Anas: Dibennardo non demorde, Simonini resiste

Amico di Zingaretti e Zaia, il primo sta riprovando la scalata, ma in questa fase di emergenza per il Paese non è il momento di sfiduciare il secondo.

Ugo Dibennardo, da una vita in Anas, non molla. L’uomo di tutte le stagioni politiche, amico dell’ex numero uno delle Infrastrutture in Italia Ercole Incalza, del segretario Pd Nicola Zingaretti e del governatore del Veneto Luca Zaia,  dopo aver tentato nel 2019 la scalata nella società che gestisce il sistema autostradale in Italia, sta provando di nuovo ad arrivare a sedersi sulla poltrona più importante di Anas.

FERMATO DAI 5 STELLE

All’epoca fu bloccato dal muro dei 5 Stelle, perché Massimo Simonini, attuale amministratore delegato, fu difeso minacciando anche rappresaglie anche in Senato. Siccome a Palazzo Madama i voti per tenere in piedi l’attuale maggioranza sono scarsi, i grillini hanno avuto buon gioco nel fermare l’assalto portato anche da diversi esponenti del Pd, soprattutto dell’area che fa capo a Dario Franceschini.

NON È IL MOMENTO DI SFIDUCIARE SIMONINI

Dibennardo ora aspetta un incarico per una società regionale o da Zingaretti o da Zaia. Ma il sogno resta sempre Anas, dove invece Simonini non è per nulla intenzionato a cedergli il passo. Nonostante le polemiche dopo il crollo di un ponte in Toscana e qualche attrito con la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, ora tutto sembra rientrato.  Lo scontro era esploso a pochi giorni di distanza dal crollo del viadotto sul fiume Magra salendo di livello e coinvolgendo direttamente la ministra. La direzione generale del Mit aveva attaccato Simonini con una dura presa di posizione. Mentre il manager, che era stato nominato dal governo gialloverde, aveva replicato parlando di atti «inutilmente negativi». Del resto Simonini è stato nominato commissario alla fine di marzo. Se dovesse andarsene dovrà essere sfiduciato dal consiglio di amministrazione, un piano troppo complesso in una fase di emergenza come quella che sta attraversando il Paese.

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Viadotto Albiano, ad agosto Anas assicurava che non c’erano criticità

La lettera fu inviata in risposta al Comune di Aulla che chiedeva un ulteriore sopralluogo. Una successiva verifica dell 3 novembre giudicò l'infrastruttura non pericolosa.

«Il viadotto Albiano (già attenzionato e sorvegliato dal personale Anas) non presenta al momento criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica, sulla base di ciò non sono giustificati provvedimenti emergenziali per il viadotto stesso».

Così scriveva Anas lo scorso agosto in una lettera inviata e al Comune di Aulla e alla Provincia di Massa Carrara in relazione al ponte crollato l’8 aprile rispondendo a una missiva inviata dall’amministrazione comunale. In particolare, da quanto ricostruito, il Comune, facendo riferimento a colloqui verbali di rassicurazione circa la tenuta del tratto Aulla-bivio ponte Albiano nonché del ponte stesso, invitava Anas a «un ulteriore sopralluogo e verifica più approfondita atteso che il ponte che dall’abitato di Albiano adduce alla statale 62 della Cisa è abnormemente sollecitato dal transito forzato dei mezzi anche pesanti», anche a causa della chiusura della strada cosiddetta della Ripa.

La lettera dell’Anas di agosto 2019.

IL SOPRALLUOGO ANAS DEL 3 NOVEMBRE

Non solo. Il 3 novembre scorso al ponte crollato ad Albiano Magra ci fu un sopralluogo dei tecnici Anas, da cui dipende l’infrastruttura, dopo che era stata rilevata una crepa sull’asfalto, ingrandita dalle abbondanti piogge. Ma dai controlli fu dichiarato che non sussistevano «condizioni di pericolosità». A riferirlo è Gianni Lorenzetti, presidente della Provincia di Massa Carrara che alcuni anni fa ha ceduto la struttura ad Anas. Il sopralluogo, ricorda, fu fatto alla presenza anche dell’assessore comunale di Aulla e della polizia. Lo stesso Comune rassicurò i cittadini con un post sulla pagina istituzionale informando che «il traffico non avrebbe subito limitazioni». «Il ponte», aggiunge Lorenzetti, «è importantissimo per la popolazione dell’alta Lunigiana, punto di collegamento sia con i primi territori della Liguria sia con il resto della Toscana»

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Dibennardo a un passo da Anas, ma i 5 stelle fanno muro

Nella corsa per la poltrona di Simonini, il numero uno di Concessioni Autostradali Venete ha oscurato Cristiano Cannarsa, dato per favorito. Ma dovrà vedersela con l'opposizione di diversi pentastellati pronti anche a fare cadere il governo se la nomina fosse avallata dalla ministra De Micheli.

Scalpita sempre più forte Ugo Dibennardo, ora a capo di Concessioni Autostradali Venete, per cercare di scalzare Massimo Simonini dalla guida di Anas, la società che gestisce le strade in Italia.

Dibennardo è talmente votato allo scopo che potrebbe anche mettere in ombra il candidato numero uno per il posto di Simonini, ovvero Cristiano Cannarsa, attuale amministratore delegato di Consip in scadenza e manager molto vicino alla ministra dei Trasporti Paola De Micheli. Ma in Anas a ballare è anche la poltrona del presidente Claudio Gemme.  

In passato il nome di Dibennardo è uscito in molte delle inchieste su Anas, ma senza mai essere indagato. In anni ormai lontani, era il 2002, fu arrestato in Calabria su ordine della Dda di Catanzaro per un’inchiesta per gli appalti della Salerno-Reggio: si fece 22 giorni di prigione ingiustamente tanto che poi fu risarcito con tante scuse.

DIBENNARDO, DA LUPI AL PD

Cresciuto sotto l’egida dell’ex ministro del Trasporti Maurizio Lupi, ha amicizie che contano nel centrodestra e nel centrosinistra. Stava quasi per diventare leghista ma si è fermato sull’uscio della porta. Oggi è pronto a indossare la casacca del Partito democratico, anche se non disdegna di andare spesso a cena con il governatore del Veneto Luca Zaia.

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L’OPPOSIZIONE DEI PENTASTELLATI

Grande amico del boiardo socialista Ercole Incalza, Dibennardo ha detto di essere pronto ad assumere la carica. Ma allo stesso tempo diversi senatori 5 stelle sono pronti a far cadere il governo nel caso la ministra De Micheli dovesse avallarne la scelta. Ce la farà? Come è noto in questa tornata di nomine il Pd mira a fare filotto, ma non è detto che alla fine possa dare via libera anche a uno non organico come Dibennardo, nonostante Simonini stia ottenendo buoni risultati e vanti apprezzamenti da parte di tutta la maggioranza giallorossa

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Il Milleproroghe rimanda l’assicurazione Rc familiare

Nell'ultima bozza del testo viene confermato anche il ruolo di Anas nella gestione di strade e autostrade.

L’ultima bozza del Milleproroghe prevede alcune modifiche rispetto a quanto anticipato prima di Natale. Slittano infatti l’entrata in vigore della Rc familiare e il pagamento dei canoni per le spiagge.

RC FAMILIARE DAL 16 FEBBRAIO 2020

Come spiega l’Ansa l’entrata in vigore della norma prevede che, al rinnovo delle polizze, l’assicurato possa beneficiare della fascia assicurativa più bassa fra i veicoli di proprietà del suo nucleo familiare, è posticipata al 16 febbraio.

I PAGAMENTI DEI CANONI PER LE SPIAGGE È SOSPESO FINO AL 30 GIUGNO 2020

La bozza prevede poi che sia «sospeso dal primo gennaio 2020 al 30 giugno 2020 il pagamento dei canoni» per gli stabilimenti balneari e le «strutture dedicate alla nautica da diporto».

RIMANE IL RUOLO DI ANAS NELLA GESTIONE DI STRADE E AUTOSTRADE

Conferme invece sul fronte Autostrade: «In caso di revoca, di decadenza o di risoluzione di concessioni di strade o di autostrade, in attesa del nuovo affidamento, può assumerne la gestione l’Anas», si legge nel testo. Se lo stop alla concessione deriva da suo inadempimento, al concessionario spetta ‘solo’ il «valore delle opere realizzate, al netto degli ammortamenti» e questo anche nel caso in cui vi siano norme precedenti che stabilivano altro, perché sono «da intendersi come nulle». Una norma che è una mina vagante per i concessionari come Benetton e il gruppo Gavio che sono tutti in agitazione. Il 21 dicembre l’associazione dei concessionari autostradali Aiscat aveva infatti espresso «sconcerto e incredulità» per l’articolo che «sembra inficiato da forti dubbi di incostituzionalità», e «genera una gravissima lesione dello Stato di diritto, in quanto modifica per legge e in modo unilaterale i contratti in essere tra lo Stato e i concessionari autostradali». Insomma il provvedimento «rischia di provocare conseguenze estremamente gravi nei confronti di diverse società concessionarie, in particolare di quelle quotate in Borsa».

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Di Maio insiste: «Nel 2020 stop ad Autostrade, concessioni affidate a Anas»

Il leader del M5s nega che il costo dell'operazione possa essere di 23 miliardi: «Un'enorme sciocchezza»

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è tornato a dare battaglia sul nodo delle concessioni autostradali ad Autostrade per l’Italia. «Nel 2020, una delle prime cose da inserire nella nuova agenda di governo dovrà essere la revoca delle concessioni ad Autostrade, con l’affidamento ad Anas e il conseguente abbassamento dei pedaggi autostradali. Le famiglie delle vittime del Ponte Morandi aspettano una risposta. E noi gliela daremo.
Non solo a loro, ma a tutto il Paese», ha scritto su Facebook il leader
del M5S Di Maio. Il ministro ha anche definito una «enorme sciocchezza» il fatto che la revoca costi 23 miliardi allo Stato.

Il messaggio postato da Luigi Di Maio il 27 dicembre ANSA / Facebook

IL CONFRONTO CON GLI ALTRI PAESI UE

Oggi però uno studio della società di analisi Brattle esamina il sistema delle concessioni nei tre paesi europei che hanno un sistema simile a quello italiano ed un simile sistema di calcolo degli indennizzi: Francia, Spagna e Portogallo. Dallo studio emerge che generalmente l’ eventuale indennizzo è valutato sul valore di mercato dei beni, determinato o sui flussi di cassa o con un’asta. La disputa continua. Ma il governatore della Liguria Toti denuncia l’eccesso di litigiosità nel governo sulla questione: «La gazzarra tra ministri con opinioni diverse, maggioranza politica, ritiro della concessione o non ritiro della concessione ha di fatto paralizzato ogni tipo di dialogo» dice chiedendo subito un piano di emergenza e un intervento straordinario più strutturato per le autostrade della Liguria con il ministero dei Trasporti ed Aspi al tavolo.

TARIFFE AGEVOLATE PER I TRATTI CRITICI

Un tavolo con Aspi che si è già svolto al ministero dei Trasporti e che è stato dedicato «alle criticità della rete, con specifico riferimento alla Liguria, alle Marche e all’Abruzzo» fa sapere il Mit, che spiega anche che Aspi si è impegnata a valutare anche agevolazioni tariffarie per gli utenti per compensare i disagi. Inoltre la società in una nota ha annunciato la «proroga della sospensione su base volontaria dell’incremento tariffario già approvato relativo all’anno 2019». Nel frattempo il Mit ha chiesto ai concessionari anche una mappatura delle barriere acustiche presenti con la rete. In attesa dei prossimi sviluppi oggi i titoli del settore hanno tirato un sospiro di sollievo con Atlantia in ripresa (+0,9%) e gli altri concessionari autostradali positivi con Astm (+0,43%), Autostrade Meridionali (+1,31%) e Sias (+0,2%).

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La ministra De Micheli vuole Mauro Moretti all’Anas

Da consulente discreto, l'ex ad di Leonardo potrebbe assumere un incarico ufficiale. Ma perché ciò avvenga la società, incorporata da Ferrovie, deve tornare autonoma. E molto dipende dall'esito del processo per la strage di Viareggio che vede imputato il manager.

A volte tornano, e la cosa in questo caso non susciterebbe meraviglia visti i rapporti personali esistenti. Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie e di Leonardo, potrebbe diventare il nuovo numero uno di Anas, la società che cura la manutenzione delle nostre strade. Così, da consulente discreto ma assiduo della ministra dei Trasporti del governo giallorosa Paola De Micheli (i due si conoscono da lunghissimo tempo) il manager potrebbe uscire dall’ombra e assumere un ruolo ufficiale.

DUE CONDIZIONI PER UNA NOMINA

Ma perché ciò avvenga devono realizzarsi due condizioni. La prima è che Anas, incorporata da Ferrovie nel gennaio dello scorso anno per volere dell’esecutivo precedente, torni a vivere di vita propria. Soluzione che piacerebbe alla ministra, ma sulla quale prudentemente ella ha finora preferito glissare. «All’epoca dell’integrazione ero contraria. Ma ora che è fatta va valutata sulla base dei risultati senza pregiudizi», ha dichiarato De Micheli in una recente intervista al Corriere della Sera.

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La seconda ha a che fare con l’esito del processo per la strage di Viareggio arrivato al verdetto ultimo della Cassazione. Come tutti purtroppo ricordano, la sera del 29 giugno 2009 un deragliamento di treni allo scalo della locale stazione provocò un devastante incendio in cui morirono 32 persone. In primo grado, nel 2017, Moretti fu condannato a 7 anni dal tribunale di Lucca per  disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali. Una condanna che è stata confermata in appello, e che se venisse ribadita all’ultimo grado di giudizio gli impedirebbe di assumere ruoli istituzionali e in imprese pubbliche. Ipotesi che, a prescindere da quel che dirà la Cassazione, ha già suscitato la protesta dei parenti delle vittime che ha trovato sponda nei 5 stelle, che per altro sono alleati con il Pd nel Conte bis e dunque in Consiglio dei ministri siedono a fianco della ministra De Micheli.

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