fund, il fondo sovrano di Singapore, e da altri azionisti internazionali di Aspi, tra cui il fondo cinese Silk Road Fund. «Questa misura», recitano le due lettere, «è ragione di seria preoccupazione per noi e per l’intera comunità degli investitori in quanto compromette del tutto la prevedibilità normativa, scoraggiando gli investimenti e restringendo senza giustificazione la libera circolazione dei capitali». Le iniziative degli azionisti di Atlantia e Aspi evidenziano il profondo malessere degli investitori internazionali che avevano investito sulla holding e sulla sua concessionaria facendo affidamento su regole certe, che davano ai loro investimenti prospettive di rendimento che rischiano di essere stravolte dalla modifica della concessione.

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La decisione del governo sulle concessioni ad Autostrade

M5s e Leu spingono. E anche il Pd sembra essersi convinto. Solo Renzi frena. Ma ormai la linea dell'esecutivo è quella della revoca. Anche se c'è un rischio di contenzioso legale da 23 miliardi. Il punto.

Questione di settimane. Il momento decisivo per le concessioni di autostrade è arrivato, come ha confermato il ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio. E la revoca, ormai diventata cavallo di battaglia grillino – «Se un concessionario non ha fatto la giusta manutenzione non deve più fare profitti sulle nostre autostrade, mettendo a rischio la vita di molti italiani», ha detto Di Maio a Cartabianca su RaiTre – è ormai decisione (quasi) presa dal governo, come ribadito anche da alcune indiscrezioni su La Stampa.

DA CHIUDERE L’ISTRUTTORIA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI

Prima di staccare la spina definitivamente i giallorossi vogliono chiudere l’istruttoria avviata dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova. Una mossa del Consiglio dei ministri è attesa dunque verso la fine di gennaio. E tra l’altro manca anche l’ultimo parere dell’Avvocatura per capire i margini se dovesse arrivare un contenzioso legale che potrebbe costare allo Stato 23 miliardi di euro.

TRA I DEM L’IDEA DELLA REVOCA SI FA LARGO

Le posizioni nella maggioranza però non sono ancora ben definite. Ai due estremi, da una parte c’è il M5s che ha intenzione di dire addio alla società dei Benetton, dall’altra Italia viva che invece vuole aspettare l’esito dei processi. Matteo Renzi ha detto: «Chi decide? Le regole e le leggi sono cose serie». Mentre nel Partito democratico «c’è una discussione» in corso, ha detto il ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli, che ha chiesto «un approfondimento soprattutto nei gruppi parlamentari». All’interno dei dem l’idea di andare verso la revoca delle concessioni si starebbe facendo sempre più spazio.

VALUTAZIONE SULL’ECCESSO DI POTERE AI PRIVATI

Anche le parole del premier Giuseppe Conte sembrano indicare la rotta. Da giorni il presidente del Consiglio ricorda le «gravissime inadempienze» che ci sono state, e assicura che il governo «non farà sconti a nessuno». Nel partito di Nicola Zingaretti c’è la volontà, condivisa dai colleghi cinque stelle, di spingere il governo a fare presto, discutendo magari sulle modalità con cui risolvere la questione. Il ragionamento parte da una valutazione dello stato dei fatti, con un giudizio non positivo sul modo con cui le concessioni sono state affidate e del potere che hanno consegnato ai privati.

TEMA DEI CONTROLLI: NON HANNO FUNZIONATO, MA ORA?

C’è poi il tema controlli, che non hanno funzionato, come dimostra il crollo del Ponte Morandi. Ma se il M5s e, in parte, anche Liberi e uguali vedono nella revoca delle concessioni l’unica risposta, il Pd ha ben chiaro che con quella non si risolve il problema della manutenzione e non si riporta equilibrio nei rapporti fra pubblico e privato.

SI MUOVE GIÀ ATLANTIA: PROTESTA ALL’UE

Parlando invece dei probabili contenziosi, alcuni investitori internazionali del gruppo Atlantia, la holding della famiglia Benetton, hanno annunciato che invieranno all’Unione europea una lettera di protesta contro il Milleproroghe che «scoraggia gli investimenti e restringe senza giustificazione la libera circolazione dei capitali». La partita è solo all’inizio.

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Revoca concessione Autostrade, Zingaretti: «Si decida sulla base del merito»

Il segretario del Pd torna sul tema caro al M5s. Toti attacca il governo: «Il Mit è assente da tanto tempo: nessuno controlla».

Il governo è ancora diviso sulla revoca della concessione ad autostrade. Se il Movimento 5 stelle è compatto sul “sì” ed Italia viva sul “no”, il Pd non ha ancora preso una posizione netta. Il segretario Nicola Zingaretti, dall’Abbazia di San Pastore nel Reatino, dove si svolge una due giorni dem con ministri e parlamentari in vista della verifica di governo, ha dichiarato: «il governo, Conte e i ministri approfondiscano questo argomento e poi si decida sulla base del merito. In uno Stato di diritto si fa così».

TOTI ATTACCA IL GOVERNO: «AUTOSTRADE? IL MIT È ASSENTE DA TANTO TEMPO»

Intanto, sempre sullo stesso argomento, il presidente della regione Liguria Giovanni Toti ha detto la sua: «Vedo che continua un dibattito sul ritiro della concessione a Aspi sì, ritiro della concessione, ad Aspi ritiro no. Mi permetto di sottolineare che a Bergamo è caduto un altro calcinaccio da una galleria e non mi pare fosse in concessione, era gestita da Anas. Se si tolgono le concessioni, vorrei capire: chi gestisce le autostrade? Mi sembra – ha aggiunto Toti – che il governo annaspi senza dare delle risposte. Se ci sono le condizioni, si ritirino le concessioni, ma ieri è crollato qualcosa anche in una galleria di Anas e alcune persone sono morte lungo la strada statale per Lecco perché è crollato un ponte di Anas. Il presidente della Liguria ha anche attaccato il governo, in particolare il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: «Finora le concessionarie autostradali si sono auto-controllate per un lunghissimo periodo di tempo ma nessuno al Mit ha controllato. Già a ottobre – ha continuato Toti – avevo chiesto alla Direzione generale delle concessioni del Mit di avere notizie sulla situazione della gallerie in Liguria e francamente nessuno mi ha risposto. In Liguria dei controlli se ne sta facendo carico la Procura, che però non è un organismo ispettivo del Governo. Il Ministero è assente da tanto tempo».

BUFFAGNI ATTACCA AUTOSTRADE: «NON SI PUÒ FARE CASSA SULLA SICUREZZA DEI CITTADINI»

Anche il governo è intervenuto sull’ipotesi di revoca della concessione ad autostrade. «Queste persone – ha detto il vice ministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni – hanno gestito talmente male l’azienda che un ponte è caduto. Le responsabilità verranno accettate dalla magistratura ai fini penali, ma ai fini manageriali e gestionali credo che il problema sia conclamato. Un governo serio come il nostro, indipendentemente dal partner con cui stiamo al governo, deve garantire che i cittadini possano viaggiare sicuri perché paghiamo una marea di soldi di autostrade che, secondo noi sono sovradimensionati. A me interessa che questa azienda che ha una concessione pubblica, o chiunque la avrà, garantisca la sicurezza. Non si può fare cassa sulla sicurezza dei cittadini».

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Ipotesi maxi multa per Autostrade, M5s in rivolta

La ministra De Micheli chiede un abbassamento dei pedaggi. Oltre a un maxi risarcimento. E poi dice: «Va rivista la cultura del rapporto tra il privato e il pubblico».

In quella che ormai sembra un lungo negoziato fatto di alzate di posta e minacce e poi passi indietro, si fa avanti l’ipotesi che Autostrade per l’Italia possa pagare una maxi multa per evocare la revoca delle concessioni. Ma fonti del Movimento Cinque Stelle rifiutano l’ipotesi. «Maxi multa? Non scherziamo. Lo Stato non accetta carità, solo giustizia per le vittime. Per chi ha causato il crollo del ponte Morandi non ci saranno sconti. Ci sono le famiglie di 43 vittime che ancora attendono giustizia. La revoca della concessione ad Autostrade va inoltre nella direzione di un successivo abbassamento dei pedaggi. Bisogna cambiare il sistema degli affidamenti»

«DA ASPI PROPOSTA INSUFFICIENTE»

In un’intervista a Repubblica la ministra delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha spiegato che per evitare la rottura della concessione, «Aspi ha fatto diverse proposte anche al precedente governo. Le abbiamo ritenute insufficienti per le ricadute a vantaggio dei cittadini. I 700 milioni per la riduzione dei pedaggi? Ci saremmo aspettati una riduzione significativa delle tariffe ai caselli, senza modificare il piano di maggiori investimenti per la rete e per la manutenzione. La proposta è insufficiente». «Autostrade comprende i 600 milioni della ricostruzione del Ponte Morandi nel risarcimento che offre allo Stato? Sono soldi già previsti per legge. Se la discussione comincia così non è solo insufficiente, è anche irricevibile», dice De Micheli, che sottolinea come l’adozione dell’eventuale revoca poggi «su due basi: giuridica ed economica. Vanno valutate entrambe. Le decisioni del caso verranno condivise con il premier e con i ministri».

«DA RIVEDERE IL RAPPORTO TRA PUBBLICO E PRIVATO»

Quanto ai tempi, «non mi sbilancio, ma la verifica è praticamente conclusa». Dalle carte, aggiunge, «sono emerse carenze nella manutenzione e nei controlli che non sono stati fatti a regola d’ arte, come si dice in cantiere. E non riguardano solo il Morandi». Per la ministra, «al di là di Aspi, va rivista la cultura del rapporto tra il privato e il pubblico. Il pubblico ha un interesse prevalente e se non ha la forza di farlo valere si crea uno squilibrio che è un danno anche per il privato perché si abbassa la qualità. La tragedia di Genova purtroppo è una lezione», dice. «Anche lo Stato non può limitarsi a puntare il dito, deve farsi carico di una maggiore capacità di controllo». Nell’intervista, De Micheli rassicura sulla tenuta del governo dopo le elezioni in Emilia Romagna,«anche perché vinciamo». Sul ruolo di Conte come riferimento dei progressisti, «lo è. Nel senso che ha compreso che ogni scelta concreta va avvicinata alla gente. È quello che fa anche Zingaretti».

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Genova, crollano calcinacci dal soffitto di una galleria: chiuso un tratto della A26

Parte del soffitto della galleria Bertè tra fra Ovada e Masone in direzione Genova è crollato, senza però colpire le auto in transito. Chiuso il tratto fino al bivio A26/A10.

Caduta di calcinacci dalla galleria Bertè, in A26 in direzione Genova. Il tratto da Masone fino al bivio A26/A10 è stato chiuso con uscita obbligatoria a Masone, ad eccezione dei mezzi pesanti che restano in coda. Sul posto sono intervenuti le pattuglie della polizia stradale e le squadre dei tecnici di Autostrade. Il crollo non ha coinvolto mezzi in transito. Sul posto si è formata una coda di un chilometro.

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Il Milleproroghe rimanda l’assicurazione Rc familiare

Nell'ultima bozza del testo viene confermato anche il ruolo di Anas nella gestione di strade e autostrade.

L’ultima bozza del Milleproroghe prevede alcune modifiche rispetto a quanto anticipato prima di Natale. Slittano infatti l’entrata in vigore della Rc familiare e il pagamento dei canoni per le spiagge.

RC FAMILIARE DAL 16 FEBBRAIO 2020

Come spiega l’Ansa l’entrata in vigore della norma prevede che, al rinnovo delle polizze, l’assicurato possa beneficiare della fascia assicurativa più bassa fra i veicoli di proprietà del suo nucleo familiare, è posticipata al 16 febbraio.

I PAGAMENTI DEI CANONI PER LE SPIAGGE È SOSPESO FINO AL 30 GIUGNO 2020

La bozza prevede poi che sia «sospeso dal primo gennaio 2020 al 30 giugno 2020 il pagamento dei canoni» per gli stabilimenti balneari e le «strutture dedicate alla nautica da diporto».

RIMANE IL RUOLO DI ANAS NELLA GESTIONE DI STRADE E AUTOSTRADE

Conferme invece sul fronte Autostrade: «In caso di revoca, di decadenza o di risoluzione di concessioni di strade o di autostrade, in attesa del nuovo affidamento, può assumerne la gestione l’Anas», si legge nel testo. Se lo stop alla concessione deriva da suo inadempimento, al concessionario spetta ‘solo’ il «valore delle opere realizzate, al netto degli ammortamenti» e questo anche nel caso in cui vi siano norme precedenti che stabilivano altro, perché sono «da intendersi come nulle». Una norma che è una mina vagante per i concessionari come Benetton e il gruppo Gavio che sono tutti in agitazione. Il 21 dicembre l’associazione dei concessionari autostradali Aiscat aveva infatti espresso «sconcerto e incredulità» per l’articolo che «sembra inficiato da forti dubbi di incostituzionalità», e «genera una gravissima lesione dello Stato di diritto, in quanto modifica per legge e in modo unilaterale i contratti in essere tra lo Stato e i concessionari autostradali». Insomma il provvedimento «rischia di provocare conseguenze estremamente gravi nei confronti di diverse società concessionarie, in particolare di quelle quotate in Borsa».

LEGGI ANCHE: Via libera al Milleproroghe con una mina per i concessionari autostradali

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Di Maio insiste: «Nel 2020 stop ad Autostrade, concessioni affidate a Anas»

Il leader del M5s nega che il costo dell'operazione possa essere di 23 miliardi: «Un'enorme sciocchezza»

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è tornato a dare battaglia sul nodo delle concessioni autostradali ad Autostrade per l’Italia. «Nel 2020, una delle prime cose da inserire nella nuova agenda di governo dovrà essere la revoca delle concessioni ad Autostrade, con l’affidamento ad Anas e il conseguente abbassamento dei pedaggi autostradali. Le famiglie delle vittime del Ponte Morandi aspettano una risposta. E noi gliela daremo.
Non solo a loro, ma a tutto il Paese», ha scritto su Facebook il leader
del M5S Di Maio. Il ministro ha anche definito una «enorme sciocchezza» il fatto che la revoca costi 23 miliardi allo Stato.

Il messaggio postato da Luigi Di Maio il 27 dicembre ANSA / Facebook

IL CONFRONTO CON GLI ALTRI PAESI UE

Oggi però uno studio della società di analisi Brattle esamina il sistema delle concessioni nei tre paesi europei che hanno un sistema simile a quello italiano ed un simile sistema di calcolo degli indennizzi: Francia, Spagna e Portogallo. Dallo studio emerge che generalmente l’ eventuale indennizzo è valutato sul valore di mercato dei beni, determinato o sui flussi di cassa o con un’asta. La disputa continua. Ma il governatore della Liguria Toti denuncia l’eccesso di litigiosità nel governo sulla questione: «La gazzarra tra ministri con opinioni diverse, maggioranza politica, ritiro della concessione o non ritiro della concessione ha di fatto paralizzato ogni tipo di dialogo» dice chiedendo subito un piano di emergenza e un intervento straordinario più strutturato per le autostrade della Liguria con il ministero dei Trasporti ed Aspi al tavolo.

TARIFFE AGEVOLATE PER I TRATTI CRITICI

Un tavolo con Aspi che si è già svolto al ministero dei Trasporti e che è stato dedicato «alle criticità della rete, con specifico riferimento alla Liguria, alle Marche e all’Abruzzo» fa sapere il Mit, che spiega anche che Aspi si è impegnata a valutare anche agevolazioni tariffarie per gli utenti per compensare i disagi. Inoltre la società in una nota ha annunciato la «proroga della sospensione su base volontaria dell’incremento tariffario già approvato relativo all’anno 2019». Nel frattempo il Mit ha chiesto ai concessionari anche una mappatura delle barriere acustiche presenti con la rete. In attesa dei prossimi sviluppi oggi i titoli del settore hanno tirato un sospiro di sollievo con Atlantia in ripresa (+0,9%) e gli altri concessionari autostradali positivi con Astm (+0,43%), Autostrade Meridionali (+1,31%) e Sias (+0,2%).

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Lo scontro tra Autostrade e governo sulle concessioni

Durissima lettera di Aspi al governo contro la misura contenuta nel Milleproroghe. Si minaccia la risoluzione del contratto e la richiesta di 23 miliardi di danni allo Stato.

Scontro durissimo tra Autostrade e il governo, col Consiglio d’amministrazione di Aspi che ha lanciato il contrattacco sulla norma inserita nel decreto Milleproroghe che stabilisce, in casi eccezionali, il trasferimento immediato del controllo delle strade e della rete all’Anas. Uno strumento destinato a sbloccare i cantieri fermi, ma che potrebbe avere un effetto diretto sulla revoca della concessione chiesta a più riprese dal Movimento 5 stelle dopo il crollo del Ponte Morandi.

LA LETTERA DI AUTOSTRADE A MINISTERI E PALAZZO CHIGI

Con una lettera spedita a Palazzo Chigi, al ministero dei Trasporti e al ministero dell’Economia è la stessa società di Atlantia a minacciare a sua vota la revoca delle concessioni, con tutte le conseguenze del caso. A cominciare dal risarcimento del 100% del valore della concessione (23 miliardi di euro) in ragione dei  «molteplici diritti e principi sanciti dalla Costituzione e dal diritto comunitario, incluso il rispetto del principio di affidamento e a tutela del patrimonio della società e di tutti gli stakeholders». La risposta del ministro Paola De Micheli è stata altrettanto perentoria: minaccia intollerabile, non in linea con il ruolo di un concessionario di un bene dello Stato.

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Inchiesta della Corte dei conti sulle autostrade, Atlantia crolla in Borsa

I magistrati contabili in sostegno al governo: clausole troppo favorevoli ai concessionari. Grosse perdite per il titolo della società dei Benetton dopo le modifiche alla legge sugli indennizzi delle concessioni.

Mai era stata realizzata una inchiesta così approfondita sulle autostrade e i loro concessionari. E mai aveva mosso accuse così argomentate al sistema di gestione della rete italiana. Sono 200 le pagine con cui la Corte dei conti spiega quanto il regime attuale abbia favorito i concessionari e non l’interesse dei cittadini: erano attese da mesi dal governo già ai ferri corti con Autostrade per l’Italia dopo il crollo del ponte Morandi. E sono arrivate sul tavolo dell’esecutivo venerdì. Per questo forte della sponda dei magistrati contabili il governo ha emesso il decreto su Aspi.

LEGGI ANCHE: Via libera al Milleproroghe con una mina ai concessionari autostradali

Nella relazione della Corte dei Conti sulle “Concessioni autostradali” si afferma, «l’esigenza di procedere alla rapida introduzione di un sistema tariffario tale da consentire un rendimento sul capitale investito, compatibile con quello di mercato per investimenti di rischio comparabile e di procedere all’accelerazione delle procedure per la messa a gara delle convenzioni scadute». La Corte rileva la necessità di una maggiore effettività dei controlli, anche sulle infrastrutture, accompagnata da una continua verifica sugli investimenti.

ATLANTIA TRASCINA AL RIBASSO PIAZZA AFFARI

Intanto dopo la nuova norma sulle concessioni autostradali nel decreto Milleproroghe, è scivolone in Borsa per Atlantia – società dei Benetton che controlla Autostrade per l’Italia – che chiude a -4,8% per lo scontro col governo. E resta altissima la tensione nella maggioranza sulle autostrade. Per il Movimento Cinque Stelle non ci sono dubbi: è stata aperta la porta alla revoca delle concessioni. Ma il Pd non la pensa così. E Italia Viva, chiede che il tema venga affrontato in Parlamento. Intanto Aspi fa sapere che se confermata norma sulle concessioni, valuterà azioni a propria tutela.

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Il tentativo, inutile, di fermare Luciano Benetton

Fino all’ultimo alcuni dei suoi manager hanno cercato di fargli cambiare idea. Ma non c'è stato niente da fare. E alla fine la lettera ai giornali in cui il patron del gruppo ha scaricato i vertici di Autostrade si è rivelata un enorme boomerang.

Fino all’ultimo alcuni dei suoi manager hanno cercato di fargli cambiare idea. «Aspettiamo, facciamolo più avanti», era l’argomento usato nel tentativo di dissuadere Luciano Benetton dal mandare ai giornali la lettera pubblicata domenica primo dicembre in cui, prendendo le distanze dal management di Autostrade, denunciava una campagna di odio nei confronti della sua famiglia dopo i fatti del Ponte Morandi.

OLIVIERO TOSCANI, ASCOLTATISSIMO CONSIGLIERE

Ma è stato inutile. Il leader del gruppo non ha voluto sentire ragione. O meglio, ha dato ragione a quanti lo avevano incitato a prendere carta e penna. In primis Oliviero Toscani, l’artefice negli Anni 80 di famose e innovative campagne pubblicitarie che da quando Luciano ha ripreso le redini della United Colors è riapparso al suo fianco e gli fa da ascoltatissimo consigliere; la compagna Laura Pollini, e il figlio Alessandro.

UNA LETTERA TRASFORMATA IN BOOMERANG

Ma appena diffusa e ripresa dai giornali, quella lettera si è rivelata un boomerang come pochi. E il tentativo di scaricare su Castellucci, Cerchiai e gli altri top manager la totale responsabilità di quanto accaduto con la tragedia di Genova, con le pesanti negligenze di Autostrade che stanno emergendo dalle indagini della magistratura, salvaguardando l’azionista, ha avuto l’effetto contrario. In molti domenica nell’aprire i quotidiani si sono domandati come la famiglia potesse non sapere. Edizione, la holding che controlla Atlantia, nomina 12 consiglieri su 15, designa il presidente Fabio Cerchiai, che gode di stock option come tutti i manager di prima linea, e anche molti dei dirigenti più importanti hanno una carriera passata nelle aziende del gruppo di Ponzano. Forse Luciano se ne è sempre occupato poco, impegnato com’era a far tornare i conti della Benetton in rosso da anni. O forse ha voluto implicitamente addossare al fratello Gilberto, deceduto circa un anno fa e da sempre responsabile della diversificazione del business di Ponzano, il mancato controllo del lavoro dei manager?

L’IRRITAZIONE DELLA POLITICA

L’iniziativa ha destato subito sconcerto, perché non opportuna nei contenuti e nella tempistica. Ha fatto arrabbiare la politica, al punto da togliere argomenti al Pd, unica sponda che era rimasta al gruppo di Treviso per tentare di attenuare l’ostracismo dei 5 stelle che vogliono revocare le concessioni. Ed è suonata come uno schiaffo ai manager e dirigenti di Atlantia e Aspi, che tolto Castellucci sono per la gran parte gli stessi, che si sono sentiti accusati e non difesi. Il tutto a circa un mese dall’altra lettera del gruppo al governo nella quale chiedeva di mettere una pietra tombale sul tema concessione in cambio dell’impegno del gruppo su Alitalia. Anche allora la reazione politica fu dura al punto che anche la moderata Paola De Micheli, ministro Pd delle Infrastrutture, era intervenuta appoggiando la linea dura del M5s.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Pericolo frana: la A6 Torino-Savona chiusa di nuovo

Rischio di nuovi smottamenti per le forti piogge. Stop al traffico sull'autostrada in entrambe le direzioni nel tratto tra Altare e il bivio con la A10.

È stata di nuovo chiusa in entrambe le direzioni l’autostrada A6 Torino-Savona nel tratto tra Altare e il bivio con la A10, che era stata riaperta solo venerdì 29 nella carreggiata Sud a doppio senso di marcia. È quanto si apprende da Autofiori. La chiusura è scattata dopo che si è attivato il piano sottoscritto in Prefettura, che prevede che qualora il monitoraggio della frana da parte della protezione civile evidenzi il superamento di alcune soglie di sicurezza l’autostrada sia nuovamente interdetta.

IL CROLLO DEL VIADOTTO

Una porzione di circa trenta metri del viadotto sul lato più a monte sulla A6 Torino-Savona, tra l’innesto con la A10 e Altare in direzione Torino, era crollata esattamente una settimana fa, domenica 24 novembre, assieme a un importante tratto di montagna. La nuova chiusura disposta oggi è scattata poco prima delle 16.

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La lettera dei Benetton per chiarire il loro rapporto con Autostrade

La famiglia ha chiesto maggiore rispetto nei suoi confronti. Ma anche chiarezza nel dare le notizie: «Non abbiamo mai gestito Auto strade. Siamo solo azionisti al 30% di Atlantia». Poi una stoccata alla politica: «Questi attacchi sono assurdi».

Rispetto e serietà. Queste le parole usate dalla famiglia Benetton in una lettera inviata ad alcuni quotidiani nazionali. «Trovo necessario fare chiarezza su un grande equivoco: nessun componente della famiglia Benetton ha mai gestito Autostrade. La famiglia Benetton è azionista al 30% di Atlantia che a sua volta controlla Autostrade», si legge nella lettera a firma di Luciano Benetton. Un chiarimento che è anche una risposta agli attacchi politici arrivati, soprattutto dal M5s, dopo il crollo del Ponte Morandi e la manutenzione dei tratti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia. «Non cerco giustificazioni ma questi attacchi sono assurdi. Credo anche che chi ha sbagliato deve pagare ma è inaccettabile la campagna scatenata contro la nostra famiglia», ha aggiunto il patron della famiglia veneta.

LE MOTIVAZIONI DELLA FAMIGLIA BENETTON

Luciano Benetton ha avuto modo anche di chiarire le notizie degli ultimi giorni in cui si parlava di falsi report legati all’agibilità di alcuni viadotti in realtà a rischio cedimento. «Le notizie su omessi controlli, su sensori guasti non rinnovati o falsi report, ci colpiscono e sorprendono in modo grave, allo stesso modo in cui colpiscono e sorprendono l’opinione pubblica. Ci sentiamo feriti come cittadini, come imprenditori e come azionisti. Come famiglia Benetton ci riteniamo parte lesa». Parole queste che non nasconde il mea culpa per quanto è accaduto a Genova quel 14 agosto del 2018. «Di sicuro ci assumiamo la responsabilità di aver contribuito ad avallare la definizione di un management che si è dimostrato non idoneo, un management che ha avuto pieni poteri e la totale fiducia degli azionisti e di mio fratello Gilberto che, per come era abituato a lavorare, di sicuro ha posto la sicurezza e la reputazione dell’azienda davanti a qualunque altro obiettivo. Sognava che saremmo stati i migliori nelle infrastrutture», si legge ancora.

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Il M5s torna all’attacco di Autostrade

Grillo torna alla carica: «Ai Benetton una concessione a condizioni di favore da 20 anni. È tempo di cambiare». E Di Maio lo segue: «Giustizia per le famiglie del Ponte Morandi».

Riparte di gran carriera la crociata del Movimento 5 stelle contro Autostrade, malgrado la resistenza posta dall’alleato di governo alla revoca delle concessioni. A rilanciare l’affondo è stato un post di Beppe Grillo, che su Twitter ha scritto: «#Autostrade Story è la storia della concessione autostradale ottenuta dai #Benetton più di 20 anni fa. Una concessione a condizioni di favore senza eguali. Condividete il più possibile queste informazioni. È tempo di cambiare».

L’INTERVENTO DI GRILLO RILANCIATO DA DI MAIO

Grillo ha pubblicato sul suo blog la prima puntata di “Autostrade story”, che si trova anche sul Blog delle Stelle, e ha immediatamente trovato la sponda di Luigi Di Maio. «Sulla revoca della concessione ad Autostrade non faremo un passo indietro. Tutto il Movimento 5 stelle, da me a Beppe Grillo a ogni singolo eletto e attivista, è determinato in questa battaglia. Sono morte 43 persone perché un ponte da un momento all’altro gli è crollato sotto i piedi. Le loro famiglie ancora stanno piangendo. Chiedono giustizia. Noi gliela daremo. Costi quel che costi».

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Autostrade: anche il Pd ora pensa alla revoca delle concessioni

Dopo le ultime rivelazioni delle inchieste, anche il Partito democratico sembrerebbe essersi convinto che la "caducazione" sia l'unica strada.

«Si va verso la revoca delle concessioni autostradali, bisogna togliere a questi signori la concessione il prima possibile dopo che hanno preso i nostri soldi per i pedaggi senza fare la manutenzione delle strutture», ha detto Luigi Di Maio parlando a Radio Anch’io. In prima pagina su Repubblica è uscito intanto un retroscena che vedrebbe anche il Pd ormai deciso a rimettere in discussione le concessioni.

«La novità, dopo le accuse del procuratore di Genova sugli “omessi controlli come filosofia generale” di Aspi, è che anche il Pd pensa sia, alla fine, la soluzione principale. Il premier Giuseppe Conte, che si è riservato l’ultima parola, vacilla», scrive Goffredo De Marchis, «l’altra via esplorata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è quella della “compensazione“. (…) Sulla base di questa parola d’ordine il governo vuole verificare con Aspi un compromesso. I danni alle persone, alle cose e la ricostruzione del ponte di Genova sono un capitolo a parte. Ma Autostrade per l’Italia deve farsi carico di un “risarcimento” non simbolico nei confronti del Paese».

AUTOSTRADE RIFIUTA LA COMPENSAZIONE AD OMNIA

«Come? Bloccando o abbassando le tariffe e prevedendo la gratuità della percorrenza su alcuni tratti delle rete oggi gestiti a pagamento. Al Ministero delle Infrastrutture hanno quantificato il risparmio per i cittadini (e la rinuncia ai profitti per la società) in qualche miliardo di euro. La prima risposta di Autostrade ha lasciato di sasso la ministra De Micheli. Un no secco, senza margini di trattativa (…) La prossima settimana invece è quella buona per avere una risposta definitiva. O ritiro della concessione o compensazione».

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«Ai viadotti chiusi della A26 mancava il cemento»

Il paragone da brividi del procuratore capo di Genova: «Sono come dei balconi con la soletta sgretolata».

“I nostri consulenti hanno rilevato ieri un grave stato di degrado che consisteva in una mancanza di cemento che imponeva un controllo sicurezza immediato per pericolo di rovina”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi a proposito della chiusura della A26 in prossimità dei ponti Fado e Pecetti. “Per fare un esempio – ha continuato Cozzi – era come se in un balcone la soletta sottostante fosse completamente sgretolata e la parte sana solo quella piastrellata”

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L’Autostrada A26 chiusa a Genova: «Viadotti a rischio»

La decisione presa da Autostrade dopo che la procura aveva avanzato la possibilità di un sequestro per le condizioni dei ponti Pecetti e Fado. Il capoluogo ligure a rischio isolamento.

Dopo il crollo del viadotto sulla A6 SavonaTorino, ora anche un tratto dell’A26 vicino a Genova viene chiuso per «verifiche». E la Liguria e il suo capoluogo rischiano l’isolamento. In serata, Autostrade per l’Italia ha reso noto che a partire dalle 21.30 sarà chiusa al traffico in entrambe le direzioni la tratta dell’autostrada A26 compresa tra l’allacciamento con l’autostrada A10 e lo svincolo di Masone.

Tale misura viene assunta per consentire l’esecuzione di verifiche tecniche sui viadotti Fado Nord e Pecetti Sud, presenti in tale tratta. La procura di Genova, fa sapere Repubblica, aveva sostanzialmente intimato la misura alla concessionaria a causa delle condizioni pessime in cui si troverebbero i due viadotti. «Sono viadotti a rischio rovina. Credo che il termine sia chiaro a tutti», aveva detto il procuratore capo Francesco Cozzi.

GENOVA E LA LIGURIA A RISCHIO ISOLAMENTO

Si aggrava così la situazione della viabilità per la Liguria, mentre la frana che ha distrutto il viadotto della Madonna del Monte sulla A6 Savona-Torino al momento è ferma. Ma ci sono ancora 15 mila metri cubi di fango in bilico, che potrebbero scivolare a valle in un attimo, velocissimi, così come veloci sono stati quei 30 mila metri cubi di terra che hanno abbattuto i piloni del viadotto ‘correndo’ a 20 metri al secondo. La massa instabile potrebbe cadere a valle in qualsiasi momento anche in previsione del fatto che mercoledì tornerà a piovere.

LE INDICAZIONI PER LE STRADE ALTERNATIVE

Veicoli leggeri e autocarri fino a 7,5 tonnellate (esclusi autobus): per la A26 dalla A10 uscire a Prà e proseguire fino a Masone tramite la SP 456 del Turchino. Per la A10 dalla A26 effettuare il percorso inverso.

Veicoli pesanti superiori a 7,5 ton e autobus: per la A26 dalla A10 utilizzare la A7. Per la A10 dalla A26 obbligo di deviazione sulla Diramazione Predosa Bettole, dalla quale, con fermo temporaneo e progressivo deflusso, sarà possibile procedere verso Genova lungo la A7. Potranno proseguire fino a Masone i soli mezzi pesanti con destinazione di scarico o carico nella zona collegata a tale svincolo.

Itinerari di lunga percorrenza: per i collegamenti tra la A4, A26 e A21 verso la Toscana, utilizzare la A21 fino all’allacciamento con la A1 e da questa raggiungere Firenze o riprendere l’autostrada tirrenica tramite la A15.

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Roberto Tomasi è il nuovo amministratore delegato di Autostrade

La scelta del consiglio di amministrazione della società.

Roberto Tomasi, come annunciato a gennaio 2019 da Autostrade per l’Italia, è stato ufficialmente nominato come nuovo amministratore delegato della società.

Il consiglio di amministrazione si è riunito il 25 novembre per la prima volta sotto la presidenza dell’ingegner Giuliano Mari, dopo il rinnovo deciso venerdì dall’assemblea degli azionisti.

In quell’occasione i vicepresidenti di Autostrade – Giancarlo Guenzi, direttore generale di Atlantia, e Michelangelo Damasco, general counselor di Atlantia, nonché il consigliere Amedeo Gagliardi, direttore legale di Autostrade – hanno rassegnato le dimissioni.

L’assemblea aveva stabilito che il cda sarebbe stato composto da 11 persone, nominando per gli esercizi 2019-2020-2021 Giuliano Mari, Roberto Tomasi, Tommaso Barracco, Carlo Bertazzo, Massimo Bianchi, Roberto Pistorelli, Elisabetta De Bernardi Di Valserra, Nicola Rossi e Antonino Turicchi, tratti dalla lista presentata da Atlantia; Christoph Holzer, dalla lista presentata da Appia Investments; e Hongcheng Li, dalla lista presentata dal socio Silk Road Fund.

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Le indagini sul viadotto crollato della Torino-Savona

La procura della città ligure vuole accertare anche lo stato dei piloni. Al momento «è impossibile» stabilire la causa del cedimento.

C’è anche lo stato dei piloni nell’inchiesta della procura di Savona che indaga sul viadotto della A6 “Madonna del Monte” crollato domenica 24 novembre.

Una porzione di circa 30 metri è precipitata «a causa di una frana che ha travolto i pilastri», ha detto il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti.

Ma il procuratore di Savona, Ubaldo Pelosi, per il momento non si sbilancia: «Abbiamo fatto alcuni sopralluoghi, per chiarire i fatti ci vorrà tempo». Di sicuro c’è che allo stadio attuale «è impossibile» dire se quanto accaduto debba essere attribuito a problemi strutturali oppure no.

Proseguono intanto le indagini della polizia stradale, che attraverso le telecamere di soveglianza installate sull’autostrada sta cercando di capire se al momento del crollo ci fossero dei mezzi in transito. Allo stesso tempo, procedono le ricerche dei vigili del fuoco sulla massa della frana.

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Autostrade chiude parzialmente quattro viadotti in Liguria

Divieti di transito in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi.

Autostrade per l’Italia ha deciso di chiudere alcune corsie, vietare il transito ai mezzi eccezionali e vietare i sorpassi tra tir su quattro viadotti della Liguria, che dopo le ultime ispezioni hanno raggiunto un punteggio di ammaloramento più elevato di quello atteso. I divieti, in via cautelativa, resteranno in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi. I quattro viadotti hanno totalizzato un punteggio di ammaloramento pari a 70 e presentano difetti che richiedono un rapido intervento di manutenzione, già avviato da Autostrade da alcune settimane. Nel dettaglio ecco quali sono le strutture coinvolte e le limitazioni previste.

A7 (Milano-Genova) Viadotto Coppetta Carreggiata Nord km 117+570

Segnaletica di flesso che sposta il traffico sul lato sinistro della carreggiata (la trave con voto 70 è quella sul bordo destro); chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti il limite di massa ammesso dal Codice della strada (44 t). I lavori termineranno entro il prossimo dicembre.

A7 Ponte Scrivia a Busalla (Genova) Carreggiata Nord km 111+360

Chiusura corsia marcia; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal codice della strada (44 t). Autostrade ha fatto sapere che avendo già apposto un sostegno provvisionale alla trave con voto 70, la corsia di marcia potrebbe già essere riaperta, ma viene utilizzata per i sopralluoghi e per le indagini finalizzate alla progettazione dell’intervento, previsto entro giugno 2020.

A26 (Genova-Alessandria-Gravellona Toce) Viadotto Bormida Carreggiata Nord e Sud km 058+292

Chiusura delle corsie sorpasso (Nord e Sud); divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate (Nord e Sud); divieto di transito per i trasporti eccezionali eccedenti le 90 tonnellate (Nord e Sud). La conclusione dei lavori è privista (meteo permettendo) entro marzo 2020.

A10 (Genova-Ventimiglia) Ponticello ad Arco Carreggiata Est km 016+782

Chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal Codice della strada (44 t). Lavori in corso; ultimazione prevista (meteo permettendo) entro dicembre.

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