I mille volti di Roberto Vecchioni

Di Gemma Criscuoli

Alcuni lo hanno considerato retorico, un personaggio alla ricerca del successo facile. Eppure splendide canzoni del repertorio italiano portano la sua firma. È stato dedicato ai tanti volti dell’autore di “Luci a San Siro” il volume “Giocarsi il cielo a dadi. 12 tracce per Roberto Vecchioni”, edito da Francesco D’Amato e curato da Alfonso Amendola, docente di Sociologia dei processi culturali dell’Università di Salerno, con Giovanna Landi e Camilla Masullo, borsiste rispettivamente presso l’Ateneo salernitano e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’opera è stata presentata presso Palazzo Fruscione nell’ambito della rassegna Navighiamo su fragili vascelli, che l’Associazione Tempi Moderni, presieduta da Marco Russo, collega alla mostra “Infiniti mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio de André”. Il giornalista Carlo Pecoraro, autore, tra l’altro, della voce dell’Enciclopedia Treccani dedicata proprio al cantautore di Carate Brianza, ha intessuto con Amendola un dialogo su un artista che non ha mai temuto di mettersi totalmente in gioco. Il libro consente una visione multiprospettica di un protagonista con cui intere generazioni hanno fatto i conti. Se la prefazione di Paolo Jedlowski è incentrata sul modo in cui il pubblico abbia vissuto l’ascesa di un docente innamorato della musica, Lello Savonardo analizza il ruolo sociale della pop star, Francesco Pira esamina il Vecchioni comunicatore, mentre la visione politica del cantautore è oggetto del saggio di Margherita Parascandalo. Amendola conduce il lettore alla scoperta dell’immaginario televisivo come processo di formazione per il “buon professore”, Luca Tateo attua la sua indagine sulla pedagogia dell’autore, Madia Mauro guarda alla sua scrittura e spetta a Paolo Romano tratteggiare l’importanza in tanti, memorabili brani della poesia e della storia, senza dimenticare il contributo di Davide Monaco su quanto l’ultimo Leopardi abbia condizionato l’evoluzione di Vecchioni. Concludono il testo la riflessione di Ivan Sica su “Luci a San Siro” come luogo dell’anima, la narrazione, a cura di Giovanna Landi, del legame artistico con Andrea Pazienza, che ha creato le copertine di alcuni album del cantautore e il contributo di Camilla Masullo, in cui “Sogna ragazzo sogna” è un vero e proprio lascito alle nuove generazioni grazie all’interpretazione di Alfa. Questi, infatti, in una prospettiva rap spudoratamente energica, ne coglie l’urgenza di non cedere mai terreno né al sistema né alle proprie paure. L’ironia di Vecchioni, inoltre, non perde smalto nel corso degli anni, come dimostra il filmato in cui ricorda una serata con de André all’indomani della liberazione di quest’ultimo dai rapitori dell’Anonima Sarda. Tra un amore eccessivo per la bottiglia e il senso del gioco che li accomunava, rimasero su una panchina in attesa di capire chi dei due sarebbe stato riconosciuto con maggior frequenza dai passanti, trascorrendo così due ore in cui furono bellamente ignorati. In compenso, Hotel Supramonte sarà spesso cantata nei concerti dell’artista, che comprende da subito l’essenza poetica del genovese e che, dopo una dura gavetta, dedica al padre la canzone che attirerà su di lui l’attenzione al Festival di Sanremo del 1973, “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”. Gli affetti rappresentano un aspetto cruciale nella sua produzione, come dimostra “Vorrei”, in cui l’amore è fatto di mancanze, attese, desideri che sbocciano fuori tempo e “Figlia”, una confessione a cuore aperto che comunque spinge a cercare in ogni modo la propria libertà. Il dato emotivo, in effetti, anche quando profondamente intimo, diviene in Vecchioni occasione per la collettività di riscrivere il proprio percorso, magari guardando a figure che si sono consumate in sogni duri a morire, come il bandolero stanco, o misurandosi con l’ineluttabile di “Samarcanda”. Proprio per questa capacità di narrare ciò che si annida in ogni animo e che si cerca frettolosamente di dimenticare, l’autore, la cui voce ricorda Endrigo, è stato ingiustamente bollato come scaltro. “Nel suo piano musicale fatto di continui salti – ha detto Amendola- ci ricorda che non bisogna adagiarsi e che si deve essere pronti a contrattaccare l’amarezza della vita. Nella macchina emotiva che ha saputo creare, non solo Vecchioni ha guardato al dialogo con i giovani come a un’opportunità di misurarsi con il presente, ma è stato anche un intellettuale proteso all’assalto continuo alle cose, anche a rischio di fraintendimenti, dimostrando quanto sia fallace ingannare se stessi e consegnarsi ai cosiddetti vincitori”.

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