Acqua rossa, il caso in Procura: richiesto anche l’intervento del Noe

di Erika Noschese

Continua il mistero relativo all’acqua rossa nel canale della spiaggia di Santa Teresa. Dopo le numerose segnalazioni del consigliere d’opposizione Gianpaolo Lambiase e dei membri del gruppo facebook Figli delle Chiancarelle, la questione è finita, ormai da tempo, sulla scrivania del consigliere Antonio Cammarota, presidente della commissione Trasparenza. Ad oggi, infatti, resta ancora avvolta nel mistero la causa che porta il canale a tingersi di rosso. In attesa dell’ispezione complessiva programmata nel mese di novembre nella giornata di ieri, il presidente Cammarota ha invitato in commissione il presidente Michele Picardi della Salerno Sistemi e l’ingegnere Nappi per cercare di risalire alle cause che portano il torrente a tingersi di rosso, almeno una volta ogni 20 giorni. Picardi, dal canto suo, ha ribadito – in commissione trasparenza – di aver effettuato, dallo scorso luglio, almeno cinque interventi in loco ma l’ultimo espurgo sarebbe stato effettuato con scarsi risultati poiché si raggiungono solo determinati punti ragion per cui non è stata individuata l’origine in loco, nonostante sia ormai chiara la presenza di materiale ferroso, ipoteticamente proveniente da alcune attività presenti nella città capoluogo, nei pressi del punto “incriminato”. E proprio dalle attività che sversano ferro dovrebbero concentrarsi le “indagini” per tentare di fermare, definitivamente, lo sversamento illegale. Dopo l’intervento dei vigili urbani e i risultati prodotti sia dal laboratorio analisi per il Comune di Salerno sia dal laboratorio privato su richiesta del consigliere di Salerno di Tutti la commissione trasparenza solleciterà l’ingegnere Luca Caselli, direttore del settore Ambiente del Comune di Salerno a fornire tutti gli accertamenti per poi mandare gli atti in Procura in quanto ad oggi non è stata individuata né la causa né l’entità del problema. In commissione trasparenza viene dunque confermata l’ipotesi dello sversamento abusivo, come aveva ipotizzato già il consigliere Lambiase, legati ai cicli produttivi delle aziende. Ad occuparsi della questione anche Italia Nostra che avrebbe provveduto a chiedere l’intervento del Noe dopo numerosi episodi denunciati anche attraverso la pagina facebook de I figli delle Chiancarelle.

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“Questa diretta streaming non s’ha da fare”

di Erika Noschese

Nulla da fare, per la maggioranza Napoli che, magicamente e d’improvviso, si ricompatta anche per gli istituti di partecipazione. Il tutto potrebbe essere riassunto con “questa diretta streaming non s’ha da fare”, nonostante varie sollecitazioni da parte dei consiglieri d’opposizione, Celano e Cammarota su tutti. Proprio il presidente della commissione trasparenza, infatti, ha presentato un emendamento per chiedere la diretta streaming del consiglio comunale sul sito istituzionale del Comune. «Mi attendo un atto di responsabilità da parte del consiglio comunale», ha dichiarato Cammarota chiedendo il voto nominale. Il capogruppo di Forza Italia ha rilanciato, ancora una volta, la cosiddetta bozza Cammarota che prevede, tra le altre cose, proprio la diretta streaming, a dispetto del regolamento presentato dal consigliere Guerra. «Quest’amministrazione nega la partecipazione popolare – ha dichiarato Celano – Abbiamo una bozza di regolamento copiato da Modena in contrasto con quello di Cammarota». Numerose le contraddizioni evidenziate nella bozza di regolamento, quale le petizioni, i referendum che dovrebbero ottenere almeno 10mila firme. Da qui la richiesta di avere, ancora una volta, il commissario ad acta che approvi il regolamento. Parla di errori di forma e di sostanza, invece, il consigliere Lambiase secondo cui – ad oggi – nessuno conosce il regolamento integrato dopo la prima bozza stilata. Favorevoli all’approvazione del regolamento degli Istituti di Partecipazione i consiglieri D’Alessio e Naddeo che convengono, entrambi, sulla necessità di approvare il regolamento che andrà poi perfezionato man mano. Tra le maggiori criticità evidenziate la consultazione referendaria che dà diritto a tutti i cittadini salernitani e il diritto di iniziativa popolare che vale solo per i cittadini che vivono a Salerno da almeno 5 anni. Nonostante ciò però il regolamento è stato approvato.

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